Prima età imperiale: la nuova realtà politica
Augusto muore nel 14 d.C. e gli succede il figliastro Tiberio, adottato nel 4 d.C. Era chiaro l'ordinamento monarchico in atto, il fatto che la partita della successione del potere politico si giocava entro la sola famiglia di Augusto. L'oligarchia delle grandi famiglie, che avevano esercitato il loro potere entro le magistrature annuali, nel senato nell'ultimo secolo della repubblica si erano trovate costrette a cedere ampi spazi di potere a nuovi ceti: equites, élites italiche, esercito. E aveva dovuto andare incontro alla plebe impoverita. Poi erano state travolte dall'inadeguatezza delle istituzioni della città-stato al crescere dell'impero e dalle guerre civili causate da uomini che avevano usato le cariche repubblicane e gli eserciti dello stato a fini individuali, stimolando i conflitti sociali in atto spesso.
Il ruolo del senato sotto i primi imperatori
Sotto Augusto il senato non aveva potere sulle scelte importanti. Da Tiberio a Nerone gli imperatori sono essi stessi membri dell'antica aristocrazia repubblicana. Con Tiberio, adottivo della Gens Iulia, il potere passa alla Gens Claudia. L'imperatore era titolare di vaste clientele e aveva ruolo di patronato sulle sole forze popolari che avevano ruolo politico nello stato: sull'esercito e sulla plebe attraverso i suoi donativi e intrattenimento.
Con l'instaurazione della pace interna e l'organizzazione di una macchina amministrativa funzionale agli interessi della produzione e del commercio, creò intorno all'imperatore consensi di ampi ceti italici e provinciali, che avevano subito le malversazioni dei governanti repubblicani. La costruzione di un apparato burocratico e amministrativo articolato apre spazio di partecipazione alla gestione del potere centrale e locale al ceto equestre, a nuovi elementi italici e provinciali e a un crescente numero di liberti indipendenti, che il principe considerava devoti e affidabili.
Il senato è limitato al ruolo di ceto di alti funzionari necessariamente leali alle scelte del principe. Il senato continua a sentirsi erede della tradizione repubblicana e non accetta l'abbassamento di ruolo nonostante sia in atto la sostituzione dei vecchi elementi con nuovi di diversa estrazione e più fedeli. Si pretende il rispetto delle prerogative del senato e dei valori da esso rappresentati; non è pensabile la liquidazione del potere imperiale. Valore carico di prestigio morale su tutti la libertas, il valore della repubblica in opposizione alla monarchia. Libertà di agire e parlare nella vita pubblica. Una libertà che di fatto aveva sempre riguardato una ristretta oligarchia, ma che in essi per secoli si era identificata tutta la comunità. Il senato è l'erede di questa libertas politica, in costante potenziale conflitto con l'imperatore. Ma il potere stava attento a governare in modo non troppo violento, venendo incontro quanto più era possibile all'esigenza dei cittadini, nell'interesse generale. Molti senatori inoltre si dimostravano fedeli all'imperatore.
Nuovi valori erano: buona amministrazione, scrupolo nel gestire lo stato nell'interesse generale, che entreranno piano piano nel senato, soprattutto con l'introduzione in esso di nuovi ceti meno vincolati alla vecchia mentalità aristocratica.
Letteratura imperiale
Senso di ineluttabile tramonto dei valori repubblicani attraversa la vita intellettuale e condiziona temi e toni della produzione letteraria. E muta il gusto: nel 17 d.C. muoiono Ovidio e Livio, le ultime due grandi figure della letteratura augustea. Sensazione di discontinuità, in letteratura percepita da dopo Virgilio, Orazio e l'esilio e la morte di Ovidio. Sensazione di venir dopo la grande stagione augustea. Uno dei tratti tipici di questa nuova era sarà il complesso di inferiorità rispetto a un grande passato.
In quest'epoca vediamo un forte allargamento della base del pubblico letterario. I nuovi ceti che arrivano alla gestione del potere imitano l'aristocrazia tradizionale: l'otium letterario è considerato parte del prestigio personale, un'attività che nobilita socialmente. Anche se (solo) sul piano teorico permane la concezione dell'otium che sottrae tempo ai negotia. La partecipazione alla vita politica, anche a basso livello, richiede la capacità di tenere discorsi: il bisogno di formazione retorica si fa più diffuso, la formazione scolastica più estesa, favorendo la diffusione della cultura letteraria. Sentiamo più spesso parlare di librerie; il libro circola ora abbastanza, anche al di fuori delle cerchie d'élite. Abbiamo notizie di circolazione di libri anche tra liberti e soldati e anche nelle province. Si fanno più letture pubbliche e lo scrittore, dopo Ovidio, dialoga sempre più spesso e apertamente con un lettore generico e anonimo esterno alla cerchia del suo mondo privato. In rapporto all'aumento di pubblico si articolano maggiormente correnti e gusti, troviamo compresenza di correnti letterarie diverse che rispondono all'esigenza di un pubblico variegato e multiforme. Si amplia anche lo spettro dei produttori di letteratura, tendono a sfumarsi i confini tra dilettantismo letterario degli aristocratici e il professionismo degli autori di mestiere, solitamente provenienti dai ceti meno favoriti, al massimo dal ceto equestre.
I libri non forniscono comunque ancora guadagno, e per l'intellettuale c'è bisogno ancora di appoggiarsi a un protettore. Ma il "mecenatismo" si trasforma in questa epoca per la nuova presenza del patronato imperiale. Caratteristica di questo periodo è infatti la forte influenza che l'imperatore esercita sulla produzione letteraria. Si diffonde anche il mecenatismo privato, tra i ceti emergenti, tra nuovi ricchi, ma che deve muoversi in spazi ristretti e sempre rispettando le "tendenze" decise in ambito di patronato imperiale. In generale tutta la società si muove a imitazione dell'imperatore e della sua corte. L'omaggio all'imperatore e alla sua famiglia tende a banalizzarsi in formula obbligata, fino a manieristiche forme estreme di adulazione. Non sono coinvolte le convinzioni dell'autore (come in Virgilio). La vera censura ai danni di un intellettuale inizia con i provvedimenti contro Ovidio nell'8 d.C. e Tito Labieno, 12 d.C. Si sente forte allora il distacco dalla tradizione etico-politica che si sentiva rappresentava dalle istituzioni e dalla storia passata della res publica: conflitto vivo nella letteratura del I sec d.C.
Comunque non solo adulazione o rimpianto della libertas repubblicana. Ampia fascia di cittadini che sente soddisfatti i propri bisogni e meriti. E si impegna in cooperazione costruttiva. E si operano per manuali di storia, di retorica, opere tecniche e enciclopediche. Nella letteratura di ambizioni artistiche è caratteristico nella prima età imperiale un senso diffuso di "epigonismo": venir dopo un'età di grandezza irraggiungibile. Esistono una nuova serie di modelli riconosciuti, quelli augustei. I modelli augustei e quello ciceroniano per l'oratoria diventano esemplari. Viene associata alla nostalgia per l'epoca dei grandi modelli letterari la nostalgia per lo stato repubblicano e i suoi valori, di cui quelle opere erano (considerate) il frutto: rapporto tra potere e cultura lungimirante e libero, rapporto tra letteratura e alta società. Classicità augustea-valori repubblicani.
La perdita di speranza in una rigenerazione della politica romana verso il repubblicanesimo, per l'irrigidirsi del potere ispira angoscia si esprime sul piano artistico in una reazione alla equilibrata classicità augustea e nell'elaborazione di un tormentato barocchismo che culminerà in certi scrittori-senatori di età ciceroniana. Così Lucano, sovvertendo le ragioni formali e ideologiche del classico supremo, ovvero Virgilio, contesterà l'inganno della consociazione di principato e libertà e la forma classica in cui si era espressa la fiducia per quella provvidenziale pienezza dei tempi.
Letteratura e società da Tiberio a Claudio (14-54 d.C.)
- Tiberio (14-37)
- Caligola (37-41)
- Claudio (41-54)
Nell'intero periodo mancano personalità di grandi scrittori, eccetto Seneca la cui attività culmina sotto Nerone, ma comincia sotto Caligola. Questi primi imperatori cessano di incentivare la letteratura impegnata, orientandola a sostenere il regime. Tiberio si compiaceva di ricerche erudite e preziose (Partenio, Euforione). Sollecitò la moda per una poesia disimpegnata e elitaria, una distanza tra la poesia adatta all'otium e i compiti della politica. Impegnato in una solida e funzionale organizzazione dello stato, nel sancire e consolidare l'autocrazia imperiale suscitando dissenso tra i senatori (e comunque elargendo loro sostanziosi privilegi) e reprimendo tale dissenso con durezza. Lo stesso fece Caligola, che non si occupò molto di letteratura.
Claudio ebbe la passione per l'erudizione storica, linguistica, antiquaria. Ma una volta imperatore non mostrò capacità o interesse a mobilitare le forze culturali. Moltiplicò i posti di potere per cavalieri, provinciali, liberti nell'amministrazione: il governo fu più efficiente e partecipato, ma gli straniò la cultura ispirata agli ideali repubblicani tradizionali.
Poesia epica e didascalica tra Augusto e Tiberio
Abbiamo un elenco di circa 30 poeti contemporanei nell'ultima elegia dell'ex Ponto, 16 d.C. Abbondante produzione epica, sia a tema mitologico che storico. Nel mito si scelgono episodi poco frequentati nella poesia latina precedente: Eracle, Teseo e non trattato in Omero. Epica storica: su temi di storia romana remota e recente, le guerre civili come in Lucano, e si continua la celebrazione di uomini politici e d'arme contemporanei. Massimi risultati erano linguaggio epico virgiliano e ovidiano con effetti di cupa grandiosità, con vistosi espedienti retorici al servizio di un pathos vibrante su tematiche storiche e politiche di attualità: è la via che porterà all'originale creazione lucanea. Albinovano Pedone, ufficiale dell'esercito di Germanico, per Tacito. 15 d.C. Autore