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Letteratura teatrale italiana - Aminta

Appunti di Letteratura teatrale italiana su Aminta, la favola pastorale composta da Torquato Tasso nel 1573 e pubblicata nel 1580 circa.Aminta, s'innamora di una ninfa, Silvia, ma non viene ricambiato. Dafne, amica di Silvia, gli consiglia di recarsi alla fonte dove si bagna di solito Silvia. Silvia... Vedi di più

Esame di Letteratura teatrale italiana docente Prof. B. Alfonzetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

eros selvaggio, più sensuale che l’amore vero

ninfa Silvia la violenta ) , mai corrisposto, rappresenta un

e proprio.

Al di là di questo non c’è dubbio che il dramma pastorale, che alcuni fanno già risalire alla favola di

‘400 a quell’interesse nato in ambito umanistico

Orfeo di fine del , si lega anche per composizioni varie,

come l’Arcadia di Sannazzaro che hanno ambientazione pastorale: la poesia bucolica, pastorale, questo

mondo di evasione.

Anche qui notiamo una contrapposizione tra il mondo di evasione dei pastori rispetto alla città che nel

corso del 500 è, in Italia, la città stato. solo nell’estensione della città stessa, ma in fondo la piccola

I piccoli stati italiani, non si identificavano

corte dei signori aveva il centro nella città e si costituisce una sorta di correlazione tra la città e la corte

come piccolo stato.

Non è un caso che Serio, per illustrare le scene della commedia e della tragedia rappresentasse scene

della città in quanto simbolo della corte, dello stato stesso.

Qui, nella favola boschereccia, abbiamo la grande metafora di una fuga dalla città; pensiamo

all’Arcadia di del ‘400 ) :

Sannazzaro (componimento in prosa e poesia è un tentativo di fuga dalla città

si Napoli; molti personaggi fuggono da Napoli per andare idealmente lì a poter più liberamente sognare

e dialogare quasi in utopia un altro mondo.

qui c’è una

Anche Dialettica città / campagna.

La definizione di terzo dramma si ha alla fine del 500 e la si deve ad una amico del Tasso, Angelo

l’Aminta a dramma pastorale,

Ingegneri, che scrive un piccolo trattato, molto interessante, in cui eleva

a composizione per eccellenza e contrappone questo nuovo tipo di dramma alla tragedia:

le rappresentazioni della tragedia rimangono deserte, il pubblico della corte non le ama più mentre

accorre a veder rappresentate questo tipo di dramma.

L’anno dopo, Giambattista Guarini, autore di una fortunatissima favola, dramma pastorale, il Pastor

Fido, scrive il compendio della poesia tragicomica, piccolo trattato in cui codifica il nuovo genere

teatrale di dramma pastorale che lui stesso ha seguito: sottolinea come il dramma pastorale non sia un

componimento veramente comico, ma nasca dalla mescolanza del comico e del tragico, in questo senso

sarebbe superiore sia alla commedia che alla tragedia, perché in fondo questo nuovo dramma

parteciperebbe della natura di entrambe. condividono l’analisi del perché il dramma pastorale sia

Sia Angelo Ingegneri che Giambattista Guarini

funzionale ai nuovi tempi, corrispondente alle esigenze dei nuovi tempi, dicendo che si ha quasi

bisogno di sfuggire il troppo dolore e la malinconia causati dallo spettacolo della tragedia, mentre qui ci

troviamo in eventi in cui il tragico si sfiora soltanto ( per es si crede qualcuno morto, qualcuno tenta di

uccidersi ma non muore ) abbiamo il brivido dell’evento drammatico, tragico, luttuoso, ma non la sua

Alla fine c’è il

realizzazione. lieto fine

Tragico in contrapposizione al tragicomico.

Il tragicomico diventa il componimento privilegiato rispetto alla commedia perché:

 

nelle corti questo è considerato uno spettacolo troppo licenzioso (es: la mandragola il frate

induce la donna sposata ad ingannare il marito e a stare con un amante, procaccia aborti )e in

qualche misura presenta figure e situazioni ritenute contrarie alla morale. Commedie da

accantonare perché immorali. Da qui a tutto il 600 e il 700 fino a Goldoni sulla commedia

graverà l’accusa di essere immorale, tant’è vero che Goldoni tenterà di fondare una nuova

comicità, in così detto comico alto , così detto comico serio,

 da fine ‘500 a tutto l’600 diventa il genere più rappresentato dai

soprattutto perchè la commedia

comici dell’arte. I canovacci dei comici dell’arte, sono in fondo commedie, non importa se i testi

erano letterari, erano comunque canovacci scritti con più o meno sapienza letteraria.

Tragedia da bandirsi perché:

 dava esempi di crimini efferati

 tiranni , ( Salmone il re dell’Orbecche che fa a pezzi il figlio)

di re che diventano

 spettacoli atroci che turbavano gli spiriti.

ecco una sorta di sintesi data dal dramma pastorale, questa è la diagnosi del quasi trionfo di questo

nuovo genere.

Secondo alcuni studiosi proprio dal dramma pastorale, dalle favole boscherecce a sarebbe derivata

l’opera in musica, ma non abbiamo nessuna certezza rispetto all’evoluzione delle forme, o meglio alla

cambiamento delle forme teatrali ( l’evoluzione indica

Metamorfosi, al una necessità che in questo caso

no c’è ).

In effetti, il 600 è il periodo in cui accanto alla commedia dell’arte abbiamo soprattutto opere in musica,

cantate oppure piccoli drammi di ambientazione mitologica e pastorale cantati. ( la Clemenza di Tito di

in musica del 600 durante il ‘700 quando Metastasio

METASTASIO è una metamorfosi dell’opera

darà maggiore consistenza all’azione. linguaggio adoperato c’è una

Dal punto di vista del grande

vicinanza tra i drammi pastorali del ‘500 e l’opera in musica successiva.)

di un’opera

Prologo in musica del 1600 di Rinuccini cantata per le nozze di Maria de’Medici con il re

un’opera in musica il prologo sia fatto

Enrico IV e il prologo fatto dalla tragedia. È significativo che in

dalla tragedia e la tragedia viene scacciata via, viene allontanata; anzi, si dice alla tragedia che deve

fuggire i regi festi, cioè le residenza regali, perché porta affanno, perché porta dolore e quindi è bene,

l’ambientazione mitologica e le opere in musica del ‘600 condividono con i drammi pastorali

invece,

proprio l’ambientazione mitologica.

L’ambientazione mitologica svuota le persone drammatiche di pregnanza: una cosa è rappresentare un

personaggio realmente esistito, altro è rappresentare un personaggio inventato: la stessa azione atroce,

se svolta da un personaggio storico ha un valore, se è svolta da un personaggio inventato ne ha un altro.

Le azioni non hanno la stessa incidenza sullo spettatore: la differenza è nel grado di realtà più o meno

simile, più o meno vicina allo spettatore. dell’antichità o medievale ( non è vero che

Un suicidio in un una tragedia di ambientazione storica,

Manzoni ha inventato il dramma storico; la Sofonisba del Tristino è popolata di personaggi storici di

svolto da personaggi storici che sono realmente esistiti in un’epoca

epoca romana realmente esistiti! )

più o meno lontana da quella in cui lo spettatore vive; se invece al posto di questi personaggi agiscono

in un dramma pastorale le Ninfe, Venere, Marte, Nettuno, personaggi mitologici, inventati, la pregnanza

delle azioni e dei personaggi è minore, tutto diventa più lieve; nella ricezione di questo tipo di

componimenti i travestimento pastorale e mitologico li rende leggeri. E non è un caso che questo avrà

grandissima fortuna ( confronta con pittura allegorica mitologica su commissione per esaltazione del

committente attraverso riferimenti mitologici e allegorici ).

C’è un rapporto molto stretto tra questo tipo di composizioni: non l’Aminta, che è un caso a se

-- -- ma

il dramma pastorale ha spesso funzione di esaltare i signori nelle cui corti vengono rappresentati questi

drammi: la cornice naturale di queste favole infatti è la festa di corte; per una festa di corte è più allegra

la rappresentazione di un dramma pastorale, che recide, elimina il codice allusivo funzionante per la

tragedia; la tragedia sembra sempre alludere a qualcosa; peraltro, dal 500 a tutto il 700 si fa strada una

interpretazione della tragedia greca di carattere politico; si dice fino a tutto il 7000 si dice che la

tragedia greca aveva una valenza politica; secondo questan interpretazione ( dal 500 al 700 ) i greci

avrebbero inventato la tragedia per celebrare i valori repubblicani e democratici della polis greca; quindi

tragedia = democrazia ateniese; secondo questo tipo di interpretazione, che nasce in periodi della storia

in cui domina invece l’antico regime, scrivere tragedie e rappresentarle è sempre un’allusione al potere;

di qui non a caso il trasformarsi, nel corso del 600 in Francia, della tragedia in uno componimento a

lieto fine o celebrativa.

PROLOGO

Amore introduce all’argomento.

Il prologo ha la funzione di presentare il personaggio che poi agirà e scomparirà. Anticipa nel prologo la

sua funzione e ci fa capire il tema del dramma;

L’Amore compare in abito pastorale, parla di se, si presenta e torna a quella concezione dell’amore che

poi Tasso affronta nel Torrismondo, ma sull’amore, Tasso stava scrivendo in questo momento, non a

canti della Gerusalemme Liberata, dove c’è l’innamoramento di Rinaldo per

caso, quei la Maga

nel IV canto c’è una sorta di concilio

Armida, che lui non sa essere la Maga: ( Dio protegge i cristiani )

cercano un sistema per contrastare l’avanzata dei

dei diavoli che cristiani: mandando una bella donna

che faccia innamorare uno dei guerrieri; Rinaldo si innamora perdutamente e lascia l’esercito dei

cristiani; segue questa seduttrice che aveva portato lo scompiglio nell’esercito dei cristiani perché tanti

altri si erano innamorati di lei.

Tasso compone l’Aminta proprio mentre sta scrivendo questi canti che sono un po’ separati dal resto

dell’opera, perchè tutti intonati alla felicità e alla beatitudine apportata dal piacere dell’amore sensuale.

Inizio lettura del prologo

Nessuno potrebbe pensare che sotto queste spoglie si nasconda un Dio, il più potente degli dei

( l’amore è superiore agli altri dei perché ha la capacità di farli innamorare) neanche mia madre

parola del verso:Amore

Consonanza M madre, me Amore che porta attenzione sull’ultima

Sono costretto a nascondermi da mia madre:

Venere è come una madre qualunque Misoginia : femina 

Senso metaforico del volere di Venere circa gli Amorini e suo figlio Amore vuole che il figlio vada

solo nelle corti, non tra i poveri, tra cui vorrebbe spedire solo gli amorini

arco d’or

Face: fiaccola e emblemi del potere del dio Amore, non della madre Venere; lui vuole

esercitare liberamente tutto il potere che gli è proprio.

Però: perciò

Amore si presenta in tutto il suo potere, la sua volontà, contro ogni ostacolo e impedimento che sua

madre Venere cerca di porgli sulla strada; avendo egli gli stessi se non più grandi poteri della stessa

madre, e adoperando spesso le sue stesse tattiche, riesce a sfuggire al suo controllo e ad agire

indisturbato, per quanto le preghiere di una madre inopportuna non gli siano del tutto indifferenti,

senza, però rappresentare dei veri e propri impedimenti.

“contratto” di due tipo d’amore.

È così raffigurato in senso metaforico il

Attraverso questa favola boschereccia Tasso voglia affermare, recuperando la tradizione stilnovistica (

Al cor gentil ripara sempre amore, canzone manifesto di Guinnizelli = al cuore gentile, non per nobiltà

delle punte molto “realistiche” e critiche:

ma per virtù, per elevatezza, corrisponde sempre amore) il

satiro si lamenta del fatto che Silvia non lo ami, e non perché sia peloso, ma perché è povero. È una

nota dissonante in questa apparente armonia della favola pastorale: attraverso questo dramma Tasso

riflette poeticamente anche sulla condizione di un uomo ( la sua condizione di letterato di corte è quasi

l’unica e possibile, non solo perchè erano stipendiati, ma era anche una condizione ideale. In fondo

alcuni avvertivano anche l’aspetto negativo e le contraddizioni di questa politica: la povertà,

l’esclusione).

tema sociale:

Venere vorrebbe che Amore andasse solo nelle corti nei palazzi dei signori e dei nobili, non tra la gente

del popolo

 per ribadire l’apertura o destinazione più allargata

metafora del dramma pastorale dove gli stessi

personaggi non quelli alti della tragedia, ma, con il travestimento pastorale, c’è un abbassamento di

livello della condizione sociale dei protagonisti (non come nel dramma borghese di fine ‘700 - Goldoni

- dove i protagonisti sono borghesi)

 allusione ad un maggiore allargamento non tanto dei destinatari (in quanto il dramma è recitato

sempre e solo a corte) quanto degli stessi personaggi del dramma: il satiro è povero e per questo

rifiutato dalla Ninfa Silvia!

Mescola questo sottile riflessione sulla disuguaglianza.

Endecasillabi

V 40 Chiasmo

Si avvicina all’argomento: all’argomento e al tempo del dramma

V 52 oggi….riferimento

“ son venuto qui per far innamorare la più insensibile Ninfa seguace di Diana” ( votata alla castità)

Perché Aminta il pastorello ama la Ninfa Silvia e Amore ne ha pena e decide di intervenire.

Anticipa il finale dicendo che la piaga d’amore di Silvia non sarà minore di quella che per tanti anni

Amore fece nel molle cuore di Aminta, infatti i due erano amici sin da bambini e andavano insieme a

cacciare e a divertirsi.

Più avanti ci sarà il racconto magistrale dell’antefatto: la nascita del loro amore.

( nella Gerusalemme Liberata, i grandi amori:Tancredi-Clorinda e Rinaldo Armida: rievoca

l’innamoramento senza guarigione di Tancredi per Clorinda : durante un duello lei perde l’elmo e lui

riconosce nell’avversario la donna amata)

Affinché questa mia ferita d’amore scolpisca in profondità , aspetterò ( altrimenti il dramma finisce

quel gelo che lei ha attorno al cuore, per il rigore dell’onestà e

subito ) che si sciolga per il suo stesso

voto a Diana. Lei è diventata come di pietra, successivamente scoprirà la sua sensualità pronunciata,

corpo nudo riflesso nell’acqua) che non potrà più

nonostante il voto di castità (guardava il suo

reprimere: l’amore ha qui una fortissima connotazione sensuale ed erotica, no è solo un amore celeste.

Insiste sulla sua presenza, non solo su quella degli amorini, in quei posti: porta sentimenti elevati in

cuori di rozzi, raddolcirà ( dolce stil novo ) persino il suono di quelle rozze lingue.

Perché ovunque io vada porto amore, senza distinzioni, è questo il mio miracolo: agguaglio la diversità

dei soggetti che faccio innamorare

Dotte cetre = poesia alta;

rustiche zampoge = poesia pastorale

 Il dramma pastorale non è meno alto come composizione di altre composizioni ritenute più alte per

tradizione poetica.

Se mia madre che si sdegna nel vedermi qui peregrinare in mezzo ai boschi, è lei cieca, non io

Che sono ritenuto erroneamente cieco dal popolo.

così: è una celebrazione dell’amore, non c’è nessun conflitto ( come nel Torrismondo , tra amore,

Non è

dovere, amicizia, onore, fedeltà )

 un inno all’amore

Nel coro si dice: se piace ei lice = se piace è legittimo È tutto

Atto primo : 2 scene e un coro

Nelle prime scene vediamo come possiamo anche controllare dalla tavola dei personaggi, i personaggi

principali che sono

Silvia e Aminta

Entrambi hanno un fedele compagno; li vediamo sempre insieme:

Silvia e Dafne

Aminta con Tirsi

I compagni hanno la precisa funzione di consiglieri, più maturi ed esperti non sono confidenti: i

confidenti compaiono solo con la tragedia francese, nel corso del 600; hanno piuttosto la funzione che

poteva avere la nutrice nella tragedia del 500, qui Dafne è amica di Silvia, più grande , che ha più

esperienza e cercherà di guidarla. all’amore di Aminta, cerca di farle capire l’importanza

Dafne consiglia a Silvia di lasciarsi andare

dell’amore.

Tirsi convincerà Aminta a non suicidarsi per non essere corrisposto da Silvia.

pure registi dell’azione: cercheranno di organizzare

I consiglieri sono un incontro tra Silvia e Aminta

perché Silvia non ne vuol più sapere di essere disturbata dalle continue ed insistenti dichiarazioni

d’amore di Aminta.

Consiglieranno ad Aminta di sorprendere Silvia nuda nel bosco; ma sarà il satiro a trovarla nuda, e a

tentare di stuprarla.

Nel primo atto le due scene sono speculari

1. Dafne e Silvia

2. Aminta e Tirsi

Atto I scena 1 semplicissimo: l’innamoramento di Aminta per Silvia sin da bambini

Apprendiamo l’antefatto

Dafne consiglia all’amica di abbandonarsi ai piaceri dell’amore: dicendo che se ne potrebbe pentire in

futuro: se oggi non dà importanza all’amore, è per inesperienza.

Silvia risponde con argomenti impossibili.

Dafne replica che da giovane anche lei la pensava come Silvia, ma che il tempo ha avuto la sua

funzione: un amante che sembrava inopportuno ha potuto, insistendo, vincere su di lei e lei potè, in una

sola notte d’amore, conoscere tutto quello che neanche mille giorni le avevano mai mostrato. E

Spera che pure per Silvia succeda lo stesso, se lei asseconderà l’amore di

abbandonò il culto per Diana.

Aminta, che le è fedele, pur se lo corteggia la bella Amarilli.

Come reagiresti se alla fine lui si innamorasse di Amarilli?

Riflessione sull’amore impossibile: la metafora dell’amare un oggetto del desiderio che si ama quanto

più fugge ( Orlando ama Angelica, la quale a sua volta sceglie il pastore Medoro, piuttosto che il

paladino Orlando ).

Silvia ha odiato Aminta da quando lui ha smesso di esserle solo amico, cercando di imporle quello che

non voleva, non rispettando la sua scelta di castità per il culto di Diana. E sarebbe lo stesso pure se si

trattasse di un altro uomo.

Inno all’amore, in tono idealistico:

DAFNE

l’amore universale che coinvolge tutte le creature, animali ma pure piante, oltre che uomini; visione

idilliaca della primavera che spinge a quest’amore universale pieno di gioia e di salute.

SILVIA risponde in tono realistico

DAFNE riferimento al suo ruolo di consigliera

Oggi indugi a guardarti nelle fonti ( metafora di specchio ) ma poi li fuggirai per non vederti brutta e

vecchia. Ma questo è mal comune, ti dico dell’altro

Riferimento a personaggi veri della corte di Ferrara

Riferimento alla narrazione per cui sono allusi due personaggi: ELPINO, il Pigna, letterato della corte

d’Este che tasso conosceva, la bella Livori è Lucrezia Bendiddio della quale era innamorato anche

poesie d’amore,

Tasso, per la quale scrisse delle bellissime e per la quale spasimava anche il Pigna.

Il gioco degli specchi e delle allusioni:

mentre a noi questi riferimenti ci possono interessare solo per curiosità, potremmo leggere il testo

senza conoscere i riferimenti, ma allora questo gioco di specchi e di allusioni comportava una maggiore

piacevolezza da parte degli spettatori: è come se noi oggi ci trovassimo allusi in un’opera di un amico,

c’è maggiore curiosità di vedere che di un personaggio di un film o una racconto di qualcuno che

conosciamo, noi saremmo la controfigura di quel personaggio.

Questo conferma la stretta corrispondenza simbolica tra teatro del 5oo e la corte

Tasso allude, immette situazioni, giochi di società reali della corte estense all’interno del dramma

pastorale e si crea una sorta di scambio, di corrispondenza, di specularità.

dell’inserto

Il senso

V 275 Licori ha potere nei confronti di Elpino, ma Elpino non ha potere su di lei mentre dovrebbe

averne in quanto poeta, se fosse mai possibile che in amore ci sia corrispondenza.

V 278 Elpino faceva questo racconto quando sentiva Bacco (Giambattista Guarini autore del Pastori

Fido) e Tirsi ( che è lo stesso Tasso: tasso fa se stesso, è la controfigura di un suo personaggio è la

controfigura di se stesso, poeta d’amore) gran maestri d’amore, poeti,

v 280 e faceva questo racconto nella sala dell’Aurora riferimento ad una sala del castello degli Este

a Ferrara, dove erano presenti dipinti mitologici del Bastianino sull’Aurora e scritto il verso Andate via

Profani , coloro che non sono degni

v 282 diceva di aver appreso questo racconto da Ariosto, il quale, quando morì, avrebbe lasciato

proprio ad Elpino, il Pigna, la sua eredità di poeta.

laggiù nell’infermo ci sarebbe una

V 258 il racconto di Elpino: nera grotta da dove sale un fumo

d’Acheronte,

puzzolente da le triste fornaci dove vengono punite le donne che non corrispondono

all’amore.

È un gioco di riferimenti a tutti i poeti della corte estense e soprattutto, il significato metaforico di

dell’Arioso,

questo inserto ( nella corte si leggevano anche i poemi cavallereschi del Boiardo, tutti

l’Orlando Furioso, emblema dell’amore

conoscevano folle: Orlando diventa pazzo per amore) qui si

allude ad una delle tante storie dell’Orlando Furioso, l’episodio di Lidia, punita perchè non corrisponde

è quello che Dafne predice a Silvia: se tu non amerai andrai all’inferno

in amore; è il ribaltamento

invito all’amore, amore come Eros, non

totale della logica comune morale consueta; cìè anche un

solo Amore platonico

il canto bellissimo di questo coro sarà tutto a favore dell’amore come libertà,

Come come sentimento e

spinta naturale dell’uomo è stato bloccato dal sorgere dell’onore, quando c’è stato quel salto

ucciso,

nell’evoluzione, rispetto alla natura, in cui il malinteso senso del dolore ha vietato la libera espressione

dei sensi.

V 291 minaccia di Dafne per Silvia: non ti resta che aspettare qui, dunque, che si prepari una sede

degna della tua crudeltà da fiera, selvaggia; è giusto che sarai punita con il fumo dell’infermo, ( secondo

la punizione immaginata dall’Ariosto per Lidia ) che farà sempre e per sempre lacrimare i tuoi occhi,

dal momento che né per amore, nè per pietà hai mai pianto fin’ora.

V 297 ritorna modificato il ritornello

Silvia non si mostra del tutto indifferente, chiede cosa Licori rispose al racconto di Elpino.

Dafne approfitta rispondendo che Licori gli rispose con gli occhi.

Silvia non capisce come sia possibile parlarsi solo attraverso gli sguardi, non essendo innamorata

Lucrezia Bendidio non poteva amare apertamente il Pigna, così Licori non può fare altro che amare

ma dichiara con lo sguardo di corrispondere all’amore per l’uomo

platonicamente Elpino,

 vagheggiamento dell’amore platonico

 contrapposizione tra la corte, la città, nell’ambiente d’onore l’amore si manifesta

dove vigono regole

solo in forma platonica, mentre qui, nel mondo dei pastori e delle Ninfe, potrebbe esserci la libertà che

l’amore abbia la sua fisicità.

V 313 Ritratto che il Tasso fa di se stesso

Anche Tirsi avrebbe scritto cose amorose per Licori, suscitando il riso di tutte le Ninfe per il suo

comportamento, per quanto era fuori di sé pare vero che il Tasso fosse molto innamorato di Lucrezia

Bendiddio.

V 320 citazione di un sonetto del Tasso

annuncia l’intenzione di recarsi al fonte: il ruscello dove Silvia deve andare a

Le due si salutano; Silvia

lavarsi sarà scenario dell’azione successiva.

SCENA SECONDA

Speculare alla prima; qui abbiamo Aminta e il suo consigliere Tirsi: attraverso tirsi, pastore più anziano

in cui raffigurato lo stesso tasso

Essendo stato in passato innamorato, saprà consigliare Aminta sul suo comportamento, per dosare la

sua follia amorosa che lo spinge a pensare di uccidersi.

Tirsi e Dafne organizzeranno un incontro tra i due per cercare di scuotere Silvia.

338 341 chiasmo

Persino le pietre e le piante si commuovono al pianto disperato di Aminta

Aminta non sa se la crudele e bella è davvero uno donna o una belva feroce, visto che riesce a negare

compassione anche a lui, cui anche le cose inanimate hanno mostrato pietà.

Tirsi: L’amore crudele si nutre di lacrime, né mai ne è sazio.

Aminta: l’amore è sazio delle mie lacrime, ora vuole il mio sangue: io acconsento al suo volere: morirò

Tirsi: se lei non ti vuole troverai un’altra.

se io non ho più me stesso, come potrei amare un’altra persona; se non amo più neanche me

Aminta:

stesso, come posso cambiare il mio oggetto d’amore?

Tirsi: non disperare: riuscirai ad ottenere quella donna; la mia età mi insegna che l’uomo deve calmare

anche i sentimenti più violenti e feroci che si hanno dentro: calmare ira e dolore che tutto si aggiusta.

Aminta: ma che è infelice non può mettere tempo rispetto alla morte: desidera morire presto.

Tirsi: le donne si adirano presto e altrettanto presto si placano: sono mobili per natura, più di foglie o

spighe al vento.

La curiosità di tirsi serve al Tasso come pretesto per raccontare come Aminta si è innamorato di Silvia

 in nome della nostra amicizia e del fatto che entrambi ci dedichiamo ( come poeti ) allo studio delle

Muse, devi dirmi chi è l’oggetto del mio amore.

Aminta è contento di condividere la sua vicenda con un amico, dopo averla condivisa con le creature

del bosco. l’armonia del

V 583 Ritorna il tema della morte, una tematica in qualche misura dissonante con

dramma pastorale: sarà solo morte apparente, ma più volte il riferimento alla morte e il tentativo di

suicidio di Aminta ( e il tentativo di stupro che farà il satiro ) rappresentano tutte note dissonanti che

fanno sì che questo dramma pastorale non sia un dramma puramente evasivo o di evasione, come tanti

altri drammi, tra cui il Pastor Fido degli stessi anni.

Nella stessa scena già 2 volte Aminta dichiara di voler morire

Eco dell’Orlando l’episodio di

Furioso: prima Lidia, adesso Tirsi potrebbe incidere in un faggio tutta

la vicenda e metterlo sulla tomba di Aminta affinché anche la stessa Silvia possa leggere e provare

qualcosa prefigurazione della reazione di Silvia una volta che lui sarà suicida sepolto.

Spera che lei possa piangere la sua morte ( fantasia di morte che Freud ci ha spiegato: chi pensa al

suicidio ha fantasie sulle reazioni di coloro che restano: chi non ci ha amato in vita, ci amerà una volta

morti ) 

V 401 in poi Aminta racconta della nascita del suo amore per Silvia. Sin da bambini giocava o e

cacciavano insieme; ad un certo punto Aminta si accorge di voler sempre stare vicino a Silvia.

Un giorno si trovava insieme a Silvia e a Fillide, quando un’ape punse Fillide sulla guancia e Silvia le

incomprensibili parole sulla guancia dell’amica.

alleviò il dolore sussurrando

Aminta sente che il desiderio di baciare quelle labbra prende il sopravvento sul sentimento (amore

platonico) provato fino ad allora e finge di essere staio punto a sua volta, su, labbro inferiore. Silvia fa

lo stesso che con la guancia di Fillide, e più e più volte, perché Aminta finge di non guarire. Avrebbe

voluto baciarla con ardore, ma la vergogna e il timore lo frenarono: da allora fu veramente ferito

(dualismo amore-dolore, amore-malinconia e desiderio di morire) e il suo desiderio andò crescendo,

fino al giorno in cui, durante un gioco, trovò il coraggio di dichiarare a Silvia il suo amore e la fanciulla

da allora (sono trascorsi 3 anni ormai) non gli rivolge più la parola

V 540 Tirsi cerca di consolare Aminta, dandogli fiducia che le cose possano cambiare; ma qualcuno

ha predetto ad Aminta la sua sventura.

Il Mopso, pastore e mago avrebbe predetto sventura ad Aminta.

Tirsi spiega ad Aminta che le previsioni del Mopso non sono mai reali, anzi che si verifica

perfettamente l’opposto di quanto lui prevede, e gli racconta la sua esperienza con le previsioni del V

572 Mopso: stava per recarsi a Ferrara e il Mopso lo mette in guardia sulle migliaia di insidie che la

città gli avrebbe teso.

 arriva a Ferrara trova tutt’altra situazione.

V 608 Quando invece Tirsi

Tasso introduce qui un elemento di intreccio, una complicazione, ma anche un inserto che si avvale di

un riferimento ad una altro personaggio della corte estense con cui Tasso ha avuto dei problemi:

Sperone Speroni letterato padovano, chiamato qui Mopso. Autore della tragedia sui gemelli, la Cacace,

poi critico per la Gerusalemme Liberata ( nel ‘77): infatti non in tutte le

fu prima amico del Tasso,

redazioni dell’Aminta compare questo parallelismo Mopso-Speroni.

 del dramma pastorale per lanciare un’accusa contro

quasi un utilizzo la finzione pastorale, una critica

a questo alto letterato con cui Tasso si era scontrato

una frecciata all’amico sperone e dall’altro

È un modo per inserire da un lato un elogio al signore di

Ferrara Alfonzo d’Este uomo d’aspetto magnanimo e robusto,

a cui si allude come di cui, per quanto ha

sentito dire di lui, non sa se fosse più grande come duca o miglior come cavaliere, e che con fronte

benigna e regal cortesia lo accolse nella sua casa cenno autobiografico: Tasso accolto presso la

corte di Ferrara.

Descrive la città come luogo che accoglieva molti letterati ( nomina due poeti classici per il Pigna ed il

Guarini) e belle donne, le Muse, arte, APOLLO e le stesse arti, le Muse ed Elpino accolto come lui

nella corte e lì sentì per se stesso la possibilità di uscire dalla sua condizione e diventare qualcuno :

scriverà la Gerusalemme, sdegnando come una poesia ruvida, quella pastorale che sta scrivendo adesso:

l’autore

inserto meta-poetico: parla della sua stessa poesia.

come volle Alfonso d’Este, che gli chiese di scrivere un

Se poi dopo ritorna alla poesia pastorale,

quell’esperienza acquisita scrivendo il poema eroico.

poema pastorale, comunque conserva Non sono

più inesperto La mia zampogna ha accenti oggi più maturi. ( tromba = poesia eroica; zampogna =

pastorale )

Allude allo scontro vero e proprio tra i due letterati ( invidie e rivalità ci sono sempre state ) dopo il

quale Tirsi fu muto come chi vede un lupo ( Mopso ) ( secondo antica tradizione )

Tirsi racconta quest’episodio col Mopso per rassicurare Aminta, del fatto che il malvagio vuole che non

si speri, attraverso una antifrasi

Aminta si affida completamente all’amico ( come Torrismondo si affida al suo consigliere ), che lo

invita a tornare in quel punto tra mezz’ora.

CORO

Alla fine di ogni atto c’è un Coro che interrompe tra un atto e l’altro; Il primo coro (tra il 1° e il 2° atto

) è il più bello dell’Aminta.

all’età dell’oro, di EDEN, in base ad un mito, è un’età in cui l’uomo viveva

È tutto dedicato una sorta e l’uomo

ancora il uno stato di natura e le abitudini degli uomini non erano soggette alla morale, viveva

felicemente, insieme alla natura e liberamente.

Il coro si può dire una canzone di settenari e endecasillabi a cinque stanze o strofe con schema

a/b/c/a

E’ un elogio: beata l’età dell’oro, perche’

Non perché il fiume è fatto di latte, non perché le terre erano talmente feconde che davano i frutti prima

d’essere arate - in questa visione ideale e i serpenti - andavano in giro senza veleno e senza ira (

metafora:come se spargessero veleno perché rabbiosi )

Non perché non c’erano mai nubi e il cielo era sempre sereno e ridente in una eterna primavera, mentre

allora non c’erano

oggi ci sono le stagioni, né perché navi ( pino ) a portare guerra o merci o pellegrini -

dell’oro è lo stato puro di natura, che precede le guerre

l’età tra gli uomini egli stessi commerci -…..

Non solo per queste ragioni, ma perché allora non c’era l’onore, che comprime l’eros.

Beata età dell’oro perché ancora quel nome ( onore ) era vano, (vuoto, privo di sostanza, che non si

riferisce a nulla di concreto) questa sorta di falsa divinità ( idolo che fa commettere solo errori, che è

e che la gente folle ha chiamato, dopo, quando è diventata civile, “onore”, e

fallace, che è ingannevole )

che è stato fatto il tiranno della nostra natura (perché ci impone delle cose innaturali) perchè non aveva

l’amore,

ancora fatto diventare dolore e perché allora le sue dure, rigide imposizioni non erano ancora

note alle anime abituate alla libertà di costumi - le sue imposizioni non erano conosciute agli uomini

ma l’unica legge che c’era, dorata, felice, scolpito era: “se una

che vivevano nella libertà - dalla natura

cosa piace è legittima”.

Allora tra i fiori gli amoretti, di cui si era parlato nel Prologo, i fratellini dell’Amore, andavano in giro

in mezzo alle ninfe e i pastori, che si amavano, a sussurri seguivano baci; prima, nel’età delloro non ci

si vestiva, e le Ninfe stavano nude, facendo vedere le loro fattezze e gli acerbi seni e spesso si vedeva

fare l’amore l’amata con colui che l’amava.

Tu, onore, hai velato l’amore, con i vestiti e con tutte le proibizioni, negando all’amore di essere

soddisfatto

Hai insegnato agli occhi a non guardare negli occhi, ma di avere atteggiamenti ritrosi, hai imposto

persino le acconciature, legando e intrappolando pure i capelli che prima cadevano fluenti, tu, hai reso

ritrosi, schivi gli atti d’amore; hai parole e hai messo l’artificio

messo il freno alle nei comportamenti

dell’amore

naturali, o onore, per colpa tua, dono è diventato un furto, perché oggi si pratica come

qualcosa di proibito, mentre all’età dell’Oro tutto era libero.

Antifrasi: le nostre pene e i nostri pianti sono opera tua _fatti egregi_ per dire ironicamente in negativo

L'antìfrasi (dal greco antí, «contro», e phrásis, «locuzione») è una figura retorica per cui una voce viene usata in senso

opposto al suo vero significato.

Così ad esempio i Greci diedero superstiziosamente il nome di Eumenidi («le benevole») alle Erinni.

Usata spesso in tempi recenti, si ricorre a questa quando si vuole caricare di ironia un aggettivo attribuendogli il significato

opposto di quello che ha solitamente della natura e dell’amore, tu che hai il potere di far

Ma tu che sei diventato un signore ( donno )

innamorare anche i re che cosa fai qui in mezzo a queste selve che non possono contenere o

che l’onore ha

comprendere la tua grandezza? Anche questo è ironico: (((è come dire senso fuori

della natura, nei luoghi civili, nella città , ma non nella natura, doveva ancora si potrebbe essere

liberi))))

vattene e va i a turbare il sonno dei signori, dei potenti, delle persone illustri e lascia qui noi che siamo

lasciarci vivere come le genti antiche ( come nell’età

bassi dal punto di vista della condizione sociale,

dell’orto ) non c’è un attimo

Amiamo, esortativo, perché la vita umana non ha tregua con gli anni, passa in fretta,

dell’amore, quale piacere della vita.

di stasi, si dilegua, scompare e non ha senso non godere

Congedo: rapporto con la morte: Amiamo perché il sole muore e poi rinasce a noi per breve tempo.

sole nasconde la sua luce e poi l’eterna notte

Il porta il sonno.

amiamo che è breve la vita, il sonno significa la morte, che incalza sulla vita degli uomini e non

avrebbe senso non poter amare.

ATTO SECONDO

L’atto secondo si apre un personaggio che fin’ora non avevamo incontrato:

immettendo il satiro.

da tutte le ninfe, è l’incarnazione del

Nella mitologia il satiro è colui che non è mai amato, rifiutato

desiderio allo stato puro, dell’eros ad un livello non sublimato dall’innamoramento, rappresenta il

desiderio sessuale in sé.

Non può non essere affascinato da Silvia e vorrebbe possederla.

Lungo Monologo del Satiro:


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ninja13

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura teatrale italiana su Aminta, la favola pastorale composta da Torquato Tasso nel 1573 e pubblicata nel 1580 circa.Aminta, s'innamora di una ninfa, Silvia, ma non viene ricambiato. Dafne, amica di Silvia, gli consiglia di recarsi alla fonte dove si bagna di solito Silvia. Silvia viene aggredita alla fonte da un satiro che si appresta a violentarla, quando interviene Aminta che la salva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura, musica e spettacolo
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Alfonzetti Beatrice.

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