Carlo V imperatore: 1500-1558
Anche se non sempre il legame fra vicende della storia e della letteratura è trasparente, è fuor di dubbio che spesso i fatti culturali siano coinvolti nelle circostanze politiche. Il 1500 è un periodo storico di transizione: nel quale si realizza la convivenza fra modelli arcaici e spinte rinnovatrici.
L'età di Carlo V
L'età di Carlo V, il primo e unico imperatore euro-americano (i cui domini abbracciano il globo, nei suoi territori il sole non tramonta mai) è l'epoca in cui convivono crisi e sviluppo. Pur non essendo un grande mecenate, nel suo regno si incrociarono vastissimi fenomeni culturali come l'erasmismo e l'italianismo con i momenti della politica imperiale.
Nato nel 1500, sotto il segno della grandezza, erano state scoperte le Indie e riunì in sé il sangue dei troni di Castiglia e d'Aragona, degli Asburgo e dei Valois. Suo padre era Filippo il Bello d'Asburgo e sua mamma Giovanna la Pazza di Castiglia. I potentati ereditati sarebbero stati attribuiti a Carlo nei primi 20 anni del regno, senza un conflitto, il suo impero riuniva terre lontane e diverse per lingua: dai Paesi Bassi alle terre germaniche, dalla Spagna a Napoli, oltre alle terre americane.
L'educazione giovanile del principe
Per comprendere l'impronta ideologica data da Carlo al suo impero, la parola chiave è l'educazione giovanile del principe, dato che per tutta la vita si tenne sempre fedele al precetto cavalleresco: ottimo cavaliere, allevato al senso dell'onore, cattolico, sembra impersonare il modello del principe rinascimentale. Seppe circondarsi di uomini di indiscusso valore, nel pieno stile del principe rinascimentale.
La sostanza politica del suo impero fu essenzialmente non basata sulla conquista, ma sul principio dinastico e sull'unità della fede (salvaguardia e consolidamento dell'impero e difesa del cristianesimo). Carlo non si sentì pienamente imperatore se non nel 1530, dopo l'incoronazione del Papa Clemente VII.
La questione luterana
La questione luterana, che comincia proprio nel governo di Carlo, fu impegnativa: le numerose Diete (Worms 1521, Spira 1526-42; Augusta 1530-37 e Ratisbona, che sfociarono nel Concilio di Trento) coinvolsero il principe in prima persona e in maniera determinante: l'attitudine di questo re fu quella di mediare soluzioni accettabili per le parti. Da questi cenni traspare la duttilità politica e le istanze moderne della politica imperiale.
L'ispanismo di Carlo V
Altro elemento rilevante è l'ispanismo di Carlo V, di origini borgognone, giunto a diciassette anni in una terra che gli è ignota, ignaro della lingua, della cultura e della mentalità, nel giro di qualche anno si ispanizzò completamente. Basti pensare che il matrimonio fu iberico, e l'assunzione della corona imperiale fu spagnola a eccezione fatta per gli stati tedeschi (lasciati in luogotenenza al fratello Ferdinando). Quando deciderà di abdicare, stanco della cosa pubblica e divorato dalla gotta, lascia al figlio Filippo le terre occidentali e al fratello Ferdinando le orientali e sino alla morte avvenuta nel 1558, decide di rimanere in terra Spagnola.
Il livello culturale del regno
Un cenno merita poi il livello culturale del regno di chi, nonostante i limiti caratteriali, ha improntato su di sé le vicende della prima metà del 16 secolo. Amò i pittori sin dalla giovane età: Tiziano gli fu amico. I contatti con l'intellighenzia italiana, Baldassar Castiglione, la dedica dell'Ariosto nell'Orlando Furioso, sono tutti indizi dell'attenzione dell'imperatore alla vita culturale. Questi interessi però non prevalgono sugli obblighi istituzionali e religiosi, ma quasi per un riscontro fra le azioni del re e lo sviluppo delle correnti letterarie, la Spagna propone una nozione di rinascimento diversa rispetto a quella proposta dall'Italia, perché la Spagna vive la situazione di un crocevia nel quale si incontrano i lasciti tradizionali e le spinte di rinnovamento (che sfoceranno nel Barocco spagnolo).
Il rinascimento
Il rinascimento spagnolo non è una pallida imitazione del modello italiano: basti pensare a due fenomeni come l'erasmismo e la situazione della poesia, (per non tacere della nascita della picaresca e la letteratura delle Indie). Occorre citare il fenomeno della cultura italiana che inventò nuovi modelli di vita civile e culturale: il rinascimento. Questo periodo della storia (che è stato motivo di un lungo dibattito di interpretazione fra gli studiosi) non si può tacere della presenza culturale di Petrarca e Boccaccio che furono preumanisti e/o umanisti a pieno titolo, hanno garantito una serie di posizioni che saranno poi umaniste.
Le ripartizioni cronologiche fra umanesimo e rinascimento
Le ripartizioni cronologiche fra umanesimo e rinascimento hanno la funzione di fornire una mappa orientativa, dato che la realtà vera è un continuum; è utile però indicare un secolo didascalicamente umanistico: un periodo che va dalla morte di Petrarca 1374 al 1470 e un secolo rinascimentale che arriva sino al 1573 con l'Aminta di Tasso, un periodo che contiene in sé la gestazione, l'apogeo e il tardo rinascimento.
La nozione di umanesimo si identifica con il recupero della classicità, universalità di modelli, non tanto come imitazione dei modelli, ma la prassi filologica; la politeia literaria (nuovi esemplari intellettuali), gli studia humanitatis con filologia e storia, filosofia e stilistica non fu lo svago di nobili intelletti, ma un atto di revisione con al centro l'essere umano; il rinascimento si connota invece con la religio hominis, la centralità dell'intelletto agente, una filosofia che coinvolge l'intelletto e allo stesso tempo attenta verso il contenuto sociale. Questa concezione dell'essere umano – l'uomo nella sua totalità del suo essere – è il punto di riferimento di ogni attività.
Il rinascimento spagnolo
Quando ci si riferisce però al suolo castigliano, il discorso assume un andamento diverso: alcuni studiosi negano addirittura l'esistenza di rinascimento per la Spagna; si può dire che in rapporto a questa nuova concezione di filosofia dell'uomo il pensiero spagnolo non ha apportato alcuna innovazione, non bisogna dimenticare ovviamente un regno che per varie ragioni era basato sull'integralismo, la messa al bando degli ebrei, la fortissima inquisizione spagnola, una concezione del sapere che metteva al bando le innovazioni (Bruno e Campanella); per contro però la stessa Spagna accoglie il messaggio di Erasmo, più di tutti gli altri paesi europei. Erasmo incarna l'ideale cosmopolita e universalistico dell'umanesimo (ed infatti avrà una pensione da Carlo V).
Il rinascimento spagnolo mette in evidenza confronti e scontri, coesistenza di antico e nuovo: dunque, il quesito circa l'essere o non essere del rinascimento spagnolo, è un quesito mal posto, nessuno può negare l'esistenza di un umanesimo spagnolo: l'innegabile ritorno alla lettura dei classici vi fu, la poesia tradizionale dei cancioneri non venne totalmente cancellata nonostante l'influsso dell'italianismo (petrarchismo), ma non portò una nuova letteratura umanistica come in Italia, ma sicuramente rafforzò l'uso del volgare. Non è da dimenticare inoltre l'azione compiuta dal cardinale Cisneros (1436-1517) che fondò l'Università di Alcalá con l'impulso alla Biblia poliglota.
Erasmismo – Analisi studi di Batallion
Erasmo da Rotterdam 1466-1536. La figura di Erasmo fu preponderante nel panorama europeo che proprio in questo periodo si contraddistingueva per una forte tensione teologica. Erasmo si batteva per un universalismo tollerante, predicava un evangelismo che ricostituisse il primato della spiritualità, un evangelismo (con al vertice la spiritualità), ossia che si estranei alle pratiche meccaniche e cerimoniali esteriori e che esalti l'interiore contro la formalistica, il tutto a favore di un ritorno alle fonti scritte della fede. Il suo pensiero non fu un sistema filosofico né teologico. Erasmo è stato, come dice Batallion, il teologo più celebrato e più discusso, le sue opere ebbero un eco impressionante in ogni parte d'Europa: Enchiridion Militis Christi, L'elogio della follia, Ciceronianus Colloquia, De Libero Arbitrio e oltre 200 titoli, delineano un "movimento" riformatore che da un lato coincideva con le posizioni luterane, dall'altro segnava confini e distinzioni con esso.
Il responsabile dell'erasmismo fu lo stesso Erasmo, che possedeva arte di persuasione, la sua forma di esprimersi dotata di ironia e intelligenza. È stato detto che la Spagna fu la terra europea che possedeva tutte le premesse storiche per aderire alla parola erasmiana (per ragioni di politica statale, e potere ecclesiastico): la presenza del cardinale Cisneros riformista (ma non in senso luterano) che realizzò l'Università di Alcalá e lavorò alla Biblia; e la presenza di movimenti come il nicodemismo (il dualismo fra essere e sembrare per salvare l'interiorità devozionale), e l'alumbrismo: illuminismo; movimento spiritualista preponderante in Spagna che prevedeva una renovatio ab imis (rinnovamento dal basso) della pratica cristiana. L'alumbrismo riconduceva alla pura funzione apostolica del clero e alla fede interiore del singolo.
È interessante notare la cronologia del movimento degli alumbrados; nel 1525 si pubblica un editto contro gli alumbrados; ed è proprio dal 1522 al 1525 che la dottrina di Erasmo aveva aggregato tutte le forze locali di rinnovamento; determinando quello che dagli studiosi è stato definito come lo scossone erasmista che agitò la Spagna di Carlo V. È questo il periodo in cui la erasmofilia raggiunge l'apice, il pensiero di Erasmo è intriso di umanesimo, aperto al rinnovamento rinascimentale. L'Enchiridion viene tradotto e andato a ruba. Si allinea così all'insegna di Erasmo i vari ingegni del '500: da Vives ai fratelli Valdés. La penetrazione erasmiana fu il fenomeno di maggior sconvolgimento della cultura spagnola della prima metà del '500, con esiti destinati a durare nel tempo.
Juan Luis Vives 1492-1540
Umanista e filosofo, pedagogo e filologo di rilievo del rinascimento spagnolo che ha assorbito la lezione erasmiana, soprattutto nell'ideale di un'etica vissuta come profondità intima religiosa, l'universalismo evangelico, l'antiscolastica polemica, l'impulso a calarsi nella realtà politica. Come molti altri intellettuali del tempo, anche Juan Vives era in contatto diretto con Erasmo, e scrisse un gran numero di opere sempre in latino.
Contrassegno essenziale dell'opera di Vives consiste nella fondazione di una filosofia che rifugge dalla metafisica, studia ed educa l'uomo in rapporto ad una intelligenza superiore dell'esistere, rendendo più vicini al divino, e nobilita l'esistenza in base ai principi di tolleranza, pace e armonia.
Era nato nel 1492 da una famiglia di ebrei convertiti (conversos), il padre venne condannato al rogo nel 1524, la madre era morta tempo prima, ma nel 1528 i resti vennero dissotterrati e bruciati. Le persecuzioni sono da riportare ai contatti di Vives con ambienti ebraici e alla non affidabilità della sua conversione.
L'opera di Vives spazia dalle opere devote -filologico- morali alle pedagogiche politiche filosofiche apologetiche. Vista la sua pluralità di interessi, è difficile cifrare il pensiero di un intellettuale che è stato definito come irregolare e aperto. (Il momento pratico è sempre sotto l'attenzione di Vives, tanto che è stato definito come precursore della psicologia). Va sottolineato il carattere di una scrittura in cui si passa dalla vivacità, allo stile sarcastico/ironico, il tutto in un latino elegante e vivo, un latino che vorrebbe essere attuale, moderno.
Alfonso de Valdés. 1490-1532
Nacque nel 1490, la madre apparteneva a una famiglia di convertiti, tutta la carriera si svolge nella cancelleria reale; dal 1526 è segretario della cancelleria ed è incaricato di redigere le epistole in latino; dal '29 fino alla morte, nel 1532, viaggia fuori dalla Spagna ed è anche in Italia.
Ha scritto due opere dialogiche, (secondo Batallion è possibile che i dialoghi siano stati pubblicati nel 1545 e subito tradotti in italiano): Dialogo di Lattanzio e l'arcidiacono: Lattanzio, un cavaliere di corte, incontra un soldato, scrutandolo meglio riconosce in lui un vecchio amico religioso: l'arcidiacono. Il soldato apprende che il suo amico, per sfuggire al sacco di Roma, ha dovuto indossare questi abiti. Il carattere fondamentale di questa opera è politico: l'autore vuole dimostrare l'estraneità dell'imperatore per quanto riguarda il sacco di Roma e la "legittimità" provvidenziale-divina dell'evento. Tale suddivisione in due blocchi caratterizza la forma del dialogo. Il limite dell'opera consiste però nel non trovare una equilibrata dialettica fra i due, ma semmai una precoce prevalenza dell'uno rispetto all'altro.
Dialogo di Mercurio e Caronte. Caronte, fiducioso della guerra, decide di comprare una nuova barca. Ma la pace che è stata stipulata gli fa temere di non potere onorare i debiti. Mercurio lo tranquillizza e lo informa dello scontro fra Carlo V e la Francia. Da qui prende avvio il dialogo (nel primo libro le 12 anime sono l'esatto contrario della religione seguita con il Cristo Puro, e sono trattati con ironia; nel secondo libro sono 6 anime interpreti della vita pia e devota. L'affresco offerto è insieme politico e religioso oltre che esortativo.
Juan de Valdés 1509-1541
La vita di Juan fu più tormentata e complessa rispetto a quella del fratello Alfonso. Fino al 1530 Juan vive in Spagna dove assorbe profondamente la lezione alumbrista. (L'opera di Valdés è composta da idee provenienti da Erasmo, i riformatori protestanti e soprattutto il pensiero illuminista).
Nel 1529 pubblica il Dialogo de doctrina christiana, testo di impegno riformatore (non in senso protestante) che non piacque all'inquisizione, l'anno successivo, in vista di un processo, dovette emigrare in Italia. Si stabilisce a Napoli dove si circonda da una cerchia di adepti. A Napoli Juan de Valdés compone un gran numero di opere (Dialogo de lingua, Alfabeto cristiano, 110 divine considerazioni). Muore nel 1541.
Il pensiero di Valdés è ancora da studiare, alcuni l'hanno definito un chiuso luterano (definizione oggi non accettabile), altri (Batallion) come non specificatamente un illuminista, o erasmiano o luterano. Nella sua opera si fa riferimento all'impegno per la sola fede, il primato dell'esperienza, contro la scienza, la difesa della carità rispetto alla sola fede e alla speranza; la tutela della interiorità singola e privata, in favore degli esercizi mentali, contro il cerimoniale, dissociato da ogni tendenza mistica a favore invece dell'uomo come esperienza vivente. Esalta il valore della libertà cristiana, l'uomo che è governato dallo Spirito Santo è libero ed esente dalla legge.
La scrittura di Juan de Valdés è prima di tutto una scrittura lineare, la scrittura che è pervasa di raziocinio, di colui che volendo chiarire le idee evita i belletti retorici ed è essenziale e lineare. Il Dialogo de la lengua è un trattato che difende la chiarezza e la sobrietà della forma, è cosciente del binomio fra il latino e la attualità del volgare. Una lingua colta ma di uso, l'opera è piena di proverbi, perché voce di popolo, voce di Dio.
Italianismo e la poesia
Il momento culminante degli scambi culturali fra Italia e Spagna è stato riconosciuto nell'età rinascimentale. Le due penisole mediterranee erano in contatto anzitutto per la situazione politica e per la circolazione delle idee. Il movimento rinascimentale italiano è un movimento culturale che ha illuminato tutta l'Europa ed è importantissimo.
È naturale pensare dunque che la nazione che maggiormente ha avuto contatto con l'Italia è stata la Spagna: per i contatti con Napoli e con lo Stato della Chiesa. Parlare di italianismo spagnolo significa parlare soprattutto di petrarchismo, tenendo presente che petrarchismo e erasmismo ha molti momenti di raccordo. Il petrarchismo significa non solo evidenziare i tratti tecnici e formali ma evidenziare gli elementi mentali e tematici: insistere sulla novità del discorso petrarchesco: persistendo pure il modello lirico medievale, si ha un rimescolamento di carte delle ragioni poetiche.
Tempo prima la poetica provenzale si basava sulla concezione del maturo sapere, ogni testo alludeva alla universalità dell'amore. La struttura del testo poggia sulla dipendenza dall'amata (l'elogio e l'irraggiungibilità); il canto provenzale perseguiva un duplice percorso: da una parte la realtà del singolo che si batte per amore, dall'altra l'intima acquisizione del significato d'amore. Il poetare provenzale dominò dall'inizio del 12 secolo alla fine del 13; si estese ovunque influenzando così ogni corrente letteraria. L'Italia riprese e rinnovò la lezione provenzale con il dolce stilnovo, qui, l'amore nobilita l'innamorato inducendo in lui la perfezione, gli permette di accostarlo al divino.
Quello che mancava però fu il discorso dell'anima, cioè la diretta attenzione verso la singola interiorità, il problema era di ricondurre il sapere alla vita dell'uomo, lo scoprire quel valore autentico la psicologia; e questo fu il passo compiuto da Petrarca. Egli era proteso al riscatto dell'io, e riuscì a dischiudere il poetare agli infiniti colori dell'anima. È il primo grande poeta moderno, l'amore e ogni altro sentimento umano sono in perenne conflitto con se stessi; l'introspezione lirica, l'amore e il dolore, diventano universali. Il messaggio petrarchesco con il suo parlare sommessamente e per la straordinaria maestria stilistica non poteva essere dimenticato. Il petrarchismo non fu un percorso unidirezionale, esso si snoda come un continuo itinerario.
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