SECONDO VOLUME LA TARDA REPUBBLICA
L’ultimo periodo della repubblica ha sue caratteristiche ben marcate e va considerato come un periodo
autonomo. Per fare riferimento a questo particolare momento della storia romana, prenderemo in
considerazione due grandi personaggi che rappresentano i limiti temporali del periodo:
1. SILLA, 78 a.C
2. CESARE, 44 a.C
Il motivo di questa scelta è che i due personaggi si legano allo sviluppo di due grandi esperimenti
politici:
1. Dittatura;
2. Principato.
La figura dominante oltre a loro, è CICERONE, che comincia la propria attività nel periodo sillano e
morirà pochi mesi dopo la morte di Cesare. La morte violenta di Cicerone, rappresenterà un simbolo
della fine di quest’epoca. In ogni caso, quest’era ha una degna chiusura:
Sviluppo della poesia neoterica, che raggiunge grande sviluppo con Catullo e Partenio;
• Poesia neoterica perde vitalità nel periodo delle guerre civili.
•
Questo periodo vedrà anche:
1. Grandi dibattiti teorici, politici e ideologici documentati dall’attività di Cicerone;
2. Fioritura dell’oratoria giudiziaria e politica;
3. Impulso del pensiero filosofico romano;
4. Crescita dell’antiquaria, della linguistica, della biografia e di altre forme di divulgazione
culturale.
Dal punto di vista della storiografia, abbiamo in questo periodo le opere di Sallustio. In particolare, il
pensiero filosofico – politico, esigerà adesso dei pensatori romani accanto a quelli di matrice greca ed è
per questo che si imporranno sulla scena:
1. Cicerone;
2. Varrone;
3. Nigidio Figulo.
Si impone una forte autonomia degli intellettuali, che ormai pretendono di avere un preciso spazio nel
quadro sociale a loro contemporaneo. La stessa autonomia potrebbe contrassegnare anche i grandi
poeti di quest’epoca. La poesia di Catullo e Lucrezio si caratterizza sostanzialmente, per una forte
indipendenza dai modelli greci. Nonostante sia comunque intrisa di cultura greca, essa comunque si
dichiara NUOVA, a diretto contatto con le esigenze della vita contemporanea. Questi poeti sono anche
particolarmente autonomi nel contesto sociale.
Al di là della libera espressione di orientamenti ideologici, politici, poetici, Catullo e Lucrezio si
terranno lontani dai centri di potere.
Battaglia di FIlippi
1
CICERONE (106 – 43)
Vita: Nasce ad Arpino da un’agiata famiglia equestre;
• Compie ottimi studi di retorica e di filosofia a Roma;
• Inizia a frequentare il foro sotto la guida dell’oratore LUCIO LICINIO CRASSO;
• Stringe un’amicizia fortissima con TITO POMPONIO ATTICO;
• Debutta come avvocato nell’81 e l’anno successivo perora la causa di SESTO ROSCIO;
• Sposa Terenzia, dalla quale ebbe due figli: Marco e Tullia;
• Nel 70 sostiene la causa dei siciliani contro l’ex governatore Verre;
• È in seguito edile, pretore e nel 63 console.
• Sventa la congiura di Catilina;
• Dopo il primo triumvirato, la sua carriera declina;
• Nel 58 va in esilio, con l’accusa di aver messo a morte senza processo i complici di Catilina;
• Si schiera con Pompeo, ma dopo l’affermarsi di Cesare, ne ottiene il perdono;
• Divorzia da Terenzia e si sposa con una giovane di nome Publilia, divorziando anche da lei
• dopo pochi mesi;
Viene inserito, dopo il secondo triumvirato, nelle liste di proscrizione, e viene ucciso da sicari
• nel 43.
Opere:
ORAZIONI:
1. Pro Quinctio (81);
2. Pro Roscio Amerino(80);
3. Pro Roscio Comoedo (77);
4. Pro Tullio (72/71);
5. Divinatio in Q. Caecilium (70);
6. Verrinae (70);
7. Pro Fonteio (69);
8. Pro Caecina (69/68);
9. Pro Cluentio (66);
10. De imperio Cn. Pompei o Pro lege Manilia (66);
11. De lege agraria (63);
12. Pro Rabirio perduellionis reo (63);
13. Pro Murena (63);
14. Catilinariae (63);
15. Pro Sulla (62);
16. Pro Archia poeta (62);
17. Pro Flacco (59);
18. Cum senatui gratias egit (57);
19. Cum populo gratias egit (57);
20. De domo sua (57);
21. De aruspicum responso (56);
22. Pro Sestio (56);
23. In Vaticinum (56);
24. Pro Caelio (56);
25. De provinciis consularibus (56);
2
26. Pro Balbo (56);
27. In Pisonem (55);
28. Pro Plancio (54);
29. Pro Scauro (54);
30. Pro Rabirio Postumo (54);
31. Pro Milone (52);
32. Pro Marcello (46);
33. Pro Ligario (46);
34. Pro rege Deiotaro (45);
35. Philippicae (44 -‐43);
queste orazioni sono quelle che ci sono giunte in forma diretta, anche se alcune sono incomplete. Ci
restano altri frammenti di orazioni che sono andate perdute. Tra queste abbiamo:
Pro Cornelio;
• In toga candida.
•
OPERE RETORICHE:
De inventione (84);
⇒ De oratore (55);
⇒ Partitiones oratoriae (54);
⇒ De optimo genere oratorum (52);
⇒ Brutus (46);
⇒ Orator (46);
⇒ Topica (44).
⇒
OPERE POLITICHE:
De re publica (54 – 51);
! De legibus (52 -‐ ?)
!
OPERE FILOSOFICHE:
Paradoxa Stoicorum (46);
! Academica (45);
! De finibus bonorum et malorum (45);
! Tuscolanae disputationes (45);
! De natura deorum (45);
! De divinatione (44);
! De fato (44);
! Cato maior de senectute (44);
! Laelius de amicitia (44);
! De officiis(44).
!
EPISTOLE:
Ad familiares (16 libri);
∠ Ad Atticum (16 libri);
∠ Ad Quintum fratrem (27 lettere);
∠ Ad Marcum Brutum (2 libri di autenticità discussa)
∠
3
OPERE POETICHE:
Juvenilia;
" Aratea;
" De consolatu suo;
" De temporibus suis;
" Marius;
" Limon.
"
OPERE IN PROSA PERDUTE:
Consolatio;
" Hortensius;
" Laus catonis;
" De gloria;
" De virtutibus;
" De auguriis;
" De consiliis suis.
"
TRADUZIONI:
Del TIMEO di Platone;
" Del PROTAGORA di Platone;
" Dell’ECONOMICO di Senofonte.
"
Fonti e fortuna:
le fonti principali sono costituite dalle sue stesse opere, in particolare dall’epistolario. Importante
rimane anche la biografia scritta da Plutarco. La fortuna di Cicerone è un tema di per sé vastissimo
perché coinvolge il giudizio che di lui si ebbe nell’arco di numerosi secoli. Venne apprezzato nel
Medioevo per la sua prosa; nel Rinascimento nacque la polemica tra chi sosteneva lo stile ciceroniano
e chi no; per l’epoca moderna invece, c’è stata una svalutazione degli studi latini da parte del
romanticismo tedesco che ha riconosciuto in questo autore uno stile impeccabile ma povero di
contenuti.
Orazioni
Cicerone è il personaggio che conosciamo meglio, sia attraverso le sue opere sia attraverso il suo ricco
epistolario, che permette di intrecciare esperienze personali ad opere destinate ad un pubblico più
vasto. Egli è il protagonista e il testimone della crisi che condurrà al tramonto della repubblica, per la
quale egli elabora un progetto etico – politico nel tentativo di porre rimedio. Era un eccellente
avvocato, che riusciva a manipolare le parole per il suo fine persuasivo, mettendo a frutto gli artifici
nelle sue orazioni e teorizzandoli poi nelle sue opere retoriche. L’arte della parola che egli usa, si rivela
una tecnica produttiva e funzionale a incantare l’uditorio. Egli ha cercato di dare concretezza al
proprio progetto politico – sociale, con degli adattamenti alla situazione del periodo, ma con il tempo,
sente sempre più la necessità di riflettere sui fondamenti della politica e della morale. Il fine delle sue
opere filosofiche è lo stesso che ispira le sue orazioni più significative: dare una solida base ideale,
etica e politica a una classe dominante, il cui bisogno di ordine non si traduca in una chiusura e in cui la
recezione dei modelli greci non venga impedita dal rigoroso rispetto del mos maiorum. L’opera
complessiva ciceroniana può essere interpretata come la ricerca di un equilibrio tra:
4
1. Istanze di ammodernamento;
2. Necessità di conservazione dei valori tradizionali.
L’attività oratoria di Cicerone spesso si intreccia anche con le vicende politiche di Roma, in particolare
dell’ultimo cinquantennio della repubblica. Per questo motivo, si andranno a descrivere le orazioni
proprio in questo contesto.
81 a.C: Cicerone debutta come avvocato nel foro e l’anno successivo, nell’80 decise di difendere la causa
di SESTO ROSCIO, accusato di parricidio da potenti appartenenti al regime dittatoriale. Questa è la
prima vera causa importante. Il padre dell’imputato era
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