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Letteratura latina l'età augustea

Riassunto dettagliato della letteratura latina dell'età augustea (44 a.C. - 14 d.C.): dopo una descrizione del contesto storico e del clima culturale del tempo, si passano in rassegna i generi letterari coltivati al tempo con relativi autori, ossia l'epica (Virgilio e Ovidio), la lirica e la satira (Orazio), l'elegia (Ovidio) e la storiografia (Livio).

Esame di Letteratura latina docente Prof. A. Cavarzere

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- il figlio di Ottaviano e Scribonia, la cui nascita era già annunciata in estate (nacque

comunque Giulia!);

- il figlio di Antonio e Ottavia, che in realtà sarebbe nato solo nella primavera

successiva (nacque comunque una femmina!);

- il figlio di Marco Antonio e Cleopatra; questa nascita poteva essere vista solo

come un oltraggio contro la tradizione romana;

- Marcello, figlio di Ottavia e Marcello, suo ultimo marito;

- Augusto, ipotesi impraticabile visto che il fanciullo non è ancora nato quando

l'imperatore sale al potere (63 a.C.);

- secondo gli amanuensi cristiani è la prefigurazione di Cristo nato fra due età, l'età

classico-pagana e l'età nuova; tale interpretazione fece sì che per tutto il

Medioevo Virgilio venisse venerato come praenuntius Christi, "profeta del

Cristianesimo".

- secondo altri studiosi, al contrario, il puer è lontano sia dal Cristo della Chiesa

cattolica sia dal Messia ebraico e risulta essere una figura umana, della quale si

accennano la madre, i lunghi dolori, l'educazione tipicamente romana e l'invito ad

assumere cariche pubbliche.

Queste difficoltà di identificazione ci portano alla fine a vedere nel puer non un

bimbo reale, ma piuttosto una metafora della nascita di una nuova era;

5. due pastori cantano l'uno la morte di Dafni, pastore siciliano inventore della poesia

bucolica, e l'altro il suo splendore e i riti che da allora gli si dedicheranno; alla fine i

due contendenti si scambiano dei doni, senza tralasciare di congratularsi

vicendevolmente e di dichiararsi reciproca ammirazione;

6. Sileno, sorpreso nel sonno da due giovani pastori e da una ninfa, ancora ebbro

dalla sera precedente, canta miti cosmogonici e metamorfici che, dalla fondazione

del mondo, giungono alla celebrazione di Cornelio Gallo, amico di Virgilio;

7. è la narrazione fatta da Melibeo (protagonista dell'egloga I) di una gara di canto a

"botta e risposta" tra Coridone e Tirsi; l'arbitro dichiara vincitore Coridone ed

esclude Tirsi, probabilmente perché quest'ultimo aveva affrontato argomenti non

sempre felici e aveva paragonato il rivale a delle piante;

8. contiene due storie d'amore: Damone canta il suo amore infelice per Nisa e

Alfesibeo assume le vesti di una donna tradita dal suo amante, che cerca di

riconquistare attraverso una cerimonia magica;

9. riprende il tema dell'espropriazione delle terre affrontato nell'egloga I: due pastori

lamentano la perdita delle terre da parte di un compagno; l'egloga termina con

l'apparizione della tomba di un personaggio a noi sconosciuto, la quale simboleggia

l'approssimarsi della città e quindi la negazione del mondo pastorale;

10. è un omaggio all'amico Cornelio Gallo sofferente per essere stato abbandonato

dall'amata Licoride che è fuggita oltre le Alpi; Virgilio gli offre così il conforto del

mondo bucolico, ma Gallo deve sperimentare che anche la fuga nell'Arcadia è

inutile per placare il suo tormento amoroso.

le Georgiche (37-29 a.C.): poema didascalico di argomento agricolo in esametri: il poeta

concepisce la natura come una palestra delle virtù e il mondo contadino come il luogo in cui

l'uomo afferma le sue capacità attraverso il lavoro e la dura fatica quotidiana.

I 4 libri in cui le Georgiche sono suddivise presentano un proemio e un epilogo ciascuno e

sono raggruppati in due diadi: il I e il II sono dedicati alla coltivazione rispettivamente dei

cereali e degli alberi da frutto con un elogio alla fertilissima Italia, mentre il III e il IV vertono

sull'allevamento rispettivamente del bestiame e delle api;

l'Eneide (29-19 a.C.): poema epico in esametri in 12 libri, che racconta il viaggio di ritorno

da Troia di Enea, figlio di Anchise e di Venere, e che esalta, attraverso di lui, le origini e la

potenza di Roma: Enea è pius, "devoto" alla famiglia, alla patria e agli déi, accetta il

compito affidatogli dal fato ed è il mezzo attraverso cui si realizza la vocazione di Roma.

Con il padre, il figlio Iulo e alcuni compagni, Enea sta viaggiando per mare alla ricerca di

una terra in cui fondare una nuova città così come il Fato ha stabilito. Dopo sette lunghi

anni, vengono finalmente gettati da una tempesta sulle coste libiche, dove vengono accolti

benevolmente dalla regina Didone; nel corso di un banchetto Enea racconta alla fanciulla

con un lungo flashback la sua storia: narra la caduta di Troia, la morte di Priamo, la perdita

della moglie Creusa e i viaggi nell'isola di Creta sconvolta da una pestilenza, in Epiro dove

Eleno ha sposato Andromaca, vedova di suo fratello Ettore, e nell'isola di Trinacria (l'attuale

Sicilia) dove muore il padre Anchise; Didone si innamora di Enea, ma Giove ricorda all'eroe

il suo destino e così egli riparte, mentre la donna si uccide.

Giunto a Cuma, Enea è accompagnato dalla Sibilla a visitare il regno dei morti per trarre

oracoli dal suo destino: incontra prima l'anima di Didone e poi quella del padre Anchise,

che gli predice il suo futuro narrandogli la grandezza di Roma, che verrà fondata dai suoi

discendenti.

Enea giunge poi alle foci del fiume Tevere e manda un'ambasceria al re Latino ben

disposto verso di lui; tuttavia Giunone, acerrima nemica dei Troiani, suscita contro di lui

l'ostilità della moglie e del re dei Rutuli Turno, promesso sposo della figlia, e la guerra

divampa.

Al termine dei violenti scontri, i Troiani conquistano la città del re Latino e Turno viene

ucciso in duello da Enea, il cui figlio fonderà la città di Albalonga e dalla sua stirpe

discenderanno Romolo e Remo che fonderanno Roma.

Appendix Vergiliana: sotto questo nome è pervenuta una serie di componimenti che

nell'antichità furono attribuiti a Virgilio, ma che in realtà sono quasi tutti spuri e redatti

probabilmente da autori del I secolo d.C. che intesero trarre spunto dalle sue opere per

imitarne lo stile. Si ricordano per esempio: 14 epigrammi contenuti nel Catàlepton (poesie

"alla rinfusa"), Dirae ("Imprecazioni"), Ciris ("L'airone"), Culex ("La zanzara"), Aetna, Copa

("L'ostessa"), Elegiae in Maecenatem, Moretum ("La focaccia").

LIRICA E SATIRA DI ORAZIO

Figlio di un liberto, Orazio studiò a Roma, Napoli e Atene presso i maestri più in voga, ma fu

costretto a interrompere i suoi studi a causa degli avvenimenti seguiti all'uccisione di Cesare: i

repubblicani al seguito di Bruto e Cassio, infatti, avevano posto in Grecia la loro base di operazioni

e Orazio, forse indotto dall'amore per la libertà assorbito nelle scuole di filosofia, si legò a loro

partecipando alla battaglia di Filippi del 42 a.C., finita con la disfatta dei repubblicani; tornato in

Italia trovò il suo podere confiscato e si adattò a guadagnarsi da vivere come segretario di un

questore. Nel 38 a.C. entrò a far parte, presentato da Virgilio, del circolo di Mecenate, con il quale

strinse una profonda e duratura amicizia, ricevendo in dono da lui un podere in Sabina (terra fra

Umbria, Lazio e Abruzzo), dove trascorse lunghi periodi sereni dedicandosi alla composizione

delle sue opere.

La produzione letteraria di Orazio consiste in:

Epòdi (41-30 a.C.): raccolta di 17 componimenti dedicati a Mecenate, il cui titolo non fu

scelto dal poeta ma dai grammatici dell'epoca per la sua particolare struttura metrica in

distici epodici che alternano un verso lungo a un verso breve; gli Epòdi, però, dovevano

probabilmente intitolarsi "iambi" per due motivi:

1. per il metro giambico in essi prevalente, che dà origine a un ritmo martellante atto a

esprimere una poetica aggressiva e sarcastica: i primi 16 epòdi sono costituiti da un

∪ ∪ ∪ ∪ ∪ ∪

trimetro giambico ( seguito da un dimetro

— — | — — | — —)

∪ ∪ ∪ ∪

giambico ( mentre il diciassettesimo è costituito da soli

— — | — —),

trimetri giambici;

2. per l'utilizzo di toni aspri, realistici e a volte violentemente polemici, che ebbe origine

nei poeti classici greci Archiloco e Ipponatte: considerati da Orazio come

"composizioni giovanili" in cui dominano furore e passionalità, gli Epòdi, infatti, sono

strettamente collegati alla dura situazione economica che il poeta dovette

sopportare dopo la sconfitta di Filippi.

I loro contenuti sono vari: si ha una poesia d'apertura di accompagnamento, in cui

Orazio dichiara di voler seguire Augusto anche nel pericolo, e poi si alternano

poesie politiche, amoroso-erotiche, scherzose e di invettiva (per esempio, nel III

epòdo Orazio rimprovera Mecenate di averlo indotto a gustare un pranzo a base di

aglio, nel VII manifesta la sua ansia per le guerre civili ed esorta a deporre le armi, e

nell'VIII inveisce contro una vecchia scostumata). Alla varietà dei temi corrisponde

ovviamente una varietà dei toni.

Satire (35-30 a.C.): 18 componimenti in esametri dattilici che danno al linguaggio un ritmo

∪∪ ∪∪ ∪∪ ∪∪ ∪∪

lento e solenne (— sono ripartiti in 2 libri e

|— |— |— |— |— ∩);

trattano in modo discorsivo vari argomenti, anche di carattere autobiografico, filtrati

attraverso una riflessione morale e un tono spesso ironico e satirico (per esempio, nella II

satira Orazio assale l'immoralità e gli adulteri, nella VI presenta i suoi rapporti con

Mecenate ed esalta la tranquillità della propria vita modesta e nella XII denuncia il vizio

della gola);

Odi (30-23 a.C.): 103 carmi di svariato metro, divisi in 4 libri, nei quali Orazio espone il

proprio mondo interiore e la sua personale visione della vita. I temi affrontati sono

l'amicizia, l'amore, la natura, il patriottismo, la convivialità, la gioia del vino che rinfresca

durante il calore estivo, riscalda in inverno, serve per festeggiare un evento ed è utile per

dimenticare la preoccupazione del futuro, e il fluire inarrestabile del tempo con l'invito a

godere della vita seguendo la massima del carpe diem e a ritagliarsi un proprio angolo nel

quale vivere a proprio agio senza esporsi troppo al gioco della fortuna;

Epistole (20-13 a.C.): 22 lettere in esametri dattilici che danno al linguaggio un ritmo lento e

∪∪ ∪∪ ∪∪ ∪∪ ∪∪

solenne (— sono divise in 2 libri, indirizzate

|— |— |— |— |— ∩);

ad amici e conoscenti, che trattano in modo discorsivo varie tematiche di argomento

filosofico-epicureo, letterario e autobiografico.

In particolare, nel secondo libro si è soliti far rientrare anche l'Ars poetica, dedicata ai due

figli del console Pisone: si tratta di un manuale in esametri nel quale Orazio espone la

propria teoria letteraria che concepisce la poesia come frutto di una paziente elaborazione

stilistica (ars), attraverso cui si esprime il vero talento poetico (ingenium);

Carmen saeculare (17 a.C.): inno celebrativo in 19 strofe cantato a Roma sul Palatino e sul

Campidoglio da un coro di giovinetti e fanciulle nella ricorrenza dei Ludi saeculares, voluti

da Augusto per celebrare l'avvento dell'età dell'oro preannunciata dall'egloga IV di Virgilio.

Fu composto per volontà del principe e presenta uno stile elevato e solenne, che si esprime

attraverso una serie di continue invocazioni ad Apollo, a Diana, al Sole, alle Parche e alla

Terra e culmina nell'elogio di Augusto come discendente di Venere.

La morale di Orazio è largamente modellata sulla filosofia di Epicuro: importanti sono la ricerca

dell'imperturbabilità dell'anima (atarassia), che deriva dalla privazione della paura e che porta alla

felicità, la concezione del piacere goduto all'insegna della moderazione, il culto dell'amicizia e

l'amore per la campagna e per le cose semplici.

Orazio riflette anche sull'autàrkeia, ovvero sull' "indipendenza interiore" del saggio da tutto ciò che

è esterno, sull'aurea mediocritas o metriòtes, ossia sul "giusto mezzo" delle cose dal quale

dipende l'equilibrio nell'agire, e sul carpe diem, nonché sulla consapevolezza della precarietà della

vita che, in luce di ciò, deve essere vissuta con intensità.

OVIDIO: ELEGIA ED EPICA

Di fronte agli sconvolgimenti della scena politica che caratterizzarono gli ultimi anni dell'età

repubblicana, i poeti si rifugiarono in temi per così dire "di evasione", trattati in componimenti brevi

ma estremamente curati dal punto di vista formale. Ecco che da questa poesia si sfociò nella

seconda metà del I secolo a.C. in un nuovo genere letterario, in precedenza accennato da

Catullo, ossia l'elegia: a differenza dell'elegia greca di taglio impersonale-narrativo e di contenuto

mitologico, quella latina assume la connotazione di poesia d'amore di stampo fortemente

soggettivo e autobiografico. In essa la vita del poeta è tutta dedita all'amore, che viene così

vissuto come un evento centrale, esclusivo e totalizzante della sua esistenza.

Le storie d'amore raccontate sono dolorose e tormentate non solo perché tale è la visione

dell'amore elegiaco, ma anche perché il poeta si trova a vivere in condizioni difficili e conflittuali:

infatti, la donna amata, che egli chiama domina, "padrona, signora", non è la sua sposa legittima

e la relazione non può avere prospettive matrimoniali poiché si tratta di un amore irregolare. La

donna, inoltre, è circondata da altri spasimanti ed è perciò difficile da conquistare e ancor più da


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AUTORE

Tonnina

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tonnina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Cavarzere Alberto.

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