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rinomato di progresso e di raffinata cultura). Molteplici furono le innovazioni introdotte

dai Borboni nell’organizzazione politica e amministrativa dello Stato; nella restaurazione

dell’economia nazionale,o gli sforzi compiuti per migliorare le condizioni delle classi più

povere; o le riforme agrarie, industriale e commerciale. Miglioramenti si avvertono anche

nelle condizioni di vita, specialmente nella città. Le più vistose modifiche avverranno nel

campo dell’urbanistica: pavimentazione delle strade, costruzione di fognature,

illuminazione notturna delle città, progettazione e costruzione di canali e progressi

nell’agricoltura , nell’industria, negli studi matematici e scientifici. Molto spesso gli

ingegneri furono Italiani come Sabatini al quale Carlo III commise l’incarico di dare un

volto confacente alla capitale. Madrid fu la papilla dei Borboni: Filippo fece costruire il

ponte di Toledo, il Seminario dei Nobili, i Teatri della Cruz e del Principe, le chiese di San

Thomàs . per non parlare di Carlo III di cui si disse che trovò una città d’argilla e la lasciò

di marmo. Sotto il suo regno furono edificati il Museo del Prado, la Dogana, il Palazzo

delle poste, l’ Ospedale generale, l’Osservatorio Astronomico e le fabbriche. Nel 1761 il re

emise una severa ordinanza che ordinava i proprietari di case, sia privati che comunità

religiose la costruzione di marciapiedi e di fognature; la costruzione delle strade a spese

pubbliche. Non bisogna dimenticare che per quanto illuminato e potesse o volesse apparire

di trattava sempre di un dispotismo. Carlo III che fu certamente il più aperto e illuminato

dei quattro Borboni fu anche il più assolutista. L’opera di riassetto fu continuata da Carlo

IV, ma si trattò di provvedimenti di carattere economico, come l’abolizione delle dogane

interne, la protezione di alcune industrie, la ripopolazione della Sierra Morena e tante altre

riforme.

Riforme della scuola

Per quanto riguarda la scuola molti furono i provvedimenti presi in suo favore, dalle

disposizioni dettate da Carlo III per l’istruzione pubblica, secondo i principi del Pestalozzi,

all’estensione della scuola elementare obbligatoria a tutti gli stati sociali promossa dal

primo ministro Godoy, alle proposte per l’insegna,mento universitario. Proprio perché

partivano da una forma nuova di conoscenza e aspiravano a una trasformazione totale della

società, gli illuministi non potevano trascurare il delicato settore dell’educazione. La quale

fu indirizzata alle scienze applicate piuttosto che alla teologia e al vecchio umanesimo.

Jovellanos, nella sua relazione sull’educazione proponeva l’abolizione del latino a

vantaggio delle lingue straniere e uno studio più intensivo delle matematiche. Furono creati

vari istituti di divulgazione scientifica, come gli osservatori metereologici, la scuola di

mineralogia, l’orto botanico, il collegio di chirurgia di san Carlo, le prime scuola di

ingegneria. Più lento fu l’iter della riforma universitaria che fu programmata dall’inizio del

secolo che si protrasse fino al 1807, quando Carlo IV emanò un decreto sugli studi

universitari che non soddisfece nessuno. Solo nel 1771, dopo l’espulsione dei gesuiti,

Carlo III promulgò un Plan de estudios, che dettava alcune norme parziali per l’università.

L’università continuò ad essere un privilegio delle classi agiate. Essa rimase l’unica cosa

immobile in un mondo che si rinnovava continuamente, neanche le proposte di Jovellanos

(plan para arreglar los estudios de la universidades) furono presi in considerazione data la

scarsa partecipazione di questo ultimo al potere.

Le istituzioni

Le grandi istituzioni culturali tipiche del settecento furono le biblioteche pubbliche e le

accademie. A Madrid furono fondate sia la Biblioteca Nazionale che le accademie della

Lingua e della Storia ciò indicava che la cultura cominciava a programmarsi come servizio

pubblico.

La Biblioteca Nacional

La Biblioteca Nacional di Madrid nacque nel 1712, per volontà di Filippo V. Conteneva

circa ottomila volumi, tra manoscritti e stampe, che andavano moltiplicandosi grazie a

lasciti e acquisti di famose biblioteche private e grazie soprattutto al diritto sancito dalla

legge, di ricevere un esemplare di qualsiasi libro o pubblicazione venisse stampato nel

regno. Un particolare curioso fu dato da Jovellanos che aveva proposto l’abolizione dalla

scuola dell’insegnamento del latino ma che lo pretendeva assieme alla conoscenza del

greco per tutti gli impiegati della libreria, come una qualificazione tecnica.

L’Academia de la lengua

La Real Accademia Española de la Lengua o brevemente La Española nacque nello stesso

periodo 1713 come iniziativa privata di Don Juan Mnuel Fernnàndez Pacheco, marchese di

Villamediana e cinque volte viceré. Il fine principale dell’accademia fu quello di coltivare

e fissare la purezza e l’eleganza della lingua casigliana, eliminando tutti gli errori che nei

suoi vocaboli ha introdotto l’ignoranza, la trascuratezza e l’eccessiva libertà di innovare.

L’Accademia propose la compilazione di un Diccionario de la lengua castellana, in 6

volumi; di un’Ortografia e di una Grammatica. Da questi manuali si evince una lingua

privilegiata e discriminante, di classe fortemente accentratrice nei confronti delle parlate

periferiche, che si intendeva mortificare ed escludere. Il Diccionario propose solo termini

della lingua scritta e documentati da esempi letterari, trascurando voci e costrutti della

parlata popolare.

La Accademia de la Historia

Il 21 aprile 1738, fu istituita la reale accademia de la istoria. Era nata qualche anni prima

come unione di un gruppo di amici storici e letterati, in gran parte accademici della

Española. Tra i soci fondatori ricordiamo il Torrepalma, Salanca. Anche l’accademia de la

historia si proponeva di purificare e ripulire la storia della nostra Spagna da quelle favole

che la deturpavano, la sua prima impresa sarà la formazione degli Annali completi ,

dall’indice puntuale e copioso dei quali si possa ricavare un Dizionario storico universale

di Spagna.

Altre Accademie

La borghesia nascente pretendeva di partecipare anche alle manifestazioni esteriori della

cultura, che appariva sempre di più come una prerogativa di classe. Le accademie erano di

moda nella Spagna del XVI e de XVII, ma negli ultimi anni di regno di Filippo V erano

entrate in crisi e si avvicinavano al completo declino in cui sarebbero cadute alla fine del

secolo. Tra le cattive imitazioni e stanche sopravvivenze del passato non mancarono

accademie a conduzione privata che seppero suscitare interesse e ebbero fama e fortuna. Di

queste ricordiamo l’Accademia Valenciana, l’Accademia de Buenas Letras de

Barcelona, l’Academia de Bellas Artes. Il modello sostitutivo saranno da li a poco le

Sociedades Economicas de Amigos del Paìs, fondate per promuovere e diffondere il

progresso scientifico, economico e sociale.

La Academia del Buon Gusto

Non mancarono in quel periodo accademie poetiche di tipo tradizionale come quella del

Trìpode che si tenne in casa del poeta Torrepalma a Granata. Ma una sopra tutte fu

giustamente famosa, non solo per la sede sontuosa, per il decoroso livello artistico o per

prestigio dei propri soci, ma specialmente per la sua validità e per la funzione di equilibrio

che esercitò in un delicato momento di transazione: La Academia del Buen Gusto (1749-

1751). Il merito dell’accademia fu quello di fare da mediatrice fra le due opposte tendenze

quella popolare e barocca da un lato e quella dottrinaria e classicheggiante dall’altro.


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture del mondo moderno
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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