Letteratura latina con istituzioni di lingua
Istituzioni di lingua
Moduli A e B
Paola Francesca Moretti
26 Settembre 2013
Latino: lingua flessiva
Il latino è una lingua flessiva, in cui gli elementi lessicali portano il marchio del genere, del numero, del modo, del tempo, ecc. La lingua latina è flessiva nella misura in cui lo è anche l'italiano.
ES. laudant - lodano: se si pensa alla flessione verbale, dall'uscita di parole in italiano e in latino si ricava lo stesso tipo di informazioni (modo, tempo, persona); quindi in questo sono flessivi nello stesso modo.
Un altro aspetto per cui sono flessivi nello stesso modo è l'aspetto della flessione pronominale. ES. ego, me, mihi, ecc. – io, me/mi. Quindi nella flessione verbale e flessione pronominale la quantità di informazioni è la stessa.
La differenza sta nella flessione nominale, sia del sostantivo che dell'aggettivo. ES. Paulum – Paolo: per certi aspetti c'è uguaglianza (genere, numero), ma il latino dice qualcosa di più, ossia il caso, cioè la funzione che ha all'interno della frase.
Questa caratteristica del latino (che l'informazione è ricavabile dall'informazione nominabile) ha all'interno della lingua latina e dell'assetto dei testi una conseguenza, ossia che all'interno della frase latina l'ordine delle parole è più libero che nella frase italiana.
ES. Paulus Lucium diligit: posso prendere queste tre parole, metterle in qualunque assetto, ma si ha l'uscita di parola che dice chi è il soggetto, l'oggetto, ecc.
Un altro elemento che è favorito dalla presenza della marca di caso è un elemento che rende complicata la lettura della prosa latina, cioè la grande quantità degli iperbati (posizioni di distanza).
L'ordine latino è sì libero, ma esiste all'interno della frase latina la predominanza di un ordine delle parole che vede il verbo in posizione finale (SOV). Cesare è uno degli autori che più ossessivamente rispetta il verbo in posizione finale perché era una posizione non sentita (non di rilievo), quindi il testo sembrava oggettivo, non studiato; quindi ordine libero, ma tendenzialmente c'è una predominanza di questo tipo di ordine (non è una regola, legge; SVO).
Altra notazione di metodo: la marca di caso favorisce la libertà, ma la perdita della marca di caso non causa l’irrigidimento (ES. tedesco: è rigido e ha la marca di caso); spesso quando si ha a che fare con la lingua i discorsi che riducono la lingua a dei meccanismi non funzionano.
Capitolo 1, Cesare
Traduzione: per molti motivi Cesare, aspettandosi dalla Gallia un maggiore movimento, decise di istituire una leva militare tramite tutti i suoi legati [fa i nomi]. E nello stesso tempo chiede a G. Pompeo, che in quel momento è proconsole perché rimaneva in Roma essendo investito del comando nell’interesse dello Stato, che coloro i quali aveva arruolato col giuramento militare quando era console dalla Gallia cisalpina convenissero alle armi e partissero per andare da sé [Cesare che sta parlando].
Quindi chiede che ordini ritenendo che interessasse molto anche nel tempo a venire agli occhi della Gallia che le forze dell’Italia sembrassero così grandi che se fosse stato ricevuto alcunché di danno in guerra non solo si potesse rimettere insieme ma anche si potesse aumentare con truppe ancora maggiori [quello che Cesare vuole fare è mandarsi nuove forze per dimostrare capacità di ripresa].
Quando Pompeo ebbe attribuito questa cosa sia alla res publica sia all'amicizia, avendo fatto la leva rapidamente servendosi dei suoi, mise insieme tre legioni prima dell’inverno, e avendo duplicato il numero delle coorti che aveva perso sotto il comando di Quinto Titurio, sia con la rapidità con cui aveva fatto tutto questo sia per questo dispiegamento di forze, insegnò che cosa la disciplina e le forze del popolo romano potessero.
Analisi ①: lavoro sul lessico
Quali sono i termini molto significativi? Cesare è uno degli autori più monotoni della letteratura latina. Cesare non conosce la variazione sinonimica: chiama tutte le cose con un solo nome. All’interno del lessico dei testi di Cesare si deve fare attenzione ai termini tipici della vita militare:
- Dilectum: la forma più frequente è DELECTUM; lego come significato primo vuoldire ‘scegliere’, quindi il delectus dei soldati è l’arruolamento.
- Imperium (o imperator: al tempo di Cesare è chi è dotato di un comando militare, NON è un imperatore per ragioni storiche): può essere tradotto in tanti modi, ma è un termine della vita politica.
- Legati: luogotenenti militare o ambasciatori.
- Sacramentum: è il giuramento militare; è imparentato con l’aggettivo sacer ‘sacro’; contiene il suffisso strumentale –mentum. Isolato il suffisso resta un elemento della parola fondamentale che permette di arrivare al significato originario della parola.
ES. indumentum, monumentum, argumentum: queste 3 parole cosa vogliono dire? E perché?
- Indu-mentum: indu vuol dire vestirsi, indossare.
- Monu-mentum: la forma originaria era monimentum; la radice è moneo; il monumento è qualcosa che fa ricordare qualcosa.
- Argu-mentum: l’argomento è ciò che uno porta a favore di una certa tesi; la radice è quella del verbo arguere che vuol dire discutere, sostenere una tesi.
Il riconoscimento e isolamento del suffisso strumentale permette di intuire il senso che il termine ha (ES. instrumentum: instru ‘dotare di qualche cosa’).
- Disciplina: è imparentato con disco ‘imparare’.
Analisi ②: aspetto e struttura dei verbi
In questo passo si trovano dei verbi semplici (petit, iuberet, augeri, docuit, ecc.); ma bisogna avere attenzione per i verbi dotati di prefisso perché la maggior parte dei prefissi latini sono prefissi che possono avere un valore concreto/spaziale (in, con, per, ecc.), ma spesso invece di avere valore concreto/spaziale hanno un valore aspettuale, cioè un valore che va a toccare la natura dell’azione in quanto natura di azione compiuta.
ES. perficio: non vuol dire ‘fare attraverso’, ma vuol dire ‘fare una cosa fino in fondo’. ‘Fino in fondo’ è il valore aspettuale di PER.
ES. conficio: non vuol dire ‘fare una cosa insieme ad un altro’, ma ‘portare a termine’. A volte il prefisso non ha valore concreto, ma connota l’aspetto dell’azione, aspetto significa che caratterizza l’azione come compiuta.
Analisi ③: che tipo di costrutto è?
- Petit iubere: petit vuol dire ‘chiedere per avere’; peto è un verbo di moto (andare verso qualcuno per ottenere); è una completiva in quanto funge da oggetto di petit. Qual è la cosa particolare? è una completiva volitiva, ma non c’è nessun elemento (ut) per riconoscere la struttura, ma per i latini è giusto così. Quindi petit nel suo significato è completato dalla frase che segue (gli chiese che ordinasse). Qui l’assetto della frase è paratattico: non c’è un elemento di congiunzione della subordinazione.
- Magni interesse: magni è un genitivo, è un genitivo di stima.
- Detrimenti: è un genitivo partitivo; esiste anche in italiano (complemento partitivo), ma in latino ha un utilizzo molto più ampio di quanto non lo abbia in italiano perché qui si ha un ‘aliquid detrimenti’ (un qualche danno), ma il latino dice anche ‘plus detrimenti’, ‘minus detrimenti’. Il latino utilizza anche ‘id aetatis’ (in quel tempo): id è un neutro avverbiale. Questo tipo di costrutto (genitivo partitivo) è frequentissimo in latino; è molto frequente anche nella prosa di Cesare.
Parentesi: struttura delle forme flesse
ES. gigno, -ere: vuol dire ‘generare’; contiene una radice diffusissima nella lingua latina: la flessione del verbo (ES. gignis, perfetto genui, supino genitum) si deve essere in grado di isolare l’uscita di parola dal tema (elemento base della flessione); questo è un discorso possibile, questo ragionamento lo si fa perché individuare l’uscita di parola e isolarla rispetto al tema permette di cercare la parola sul vocabolario e permette di collocare l’elemento flesso nella sua posizione giusta.
Altro discorso: dentro al tema (gn) è contenuto l’elemento della radice, cioè l’elemento costituito alle consonanti (non le vocali perché cambiano) essenziali che sono presenti in tutte le parole di una certa famiglia. GN indica l’elemento della generazione; si trova anche in gens, genus, genero, indigena, ecc.
Ragionamento
- Isolare dal tema l’uscita di parola per cercare il tema sul vocabolario.
- Individuare dell’isolamento della radice → insieme di famiglie (anche se poi ci sono i falsi amici).
La radice
La radice è il nucleo essenziale di consonanti che tiene insieme una famiglia di parole. ES. GN di gigno, gignis, genui, genitum, -ere è anche la radice di gens, genus da cui deriva:
- Ingenium, una dote innata.
- Genius, la divinità tutelare della nascita.
- Ingenuus, colui che è nato libero (idea del generare).
- Malignus, il cattivo di natura.
- Benignus, il buono di natura.
- Generosus, il nobile (-osus significa “somiglia a, è piano di”).
- Degenerare, allontanarsi dal proprio genus, ossia dalla propria natura. DE è il prefisso che indica il derivare da, l’allontanarsi da. In latino sono meno usati gli elementi preposizionali rispetto all’italiano; inoltre il latino non ha gli articoli. Per questo (no articoli + poche preposizioni) il latino è detto lingua ciclopica, nome derivante dalle mura ciclopiche, le quali non erano costruite con la calce che le tiene insieme; infatti il latino è fatto di elementi lessicali pesanti non tenuti insieme dalle ‘calce’.
Il caso genitivo
La parola genitivo deriva da genetivus (radice GN), che è il caso del genere, quindi segnala l’appartenenza/pertinenza.
Il genitivo può dipendere da:
- Un sostantivo. ES. Galliae motus (insurrezione della Gallia) – discreptio urbis – metus hostium – rei publicae causa – magni interesse – populi romani – earum cohortium → sono tutti genitivi che dipendono da nomi, detti sostantivi deverbativi, ossia dei ‘nomi evento’ (indicano un’azione). I genitivi che dipendono da questi nomi indicano chi svolge l’azione/soggetto o l’oggetto dell’azione, infatti sono detti genitivi oggettivi o genitivi soggettivi (senso di appartenenza). Metus hostium è un costrutto ambiguo perché potrebbe essere sia un genitivo soggettivo che un genitivo oggettivo, quindi bisogna sempre guardare il contesto di appartenenza.
Ci sono diversi tipi di genitivo:
- ES. cuius liber est? “di chi è il libro?” → è un genitivo di pertinenza.
- ES. pars Galliae – id temporis – plus divitiorum → sono dei genitivi partitivi.
- ES. nullius nisi insipientis (prefisso negativo IN + sapiens) est perseverare in errore “non è proprio di nessuno perseverare nell’errore, se non dello stolto” → è un genitivo di pertinenza.
- ES. homo boni / summi consilii “un uomo di sommo consiglio, di grande saggezza” – Sextus magni pecuniam existimabat → sono genitivi di qualità, ma il nesso è sempre di appartenenza/pertinenza.
Da alcuni verbi. ES. adulescentes meminerint amicitiae “o giovani, si ricordino dell’adolescenza” → meminerint è un verbo di memoria, infatti memini vuol dire “ricordare” ed è un verbo difettivo; qui è usato come congiuntivo volitivo col tema del perfetto +-erint (congiunto perfetto).
ES. Ciceronis interest te quam celerrime venire/quid velis “è interessante di Cicerone…” → interest deriva da refert (mea refert = “interessa a me”) composto da RE (prefisso del ripetere, tornare) + fero (Ciceronis refert…); la differenza è che con refert si usa l’ablativo di res, ossia re (secondo l’interesse di Cicerone).
ES. quem huius facinoris (facinus = crimine) non paeniteat (è un congiuntivo; può essere sia volitivo per esprimere un ordine, sia eventuale per esprimere una possibilità)? “chi non si pentirebbe di questo crimine (di un delitto del genere – di ciò con id)?” → paeniteat rappresenta un’altra categoria di verbi che può reggere il genitivo, ossia i verbi impersonali osi sentimento.
Capitolo 2, Cesare
Traduzione: ucciso Induziomaro, il comando passa dai Treviri ai suoi familiari. Quelli non smettono di sollecitare i Germani [le popolazioni galliche sono divise in etnie, ma qui vengono usati termini approssimativi] confinanti e di promettere denaro [ulteriori estemptant]; non potendo ottenere dai più vicini, tentano con i lontani. Trovate alcune nazioni si rassicurano tra loro con giuramento e con gli ostaggi garantiscono [cavent] per il denaro; si uniscono Ambiorige con alleanza e patto. Sapute queste cose, Cesare vedendo che da ogni parte si preparava la guerra, che Nervi, Atuatuci, Menapi, aggiuntisi tutti i Germani Transrenani, erano in armi, che i Senoni non ubbidivano al comando e mettevano in comune piani e progetti con i Carnuti e con le popolazioni limitrofe, che i Germani erano sollecitati dai Treveri con frequenti ambascerie, ritenne di dover pensare [cogitandum] alla guerra più adeguatamente.
Analisi
- Iure iurando è il giuramento, come ius iurandum.
- Cavent deriva da caveo, cavere, “fare attenzione a” ES. cave canem. Se però regge un dativo (oggetto indiretto) significa “prendere provvedimenti per, avere cura per” ES. cave filiis “stai attento ai figli”. Il supino è cautum da cui deriva la parola “cauto, cautela”. ES. cave ne sis insipienus “bada di non essere stolto” → è una completiva volitiva negativa.
- Germani Cisrhenanis sono quelli al di là del Reno.
- Obsidibus: ostaggi.
- Foedere: patto.
- Lagationibus: delegazioni, ambascerie.
- Societate: alleanza.
Il valore dei prefissi dei verbi
- Interficio deriva da interfecto che è inter + facio e significa “uccidere” (significato specializzato).
- Deferunt è de + fero ed è l’idea dell’allontanamento, spostamento.
- Desistunt deriva da desistere e significa “smettere”; de ha significato di privazione (come ex).
- Inventis deriva da invenio che è in (moto a luogo) + venio e significa “trovare, imbattersi in”.
- Confirmant deriva da confirmo che è con (valore aspettuale)/cum (insieme) + firmo.
- Adiungunt è ad + iungo e significa “aggiungere”; ad è il prefisso con valore di unione, “congiungere a”.
- Cogito è un composto, infatti è con + agito, ossia il frequentativo di ago; significa “pensare”.
Communicare ha il prefisso con. Questo verbo ha a che fare con il sostantivo communio, -is (ha la stessa radice di munire) che è l’idea di condivisione, di insieme. Però non è un verbo composto (municare NON esiste!), ha solo un tema semplice prefissato.
Le voci che costituiscono il paradigma verbale
Nel paradigma verbale è presente:
- La prima persona singolare e la seconda dell’indicativo attivo (quando non si tratta di verbi deponenti).
- La prima persona singolare del perfetto indicativo.
- Il supino attivo.
- L’infinito presente attivo.
ES. gigno, -is, genui, genitum, -re
Paradigma vuol dire modello, quindi i grammatici hanno preso le forme a partire dalle quali le forme flesse del verbo possono essere ricavate:
- Dalle prime due voci si ricava il tema del tema (base della flessione) del presente (indica un’azione aspettuale) o anche tema dell’infectum. Infectum che senso ha? In indica il concetto dell’incompiutezza.
- La seconda voce del paradigma è costituita dal tema del perfetto o del perfectum; la designazione latina è più appropriata perché l’idea del perfetto non è l’idea del passato, ma indica l’azione compiuta, non l’azione passata. Perfectum che senso ha? Per indica il concetto della compiutezza. Si deve tenere presente l’opposizione tra l’infectum e il perfectum.
- Dal supino attivo (valore finale) si ricava il tema del supino da cui derivano il participio perfetto (ha SOLO valore passivo nei verbi “normali”, di diatesi attiva) e tutte le forme analitiche (ausiliare + participio perfetto passivo).
- L’ultima voce è ricavata dal tema del presente (potrebbe non esserci); è quella da cui si desume la coniugazione a cui il verbo appartiene. Ci sono temi in A lunga (prima coniugazione), temi in E lunga (seconda coniugazione), temi in E breve (terza coniugazione) e temi in I lunga (quarta coniugazione); quindi l’infinito presente ci permette di capire quale sia la vocale tematica.
Capitolo 5, Cesare
Traduzione: “messa da parte una parte della Gallia, con tutta la sua persona si dedica sulla questione della guerra contro i Treveri e Ambiorige. Ordina che Cavarino parta insieme con sé con la cavalleria dei Seni perché non sorga una qualche ribellione di qualcuna di queste popolazioni o per l’ira sua o per le offese ricevute”
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