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Letteratura teatrale italiana - Cavalleria Rusticana Appunti scolastici Premium

Appunti di Letteratura teatrale italiana sulla novella di Giovanni Verga andata in scena la prima volta ad opera di Pietro Mascagni il 17 maggio 1890.
Turiddu Macca, ritornato nel suo paese dopo il servizio militare, ha l'amara sorpresa di trovare fidanzata con Alfio, ricco carrettiere, la sua bella innamorata, Lola,... Vedi di più

Esame di Letteratura teatrale italiana docente Prof. B. Alfonzetti

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Giovanni Verga

Cavalleria rusticana

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QUESTO E-BOOK:

TITOLO: Cavalleria rusticana

AUTORE: Verga, Giovanni

TRADUTTORE:

CURATORE: Oliva, Gianni

NOTE:

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza

specificata al seguente indirizzo Internet:

http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/

TRATTO DA: Teatro / Giovanni Verga ; introduzione note e apparati di Gianni Oliva.

- Milano : Garzanti, 1987. - LXXXI, 571 p. : 1 ritr. ; 18 cm. – (I grandi libri Garzanti

; 353)

CODICE ISBN: 88-11-58353-5

1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 6 dicembre 1998

INDICE DI AFFIDABILITA': 1

0: affidabilità bassa

1: affidabilità media

2: affidabilità buona

3: affidabilità ottima

ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO:

Umberto Mezzetti, u.mezzetti@areacom.it

REVISIONE:

Catia Righi, catia_righi@tin.it

PUBBLICATO DA:

Catia Righi, catia_righi@tin.it

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Giovanni Verga

CAVALLERIA RUSTICANA

Scene popolari A Giuseppe Giacosa

PERSONAGGI

TURIDDU MACCA

COMPAR ALFIO DI LICODIANO

LA GNÀ LOLA, sua moglie

SANTUZZA

LA GNÀ NUNZIA, madre di Turiddu

LO ZIO BRASI, stalliere

COMARE CAMILLA, sua moglie

LA ZIA FILOMENA

PIPPUZZA

La piazzetta del villaggio, irregolare. In fondo a sinistra, il viale alberato che conduce alla

chiesuola, e il muro di un orto che chiude la piazzetta; a destra una viottola, fra due siepi di

fichidindia, che si perde nei campi. Al primo piano a destra, la bettola della gnà Nunzia, colla frasca

appesa all'uscio; un panchettino con su delle ova, pane e verdura, in mostra; e, dall'altra parte

dell'uscio una panca addossata al muro. La bettola fa angolo con una stradicciuola che immette

nell'interno del villaggio. All'altra cantonata la caserma dei carabinieri, a due piani, collo stemma

sul portoncino. Più in là, sulla stessa linea, lo stallatico dello zio Brasi, con un'ampia tettoia sul

davanti. Al primo piano, a sinistra, una terrazza con pergolato. Poscia una stradicciuola. Infine la

casetta della zia Filomena. SCENA I

Lo zio Brasi attraversa la scena dalla sinistra con un fascio di fieno in capo, che va a deporre sotto

la tettoia. Comare Camilla sulla terrazza, ripiegando della biancheria di bucato. Donne lungo il

viale per andare in chiesa. Un contadino seduto sotto la tettoia, col mento fra le mani

canticchiando. Suona la messa. La zia Filomena esce dalla bettola della gnà Nunzia, portando roba

sotto il grembiale.

COMARE CAMILLA Spesa, zia Filomena?

ZIA FILOMENA Oggi è Pasqua, colla grazia di Dio!

Entra in casa.

COMARE CAMILLA (A Santuzza, che arriva agitata dalla prima viottola a sinistra, col viso

nascosto nella mantellina). O comare Santa, che andate a confessarvi?

Santuzza leva il capo verso di lei e tira via senza rispondere.

ZIO BRASI (a comare Camilla, dalla porta dello stallatico). Tu rientra in casa, e

bada ai fatti tuoi, linguaccia!

Comare Camilla rientra in casa. A un carabiniere ch'è

affacciato sul terrazzino della caserma:

Mi vuol sempre cimentare, quel diavolo di mia moglie!

Al contadino ch'è sotto la tettoia:

Venite qua, compare Peppi.

Lo conduce via nello stallatico.

SANTUZZA (sull'uscio della bettola). O gnà Nunzia!

O tu!… che vuoi?

GNÀ NUNZIA (affacciandosi).

Il carabiniere rientra.

SANTUZZA Non temete, me ne vado subito. Ditemi soltanto se c'è vostro figlio

Turiddu…

Sin qui vieni a cercarmi mio figlio Turiddu?… Non c'è.

GNÀ NUNZIA

SANTUZZA Ah, Signore benedetto!

GNÀ NUNZIA Lo sai che nei vostri pasticci io non voglio entrarvi!

SANTUZZA (scostando la mantellina). Ah, gnà Nunzia, non mi vedete la faccia che

ho? Fate come Gesù Cristo a Maria Maddalena… Ditemi dov'è vostro

figlio Turiddu, per carità!

GNÀ NUNZIA È andato a Francofonte per il vino.

SANTUZZA No! Ier sera era ancor qui. L'hanno visto a due ore di notte.

Che vieni a dirmi!… In casa non è tornato stanotte… Entra.

GNÀ NUNZIA

SANTUZZA No, gnà Nunzia. In casa vostra non ci posso entrare.

ZIO BRASI (dalla tettoia). O zia Filomena, oggi che è la Santa Pasqua, e fanno pace

suocera e nuora, abbiamo da abbracciarci e baciarci anche noi?

ZIA FILOMENA Zitto, scomunicato!

Rientra in casa.

GNÀ NUNZIA (a Santuzza). Parla dunque! Cos'è successo a mio figlio Turiddu?

SANTUZZA Non gridate forte, gnà Nunzia!

PIPPUZZA (dalla stradicciuola in fondo a destra, con un paniere infilato al braccio).

Volet'ova, gnà Nunzia?

GNÀ NUNZIA A tre due soldi, se ti contenti. Guarda, ne ho tante.

PIPPUZZA Allora mi contento di mangiarmele coi miei figliuoli, e far la Pasqua

anch'io, piuttosto.

Per andare.

ZIO BRASI O che non siete stata a confessarvi, gnà Nunzia?

GNÀ NUNZIA Via, perché oggi è Pasqua, un soldo l'uno! Ne piglio dodici; ma uno me

lo darai per giunta, in regalo. Mettile insieme alle altre, là… Senza

romperle, bada! E te' i danari. Un pugno di palanche ti porti via, guarda!

ZIO BRASI Senti, senti Pippuzza, cerchiamo di far negozio anche noi. Vieni qua, a

casa mia.

La conduce nella prima stradicciuola a sinistra.

GNÀ NUNZIA (a Santuzza) Parla dunque! Che sai di mio figlio Turiddu?

SANTUZZA Niente so.

GNÀ NUNZIA Dov'è stato questa notte, che non è tornato a casa?

SANTUZZA (scoppiando a piangere col viso nella mantellina). Ah, gnà Nunzia! che

chiodo c'è qui dentro nel mio cuore.

GNÀ NUNZIA Dunque lo sai dov'è stato Turiddu?

COMPAR ALFIO (dalla prima stradicciuola a destra, con un fiasco in mano). Che ne avete

ancora di quello buono da sei soldi, gnà Nunzia?

GNÀ NUNZIA Vado a vedere. Turiddu doveva portarne oggi da Francofonte.

COMPAR ALFIO Vostro figlio Turiddu è ancora qui. L'ho visto stamattina. Non ha il

berretto rosso di bersagliere?

Comare Camilla si affaccia di nuovo sulla terrazza.

SANTUZZA (levando il fiasco di mano a compare Alfio e dandolo alla gnà Nunzia).

Intanto andate a vedere se ce n'è ancora.

La gnà Nunzia rientra nella bettola.

COMPAR ALFIO Si capisce che siete di casa, ormai, comare Santa.

COMARE CAMILLA Siete venuto a far la Pasqua colla gnà Lola vostra moglie, compar Alfio?

COMPAR ALFIO Sì, almeno le feste principali.

ZIA FILOMENA (dall'uscio, colla mantellina sul braccio, a comare Camilla). Che non ci

venite a messa voi?

ZIO BRASI (accorrendo dalla sinistra). Viene! viene! O compar Alfio, che potete

pigliarlo un viaggio per Militello?

COMPAR ALFIO S'è per domani, sì, zio Brasi. Oggi son venuto a far la Pasqua a casa mia.

“II Carnevale fallo con chi vuoi. Pasqua e Natale falli con i tuoi”.

ZIA FILOMENA

COMARE CAMILLA (a compar Alfio). E vostra moglie, che vi vede soltanto a Pasqua e a

Natale, cosa dice?

COMPAR ALFIO Io non lo so cosa dice. Questo è il mio mestiere, comare Camilla. Il mio

mestiere è di fare il vetturale e di andare sempre in viaggio di qua e di là.

GNÀ NUNZIA (ritornando col fiasco colmo e colla mantellina ripiegata che lascia sul

panchetto della verdura). È meglio di quell'altro, compar Alfio; me lo

direte poi, quando l'avrete bevuto, buon pro vi faccia. Diciotto soldi.

ZIA FILOMENA Non è bene quello che avete detto, compar Alfio; ché avete la moglie

giovane.

COMPAR ALFIO Mia moglie sa che la berretta la porto a modo mio;

Battendo sulla tasca del petto

e qui ci porto il giudizio per mia moglie, e per gli altri anche.

Due carabinieri in tenuta escono dalla caserma e si allontanano

pel viale della chiesa.

- I miei interessi me li guardo io, da me, senza bisogno di quelli del

pennacchio. E in paese tutti lo sanno, grazie a Dio!

Suona la messa una seconda volta.

ZIA FILOMENA (facendosi il segno della croce). Lontano sia!

Chiude l'uscio a chiave, e si mette la mantellina in capo

avviandosi verso la chiesa.

COMARE CAMILLA Vengo anch'io, vengo anch'io, zia Filomena.

Via dalla terrazza.

ZIA FILOMENA (a compar Alfio). Piuttosto andate a dire a vostra moglie che suona la

messa, scomunicato!

COMPAR ALFIO Corro a governare le mie bestie, e vado a dirglielo. Non dubitate, son

cristiano anch'io.

GNÀ NUNZIA (a compar Alfio). Diciotto. soldi.

COMPAR ALFIO Vengo, vengo, pittima! Lasciatemi contare i denari.

COMARE CAMILLA (dalla prima stradicciuola a sinistra, con mantellina in capo, va a dare

la chiave a suo marito). Eccovi la chiave, se mai. E voi non venite al

solito quando stanno per terminare le funzioni in chiesa.

Via verso la chiesa colla zia Filomena.

Lo zio Brasi rientra nello stallatico. Dell'altra gente attraversa

la piazzetta alla spicciolata per andare in chiesa.

COMPAR ALFIO (alla gnà Nunzia). E diciotto, a voi! Buon pro vi facciano.

S'avvia per andarsene dond'è venuto.

GNÀ NUNZIA O dove l'avete visto mio figlio Turiddu, compar Alfio?

SANTUZZA (piano, dandole una strappata alla veste). Non gli dite nulla, per carità!

COMPAR ALFIO (tornando indietro). L'ho visto dalle mie parti, all'alba, mentre arrivavo a

casa mia. Egli andava correndo, come avesse fretta, e non si accorse di

me. Volete che ve lo mandi, se l'incontro?

GNÀ NUNZIA No, no.

Compar Alfio via. A Santuzza:

Perché mi hai fatto segno di star zitta?

(Santuzza non risponde e china il capo).

Ah!… Cosa ti salta in mente?

GNÀ NUNZIA

SANTUZZA (celandosi il viso nel grembiale e scoppiando in lagrime). Ah, gnà

Nunzia! La gnà Lola?… La moglie di compar Alfio?…

GNÀ NUNZIA (stupefatta).

adesso che Turiddu mi abbandona?…

SANTUZZA Come farò

O poveretta me! Cosa mi vieni a dire!… Non può essere, ti sbagli;

GNÀ NUNZIA compar Alfio si sbaglia anche lui!… Poi ci sono tanti che hanno il

berretto rosso di bersagliere…

SANTUZZA No, non si sbaglia compar Alfio. Era lui, Turiddu!

GNÀ NUNZIA Come lo sai?

Lo so… Compare Turiddu, prima d'andar soldato… si parlavano colla

SANTUZZA gnà Lola.

GNÀ NUNZIA Be'! Poi al suo ritorno la trovò maritata con compar Alfio di Licodiano, e

si mise il cuore in pace.

SANTUZZA Ma essa no! Essa non se lo mise il cuore in pace.

GNÀ NUNZIA O come sai quest'altra cosa?

SANTUZZA Lo so, che si affacciava ogni volta, quando lo vedeva passare dinanzi la

mia porta, e me lo rubava cogli occhi quella scomunicata! e cercava di

attaccar discorso con lui anche! - Compare Turiddu, che ci venite a fare

da queste parti? Non lo sapete che non ci fu la volontà di Dio? Ora

lasciatemi stare che son di mio marito. - La volontà di Dio era per

tentarlo! Egli si metteva a cantare sotto la mia finestra per far dispetto a

lei che s'era maritata con un altro. Tanto è vero che l'amore antico non si

scorda più. Io come lo sentivo cantare, quel cristiano, sembrava che il

cuore mi scappasse via dal petto. Ero pazza, sì! Come potevo dir di no,

Apri, Santuzza, s'è vero che mi vuoi bene!…

quand'egli mi pregava: - -

Come potevo? Allora gli dissi: - Sentite, compare Turiddu, giuratemi

innanzi a Dio, prima! - Egli giurò. Dopo, come lo seppe lei, quella mala

femmina diventò gelosa a morte; e si mise in testa di rubarmelo. Mi

cambiò Turiddu di qua a qua.

Col gesto della mano

Egli nega, perché gli faccio compassione; ma d'amore non mi ama più!..

Ora che sono in questo stato… che miei fratelli quando lo sapranno

m'ammazzano colle sue mani stesse! Ma di ciò non m'importa. Se

Turiddu non volesse bene a quell'altra, morirei contenta. Ieri sera venne a

dirmi: - Addio, vado per un servizio. - Colla faccia tanto buona! Signore!

com'è possibile avere in core il tradimento di Giuda con quella faccia?

Più tardi una vicina che veniva pel filato mi disse di aver visto compare

Turiddu lì dalle nostre parti, dinanzi all'uscio della gnà Lola.

GNÀ NUNZIA (facendosi la croce). O figlia di Dio, cosa mai vieni a contarmi la santa

giornata ch'è oggi!…

SANTUZZA Ah! che giornata spuntò oggi per me, gnà Nunzia!

GNÀ NUNZIA Senti, va a buttarti ai piedi del Crocifisso.

SANTUZZA No, in chiesa non ci posso andare, gnà Nunzia.

GNÀ NUNZIA (spiegando la mantellina e mettendosela sul capo). Le funzioni sacre non

voglio perderle anch'io però.

Voi andateci, che vi terrò d'occhio la bottega… Non temete, non sono

SANTUZZA ladra anche!

GNÀ NUNZIA Ma che vuoi fare?

SANTUZZA Non lo so. L'aspetterò qui (accennando la panca accanto all'uscio) come

una poveretta di limosina.

GNÀ NUNZIA Qui? in casa mia?

SANTUZZA Non dubitate, in casa non entrerò. Non mi scacciate anche dalla porta,

gnà Nunzia, se volete fare come il Signore misericordioso, che andate a

pregare in chiesa. Lasciatemi qui, vi dico! Lasciate che parli con lui

quest'ultima volta, per l'anima dei vostri morti!

GNÀ NUNZIA (s'avvia verso la chiesa brontolando). O Signore, pensateci voi!

ZIO BRASI (accorrendo dallo stallatico). Aspettate, aspettate, gnà Nunzia; noi che

abbiamo bottega aperta e arriviamo sempre gli ultimi.

La gnà Nunzia è andata via. - La zio Brasi a Santuzza:

Ah, voi non andate neppure alle funzioni di Pasqua, comare Santa?

Volete che recitiamo insieme il santo rosario?

SANTUZZA Lasciatemi stare.

Eh!… che non vi mangio, diavolo!.. Come se non si sapesse…

ZIO BRASI

SANTUZZA Lasciatemi stare.

PIPPUZZA (dalla prima viottola a sinistra, affannata). Che ci arrivo alle funzioni,

zio Brasi?

ZIO BRASI Se corri, ci arrivi.

Pippuzza via. - La zio Brasi a Santuzza:

Vedete, io faccio come il campanaro, che chiama la gente in chiesa, ma

lui se ne sta fuori.

Guardando verso la viottola in fondo, a destra.

volevate che vi lasciassi stare!… Eccolo il merlo… Ora

Ah! ecco perché

me ne vado anch'io..

Via verso la chiesa.

SCENA II

Turiddu Macca in fretta dalla viottola in fondo a destra e

Santuzza che balza in piedi al vederlo

Oh, Santuzza!… che fai qui?

TURIDDU

SANTUZZA Vi aspettavo.

TURIDDU Dov'è mia madre?

SANTUZZA È andata in chiesa.

TURIDDU Allora vacci anche tu: ché qui ci abbado io,

SANTUZZA No, non ci vado in chiesa.

TURIDDU Il giorno di Pasqua!

SANTUZZA Lo sapete che non posso andarci.

TURIDDU Allora cosa vuoi fare?

SANTUZZA Voglio parlarvi.

TURIDDU Qui? In mezzo alla strada?

SANTUZZA Non me ne importa,

TURIDDU La gente che può vederci!

SANTUZZA Non me ne importa.

TURIDDU Che hai?

SANTUZZA Ditemi donde venite.

TURIDDU Oh, oh! Che vuol dire questa cosa?

SANTUZZA Dove siete stato questa notte?

TURIDDU Ah! devo dire dove sono stato?

SANTUZZA Perché andate in collera se vi domando dove siete stato? Non me lo

potete dire?

TURIDDU Sono stato a Francofonte, sono stato.

SANTUZZA Non è vero. Ieri sera a due ore di notte eravate ancora qui.

TURIDDU Allora sono stato dove mi pare e piace.

SANTUZZA (lasciandosi cadere la mantellina sulle spalle). O compare Turiddu,

perché mi trattate in tal modo? Non mi vedete in faccia? Non vedete che

piglio morte e passione?

TURIDDU Colpa tua. Che ti sei messa in capo non so che cosa; e vai a svergognarmi

con questo e con quello; e a spiare dei fatti miei, come se fossi ancora un

ragazzo; e non sono più padrone di fare ciò che voglio?

SANTUZZA No, non sono andata a domandare. L'hanno detto qui, or ora, che vi

hanno visto all'alba sull'uscio della gnà Lola.

TURIDDU Chi l'ha detto?

SANTUZZA Compar Alfio stesso, suo marito.


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ninja13

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura teatrale italiana sulla novella di Giovanni Verga andata in scena la prima volta ad opera di Pietro Mascagni il 17 maggio 1890.
Turiddu Macca, ritornato nel suo paese dopo il servizio militare, ha l'amara sorpresa di trovare fidanzata con Alfio, ricco carrettiere, la sua bella innamorata, Lola, che presto si sposa. Egli allora corteggia e affascina Santa per far morire di gelosia Lola, la quale, durante l'assenza del marito, finisce per concedere il suo amore al giovane. Santa, però, ferita nell'orgoglio e disperata, rivela a compare Alfio, tornato a casa per festeggiare la Pasqua, il tradimento della moglie. L'orgoglioso carrettiere, per difendere il suo onore offeso, sfida a duello mortale il rivale, che, consapevole della colpa commessa e obbediente alle leggi della cavalleria del mondo contadino, accetta di battersi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura, musica e spettacolo
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Alfonzetti Beatrice.

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