CAPITOLO PRIMO: LE ORIGINI
Presumibilmente l’inizio della letteratura latina si colloca nel 240 a.C., anno in cui Livio Andronico,
uno schiavo proveniente da Taranto, decise di rappresentare un testo scenico in lingua latina, con tutta
probabilità una tragedia. Prima di questa data regna l’oscurità. Anche se questo tipo di visione delle
origini, potrebbe essere così banalizzata, è del tutto lecito presupporre che la letteratura sia una
produzione artistica fissata con la scrittura, che nasce quando un individuo è in grado di
padroneggiare un repertorio di moduli espressivi e di convenzioni di stile e di gusto. Sul modello dei
Greci, che trovavano in Omero il sommo fondatore della letteratura, i Romani cominciarono a porsi il
problema delle origini per cercare di ricostruire la propria preistoria letteraria, cercando un modello
di poeta che facesse dimenticare ogni imperfezione letteraria precedente. Ci sono alcuni elementi
essenziali per ricostruire questa PREISTORIA:
CRONOLOGIA E DIFFUSIONE DELLA SCRITTURA;
è FORME COMUNICATIVE NON LETTERARIE;
è FORME PRE-‐LETTERARIE: CARMINA.
è
Sin dai tempi più antichi, ossia circa dal VII secolo, gli abitanti del Lazio, parlanti latino, decidono di
utilizzare la scrittura per la realizzazione di brevi messaggi. Il caso più emblematico è
quello della CISTA FICORONI, un vaso cilindrico bronzeo, ritrovato a Preneste che
presenta un’iscrizione:
LAT: DINDIA MALCOLNIA FILEAI DEDIT/ NOVIOS PLAVTIOS MED ROMAI FECID
ITA: Dindia Malcolnia (mi) diede alla figlia/ Novio Plauzio mi fece a Roma.
La scrittura è ancora utilizzata, in questa fase per scopi di tipo pratico. Ci sono
distinzioni ancora marcate, legate alla possibilità dei parlanti latino di
utilizzare anche altre lingue:
1. Greco
2. Etrusco
3. Osco
Ci sono anche iscrizioni latine realizzate in alfabeto greco o scritture di tipo bustrofedico, che
dimostrano una flessibilità anche dei segni alfabetici. Proprio bustrofedica era la scrittura della
FIBULA PRENESTINA, una fibbia d’oro trovata anch’essa a Preneste nel 1871: oggi le ricerche l’hanno
inclusa nella categoria dei falsi, ma il testo suscita curiosità.
LAT: MANIOS MED FHEFHAKED NUMASOI
ITA: Manio mi ha fatto per Numerio.
Niente ci spinge a credere che i Romani scrivessero solo su materiali duri, ma le condizioni di ciò che ci
è pervenuto non ci ha restituito quei materiali, evidentemente più deperibili. Ci mancano, per esempio,
i documenti di tipo funerario, diffusissimi e importantissimi, per esempio, in Grecia.
La presenza d’iscrizioni su oggetti di uso quotidiano e domestico, sembra testimoniare che la
scrittura fosse diffusa anche tra persone di media condizione. L’uso si rivelava indispensabile
per l’esercizio di funzioni pubbliche:
1
Conservazione di oracoli, formule e prescrizioni religiose;
è Liste di magistrati e di sacerdoti;
è Statuti;
è Leggi;
è Trattati.
è
Già in epoca repubblicana, il livello di alfabetizzazione risultava più alto e articolato, in quanto
una grande fetta della popolazione usava tenere una documentazione scritta di carattere
personale per la propria attività (COMMENTARII).
È necessario compiere un percorso sulle forme della comunicazione che richiedono l’uso della
scrittura e che non costituiscono letteratura, anche se svolsero un ruolo propulsore per lo sviluppo
della lingua latina. È possibile trovare in esse una specifica eredità, in forme pre-‐letterarie. Il
tradizionalismo che caratterizzava la cultura romana favorì il perpetuarsi di certe formule e strutture
di pensiero.
LEGGI E TRATTATI
L’uso della scrittura fu sempre legato al bisogno di avere delle registrazioni ufficiali precise di:
Leggi;
è Trattati;
è Patti internazionali.
è
Dei trattati della Roma arcaica, abbiamo informazioni solo indirette e nessun frammento: per esempio,
Polibio ci informa del trattato fra Roma e Cartagine del 509 a.C. Importanza rilevante hanno invece le
prime leggi romane, perché abbiamo tracce molto remote di LEGES REGIAE, risalenti alla fase
monarchica. Da quello che possiamo ricavare, dovevano avere un’impostazione sacrale molto rigida. Il
diritto della fase più antica sarà basato quindi su norme consuetudinarie, perciò, fu davvero una
conquista incredibile la redazione delle XII tavole, chiamate così perché scritte su dodici tavole di
bronzo che erano esposte sul Foro Romano. Sarebbero state stilate da una commissione, i
decemviri legibus scribundis, fra il 451 e il 450. Esse sono il vero e proprio fondamento
dell’identità culturale. Queste leggi trovano un effetto rigido sanzionatorio in alcune delle loro
caratteristiche:
Assonanze;
è Allitterazioni;
è Scansione dei cola ritmici paralleli e staccati.
è
Nonostante i testi siano molto brevi, si possono cogliere alcuni aspetti della vita quotidiana:
Rapporti tra creditori e debitori;
è Difesa della proprietà contro lo straniero;
è Emancipazione dei figli dall’autorità paterna;
è Proibizione del malocchio.
è
LAT: AERIS CONFESSI REBUSQUE IURE IUDICATIS XXX DIES IUSTI SUNTO
ITA: Per un debito riconosciuto, una volta emessa regolare sentenza, il termine di legge sarà di trenta
giorni.
LAT: POST DEINDE MANUS INIECTO ESTO. IN IUS DUCITO.
ITA: Poi, ci sia immediatamente l’imposizione della mano, e il debitore sia portato in giudizio.
LAT: SI PATER FILIUM TER VENUM DUIT FILIUS A PATRE LIBER ESTO.
2
ITA: Se il padre avrà venduto il figlio per tre volte, il figlio sia libero dall’autorità paterna.
I FASTI E GLI ANNALES
Un altro uso molto antico della scrittura era attinente ai calendari. La comunità di Roma aveva un
calendario ufficiale, che era regolato e sancito da autorità religiose. I giorni dell’anno erano divisi in:
Fasti
è Nefasti
è
A seconda che fosse permesso o vietato sbrigare gli affari pubblici. Garanti del calendario erano i
pontefici. Presto il termine fasti cominciò a designare il calendario annuale, ma anche le liste dei
magistrati nominati anno per anno e le registrazioni dei trionfi militari riportati dai magistrati in
carica. Con il tempo, le informazioni depositate nei fasti aumentò progressivamente, tanto che i
magistrati li usavano per registrare i propri atti ufficiali. Importante fu l’uso della tabula dealbata: il
pontefice massimo esponeva pubblicamente una tavola bianca che dichiarava anche gli
avvenimenti che avevano rilevanza pubblica. Questo tipo di registrazioni presero il nome di
ANNALES e cominciarono a rappresentare una vera e propria memoria collettiva dello stato romano. Il
pontefice Publio Muzio Scevola s’incaricò di riunire in volumi gli ANNALES degli ultimi 280 anni:
raccolta che prese il nome di ANNALES MAXIMI. Gli storici che si occupavano dei primi secoli di
Roma, usavano fare riferimento a questa documentazione, anche per l’autorevolezza dei resoconti.
Tracce se ne trovano in Livio o Tacito.
I COMMENTARII
ESSI si affiancano alla tradizione ufficiale degli ANNALES. Il termine ha un raggio di applicazione molto
vasto, anche se può significare anche una semplice scrittura di carattere privato. Il termine sarà usato
anche da Cesare per classificare le sue opere, in particolare quelle riguardanti la guerra gallica e quella
contro Pompeo: sono opere di grande carattere letterario e d’impostazione politica. Si presentano
come opere non professionali, connotate da un apporto d’informazioni e memorie personali.
L’origine di quest’accezione risale ad una pratica dei magistrati di età repubblicana: un magistrato
importante tendeva a raccogliere in una sorta di diario i provvedimenti e gli eventi principali
del suo periodo di carica. Questa documentazione poteva assumere poi un carattere ufficiale e
veniva depositata presso i collegi sacerdotali. Il loro uso si pensa abbia favorito lo sviluppo di una
produzione in prosa, legata all’attualità politica e vicina ad una vera e propria memorialistica.
ORATORIA
Prima del fenomeno di grecizzazione, lo scrivere era considerato una tecnica utile, ma il saper parlare
era nettamente più importante, perché poteva diventare forma di potere e successo. Il primo nome che
incontriamo in quest’ambito è APPIO &nbs
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