CALVINO
❖ Calvino classicista?
Per lui i classici non sono solo gli autori dell’antichità. Sono anche i moderni, ie quei libri
validi candidati a diventare dei classici. Calvino ebbe una lunga carriera di recensore. Per
lui la pratica della lettura ha sempre significato anche parlare, giudicare il proprio libro. A
Sciascia: “Parlo di te per vedere chiaro anche in me”. Dai suoi giudizi sui libri degli altri e
sugli autori classici ricaviamo indicazioni per conoscere la poetica di Calvino. Parlare di
Calvino lettore implica riflettere su Calvino scrittore. In particolare la concezione che
Calvino aveva della parola. La parola non coincide con l’immagine mentale, vi è sempre
una distanza tra il mondo non scritto e il mondo scritto. Il mondo non scritto è la
dimensione a cui partiene la realtà in quanto tale ma anche pensieri, idee, sentimenti,
emozioni. La parola attua un meccanismo di inseguimento, prova a raggiungere il mondo
non in una dinamica continua. La scrittura è un modo per rendere possibile al mondo non
scritto di esprimersi verso di noi.
La parola è un inseguimento perpetuo delle cose, adeguamento alla loro varietà infinita.
La parola collega la traccia visibile alla cosa invisibile, alla cosa assente, alla cosa
desiderata o temuta, come un fragile ponte di fortuna gettato sul vuoto. Per questo il
qiusto uso de/ linguaggio per me è quello che permette di avvicinarsi alle cose (presenti o
assenti) con discrezione e attenzione e cautela con rispetto di ciò che le cose (presenti o
assenti) comunicano senza parole (Lezioni americane, Leggerezza, Esattezza).
La percezione insomma che la lingua non può dire tutto. ma forse riesce a dire qualcosa, a
patto che la si circuisca e quasi la si corteggi con assidua pazienza, disposti allo scacco.
Rinvia alla dimensione etica della scrittura, a un lavoro ordinato in chiave morale,
deontologia della scrittura. Lo scrittore non avrà mai la certezza di poter adeguare con la
propria parola il mondo non scritto, ma questo deve essere uno stimolo al lavoro. La
lettura dei classici diventa non questione di evasione soltanto ma è una questione etica.
Ribadisce l’importanza dei modelli e la necessità di un costante e continuo confronto con
la tradizione. L’idea di scrittura è aliena dalle visioni di scrittore pieno di furor, ispirato.
“sono contrario al mito dello scrittore ispirato che non sa il perché di come scrive, ma
intendo la letteratura come un impiego di mezzi tecnici di massimo cosciente e razionale”.
Il mondo non scritto non passa direttamente al mondo scritto, occorre il lavoro, labor,
specifico nella scrittura che ha una sua pratica, fatica e intelligenza. A Stelio Mattioni
Lei scrive ma il guaio è che prova più gusto a scrivere che a leggere mentre scrivere
1965:
vuol dire partecipare a un lavoro collettivo avere una propria idea della situazione della
letteratura attuale de di una direzione verso la quale la si vuole sviluppare. Se no le cose
che lei scrive, belle o brutte che siano non entrano nel discorso generale, cioè non
servono”.
Secondo momento fondamentale è l’imitazione. Calvino riprende un topos della cultura
occidentale, tema imitazione come troviamo espresso nella lettera 84 a Lucilio di Seneca.
Paragona il lavoro dello scrittore a come le api scelgono il nettare e lo trasformano nel
miele. Il nettare viene lavorato, acquisito, criticato e diventa qualcosa di nuovo. Imitare =
assumere nutrimento dagli altri autori.
Paola Arrigoni
Questi viaggi, che mi scuotono di dosso l'apatia, credo che facciano bene alla mia salute e ai
miei studi. Perché facciano bene alla mia salute lo vedi bene: l'amore per gli studi mi rende
pigro e mi fa trascurare il corpo, così faccio esercizio a spese di altri. Quanto allo studio, ecco
perché servono: non ho smesso un momento di leggere. Le letture - penso - mi sono
necessarie, primo perché non sia pago solo di me stesso, poi perché venendo a conoscenza
delle indagini altrui, possa formulare giudizi sui risultati e riflettere sulle ricerche da farsi. La
lettura nutre la mente e la ristora quando è affaticata dallo studio, anche se richiede una certa
applicazione. Non dobbiamo limitarci a scrivere o a leggere: la prima attività, parlo dello
scrivere, riduce ed esaurisce le forze; la seconda ti snerva e ti spossa. Bisogna, invece, passare
dall'una all'altra e contemperarle in modo che la penna riconduca a unità quanto si è raccolto
con la lettura. Dobbiamo, si dice, imitare le api che svolazzano qua e là e suggono i fiori adatti
a fare il miele, poi dispongono e distribuiscono nei favi quello che hanno portato e, come scrive
il nostro Virgilio, Accumulano il limpido miele e colmano le celle di dolce nettare.
❖ Lettura – imitazione – furto
Il furto è una parola chiave all’interno di questo modello di scrittura. Usata anticamente in
particolare dagli autori del ‘600. Anche Calvino si avvale di questo termine. Lo usa come
titolo per una conversazione con Tullio Pericoli. (testo nei materiali di BB). Tullio è un
disegnatore italiano del ’36. Amore per la letteratura. Illustrazione 1985 di un’edizione di
Robinson Crusoe. Nel 2002 raccoglie 577 ritratti di uomini di lettere, tra cui anche Calvino.
Condividevano l’amore per certi autori come Defoe, Stevenson. La conversazione nasce in
un momento particolare, ie mostra di Tullio durante la quale conversazione con calvino che
poi viene pubblicata nel 1980.
Per evitare la ripetizione, per un desiderio di cambiamento, …dovevo fare i conti fino in
P:
fondo con quello che ero stato…con Klee. Il ‘furto ad arte’ arricchisce il ladro e il derubato
(Cézanne si è arricchito del furto perpetrato da Picasso).
L’idea che l’artista sia proprietario di qualche cosa è un’idea piuttosto tarda…Si può dire
C:
che l’arte nasce da altra arte, così come la poesia nasce da altra poesia… quando uno
crede semplicemente di far parlare il proprio cuore, o di imitare la natura, di fatto imita già
delle rappresentazioni, magari senza rendersene conto… Per esistere come personalità
poetica indipendente, si comincia a stabilire il rapporto con un modello o con più modelli.
Pericoli pone il rapporto tra imitato e imitante a un rapporto di reciproco costante.
Tradurre è il sistema più assoluto di lettura. Bisogna leggere il testo nelle implicazioni di
C:
ogni parola…. Sempre la traduzione implica una particolare intensità di lettura… Forse la
lettura è già questo furto. C’è questa cosa lì, chiusa, questo oggetto da cui si carpisce
qualcosa che c’è chiuso dentro. C’è uno scassinamento, c’è un furto con scasso in ogni
vera lettura.
Anche l’esperienza di essere tradotto è dello stesso tipo: è un modo di leggersi.
Nelle sue città invisibili rifà il Milione di Marco Polo fi. Invita Calvino a parlare della
traduzione. Ci permette di comprendere il legame tra lettura e scrittura. La traduzione va
intesa come l’anticamera della scrittura. Il traduttore deve esercitare la lettura
all’ennesima potenza, il sistema più assoluto di lettura. Nella lettura c’è già il furto perché
il lettore-traduttore percepisce questa cosa chiusa lì e deve fare un furto con scasso.
Forse dobbiamo vedere il piacere di entrare in un lavoro interpersonale, in qualche cosa
C:
che ci dia quasi il senso di un processo naturale cui hanno partecipato più generazioni …
l’impressione di una forza che passa attraverso di noi.
Paola Arrigoni
La tradizione è il luogo in cui le individualità di ogni scrittore possono aspirare ad un
• futuro proprio perché dotate di un passato. un precursore è solo uno che fa
L’originalità ad ogni costo non è per Calvino un merito:
• prima degli altri delle cose che poi gli altri faranno meglio di lui.
Nel testo si moltiplicano le voci. Calvino allarga il piano del ragionamento. Non è più solo
un rapporto a 2, ma implica una collettività tradizione. Il piacere di percepire la tradizione
e sentirsi parte della tradizione leggendo I Promessi Sposi fi. Il grande mito dell’originalità
non esiste.
Credo che oltre a questo la vitalità si manifesti nel fatto che non si accettano le opere
P:
come oggetti chiusi, ma stimolati da un maggiore spirito critico si vanno a cercare i
percorsi, le tappe del farsi, gli stimoli, quei nodi generativi di cui parlavamo.
Ogni opera che contiene in sé l’imitazione, la citazione, o la parodia presuppone una
C:
scelta, una lettura, una critica, il privilegiare determinati aspetti, determinate linee nei
confronti delle altre, è un’attività critica.
Scelta – lettura – critica riportano alla concezione etica della lettura e scrittura. Un’opera
presuppone un autore che abbia scelto, che abbia privilegiato determinate linee. Questa
attività critica è espressione di una libertà particolare. Calvino è attento a declinare il suo
concetto di libertà.
La letteratura non è altro che questo inventarsi delle regole e poi seguirle.
Scrivere un libro vuol dire, a un certo punto, ‘scegliere’.
Scegliere la ‘regola’, cioè un piano ordinato e controllato di lavoro è per Calvino un modo
per ritagliare zone di ragione entro il magma indistinto della realtà, è una maniera per
stabilire una distanza entro la quale collocare la scrittura, il proprio lavoro letterario.
È dunque una possibilità che l’autore cerca e si propone per confrontarsi e trovare uno
spazio di agilità nei riguardi di quel magma che è la realtà.
Ora, questa ispirazione che consiste nell’ubbidire ciecamente a ogni impulso è in realtà
una schiavitù. Il classico che scrive la sua tragedia osservando un certo numero di regole
che conosce è più libero che poeta che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo
di altre regole che ignora. (Lezioni americane, Molteplicità)
La molteplicità è l’ultima delle Lezioni Americane. Suggerisce le modalità della parola per
rapportarsi a questo mondo magmatico.
● http://www.treccani.it/enciclopedia/italo-calvino_%28Dizionario-Biografico%29/
● https://www.raiplay.it/video/2016/03/Italo-Calvino---I-grandi-della-letteratura-1ec7971c-6669-
4e9a-8b08-d874dcf12645.html
❖ Calvino e Manzoni
Calvino attento a concepire la scrittura e lettura come atto critico, scelta, atto razionale,
presa di coscienza. Questo meccanismo di identificazione funziona sia quando
assimilazione positiva, che combattuta e travagliata.
Paola Arrigoni
Mancata fortuna del romanzo italiano, 1953. È un’inchiesta radiofonica mai
trasmessa, Calvino raccoglie e pubblica il testo. Veniva chiesto un parere agli autori. È un
giudizio molto duro e severo.
“In altre letterature il romanzo nacque da padri scavezzacolli e giramondo, ed ebbe vita
lunga, esuberante e fortunata. Da noi ebbe per padre Alessandro Manzoni: nobile genitore
davvero, da non poterne immaginare uno più degno, più sollecito e paziente nel tirar su
quel suo unigenito.”
Ironia evidente. Quello di Manzoni fu un romanzo “troppo modello”. Il difetto dei Promessi
temperamento poco romanzesco.
Sposi era il Nel corso del tempo Calvino spiega il
“Fu un romanziere sui generis privo del gusto per l’avventura,
significato di questa parola.
fu un moralista senza spinta all’autointrospezione”. Cos’è l’avventura? L’avventura è prova
razionale dell’uomo sulle cose a lui contrarie.
una lingua che si posa come uno strato di vernice sopra le cose.
Questione linguistica
Giudizio per una scrittura che resta in superficie rispetto alle cose. Accusa Manzoni di
lontana da ogni trepidazione amorosa.
avere una scrittura Il tema amoroso è un tema
centrale nella scrittura romanzesca e narrativa, una gran forza motrice.
“Il giudizio che esprimevo a quel tempo ebbe modo di
Ebbe poi l’onestà di aggiungere
cambiare.”
Amo Manzoni perché fino a poco fa l’odiavo. – 1959. È una frase anche un po’
9 domande sul romanzo,
viscerale perché tratta da una sorta di questionario che erano
state rivolte a alcune scrittori della letteratura.
❖ 1955 – Il midollo del leone
Saggio che è la pubblicazione di una conferenza su invito di Anna Banfi, pubblicata su
Paragone. Testo all’inizio della sua raccolta di saggi. È una specie di manifesto (leggi
integralmente). Fa sentire tra le sue righe anche un po’ di retorica. Calvino vuole avere
efficacia, mandare un messaggio forte.
È importante avere qualche spunto biografico. Calvino era nato nel ’23 da genitori
scienziati. Aveva ricevuto un’educazione rigorosamente laica. Studi di agraria che
interrompe nel ’43 perché si unisce alla Brigata Comunista Garibaldi per evitare
l’arruolamento alla Repubblica Sociale. Nel ’45 si trasferisce a Torino, aderisce al PC e al
Politecnico (rivista). Frequenta la casa Einaudi. Come studioso inizia come scrittore
esponente della narrativa realismo sociale. Appartengono a questa stagione Il sentiero dei
nidi di ragno, I racconti partigiani. Su indicazione di Vittorini lascia il realismo e inaugura
una scrittura fantastica, che ritroviamo nella Trilogia ambientata in un medioevo
cavalleresco. Significati storici tradotti in una modalità allegorica. Le pagine escono prima
dei terribili fatti di Ungheria (1956) quando i carri armati sovietici vanno a distruggere le
speranze degli intellettuali di sx. a seguito di ciò si allontana dal PC.
nutrimento per una morale rigorosa, per una padronanza della storia.
Il midollo del leone è
Calvino ottimista che propone alcune chiavi interpretative e di risoluzione per il problema
della crisi della narrativa. La letteratura uscita dalla guerra inizia a declinare e si è alla
ricerca di una nuova strada. Perché, tra le possibilità che s’aprono alla
Anche per il problema del personaggio:
letteratura d’agire sulla storia, questa è la più sua, forse la sola che non sia illusoria:
capire a quale tipo d’uomo essa storia col suo molteplice, contraddittorio lavorio sta
Paola Arrigoni
preparando il campo di battaglia, e dettarne la sensibilità, lo scatto morale, il peso della
parola, il modo in cui esso uomo dovrà guardarsi intorno nel mondo; quelle cose insomma
che solo la poesia – e non per esempio la filosofia o la politica – può insegnare.
Lo scopo dell’intellettuale impegnato è agire sulla storia. La letteratura può intervenire
nella costruzione vera e importante del personaggio e dettarne (…). Fin da subito
introduce la specificità della poesia. Questo era lo scopo della poesia secondo Manzoni too.
Questo tipo d’uomo…può anche non essere uno di quei personaggi a tutto tondo che sono
prerogativa del romanzo o del teatro, ma vive altresì e forse soprattutto in quella presenza
morale, in quel protagonista non meno individuato che hanno pure le poesie liriche o le
prose dei moralisti, quel vero protagonista che anche in tanti romanzieri, a cominciare dal
Manzoni e dal Verga maggiore, non s’identifica con nessuno dei personaggi.
Cita Manzoni in modo positivo. Quella presenza morale superiore (il grande narratore per
M), che ha la forza di fornire una presenza morale all’opera intera.
Dobbiamo dire che l’’uomo ermetico’ è l’ultimo vero personaggio che la letteratura italiana
ha saputo esprimere? E Pavese che per polemica antiermetica scrive poemetti con operai
e barcaioli e bevitori, non ci fa mai dimenticare che il protagonista non è l’operaio o il
barcaiolo o il bevitore, ma l’uomo che li sta guardando in tralice dal tavolo opposto
dell’osteria, e vorrebbe essere come loro e non sa…con gli occhi metastorici del poeta
intellettuale.
Nei primi decenni del ‘900 era fiorita la letteratura ermetica che aveva previsto un
personaggio chiuso e isolato. A questo uomo ermetico Calvino attribuisce anche dei valori
positivi, osserva con razionalità, non ha ancora cessato di far sentire il suo valore. Fa
l’esempio di Pavese, lo scrittore che per esprimere la propria visione travagliata osserva
dall’alto gli operai.
❖ Nuova letteratura: ‘il mondo degli altri’
Ecco che nei narratori della generazione più giovane il personaggio dell’io-lirico-
intellettuale non esiste più, sembra stia stato drasticamente abolito. Il mondo reale, il
mondo ‘degli altri’, viene in primo piano, ma non è quasi mai un mondo interpretato,
studiato in modo da definirne le ragioni direttrici, le linee di movimento, non è mondo
rispecchiato da una esperienza razionale, ma un mondo precedente la coscienza, grezzo,
accettato nella sua totalità senza inventario.
Non è che l’io non ci sia nei giovani narratori, ma è un io che si guarda bene dal formulare
pensieri, dal mostrare altri interessi che non siano quelli elementari.
Siamo prima della disillusione politica di Calvino. No integrazione tra il protagonista
autobiografico di questa narrativa e dall’altro lato la società borghese, metropolitana.
Anche negli scrittori come Pavese che erano anti-ermetici si percepiva che l’immersione
nel mondo rurale mantenesse pov estraneo. Anche tra i narratori della nuova generazione
no soluzione positive. Pensiero che forse va anche a Pasolini perché il giudizio verrà esteso
al fattore linguistico, soprattutto quando parla di un mondo precedente la coscienza,
greggio. Nel 1955 era uscito “Ragazzi di vita” di Pasolini, che rappresentava senza filtri il
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