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23.04.2014

Introduzione all’autrice e al testo

Ángeles Caso è nata a Gijón nel 1959, figlia di un filologo che le ha trasmesso fin da piccola la passione per

la letteratura, raccontando le ballate spagnole del Cinquecento prima di metterla a dormire. Ángeles fa

risalire la sua decisione precoce di diventare scrittrice al desiderio di dare un finale alla ballata incompiuta

del Conte Arnaldo. La scrittura privata tuttavia, richiede un lungo apprendistato, e Ángeles lo affronta

laureandosi in arte e storia moderna. Lavora per due anni per la televisione spagnola, come giornalista, ma

dopo questa esperienza decide di dedicarsi alla letteratura a tempo pieno, alternando la produzione di

romanzi storici alla narrativa pura.

Al centro della scrittura di Ángeles Caso c’è sempre il tema del coraggio delle donne.

Contra el viento

“Controvento” è la storia di Sao, una donna africana che ha deciso di lasciare la sua terra alla ricerca di una

vita migliore. Sao vuole arrivare in Europa e sogna di studiare medicina. Arriva a Lisbona dove riesce a

trovare lavoro e anche una casa. Ma anche le donne più forti e coraggiose non sempre riescono a rimanere

in piedi sul terreno dell’amore. Sao però conosce bene la forza della natura e l’ha fatta sua. Sao sa resistere

a qualsiasi vento, anche quello più forte.

La vita di Sao si intreccia a quella di altre donne e questa fitta rete di relazioni sembra indirizzarsi verso una

donna europea che vive costantemente nella paura. E’ lei la voce narrante di questa storia, una donna che

ha avuto un’infanzia difficile accanto ad un padre freddo ed insensibile e una madre sempre sull’orlo della

depressione, una donna che non riesce più a disfarsi delle sue paure e che proprio per questo perde anche

l’uomo che amava. E Sao riuscirà a cambiare anche la sua vita. Sao le farà vedere il mondo da un altro

punto di vista facendole scoprire l’enorme forza nascosta in ognuno di noi.

“Controvento” è un romanzo dove realtà e immaginazione si fondono insieme. Si tratta in parte infatti di

una storia vera perchè Angeles Caso fa nascere il personaggio di Sao dai ricordi della storia della sua baby

sitter capoverdiana. Un romanzo che parla della condizione femminile a Capo Verde e che ci racconta il

coraggio delle donne che decidono di cambiare vita. Donne che si incontrano nel mondo e che tessono reti

di solidarietà tanto forti da riuscire a vincere qualsiasi battaglia.

Ángeles Caso si è aggiudicata con questo romanzo la vittoria del premio letterario spagnolo Premio Planeta

nel 2009. Contra el viento

(di Ángeles Caso)

“Mi madre”

CAPITOLO 1:

La voce del narratore è quella di una donna che racconta i terrificanti ricordi d’infanzia, legati alla figura del

padre, un uomo freddo e malvagio, il quale non riservava nè alla moglie nè ai figli il benchè minimo segno

d’affetto. Anzi, la narratrice spiega che quando il padre rientrava a casa dalla giornata lavorativa, alle 19.25

in punto, la casa cadeva in una sorte di nube del terrore: la madre spegneva la radio, che l’aveva

accompagnata nelle faccende domestiche per tutto il giorno, mentre i figli lasciavano i giochi e si

riconcentravano sui compiti di scuola. Tutto per evitare lo sguardo e le urla del padre, che ogni sera, dopo

essersi messo il pigiama, si metteva davanti alla televisione e chiamava uno dei figli, per chiedere dei voti

scolastici, mai abbastanza sufficienti a suo parere, o per sapere della nuova sbucciatura sul ginocchio.

Cercava qualsiasi pretesto per poter castigare i figli e buttarli per ore nello sgabuzzino, impauriti, nel buio

più profondo, saltando spesso la cena. Solo con l’arrivo della madre in aiuto, si poteva uscire da quel castigo

forzato. Al momento della buonanotte il padre si dimostrava come sempre anaffettivo e distaccato.

Dopo un’introduzione nel passato, si ritorna ai giorni nostri.

La bambina impaurita nella sgabuzzino ora è una donna e il padre è sul punto di morte in un letto

d’ospedale. Esasperata da mille emozioni, la donna decide di rinfacciare al padre tutto quello che lui ha

fatto passare a lei e alla sua famiglia e cerca di spiazzarlo usando parole dure, glaciali:

“Non ci hai mai amati, né la mamma, né noi. Hai reso tutti infelici. Non ti dobbiamo niente.

Non pensare che piangeremo per la tua morte”

Il padre, dopo qualche minuto, apre gli occhi e con la stessa freddezza e meschinità usata nelle parole della

figlia risponde:

“La vita è dura. Questo è ciò che meriti. Non credere che mi lamenterò se non vi vedrò piangere.

Non lo avrei mai preteso”

Il padre non è cambiato neanche in punto di morte. La donna esce dalla stanza impietrita e comincia a

piangere sia per quello che lei gli aveva detto sia per la risposta che le era stata data. Piangeva per la vita

infelice a cui il padre l’aveva condannata, per la morte del fratello, per l’alcolismo e il divorzio degli altri due

fratelli. Tutti sembravano essere stati condannati dal padre ad una vita infelice, soprattutto la madre, che

viveva in uno stato di tristezza incurabile.

A questo punto inizia la parte del capitolo dedicata alla madre, in cui la narratrice cerca di analizzare il

perché la madre avesse deciso di sposare quell’uomo.

FLASHBACK SULL’INFANZIA DELLA MADRE.

Secondo i racconti della nonna della narratrice, la madre, da ragazzina, era allegra e spensierata, che si

arrampicava sugli alberi, correva sui prati di montagna e chiamava a gran voce le mucche con i loro nomi.

Non si spiega perché, una ragazza così allegra di sedici anni, si fosse sposata con quest’uomo, forse per

soldi o forse per errore. L’uomo, dopo aver fatto la fortuna in Messico, apre un nuovo negozio in città e nel

frattempo si innamora di questa ragazza piena di vita; lei decide di sposarlo, pur avendo la disapprovazione

dei genitori, ai quali mai aveva convinto quest’uomo di circa trent’anni.

La voce narrante, cioè la figlia, si chiede come la madre sia riuscita a sposarlo. Nel momento della morte del

padre, la madre si veste di nero, raccoglie le sue cose nell’armadio e da qual momento in poi non avrebbe

mai più menzionato o parlato del marito, come se non fosse mai esistito.

Nel capitolo c’è un salto. La voce narrante, nonché la figlia, riallacciandosi all’infelicità della madre, parla del

suo fallimento sentimentale.

… DAL FLASHBACK SULLA VITA DELLA MADRE AL FALLIMENTO SENTIMENTALE DELLA VOCE NARRANTE.

La narratrice racconta della sofferenza provata nel momento in cui Pablo, l’amore della sua vita, decide di

andarsene, lasciando che le cadesse il mondo addosso. In queste righe, la donna maledice il momento in cui

l’ha conosciuto, alla festa organizzata dall’amica Elena, e racconta di aver pensato per molto tempo che gli

anni trascorsi acconti a Pablo sono stati anni persi, che l’amore vissuto con lui non fosse stato altro che un

fallimento totale. Racconta come lei stessa sia caduta in quella depressione e come il buio terribile vissuto

nello sgabuzzino da bambina, si sia effettivamente materializzato nella sua vita adulta.

Ora però, con il senno di poi, pensa che questi anni siano stati qualcosa di unico, una parentesi dorata, in

cui si è sentita amata e in cui ha amato profondamente. Tutto ciò che sembrava essere negativo, nel

momento in cui la narratrice racconta, pensa di aver avuto un amore fortunato, qualcosa di prezioso che

ora però non c’è più, ma che ricorda con dolcezza e nostalgia.

… CHIUSA LA PARENTESI SULL’AMORE FRA LA NARRATRICE E PABLO, SI TORNA A PARLARE DELLA MADRE.

Si torna alla storia della madre; la felicità provata da bambina ha influenzato la sua tristezza cronica adulta?

Cosa sarebbe stato di sua madre se fosse rimasta nel villaggio?

La nonna della narratrice diceva che quello della madre era la cosiddetta depressione post-parto (“el mal de

los niños”), un male psicologico di cui non si parlava all’epoca e per il quale non c’erano medicine capaci di

guarirlo.

Tutto ha inizio con la nascita di Miguel, il fratello maggiore della narratrice. Durante il parto la nonna non

ha potuto essere presente, perché il marito della figlia non lo ha permesso. Per questo la nonna, triste e

colpita, si recava tutti i giorni al capitello di San Pancracio, pregando affinchè il parto della figlia fosse rapido

e poco doloroso, aggiungendo una preghiera cattiva dedicata al marito della figlia, maledicendolo e

pregando perché diventasse calvo.

Alla nascita di Miguel, la madre perde per sempre la sua allegria e impara a convivere con la tristezza e solo

dopo due mesi dal parto, viene concesso alla nonna di andare, solo nei mesi estivi, a trovare la figlia e il

nipote, forse perché stanco di sentirlo piangere. La nonna proponeva alla madre dei rimedi naturali e

antichi, estratti di piante, fiori e tuberi e grazie a questi infusi la madre riesce a rinvigorirsi, a stare meglio e

a occuparsi del bambino (rimedi che verranno in seguito banditi dal padre dopo gli altri parti).

… LA NARRATRICE DA’ UN RITRATTO DEL PADRE NELLA VITA PUBBLICA.

L’importante per il padre era la vita pubblica e l’immagine che egli voleva trasmettere alla gente del paese.

Egli passava tutto il giorno nella sua ferramente e l’unico momento di svago lo trovava dopo aver mangiato,

trovandosi per in momento di chiacchiere con un gruppo di amici, anch’essi commercianti.

La domenica portava tutta la famiglia alla messa. Obbligava alla confessione tutti i componenti della

famiglia e prima di entrare nella cattedrale, dava loro l’offerta. Si mostrava come un uomo pio e devoto,

pregando sempre a voce alta, dandosi forti colpi nel petto e gesticolando durante la comunione. Dopo la

messa, si dirigevano tutti verso al caffetteria, dove c’erano numerose famiglie del paese.

La narratrice ricorda la differenza fra sua madre e le altre presenti. Mentre le altre madri erano sempre

vestite con i loro vestiti migliori, truccate, profumate, piene di gioielli e scherzavano allegramente fra di

loro, sua madre, piccola, si chiudeva in se stessa in quel fermento di chiacchiere, spesso maligne. Lei sapeva

di non essere ben vista dalle altre donne del paese, che spesso la disprezzavano e parlavano male di lei. Era

il momento più brutto della settimana, ricorda la narratrice, e lei, ancora bambina, stava stretta alla madre,

prendendole la mano e cercando di proteggerla da quegli occhi indiscreti delle altre donne e

dall’indifferenza del padre, che dava importanza solamente alla sua figura all’interno di quella piccola

società di paese.

… LA DEPRESSIONE POST-PARTO CHE SI MANIFESTA AD OGNI NASCITA.

Passano gli anni e la narratrice continua a raccontare la storia della madre, che cadeva in depressione dopo

ogni parto. E come ogni parto, il marito, insofferente al pianto dei piccoli, chiamava la madre della moglie,

affinchè potesse darle un aiuto, ma non aveva intenzione di vedere nella sua casa alcun infuso di erbe o

alcun rimedio naturale. Egli era un cristiano rispettoso e secondo la sua idea, questi erano artifici

demoniaci. Quello della suocera, doveva essere semplicemente un aiuto pratico. Il marito avrebbe

controllato con visite a sorpresa durante il giorno, se le due donne approfittassero della sua assenza per

preparare e assumere gli infusi ricostituenti. Mamma e figlia non potevano altro che attenersi alle sue

regole. E la madre della narratrice non si riprese mai più da questa depressione, ma si abituò a convivere

con la tristezza. Gli unici istanti di serenità, li ritrovava al ritorno al villaggio, durante i mesi estivi, in cui lei e

i figli passavano momenti spensierati lontani dal padre e vicini alla nonna.

La narratrice, quasi alla fine del capitolo, dice:

“L’amore che non eravamo capaci di sentire per nostro padre, lo avevamo concentrato tutto in lei, in nostra

madre. Ci comportavamo bene affinché non potesse più essere triste e cercavamo di farla ridere con le

nostre burle. Noi tutti – fratelli – eravamo un po’ la madre di nostra madre. La nonna ci raccontò solo da

grandi delle sue depressioni post-parto, ma noi eravamo ben coscienti della tristezza e della fragilità di

nostra madre. (…) Lei era poco più che un’ombra, ma un’ombra che adoravamo.”

… IL CAPITOLO SI CHIUDE CON UNA RIFLESSIONE PERSONALE DELLA NARRATRICE.

“Cosa sarebbe stato di me se non avessi avuto una madre così depressa?”

“Probabilmente sarei stata anch’io più felice. Sarei stata forse una persona più coraggiosa e valorosa. Sarei

diventata un’avventuriera, una di quelle donne che non temono nulla, che sarebbero capaci di scalare

l’Everest, mettendo sempre in pericolo la propria vita, ma avendo certezza di viverla in pieno e fino in

fondo. Avrei attraversato i deserti, camminato ai poli, attraversato foreste selvagge, visto le rovine di città

antiche, avrei amato molti uomini come se ognuno fosse stato l’unico, avrei provato molti lavori e imparato

molte lingue… invece, ho vissuto immobile e impietrita davanti ai cambiamenti e alle mie stesse paure.

Per questo ammiro São, perché è stata capace di vivere la vita a tutto tondo, lottando contro le difficoltà.”

A fine del primo capitolo, si capisce che la vera protagonista del romanzo non è la narratrice, ma São.

Descrizione dei personaggi

PERSONAGGIO TRATTO PSICOLOGICO NEL CAPITOLO

La donna si ritiene una codarda, una La donna si rivede nei ricordi d’infanzia; è

persona piena di paura, incapace di una bambina impaurita, incapace di

affrontare la vita di petto (darà la colpa al reagire all’autorità di un padre che non ha

padre per le sue mancanze). Per questo, mai dimostrato un po’ d’affetto. Ammette

come afferma nell’incipit del capitolo, ha di essere cresciuta temendo il padre e che

La voce narrante sempre ammirato coloro che riescono a solo crescendo ha capito che la sua vita

mantenere il controllo della propria vita e sarebbe stata migliore solo quando il

che, con soddisfazione, riescono a padre ne sarebbe uscito. Sul suo letto di

costruirla e plasmarla in base ai loro morte, la voce narrante dice di aver

successi e alla loro forza di volontà. rinfacciato al padre qualsiasi cosa.

E’ una persona totalmente succube

dell’autorità del marito. Cerca di creare “quando tornava a casa mio padre, lei

una sorta di normalità all’interno della spegneva immediatamente la radio e il

La madre casa, pur vivendo in una situazione di suo corpo si rattrappiva, diventava piccolo

terrore. Soffre di depressione post-parto. e fragile.”

E’ amata e rispettata dai suoi figli. “quando nostro padre tornava a casa,

Proprio come la voce narrante della rimanevamo nella nostre camere,

I fratelli donna, i fratelli sono figure sottomesse a fingendo che ancora stessimo svolgendo i

quella del padre. logaritmi o che stessimo studiando storia,

e aspettavamo il suo grido”.

Viene descritto dalla voce narrante, sia “un uomo crudele. Non aveva bisogno di

nella sua psicologia che nei suoi gesti. E’ picchiarci per creare terrore, perché

una persona insensibile e crudele, bastava la sua presenza, la sua voce,

violento con la sua famiglia non nel senso aspra e tagliente, e quegli occhi piccoli e

fisico del termine, ma attraverso i suoi scuri, come quelli di un rettile, che

Il padre comportamenti. sembravano frustare”

Fra la gente egli si atteggia come uomo “Non salutava nessuno”

pio e si curava dell’immagine che poteva “Ogni sera chiamava a turno qualcuno di

trasmettere agli altri all’interno della vita noi fratelli e ci chiudeva nello sgabuzzino

di paese. per ore”. 29.04.2014

“São”

CAPITOLO 2:

Il secondo capitolo di “Contra el viento” parla della nascita di São.

E’ mattina. Il capitolo si apre con il parto di Carlina, che lo affronta da sola. Nasce São, ma solo in seguito si

capirà perché è il secondo parto della donna. Dopo aver tagliato il cordone ombelicale a morsi e aver

espulso la placenta, Carlina avvolge la bimba in un una coperta e si dirige da Jovita. La scena si svolge di

mattina, sul Monte Pelado. Subito dopo il parto, Carlina arriva scalza a casa di Jovita e apre con una grossa

spinta la porta, che l’anziana aveva chiuso ermeticamente (“serrar la puerta de cal y canto”).

Jovita, seduta sulla sua sedia a dondolo, si alza di soprassalto, spaventata dal rumore e dalla figura di quella

donna con in braccio una bimba.

FLASHBACK SULLA VITA DI JOVITA.

… INIZIA LA DESCRIZIONE DELLA SFORTUNATA VITA DI JOVITA.

Jovita non ha mai avuto fortuna con l’amore. Gli uomini che ha avuto nella sua vita l’avevano trattata

sempre male, tutti tranne Sócrates, un gran lavoratore, che la trattava come una regina e che riusciva a

darle piacere dentro e fuori dal letto, meglio di chiunque altro al mondo. Sócrates però muore prima di

compiere cinquant’anni, lasciando Jovita da sola.

… SI APRE UNA PARENTESI SULLA SALVEZZA DI JOVITA QUANDO ARRIVERA’ LA SUA ORA. DIALOGO NEL

SONNO CON LA MADRE.

Jovita è stata una brava donna di casa, una madre discreta fino a quando i suoi figli non sono andati in

Europa, ma è stata anche una lussuriosa, amante della vita frivola, fatta di alcool e sesso, fin da giovane. Per

questo, nel capitolo, ragiona per capire se al momento della sua morte, Dio le darà la salvezza eterna in

paradiso o se dovrà stare nel Purgatorio, con la consapevolezza di non avere nessuno che pregherà per lei;

l’unico modo per salire al paradiso era che Dio si dimenticasse della sua vita precedente e che considerasse

solo gli ultimi anni, in cui Jovita si era allontanata dal sesso e dall’alcool.

L’interlocutrice di Jovita era sua madre, che si presentava a lei in sogno durante le notti di luna piena, con il

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinamunari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Bognolo Anna.
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