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LETTERATURA

LATINA

3. L’età di Augusto

L’ETÀ AUGUSTEA: 43 A.C. – 17 D.C.

età augustea

Sotto il nome di gli storici della

 letteratura comprendono la produzione letteraria

che va dalla morte di Cesare alla morte del poeta

Ovidio e dello storico Tito Livio.

Augustus,

L’appellativo che dà il nome al periodo,

 fu assunto da Ottaviano nel 27 a.C.

Fra il 44 e il 43 a.C. muoiono Cesare e Cicerone,

 le due figure guida della politica e della cultura

della tarda repubblica. Da questo momento in poi

tutte le figure dominanti della nuova poesia

hanno precisi e documentati rapporti con

entourage.

Augusto e il suo

IL SISTEMA DEI GENERI

I poeti greci di età ellenistica, ad esempio

 Callimaco e Teocrito, avevano davanti agli occhi

un sistema letterario ampiamente definito. Per

docti,

loro, poeti i generi letterari erano punti di

riferimento precisi.

I poeti neoterici avevano riattualizzato il principio

 poikilìa,

alessandrino della la varietà, ma con una

differenza importante: lavoravano come gli

alessandrini, ma non possedevano quel

presupposto di riferimenti costanti che era

corpus

rappresentato dal dei diversi generi antichi

(epos, poesia didascalica ecc.). Per loro era ancora

tutto da costruire.

LA LETTERATURA, LO

SFONDO POLITICO E I

CIRCOLI POETICI

CORNELIO GALLO, 70 A.C. CA – 26

A.C.

Cornelio Gallo fu sicuramente un’eminente voce

 poetica nel periodo storico tra la morte di Cesare

e la battaglia di Azio. Sembra che la sua

produzione sia stata il più importante tramite tra

la poesia neoterica e la poesia d’amore di età

augustea.

Purtroppo la sua produzione poetica è andata

 interamente perduta, cosicché per noi è difficile

farsi un’idea del suo ruolo nella storia del genere

elegiaco.

CORNELIO GALLO, VITA E OPERE

Nacque intorno al 70 a.C. a Forum Iulii, oggi

 Fréjus, nella Gallia Narbonense.

Subito dopo la vittoria di Ottaviano nelle acque di

 praefectus Aegypti,

Azio, fu nominato ma cadde

successivamente in disgrazia e subì la condanna

all’esilio e la confisca dei beni. Si suicidò nel 26 a.C.

Fu autore di quattro libri di elegie, pubblicate sotto

 Amores,

il titolo di in cui cantava la sua passione

per Licoride.

Nel 1979 un fortunato ritrovamento in Egitto ci ha

 restituito una decina di versi in cui compare il

Lycoris.

nome

GALLO E VIRGILIO

La sua amicizia con Virgilio è testimoniata dalla X bucolica

 virgiliana, a lui dedicata: riprendendo motivi e temi tratti

dalla poesia d’amore di Gallo, Virgilio propone questa

egloga come un affettuoso dono di salvazione per l’amico

malato d’amore.

La X egloga di Virgilio si apre mostrandoci Gallo sofferente d’amore:

mentre era lontano, impegnato come ufficiale militare (la vicenda si colloca

negli anni del governo della Cisalpina, 41-39 a.C., o più probabilmente nel

puella

38 a.C., quando Gallo militava al seguito di Antonio in Oriente, la

amata, Licoride, è fuggita con un altro. Virgilio interviene in aiuto

dell’amico e gli offre la possibilità di sanare la sofferenza d’amore: il suo

dono è il mondo bucolico. Per ospitare il cittadino Gallo nello spazio della

poesia pastorale, inconciliabile con lo statuto di poeta (proto)elegiaco e di

soldato, Virgilio presta all’amico le vesti di Dafni, l’eroe bucolico celebrato

bel primo idillio di Teocrito, e lo trasferisce nel paesaggio remoto d’Arcadia.

Ma quando l’adesione al mondo bucolico sembra totale e liberatoria,

l’illusione si spezza e Gallo rivendica la sua natura di amante poeta e

omnia vincit Amor et nos

annuncia la resa incondizionata ad Amore:

cedamus Amori (v. 69)

VARIO RUFO

Di Vario Rufo abbiamo pochi frammenti. Si

 occupò di epica e compose una tragedia dal titolo

Thyestes, che fu messa in scena nel 29 a.C.

Il suo epicureismo ci sarebbe più chiaro se

 De Morte,

avessimo il suo misterioso poema di cui

restano solo frammenti.

Virgilio lo lodò nelle Bucoliche (IX,35).

 Fu lui a introdurre Orazio presso Mecenate

 (Satire I, 6, 55).

È l’uomo che Augusto scelse per il delicato

 compito di pubblicare il testo dell’Eneide dopo la

scomparsa di Virgilio.

MECENATE

Mecenate è il vero centro di attrazione di tutta la

 generazione poetica augustea. Nativo di Arezzo,

fu un uomo di potere che rifiutò però le cariche

ufficiali e tradizionali.

Mecenate coltivava una poesia nugatoria,

 intimistica e ironica. Come letterato non ebbe

fortuna, ma certamente non era questa la sua

ambizione.

AUGUSTO LETTERATO

Augusto parlava con ironia del suo esperimento letterario,

 Aiace:

la tragedia diceva che il suo Aiace invece che di

spada, come l’eroe di Sofocle, era morto di spugna (la

spugna da cancellare).

Fu anche autore di un’autobiografia, incompiuta, che

 probabilmente fu utilizzata dagli storici di età imperiale.

Res Gestae,

Il suo vero autoritratto è consegnato nelle

 concluse poco prima della morte, avvenuta nel 14 d.C. Si

tratta di un testo destinato ad essere riprodotto in

pubbliche iscrizioni, e noto a noi solo per via epigrafica. La

testimonianza per noi più importante viene dal cosiddetto

Monumentum Ancyaranum, ritrovato nel sito della

moderna Ankara, in Anatolia. Sappiamo che, nelle versioni

destinate ai paesi ellenizzati, il testo era accompagnato da

una versione greca.

ALTRI CIRCOLI POETICI: POLLIONE,

MESSALLA

Accanto a quello di Mecenate, Augusto lasciò vivere

altri circoli di letterati.

Il giovane Virgilio delle Bucoliche loda e ringrazia

 Asinio Pollione, soldato di parte antoniana che si

era ritirato a vita privata prima del disastro di

Azio. Pollione raccolse intorno a sé un gruppo di

letterati e fondò la prima biblioteca pubblica di

Roma, nell’atrio del Tempio della Libertà

Marco Valerio Messalla fu anche lui soldato della

 parte sbagliata (con Bruto prima, con Antonio poi),

ma seppe scegliere un aggancio con Ottaviano al

momento giusto. Esercitò un autonomo patronato

letterario, il cui più noto esponente fu Tibullo.

PUBLIO VIRGILIO MARONE

Mantova 70 a.C. – Brindisi 19 a.C.

VIRGILIO: VITA E OPERE

Publio Virgilio Marone nacque a Mantova il 15

 ottobre del 70 a.C. e morì prematuramente a

Brindisi il 21 settembre 19 a.C.

Fu autore delle Bucoliche, delle Georgiche e

 dell’Eneide. Non è chiaro se abbia o meno

composto, in età giovanile, la poesiola n.5

Catalepton

contenuta nella raccolta (compresa

Appendix Vergiliana),

nella cosiddetta che

potrebbe infatti essere opera di un falsario.

LE BUCOLICHE

Bucolica, carmina,

sottinteso è parola di origine

 egloga,

greca; al singolare si usa il termine “poemetto

scelto”.

Le bucoliche sono “canti di bovari”, pertanto

 rievocano uno sfondo rustico in cui i pastori sono

messi in scena come attori e creatori di poesia.

Idilli

Virgilio si ispira agli di Teocrito, poeta greco

 siracusano. Egloga VI, 1-5: prima Syracosio dignata est ludere

versu / nostra neque erubuit silvas habitare Thalia / Cum canerem

reges et proelia, Cynthius aurem / vellit et admonuit: “pastorem,

Tityre, pinguis / pascere oportet ovis, deductum ducere carmen”. «In

principio bastava il piacere del verso bucolico a Talia, nostra Musa

[sc. della poesia comica], e non arrossiva a frequentare le selve.

Quando mi son messo a cantare di re e battaglie, Apollo Cinzio mi

ha tirato l’orecchio e mi ha detto: “sei pastore, Titiro, e devi

pascolare le pingui pecore, assottigliare il filo del canto”»

LE BUCOLICHE

I egloga: dialogo tra due pastori, Titiro e Melibèo.

 Melibèo è costretto ad abbandonare i campi che le

confische gli hanno sottratto. Titiro invece può

restare, grazie all’aiuto di un giovane di natura

divina.

II egloga: lamento d’amore del pastore Coridone, che

 si strugge per il giovinetto Alessi.

III egloga: tenzone poetica tra due pastori.

 IV egloga: canto profetico per la nascita di un fanciullo

 che vedrà l’avvento di una nuova età dell’oro.

V egloga: lamento per la morte di Dafni, eroe

 pastorale che viene assunto tra gli dèi, dopo che si è

lasciato morire per amore.

LE BUCOLICHE

VI egloga: il vecchio Sileno, catturato da due

 giovani, canta l’origine del mondo e una serie di

miti.

VII egloga: Melibeo racconta la gara di canto di

 due pastori, gli arcadi Tirsi e Coridone.

VIII egloga: dedicata ad Asinio Pollione, gara di

 canto.

IX egloga: richiami alla realtà mantovana e alle

 espropriazioni seguite alle guerre civili.

X egloga: il poeta bucolico Virgilio cerca di

 confortare le sofferenze d’amore dell’amico

Cornelio Gallo, poeta elegiaco.

VIRGILIO E TEOCRITO

poikilìa

In omaggio al principio della (varietà), gli

 Idilli di Teocrito si aprivano un repertorio molto

vario di temi, avventurandosi anche nel mondo

della città.

Virgilio sfrutta poco queste aperture: le Bucoliche

 sono molto monocordi, molto più concentrate sullo

stilizzato mondo dei pastori.

Ha scritto il grande umanista Giulio Cesare

 Scaligero, che «il genere bucolico richiama a sé e

riformula ogni elemento della realtà», volendo dire

che tutto quanto del reale entra nel mondo

bucolico, viene travestito nel linguaggio e

nell’immaginazione dei pastori.

IL DRAMMA DELLE BUCOLICHE

C’è un’intensa atmosfera malinconica, triste, nel

 canto di questi pastori: alcuni di loro devono

andare, perché sono stati cacciati. Il dramma dei

pastori esuli contiene un nucleo di esperienza

personale, ma al di là delle sfumature

autobiografiche, ciò che importa è cogliere

l’originalità di ispirazione con cui Virgilio rilegge

attraverso il linguaggio bucolico l’epoca delle

guerre civili.

DALLE BUCOLICHE ALLE

GEORGICHE

Bucoliche

Nel 38 a.C. le sono ormai completate e

 Virgilio ha un nuovo e influente protettore,

Mecenate. In questo nuovo ambiente, Virgilio

Georgiche.

lavora a un nuovo poema: le

La composizione del nuovo poema costa al poeta

 quasi dieci anni di lavoro (fino al 29 a.C.).

Virgilio, secondo i suoi biografi, lavorava con

 accanimento su ogni particolare, e si correggeva

molto.

LE GEORGICHE

Georgiche

Le sono un poema didascalico in quattro libri, i

cui temi sono:

I: il lavoro dei campi;

 II: l’arboricoltura;

 III: l’allevamento del bestiame:

 IV: l’apicoltura.

 Come si vede, l’apporto della fatica umana diviene sempre

meno accentuato, e la natura (vista comunque in funzione

dell’uomo) è sempre più protagonista. È evidente la

lezione di Lucrezio, con due importanti differenze: da un

lato, Virgilio tende a indebolire le costruzioni logiche del

pensiero, i forti nessi argomentativi, i collegamenti tra un

tema e l’altro; dall’altro, l’architettura formale del poema

si fa più regolata e simmetrica.

LE GEORGICHE

Ogni libro delle Georgiche è dotato di una

‘digressione’ conclusiva, di estensione piuttosto

regolare:

Le guerre civili (I, 463-514)

 La lode della vita agreste (II, 458-540)

 La peste degli animali nel Norico (III, 478-566)

 La storia di Aristeo e delle sue api (IV, 315-558)

 I e III libro risultano accoppiati anche nelle

digressioni finali, perché si richiamano quasi a

specchio (orrori della storia, disastri della

natura).

LE GEORGICHE E IL PROBLEMA

DEL DOPPIO FINALE

Secondo una notizia antica, Virgilio avrebbe sostituito, in

 una seconda edizione, parte del poema contenenti le lodi di

Cornelio Gallo (caduto in disgrazia presso Augusto) con la

storia del pastore Aristeo, che conclude l’opera: Aristeo,

perse le sue api per aver causato la morte di Euridice,

moglie di Orfeo, riesce poi ad avere un nuovo sciame su

suggerimento della madre.

Non si vede bene come le lodi di Gallo potessero avere

 un’estensione equivalente (l’epillio di Aristeo è più di 200

versi). Ciò che invece è sicuro è che la ‘digressione’

narrativa di Aristeo non ha niente di posticcio o di

improvvisato, sia perché è un esempio di grande poesia, sia

perché è ottimamente inserita nella strutturazione

didascalica del contesto: Aristeo è un prototipo mitico del

modello di vita che Virgilio vorrebbe insegnare ai suoi

contemporanei.

LE GEORGICHE COME POEMA

DIDASCALICO

Le opere didascaliche della tradizione ellenistica nascevano

 da una scelta paradossale, dal gesto di un letterato

brillante che affrontava una materia poco appetibile,

Fenomeni

perché umile o tecnica. Queste opere, come i di

Il veleno dei serpenti Georgiche

Arato, o e le di Nicandro di

Colofone, erano sbilanciate: curatissime sul versante della

forma,ma poco interessate a insegnare davvero.

La tradizione della poesia didascalica si spezza con

 Lucrezio, che, spinto dal suo personale indirizzo di

pensiero, supera le esigenze del gioco poetico per farsi

portatore di messaggi di salvazione attraverso il sapere.

Virgilio, vicino sia agli alessandrini che a Lucrezio, si fa

 portatore di un nuovo messaggio di salvazione e di

saggezza: egli, pur non rinunciando alla ricerca

intellettuale tesa a liberare dall’angoscia del vivere, non

rifiuta la religiosità tradizionale

L’ENEIDE

Con l’Eneide, Virgilio non intendeva emulare

 Ennio, ma sostituirlo. Per questo motivo era

inevitabile il confronto diretto con Omero.

Secondo i grammatici antichi l’intenzione

 dell’Eneide sarebbe duplice: imitare Omero e

lodare Augusto partendo dai suoi antenati. Un

primo sguardo all’opera mostra che si tratta di

una semplificazione ragionevole. I dodici libri

sono anzitutto concepiti come una risposta ai

quarantotto libri dell’Iliade e dell’Odissea.

L’ENEIDE

Eneide I-VI: racconta il travagliato viaggio di Enea

 da Cartagine alle sponde del Lazio, con una

retrospettiva sulle vicende che avevano portato Enea

da Troia a Cartagine. Metà odissiaca. Tuttavia il

viaggio di Enea non è un ritorno a casa come quello

di Odisseo, ma è un viaggio verso l’ignoto.

Eneide VII-XII: a partire dal settimo libro, comincia

 la narrazione della guerra che si concluderà con la

morte di Turno. Metà iliadica.

Gli antichi ponevano un intervallo di circa quattro

 secoli tra la distruzione di Troia e la fondazione di

Roma. L’opera è attraversata da scorci profetici che

conferiscono alla storia un orientamento ‘augusteo’.

LA LEGGENDA DI ENEA

Enea era in Omero un eroe troiano importante, ma non

 centrale, la cui casata era destinata a regnare su Troia dopo

l’estinzione della stirpe di Priamo. Successivamente divenne

eroe popolare, anche nell’arte figurativa. Si stabilì ben presto

un collegamento con il Lazio antico, dove il culto di Enea è

Lavinium

attestato a già dal IV secolo a.C.

Tra il II e il I secolo a.C. Enea viene connesso a Romolo, il

 fondatore della città di Roma. Questo permetteva alla cultura

romana di rivendicare una sorta di autonoma parità con i

Greci, proprio nel tempo in cui Roma acquisiva l’egemonia del

Mediterraneo greco.

Attraverso la figura del figlio di Enea, Ascanio / Iulo, una

 gens Iulia,

nobile casata romana, la rivendica per sé

nobilissime origini. Un esponente di questo clan, Giulio

Cesare, e più tardi il figlio adottivo Ottaviano, governano

l’impero.

LE RAGIONI DEI VINTI

L’Eneide è la storia di una missione voluta dal fato,

 che renderà possibile la fondazione di Roma e la sua

salvazione per mano di Augusto. È dunque un poema

nazionale, in cui la collettività deve rispecchiarsi e

sentirsi unita.

I sentimenti dei personaggi sono costantemente in

 primo piano, come ad esempio nel caso di Didone. La

guerra contro Cartagine non nasce da una differenza

(eroi romani positivi contro nemici crudeli e perversi),

tra simili.

ma nasce da un eccessivo e tragico amore

Allo stesso modo la guerra nel Lazio oppone popoli

simili e vicini tra loro (per accentuare questo punto,

Virgilio arriva a sostenere che i Troiani, attraverso il

progenitore Dardano, hanno origini italiche).

LA FORTUNA DI VIRGILIO

Il grammatico Epirota iniziò già prima del 20 a.C. a

 tenere lezioni sui versi di Virgilio, anche se a quel tempo

l’Eneide non era ancora di pubblico dominio.

È singolare ricordarlo, ma l’Eneide doveva essere

 distrutta, per volontà del suo autore, quasi fosse un testo

ancora abbozzato e mal rifinito. Augusto intervenne

personalmente per salvare il poema, e affidò la cura del

manoscritto a Vario Rufo, amico personale di Virgilio.

classico

Virgilio divenne presto il di Roma. Grammatici

 come Giulio Igino, capo della biblioteca Palatina, si

dedicarono a chiarire i punti meno chiari dell’opera. Una

pleiade di poeti minori si dette a imitare i più vari aspetti

della tecnica virgiliana, e una parte di questo lavoro fluì,

Appendix Vergiliana.

nel corso del I secolo d.C., nella

LA FORTUNA DI VIRGILIO

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yogapesca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Scienze letterarie Prof.
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