Estratto del documento

Terza unità didattica: "Burattini traviati: due infanzie esemplari"

Introduzione

Pinocchio: qualunque edizione purché completa. Camilleri: ed. Sellerio. Saggi critici: un saggio di Spinazzola (www.liberliber.it) e un saggio di De Montis (dispensa).

D'Azeglio e l'identità italiana

D'Azeglio: fatta l'Italia bisogna fare gli italiani. Una frase di questo tipo presuppone che "italiani si diventa": l'appartenenza a un'identità nazionale non dipende dalla nascita ma dalla condivisione di certi valori. Nel tempo c'è stato un dibattito acceso sul "carattere (genio, spirito) italiano": ciò che fa di un italiano un italiano, l'identità.

Questa è una nozione problematica: da un lato trasmette un'idea di ordine ("carta d'identità" raccoglie ordinatamente e senza ambiguità i dati che ci caratterizzano); dall'altro è un termine "avvelenato": promette quello che non può dare, fa passare per realtà oggettiva ciò che è una finzione, una credenza condivisa, una funzione sociale.

Non c'è molta differenza tra razzismo e identitarismo. Il razzismo storico si basa più sulla genetica, l'identitarismo più su una base culturale, ma entrambi difendono un'idea di purezza fissa e inamovibile, una natura che rimane sempre uguale a se stessa. C'è un'identità, bisogna difenderla: idea di base di molti movimenti.

In realtà l'identità viene "inventata" in base alla situazione, viene messo in luce un elemento piuttosto che un altro in base alle circostanze. Gli "stereotipi" fanno parte di questo sistema, e arrivano ad avere un valore fondamentale perfino nelle relazioni tra paesi: modo di accomunare milioni di persone tramite delle caratteristiche che possono essere considerate comuni.

In realtà è difficile individuare un'identità precisa: un tempo la città era il punto di riferimento, esistevano delle "identità locali". Si comincia a studiare la "letteratura italiana" da San Francesco e il 1200: si adatta al passato una nozione successiva (quella letteratura non era certo "italiana" in un periodo in cui il concetto di nazione era assurdo). Nell'Ottocento viene detto che l'Italia è un "concetto geografico"; da un altro punto di vista, l'Italia può essere un "concetto letterario": nell'ambito letterario possiamo individuare un canone appartenente tutto ad un'Italia-una.

La letteratura come baluardo dell'identità

Negli anni bui delle sottomissioni straniere la letteratura italiana era l'unica luce, baluardo puro di un'identità incerta. Da qui si è sviluppata un'idea di supremazia culturale italiana. Si crea un canone letterario per dimostrare attraverso una letteratura "civile" che l'Italia esiste nonostante la storia e la politica abbiano a più tratti tentato di negarlo. Si scelgono figure esemplari, miti; l'autore medesimo diventa un mito: mito dello scrittore che prevale sul contenuto dell'opera. Poeta vate, intellettuale al servizio del popolo, che incarni i suoi desideri.

Il luogo chiamato a tramandare questo patrimonio di nozioni e a trasmettere questo valore è la scuola: è lì che prende forma l' "egemonia culturale". Scuola ha un ruolo cruciale in ogni tipo di dittatura. All'inizio dell'800 l'Italia stessa era nata da poco, era essa stessa in una situazione di infanzia: necessario "fare gli italiani", codificare un'identità nazionale, un programma unificato, che riunisse tutte le realtà regionali.

L'istruzione in Italia post-unitaria

In precedenza l'istruzione non era pubblica: fin dal Medioevo prioritariamente affidata ai religiosi, alla Chiesa: tratto tipico di tutte le culture europee fino alla Rivoluzione Francese. Al momento dell'Unità era necessario solo il primo biennio delle elementari, e solo il 40% della popolazione era registrata come istruita (ma non è detto che si presentasse effettivamente a scuola). Idea che l'istruzione fosse da rifiutare perché sovversiva; avrebbe reso le popolazioni difficili da controllare.

  • Anni '70 -> scuole elementari 5 anni;
  • Anni '10 del '900 scuole non nazionali ma comunali (costruite tramite le spese locali di chi voleva istruire i propri figli).

Precoce femminilizzazione dell'attività dell'insegnante (maestri pagati come servi, difficile trovare maestri preparati) che parlavano dialetto o un italiano stentato. Si trattava come prima cosa di insegnare l'italiano a un italiano: difficoltà dei termini astratti (deputato, indigeno) che non esistono nei dialetti. Al di fuori della Toscana al momento dell'Unità il toscano era pressoché incomprensibile: importante la leva militare per la scolarizzazione.

Letteratura per ragazzi: Cuore e Pinocchio

Su questo sfondo si creano i "bestsellers scolastici" di fine 800 come Cuore: si racconta un anno scolastico di un ragazzino piemontese, con tutti i valori della borghesia umbertina del tempo (onestà, patria ecc.). De Amiciis tentò un progetto didattico nuovo, in contrasto con il progetto ecclesiastico [in Cuore i ragazzi non festeggiano le festività religiose, libro non previsto nei collegi].

Allo stesso modo in Pinocchio, altro grande libro che ha fatto i ragazzini italiani, non c'è alcun riferimento alla religione: tratto per nulla scontato, scelta molto specifica. Entrambi impostano la vicenda con un protagonista bambino e rivolta a coetanei del protagonista: narrativa per ragazzi racconta i ragazzi. Non siamo noi i lettori ideali di Pinocchio: possiamo abbandonarci a una lettura disponibile, ma non siamo i destinatari di questo tipo di libro; la nostra è una lettura critica. Questo porta a delle conseguenze: libro scritto per bambini di dieci anni ha criteri stilistici e tematici molto semplici.

Rari o assenti in Italia libri su ragazzi di una certa estrazione sociale (piccolo Lord): solo infanzie particolari. Prima dell'unità non si vedeva come necessario. Fatta l'unità nasce un grande filone, di letteratura per ragazzi di cui Cuore e Pinocchio sono i "protagonisti": necessario rinsanguare il romanzo di formazione.

Piccoli bildungsromane, con protagonisti bambini e destinati a bambini (non ragazzi). Romanzi di formazione che traggono spunto dal modello della fiaba: come nelle fiabe abbiamo le "prove di accesso" di un ragazzo nella comunità di adulti. Nelle altre culture i romanzi per ragazzi non sono romanzi di formazione in cui i ragazzi si confrontano con il mondo degli adulti: Alice in Wonderland e Peter Pan sono romanzi di un'infanzia assoluta; mentre Pinocchio alla fine cambia di stato.

Critica dei romanzi di formazione

Romanzi oggi guardati con occhio critico perché presentano un modello borghese di fine Ottocento oggi superato: in questi libri ogni colpa viene punita, e che la vita impone delle prove molto dure ed è necessario crescere in fretta.

Cuore termine tematico importante, insieme a carattere: a decidere il destino delle nuove generazioni dell'Italia di allora è il cuore buono e il rafforzamento del carattere, per sconfiggere gli stereotipi dell'italiano di allora: pigro, appassionato, indulgente.

Programma di educazione nazionale: self-help, possibilità di migliorarsi, arricchirsi; trasposizione in ambito sociale del darwinismo; tramite le tue doti puoi affermarti. Uscire dalla condizione dell'infanzia significa affermare questo tipo di doti: con queste doti potranno da adulti far parte di una comunità organica, condividerne i diritti e i doveri. Questo può riguardare la scuola (Cuore) o il lavoro (Pinocchio).

Lezione 2

Letteratura italiana e tensioni culturali

Libri che compaiono in un momento in cui la letteratura italiana viveva un momento di tensione: da una parte il naturalismo verghiano, dall'altra le esperienze dell'estetismo dannunziano. Pinocchio è un libro per ragazzi quindi non viene accomunato propriamente a nessuna delle due correnti, tuttavia è più vicino alla vita "umile" (non per questo possiamo definirlo un romanzo verista). Cuore invece mette in scena la borghesia torinese, quindi lontano da queste atmosfere.

Libri fatti per preparare la società del domani. Con De Amicis abbiamo l'ambiente urbano, con Pinocchio abbiamo la società paesana e agraria su cui aleggia l'elemento fiabesco.

Pinocchio: una figura complessa

Difficile mettere a fuoco la figura di Pinocchio per vari motivi. Innanzitutto ciò è dovuto alla "barriera" delle molte riscritture e interpretazioni diverse che della sua storia ci vengono sottoposte fin dalla nostra infanzia. È stato molte volte interpretato, può essere considerato un ipertesto e allo stesso tempo un pretesto per motivi fumosi e incerti lontani dagli avvenimenti del testo ed estranei alla situazione in cui venne scritto (motivi antropologici, religiosi ecc.).

La vera difficoltà è che noi lo conosciamo già, abbiamo un'idea più o meno vaga della sua figura: questo rende difficile distaccarsene e osservarlo con occhio critico. Interpretato molte volte: come un ribelle laico, come una figura christi. Figura ambigua: dovrebbe essere un burattino, ma non ha i fili e si muove secondo la propria volontà. Come tutti i personaggi celebri della letteratura in cui ci si può immedesimare, "Pinocchio siamo noi". Pinocchio è un personaggio fortemente italiano, e per capirlo bisogna anche contestualizzare l'autore.

L'autore: Carlo Collodi

Carlo Lorenzini, scelse Collodi in omaggio al paese dove era nata la madre. Nacque nel 1826 a Firenze da una famiglia non molto altolocata: figlio di un cuoco che lavorava per un marchese, che gli permise di studiare e gli pagò gli studi in un collegio ecclesiastico (predestinato alla carriera ecclesiastica, ebbe una massiccia educazione cattolica). Ciò lo portò al contrario sulla strada della ribellione, era un patriota e un mazziniano.

Fu tra i militari toscani che combatterono gli austriaci per l'indipendenza. Soprattutto carriera di giornalista e scrittore: come giornalista collaborò a diverse riviste di area fiorentina (alcuni suoi libri sono insiemi di articoli). Si era fatto una fama negli anni '50 con i romanzi "Un romanzo in vapore da Firenze a Livorno" (racconto umoristico di un viaggio ferroviario) e "I misteri di Firenze" (uno dei molti romanzi nati sull'onda dei Misteri di Parigi di Sue). Lavorò anche a teatro, compose diversi drammi e fece il critico.

Dopo l'Unità andò accentuandosi la delusione per i modi in cui l'Unità era avvenuta (come per molti che combatterono per essa) e si allontanò dalla vita pubblica. Bambino cresciuto, non ebbe figli né famiglia, donnaiolo, giocatore e bevitore.

Collodi e la letteratura per ragazzi

Siamo in una fase precedente alla fase di specializzazione: scrittori e giornalisti normali a un certo punto si danno anche alla letteratura per ragazzi (nel '900 troviamo più specialisti, come Rodari e Vamba). Decise di avvicinarsi alla letteratura per ragazzi perché essa offriva libero sfogo alla fantasia e dava la possibilità di riversare sulle nuove generazioni i progetti in cui aveva creduto; oltre che offrire possibilità di guadagno.

Si da intensamente alla letteratura per ragazzi quando un editore gli propone di tradurre dal francese dei racconti per ragazzi. L'attività di scrittore si fa preponderante adesso su quella di giornalista e critico. Il primo per ragazzi fu il Giannettino del 76, che riprendeva il Giannetto (libro per ragazzi di successo di primo 800); poi il Minuzzolo del 78. Ebbe successo e scrisse moltissimi altri libri di Giannettino usati a scopo didattico nelle scuole.

L'esplosione di Pinocchio

L'esplosione di Pinocchio (1883) mise in ombra il resto della carriera letteraria di Collodi. Morì nel 1890, a poco più di '60: non fece in tempo a godere dell'enorme successo mondiale di Pinocchio. Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino. Libro nato su insistenza di un amico, giornalista del "Giornale per i bambini", che voleva trovare opere scritte in un buon toscano.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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