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Aminta dramma pastorale del TASSO che è stato composto prima del Re Torrismondo.

Nel corso del 500 il dramma pastorale diventa il dramma privilegiato per le feste di corte

Il sottotitolo dell’Aminta è: favola boschereccia.

È un dramma in ambiente pastorale data quella che è una finzione poetica.

Tasso non è stato il primo a scrivere e far rappresentare una favola boschereccia; nel corso del 500

l’autore dell’Orbecche, l’ Egle,

anche in Girali Cinzio, aveva scritto dramma pastorale. Più facilmente

rispetto alla tragedia questi testi sono rappresentati nelle feste di corte.

L’Aminta venne infatti rappresentato nel 1573, nella residenza estiva degli Este, presso la cui corte

lavorava stabilmente il Tasso, un isolotto detto Belvedere, nel Po, che oggi non esiste più: è stata notata

coincidenza tra l’ambiente naturale l’ambientazione della favola dell’Aminta.

una singolare e

Freschissima correlazione

Rappresentata alcuni anni prima di essere stampata, nel 1573, da una compagnia di attori professionisti

“la compagnia dei gelosi” e poi tasso la fa a stampare nel 1581. –

Molti storici del teatro e non solo hanno notato come le illustrazioni che purtroppo non vengono

sempre riprodotte - della prima edizione potrebbero fornire informazioni interessanti.

si mantenete fino al ‘700 e anche all’800 di stampare molti testi, non soltanto teatrali,

(uso che anche “I Promessi Sposi” furono stampati con illustrazioni seguite dallo

arricchiti da illustrazioni -

stesso Manzoni. ) quella delle illustrazioni è una moda che nel caso del teatro potrebbe in qualche

misura rimandare ad un’ipotesi di scenografia: non sappiamo se quei disegni riproducono fedelmente

momenti e sequenze della rappresentazione che avvenne dell’Aminta, ma anche se non fedelissime,

costituiscono comunque una preziosissima testimonianza di come potevano essere rappresentati questo

tipo di drammi, di favole.

Nel caso dell’Aminta proprio perché la stampa è successiva alla recita, è possibile che l’edizione della

stampa di Venezia abbia riprodotto la scenografia e il tipo di scena usate per la rappresentazione.

I personaggi:

Alcuni personaggi sono mitologici altri no.

Il dramma si apre con il Prologo recitato da Amore figlio di Venere ( nella tragedia Torrismondo non

c’era prologo )

Amore travestito da pastore per sfugge alla madre Venere che non vuole che lui vada nei pastori ma che

andasse nelle residenze reali significato metaforico; Amore in grado di eguagliale la disuguaglianza

>

dei soggetti, disparità di condizione sociale. riguarda tutti non può riguardare solo personaggi di alto

lignaggio.

Nella di stampa abbiamo e il prologo ( recitato da Amore figlio di Venere )

a stampa del

Per il prologo l’edizione 1581 successivo alla rappresentazione della tragedia avvenuta nel

1573 ha varie illustrazioni e si ipotizza che in qualche modo possano riprodurre la scena della

rappresentazione che avvenne in quest’isoletta in mezzo al Po.

Abbiamo Una illustrazione che riproduce la scena usata per il prologo ha un sentiero centrale a destra

una capanna, una fontana e poi un pergolato con statue e colonne.

In altre illustrazioni ( tavole ) abbiamo disegnate alcune sequenze che incontreremo più avanti ( satiro

che tenta di violentare Silvia che è la ninfa di Diana Casta di cui Aminta pastorello si è innamorato ) (

Aminta che precipita da un burrone ) è dunque molto probabile che le illustrazioni riproducano le scene.

Nel trattato del SERLIO della metà del 500 abbiamo la riproduzione delle 3 scene ; tragica, comica e

boschereccia o satirica. Dobbiamo pensare che la scena boschereccia era funzionale al dramma

pastorale, come viene definito a fine 500, un 3° tipo di dramma dopo e accanto alla tragedia e alla

commedia, che si pensava, secondo eruditi e letterati, avesse un antecedente nei drammi satireschi

dove è fondamentale l’ambientazione

greci, come il ciclope di Euripide, pastorale nel così detto mondo

dell’Arcadia e la presenza del satiro che insidia le ninfe ( anche in Aminta il satiro, innamorato della

eros selvaggio, più sensuale che l’amore vero

ninfa Silvia la violenta ) , mai corrisposto, rappresenta un

e proprio.

Al di là di questo non c’è dubbio che il dramma pastorale, che alcuni fanno già risalire alla favola di

‘400 a quell’interesse nato in ambito umanistico

Orfeo di fine del , si lega anche per composizioni varie,

come l’Arcadia di Sannazzaro che hanno ambientazione pastorale: la poesia bucolica, pastorale, questo

mondo di evasione.

Anche qui notiamo una contrapposizione tra il mondo di evasione dei pastori rispetto alla città che nel

corso del 500 è, in Italia, la città stato. solo nell’estensione della città stessa, ma in fondo la piccola

I piccoli stati italiani, non si identificavano

corte dei signori aveva il centro nella città e si costituisce una sorta di correlazione tra la città e la corte

come piccolo stato.

Non è un caso che Serio, per illustrare le scene della commedia e della tragedia rappresentasse scene

della città in quanto simbolo della corte, dello stato stesso.

Qui, nella favola boschereccia, abbiamo la grande metafora di una fuga dalla città; pensiamo

all’Arcadia di del ‘400 ) :

Sannazzaro (componimento in prosa e poesia è un tentativo di fuga dalla città

si Napoli; molti personaggi fuggono da Napoli per andare idealmente lì a poter più liberamente sognare

e dialogare quasi in utopia un altro mondo.

qui c’è una

Anche Dialettica città / campagna.

La definizione di terzo dramma si ha alla fine del 500 e la si deve ad una amico del Tasso, Angelo

l’Aminta a dramma pastorale,

Ingegneri, che scrive un piccolo trattato, molto interessante, in cui eleva

a composizione per eccellenza e contrappone questo nuovo tipo di dramma alla tragedia:

le rappresentazioni della tragedia rimangono deserte, il pubblico della corte non le ama più mentre

accorre a veder rappresentate questo tipo di dramma.

L’anno dopo, Giambattista Guarini, autore di una fortunatissima favola, dramma pastorale, il Pastor

Fido, scrive il compendio della poesia tragicomica, piccolo trattato in cui codifica il nuovo genere

teatrale di dramma pastorale che lui stesso ha seguito: sottolinea come il dramma pastorale non sia un

componimento veramente comico, ma nasca dalla mescolanza del comico e del tragico, in questo senso

sarebbe superiore sia alla commedia che alla tragedia, perché in fondo questo nuovo dramma

parteciperebbe della natura di entrambe. condividono l’analisi del perché il dramma pastorale sia

Sia Angelo Ingegneri che Giambattista Guarini

funzionale ai nuovi tempi, corrispondente alle esigenze dei nuovi tempi, dicendo che si ha quasi

bisogno di sfuggire il troppo dolore e la malinconia causati dallo spettacolo della tragedia, mentre qui ci

troviamo in eventi in cui il tragico si sfiora soltanto ( per es si crede qualcuno morto, qualcuno tenta di

uccidersi ma non muore ) abbiamo il brivido dell’evento drammatico, tragico, luttuoso, ma non la sua

Alla fine c’è il

realizzazione. lieto fine

Tragico in contrapposizione al tragicomico.

Il tragicomico diventa il componimento privilegiato rispetto alla commedia perché:

 

nelle corti questo è considerato uno spettacolo troppo licenzioso (es: la mandragola il frate

induce la donna sposata ad ingannare il marito e a stare con un amante, procaccia aborti )e in

qualche misura presenta figure e situazioni ritenute contrarie alla morale. Commedie da

accantonare perché immorali. Da qui a tutto il 600 e il 700 fino a Goldoni sulla commedia

graverà l’accusa di essere immorale, tant’è vero che Goldoni tenterà di fondare una nuova

comicità, in così detto comico alto , così detto comico serio,

 da fine ‘500 a tutto l’600 diventa il genere più rappresentato dai

soprattutto perchè la commedia

comici dell’arte. I canovacci dei comici dell’arte, sono in fondo commedie, non importa se i testi

erano letterari, erano comunque canovacci scritti con più o meno sapienza letteraria.

Tragedia da bandirsi perché:

 dava esempi di crimini efferati

 tiranni , ( Salmone il re dell’Orbecche che fa a pezzi il figlio)

di re che diventano

 spettacoli atroci che turbavano gli spiriti.

ecco una sorta di sintesi data dal dramma pastorale, questa è la diagnosi del quasi trionfo di questo

nuovo genere.

Secondo alcuni studiosi proprio dal dramma pastorale, dalle favole boscherecce a sarebbe derivata

l’opera in musica, ma non abbiamo nessuna certezza rispetto all’evoluzione delle forme, o meglio alla

cambiamento delle forme teatrali ( l’evoluzione indica

Metamorfosi, al una necessità che in questo caso

no c’è ).

In effetti, il 600 è il periodo in cui accanto alla commedia dell’arte abbiamo soprattutto opere in musica,

cantate oppure piccoli drammi di ambientazione mitologica e pastorale cantati. ( la Clemenza di Tito di

in musica del 600 durante il ‘700 quando Metastasio

METASTASIO è una metamorfosi dell’opera

darà maggiore consistenza all’azione. linguaggio adoperato c’è una

Dal punto di vista del grande

vicinanza tra i drammi pastorali del ‘500 e l’opera in musica successiva.)

di un’opera

Prologo in musica del 1600 di Rinuccini cantata per le nozze di Maria de’Medici con il re

un’opera in musica il prologo sia fatto

Enrico IV e il prologo fatto dalla tragedia. È significativo che in

dalla tragedia e la tragedia viene scacciata via, viene allontanata; anzi, si dice alla tragedia che deve

fuggire i regi festi, cioè le residenza regali, perché porta affanno, perché porta dolore e quindi è bene,

l’ambientazione mitologica e le opere in musica del ‘600 condividono con i drammi pastorali

invece,

proprio l’ambientazione mitologica.

L’ambientazione mitologica svuota le persone drammatiche di pregnanza: una cosa è rappresentare un

personaggio realmente esistito, altro è rappresentare un personaggio inventato: la stessa azione atroce,

se svolta da un personaggio storico ha un valore, se è svolta da un personaggio inventato ne ha un altro.

Le azioni non hanno la stessa incidenza sullo spettatore: la differenza è nel grado di realtà più o meno

simile, più o meno vicina allo spettatore. dell’antichità o medievale ( non è vero che

Un suicidio in un una tragedia di ambientazione storica,

Manzoni ha inventato il dramma storico; la Sofonisba del Tristino è popolata di personaggi storici di

svolto da personaggi storici che sono realmente esistiti in un’epoca

epoca romana realmente esistiti! )

più o meno lontana da quella in cui lo spettatore vive; se invece al posto di questi personaggi agiscono

in un dramma pastorale le Ninfe, Venere, Marte, Nettuno, personaggi mitologici, inventati, la pregnanza

delle azioni e dei personaggi è minore, tutto diventa più lieve; nella ricezione di questo tipo di

componimenti i travestimento pastorale e mitologico li rende leggeri. E non è un caso che questo avrà

grandissima fortuna ( confronta con pittura allegorica mitologica su commissione per esaltazione del

committente attraverso riferimenti mitologici e allegorici ).

C’è un rapporto molto stretto tra questo tipo di composizioni: non l’Aminta, che è un caso a se

-- -- ma

il dramma pastorale ha spesso funzione di esaltare i signori nelle cui corti vengono rappresentati questi

drammi: la cornice naturale di queste favole infatti è la festa di corte; per una festa di corte è più allegra

la rappresentazione di un dramma pastorale, che recide, elimina il codice allusivo funzionante per la

tragedia; la tragedia sembra sempre alludere a qualcosa; peraltro, dal 500 a tutto il 700 si fa strada una

interpretazione della tragedia greca di carattere politico; si dice fino a tutto il 7000 si dice che la

tragedia greca aveva una valenza politica; secondo questan interpretazione ( dal 500 al 700 ) i greci

avrebbero inventato la tragedia per celebrare i valori repubblicani e democratici della polis greca; quindi

tragedia = democrazia ateniese; secondo questo tipo di interpretazione, che nasce in periodi della storia

in cui domina invece l’antico regime, scrivere tragedie e rappresentarle è sempre un’allusione al potere;

di qui non a caso il trasformarsi, nel corso del 600 in Francia, della tragedia in uno componimento a

lieto fine o celebrativa.

PROLOGO

Amore introduce all’argomento.

Il prologo ha la funzione di presentare il personaggio che poi agirà e scomparirà. Anticipa nel prologo la

sua funzione e ci fa capire il tema del dramma;

L’Amore compare in abito pastorale, parla di se, si presenta e torna a quella concezione dell’amore che

poi Tasso affronta nel Torrismondo, ma sull’amore, Tasso stava scrivendo in questo momento, non a

canti della Gerusalemme Liberata, dove c’è l’innamoramento di Rinaldo per

caso, quei la Maga

nel IV canto c’è una sorta di concilio

Armida, che lui non sa essere la Maga: ( Dio protegge i cristiani )

cercano un sistema per contrastare l’avanzata dei

dei diavoli che cristiani: mandando una bella donna

che faccia innamorare uno dei guerrieri; Rinaldo si innamora perdutamente e lascia l’esercito dei

cristiani; segue questa seduttrice che aveva portato lo scompiglio nell’esercito dei cristiani perché tanti

altri si erano innamorati di lei.

Tasso compone l’Aminta proprio mentre sta scrivendo questi canti che sono un po’ separati dal resto

dell’opera, perchè tutti intonati alla felicità e alla beatitudine apportata dal piacere dell’amore sensuale.

Inizio lettura del prologo

Nessuno potrebbe pensare che sotto queste spoglie si nasconda un Dio, il più potente degli dei

( l’amore è superiore agli altri dei perché ha la capacità di farli innamorare) neanche mia madre

parola del verso:Amore

Consonanza M madre, me Amore che porta attenzione sull’ultima

Sono costretto a nascondermi da mia madre:

Venere è come una madre qualunque Misoginia : femina 

Senso metaforico del volere di Venere circa gli Amorini e suo figlio Amore vuole che il figlio vada

solo nelle corti, non tra i poveri, tra cui vorrebbe spedire solo gli amorini

arco d’or

Face: fiaccola e emblemi del potere del dio Amore, non della madre Venere; lui vuole

esercitare liberamente tutto il potere che gli è proprio.

Però: perciò

Amore si presenta in tutto il suo potere, la sua volontà, contro ogni ostacolo e impedimento che sua

madre Venere cerca di porgli sulla strada; avendo egli gli stessi se non più grandi poteri della stessa

madre, e adoperando spesso le sue stesse tattiche, riesce a sfuggire al suo controllo e ad agire

indisturbato, per quanto le preghiere di una madre inopportuna non gli siano del tutto indifferenti,

senza, però rappresentare dei veri e propri impedimenti.

“contratto” di due tipo d’amore.

È così raffigurato in senso metaforico il

Attraverso questa favola boschereccia Tasso voglia affermare, recuperando la tradizione stilnovistica (

Al cor gentil ripara sempre amore, canzone manifesto di Guinnizelli = al cuore gentile, non per nobiltà

delle punte molto “realistiche” e critiche:

ma per virtù, per elevatezza, corrisponde sempre amore) il

satiro si lamenta del fatto che Silvia non lo ami, e non perché sia peloso, ma perché è povero. È una

nota dissonante in questa apparente armonia della favola pastorale: attraverso questo dramma Tasso

riflette poeticamente anche sulla condizione di un uomo ( la sua condizione di letterato di corte è quasi

l’unica e possibile, non solo perchè erano stipendiati, ma era anche una condizione ideale. In fondo

alcuni avvertivano anche l’aspetto negativo e le contraddizioni di questa politica: la povertà,

l’esclusione).

tema sociale:

Venere vorrebbe che Amore andasse solo nelle corti nei palazzi dei signori e dei nobili, non tra la gente

del popolo

 per ribadire l’apertura o destinazione più allargata

metafora del dramma pastorale dove gli stessi

personaggi non quelli alti della tragedia, ma, con il travestimento pastorale, c’è un abbassamento di

livello della condizione sociale dei protagonisti (non come nel dramma borghese di fine ‘700 - Goldoni

- dove i protagonisti sono borghesi)

 allusione ad un maggiore allargamento non tanto dei destinatari (in quanto il dramma è recitato

sempre e solo a corte) quanto degli stessi personaggi del dramma: il satiro è povero e per questo

rifiutato dalla Ninfa Silvia!

Mescola questo sottile riflessione sulla disuguaglianza.

Endecasillabi

V 40 Chiasmo

Si avvicina all’argomento: all’argomento e al tempo del dramma

V 52 oggi….riferimento

“ son venuto qui per far innamorare la più insensibile Ninfa seguace di Diana” ( votata alla castità)

Perché Aminta il pastorello ama la Ninfa Silvia e Amore ne ha pena e decide di intervenire.

Anticipa il finale dicendo che la piaga d’amore di Silvia non sarà minore di quella che per tanti anni

Amore fece nel molle cuore di Aminta, infatti i due erano amici sin da bambini e andavano insieme a

cacciare e a divertirsi.

Più avanti ci sarà il racconto magistrale dell’antefatto: la nascita del loro amore.

( nella Gerusalemme Liberata, i grandi amori:Tancredi-Clorinda e Rinaldo Armida: rievoca

l’innamoramento senza guarigione di Tancredi per Clorinda : durante un duello lei perde l’elmo e lui

riconosce nell’avversario la donna amata)

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Alfonzetti Beatrice.
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