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Teatro IV sec.

Protagonisti dei teatri erano i mimi con commedie buffonesche, con scenette oscene, danzatrici

e giocolieri. Attività spettacolare bizantina che era mal vista dalla chiesa, che attuò una totale

condanna nei confronti del teatro e dello spettacolo proprio nei territori dell’Impero Romano

d’Occidente. Per cui vigeva il divieto assoluto di dare spazi di culto al teatro e di assistere altresì a

manifestazioni teatrali considerate corruttrici.

Teatro del 1300 (Teaomai=vedere)

- Nel 1300 si diffonde il dramma sacro in lingua volgare.

- La dimensione gestuale cattolica era rituale.

- In Italia nasce il Movimento dei Disciplinati, che è organizzato in confraternite dedite alla

penitenza e alla preghiera. Nei laudari, i libri che raccolgono notizie, si definiscono questi

spettacoli come forme di devozione e di presentazione del sentimento cristiano. I maggiori centri

di diffusione sono Perugia, Assisi e Orvieto.

- In Italia la festa del Corpus Christi, che viene istituita da papa Urbano IV nel 1264 e ufficializzata

nel 1311. Si tratta di una grande processione che coinvolgeva tutta la città, dalle autorità

ecclesiastiche a quelle civiche, con uno spettacolo all’aperto che attraverso la teatralizzazione

dell’esposizione del corpo di Cristo, dimostrava la forza e l’importanza del sacrificio di Cristo per

salvare l’uomo. Festa che si realizzava nella piazza principale della città o a tappe lungo i luoghi

della città.

- Giullare→La Chiesa li condannava perché rei di possedere le capacità di trasformare il loro

corpo e la loro espressione, andando così contro natura e quindi contro la volontà di Dio

creatore. perché girovaghi e conoscitori del mondo e per questo ragionevolmente irridenti nei

confronti delle regole monastiche.Le cose però cambiarono quando gli spettacoli dei mimi e dei

giullari vennero messi per iscritto e la Chiesa iniziò a conservarli e contemporaneamente

tramutò le feste pagane, legate ai giullari, in feste proprie dette paraliturgiche.

La svolta filologica

1300, Lovato de Lovati trova l’Etruscus nell’abbazia di Pomposa, comprendente tutte le tragedie

di Seneca (Ottavia inclusa) e un notamento latino del VI sec. D.C. che definisce il genere tragico:

“Tragedius sunt: stile grave, personaggi nobili con accompagnamento musicabile e rappresentato

in presenza del popolo”

Il teatro tragico nasce all’insegna di una fruizione elitaria (passa dalla dimensione filologica della

scrittura). Le trascrizioni promuovo la diffusione del corpus senecano (si crede che abbia scritto

per lettura scenica e non per vere rappresentazioni, in forme e stili riprende Sofocle).

1426-1429: Nicolò Cusano ritrova nel Duomo di Colonia (Germania) il codice di cicerone e le

commedie plautine (12 di 20 sconosciute). Arriverà nella Biblioteca Vaticana nel 1429.

1433: Giovanni Aurispa ritrova in Germania il corpus terenziano con commento del grammatico

Elio Donato (IV sec. D.C).

Da qui nasce l’ossessione della parola scritta in Italia: la letteratura teatrale diventa subalterna

rispetto agli antichi e ossequio alla tradizione latina (es. Cassaria di Ariosto).

Nei primi del 1500 ci sarà la prima edizione delle tragedie greche e il primo trattato sulla messa in

scena. Roma

1486: L’accademia di Pomposa a porta in scena in latino l’Ippolito di Seneca al cospetto

del cardinale Raffaele Riario. La scena è coordinata da Giovanni Sulpizio da Veroli e ne scriverà il

prologo mancante (non trovato nel corpus).

1486: a Ferrara, nel cortile vecchio del Palazzo Ducale, Ercole I d’Este promuove la

rappresentazione dei Maenechmi di Plauto in volgare (rivoluzione linguistica e moderna).

Assisteranno principi, reali e popolo. Si tradisce l’antico per favorire l’immedesimazione del

pubblico (teatro come specchio della rappresentazione).

Teatro rinascimentale in Italia

Fulcro Ferrara, Firenze, Roma

- Rapporto artista e corte (mecenatismo signorile)

- Controllo dello spazio attraverso la prospettiva

Problema dell’imitazione degli antichi: creare o attenersi ai modelli proposti?

- Petrarca dice che il rapporto deve essere di di somiglianza e distinzione (attingere da più modelli

antichi).

- Cicerone dice di attenersi ad un solo modello.

- Poliziano attinge invece da molti modelli.

- Sviluppo e promozione della lingua volgare da parte dei Medici: ma il volgare può essere sia

quello elitario usato da Poliziano sia quello quotidiano delle classi meno colte.

L’Orfeo di Poliziano

Mantova, 1480. Fabula “rappresentazione scenica”, prima del teatro profano italiano. Misurata ed

elegante, frutto di una mescolanza di generi diversi.

Poliziano sosteneva il petrarchismo: bisognava porsi come figlio rispetto al padre, ovvero far

confluire la conoscenza degli antichi in un nuovo organismo vitale.

Come fu possibile lo sviluppo del teatro rinascimentale

- Riscoperta dei classici: Pluto, Terenzio, Seneca (tragedia)

- Il “De Architectura” di Vitruvio pone le basi per lo studio della scenografia (1°stampa 1486)

- Smise di essere rudimentale rappresentazione popolare o borghese di sacre rappresentazioni

religiose e divenne spettacolo signorile e cortese di natura laica e profana.

- Spesso vi erano riferimenti alla politica contemporanea.

- Ambientata in città

- Temi: conflitto intergenerazionale, contrasto servo-padrone,

- Prologo + 5 atti

- Prosa media comico-realistica (novellistica di Boccaccio)

ARIOSTO

- Autore tra 1508 e 1528 di 5 commedie.

- Sperimenta registri di scrittura diversi.

- Possiamo ritenerlo il primo commediografo del nostro teatro.

- Fa esperienza attoriale e traduce classici prima di rappresentare.

- A 19 anni (1493) si cimenta nella tragedia “Piramo e Tisbe”, sulla base delle Metamorfosi di

Ovidio.

- Nel 1508, dopo aver vissuto tutti i festival platini (dal 1470) rappresenta la Cassavia (da “Cassa”

oggetto scenico, debitore nei confronti di Plauto per Cistellaria e Rudens).

- 1509 anno de “I Suppositi”; dice espressamente in che misura il suo teatro si rapporta con

l’antico. Riprende la dialettica di Petrarca su Imitazione-Invenzione (epistole familiari, ape che

sugge da diversi fiori e rielabora il prodotto, porsi operosamente nei confronti dell’antichità).

- 1520 “Il Negromante”

- 1528 “La Lena”

- 1518 “Gli studenti”

Tradurre nella scena

Ariosto voleva innalzare il decoro letterario delle rappresentazioni senza rinunciare alla loro

vivacità e immediatezza. Recuperò la commedia classica latina e tradusse personalmente

numerose commedie di Plauto e Terenzio.

Infine si dedicò a scrivere opere originale fondendo la novellistica di Boccaccio e il modello latino.

A Ferrara nel 1508 rappresentò a palazzo Ducale la Cassaria e i Suppositi l’anno dopo. Adotta un

linguaggio comico in volgare per competere con i commediografi latini ma non lo accontentò

perché avvertiva un limite che sfiorava macchiettismo e caricatura. Nel 1518 adottò quindi

endecasillabo sdrucciolo, decoroso e sostenuto.

Prologo, Cassaria, Ariosto (1470)

Ferrara→ Festival Plautino di Ercole I d’Este a Ferrara. Classicismo rigoroso (anche a Roma). Lo

strumento linguistico, recite opere in lingua madre (latino).

Cosa accade a Firenze?

1488 Lettera di Poliziano a Paolo Comparini (docente presso studio fiorentino e collega di

Poliziano)

1488, aveva scritto l’Orfeo. Conosceva latino, greco, ebraico. Comparini chiede un prologo per

una messa in scena di una delle opere più fortunate del teatro platini (I Maenecmi).

Nel 1486 a Ferrara ci fu un primo volgarizzamento dei Maenecmi per opera di Marino.

Chiede un prologo in versi. Dimensione elitaria del Poliziano (contro gli inesperti): le commedie su

stampo plautino/terenziano non hanno nulla a che fare con il contesto classico. Non è possibile

nelle commedie moderne ricreare la dimensione naturale classica.

Ambiente ecclesiastico: evidenzia l’eleganza del verso.

“La nostra lingua, i nostri occhi”→ immediatezza della comunicazione

L’attore che recita il prologo sente l’esigenza che il testo di Plauto è lacunoso, quindi non

possiamo comprendere a fondo il pensiero plautino e ciò crea spazi di libertà.

Il tempo è responsabile della messa in scena.

Le lacune del testo plautino fanno si che non tutto possa essere compreso nel testo. Si deve

avere clemenza. Per fare teatro si deve partire dalla lezione degli antichi e allontanarsi significa

pasticciare (classicismo fiorentino).

L’importanza dell’intreccio. Difficoltà di corrispondenza tra significato e significante (non sempre

la commedia è definita la commedia, farsa ecc. c’è una diversificazione del contenuto per avere

corrispondenza piena tra significato e significante).

Boccaccio nella novella. L’azione vieta la credibilità dei personaggi (cit. da Aristotele quando

parla delle parti della fabula della scena) deriva dalla verosimiglianza. Il carattere dei personaggi

(espressione di modernità). Chiude con l’elogio della lingua plautina (fa leva su un autore dal

genere basso).

Se le muse volessero parlare in latino sceglierebbero la lingua di Plauto→ pone altre apre la

necessità di parlare anche in volgare in scena

Carnevale 1508 prima rappresentazione della Cassaria. Scena dipinta da Pellegrino da

Udine. Ariosto sente il bisogno di confrontarsi. Prospettiva dipinta (idea del punto di fuga,

aspetterei pochi anni per elementi architettonici agibili, 1514 con la Calandria di Messer

Bernardo Dovizi da Bibbiena)

Nuove commedie plautine. Fa fede il magistero di Terenzio. Giochi di parole, costrutti sintattici,

accorgimenti, capacità dell’arte attoriale possono rendere più fruibile la fabula. Captatio

benevolentiae.

Suppositi (1509)

Recitato da Ariosto (speculazione piena tra ambientazione scenica e luogo degli spettatori,

entrambi Ferrara).

SI può giocare con i ruoli? Gli Este fanno uso sapiente del teatro, al contrario dei Medici (Giovanni

de Medici alleato con Leone X, controllo dei padri della Chiesa).

Si passa dal verso della Cassaria alla prosa (sperimentazione continua)→ anche su queste scelte

si basa l’efficacia dell’azione. Endecasillabo sdrucciolo riflette la prosodia del parlato (parlato) che

lo userà dal 1519.

Schemi/legami rimici: nel 1514 a Firenze e prevale l’endecasillabo sciolto. Se il punto di partenza

è la verosimiglianza e dato che nella realtà non si parla in rima si decide questo per un maggior

coinvolgimento dello spettatore. La prima tragedia italiana “Sofonisba” adotta questa soluzione,

alla greca, in verso, senza rime.

Dimensione unica della Commedia: scambio dei ruoli “interfacciarsi”, servo libero e padrone

schiavo nel contesto carnascialesco c’è l’idea del mondo alla rovescia e teatro come gioco che

può creare nuove gerarchie. Definisce quindi la commedia.

Si fa teatro per imitazione: nel 1525, Macchiavelli dopo la Mandragola (innovatrice, 1518), scrive la

Crizia (fa passi indietro per ascoltare Ariosto) e rispetta le direttive di Ariosto poiché ritenuto

exemplum per il poema cavalleresco, era già un classico nel canone letterario. L’imitazione è

quindi un merito e non un demerito (capacità di riformulare).

Testimonianze Epistolari (1479)

Ferrara: per l’esercizio del potere, grande attenzione alle traduzioni della scena

Responsiva dell’umanista, in questo caso traduttore Battista Guarino, figlio di Guarino Veronese

ad Ercole I d’Este

Problematiche discusse:

- Traduzione da latino

- Equilibrio tra imitazione a guida dell’invenzione (riprende Petrarca)

- Ma dobbiamo attenerci al dettato degli antichi?

Risponde che non si è allontanato dalla Sentenzia plautina e dal Sentimento di Plauto (il

traduttore), né dal lessico ( fa come es. Aulularia ). Deve aumentare il diletto di chi ascolta.

Il testo deve essere accattivante per chi ascolta e lo strumento linguistico è lo strumento

principale per suscitare gradimento e comprendere al meglio l’opera.

Studiare accuratamente la resa della parola (sentenza), significato. Il testo serviva da pretesto per

parlare di altro, attraversare le parole e cogliere il senso vero (più profondo).

Non ci devono essere orpelli per toccare direttamente il pubblico, la comunicazione doveva

essere immediata (alchimia affidata alle parole). Disposizione e locuzione sono determinanti (come

nella classicità).

Ferrara avanguardista (contrapposta a Roma e Firenze)

Altra lettere su Cassaria (Marzo 1508)

Lettera alla duchessa Isabella d’Este: documentazione che passa dalla parola scritta

(dimensione informativa che rimane). La Cassaria non fu apprezzata dagli incolti.

Partecipazione femminile nella gestione teatrale (novità ferrarese).

Maschere e commedie. Più un gioco che una vera e proprio commedia. Antonio da Lorgano ha

rappresentato una piece come commedia ma ha inserito un solo innamorato. Della…. sacra

rappresentazione che risente delle metamorfosi di Ovidio non fu apprezzata. Chi assiste agli

spettacoli non è d’elite, ma molto largo.

Ippolito d’Este→ Barzeleta frottola, ricerca di terminologia adatta. Ariosto, le satire. 2 innamorati

(Ariosto stabilisce). Attori chiamati recitatori. Allestimento curato. Cassaria accompagnata da

intermezzi musicali. Storia della scenografia (energia e soldi) spesso la scena era fissa e usata

per 2 rappresentazioni, accade per la Cassaria.

Studio mirato alla prosseneta (capacità di muoversi nello spazio) nel 1529 la Cassaria con

intermezzi di Angelo Beolco, detto il Ruzante. Beolco uno dei primi che definisce la commedia

dell’arte.

Teatro tra 1550-1600

Ragione di affermazione:

-Nelle classi Alte diventa luogo di riconoscimento sociale per i nobili strumento culturale per

principi e sovrani.

-Il primo teatro è stato quello di Vicenza, costruito da Andrea Palladio nel 1580, per la prima volta,

a differenza di quelli Rinascimentali all’interno della corte non accessibili totalmente dall’attore,

crea un vero e proprio teatro attraverso la concezione di spazio Vitruviana, con la differenza che

integra il pubblico nello spazio scenico (spazio chiuso), l’illuminazione dalle finestre e le condizioni

meteorologiche aiutano alla suggestione.

- Nelle classi medie il teatro all’aperto in Europa e la Commedia dell’arte in Italia mettono in

scena esigenze corporali e anticonformistiche che non erano permesse nella cultura

controriformista ufficiale.

- Visione teatrale della vita→ le classi dominanti utilizzano scenografie sontuose ed effetti

speciali che esprimono il potere politico o religioso. Il suddito e il fedele diventano sempre più

spettatori passivi. La simulazione e il mascheramento dei sentimenti più profondi e la volontà di

controllare il pubblico e di adeguarlo alle norme precostituite della Controriforma e dei gesuiti

rafforzano l’idea del protagonismo di uomini comuni nella commedia: da qui deriva lo scambio

tra realtà e finzione.

- Sviluppo della cultura teatrale: il teatro viene riconosciuta come arte visiva, con le sue

specificità.

- La crisi economica, politica e morale del nostro paese influisce negativamente sullo sviluppo

del teatro e ciò ne impedisce una gestione capitalistica.

- L’Italia darà contributo solo per quanto riguarda il dramma pastorale (Guarini), il melodramma

(Monteverdi) e la Commedia dell’Arte (Perrucci)

- Il dramma pastorale si sviluppa a Ferrara con “Il sacrificio” di Beccari nel 1554. Lieto fine, 5 atti,

versi, boschereccio.

- Nel melodramma il testo era scritto e subordinato alla musica (intermezzi), polifonia (canto a più

voci). La monodica arriva a fine 500 su modello greco del recitar cantando, dopo gli studi dei

classicisti fiorentini di Casa Bardi (1580-1590). Il primo tentativo fu di Ottavio Rinuccizini nel

1597 con la “Favola di Dafne”. Successivamente al mito si aggiungono altri temi come la storia

e il dramma sacro, il pubblico si amplifica.

- La cultura Barocca accoglie bene il teatro per spettacolarità, scambio fra finzione e realtà,

gusto della metamorfosi, travestimento, maschere.

- In Italia piuttosto che commedie e tragedie letterarie ha successo la commedia dell’arte, su

improvvisazione. Con un immenso numero di spettacoli si affermò a Venezia, Firenze, Roma,

Napoli.

- Tra 500 e 600 si costruiscono le stanze, teatri chiusi con palcoscenico. Nelle grandi città il

teatro divenne stabile a livello economico (è obbligatorio pagare il biglietto).

- I Gesuiti contribuiscono alla diffusione tragica con la rappresentazione attuata dagli studenti in

latino come strumento per disciplinarsi (contenersi con i gesti in pubblico) e rinnovare interesse

per la grammatica e la retorica. Coinvolgevano i loro intellettuali nella creazione di opere a

carattere agiografico e biblico. Nella tragedia laica invece i temi sono Ragion di stato e Amore

(es. Aristodemo di Carlo de Dottori 1654, personaggio frustrato e isolato, preso dal demone del

potere).

- Le tragedie in Italia rimangono testo circoscritto alla lettura. Il maggior esponente fu Federigo

Della Valle che riprese i canoni greci (trilogia) ma privò di prologo e si fece influenzare dall’epica

cavalleresca per far presa sul pubblico. Il suo valore è stato riscoperto da Croce nel Novecento,

nato ad Asti fu alla corte di Emanuele I di Savoia. Fu molto religioso e la sua prima tragedia si

intitola la Reina di Scozia.

- Esponente invece di commedie letterarie è Michelangelo Buonarroti il giovane, membro

dell’Accademia della Crusca e autore di opere destinate alla corte dei Medici: la Tancia (1615),

in ottave, rusticale con la collaborazione di Lorenzo De Medici e la Fiera (1619), pentalogia di 5

commedie in 5 atti da rappresentare per 5 sere consecutive.

LA COMMEDIA DELL’ARTE

- La situazione culturale italiana in

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher heiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Castellaneta Marina.
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