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mineralogia, l’orto botanico, il collegio di chirurgia di san Carlo, le prime scuola di

ingegneria. Più lento fu l’iter della riforma universitaria che fu programmata dall’inizio del

secolo che si protrasse fino al 1807, quando Carlo IV emanò un decreto sugli studi

universitari che non soddisfece nessuno. Solo nel 1771, dopo l’espulsione dei gesuiti,

Carlo III promulgò un Plan de estudios, che dettava alcune norme parziali per l’università.

L’università continuò ad essere un privilegio delle classi agiate. Essa rimase l’unica cosa

immobile in un mondo che si rinnovava continuamente, neanche le proposte di Jovellanos

(plan para arreglar los estudios de la universidades) furono presi in considerazione data la

scarsa partecipazione di questo ultimo al potere.

Le istituzioni

Le grandi istituzioni culturali tipiche del settecento furono le biblioteche pubbliche e le

accademie. A Madrid furono fondate sia la Biblioteca Nazionale che le accademie della

Lingua e della Storia ciò indicava che la cultura cominciava a programmarsi come servizio

pubblico.

La Biblioteca Nacional

La Biblioteca Nacional di Madrid nacque nel 1712, per volontà di Filippo V. Conteneva

circa ottomila volumi, tra manoscritti e stampe, che andavano moltiplicandosi grazie a

lasciti e acquisti di famose biblioteche private e grazie soprattutto al diritto sancito dalla

legge, di ricevere un esemplare di qualsiasi libro o pubblicazione venisse stampato nel

regno. Un particolare curioso fu dato da Jovellanos che aveva proposto l’abolizione dalla

scuola dell’insegnamento del latino ma che lo pretendeva assieme alla conoscenza del

greco per tutti gli impiegati della libreria, come una qualificazione tecnica.

L’Academia de la lengua

La Real Accademia Española de la Lengua o brevemente La Española nacque nello stesso

periodo 1713 come iniziativa privata di Don Juan Mnuel Fernnàndez Pacheco, marchese di

Villamediana e cinque volte viceré. Il fine principale dell’accademia fu quello di coltivare

e fissare la purezza e l’eleganza della lingua casigliana, eliminando tutti gli errori che nei

suoi vocaboli ha introdotto l’ignoranza, la trascuratezza e l’eccessiva libertà di innovare.

L’Accademia propose la compilazione di un Diccionario de la lengua castellana, in 6

volumi; di un’Ortografia e di una Grammatica. Da questi manuali si evince una lingua

privilegiata e discriminante, di classe fortemente accentratrice nei confronti delle parlate

periferiche, che si intendeva mortificare ed escludere. Il Diccionario propose solo termini

della lingua scritta e documentati da esempi letterari, trascurando voci e costrutti della

parlata popolare.

La Accademia de la Historia

Il 21 aprile 1738, fu istituita la reale accademia de la istoria. Era nata qualche anni prima

come unione di un gruppo di amici storici e letterati, in gran parte accademici della

Española. Tra i soci fondatori ricordiamo il Torrepalma, Salanca. Anche l’accademia de la

historia si proponeva di purificare e ripulire la storia della nostra Spagna da quelle favole

che la deturpavano, la sua prima impresa sarà la formazione degli Annali completi ,

dall’indice puntuale e copioso dei quali si possa ricavare un Dizionario storico universale

di Spagna.

Altre Accademie

La borghesia nascente pretendeva di partecipare anche alle manifestazioni esteriori della

cultura, che appariva sempre di più come una prerogativa di classe. Le accademie erano di

moda nella Spagna del XVI e de XVII, ma negli ultimi anni di regno di Filippo V erano

entrate in crisi e si avvicinavano al completo declino in cui sarebbero cadute alla fine del

secolo. Tra le cattive imitazioni e stanche sopravvivenze del passato non mancarono

accademie a conduzione privata che seppero suscitare interesse e ebbero fama e fortuna. Di

queste ricordiamo l’Accademia Valenciana, l’Accademia de Buenas Letras de

Barcelona, l’Academia de Bellas Artes. Il modello sostitutivo saranno da li a poco le

Sociedades Economicas de Amigos del Paìs, fondate per promuovere e diffondere il

progresso scientifico, economico e sociale.

La Academia del Buon Gusto

Non mancarono in quel periodo accademie poetiche di tipo tradizionale come quella del

Trìpode che si tenne in casa del poeta Torrepalma a Granata. Ma una sopra tutte fu

giustamente famosa, non solo per la sede sontuosa, per il decoroso livello artistico o per

prestigio dei propri soci, ma specialmente per la sua validità e per la funzione di equilibrio

che esercitò in un delicato momento di transazione: La Academia del Buen Gusto (1749-

1751). Il merito dell’accademia fu quello di fare da mediatrice fra le due opposte tendenze

quella popolare e barocca da un lato e quella dottrinaria e classicheggiante dall’altro.

La stampa periodica

Biblioteche, accademie e altre istituzioni restavano sempre privilegio di gruppi minoritari.

Il vero veicolo i trasmissione e diffusione della nuova cultura, dalla rivoluzione

copernicana alle scienze sperimentali fu la stampa, e sopratutto al stampa periodica del

settecento. La sua diffusione avvenne tra l’ultimo periodo di regno di Carlo III e l’inizio

del regno di Carlo IV quando una folla di fogli, non solo scientifici ma anche politici,

chiamavano a gran voce la libertà e cominciarono a rivendicare i diritti del popolo. La

storia della stampa coincide con la storia sella conquista della libertà ideologica. La Ley de

Libertad de Imprenta promulgata dalla corte di Cadice nel 1810 era stata preparata da un

laborioso iter lungo tutto il settecento, contrastava il decreto del 1791 firmato da Carlo IV

che sopprimeva tutti i periodici, tranne il Diario di Madrid, al quale dettava tutti i possibili

temi di informazioni come nascite, morti , matrimoni etc. la lotta per la libertà di stampa

avrà la sua felice affermazione nella trionfante rivoluzione del 1868. l’anno seguente

l’articolo primo del decreto emanato della costituente del Governo Provvisorio sanciva:

Tutti i cittadini hanno il diritto di emettere liberamente i propri pensieri per mezzo della

stampa.

Caratteri del giornalismo settecentesco

A metà del settecento erano presenti più di venti quotidiani e altre pubblicazioni

periodiche. Questa fioritura, conobbe presto un arresto sia per saturazione del mercato sia

per l’impreparazione del pubblico cui si destinava, ma riprese a partire del 1784. Se i

quotidiani e riviste periodiche negli anni ’30 e ’40 erano destinati ad annunciare, recensire

o riassumere libri, a diffondere le scoperte delle scienze e delle arti i periodici del 1784

rispondevano invece ad un criterio di diffusione e d’informazione di tipo moderno,

presupponevano un’indagine di mercato, la ricerca di un pubblico da soddisfare.

Il “Diario de los literatos de España”

Il Diario de los literados de España, periodico trimestrale fu fondato nel gennaio del 1737

da Salafranca, Puig e Huerta y Vega. Il suo scopo era quello di dare lunghi estratti,

analisi e giudizi, allo stesso tempo misurati e severi , di tutte le opere degne di attenzione

che andavano pubblicandosi. La rivista tuttavia ebbe vita breve e soprattutto difficile

cessando dopo sei anni la pubblicazione; l’ applauso dei dotti e l’appoggio del re Filippo V

non bastarono a impedire la morte della rivista causata dall’impossibilità di sostenere la


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture del mondo moderno
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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