Letteratura latina I a.a. 2019/20
Prof. Luigi Galasso (secondo semestre)
Orazio, satire - Lezione 1
Epodi e satire
Gli epodi e le satire di Orazio sono stati realizzati in contemporanea e rappresentano due modi differenti di sperimentare. Entrambe le esperienze si concludono intorno al 30 a.C. quando vengono pubblicati sia il II libro delle satire che il Liber degli epodi. La pubblicazione del I libro delle satire deve risalire intorno al 35 a.C. ma su questo c’è un margine di incertezza.
Cosa vuol dire “vengono pubblicati”? Significa che il testo raggiunge la sua forma definitiva ed è pronto per una diffusione generalizzata. Prima della pubblicazione il testo avrà senz’altro conosciuto una diffusione parziale. L’opera letteraria per gli antichi era un’opera in collaborazione per tanti aspetti. Quindi, l’autore scriveva un componimento, lo faceva leggere ai suoi amici, lo presentava ad un pubblico ristretto e teneva conto delle loro osservazioni. La pubblicazione sanciva la definitività del testo.
Noi sappiamo che, prima della pubblicazione, ci sono state delle Egloghe di Virgilio e ci sono state delle satire di Orazio che hanno conosciuto una diffusione individuale. Le satire di Orazio, che avevano conosciuto una loro diffusione, sappiamo (e lo ricaviamo dalle satire stesse) che avevano suscitato discussioni piuttosto vivaci. Questo, naturalmente, si spiega bene all’interno del clima di sperimentazione per tutta questa letteratura dell’età triunvirale.
Come le Bucoliche di Virgilio, così anche gli epodi di Orazio avevano implicato l’introduzione in latino di un nuovo genere letterario. Nell’epistola I, 19, Orazio si vantava di essere stato il primo ad aver portato nel Lazio i giambi di Paro. La stessa operazione che Virgilio aveva fatto con le bucoliche con cui era stato il primo a portare nel Lazio l’opera bucolica di Teocrito.
Il confronto con la tradizione latina
Le satire rappresentano qualcosa di diverso, cioè un confronto con la tradizione latina, un intervento diretto di Orazio all’interno della tradizione latina. La satira ha uno statuto particolare all’interno dell’organizzazione per generi letterari della letteratura latina. Ricordiamo il celebre giudizio di Quintiliano: “Satura tota nostra est” (la satira è una creazione interamente nostra). Il giudizio è molto famoso ed è tratto dal libro X dell’Institutio oratoria (grande manuale per la formazione dell’oratore): “Anche nell’elegia sfidiamo i Greci e a me sembra un autore particolarmente limpido ed elegante Tibullo. Ci sono anche quelli che preferiscono Properzio. Ovidio è più sfrenato di entrambi, così come Gallo è più duro”.
L’elegia, che per noi è un genere con caratteristiche di forte originalità latina, Quintiliano lo paragona all’analogo genere greco e dice: come per gli altri generi, anche nell’elegia noi sfidiamo i greci, siamo in grado di sfidare i greci e poi definisce quali sono le caratteristiche dei 4 autori che costituiscono il canone degli elegiaci. I canoni in latino sono organizzati per gruppi di 4 laddove in greco sono organizzati per gruppi di 3. Nel canone dell’elegia latina noi abbiamo Tibullo, Ovidio, Properzio, Gallo.
Satira e originalità secondo Quintiliano
Di contro a questa esperienza che Quintiliano classifica come dipendente dalla Grecia, abbiamo la satira. Con la satira lui può davvero tirare un sospiro di sollievo: “Finalmente la satira è interamente nostra, nella quale per primo Lucilio, che ha ottenuto una grande gloria, ha alcuni estimatori ancora così appassionati di lui che non esistano ad anteporlo non soltanto agli autori del medesimo genere letterario ma a tutti i poeti”. Quindi, all’epoca di Quintiliano, Lucilio godeva ancora di un sostegno di pubblico importante.
“E io, quanto dissento da costoro tanto dissento da Orazio che ritiene che Lucilio scorra fangoso e che ci sia qualcosa che tu potresti levare”. “Fluēre lutulentum”: è una frase che caratterizza la poesia luciliana in Orazio. Questo scorrere fangoso è, per Orazio, una poesia che non è il frutto dell’impegnativa selezione che lui attua.
“Infatti, in lui c’è una straordinaria dottrina, c’è libertà e da ciò deriva l’asprezza e l’abbondanza di arguzia. È molto più limpido e più puro Orazio e, se non mi sbaglio per passione verso di lui, migliore”. Il giudizio di Quintiliano sottolinea con forza il carattere di originalità, originalità per certi aspetti totale, nella indipendenza della satira dall’esperienza dei greci.
Il legame con la Grecia
Però, in qualche modo, questa stessa insistenza caratterizza il giudizio di Quintiliano come tendenzioso e, infatti, abbiamo altre attestazioni importanti nello stesso Orazio che collegano la satira alla Grecia. I romani avevano un complesso di inferiorità, culturalmente, nei confronti della Grecia e questo li portava a percorrere due strade che a noi potrebbero sembrare in contrasto ma, in fondo, sono l’esito della stessa necessità:
- Da un lato, c’era la volontà di affermare con forza la propria originalità
- Dall’altro, c’era la rivendicazione di un modello greco che, in qualche modo, costituiva una patente di nobiltà.
Quindi, c’era questa necessità di affermare la propria dipendenza da un modello greco alto, nobile. Orazio mette in rapporto la sua satira esplicitamente con la commedia attica antica, quella che per noi è incarnata principalmente da Aristofane di cui ci sono rimaste svariate commedie intere mentre degli altri autori importanti ci sono rimasti solo frammenti.
Satire Orazio, 1, 4
Leggiamo l’inizio della quarta satira del I libro di Orazio in cui questa dipendenza viene affermata a chiare lettere:
Èupolis àtque Cratìnus Arìstophanèsque poètae àtque aliì, quorùm comoèdia prìsca viròrum st, (=viròrumst) sìquis eràt dignùs descrìbi, quòd malus àc fur, quòd moechùs foret àut sicàrius àut aliòqui famosùs, multà cùm libertàte notàbant. 5 hìnc omnìs pendèt Lucìlius, hòsce secùtus, mùtatìs tantùm pedibùs numerìsque, facètus, èmunctaè narìs, durùs conpònere vèrsus. nàm fuit hòc vìtiòsus: in hòra saèpe ducèntos, ùt magnùm, versùs dictàbat stàns pede in ùno; 10 cùm fluerèt lutulèntus, eràt quod tòlere vèlles.
Traduzione: “I poeti Èupoli e Cratìno e Aristofane e gli altri a cui appartiene la commedia antica, se c’era qualcuno degno di essere segnato perché malvagio e ladro, perché era un adultero o un assassino o infame in altro modo, lo marchiavano con molta libertà. Da qui dipende interamente Lucilio che ha seguito costoro dopo aver cambiato soltanto il metro e il ritmo, arguto, di gusto sottile, duro nel comporre i versi” (facetus, emunctae naris).
A questi due apprezzamenti che dicono l’eccellenza di Lucilio si aggiunge qui una determinazione importante che dice qual era il suo punto debole: “durus componere versus” (qui viene usato l’infinito con valore di limitazione che risponde ad un’estensione dell’uso dell’infinito semplice negli autori augustei e poi dell’età imperiale). “E, infatti, in questo fu difettoso: in un’ora spesso dettava duecento versi, come se fosse una cosa straordinaria, stando su un unico piede e, poiché scorreva fangoso, c’era ciò che tu avresti voluto togliere”.
Da qui è ripresa la frase citata da Quintiliano: “cum flueret lutulentus”. Viene attivata, qui, l’immagine del grande fiume che ha una portata d’acqua enorme ma quest’acqua non è limpida, è fangosa. Così, Lucilio. Vale qui l’opposizione con la poetica callimachea alla quale Orazio aderisce: una poetica che vuole, invece, la poesia rifinita, la poesia prodotto di una fonte di acqua limpida. Quindi, vediamo subito qual è il punto in cui si accentrano le contestazioni di Orazio.
Connessione storicamente non valida
Per quanto riguarda la connessione originaria del genere, di fatto questa non è storicamente valida. Con tutta evidenza si tratta della volontà, da parte di Orazio, di trovare una paternità nobile per la sua satira: la sua satira deriva da quella luciliana e questa satira di Lucilio potrebbe avere una nobile origine nella grande commedia attica. Al di là di Lucilio, Orazio vuole risalire a quelli che potrebbero essere dei modelli nobili del genere.
In realtà, storicamente, questa connessione non sembra condizionare le reali origini del genere. La satira, a Roma, deriva da una necessità: quella che il poeta ha di trovare uno strumento, uno spazio per l’espressione della propria soggettività e questo spazio viene creato da Ennio. L’autore arcaico, come Livio Andronico, come Nevio, come Ennio stesso, produce dei generi letterari impersonali come il dramma o la poesia epica che è il genere letterario oggettivo per eccellenza. Qual è il modo che l’autore ha di esprimere la propria soggettività? Per trovare questo modo, per creare questo spazio, Ennio crea questo genere letterario che è la satira.
La satira di Ennio realizza una sintesi originale in cui è probabile che venissero sfruttati i vari esiti della poesia giambica greca anche se le nostre conclusioni sono rese fragilissime dagli scarsi resti che ci sono giunti di queste opere. Abbiamo parlato degli epòdi, dei giambi di Callimaco. Possiamo ricordare anche i Meliambi di Cèrcida di Megalopoli, una raccolta in cui la materia filosofica cinica è rappresentata in una forma giambica anche con metri lirici (i meliambi = giambi cantati). I temi erano quelli della vita semplice, la critica dell’immoralità, la critica della ricerca sfrenata del piacere e della ricchezza, la preferenza per un amore equilibrato e non sfrenato, qualcosa che ritroviamo in maniera significativa nelle satire di Orazio stesso.
Tradizione grammaticale e varietà della satira
Nella tradizione grammaticale, poi, si afferma una distinzione tra:
- Una satira degli inizi, quella di Ennio e di Pacuvio (di cui non abbiamo nulla, mentre di Ennio abbiamo qualche frammento) che si caratterizza per la sua varietà e
- Quella che inizia con Lucilio che si segnala per l’aggressività.
Quindi, dovette essere sentita una differenza tra la preistoria e la storia della satira e questo ci è segnalato in maniera molto chiara da Orazio che su Ennio e Pacuvio non dice nulla ma di Lucilio parla come originatore del genere, un originatore del genere rispetto al quale Orazio attua una sterzata che introduce dei cambiamenti molto importanti.
Lezione 2
La satira: il genere letterario di Ennio
La satira è il genere letterario di cui Ennio è stato l’inventor, lo scopritore ed è lo spazio per l’espressione soggettiva di un autore ed è caratterizzato dalla varietà. In questa direzione ci indirizza già l’etimologia del termine satira. Va esclusa l’etimologia antica che connette il termine con i satiri e il dramma satìresco. La satira sembra non avere nulla a che fare con il teatro comico greco. Invece, andiamo nella direzione della gastronomia: satura lanx (lanx è il vassoio) indica, nella Roma antica, un piatto misto di primizie che venivano offerte agli dei, una specie di insalata mista.
È anche il nome di un lex per saturam procedimento giuridico: si diceva di una quando si riunivano stralci di vari argomenti in un singolo provvedimento legislativo. Quindi, sono attestazioni che ci portano tutte nella direzione della mescolanza e della varietà, quindi, un valore che doveva essere percepito anche nell’impiego letterario del termine. Un nome non greco, come non è greco nemmeno il nome dell’atellana per il famoso genere di rappresentazioni teatrali con le maschere fisse.
Il nome non greco ci porta in una direzione diversa, sembra rafforzare per certi aspetti l’idea di Quintiliano. Tutti gli altri generi letterari hanno dei nomi greci. Quindi, un genere letterario disposto a contenere la varietà degli argomenti con i quali si esprime la voce personale del poeta. Nella produzione letteraria, già degli inizi, che troviamo a Roma, noi non abbiamo un genere canonico di poesia che prevedesse un’espressione diretta in cui il poeta potesse rispecchiare il suo rapporto con se stesso e con la realtà contemporanea.
Questo, per gli autori greci, era possibile attraverso svariati generi: Callimaco compone di tutto un po’, realizza anche innovazioni all’interno dei singoli generi che gli venivano offerti dalla tradizione. A Roma questo spazio è lo spazio della satira. La satira è caratterizzata da:
- Varietà;
- Voce personale;
- Impulso realistico.
Questi sono i caratteri della satira latina delle origini che discerniamo nei pochi frammenti di Ennio. Di Pacuvio non c’è rimasto nulla, quindi, non possiamo dire nulla del suo contributo alla storia del genere. Nella storia della satira, però, c’è una svolta che si ha con Lucilio.
Lucilio e la svolta nella storia della satira
Lucilio era un cavaliere romano, veniva da una distinta e florida famiglia originaria di Sessa Aurunca, nella Campania settentrionale. La sua biografia è legata al circolo scipionico. Lui ha condotto una vita privata, è rimasto nello spazio della persona, dell’individuo, non ha affrontato la carriera politica che la sua ricca famiglia avrebbe potuto consentirgli ma è stato legato in amicizia con quelli che allora erano gli uomini più potenti di Roma, nello specifico, Scipione l’Emiliano e Lelio.
Sappiamo che si è trovato nel quartier generale di Scipione l’Emiliano all’assedio di Numanzia. Quindi, ha partecipato in maniera indiretta a quelle che sono le importanti vicende politiche e militari del suo tempo. Per quanto riguarda la sua cronologia ci sono dei problemi che riguardano la data di nascita. La data di morte è sicura ma quella di nascita pone un difficile problema.
San Girolamo, la nostra fonte, attesta che Lucilio morì a 46 anni, quindi sarebbe nato nel 148 a.C. Se, però, Lucilio è nato nel 148, altri dettagli della sua biografia sarebbero difficili da accettare: ad esempio, la sua presenza all’assedio di Numanzia. All’assedio di Numanzia, nel 133 a.C., lui sarebbe stato presente all’età di 15 anni e questo sembra difficilmente probabile. Così come non si capisce come mai Orazio si rivolga a lui chiamandolo senex nelle sue satire.
È stato detto che San Girolamo abbia commesso un errore. Da dove ricaviamo queste notizie? San Girolamo ha realizzato un adattamento in latino del Chrònicon di Eusebio di Cesarèa. Nei primi tempi dell’affermazione del cristianesimo si dava la necessità di realizzare una sincronia tra la storia sacra e le storie degli altri popoli e delle altre civiltà. Quindi, la necessità di elaborare una cronologia complessiva, che tenesse conto dei diversi sistemi (quello dei consoli a Roma, quello delle olimpiadi in Grecia, quello della storia biblica…), era una necessità che si poneva con forza.
Eusebio di Cesarèa realizza quest’opera che viene, poi, adattata in latino da San Girolamo che aggiunge notizie di storia culturale ricavandole principalmente da Svetonio. Cosa sarà successo? Girolamo si sarà trovato a confondere i consoli del 148 a.C., probabilmente, con quelli del 180 a.C. I consoli del 180 avevano gli stessi nomi di quelli del 148.
L’anno, a Roma, è indicato dal nome dei consoli. Fuorviato dalla sostanziale omonimia, Girolamo avrà assegnato all’anno sbagliato la data di nascita di Lucilio. Questo, però, pone altri problemi ed è stata anche avanzata l’ipotesi di una data intermedia che vuole la nascita di Lucilio intorno al 168/167. Però, l’importante è sapere da dove derivi il problema.
Lucilio vive una vita priva di eventi. Siamo male informati sul periodo più tardo di questa vita, però, di fatto, sembra difficile poter individuare qualcosa di saliente. Lui ha voluto tenersi lontano dalle cariche pubbliche e dalla vita politica.
Lucilio e la metrica della satira
Lucilio compose 30 libri di satire di cui abbiamo dei frammenti, quasi tutti brevissimi, per circa 1300 versi. L’edizione di Lucilio, che circolava nel I secolo a.C. e che era attribuita al grammatico Valerio Catone, comprendeva nei primi 21 libri, tutti componimenti in esametri dattilici. L’esametro è, a partire da Lucilio, il verso in cui a Roma si esprime la satira.
Dovettero esserci dei libri, dal 22 al 25, forse in distici elegiaci e i libri dal 26 al 30 sono quelli in metri giambici e trocaici, quelli in uso nella commedia latina, nonché nuovamente in esametri. I libri più antichi sono gli ultimi di questa edizione. Quindi, Lucilio è partito con una satira che, come quella di Ennio, usava anche i metri della commedia latina. Questo è comprensibile perché era la commedia latina la grande fonte a cui guardare proprio per attingere il linguaggio della vita quotidiana, il linguaggio dell’uso, il linguaggio che potesse essere usato in questo nuovo genere letterario (la satira). Il fatto che poi Lucilio orientasse la sua scelta metrica verso l’esametro fu decisivo per i suoi continuatori, in particolare, per Orazio.
Non è sicuro che il titolo Saturae risalga a Lucilio stesso però ora
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