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Incontro / disincontro fra due mondi

di Ana Cecilia Prenz

con interventi di Sara Taucer e Rossella Nobile

Introduzione

Risulta quasi impossibile immaginare quale sia stato lo stupore che accompagnò gli europei della fine del Quattrocento al momento della scoperta del nuovo continente. Sicuramente non basta ricordare le pagine scritte da Colombo in cui si narra di uomini con l'occhio in mezzo alla fronte o quelli con la faccia di cane o delle bellissime sirene, per capire quale fosse stato l'impatto che questo incontro con un mondo sconosciuto provocò. Ci sembra quasi presuntuoso ricondurre l'interpretazione dei testi di questi primi cronisti all’applicazione dei modelli europei rinascimentali, alle fantasie della letteratura cavalleresca, all'immaginario medievale o alle leggende e fantasie bibliche.

Colombo doveva guadagnarsi il favore dei re cattolici, ottenere che sostenessero le sue spedizioni, convincerli che c'era l'oro, e pertanto rispondere, a fatti e a parole, ai codici interpretativi della realtà propria del tempo. Lo stupore vero probabilmente non lo conosceremo mai, non sapremo mai che cosa fu realmente l'incontro fra quegli uomini. Anche perché non possediamo altro documento che quello lasciatoci dal conquistatore. È ovvio che ogni uomo giudica la realtà che lo circonda con gli strumenti metodologici che gli offre l’epoca in cui vive.

Sarebbe quasi un'illusione pensare che gli spagnoli, - proprio nel momento in cui gli europei si stavano contendendo i mari per arrivare nelle Indie -, avrebbero raggiunto i nuovi territori senza la speranza di trovare ricchezza, oro e spezie.

Il commento di Aníbal Ponce

L’argentino Aníbal Ponce commentando la Tempesta di Shakespeare scrive che già nei quattro personaggi del dramma è designata tutta un’epoca: Prospero rappresenta il tiranno illustrato che il Rinascimento ama, Miranda il suo lignaggio, Calibano le masse che soffrono, Ariele il genio dell’aria. E, forse, è questa la fotografia che possiamo creare nella nostra mente per interpretare il mondo spagnolo e americano al finire del XV e durante il XVI secolo.

Come il resto dell’Europa anche la Spagna sta costruendo l’unità nazionale, sia essa territoriale che religiosa. La prima avviene di fatto, la seconda, invece, sarà tenacemente perseguita. Il 1492, anno oramai simbolo, segna un momento decisivo per le trasformazioni in atto in terra spagnola. Non solo i viaggi di Colombo alla volta dell’America, ma anche la presa di Granada con cui si chiude il lungo processo della Reconquista.

L’espulsione degli ebrei e le violente campagne contro i mori. Eventi tutti estremamente significativi, ma a loro volta portatori di messaggi dai contenuti contraddittori. Da una parte, in essi si delineano i contorni della Spagna dei conquistatori, dei persecutori degli ebrei e dei mori in nome della "limpieza de sangre", la Spagna dell’Inquisizione. D’altra, però, una Spagna che attraverso i suoi pensatori trasmise ed applicò la dottrina erasmiana e che si nutrì di un pensiero critico ed umanista.

Juan Luis Vives e la natura dei conflitti

Quella che rese possibile l’operare di un Las Casas, opere come la Celestina o il Lazarillo ma anche l’azione riformatrice dei teologi e giuristi della Seconda Scolastica. Juan Luis Vives, uno degli scrittori che nella sua opera e biografia racchiude il sentire di tutta un’epoca, nel trattato De pacificatione, scrive che "non v’è altra cosa nella natura che sia più congruente che l’affinità; nessuna che sia più amichevole o più grata che un proprio simile, e non v’è cosa per la quale si provi più orrore e avversione che per ciò che è diverso e dissimile".

Sembra quasi che questi due estremi - "simile" e "dissimile" - racchiudano il significato della natura dei conflitti in cui si vide coinvolta la società spagnola del XVI secolo. Allo stupore del primo scopritore dovevano seguire delle risposte concrete riguardo non solo all’effettiva organizzazione dei territori conquistati. Esisteva anche un problema più serio da affrontare. Si trattava di capire chi fossero quegli esseri così diversi che abitavano quel continente. Bisognava dare loro uno status giuridico, ma fondamentalmente farli diventare archetipo di qualcosa di già conosciuto.

Aristotele aveva parlato di schiavi. E dal filosofo greco in poi tutto fu valido per confermare questa tesi. Ma anche il suo contrario. L’uomo del Cinquecento riprese i principi del pensiero filosofico dominante e lo adeguò alla nuova esperienza conquistatrice. Tommaso d'Aquino fu il referente più prossimo da cui nacque il pensiero della Seconda Scolastica Spagnola. La prima metà del secolo fu segnata da dispute in materia a livello governativo, nelle università, tra il clero e gli ordini religiosi.

Le testimonianze della scoperta

Questo testo ripercorre alcune vicende salienti che hanno segnato il continente americano nel XVI secolo. In una prima parte, le testimonianze scritte di scopritori, conquistatori, storici e cronisti permettono di soffermarci su alcuni momenti della storia e dell’incontro-scontro fra i due mondi; nella seconda parte, invece, dedichiamo l’attenzione all'attività dei teologi e giuristi della Seconda Scolastica, in particolare alla disputa che vide coinvolti Bartolomé de las Casas e Juan Ginés de Sepúlveda nella prima metà del secolo.

Abbiamo deciso di accompagnare lo sviluppo delle nostre riflessioni e le testimonianze riportate con alcuni scritti della trilogia Memoria del Fuego di Eduardo Galeano. Le grandi storie si compongono sempre di una miriade di piccole storie, non solo pubbliche ma anche private ed intime. Raccontare piccoli eventi di una grande storia aiuta a restituire autenticità e umanità a ciò che spesso, cristallizzato in un elenco di date e fatti storici di portata eccezionale, finisce per diventare statico ed emotivamente lontano da noi.

Memoria del Fuego (1989) è un'opera di straordinaria bellezza e verità. Nel primo volume, Los Nacimientos, Galeano narra la storia della conquista anche attraverso i piccoli eventi che l'hanno poi resa grande. L'Esordio (Umbral) di Los Nacimientos spiega meglio di qualsiasi altro commento l'intento dell'autore:

Yo fui un pésimo estudiante de historia. Las clases de historia eran como visitas al Museo de Cera o a la Región de los Muertos. El pasado estaba quieto, hueco, mudo. Nos enseñaban el tiempo pasado para que nos resignáramos, conciencias vaciadas, al tiempo presente: no para hacer la historia, que ya estaba hecha, sino para aceptarla. La pobre historia había dejado de respirar: traicionada en los textos académicos, mentida en las aulas, dormida en los discursos de efemérides, la habían encarcelado en los museos y la habían sepultado, con ofrendas florales, bajo el bronce de las estatuas y el mármol de los monumentos.

Ojalá Memoria del fuego pueda ayudar a devolver a la historia el aliento, la libertad y la palabra. A lo largo de los siglos, América Latina no sólo ha sufrido el despojo del oro y de la plata, del salitre y del caucho, del cobre y del petróleo: también ha sufrido la usurpación de la memoria. Desde temprano ha sido condenada a la amnesia por quienes le han impedido ser. La historia oficial latinoamericana se reduce a un desfile militar de próceres con uniformes recién salidos de la tintorería. Yo no soy historiador. Soy un escritor que quisiera contribuir al rescate de la memoria secuestrada de toda América, pero sobre todo de America Latina, tierra despreciada y entrañable: quisiera conversar con ella, compartirle los secretos, preguntarle de qué diversos barros fue nacida, de qué actos de amor y violaciones viene. Ignoro a qué género literario pertenece esta voz de voces. Memoria del fuego no es una antología, claro que no; pero no sé si es novela o ensayo o poesía épica o testimonio o crónica o... Averiguarlo no me quita el sueño. No creo en las fronteras que, según los aduaneros de la literatura, separan a los géneros. Yo no quise escribir una obra objetiva. Ni quise ni podría. Nada tiene de neutral este relato de la historia. Incapaz de distancia, tomo partido: lo confieso y no me arrepiento. Sin embargo, cada fragmento de este vasto mosaico se apoya sobre una sólida base documental. Cuanto aquí cuento, ha ocurrido; aunque yo lo cuento a mi modo y manera.

Con questo spirito ci accingiamo a ripercorrere alcuni momenti della storia del continente americano.

Eduardo Galeano, Memoria del fuego. Los Nacimientos. Siglo XXI de España editores, 2005, p. XV

La meraviglia

El amor

En la selva amazónica, la primera mujer y el primer hombre se miraron con curiosidad. Era raro lo que tenían entre las piernas.

  • ¿Te han cortado? – preguntó el hombre.
  • No – dijo ella –. Siempre he sido así.

Él la examinó de cerca. Se rascó la cabeza. Allí había una llaga abierta. Dijo:

  • No comas yuca, ni guanábanas, ni ninguna fruta que se raje al madurar. Yo te curaré. Échate en la hamaca y descansa.

Ella obedeció. Con paciencia tragó los menjunjes de hierbas y se dejó aplicar las pomadas y los ungüentos. Tenía que apretar los dientes para no reírse, cuando él le decía:

  • No te preocupes.

El juego le gustaba, aunque ya empezaba a cansarse de vivir en ayunas y tendida en una hamaca. La memoria de las frutas le hacía agua la boca. Una tarde, el hombre llegó corriendo a través de la floresta. Daba saltos de euforia y gritaba:

  • ¡Lo encontré! ¡Lo encontré!

Acababa de ver al mono curando a la mona en la copa de un árbol.

  • Es así – dijo el hombre, aproximándose a la mujer.

Cuando terminó el largo abrazo, un aroma espeso de flores y frutas, invadió el aire. De los cuerpos, que yacían juntos, se desprendían vapores y fulgores jamás vistos, y era tanta su hermosura que se morían de vergüenza los soles y los dioses.

Galeano, nella prima parte di Los Nacimientos dispiega, in una prosa estremamente poetica, la storia dell'America precolombina attraverso i miti delle popolazioni indigene. Questo frammento, in cui l’autore s’ispira nella Verdadera Biblia de los cashinaua, ne è una esemplificazione. "Primeras voces" è il titolo della prima parte del testo, l’essenzialità dell’uomo primordiale ed il suo rapporto con il mondo naturale (il tempo, il sole e la luna, il fuoco, il linguaggio, la tartaruga sono alcuni dei poemi epici, come allude Galeano) è ciò che lo caratterizza. L’autore sembra volersi soffermare su quella meraviglia o paradiso terrestre che poco dopo Colombo scrive di ritrovare.

‘Due meraviglie a confronto’ possiamo nominare l’incontro che ci fu tra l’uomo del vecchio-nuovo continente e l’uomo europeo: il primo, immerso nelle proprie credenze e compenetrato con la natura; il secondo, da secoli, ormai, figlio dell’elaborazione intellettuale. L’uomo che l’europeo incontra per la prima volta si meraviglia e si concede, l’altro porta il peso della propria storia-tradizione e non se ne libera.

Colombo, nella terza lettera che invia ai Re Cattolici, non esita nell’affermare che la meraviglia che compare davanti ai suoi occhi ha tutte le parvenze del paradiso terrestre. Ma non si concede, interpreta. Scrive Pedro Henríquez Ureña, che la nuova realtà viene vissuta dagli europei attraverso il filtro della propria cultura: la cultura libresca rinascimentale, da una parte, i dogmi religiosi e scientifici vigenti, dall’altra. Storie romanzesche basate sulla tradizione e le leggende, le favole e sogni immemorabili, le riminiscenze platoniche, le fantasie bibliche classiche e medievali; il tutto alimentato dalle meraviglie narrate da Plinio il Vecchio, la Naturalis Historia e Marco Polo.

Sono molte le testimonianze sulla scoperta e conquista dell’America nella prima metà del XVI secolo. Ognuna di esse, in termini letterari, si presenta sotto forma diversa. Carmelo Samonà nella sua storia della letteratura spagnola, parla dei testi lasciatici dai relatori, dagli storici, dai cronisti: i primi, – i testimoni diretti degli eventi, come Cristoforo Colombo ed Hernán Cortés – i secondi, – coloro che sintetizzano ed esaltano gli eventi della conquista, come Gonzalo Fernández de Oviedo e Francisco López de Gómara –, i terzi, – narratori di eventi particolari, come Alvar Núñez Cabeza de Vaca, Bernal Díaz del Castillo –.

Eppure, sottolinea «È l’epoca dei pionieri. E sarebbe difficile, e anzi praticamente scorretto, tracciare divisioni sommarie e gerarchie di valori in un patrimonio così tutto determinato da un generale principio di necessità» (107). «Il criterio migliore è quello di assumere i vari autori come tanti testimoni più o meno oculari, che hanno assistito ai grandi avvenimenti da punti di osservazione diversi» (108).

La scoperta del continente e la sua conquista procedono in modo parallelo. Si tratta di due processi che si complementano a vicenda. Un unico fatto storico narrato, però, in due modi diversi: in una prima fase, domina la volontà di conoscenza della geografia del luogo e dei suoi abitanti; in una seconda, più definita, emerge la volontà del colonizzatore di estendere il dominio spagnolo. Al primo momento, corrispondono Cristoforo Colombo e gli esploratori che si susseguono per circa trent’anni a partire dal 1492; il secondo gruppo, invece, è quello dei conquistatori veri e propri a partire da Hernán Cortés.

Cristoforo Colombo

Nato forse nel 1451 e morto nel 1506, scrive Diario de bordo, Cartas de relación, – inviate ai Re Cattolici, durante i quattro viaggi realizzati tra il 1492 e il 1504 – e altri scritti con notizie frammentarie sulla scoperta dei nuovi territori. Le Cartas pubblicate nel 1494 e tradotte in latino dal catalano Leandro de Cosco, hanno, immediatamente, almeno otto edizioni. Inoltre, viene fatta un’edizione in versi, in italiano, dall’teologo fiorentino Giuliano Dati.

1498 Santo Domingo El Paraíso Terrenal Al atardecer, a orillas del río Ozama, Cristóbal Colón escribe una carta. Le cruje el cuerpo, atormentado por el reuma, pero le brinca de gozo el corazón. El descubridor explica a los Reyes Católicos lo que se muestra evidentísimo: el Paraíso Terrenal está en el pezón de una teta de mujer. Él lo supo hace un par de meses, cuando sus carabelas entraron en el golfo de Paria. Ya van los navíos alzándose hacia el cielo suavemente... Navegando aguas arriba, hacia donde no pesa el aire, Colón ha llegado al límite último del Oriente. En esas tierras las más hermosas del mundo, los hombres muestran astucia, ingenio y valentía y las mujeres, bellísimas, llevan por todo vestido sus largos cabellos y collares de muchas perlas enroscados al cuerpo. El agua, dulce y clara, despierta la sed. No castiga el invierno ni quema el verano; y la brisa acaricia lo que toca. Los árboles brindan fresca sombra y, al alcance de la mano, frutas de gran deleite que llaman al hambre. Pero más allá de esta verdura y esta hermosura, no hay navío que pueda subir. Ésa es la frontera del Oriente. Allí se acaban las aguas, las tierras y las islas. Muy arriba, muy lejos, el Árbol de la Vida despliega su vasta copa y brota la fuente de los cuatro ríos sagrados. Uno de ellos es el Orinoco, que no creo que se sepa en el mundo de río tan grande y tan fondo. El mundo no es redondo. El mundo es una teta de mujer. El pezón nace en el golfo de Paria y asciende hasta muy cerca del cielo. A la punta, donde fluyen los jugos del Paraíso, ningún hombre llegará jamás.

Eduardo Galeano, op. cit., p. 61

Il terzo viaggio

Carta del Almirante a los Reyes Católicos

Ya dije lo que yo hallaba de este hemisferio y de la hechura, y creo que si yo pasara por debajo de la línea equinocial, en llegando allí, en esto que más alto que fallara muy mayor temperancia y diversidad en las estrellas y en las aguas; no porque yo crea que allí donde es el altura del extremo sea navegable ni agua, ni que se pueda subir allá, porque creo que allí es el Paraíso Terrenal, adonde no puede llegar nadie, salvo por voluntad divina. Y creo que esta tierra que agora mandaron descubrir Vuestras Altezas sea grandísima y haya otras muchas en el Austro de que jamás se hobo noticia. Yo no tomo que el Paraíso Terrenal sea en forma de montaña áspera como el escrebir de ellos nos amuestra, salvo que él sea en el colmo allí donde dije la figura del pezón de la pera y que poco a poco, andando hacia allí, desde muy lejos se va subiendo a él; y creo que nadie no podría llegar

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Gambin Felice.
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