Marco Tullio Cicerone
Cicerone nasce nel 106 a.C. ad Arpino. Egli è stato uno dei maggiori oratori romani e autore di una moltitudine di opere che coprono moltissimi argomenti.
La carriera di Cicerone
Possiamo suddividere la sua carriera in quattro fasi principali: la prima ha inizio nel 63 a.C., anno in cui viene eletto console. Già prima di questa data, Cicerone dimostrò il suo talento oratorio nell’accusa contro il governatore della Sicilia, Verre, accusato di furto di opere d’arte: le Verrine segnano la vittoria di Cicerone contro quello che era il maggior oratore di quegli anni, Ortensio Ortalo. Le Verrine sono tre diverse orazioni, di cui Cicerone ne pronunciò solo due: esse infatti decretarono la sconfitta di Verre, il quale abbandonò la causa e si recò in esilio.
La vittoria gli procurò fama tale da essere eletto pretore nel 67 a.C. e poi, grazie all’amicizia con Pompeo, console nel 63 a.C., lo stesso anno della sua maggior performance oratoria avuta con le Catilinarie. Catilina si era infatti candidato al consolato ma, in seguito all’elezione di Cicerone, ordì una congiura per far uccidere Cicerone e creare disordini a Roma, in modo che poi Catilina potesse ristabilire l’ordine e ottenere il favore del Senato. Il piano fallì perché uno dei congiurati si tradì, raccontando della congiura alla sua amante che quindi si rivolse a Cicerone, ed egli quindi pronuncia in Senato la prima delle quattro orazioni In Catilinam. Catilina fuggì e Cicerone, dopo aver ottenuto delle prove, chiede in Senato la condanna a morte per tutti i congiurati, ottenendola.
L'esilio e il ritorno
Si apre dunque una nuova fase per la carriera di Cicerone quando Publio Clodio denuncia l’Arpinate per non aver permesso l’appello ai congiurati e riesce a mandarlo in esilio in Epiro. Dieci anni dopo l’oratore riuscì a tornare a Roma ancora una volta grazie all’aiuto di Pompeo, il quale aveva ottenuto grande potere grazie al triumvirato con Cesare e Crasso. Risalente agli anni dell’esilio è l’Epistolario, costituito da quattro raccolte di lettere scritte al suo amico e liberto Attico, ad amici e parenti, al fratello e a Bruto. Le epistole coprono un vastissimo arco di argomenti, dalle vicende personali a contenuti di carattere politico o filosofico.
Opere di Cicerone
Tornato nell’Urbe, Cicerone abbandona l’oratoria per scrivere opere sul tema dello stato, come il De Republica, in 5 libri e il De Legibus, in 3 libri, entrambi ispirati alle opere di Platone Politeia e Nomoi e strutturati come dialoghi tra grandi personaggi della storia romana. Cicerone sostanzialmente riadatta le opere platoniane, esponendo le antiche forme di stato (monarchia, aristocrazia e democrazia) e le loro degenerazioni nel dialogo fra Scipione l’Emiliano e Gaio Lelio. In questo dialogo si esalta lo stato romano come formula ideale in quanto misto.
La terza fase fondamentale nella vita di Cicerone è costituita dagli anni del dominio di Cesare, tra il 47 e il 44 a.C. Sono gli anni più prolifici per l’Arpinate, quelli in cui produce soprattutto opere di oratoria, filosofia e retorica. Tra le opere filosofiche compare il De Finibus Honorum et Malorum, un’opera dialogica in 5 libri nella quale esprime quale sia secondo lui il massimo bene e il più grande male. Il dialogo si svolge tra l’epicureo Torquato e lo stesso Cicerone: secondo il primo, il bene massimo è l’assenza di dolore che si raggiunge attraverso un percorso spirituale di estraniazione dalla vita pubblica. Cicerone si oppone sostenendo invece che il sommo bene è la virtù e la fedeltà ai propri ideali, ispirandosi in questo alla filosofia stoica. Il suo pensiero è strettamente legato ovviamente agli ideali aristocratici.
Altra opera in forma di dialogo sono le Tusculanae Disputationes: in 5 libri, il dialogo si svolge tra Cicerone e un suo discepolo e vengono affrontati argomenti quali la morte e il dolore attraverso l’esposizione delle teorie stoica ed epicurea. Si ricordi anche il De Natura Deorum in cui la religione viene vista come uno strumento di governo.
Il declino di Cicerone
L’ultima fase della vita dell’oratore è caratterizzata da un declino dovuto al fatto che Cicerone cadde in disgrazia in seguito alla pubblicazione delle Filippiche, una serie di orazioni in cui il triumviro Antonio viene presentato come nemico dello stato. L’ultima opera scritta da Cicerone fu il De Officiis, dedicata al figlio, in cui sono elencate le virtù dell’uomo nobile. Cicerone muore nel 43 a.C. quando Antonio ne ordina l’uccisione.
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