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Moderno: la noia, il tempo e la morte

Seneca, precursore dell'esistenzialismo

In alcuni dialoghi come il De brevitate vitae o il De tranquillitate animi, e in molte delle Epistulae ad Lucilium, Seneca affronta i temi più importanti della sua indagine filosofica, quelli riguardanti il problema dell'esistenza. Argomenti come la noia, la morte, il tempo costituiscono la parte più originale del pensiero di Seneca, il quale è il primo intellettuale romano che si occupa di scandagliare il cuore dell'uomo, di approfondire dall'interno i suoi comportamenti e di proporre terapie di grande attualità. Ed è per questo motivo che parte della critica ha rinvenuto in Seneca un degno precursore dell'esistenzialismo moderno.

La noia e l'infelicità umana

Punto di partenza dell'analisi di Seneca è la definizione dello stato di noia, che è una delle cause principali dell'infelicità umana. Per spiegare tale stato, il filosofo parte dalla constatazione della condizione di scontentezza in cui vengono a trovarsi coloro i quali sono sopraffatti da un profondo senso di frustrazione derivante dalla smania di sperimentare nuovi modelli di vita. La causa determinante di tale stato è l'insoddisfazione di sé che nasce, a sua volta, da uno squilibrio interiore e da desideri e istinti repressi o comunque non realizzati.

È proprio l'instabilità caratteriale ed emotiva, o la scontentezza derivante da obiettivi falliti, infatti, a suscitare nell'individuo un senso di inutilità della propria esistenza. L'uomo, infatti, soprattutto quando è costretto a registrare il fallimento dei propri valori ideali o delle proprie illusioni, si sente frustrato e depresso, e cade dunque nel vortice dell'insicurezza e dell'incertezza. Questi due fattori possono provocare ulteriori traumi psicologici, che a loro volta, sono capaci di ingenerare non soltanto forme depressive e di instabilità, ma anche un senso di vergogna e di alienazione. Il risultato di questo insieme di traumi porta dritto alla noia. E la noia difficilmente può essere sradicata dall'animo del depresso. Anzi, essa spesso spinge l'uomo al suicidio che viene visto come la radicale soluzione finale.

Il tempo e l'alienazione

Un rimedio alla noia è dato dal corretto utilizzo del tempo, dalla constatazione dell'importanza di vivere compiutamente, e in modo utile e gratificante, l'intera esistenza. Seneca sostiene che vi sono individui pronti a disperdere la propria esistenza, quasi delegando ad altri la possibilità di viverla al posto loro. È questa la forma più grave di alienazione. Egli affronta quindi il problema delle cause che determinano un tale comportamento, riscontrandole nel fatto che l'uomo non si rende conto della propria fragilità e della reale quantità del tempo a sua disposizione.

Infatti, se l'uomo si rendesse conto di non essere immortale, saprebbe davvero sfruttare il tempo utilizzandolo nel migliore dei modi. Quello di Seneca è dunque un invito a vivere, che però non ha niente a che vedere con il carpe diem oraziano, perché Seneca vuole solo spingere l'uomo a mettere in atto un processo di autoanalisi e di autoconoscenza teso ad evitare ogni forma di alienazione. Infatti, non si tratta, in Seneca, di cogliere l'attimo fuggente, ma di vivere pienamente tutto il proprio tempo che è poco se si consente agli altri di usarne e abusarne, mentre è abbondante se lo si sa utilizzare pienamente, nel senso di arricchirsi con lo studio, con la conoscenza, con la lettura degli autori del passato.

La morte e l'esistenza

Come la noia, anche la morte condiziona la vita dell'uomo, a tal punto che tutta la vita è vissuta in un determinato modo proprio per la presenza della morte, che è un punto fisso collocato nel nostro orizzonte: è a quel punto che tende tutta la nostra esistenza. E perciò ogni uomo deve vivere preparandosi ad accettare la morte. Per far questo bisognerà accettare che il vivere non è altro che il morire lento e inesorabile di ciò che l'uomo lascia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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