I generi poetici nell'età giulio-claudia
Poesia minore della generazione ovidiana: la poesia astronomica
Dopo il periodo augusteo viene meno la grande tensione progettuale che animava la letteratura, ci si dedica a generi letterari minori e si torna a rifarsi alla poesia alessandrina piuttosto che ai grandi della Grecia arcaica. Si sviluppa una certa attenzione per l'astronomia ispirata ai Fenomeni di Arato, già tradotti da Cicerone, di cui compare una nuova traduzione (Aratea) fatta da Germanico, figlio adottivo di Tiberio. Più importanti sono gli Astronomica di Manilio, opera in 5 libri di esametri che presentano la descrizione del cosmo e dei corpi celesti, le caratteristiche dei segni zodiacali e i loro influssi sui caratteri umani.
L'Appendix Vergiliana
È costituita da una serie di piccoli componimenti che erano stati in un primo momento attribuiti a Virgilio. Tra questi ci sono le Dirae ("maledizioni"), una serie di poesie invettive, sul genere dell'Ibis ovidiana, che hanno come tema la confisca dei campi; il Catalepton, una serie di piccoli testi a soggetto e metro variabile di cui due forse sono autenticamente virgiliani; il Culex ("la zanzara") è un epillio che racconta la storia di un pastore che svegliato da una zanzara riesce a salvarsi da un serpente; la Ciris che racconta la storia di Scilla che tradisce il padre re di Megara per amore del nemico Minosse e viene trasformata in airone; la Copa ("l'ostessa") e il Moretum ("la focaccia") sono bozzetti di ambientazione popolaresca; le Elegiae in Maecenatem sono testi che rievocano morte e personalità del consigliere di Augusto.
Fedro e la tradizione della favola
Nato probabilmente intorno al 20, Fedro fu attivo sotto Tiberio, Caligola e Claudio. Da quanto sappiamo era uno schiavo di origine tracia, forse liberto di Augusto. I codici tramandano circa 90 favole in senari giambici. La favola è un genere popolare, e i suoi autori sono quasi sempre eredi di una lunga tradizione narrativa. Anche Fedro si inserisce in questo quadro: inventa ben poco, in quanto le sue favole sono debitrici ad Esopo, ma il suo merito sta nell'aver conferito al genere una certa misura, regolarità e dignità. È tipico di questo genere l'uso di animali come "maschere" di personaggi umanizzati e dotati di una psicologia ricorrente, ed è frequente la presenza di una morale. Fedro è uno dei pochissimi letterati che diano voce al mondo degli emarginati, quindi la sua opera contiene probabilmente un'istanza realistica quando condanna la legge del più forte con tono amareggiato. Nei prologhi ai singoli libri manifesta notevole consapevolezza letteraria, difende il suo tipo di poesia esaltandone le virtù e sembra che si sia trovato in difficoltà per certe sue prese di posizione. Non sembra aver avuto successo tra i dotti contemporanei: Seneca e Quintiliano non lo nominano neppure.
I generi poetici in età neroniana
Anche sotto Nerone continua la fioritura dei generi letterari minori: a un certo Calpurnio Siculo sono attribuite 7 egloghe che imitano Virgilio: sono il primo esempio di una concezione allegorica della poesia pastorale, poiché alcuni pastori sono veri e propri travestimenti di personaggi storici. La poesia di Nerone stesso è andata perduta, ma dai titoli possiamo capire che praticava un ritorno alla poesia mitologica di ispirazione alessandrina. Incoraggiò molti letterati e promosse concorsi poetici: si fa più diffusa la pratica delle recitazioni e si diffonde uno stile lussuoso e barocco, che ostenta la conoscenza della letteratura greca. A questo periodo forse si ricollega una modesta riduzione dell'Iliade in poco più di 1000 esametri, la cosiddetta Ilias latina, che fu importante soprattutto nel medioevo quando venne meno l'accesso diretto alla poesia epica greca.
Cultura e spettacolo: la letteratura della prima età imperiale
Per tutta l'età flavia il teatro torna a godere di immensa fortuna: il genere favorito è la pantomima, una rappresentazione in cui un attore mascherato cantava mentre il secondo attore mimava la vicenda. È caratteristico il realismo della rappresentazione: per rappresentare una crocifissione si svolgeva davvero l'esecuzione di un criminale. Forse anche per l'influenza di un fenomeno culturale così rilevante la letteratura stessa si carica di aspetti "teatrali".
Seneca il Vecchio e le declamazioni
Nell'opera Oratorum et rhetorum sententiae divisiones colores (sententiae=frasi di tipo epigrammatico destinate ad impressionare il lettore; divisiones=modi in cui il declamatore articola gli aspetti giuridici; colores=coloriture stilistiche con cui presentano personaggi e situazioni), Seneca il Vecchio dà un quadro dell'attività oratoria e dei principali retori del tempo. Venuta meno l'oratoria politica e giudiziaria, a causa dell'avvento del principato, la retorica si immiserisce in futili esercitazioni, le declamationes, che vertono su temi e argomenti fittizi scelti proprio per la loro singolarità. Illustra i due tipi di esercizi più in voga: la controversia, che consiste nel dibattimento di una causa fittizia, e la suasoria, cioè il tentativo di orientare l'azione di un personaggio famoso in una situazione incerta. Scopo dell'oratore non è più persuadere, ma stupire.
Accanto alle declamazioni, un'altra forma di pubblico intrattenimento sono le recitationes, a cui aveva dato inizio Asinio Pollione. Si tratta della lettura davanti a un pubblico di invitati di brani letterari, e diventando quindi un bene di consumo la letteratura tende ad acquisire tratti sempre più spettacolari, sfociando a volte nell'abuso degli artifici retorici.
Seneca (Cordova 4 a.C. – Roma 65 d.C.)
La vita e le opere
Nacque in Spagna ma si trasferì presto a Roma, dove si formò alla scuola stoico-pitagorica dei Sestii. Dopo un viaggio in Egitto a seguito di uno zio prefetto tornò a Roma, dove iniziò la carriera forense ottenendo un gran successo se è vero che Caligola lo condannò a morte, geloso della sua fama, ma venne salvato da un'amante dell'imperatore. Nel 41 viene costretto all'esilio in Corsica da Claudio, che lo accusò di coinvolgimento dell'adulterio di Giulia Livilla, figlia di Germanico e sorella di Caligola. Restò in Corsica fino al 49, quando Agrippina riuscì a farlo tornare avendolo scelto come tutore del figlio Nerone. Dopo il 62, con Nerone ormai nella fase più degenerata del suo regno, decide di ritirarsi a vita privata. Ormai inviso a Nerone viene coinvolto nella congiura di Pisone e si suicida essendo stato condannato a morte.
Le opere filosofiche
La maggior parte delle sue opere appartiene al genere filosofico e dopo la sua morte vennero raccolte in 12 libri di dialoghi:
- I Ad Lucilium de Providentia
- II Ad Serenum de constantia sapientis
- III-V Ad Novatum de ira
- VI Ad Marciam de consolatione
- VII Ad Gallionem de vita beata
- VIII Ad Serenum de otio
- IX Ad Serenum de tranquillitate animi
- X Ad Paulinum de brevitate vitae
- XI Ad Polybium de consolatione
- XII Ad Helviam matrem de consolatione
Le altre opere filosofiche tramandate autonomamente sono De beneficiis, De clementia e le Epistulae morales ad Lucilium. Queste singole opere costituiscono trattazioni autonome di aspetti dell'etica stoica. Un gruppo omogeneo è quello delle tre consolationes, il cui genere costituisce uno scritto rivolto ad un preciso destinatario per consolarlo della perdita di una persona cara. La consolatio ad Marciam è indirizzata alla figlia dello storico Cremuzio Cordo per consolarla della morte di un figlio, la consolatio ad Helviam matrem è indirizzata alla madre durante il periodo dell'esilio per rassicurarla sulle sue condizioni, la consolatio ad Polybium è formalmente una consolazione per un fratello morto ma si rivela in realtà un tentativo di adulare indirettamente l'imperatore per ottenere la revoca dell'esilio.
I tre libri del De Ira sono una fenomenologia delle passioni umane e cercano di analizzare la maniera per contrastarle e dominarle. Il De vita beata affronta il rapporto tra ricchezza e felicità, fronteggiando le accuse che gli venivano rivolte, essendo lui molto ricco, di vivere in maniera contraria a quella che professava. De constantia sapientis, De otio e De tranquillitate animi affrontano il tema dell'imperturbabilità del saggio stoico e della sua partecipazione alla vita civile: bisogna sottrarsi sia al tedio di una vita completamente isolata sia agli obblighi della vita cittadina, mantenendo il proprio equilibrio in tutte le circostanze della vita.
Il de brevitate vitae tratta il problema del tempo e della sua fugacità, portando come tesi fondamentale che la vita è lunga abbastanza se si sa come utilizzarla e non si spreca tempo. Il De providentia affronta la contraddizione tra il progetto provvidenziale che presiede alle vicende umane e la sorte che spesso premia i malvagi e punisce gli onesti: il sapiente stoico deve adeguarsi compiutamente a ciò che gli capita, nel bene e nel male.
Svolgendo il ruolo di ministro di Nerone nei primi cinque anni del suo principato, riuscì a dedicare gran parte della sua riflessione a temi pubblici. L'opera in cui espone in maniera più compiuta la sua concezione di potere è il De Clementia, dedicato a Nerone, come traccia di un ideale programma politico ispirato a equità e moderazione. In un regime assolutistico, l'unico freno del sovrano potrà essere la sua stessa coscienza, che lo dovrà trattenere dal governare in maniera tirannica: dovrà governare non incutendo terrore, ma esprimendo un generale sentimento di benevolenza con il quale potrà ottenere consenso e dedizione.
Dopo essersi ritirato a vita privata, Seneca compone i sette libri De beneficiis, dove tratta delle varie modalità degli atti di beneficienza e dei doveri di gratitudine che istituiscono tra benefattore e beneficiato. Mentre è in esilio scrive anche le Naturales Quaestiones, opera di carattere scientifico dove tratta i fenomeni naturali che dovrebbe costituire il supporto "fisico" all'impianto filosofico.
L'opera principale della sua produzione tarda sono le Epistulae ad Lucilium. Non si può stabilire se sia un epistolario reale o fittizio, ma senza dubbio la cura formale presuppone un intento divulgativo. Il modello a cui intende uniformarsi è Epicuro, che aveva instaurato con i destinatari delle sue lettere un rapporto educativo-formativo che Seneca ambisce realizzare. La lettera si presta particolarmente alla pratica quotidiana della filosofia: ogni volta viene proposto un nuovo tema su cui riflettere, scandendo passo dopo passo il cammino verso il perfezionamento interiore. Il genere della lettera filosofica risulta particolarmente appropriato ad accogliere la filosofia senecana, priva di sistematicità e volta piuttosto ad approfondire singoli temi. Il tono è pacato e cordiale, di chi non si atteggia a maestro ma percorre lui stesso la vita verso la saggezza, che si riconosce essere una meta mai pienamente raggiungibile.
Avendo la filosofia un fine pratico, il filosofo dovrà badare alle res, non alle parole ricercate ed elaborate: lo stile è paratattico, caratterizzato da frasi brevi e sentenziose che si devono fissare nella mente del lettore. Spesso le frasi sono collegate per antitesi, utili per rappresentare la complessità dei pensieri e dei sentimenti umani: è uno stile conflittuale, drammatico.
Le tragedie
Ci sono pervenute 9 tragedie, tutte coturnate:
- Hercules furens: Ercole impazzisce per volere di Giunone e uccide moglie e figli, rinsavito vorrebbe suicidarsi ma si reca ad Atene a purificarsi;
- Troades: le donne troiane prigioniere e impotenti di fronte al sacrificio di Polissena (figlia di Priamo) e Astianatte;
- Phoenissae: il destino di Edipo e l'odio tra i suoi figli Eteocle e Polinice;
- Medea: abbandonata da Giasone, uccide per vendetta i loro figli;
- Phaedra: ama il figliastro Ippolito che le resiste, lei lo denuncia al marito Teseo provocandone la morte;
- Oedipus: la vicenda di Edipo inconsapevole assassino del padre e amante della madre;
- Agamemnon: assassinio del re di ritorno da Troia per mano della moglie;
- Thyestes: il fratello Atreo gli imbandisce un banchetto con le carni dei figli per vendicarsi della seduzione di sua moglie;
- Hercules Oetaeus: Deianira, per riconquistare il suo amore, gli invia una tunica intrisa del sangue del centauro Nesso, creduto filtro d'amore ma in realtà mortale.
I modelli sono le tragedie di periodo classico, per lo più Sofocle e Euripide. Le sue sono le uniche tragedie latine che ci sono pervenute integre, non sappiamo nulla della modalità di rappresentazione e forse erano semplicemente lette nelle sale di recitazione piuttosto che messe in scena. Le vicende tragiche si configurano come opposizione tra mens bona e furor, riprendendo i temi della dottrina stoica e portando a pensare che non siano altro che illustrazioni di essa fornite dal mito. L'analogia non va però troppo accentuata, perché re
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