Riassunti garbariniani
Livio Andronico
Primo scrittore latino noto, greco (da Taranto), arriva dopo la battaglia contro Pirro, schiavo di Livio Salinatore, precettore dei suoi figli e poi affrancato. Traduce opere greche (Odissea, commedie e tragedie varie). Date nascita/morte incerte, inizia carriera come autore/attore nel 240 a.C. Nel 207 compone carmen per Giunone per propiziare Roma nella 2a guerra punica.
Odusìa: Ulixes era già noto ai Romani per la mitologia che lo lega alla fondazione di Roma. Abbiamo circa 30 frammenti di un solo verso (il saturnio, di tradizione romana). Stile simile a quello dei carmina religiosi (allitterazione, parallelismo, nessi sinonimici e ridondanza espressiva). Arcaicizzante. La traduzione è fedele, ma cambia espressioni o metafore se risultano incomprensibili ai Romani. Altri 50 frammenti di opere teatrali.
Nevio
Inventore della praetexta (tragedia di ambientazione romana). Originario della Campania, è cittadino romano. Combatte nella 1a guerra punica. Prime opere note scritte intorno al 240 (come Livio). Si prende grandi libertà di dissenso politico, contro la famiglia dei Metelli, per questo è incarcerato. Muore in Africa durante la 2a guerra punica (ma non partecipa come soldato) anni 204-201.
Tragedie di ambientazione greca: Danae, Equos troianus, Lucurgus (governatore spartano che ha fatto importanti riforme, qui è punito da Dioniso per aver scacciato le Baccanti, tema molto attuale al tempo perché erano stati vietati riti orgiastici settari).
Praetextae: così dette perché è la toga orlata di porpora degli alti magistrati. Romulus (o anche Lupus), Clastidium (contaminatio di modelli greci con intrusioni romane). Bellum Poenicum: opera più importante, è poema epico-storico sulla 1a guerra punica (tema attuale perché durante la 2a). Inserisce nozioni di archeologia (riguardo la fondazione di Roma).
Plauto
Pochi dati certi sulla vita, nato prima del 250 a Sàrsina, muore nel 184. Datazione opere incerta, sono 20 (più una dubbia). Ne circolavano 140, la maggior parte spurie (attribuite a lui per avere successo).
Opere: Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Bàcchides, Captivi, Càsina, Cistellaria, Curculio, Epidicus, Menechmi, Mercator, Miles gloriosus, Mostellaria, Persa, Poenulus, Pseudolo, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus.
Trame molto complicate, ma ripetitive: amore ostacolato, espedienti, gioventù vs padri, personaggi fissi (adulescens, padre, servus callidus, parassita, lenone infido, soldato borioso). I figli di solito con matrimonio. Rispetto a Menandro c’è scialacquatori, ma sempre perdonati. Lieto fine, comicità più immediata, no psicologia nei rapporti e nei personaggi (che sono senza sfumature, caricaturali). Realtà ribaltata, rapporti sociali pure (moglie su marito, servo su padrone etc.). Modello è commedia nea greca (Menandro), ambientazione è greca. Contaminatio. Molta musica e danza. Spesso rottura finzione scenica (metateatro, attori si rivolgono al pubblico). Disprezza i greci. Non vuole trasmettere un messaggio, spesso è contradditorio, unico fine è divertire.
Ennio
Nasce a Rudiae (Puglia) nel 239, conosce latino greco e osco. Combatte la 2a guerra punica, è amico di Scipione l'Africano. Segue i potenti per glorificarne le imprese.
Annales: poema epico, 18 libri. Ne restano 600 versi, titolo indica andamento cronologico, parte dalle origini fino al 171. È il primo a scrivere in esametri (Omero gli compare in sogno e annuncia che per metempsicosi la sua anima è in lui). Celebra la romanità, elogia molto Quinto Fabio Massimo la ragione superiore alla forza. Usa molto l'allitterazione (o tite tute tibi tantae cunctator). Ritiene tiranne tulisti), effetti onomatopeici (taratantra). Spiccato gusto per il macabro, imita Omero.
Teatro: 2 titoli di commedie (Caupuncula, "L'ostessa" e Pancratiastes, "Il campione di Pancrazio"), ma abbiamo solo 5 versi. 20 tragedie, 400 versi in tutto. Sembra preferire Euripide (Achilles, Aiax, Alexander, Andromacha aechmalotis, Andromeda, Eumenides, Hectoris lytro, Hecuba, Iphigenia, Medea, Tèlamo, Thyestes e due praetexte, Sabina, Ambracia). Lingua magniloquente e elaborata, usa molto amplificatio e sentenze gnomiche.
Opere minori: Euhemera, in prosa, sugli dei. Epicharmus, in poesia, spiega razionalmente i miti. Altre opere, ma pochissimi frammenti.
Catone
Incarna la conservazione del costume tradizionale romano, contro i filellenici. È homo novus, primo della famiglia a intraprendere il cursus honorum, arriva a fare il censore, molto rigoroso, critica sempre i greci, ma è contradditorio perché predica la frugalità e si arricchisce con commercio schiavi e usura.
Origines: scritta dopo il 174, storia dalle origini a Servio Sulpicio Galba contro i Lusitani (151). No culto della personalità, evita i nomi propri (tranne quando sono esempi di virtù o valore). Si trattiene di più sui tempi recenti, innova perché tratta origini e costumi delle popolazioni italiche. Spesso fa confronti con i greci, per mostrare che il valore dei romani non è da meno (tribuno Quinto Cedicio/Leonida). Stile semplice e disadorno.
Oratore: grande produzione. Prima qualità dell’oratore è virtù morale e civile. Rem tene, verba sequentur, più importanti i contenuti dei mezzi espressivi. Esalta sempre i valori morali e civili propri ed altrui, contro la corruzione.
Opere pedagogiche: Libri ad Marcum filium, enciclopedia di artes (medicina, agricoltura, diritto, retorica, tecnica militare) per educazione del figlio, ma in generale del buon cittadino. Sempre contro i greci, diffida dei loro medici e precettori. Carmen de morbus, raccolta di sentenza, laudator temporis acti, contro le raffinatezze del suo tempo. De agri cultura, raccolta di precetti tecnico-pratici, la definisce l'unica pratica etica (mercanti e usurai no, perché professioni pericolose, anche se lui pratica entrambe), riguarda tutti gli aspetti, come trattare gli schiavi, la moglie, i lavori e le stagioni, come costruire la cascina, le bestie, precetti veterinari (piuttosto rituali magici), no intento letterario, se ci sono allitterazioni o assonanze è per influsso dell’antico linguaggio formulare.
Terenzio
Prima commedia 166, circolo scipionico in cui si trovano conservatori e innovatori in buona armonia, ma è stato mitizzato. Nato a Cartagine, schiavo portato a Roma da Terenzio Lucano. 6 commedie, alterna successi a fiaschi.
- Andria, uguale a Menandro
- Hecyra, modello Apollodoro di Caristo
- Heautotimorumenos, Menandro
- Eunucus, Menandro
- Phormio, Apollodoro
- Adelphoe, Menandro
Più fedele di Plauto ai greci, ma anche lui contamina. Giudizi discordi, per Cicerone è buono, ma Cesare lo definisce “dimidiatus Menander”. Sopprime quasi le parti cantate, ma molte parti con versi lunghi (accompagnati dal flauto). Lingua ordinaria, no giochi di parole o linguaggio aulico (in Plauto sì per parodia), stile è puro.
Intrecci e personaggi: trame ripetitive, amori ostacolati, riconoscimenti, lieto fine con matrimonio, di solito doppia coppia di innamorati. Prologhi diversi da Plauto e Menandro, perché non sono espositivi, ma trattano di teoria della poetica e rispondono alle critiche che riceveva. Vuole coinvolgere il pubblico, pretende attenzione, quindi fa trame intricate. Rappresentazione è realtà chiusa, no carattere fittizio o rottura scenica, i personaggi sono credibili, no caricature, sono padri e figli in conflitto, ma c’è molto dialogo.
Messaggio morale è la filantropia, amore e rispetto, no rivoluzione dei ruoli sociali, ma riflessione sui rapporti interpersonali (homo sum: humani nihil a me alienum puto), relativismo etico.
Lucillio
Gaio Lucillio nasce a Sessa Aurunca (?-102), è nella cerchia dell’Emiliano, è ricco signore amante della letteratura. Si dedica solo alla satira. 30 libri di satire, sono arrivati a noi solo pochi frammenti.
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