43 a.C.-17 d.C. L’ETÀ DI AUGUSTO
CONTESTO STORICO
La congiura delle idi di marzo del 44 era destinata al fallimento, manca un preciso
progetto politico: Marco Antonio si fa consegnare testamento e decreti del dittatore, ne
ottiene la ratifica, celebra funerale pubblico e lo divinizza, nel testamento era
nominato erede G.Ottaviano (nipote che era stato adottato dopo averlo esser stato al
suo fianco a Munda nel 45), quest’ultimo cerca di avvicinarsi al Senato (Cicerone) e
alla plebe urbana (elargizioni di denaro attingendo a proprie casse personali, donativi
a veterani). Antonio chiede Gallia Cisalpina ma Decimo Bruto rifiuta di cedergliela,
quindi cinge d’assedio Modena, Cicerone pronuncia le Filippiche e i consoli del 43 Aulo
Irzio e Vibio Pansa intervengono con l’aiuto di Ottaviano contro Antonio che ripara in
Gallia con Marco Emilio Lepido. Morti i consoli Ottaviano si reca a Roma e ottiene la
nomina (“prima marcia di Roma”) e poi può allearsi con Antonio e Lepido a Bologna,
secondo triumvirato di durata quinquennale sancita da legge Tizia (non più accordo
privato), lotta ai cesaricidi e nuove liste di proscrizione (il primo colpito è Cicerone,
abbandonato da Ottaviano). Nell’autunno 42 si scontrano con i cesaricidi a Filippi, poi
sconfiggono Sesto Pompeo e si dividono le aree d’influenza: Antonio l’Oriente,
Ottaviano l’Occidente e Lepido l’Africa. Le confische del 41 servono a ridistribuire terre
per veterani, si solleva malcontento degli italici appoggiati da Lucio e Fulvia, fratello e
moglie di Antonio, costretti a chiudersi a Perugia (esiliati solo per evitare inimicizia con
Antonio). A Brindisi si rinnovano patti, Antonio e Ottaviano tengono Oriente e
Occidente, commercio marittimo a Sesto Pompeo, matrimonio di Antonio con Ottavia e
di Ottaviano con Scribonia. Antonio inizia a vincere in Oriente e, dopo sconfitta di
Ottaviano di fronte a Sesto, conclude patti di reciproca alleanza a Taranto, Ottaviano
aiutato da M. Vipsanio Agrippa vince Sesto Pompeo a Nauloco nel 36, ottiene
inviolabilità dei tribuni della plebe ed esclude Lepido dal triumvirato (resterà pontefice
massimo fino alla morte). Antonio crea sistema di Stati vassalli in Oriente, è legato a
Cleopatra dal 37 e affida ad essa e i loro figli parte delle terre di Roma, si comporta in
modo troppo orientale, Ottaviano lavorerà a basi ideologiche della guerra civile
facendola passare come guerra dell’Italia come terra fertile e laboriosa contro lusso e
mollezza orientale, difesa del mos maiorum contro Cleopatra e nemico pubblico
Antonio, città italiche giurano fedeltà a Ottaviano nel 32. Nel 31 ad Azio si giunge a
scontro diretto, i due coniugi si daranno poi morte in Egitto l’anno dopo. Ottaviano è
ora padrone dell’impero e deve ristabilire legalità istituzionale: nelle Res Gestae dà
interpretazione dei fatti, ha assunto potere come primus inter pares per consensus
universorum, nel 28 rinuncia a nomina di princeps senatus (ritorno a istituzioni
repubblicane), nel 27 ottiene imperium su province non pacificate, consolato per
alcuni anni, titolo di Augusto e scudo con incise virtù di Iustitia, Pietas, Clementia e
Virtus. Nel 23 abbandona consolato, ottiene imperium proconsolare su tutte le
province, tribunicia potestas, nel 19 ottiene imperium consolare a vita e nel 12 diventa
pontefice massimo (morto Lepido), tra gli altri titoli Imperator Caesar Divi Filius
Augustus (Approfondimento: AUGUSTO E L’AUCTORITAS (pag.6-7), scartato nome di
Romolo sceglie Augusto da radice augeo, stessa di augur, valore sacrale, e di
auctoritas, ciò che lo rende superiore ad altri, non specifiche cariche e poteri, ha
mantenuto le normali magistrature, è prestigio, carisma e ascendente di un individuo,
combinazione di virtus e dignitas, non è potere giuridico a differenza di potestas e
imperium).
Augusto ha appoggio del Senato ma dà sempre più spazio a equites e liberti, province
affidate a legati tra senatori o a cavalieri, erarium a Senato e fiscus (cassa privata del
principe) a liberti, prefettura della città (antica carica monarchica) a senatore e
prefettura dell’annona a cavaliere come comando dei pretoriani (unico comando
armato in Italia), plebe romana legata a sua clientela, elargizioni di denaro e frumento.
L’età augustea è solitamente compresa tra morte di Cesare e di Augusto (o tra quelle
di Cicerone e Ovidio), in realtà i limiti non sono così chiari (Sallustio compone dopo 44
ma riflette su ultima repubblica), tra 44 e 31 la letteratura riflette clima di “grande
paura”, si sentono ferite della storia e crisi dopo Filippi ma poi speranza del
cambiamento con Ottaviano, “ideologia augustea” e convergenza di interessi politici e
orientamenti culturali con circolo di Mecenate nonostante sia equilibrio non privo di
contraddizioni. È periodo dei grandi classici della letteratura latina (poesia con Virgilio,
Orazio, Properzio, Tibullo e Ovidio, storiografia con Livio, oratoria non trae alimento da
pacificazione) che potranno competere con quelli greci da essi continuati, corpus di
opere che eguagli punto dal quale partirono i poeti di età ellenistica, riorganizzare
generi e riempire spazi vuoti, temi in armonia con ideologia augustea (vates, vedi
anche pag.11) ma al tempo stesso dimensione privata (poesia del disimpegno verso
società elegante, soprattutto nella seconda parte del principato augusteo).
Approfondimento: I CIRCOLI POETICI E LE VOCI “MINORI” (pag.13-14), parte
della letteratura è andata perduta e di questa si conservano informazioni su
Cornelio Gallo (elogiato nelle Bucoliche, tramite da poesia neoterica a quella
d’amore in età augustea, suicida nel 26) e Vario Rufo (lodato nelle Bucoliche,
introduce Orazio a Mecenate, pubblica Eneide dopo morte di Virgilio, compone
tragedia Thyestes e poema De morte influenzato da epicureismo, poi
Panegirico); circolo di Mecenate è centro di attrazione vero e proprio, nativo di
Arezzo che non volle mai andare oltre titolo di eques, consigliere diplomatico e
politico di Ottaviano, promuove letteratura nazionale ma privatmente coltiva
poesia nugatoria, scarse ambizioni letterarie di Augusto nonostante Res gestae;
circolo di Asinio Pollione raccoglie altri letterati, fonda prima biblioteca pubblica
a Roma, incoraggia recitationes dei nuovi testi; circolo di Valerio Messalla con
letterati più appartati come Tibullo (in suo onore il Panegirico del Corpus
Tibullianum).
VIRGILIO
Ha rivoluzionato i generi frequentati fissandoli nelle forme classiche, raffinatezza e
perfezione formale, rispecchiamento crisi contemporanea e sentimenti dei vinti vicino
a gloria del vincitore. Publio Virgilio Marone nasce ad Andes presso Mantova il 15
ottobre 70 a.C., educato tra Roma e Napoli dove frequenta scuola dell’epicureo Sirone,
distribuzione delle terre ai veterani nelle Bucoliche (forse esperienza autobiografica, le
ha recuperate grazie a qualcuno, Ottaviano, Pollione, Gallo o Varo?), entra poi nella
cerchia di Mecenate e di Ottaviano poco prima di Orazio, lavora a Georgiche (la cui
chiusura coincide forse con Napoli) e le fa leggere a Ottaviano nel 29 , da lì in poi si
dedica a Eneide (lette delle parti ma non ultimata), pubblicata poi per volere del
principe e di Vario Rufo dopo la sua morte il 21 settembre 19 a.C. a Brindisi di ritorno
da viaggio in Grecia, sepolto a Napoli. Fonti per vita ricavate da sue opere, da
Svetonio, Elio Donato e commentatore Servio.
BUCOLICHE (Bucolica carmina alla greca oppure egloga) sono “canti dei bovari” in
locus amoenus, 10 componimenti in esametri composti tra 42 e 39, si ispira a Idilli del
siracusano Teocrito, rilettura del mondo rurale nel quale era cresciuto, non è mera
imitazione ma “rifà” testi greci trattandoli come classici per giungere a classici in
latino (esigenza dell’età augustea), diversamente da poikilìa del mondo greco Virgilio
si concentra su stilizzato mondo dei pastori riducendo le variegate tematiche e
situazioni presentate da Teocrito, la città e gli eventi della storia appaiono solo
all’orizzonte ma sono terribili e incomprensibili, ruolo dell’esperienza personale e
egloga IV particolare per identificazione del puer che rappresenta speranza per questo
mondo in crisi (forse mai nato, forse figlio di Antonio e Ottavia), nel Medioevo vi
vedono apertura cristiana.
Approfondimento: TEOCRITO E LA POESIA BUCOLICA (pag.19), nato a Siracusa
ma giunto all’apice ad Alessandria sotto Tolomei, Idilli contengono oltre a
componimenti bucolici alcuni di ambientazione cittadina, altri encomiastici,
alcuni mimi, paesaggi della Sicilia e poesia dotta e ricercata sulla scia di
Callimaco, poesia pastorale sarà poi continuata da Mosco e Bione.
GEORGICHE (Georgica dal greco “canti sulla vita dei campi”) rimanda a tradizione
della poesia didascalica ellenistica, poema epico didascalico in 4 libri di esametri
composto tra 37 (pubblicazione opera di Varrone su agricoltura) e 29 (ampio raggio di
allusioni storiche e discussione su possibile sostituzione dell’antico finale su Gallo con
l’attuale della fabula Aristaei, prototipo mitico del modello di vita qui proposto), libri
rispettivamente dedicati a coltivazione dei campi, arboricoltura, allevamento del
bestiame e apicoltura, apporto della fatica umana è sempre meno accentuato mentre
natura è sempre più protagonista, dal grande al piccolo, dalle leggi cosmiche del
lavoro agricolo al microcosmo degli alveari, libri di autonomia tematica ma legati tra
loro da piano complessivo, proemi (lunghi il I e III, brevi il II e IV) e digressioni
conclusive (guerre civili, lodi vita agreste, peste animali del Norico e storia di Aristeo e
delle sue api), libri accoppiati tra loro, I e III con orrore e disastri naturali rispetto II e IV
con elogio della vita campestre e clima rasserenante, architettura ordinata e
simmetrica secondo la lezione di Lucrezio. Nelle Georgiche però ci sono anche aspetti
contrastanti, fatica dell’uomo inviata da provvidenza ma ideale del contadino si
richiama a età dell’oro quando non era necessario lavoro, vita semplice e laboriosa ha
portato a Roma che però è luogo di degenerazioni e conflitti, paziente Aristeo
seguendo consigli divini rigenera api ma da suo gesto deriva infelicità di Orfeo che
infrangendo patto imposto dagli dei perde Euridice. Orfeo fonde in sé le possibilità
dell’uomo che con canto arriva a dominare la natura ma impossibilità di vincere la
morte, invece eroe civilizzatore Aristeo obbedisce a precetti divini e lotta
pazientemente contro natura. I poemi ellenistici erano curatissimi nella forma ma poco
interessati a insegnare davvero, nascevano da letterato che voleva rendere
interessante a pubblico colto una materia poco appetibile perché umile o tecnica sulla
quale spesso hanno poche conoscenze, mentre interesse didascalico era presente in
Esiodo e nei poemi filosofici di Parmenide ed Empedocle (in età ellenistica chi volesse
imparare si rivolgeva a prosa). Virgilio seguirà questo modello di struttura e rigore
formale anche sulla scia di Lucrezio verso messaggi di salvazione attraverso il sapere.
Interesse per realtà minute e particolari tenui, “in tenui labor” su modello callimacheo,
saggezza del contadino e autosufficienza seguendo Lucrezio dal quale differisce però
nell’accogliere religione tradizionale, per Lucrezio cause naturali sono retroscena della
cultura umana mentre Virgilio si appiglia a ciò che incivilisce e umanizza la natura.
Ottaviano compare come garante della pace tra Filippi e Azio, in altri punti è già il
trionfatore del 29, Augusto e Mecenate sono dedicatari ma anche ispiratori dell’opera,
destinatario della comunicazione didattica è l’agricola. Quest’opera è difficilmente
ispirata direttamente a programma augusteo di risanamento del mondo agricolo,
affronta però di scorcio problemi della vita urbana ed esalta Italia contadina e
guerriera (quella unita contro Antonio), Laus Italiae.
ENEIDE risponde a esigenza di un nuovo epos come già anticipato nel proemio al
mezzo delle Georgiche, non sceglie epica storica sul modello di Ennio ma fa emergere
storia ed esaltazione di Roma e di Augusto attraverso il suo passato mitico in Enea (già
presente come progenitore in Nevio), eroe che aveva combattuto a Troia e che quindi
si poneva in scia e in dialogo con l’epica omerica (imitare Omero e lodare Augusto
partendo dai suoi antenati). I dodici libri in esametri dell’Eneide sono una risposta ai
48 omerici tra Iliade e Odissea, i primi sei corrispondono all’Odissea nel raccontar
viaggio di Enea da Troia al Lazio, questo però non è un ritorno in patria ma verso
l’ignoto, gli ultimi sei corrispondono all’Iliade nel raccontare guerra nel Lazio che però
invece di distruggere una città ne fonda una nuova, ordine dei poemi omerici è
invertito nell’Eneide e quest’ultima è anche, oltre a continuazione, rifacimento di
Omero nel ripetere guerra di Troia variandola. Il fatto che tra guerra di Troia e
fondazione di Roma passino quattro secoli e che ci sia un millennio tra Enea e Augusto
permetta a Virgilio di guardare a esaltazione da molto lontano grazie a scorci profetici
(profezia di Giove, rassegna degli eroi, scudo di Enea), riprendendo poi antiche
leggende su origini italiche a partire da eroi greci e troiani Virgilio rivendica autonoma
parità tra Greci e Romani e mettendo in relazione Enea e figlio Iulo-Ascanio con
Romolo e Augusto dà origine prestigiosa a gens Iulia, celebra Italia augustea e dà
spazio a significati storici e politici pur non essendo poema storico. L’Eneide è storia
della missione voluta dal fato affidata a Enea per fondazione di Roma e salvazione da
parte di Augusto, epica nazionale nella quale si deve rispecchiare la collettività, ragioni
dei vinti emergono nella vicenda di Didone e di Turno con guerra nel Lazio (soprattutto
scena finale), accettare oggettività epica che contempla dall’alto i lciclo provvidenziale
e soggettività tragica che è conflitto di ragioni individuali e verità relative. Lo stile
virgiliano sa conciliare massima libertà con massimo ordine (Klingner), maggior
regolarità e flessibilità dell’esametro rispetto neoterici, adatto a varietà di situazioni
espressive grazie ad alternanza di dattili e spondei, arcaismi e poetismi, collegamenti
inediti tra parole quotidiane, procedimenti formulari, epiteti che coinvolgono lettore
nella situazione e nella psicologia dei personaggi, aumento della soggettività nel
lettore che deve reagire a stimoli, personaggi con loro diversi punti di vista, narratore
che è presente a vari livelli anche nel ricomporre progetto unitario.
TESTI.
Le Bucoliche, il non-luogo e il non-tempo: T1 Il pastore esiliato (egl. I, dialogo tra
fortunato Titiro e sfortunato pastore Melibeo che ha perso terre e deve migrare, poesia
autobiografica, idealizzazione del mondo pastorale e allusione a tragedia sociale, Titiro
riposa nell’ombra e compone canto sottile per Amarillide, descrizione del locus
amoenus, tema dell’esilio che, se per Titiro è adynaton perché protetto da qualcuno,
diventa realtà per il compagno per il quale non ci sarà nemmeno più poesia); T2
L’attesa di una nuova età dell’oro (egl. IV, dedicata ad Asinio Pollione e composta
nell’anno del suo consolato, il 40 a.C., clima di speranza per accordi di Brindisi e attesa
di un nuova regno di Saturno, interpretazione cristiana per nascita di un puer, tra mito
dell’età dell’oro e palingenesi con dieci cicli, meraviglie della natura su modello
esiodeo che tornerà in Georgiche, 2 e nell’epodo 16 di Orazio, non si conoscono
navigazione, città fortificate e agricoltura, il puer potrebbe essere figlio di Asinio, figlio
di Ottaviano e Scribonia, Ottaviano stesso o nipote e genero Marcello, figlio di Ottavia
e Antonio; Approfondimento: L’ETÀ DELL’ORO, UN MITO INTRAMONTABILE (pag.51-52),
degenerazione ne Le opere e i giorni di Esiodo con età dell’ro, argento, bronzo, eroi e
ferro, Fenomeni di Arato tanto tradotti in età cesariana, ritorno dell’età dell’oro e
Saturnia regna nella IV egloga e nel 16 epodo, Italia come Saturnia tellus e
rappresentazione nell’arte figurativa, poi nuova età dell’oro come speranza quando
nuova figura assume potere, svuotato definitivamente da Giovenale); T3 La
“tentazione” bucolica di Gallo (egl. X, dedicata a Cornelio Gallo, fondatore dell’elegia
latina, qui sofferente d’amore perché mentre era lontano come ufficiale Licoride è
fuggita con un altro, Virgilio lo invita nel proprio mondo bucolico ma è inutile, alla fine
Omnia vincit Amor et nos cedamus Amori, natura partecipa a sofferenza di Gallo,
anche Apollo, Silvano e Pan intervengono in suo aiuto ma dopo sogno bucolico c’è
brusco risveglio, caccia vista come remedium amoris prima della resa, forse è
propemptikòn, carme per augurare buon viaggio di Gallo imitato da Virgilio in quanto
Servio ci dice che alcuni versi sono dello stesso poeta elegiaco; Approfondimento: VITA
BUCOLICA E VOCAZIONE ELEGIACA, UNA DIFFERENZA IRRIDUCIBILE (pag.60-61), per
elegiaci amore è scelta di poesia e di vita fino alla morte, non c’è consolazione e via
d’uscita).
Le Georgiche, modello etico per il cittadino (la vita del cittadino è realizzazione dei
valori fondanti della morale tradizionale romana, operosità instancabile e capacità di
limitare i bisogni, religiosità semplice e sincera, motto “labor omnia vicit”, valore
positivo ma anche estenuante): T4 L’origine divina del lavoro umano (libro I, lavoro è
faticosa lotta contro le difficoltà della natura, impegno costante, ostilità della natura è
ripresa da Lucrezio ma è scelta di Giove per im
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