Estratto del documento

Letteratura latina 01/10/2018

L'altro, il diverso, il barbaro

I romani avevano un forte senso d’identità nazionale (tradizioni, lingua, storia). Ebbero però sempre un atteggiamento aperto nei confronti dei popoli con i quali venivano a contatto. Nel giro di pochi secoli Roma si ampliò, conquistando Grecia e Oriente. Roma entrò a contatto con una città che sente superiore alla propria, è consapevole che sono culturalmente superiori e da qui deriva l’apertura (Circolo degli Scipioni vs Catone: temeva che venisse messo in crisi l’ideale di cives romano. Non c’era l’idea dell’essere colti).

Agli inizi del III secolo d.C, Caracalla concesse la cittadinanza a tutti coloro che abitavano all’interno dei territori dell’Impero Romano (che era in massima espansione con Britannia, Africa, un pezzo d’Oriente). L’impero era multietnico e multireligioso, accolsero tutti i tipi di culti. I Cristiani divennero un fatto politico poiché iniziarono a disubbidire all’imperatore. L’editto di Costantino stabilì che la religione cristiana era “Religio Licita”, era molto astuto dal punto di vista politico, era devoto al culto del Sol Invictus, ma si rese conto che era più comodo concedere la libertà di culto. Nel giro di pochi anni le strutture religiose cristiane furono così incredibilmente attive che nel 390, Teodosio emanò un editto in cui si proclamava che solo la religione cristiana era lecita e tutte le altre erano perseguibili.

I Romani erano benevoli nei confronti dei Barbari, che entrano nella storia di Roma con Cesare nel I secolo a.C. Cesare fu il primo a teorizzare il confine reniano, oltre il Reno c’erano i Barbari, prima del Reno i Romani. Gruppi di barbari da sempre entravano nell’impero romano per la fertilità e la ricchezza dell’impero. La compagine statale era molto salda nel I secolo. Questi piccoli gruppi di barbari erano ben tollerati perché facevano quello che i romani non volevano fare, abitavano in territori freddi e deserti, pagavano le tasse, facevano servizio militare obbligatorio, quindi giovava molto.

Le cose cambiarono quando la pressione dei barbari divenne più forte: il rapporto rischiò di essere diverso quando nel 378 d.C nella Battaglia di Adrianopoli un esercito di Goti riuscì ad infliggere ai romani una sconfitta devastante, i romani persero l’imperatore Valente, fu una disfatta senza pari. Le cose precipitarono nel 406 d.C, in una notte gelida (Reno ghiacciato, non vi erano contingenti perché le guarnigioni dovevano sedare un’altra rivolta), 300.000 persone di etnia germanica, appartenenti a tribù diverse, sfondarono il limes del Reno. Si riversarono prima nella Gallia e poi ciascuna tribù prese strade diverse: Visigoti Gallia, Svevi Portogallo, Ostrogoti l’Italia, altre tribù invasero la Britannia.

La vita cambiò dopo il 476, per la diversità culturale dei barbari e la koinè dell’Impero si sciolse (da impero ecumenico a regni romano-barbarici). La storia del costume, del pensiero è influenzata dall’elemento germanico.

Popoli al limite: cinocefali, blemmi, monopodi da Ctesia a Umberto Eco

Si parla di popoli al limite da Omero: nel terzo libro dell’Eneide c’è la rassegna dell’esercito troiano, si passano in rassegna gli eroi e c’è la similitudine delle gru. Omero non ci spiega chi sono i Pigmei, li definisce uomini. Nella poesia antica una similitudine ha funzione, quella di dipingere meglio il quadro e quindi il pubblico referente aveva perfettamente presente la faccenda dei Pigmei (sono illustrati come nani che combattono con le gru). Molti mostri dell’Odissea hanno uno status umano: Polifemo (anche qui si usa la parola uomo per descriverlo, il Ciclope dal punto di vista biologico è uomo e antiuomo per altri motivi)

Il problema del Ciclope è il suo ethos (l’uomo è un animale sociale, i Ciclopi sono in disparte, non hanno sviluppato l’agricoltura, sono devianti dal punto di vista sociale). Tacito: parola Incompertum nella Germania di Tacito: compare 2 volte in Tacito, 2 in Aetna, 3 in Plinio il Vecchio e 3 in Livio. L’altra parola fabulosa (36 volte in Plinio e 35 in tutto il resto della letteratura) sembra quasi un omaggio a Plinio a questo punto, esso aveva scritto una storia delle guerre germaniche non pervenuta.

Negli Annales dice “Come ciascuno era arrivato da lontano, raccontavano di cose rovinose, la forza delle correnti, animali volanti mai visti, animali del mare, forme miste di uomini e di animali, o perché le avevano viste o perché le avevano credute a causa della paura”. Tacito ha sicuramente letto Virgilio (nell’Eneide parla della fama, che è piccola per paura, arriva al cielo pianta la radice nel suolo e nasconde la testa tra le nubi. Virgilio la chiama fama Tacito rumores, noi la chiameremmo tradizione orale o memi, ha un andamento epidemico all’inizio è piccola e poi esplode creando un effetto valanga, inizialmente è mostruosa ed è policentrica, inoltre la fama spaventa la città e mescola il vero con il falso. Questa teoria può essere mappata nel passo di Tacito. La testimonianza oculare ma non è sufficiente per essere effettiva).

Ctesia ci descrive accuratamente i Pigmei e i Cinocefali.

Eneide 02/10/2018

Cesare (100-44 a.C)

Tensioni politiche molto forti. Le strutture repubblicane entrano in crisi perché il vecchio Senato (gruppo di famiglie potenti, optimati che decide la politica). Le guerre hanno messo in discussione i confini e hanno stravolto la società romana. In un periodo di crisi emerge sempre la figura dell’uomo forte: il generale forte che combatte per il proprio potere con uomini fidati per lui.

Primo triumvirato: non fu una magistratura, ma un accordo tra 3 privati che si divisero i poteri. Estremamente ambiziosi non tardarono a scontrarsi tra loro. Questo portò alla guerra civile tra Cesare e Pompeo (rappresentante l’ordine costituito, il Senato).

Cesare rappresentava gli interessi dei ceti più dinamici, commerciali. Contrapposizione tra aristocratici ricchi per i latifondi (statica) e il ceto emergente (sempre più ricchi grazie ai traffici, ai commerci). I populares (capeggiati da Cesare) cominciarono a confliggere con gli interessi degli optimati (non avevano alcun interesse ad acquisire nuovi territori, ma alla difesa dei confini e a rafforzare le loro posizioni).

Dal punto di vista politico questi interessi si traducono così: la vecchia aristocrazia è impegnata in una difesa del regime repubblicano (difendono la vecchia res pubblica), dall’altra parte i populares, come tutti i ceti nuovi, non sentono legame col Senato e all’interno del gruppo sorgono più facilmente figure di conti generali che cominciano a tentare di crearsi un potere personale (sfruttando molto i ceti di poca filosofia e molta concretezza).

Cesare, vittorioso contro Pompeo, si farà dichiarare Dictatus Petus (la dittatura a Roma era una magistratura d’emergenza in un momento di grande pericolo, però passato il momento la persona tornava a fare ciò che faceva prima).

L’idea di Cesare era quella di trasformare lo stato in una monarchia assoluta: quando gli aristocratici ordirono la congiura (44 a.C) avevano l’obiettivo di impedire che una sola persona divenisse padrona assoluta di Roma. Quello di Cesare era un tentativo rozzo di impossessarsi del potere.

Ottaviano riuscirà ad imporre il proprio potere assoluto, facendo finta di continuare a rispettare il Senato e le prerogative degli aristocratici, ma nei fatti aveva un potere assoluto. Non toccò nemmeno i nomi delle magistrature. Fece gradualmente accumulare nelle sue mani tutte le cariche fino a convergere nel potere assoluto, inaugurando il principato augusteo. Augustus (autorevole, augeo, aumentare). Res publica restituta: parvenza di stato che ritorna all’antica funzione, era ambiguità.

(I principi dopo Ottaviano verranno ritratti da esponenti dell’aristocrazia che leggono l’operato di un princeps in maniera positiva o negativa in base al suo comportamento con il Senato. La classe senatoria, che guardava male tutti i principi, aveva perso. Il principato di Augusto fu di massima fioritura letteraria: Virgilio, Livio, Tibullo, Propezio.)

Factio: gruppo di persone che hanno gli stessi obiettivi. Factio dei populares: ceti imprenditoriali interessati ai commerci.

Cesare scrisse opere in versi, persino una tragedia non pervenuta, come un’operetta chiamata il “De Analògia”. Ci rimangono i Commenarii (“appunti, schede di viaggio”) il primo è “Commentarii De bello gallico” e il secondo il “Commentarii De bello civili”.

Il “De bello civili” contiene il racconto delle operazioni militari condotte da Cesare contro Pompeo, che difendeva i Senatori. Chi avrebbe attraversato il Rubicone con l’esercito sarebbe divenuto nemico del Senato, lui sicuro dei suoi successi militari e della fiducia nel suo esercito attraversa il Rubicone e si scontra a Farsàlo nel 48 a.C con Pompeo: segna la fine di ogni resistenza a Cesare, ora non ha più nemici. La sconfitta di Pompeo segna la fine della Repubblica e l’inizio del potere imperiale (fermato nel 44 in tempo).

Scrive il De bello civili già padrone assoluto dello stato e deve tranquillizzare i suoi avversari sul suo desiderio di equilibrio. Motivo ricorrente è la clemenza: Cesare sarà generoso e buono con tutti, grande disponibilità nel perdono. Il fine è politico: deve tranquillizzare l’aristocrazia senatoria sconfitta. Le liste di proscrizione vengono stilate dopo la guerra civile, scrivendo nomi di persone da far fuori, suddividendo in seguito i loro beni. Quando Cesare parla di clemenza dice che non ripeterà ciò che è successo con Cicerone. Il ceto del Senato anche se perdente era ancora forte a Roma, tanto forte da poi farlo fuori.

Il “De bello gallico” racconta la conquista della Gallia Transalpina (attuale Provenza, da Provincia, nome usato in quegli anni) e coprono gli anni dal 59 al 52 a.C. Cesare in terza persona racconta le sue campagne militari. 8 libri, 7 scritti da Cesare e uno il suo generale Irzio. Racconto di guerre il cui protagonista indiscusso è Cesare, che non fa che esaltare l’impresa e sé stesso. La prima ragione è presentare la conquista della Gallia come un’impresa necessaria per Roma (non mossa da ambizioni personali), la seconda ragione è aumentare a Roma la sua fama e il suo prestigio di grande condottiero attraverso il racconto di questi successi militari. Cesare, lontano da Roma 7 anni aveva il rischio di morire e a Roma si discuteva la gestione del potere, in questo modo non si sarebbero dimenticati di lui.

Doveva presentare le tribù galliche per esaltare sé stesso come bellicose, infide e soprattutto pericolose per Roma. Non perde occasione di sottolineare la ferocia delle tribù per evidenziare la sua bravura. Il lettore arrivava da solo a pensare che ciò che Cesare faceva nelle Gallie erano necessarie. L’azione in realtà era necessaria solo ad aprire nuovi mercati, ma non per il bene di Roma. Le notizie riportate da Cesare sono vere, riporta anche da Posidonio (greco) e notizie autoptiche. Abbiamo anche notizie geografiche, religiose e di carattere etnografico (abitudini, usi e costumi). Cesare descrive i popoli con cui entra in contatto: i Galli e i Germani. C’è un excursus (digressione) nel sesto libro, in cui Cesare descrive abitudini di Galli, quelle dei Germani e poi fa un confronto.

DE BELLO GALLICO I,1 nell’incipit l’autore fornisce indicazioni molto importanti (per l’esame leggi l’incipit di “Ab urbe condita”). Le notizie geografiche si intrecciano con le notizie di carattere etnografico: il dato geografico ha delle conseguenze sul costume, del modo di essere. “La Gallia è nel suo complesso divisa in tre parti, delle quali parti una la abitano i Belgi (nord), un’altra gli Aquitani (sud), la terza (sottointeso ii, pronome determinativo, poiché c’è una relativa che comincia nel medesimo caso del determinativo sottointeso, avviene un’ellissi del determinativo nel relativo del medesimo caso) coloro i quali nella loro lingua si chiamano Celti (centro), nella nostra Galli. Tutti questi popoli differiscono tra loro in lingua, istituzioni, leggi. Il fiume Garonna divide i Galli dagli Aquitani e la Marna e la Senna divide i Galli dai Belgi. Di tutti questi, i più forti (superlativo assoluto) sono i Belgi, per il fatto che (propterea quod, subordinata causale) sono lontanissimi (longissime rafforza) dalle raffinatezze e la civiltà della provincia (romana, della Gallia narbonese, la Provenza, già provincia romana, più sono lontani più sono razza pura e fortissimi perché incorrotta, il dato geografico si fonde con l’etnografico). Quasi mai vanno verso di loro i mercanti e importano (i mercanti) quelle cose le quali (relativa) riguardano quelle cose che servono per rendere gli animi effeminati (ad effeminandos animos è un accusativo del gerundivo con valore finale), sono vicini ai Germani, i quali abitano oltre il Reno, con i quali (Belgi) fanno continuamente guerra.

Ragion per cui anche gli Elvezi (tra Rodano e Reno, sottogruppo dei Galli) precedono i rimanenti Galli in valore (complemento di qualità), perché (causale) combattono contro i Germani quasi (fere) in guerre quotidiane, quando o tengono lontani quelli dai loro territori oppure loro stessi portano la guerra nei territori di quegli altri. Una parte di questi territori che si è detto i Galli occupino (dictum est, relativa impersonale, senza persona, quando a una frase impersonale segue non l’infinitiva di tipo oggettivo, ma di tipo soggettivo poiché fa soggetto alla principale. La persona nelle infinitive è data dall’accusativo) prende inizio dal fiume Rodano (Initium capit, frase nucleare), è racchiusa dal fiume Garonna, dall’Oceano, dai confini dei Belgi; tocca anche il fiume Reno; poi si estende verso nord. I Belgi nascono dagli estremi territori della Gallia; si estende verso la parte inferiore del fiume Reno, si volge a settentrione, verso il sole d’Oriente. L’Aquitania si estende dal fiume Garonna verso i monti Pirenei; si volge tra il tramonto del sole e Settentrione (verso Ovest e sul mare).

Fortuna (vox media, positiva o negativa in base al contesto). Abbondanza di relative intrecciate con subordinate di natura causale. (Causa reale indicativo, causa riferita congiuntivo), (Implicita senza soggetto, esplicita con il soggetto). Una delle cose completamente nuove rispetto a Posidonio teorizza la separatezza etnica tra Galli e Germani: lo fa perché il suo scopo è quello di far apparire i Galli come i meno barbari rispetto ai Germani, che rimangono fuori sia da tentativi di conquista da parte di Cesare (i romani subirono una sconfitta violentissima sotto i Giulio-claudi nella sconfitta di Varo, quando tentarono di attraversare il Reno, la sconfitta rappresentò l’inizio di un’epopea e fermò le idee degli imperialisti romani che volevano a tutti i costi di estendere i confini). I Galli invece possono rientrare nel progetto di Imperium romano a differenza dei barbari Germani devono restare fuori (l’antitesi col Germano non cesserà mai e le rive del Reno nella storia antica diventano una sorta di barriera tra il mondo civile di Roma e i Barbari che ne sono fuori).

Cap 11: excursus su società e usanze dei Galli a cui segue una trattazione più breve sui Germani (fino al cap. 28). I Galli hanno molte cose simili ai Romani, ancora una volta diversi dai Germani.

Poiché si è giunti (da pervenio) a questo punto, non sembra essere fuori luogo raccontare dei costumi della Gallia e della Germania (particella enclitica germanieQUE presente anche con il ne nelle interrogative) e in che modo (interrogativa indiretta) differiscano queste nazioni tra di loro. In Gallia non solo in ogni città e in ogni villaggio e in ogni borgo (anticlimax, dal grande al piccolo e non dal piccolo al grande), ma persino nelle singole abitazioni ci sono dei partiti (factio associazione di persone che si identificano in un fine comune, qui negativa perché determina instabilità), di queste fazioni i capi sono (coloro, elissi pronome) i quali sono giudicati (passivo presente) avere (complemento oggetto = complemento diretto che dipende direttamente dal verbo senza preposizioni) il prestigio (da auctoritas) maggiore secondo il giudizio (iudicio antecedente quorum) di coloro al cui arbitrio (ad regge solo l’accusativo) e al cui giudizio spetta la risoluzione ultima (subordinata di secondo grado redeat, con soggetto summam) di ogni faccenda e di ogni decisione.

Agli occhi di un romano dire che uno è princeps è una variazione importante (ciascun princeps si prenda cura dei più deboli in modo tale che nessuno possa far loro del male). E così per questa ragione (complemento di fine causa/gratiam+genitivo con prolessi in rapporto alla subordinata finale negativa ne, indica un’anticipazione, si crea nell’interlocutore una tensione per capire a cosa è riferito il prolettico) sin dall’antichità sembra essere stato deciso (infinito perfetto passivo di instituo di terza coniugazione) così affinché non qualcuno (pronome indefinito) dalla plebe mancasse di aiuto (auxilii genitivo di privazione) contro uno più potente (comparativo di maggioranza) di lui (è sempre il quis il complemento di paragone, perciò viene omesso, è sempre la stessa persona). Infatti ciascuno (sott. princeps, capo) non tollera che (reggente di un’infinitiva) i suoi siano oppressi e siano raggirati (infiniti presenti passivi, indica un’azione contemporanea al tempo della reggente qualunque sia il tempo della reggente, se è passato è sempre anteriore alla principale indipendentemente dal tempo, se futuro sarà azione futura qualunque

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 38
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 1 Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Letteratura latina prof. Santelia, Ciccarelli Pag. 36
1 su 38
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher heiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Santelia Stefania.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community