Letteratura spagnola dell'800
Partiamo dall'inizio dell'800 perché tale secolo è fondamentale per poter comprendere le dinamiche storiche, politiche, sociali e anche letterarie, che risentono del contesto, del periodo successivo. In Spagna è frequente parlare di 'generazione' ('98, '27, '36, '50) perché si considerano le correnti letterarie dal punto di vista generazionale, ossia anagrafico: gli autori, i letterati, e non solo letterati ma anche sociologi, pensatori, filosofi, sono tutte personalità nate in un certo periodo e che quindi condividono un'esperienza storica comune, sono chiamate con il nome di generazione, sebbene possano anche non condividere tutti gli stessi valori contemporaneamente e possono convivervi personalità molto diverse tra loro (es. '27), anche se siano accomunate da una stessa educazione o dall'aver vissuto in luoghi condivisi, e ognuno di questi dà la propria risposta alle sollecitazioni del contesto storico.
La generazione del '98
Il '98 sta per 1898 e indica una data fondamentale per gli spagnoli dal punto di vista storico poiché segna la perdita delle ultime colonie dell'impero spagnolo. L'impero spagnolo a fine XV sec., a partire in particolare dal 1492 quando Isabella la Cattolica, i Re Cattolici, finanzia Cristoforo Colombo, il quale scopre l'America, e di conseguenza questa parte del mondo finisce sotto il dominio della corona di Castiglia inizialmente, poi di quella spagnola.
A questa prima espansione territoriale si associano altre conquiste, poiché gli spagnoli arriveranno a conquistare le Filippine (così chiamate perché conquistate sotto Filippo II, seconda metà del '500, ed è il suo il regno per il quale viene coniata l'espressione 'impero su cui non sorge mai il Sole', perché aveva territori su tutto l'orbe, dalle Americhe alle Filippine, passando per l'Asia e i Caraibi).
Tutta la storia della Spagna, a partire da ciò in avanti, fino agli inizi dell'800, è fortemente dominata dalla consapevolezza di essere i dominatori o di poter rivendicare un ruolo importante a livello mondiale, legato al possesso di così tante terre.
Nell'800 però le colonie americane, sulla spinta degli impulsi provenienti dall'illuminismo e dalla rivoluzione francese (principio di autodeterminazione dei popoli) e approfittando di una situazione di crisi della politica spagnola, si distaccano e ottengono l'indipendenza durante tutto l'800, e nel 1898 le ultime colonie, ossia Filippine, Puerto Rico e Cuba, vengono perse con la guerra ispanoamericana contro gli Stati Uniti (dura 6 mesi perché Usa molto più potenti e con più risorse): Filippine divengono indipendenti ma le altre due entrano nell'orbita del controllo degli Usa (Puerto Rico ancora oggi è una specie di protettorato).
Il desastre del '98
Il '98 rappresenta per gli spagnoli un anno terribile tanto che si parla di 'desastre del '98', perché quell'identità in cui si erano riconosciuti gli spagnoli, che era un'identità di dominatori e anche coloniale, viene meno. Questo trauma è anche un trauma storico, poiché avviene proprio anche una perdita militare, e dunque la Spagna perde la propria identità. Di conseguenza gli intellettuali di ogni tipo riflettono sulle motivazioni per le quali la Spagna ha avuto questa perdita di identità.
La Spagna e la crisi dell'ancien regime
Per arrivare a ciò è necessario comprendere cosa succede nell'800, ossia perché quella grande Spagna, che ancora nel '600 può dominare il Mediterraneo e rivaleggiare con Inghilterra e Francia nel dominio in Europa, arriva a una tale crisi tanto da perdere tutte le colonie. Le ragioni di questo cambiamento storico rilevante che incide profondamente dal punto di vista psicologico negli spagnoli sono legate alla crisi dell'Ancien Regime e alla rivoluzione liberale che inizia all'inizio dell'800 in Spagna.
La Spagna arriva all'800 con il re Carlo IV, che era sul trono dal 1788, è un Borbone (il primo Borbone si ha nel 1700, prima c'erano gli Asburgo) e durante il cui dominio il regno entra in crisi perché entra in crisi l'Ancien Regime in tutta Europa (Napoleone in Francia, la Spagna non rimane isolata da ciò che succede intorno; gli stessi francesi interverranno fisicamente in Spagna a dirimere le questioni spagnole).
Manuel Godoi e la desarmotisacion
Carlo IV, seguendo una delle tradizioni, aveva affidato il potere ad una persona di fiducia, che era Manuel Godoi. Costui è un personaggio particolare e molto conservatore, e durante la sua gestione del potere l'unica cosa che seppe fare fu ricavare l'odio da parte di tutto il regno e di tutte le classi sociali, perché nel 1798 egli aveva messo in atto un provvedimento fondamentale per la situazione economica spagnola, ossia la desarmotisacion (1798): un processo per il quale i grandi latifondi appartenenti alla Chiesa o alla grande nobiltà spagnola, che fino a quel momento non potevano essere toccati, venduti o divisi, vengono espropriati dallo Stato e messi in vendita.
Egli lo fa per colpire il potere dei grandi latifondisti (durante tutto il 800 e 900 la Chiesa in Spagna ha un potere importante ed era in possesso di grandi ricchezze materiale, tra cui i latifondi, che sono caratteristica fondamentale anche dell'agricoltura, soprattutto per l'Andalusia, che insieme all'Estremadura, vive principalmente di agricoltura ancora oggi). Lo scopo è quello di riattivare l'agricoltura in crisi in quel momento attraverso una gestione non più latifondista ma di piccoli proprietari e quindi distribuire la ricchezza che in quel momento era solamente in mano della Chiesa o della nobiltà. Questa misura non sempre ebbe successo e Godoi si fece nemici la Chiesa e la grande Nobiltà.
La sconfitta di Trafalgar e il trattato di Pontemplaux
Nel 1805 la Spagna subì un'importante sconfitta militare con la Francia di Napoleone, la sconfitta di Trafalgar (nel frattempo tutta Europa è precisa da Napoleone che cerca di estendere i propri domini) e tale sconfitta brucia agli spagnoli ma li porta a firmare nel 1807 il trattato di Pontemplaux con il quale abbassano la testa di fronte alla Francia permettendo all'esercito francese di attraversare la Spagna, ogni qual volta essi vogliano, per arrivare in Portogallo, dove i francesi avevano mire espansionistiche.
Il motin de Aranquez e l'inizio della guerra d'indipendenza
Questo decisione ha serie conseguenze nel momento in cui viene meno, pochi anni dopo, il potere di Carlo IV, che viene costretto ad abdicare da un sollevamento popolare, il cosiddetto Motin de Aranquez del 1808, in cui tutti i nemici politici di Godoi e del re si ribellano, e Carlo IV abdica in favore di suo figlio Fernando VII: questo passaggio provoca però una decisione da parte di Napoleone che decide di approfittare di questo momento di crisi politica e di entrare in Spagna con le sue truppe, approfittando del trattato precedente, e convoca Carlo IV e Fernando VII a Baiona, e li costringe a sottostare al suo potere e in pratica costringe Fernando VII ad abdicare in favore del fratello di Napoleone, ossia Giuseppe Bonaparte.
Napoleone può fare ciò perché ha le sue truppe sul territorio spagnolo, e quindi è una vera e propria occupazione. Tuttavia il popolo non accetta ciò e così il 2 maggio del 1808 a Madrid inizia una rivoluzione contro i francesi: i madrileni si ribellano contro le truppe francesi presenti nella città e questo ‘levantamiento’ termina nel sangue poiché è repressa violentemente dai francesi (i madrileni non possono far fronte ai 30000 uomini francesi che erano di stanza a Madrid) (rappresentato anche da Goya).
Inizia così una vera e propria guerra di indipendenza da parte degli spagnoli contro i francesi di Giuseppe Bonaparte. Dopo Madrid infatti si sollevano Saragoza, Valencia e altre città principali. La cosiddetta ‘guerrilla’ (termine usato per l'America Latina e per indicare quella strategia militare basata su blitz con obiettivi mirati) nasce durante proprio durante questa guerra di indipendenza ed è una delle tecniche usate contro i francesi, che erano militarmente più forti.
Le Cortes di Cadice e la Costituzione del 1812
La guerra ha diverse fasi ma la cosa importante è che per sostenere questa guerra, che si inserisce in un contesto europeo, intervengono gli inglesi per appoggiare gli spagnoli. In Spagna in questo periodo si ha la nascita di un primo governo più democratico, ossia le Cortes di Cadice. Quelli che resistono ai francesi infatti si organizzano localmente in una serie di juntas rivoluzionarie che servono a gestire questa guerra. Tutte queste juntas si riuniscono a Cadice nel 1810, formando queste cortes.
In Spagna non si parla di Parlamento ma di Cortes, un termine che viene dal lontano Medioevo e in quell’epoca indicavano le istituzioni in cui si riunivano la Chiesa e i nobili accanto al re per gestire il regno. Nel corso del tempo questa istituzione si evolve e viene recuperata in questo momento in senso rivoluzionario. Le Cortes divengono l’organo rivoluzionario per eccellenza nel 1810 perché riuniscono i capi della rivoluzione sul territorio, a Cadice.
Tale città si trova dopo Gibilterra, sull’Oceano Atlantico, e quindi è la punta più lontana della penisola spagnola verso sud, ed è importante geograficamente perché è il punto più distante dalla penisola ed è naturalmente protetta dall’assalto dei francesi, e quindi è un luogo ideale per potersi riunire. Le Cortes sono fondamentali perché portano avanti un lavoro che dura due anni e che avrà come frutto la Costituzione del 1812, una Costituzione molto all’avanguardia, considerato il periodo e il contesto storico.
Gli spagnoli la chiamano affettuosamente la Pepa, perché è la prima vera espressione del popolo, in senso lato, attraverso un organo democratico come le Cortes. Questa costituzione prevede l’affermazione della sovranità nazionale, ossia il potere risiede nella nazione, il riconoscimento delle libertà e dei diritti individuali, e dell’uguaglianza davanti alla legge (viene dopo la rivoluzione francese ed è evidente), divisione dei poteri (elemento fondamentale per una monarchia costituzionale) legislativo, affidato alle Cortes, esecutivo, affidato al Re (la monarchia non è ancora messa in discussione), giudiziario, che è indipendente, religione cattolica come religione di stato, suffragio universale (ma per essere candidati a deputati bisognava avere un certo reddito poiché non si poteva venir pagati e bisognava mantenersi), si creava un esercito ufficiale atto a difendere questa nazione.
Dalla costituzione ciò che viene fuori è l’idea di una monarchia moderata, una monarchia costituzionale, che rappresenta un grande cambiamento. Tuttavia questa costituzione non entrerà mai in vigore. Sempre nel 1812 entrano le truppe di Wellington, il generale inglese in aiuto degli spagnoli, e gli inglesi riescono a sconfiggere Napoleone e ad ottenere la sua ritirata dal suo suolo spagnolo. Nel 1813 viene firmato il trattato di Valensai con il quale si decreta la fine della guerra di indipendenza, e si decreta il ritorno di Fernando VII sul trono.
Il ritorno di Fernando VII e la Restaurazione
Egli viene chiamato anche il ‘deseado’ perché gran parte di quelli che avevano combattuto la guerra di indipendenza lo avevano fatto per il ritorno del legittimo re Borbone sul trono, e quindi si aspettavano che il suo ritorno significasse la continuazione e la sopravvivenza dello spirito della costituzione del 1812. Molti si aspettavano una monarchia più democratica ma si sbagliavano perché quando torna al potere comincia un processo (1815, Congresso di Vienna, Restaurazione) di restaurazione e di ritorno al passato, e quindi con la definizione di una vera e propria monarchia assolutista, diversa da quella liberale delineata nella costituzione del 1812, che di fatto lui annulla. Gli anni che vanno dal 1814 al 1820 prendono il nome di ‘sexemio absolutista’ e questa restaurazione dell’assolutismo ha conseguenze tragiche perché la prima misura presa dal re è quella repressiva nei confronti di tutti coloro che vi si opponevano, i quali venivano uccisi dopo processi sommari.
Vengono perseguiti tutti i liberali, che erano una parte importante di coloro che avevano combattuto per il ritorno del legittimo re, e quelli che in Spagna sono chiamati gli ‘afrancesados’ ossia i francesizzati, coloro che avevano simpatizzato per Giuseppe Bonaparte. Si ha il primo grande esilio di intellettuali e politici, ossia di personalità facenti parte dei rivoluzionari, degli afrancesados, e coloro che avevano appoggiato queste due fazioni, e che di fronte ad una situazione di repressione di questo tipo preferiscono lasciare la Spagna e generalmente si rifugiano in Francia, ma anche in Regno Unito. Questo è il primo grande esilio della Spagna contemporanea e l’età contemporanea della Spagna ha inizio proprio nel 1808, in particolare con il levantamiento del 2 maggio.
Questi esiliati organizzarono continuamente durante questi anni di restaurazione cospirazioni contro Fernando VII. Di fatto questi anni di regno di Fernando sono segnati da una serie di ‘pronunciamientos’ ossia golpe militari, che avvenivano quando un capo militare si pronunciava contro il re, e ce ne furono almeno sei o sette, di tentativi di sovvertire il potere monarchico, tutti falliti. Da parte sua il re non fu capace di gestire la situazione dal punto di vista economico, perché l’economia spagnola andò in banca rotta, visto che comunque la nazione doveva risollevarsi da una guerra avvenuta sul suo territorio, e Fernando VII non fu in grado di rimediare alla situazione rovinosa. Il succedersi continuo di pronunciamientos aumentò l’instabilità del suo regno.
Il triennio liberal
Nel 1820 il colonnello Rafael del Riego si pronuncia contro il re con l’esercito e questo golpe costrinse Fernando a giurare sulla costituzione del 1812, e inizia così una fase liberale. Per tre anni, il cosiddetto ‘triennio liberal’, Fernando VII si trova costretto a cedere ai liberali. In questi anni costoro attuano diverse riforme importanti, politiche ed economiche, tra cui ad esempio, furono indette nuove elezioni (che non si facevano da quando il re era tornato al potere), venne creato finalmente l’esercito come previsto dalla costituzione, vennero liberati tutti i prigionieri politici, fu soppressa l’Inquisizione (dal 1476 funzionava ancora, istituita da Fernando il Cattolico).
Tuttavia i liberali si dividono tra di loro, in due partiti:
- Moderati
- Esaltati
I primi cercarono una sorta di compromesso tra la monarchia moderata che voleva il re e la loro idea liberale di monarchia e di gestione dello stato, mentre i secondi volevano che la costituzione del 1812 venisse adottata così come era uscita fuori dalle Cortes di Cadice. Alla fine prevalsero i moderati e quando giunsero gli esaltati al potere nel 1823, Fernando VII, aiutato dal re di Francia, riprende il potere e ha inizio la cosiddetta ‘decada ominosa’ (1823-1833, quando il re muore).
È chiamata così perché Fernando VII restaura di nuovo la monarchia assoluta ma con conseguenze molto più pesanti di quelle della precedente restaurazione. Anche perché con questi tre anni di apertura molti liberali erano anche tornati in Spagna, ma il nuovo cambio del re causa un vero e proprio massacro. Vengono create commissioni militare che dovevano procedere velocemente con processi per condannare a morte tutti quelli che si erano distinti nel triennio precedente.
Tra 15000 e 20000 persone decisero di lasciare la Spagna, e quindi ci fu un secondo grande esilio, anche con personaggi di prima levatura, come Martinez de la Rosa, quindi anche intellettuali che si rifugiano in UK o Francia per continuare la loro attività.
Il processo di indipendenza delle colonie americane
Durante la guerra di indipendenza e il regno di Fernando VII inizia il processo di indipendenza delle colonie americane. In particolare dal 1808, durante la guerra di indipendenza, perché quelle juntas si organizzano anche nelle colonie e di conseguenza, poco a poco, quando ritorna al potere dopo il 1814 Fernando VII, le colonie americane iniziano il loro processo di indipendenza approfittando dell’instabilità della madrepatria, seguendo l’esempio della rivoluzione americana del 1776 quando vennero proclamati gli Stati Uniti.
Nel 1810 il colonnello San Martin, ad esempio, in Argentina promuove un levantamiento, nel 1815 si ribella il Venezuela, e nel 1818 il Cile, nel 1821 il Messico e nel 1824 il Perù. Questo processo continuerà per tutto l’800 fino al ’98. Quando muore Fernando VII nel 1833 si ha un problema di successione (problema tipico della storia spagnola caratterizzata dalle guerre di successione) perché nel 1830 egli, che aveva avuto quattro mogli, solo dall’ultimo matrimonio con una sua nipote ha una figlia, Isabel, quella che poi diverrà regina.
La guerra carlista
Per la legge Saliga in vigore in Spagna, le femmine non potevano salire sul trono, ma la successione spettava al primo maschio nella linea di successione. Da una parte c’erano i sostenitori di Isabel e dall’altra quelli di un fratello di Fernando VII che era il seguente in linea di successione, che si chiamava Carlos Maria Isidro. Ha inizio così nel 1833 la prima guerra carlista (ce ne saranno tre poiché essi approfitteranno di ogni momento di instabilità), che dura sei anni, fino al 1839, e che vede opposti i carlisti e quelli che sostenevano Isabel, che aveva solo 3 anni.
Carlos non si arrende e non accetta la successione di Isabel. Inoltre ci sarà un periodo di reggenza da parte della madre Maria Cristina (con cui si apre un periodo di apertura liberale), perché Isabel era troppo piccola, e quindi Carlos si ribella alla regina madre. Nel 1839 sale al trono Isabel II e quindi vengono sconfitti i carlisti e con Isabel II inizia un periodo di apertura liberale rispetto a quello del padre.
Tuttavia dal 1833 al 1839 ci fu una reggenza del potere da parte della madre perché Isabel era troppo piccola e non aveva raggiunto la maggiore età. Anche quando sale al trono è piccola e pertanto si ha una seconda reggenza da parte del generale Espartero (è un progressista), che si solleva ne ’
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