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Letteratura latina, l'età di Cesare

Riassunto dettagliato della letteratura latina dell'età di Cesare (78 - 44 a.C.): dopo una descrizione del contesto storico e del clima culturale del tempo, si passano in rassegna i generi letterari coltivati al tempo con relativi autori, ossia il poema didascalico (Lucrezio), la lirica dei poetae novi (Catullo), l'oratoria e la retorica (Rethorica ad Herennium e Cicerone), la storiografia (Cesare... Vedi di più

Esame di Letteratura latina docente Prof. A. Cavarzere

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2. medio (mediŏcris): si propone essenzialmente di suscitare piacere (delectāre) ed è perciò

gradevolmente ornato, senza però raggiungere il grado di elaborazione artistica propria

dello stile sublime; esso si addice ad argomenti di media importanza sui quali il lettore può

essere intrattenuto con piacere;

3. sublime/grave (gravis): è il più elevato dei tre stili e si propone di suscitare forti emozioni

nell'ascoltatore (ammirazione, stupore, indignazione, pietà, ecc.) (movēre / flectĕre); è

caratterizzato da un alto grado di ornamentazione attraverso l'uso di numerose figure

retoriche e si addice esclusivamente ad argomenti elevati.

Questa distinzione viene messa in rapporto anche con il livello sociale dei personaggi e con i nomi

propri, gli animali, gli strumenti, la residenza e le piante che a loro si possono attribuire.

La Rota Virgilii ha come punto di riferimento le Bucoliche, le Georgiche e l'Eneide di Virgilio: esse,

infatti, vengono assunte come modelli dei generi in cui si realizzano i tre stili, essendo dedicati il

primo alla pastorizia, il secondo all'agricoltura e il terzo alla fondazione di Roma da parte dell'eroe

troiano Enea.

Questa distinzione sarà valida fino a tutto il Medioevo, ovvero fino a quando la letteratura cristiana

giungerà a teorizzare la mescolanza degli stili sul modello della Sacra Scrittura, che aveva saputo

esprimere la più sublime verità di fede con il linguaggio umile dei pescatori.

Inoltre, la Rhetorica ad Herennium parla anche delle figure retoriche, e le più importanti da

ricordare sono:

1. figure di suono:

allitterazione: consiste nella ripetizione di suoni vocalici o consonantici uguali (es. fruscio

che fan le foglie);

assonanza: consiste nella ripetizione di suoni vocalici uguali a partire dalla vocale

accentata (es. io son come lòro / in perpetuo vòlo / la vita sfiòro);

consonanza: consiste nella ripetizione di suoni consonantici uguali a partire dalla vocale

accentata (es. Com'è tutta la vita e il suo travàglio / in questo seguitare una muràglia / che

ha in cima cocci aguzzi di bottìglia);

onomatopea: consiste nell'imitazione di un rumore (es. tin tin, tac tac).

2. figure di parola:

iperbato: consiste nell'alterazione dell'ordine consueto della frase (es. O belle a gli occhi

miei tende latine);

anafora: consiste nel ripetere una parola o un'espressione all'inizio di due o più versi

successivi (es. Sei ne la terra fredda, / sei ne la terra negra);

geminatio: consiste nel ripetere una parola o un'espressione al centro di uno stesso verso

(es. La neve fiocca lenta, lenta, lenta);

epifora: consiste nel ripetere una parola o un'espressione alla fine di due o più versi

successivi (es. Ancor trema, si spegne, / risorge, trema, si spegne);

anadiplosi: consiste nel ripetere una parola o un'espressione alla fine di un verso e all'inizio

di quello successivo (es. C'è rose e gigli, tutto un bel giardino. / Nel bel giardino il bimbo si

addormenta);

poliptoto: consiste nel ripetere la stessa parola con funzione differente (es. amare...amai);

figura etimologica: consiste nell'usare parole con uguale radice (es. vivere la vita);

chiasmo: consiste nell'incrocio tra due coppie di parole o di espressioni sintatticamente o

semanticamente parallele; è risalibile allo schema A B B A, che può essere raffigurato

mediante la lettera greca dell'alfabeto greco (es. Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori);

climax: consiste nell'elenco di termini in aumento o in diminuzione di intensità (es. mamma,

sorella, cugina);

asindeto: consiste in un'elencazione di termini senza l'uso di congiunzioni e spesso con

l'uso di virgole (es. Fior, frondi, herbe, ombre);

polisindeto: consiste in un'elencazione di termini o proposizioni con la ripetizione della

congiunzione (es. Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno, / e la stagione, e 'l tempo);

ellissi: consiste nel sottintendere una parola facilmente deducibile dal contesto (es. vb

"essere").

3. figure di contenuto o significato:

litote: consiste nell'affermazione di un concetto attraverso la negazione del suo contrario

(es. Non era Don Abbondio nato con un cor di leone);

ossimoro: consiste nell'accostamento di due parole di senso opposto (es. dolci ire);

endiadi: consiste nell'utilizzo di due o più parole simili per esprimere un unico concetto (es.

canuto e bianco);

similitudine: consiste nel confrontare due identità attraverso l'uso dell'avverbio "come" (es.

Sei furbo come una volpe!).

metafora: consiste nel confrontare due identità senza l'uso dell'avverbio "come" (è quindi

una similitudine abbreviata) (es. Sei una lumaca!);

allegoria: consiste nell'esprimere un concetto attraverso un'immagine; come nella metafora,

anche qui vi è la sostituzione di un oggetto con un altro ma, a differenza di quella, questa

richiede un'interpretazione astratto di ciò che sottintende (es. le fiere che Dante incontra

nell'Inferno);

metonimia: consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una

contiguità logica o semantica (il contenente per il contenuto, il concreto per l'astratto,

l'astratto per il concreto, l'autore per l'opera) (es. Ho comprato un Dante = un'opera di

Dante);

sineddoche: consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una

contiguità logica o semantica di maggiore o minore estensione (la specie per il genere, il

singolare per il plurale, il plurale per il singolare, la parte per il tutto, il tutto per la parte) (es.

vele = nave);

perifrasi: consiste nell'utilizzare, anziché il termine proprio, una sequenza di parole per

descrivere una persona o una cosa (es. il biondo Dio = Apollo);

apostrofe: si ha quando un personaggio o la voce narrante si rivolge a un uditore ideale

diverso da quello reale (es. Ahi, serva Italia, di dolore ostello);

iperbole: è un'esagerazione (es. dammi mille baci).

- CICERONE

Cicerone nacque ad Arpino (Lazio meridionale) da una famiglia di ceto equestre; venne educato a

Roma ed esordì poi come avvocato. Compì un viaggio di studio ad Atene e a Rodi, dove

perfezionò le sue capacità retoriche e, dopo il matrimonio con Terenzia e la nascita della figlia

Tullia, iniziò il cursus honorum, divenendo questore, edile, pretore e console, opponendosi ai

progetti di riforma agraria e reprimendo la congiura di Catilina con la condanna a morte dei suoi

principali responsabili.

Perso il peso politico in seguito alla stipulazione del primo triumvirato che egli si rifiutò di

sostenere, Cicerone venne mandato in esilio in Grecia attraverso una legge presentata dal tribuno

della plebe Clodio: essa, infatti, prevedeva la condanna all'esilio per i responsabili di esecuzioni

capitali a danno di cittadini romani avvenute senza appello al popolo.

Richiamato in Italia dopo un anno, Cicerone ottenne la restituzione di una parte dei suoi beni e

cercò di impedire la guerra civile fra Cesare e Pompeo; tuttavia, dopo il fallimento delle sue

iniziative, seguì quest'ultimo in Epiro.

Rientrato a Roma con il perdono di Cesare, Cicerone perse definitivamente il suo ruolo politico e si

dedicò alla composizione di opere retoriche e filosofiche. Quando poi si accordò con Ottaviano e

Lepido nel secondo triumvirato, fu ucciso dai sicari di Antonio nel 43 a.C. nei pressi della sua villa

di Formia (Lazio). Plutarco narra che la sua testa e le sue mani vennero poste sui rostri del foro

romano dai quali si affacciavano gli oratori per parlare.

In Cicerone vita, opere e contesto storico-politico-intellettuale sono imprescindibili fra loro. Infatti,

nel grave momento di crisi delle istituzioni repubblicane e di violenti conflitti politici fra i partiti degli

optimates e dei populares che vide la nascita di una dilagante corruzione, Cicerone fu impegnato

soprattutto con la produzione di opere oratorie nella tutela della costituzione repubblicana, in difesa

del conservatorismo politico, nella ricerca di una concordia degli ordini che potesse garantire la

pace sociale e in violente invettive contro gli avversari politici e i corrotti. Inoltre, in un periodo in cui

la cultura latina andava definendo la sua autonomia, Cicerone si dedicò anche a opere di stampo

filosofico e retorico e a epistole, nelle quali ipotassi e paratassi si alternano continuamente, pur

rimanendo in perfetto equilibrio ed armoniche (concinnitas).

Lo schema che si può evidenziare è il seguente:

oratoria: 58 orazioni complete. Ne sono degli esempi:

Verrinae (70 a.C.): 7 orazioni contro il governatore Verre che aveva

− spadroneggiato con violenza nella provincia della Sicilia occidentale;

De lege agraria (63 a.C.): 4 orazioni contro la legge agraria proposta dal tribuno

− Servilio Rullo, che prevedeva l'istituzione di una commissione di dieci membri, in

funzione per cinque anni, con il compito di operare una distribuzione di ager

publicus ai veterani di Pompeo, in Italia e fuori d'Italia;

Catilinariae (60 a.C.): 4 orazioni contro il colpo di stato ordito da Catilina nel 63

− a.C.;

Post reditum in senatum e Post reditum ad Quirites (57 a.C.): in cui ringrazia il

− senato e il popolo e attacca i responsabili del suo esilio del 58-57 a.C. Cicerone,

infatti, isolato di fronte all'alleanza di Cesare, Pompeo e Crasso nel primo

triumvirato del 60 a.C., fu costretto all'esilio in Grecia dopo l'approvazione della

legge del tribuno della plebe Clodio contro chi avesse fatto giustiziare cittadini

romani senza processo;

Filippiche (44-43 a.C.): 14 orazioni contro Marco Antonio dopo la morte di Cesare;

− sono chiamate così poiché Cicerone le accostò a quelle del famoso oratore attico

Demostene; ecc.

retorica. Ne sono degli esempi:

De oratore (55 a.C.): 3 libri in forma di dialogo, in cui tenta di mettere in risalto la

− figura dell'oratore-politico rispetto ai capi militari, attribuendogli la posizione di

maggior rilievo nella società. In particolare, si immagina che durante i ludi Romani

del 91 a.C. alcuni eminenti senatori, fra cui Marco Antonio, si riuniscano nella villa

di Marco Licinio Crasso a Tusculum e che, approfittando dei giorni di vacanza, si

intrattengano in giardino a discutere sull'oratoria e sulla formazione dell'oratore:

Crasso sostiene la necessità di una vasta formazione culturale dell'oratore, che

deve essere vir bonus dicendi peritus, cioè deve essere in grado di porre la

propria sapienza e la propria tecnica oratoria al servizio di una gestione dello stato

che assicuri il predominio delle classi dominanti; Antonio, invece, gli contrappone

un oratore più istintivo e autodidatta, la cui arte si deve fondare sulle proprie doti

naturali e sulla pratica del foro;

Orator (46 a.C.): qui Cicerone fa una distinzione fra stile umile, medio e

− sublime/grave che l'oratore perfetto deve sapere di volta in volta utilizzare in

relazione all'argomento del discorso, all'uditorio a cui si rivolge e alle circostanze

della performance, non perdendo mai di vista gli obiettivi del docēre, delectāre e

movēre / flectĕre; ecco perchè l'oratore ideale deve possedere una ricca

formazione generale di taglio filosofico, giuridico e storico, proprio per essere

all'altezza di ogni situazione;

Brutus (46 a.C.) vera e propria storia dell'oratoria latina in forma di dialogo; ecc.

filosofia: per Cicerone la filosofia era un imprescindibile requisito per l'oratore e una

maestra di vita e di moralità per ogni uomo; veniva concepita come una sorta di

consolazione a cui dedicarsi nei momenti tristi della vita politica e familiare (gli muore infatti

la figlia Tullia). Egli aderì allo stoicismo e criticò l'epicureismo, sia perché col suo

determinismo atomistico abbandonava il mondo e l'uomo alla casualità, sia perché la sua

etica fondata sul principio del piacere conduceva all'individualismo e al rifiuto dell'impegno

politico. Ne sono degli esempi:

De re publica (54-51 a.C.): 6 libri in forma di dialogo fra Scipione l'Emiliano e altri

− personaggi minori, in cui si analizzano le tre forme di governo (monarchia,

aristocrazia e democrazia) e le loro degenerazioni (tirannide, oligarchia e

oclocrazia), il cui passaggio è evitabile solo grazie a una costituzione mista; qui si

tratteggia anche la figura dell'uomo di governo ideale, che egli chiama princeps o

rector et gubernator rei publicae, il quale sa sacrificare ogni interesse personale

per il bene della comunità, coltivando le virtù del disinteresse e della

moderazione; egli deve mostrare moderazione nella lotta politica, tolleranza nei

rapporti con i cittadini ed essere nel contempo severo nell'interesse dello stato;

nel dare una pena deve evitare di offendere il punito, badare che essa sia

proporzionata alla colpa e uguale per tutti i colpevoli dello stesso reato e deve

soprattutto evitare di cedere all'ira.

Nell'ultimo libro Scipione l'Emiliano rievoca l'apparizione, in un sogno fatto circa

vent'anni prima, del nonno adottivo Scipione l'Africano e del padre Lucio Emilio

Paolo: essi, dall'alto dei cieli, gli mostrano la piccolezza della terra e la

conseguente futilità delle cose umane e, nel contempo, gli rivelano la ricompensa

di eterna beatitudine destinata nell'Aldilà alle anime di coloro che sulla terra si

sono prodigati per il bene della propria patria. Dall'antichità fino all'Ottocento

questa parte del De re publica circolò con il titolo autonomo (non originale) di

Somnium Scipionis;

Tusculanae disputationes (45 a.C.): discussioni che si fingono tenute nella villa di

− Cicerone a Tusculum fra lui e un anonimo interlocutore, che espongono ciò che è

necessario per raggiungere la felicità, e quindi il disprezzo della morte, la

sopportazione del dolore fisico, l'attenuazione delle afflizioni dell'animo e la virtù

stoica;

De senectute (44 a.C.): breve dialogo ambientato nel 150 a.C. in cui Catone il

− Censore viene assunto come simbolo di una vecchiaia operosa in ambito politico

e letterario; egli difende questa età rivendicandone sia l'utilità sociale che le gioie

private;

De amicitia (44 a.C.): per bocca di Lelio;

− De officiis (44 a.C.): trattato indirizzato al figlio Marco in cui vengono analizzati i

− diversi doveri privati e pubblici, ponendo l'attenzione su ciò che è moralmente

doveroso, decoroso e utile; in particolare, egli sostiene che è veramente utile solo

ciò che è eticamente conveniente; ecc.

epistolografia (68-43 a.C.): 930 lettere private, realmente scritte e inviate, pubblicate

postume in 4 raccolte probabilmente per volere di Ottaviano e a cura del liberto Tirone.

Esse costituiscono una preziosissima testimonianza non solo della biografia dell'autore, ma

anche della storia di quel periodo, che vide a Roma la crisi dell'ordinamento repubblicano:

Ad Atticum: all'amico Attico, in cui vi è una severa condanna di Cesare per la sua

− discesa in armi in Italia e di Pompeo per la sua decisione di abbandonare Roma;

Ad familiares: ad amici, parenti e conoscenti;

− Ad Quintum fratrem: al fratello Quinto;

− Ad Marcum Brutum: al cesaricida Marco Bruto.

LA STORIOGRAFIA DI CESARE E SALLUSTIO

- CESARE

Cesare nacque a Roma dalla gens Iulia; nonostante le origine aristocratiche, egli fin da giovane si

schierò dalla parte dei populares, questo anche in considerazione dei legami familiari con Mario,

marito della zia, e Cinna, del quale sposò la figlia Cornelia. Per sfuggire alle ire di Silla, Cesare si

recò in Oriente, dove si mise in luce per l'abilità diplomatica e per il valore militare e dove si

trattenne per un lungo periodo di tempo frequentando la scuola del retore Apollonio Molone.

Rientrato a Roma, Cesare si dedicò alla carriera politica e fu:

dittatore a vita con la facoltà di muovere guerra a chi avesse voluto;

− console;

− questore nella Gallia Ulteriore;

− edile;

− pontefice massimo;

− pretore;

− propretore nella Spagna Ulteriore;

− proconsole per cinque anni nella Gallia Cisalpina e Narbonese con la facoltà di convocare

− il popolo, di essere considerato sacro e inviolabile e di avere il comando delle legioni nelle

province.

Durante il suo governo Cesare cercò di pacificare gli animi e fondare il suo potere sul maggior

consenso possibile; in particolare:

si mostrò generoso nei confronti degli avversari sconfitti;

− distribuì le terre ai veterani (ex soldati) e ai nullatenenti;

− inaugurò un grande piano di lavori pubblici per dare impiego ai disoccupati;

− abbassò il prezzo degli affitti;

− ridusse i debiti dei contadini poveri;

− estese la cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina;

− migliorò l'amministrazione.

Di fronte a questa enorme concentrazione del potere nelle sue mani, i repubblicani romani

vedevano in pericolo l'esistenza stessa dello Stato ed erano convinti che Cesare intendesse farsi

incoronare re; perciò un gruppo di senatori preparò una congiura e il 15 marzo del 44 a.C. (Idi di

marzo) Bruto e Cassio lo pugnalarono davanti al senato.

La produzione letteraria di Cesare dà dignità al commentarius, un genere letterario di difficile

definizione: letteralmente esso significa "resoconto, promemoria", in quanto in origine designava

una raccolta di appunti provvisori di contenuto militare e politico, in vista di una narrazione a opera

di un altro scrittore. Il commentarius rientrava da una parte nella produzione storiografica

tradizionale, visto che raccontava fatti di storia, e dall'altra in quella memorialistica, in quanto era

caratterizzato dal carattere autobiografico, dalla ristrettezza dell'arco cronologico preso in esame e

dall'assenza di un proemio filosofico-moraleggiante, di una sintesi degli antefatti e di una ricca

elaborazione retorica dei materiali.

Cesare riprende tutte queste caratteristiche, ma rinuncia a presentare i propri Commentarii come

una raccolta di materiali che devono essere trasformati in una narrazione storica da parte di altri

autori, conferendo così al genere la dignità di un'opera pienamente autonoma e di carattere

soprattutto militare.

Due sono i Commentarii di Cesare di ambito militare:

De bello Gallico (52-51 a.C.): racconta in 7 libri, uno per ogni anno, le campagne di Cesare

in Gallia dal 58 al 52 a.C.

In quest'opera Cesare presenta i fatti sotto una particolare angolazione a lui favorevole e

replica alle accuse di aver provocato per ambizione personale guerre ingiuste e costose in

termini finanziari e di vite umane e di aver dato corso a inutili massacri: egli insiste sulla

razionalità del proprio comportamento, ribadendo di aver fatto ogni sforzo per giungere a

una soluzione diplomatica del conflitto con Pompeo, mettendo in evidenza la sincerità del

suo rapporto con i soldati e mostrando la propria umanità nei confronti dei nemici vinti;

De belli civili (49-48 a.C.): narra in 3 libri la guerra contro Pompeo dal 49 al 48 a.C., dal

passaggio del Rubicone alla sua uccisione in Egitto.

Anche in quest'opera Cesare presenta i fatti sotto una particolare angolazione a lui

favorevole: egli fa intendere di essere stato trascinato contro voglia al conflitto civile, e alla

sua moderazione, competenza e coraggio contrappone la crudeltà, l'inesperienza e la viltà

dei suoi avversari.

Per presentare i fatti sotto una particolare angolazione a lui favorevole e ottenere così un

effetto autocelebrativo, Cesare seleziona i dati, dando rilievo ad alcuni e tacendone o

sminuendone altri, talvolta invertendo anche la cronologia degli avvenimenti (ecco perché i

suoi Commentarii hanno fatto sorgere il problema della loro veridicità).

Le due opere sono collegate fra di loro da quello che viene concepito come l'ottavo libro del De

bello gallico, in cui sono narrati gli eventi del 51 e del 50 a.C., aggiunto dal luogotenente Aulo Irzio.

Per quanto riguarda forma e stile, i due commentari sono caratterizzati da:

l'uso della terza persona singolare che rende oggettiva la narrazione;

o la prevalenza del discorso indiretto;

o il dominio della paratassi attraverso il ricorso a un gran numero di subordinate di forma

o esplicita, all'ablativo assoluto e al participio congiunto;

l'uso di un lessico di base poco variato ed essenziale, ma comunque elegante, la cui

o semplicità conferisce velocità di lettura;

il ricorso a vocaboli appartenenti all'area semantica del "conoscere" e del "pensare",

o mediante i quali Cesare tende a rappresentare ogni sua azione come il frutto di una

decisione razionale;

l'uso dell'ironia e della satira a danno degli altri (soprattutto nel De bello civili);

o la presenza di digressioni geo-etnografiche (soprattutto nel De bello Gallico), tese a

o evidenziare le capacità del protagonista e della superiorità romana di tipo intellettuale,

tecnologico e strategico.

- SALLUSTIO

Sallustio nacque in Sabina da una famiglia benestante e trascorse la sua giovinezza a Roma

frequentando gli ambienti allora più in vista; intorno alla metà del secolo intraprese la carriera

politica appoggiandosi ai populares e in qualità di tribuno delle plebe condusse nel 52 a.C. una

violenta campagna contro Milone, l'uccisore di Clodio, e contro il suo difensore Cicerone,


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Tonnina

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Riassunto dettagliato della letteratura latina dell'età di Cesare (78 - 44 a.C.): dopo una descrizione del contesto storico e del clima culturale del tempo, si passano in rassegna i generi letterari coltivati al tempo con relativi autori, ossia il poema didascalico (Lucrezio), la lirica dei poetae novi (Catullo), l'oratoria e la retorica (Rethorica ad Herennium e Cicerone), la storiografia (Cesare e Sallustio) e la biografia (Cornelio Nepote).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tonnina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Cavarzere Alberto.

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