Letteratura latina dell'età imperiale: la dinastia Giulio-Claudia
La dinastia Giulio-Claudia
Età imperiale, dinastia dei Giulio-Claudi, di fatto la costituzione romana non c'era più. Nel 27 a.C. ad Ottaviano era stato attribuito il titolo di Augusto "Aura sacrale". Dalla morte di Augusto inizia la dinastia Giulio-Claudia, che va dal 14 d.C. al 68 d.C. Era chiamata Giulio-Claudia da Tiberio, capostipite, che faceva parte invece della gens Claudia. Ottaviano, infatti, era stato adottato e dal primo matrimonio con Scribonia, aveva avuto una figlia, Giulia, che era morta di stenti. Sua seconda moglie fu Livia.
Ottaviano aveva conosciuto Livia come moglie di Tiberio Claudio Nerone che si era schierato contro Ottaviano nella guerra civile. Livia era incinta, ma Ottaviano la convinse a divorziare. Tiberio aveva paura delle ripercussioni. Augusto e Livia non ebbero figli, ma il loro matrimonio durò per 51 anni.
Augusto era uno statista, per la sua natura infatti si pose il problema della successione. L’erede più sostenuto era Germanico, ma sia lui che Druso muoiono, così Ottaviano, a malincuore, nomina come suo successore Tiberio, di cui non aveva molta stima. Fino a quel momento quindi la successione era quindi stata per nomina ed ereditaria.
Il senato aveva un grosso peso, insieme ai militari, il pretorio fu istituito da Augusto (era la guardia personale del principato). Tiberio era un uomo d’armi, l’eredità politica lasciata da Ottaviano era una diarchia, cioè il senato riconosceva il potere del princeps e viceversa il princeps riconosceva il potere del senato. Viveva in un contesto in cui gli uomini desideravano la pace, ma Tiberio non esiterà a reprimere e a perseguitare. Si ritira a Capri e lascia il potere al prefetto del pretorio (Elio Seiano forse).
Dopo la sua morte prese il potere Caligola, famoso per la sua follia, nominò il suo cavallo senatore in segno di disprezzo nei confronti del senato, che è in subordine. Si parla di una cultura con valori che vanno restaurati. Il princeps incarna il potere. Caligola viene ucciso. Il ruolo viene ereditato dallo zio Claudio, che Tacito considerava mediocre. Attorno a Claudio ruotano figure femminili come quelle di Agrippina e Messalina, da Agrippina discende Nerone. Britannico, erede legittimo, viene eliminato e Agrippina convince Claudio a nominare come suo successore Nerone.
Nerone prende il potere e decide di far morire la madre Agrippina, si emancipa da lei, ma non è da ridurre a quest’atto. La figura madre-figlio dei reali non è come il nostro rapporto, è politico, Agrippina lo voleva erede. Sotto Nerone la Grecia viene emancipata dalle tasse e aiuta la plebe. Si verifica l’incendio di Roma di cui furono accusati i cristiani, ma in realtà era stato lui stesso a far bruciare Roma per costruire la sua dimora dove sorgeva il Colosso, da cui prende il nome il Colosseo (domus aurea). Da questo momento in poi non si utilizza più il modello greco, ma si ha l’originalità dei latini che si staccano dai greci.
Cultura giulio-claudia
Con la dinastia Giulio-Claudia non operarono più i circoli letterari, la volontà politica si concilia con la restaurazione dei mores. Ci fu quindi la fine dell’età repubblicana con principi molto colti e acculturati che però esercitavano il potere con presunzione, infatti, sotto Tiberio furono uccisi Scauro e Cremuzio Cordo, definiti come martiri della libertà repubblicana.
Per quanto riguarda la libertas a Roma, ogni uomo ha diritti e doveri a seconda della classe sociale di appartenenza, il primo adempimento dei diritti coincide con la libertas, ma i diritti non erano uguali per tutti. Seneca esalta la figura di Claudio, uomo di lettere, Tacito lo considera mediocre, la produzione letteraria più alta fu sotto Nerone. Importante fu la polemica sulla lingua che veniva dai Greci e divideva gli analogisti e gli anomalisti. La corrente analogista si basava sull’atticismo, quella anomalista si basava sull’Asianesimo.
La corrente anomalista sosteneva che la lingua ha delle regole che bisogna seguire e si deve distinguere anche per la chiarezza. Cicerone era anomalista e si era occupato della questione nel Brutus. La corrente anomalista sostiene infatti che chi parla lo fa ai fini di colpire. Fu importante la contesa da Apollodoro di Pergamo e Diodoro di Gadara. L’evoluzione culturale viene influenzata dall’Asianesimo, Sallustio, Cicerone, (Catilinarie e Filippiche). Questo si riflette nelle scuole di retorica dove la tecnica era fondamentale. Muore invece l’oratoria perché prevale il tecnicismo, muoiono la libertà d’espressione e la creatività a causa della mancanza di libertà politica, il princeps ha il controllo nelle sue mani e ciò si riflette nella letteratura, i modelli letterari inaugurano il classicismo che si allinea a modelli del passato in una tendenza manieristica (senza profondità, imitata). L’arte italiana è caratterizzata da imitazioni di opere e autori. No creatività.
Generi letterari
Generi letterari sono: la poesia didascalica (Arato e Menandro), Germanico (figlio di Druso) scrive un’opera. Manilio prende spunto da Lucrezio, universo organizzato come la società romana. La storiografia ha un tono minore con Lucano. L’epica ritorna con Nerone. Torna il trattato filosofico con Seneca, è nuovo perché scrive trattati veri e propri. Torna la tragedia con Seneca e abbiamo anche il nuovo romanzo con Petronio.
La storiografia
- Velleio Patercolo: faceva parte della sfera di Tiberio, scrisse le Historiae, nel primo libro parla dalle origini di Roma fino alle guerre Puniche in sintesi, nel secondo libro è più analitico e ha una tendenza nuova infatti è più interessato alla storia contemporanea, fa un elogio a Tiberio ed ha un interesse che va verso la storia culturale e l’evoluzione dei generi su cui applica il modello evoluzionistico (origine/evoluzione/decadenza).
- Valerio Massimo: fu autore di Nove libri di detti e fatti memorabili di genere moralistico in cui fa ritratti di Romani e stranieri esaltando la superiorità romana dei mores.
La storiografia sopravvisse per poco, il senato era depositario della libertas e ruotava intorno a figure come Prepuzio e Germanico, figlio di Druso, che era figlio di Livia, moglie di Ottaviano. Germanico poteva essere erede, ma venne ucciso per la libertà repubblicana. Importanti figure furono quelle di Cremuzio Cordo, Fenestrella e Seneca il Vecchio.
La letteratura tecnica
La letteratura tecnica si occupava di opere da manuale e di impostazione enciclopedica.
- Celso: scrisse le Artes di cui ci rimane soltanto il De Medicina, faceva parte di una setta particolare tra Pitagorici e Stoici. Aveva due tendenze nella sua opera: razionalista ed empirista. Quella razionalista sostiene che sia indispensabile cercare le cause delle malattie e che tutto fosse concesso per averle, anche sezionare umani. Quella empirista invece sosteneva l’esperienza pratica della medicina in cui bisognava trovare rimedi alle malattie. Celso sostiene che è possibile trovare le cause superficiali delle malattie, ma non quelle profonde ed è contrario alla vivisezione.
- Apicio: scrisse il De Re Coquinaria che ci tramanda la gastronomia romana.
- Pomponio Mela: scrisse un’opera geografica intitolata De Cherografia.
- Scribonio Largo: scrisse le Compositiones, era un medico che proponeva delle ricette da lui sperimentate.
- Columella: scrisse il De Re Rustica sull’agricoltura, sulla scia di Catone e Varrone, soprattutto riguardo il latifondo che era un terreno enorme.
Letteratura
Il teatro è in decadenza, Livio, Ennio e Nevio non vengono più rappresentati, anche se la classe senatoriale aveva provato a mantenere in vigore le rappresentazioni, senza però riuscirci. Si evolvono invece la pantomima e il mimo. Si ebbe una decadenza culturale che si rifletté nelle scuole di retorica. Seneca il vecchio formulò una riflessione sulla decadenza dell’oratoria per mancanza di libertà politica manca il rapporto con gli intellettuali. Le sententie erano delle frasi ad effetto, le controversie erano delle tesi contrapposte (come Paride e Menelao). L’autore presenta versi della propria opera al pubblico e tiene conto del gradimento, lo stile tende al Barocco. Colores sono coloriture stilistiche. Questo tipo di pubblicazione può influenzare l’autore incidendo nel suo stile e nell’organicità dell’opera. Le scuole di retorica e letteratura si incrociano.
Si ha la favola con Fedro che ha origine nel vicino oriente ed è la prima espressione dell’uomo, la favola indica la realtà, la fiaba è magica. Questo avviene già in Omero con Circe. La prima favola era l’usignolo e lo sparviero di Esiodo. Fedro era uno schiavo greco della Tracia, ed era diventato tale in seguito ad un’insurrezione romana, entra a far parte della comunità di Augusto (familia) con cui si indica la servitù, in seguito viene affrancato. Suo modello fu Esopo. Per il suo messaggio di libertà dell’individuo contro i potenti (metaforico) venne perseguitato dal prefetto del pretorio di Tiberio.
Seneca
Opere
Seneca scrive i Dialogi di stampo greco su modello di Platone, con la differenza che Platone aveva anche più di due interlocutori, invece Seneca ha un solo interlocutore fittizio. Fa domanda, risposta, osservazione e trattazione.
Consolatio
La Consolatio nasce come relazione alla filosofia stoica nella visione della morte, mira a consolare chi ha avuto una morte, così come Cicerone nella Consolatio per la figlia. Seneca scrive tre Consolatio:
- Consolatio ad Marciam: rivolta a Marcia, figlia di Cremuzio Cordo, che era stato un martire repubblicano, lei aveva perso il figlio Metilio e Seneca coglie l’occasione per esaltare la figura di Cremuzio. Seneca era nato a Cordova, che era stata romanizzata con ideale repubblicano, infatti Seneca si mostra repubblicano. Accoglie il nipote di Cremuzio tra i beati, così come aveva fatto Cicerone nel Somnius Scipionis.
- Consolatio ad Helviam matrem: scritta per consolare la madre che soffre per la lontananza del figlio, perché ogni luogo è patria per il saggio stoico, mentre invece lei deve trovare consolazione negli affetti.
- Consolatio ad Polybium: indirizzata ad un ex liberto affinché intercedesse per lui presso Claudio, per farlo ritornare a Roma. Viene meno la coerenza di Seneca, ma le sue incongruenze sono tutte dovute alla debolezza dell’animo umano, come lui stesso riconosce, con i suoi limiti, con la virtù e il tempo pieno di ostacoli. La consapevolezza degli errori, per superarli per lui la scuola stoica diventa vita stoica.
Trattati filosofici
- De Providentia: l’interrogativo è rivolto a Lucilio, suo allievo e amico: se c’è una provvidenza, perché sono gli uomini migliori quelli che hanno le sciagure? La predicazione di Gesù viene dal mondo greco, Gesù conosceva più lingue, ma sceglie di parlare l’aramaico, una lingua per tutti, cosmopolita.
- De ira: è composto da tre libri, tratta dell’ira come male che offusca la ragione (tesi stoica) e ritiene che l’ira sia giustificabile.
- De otio: mette in rapporto la vita attiva e contemplativa e le filosofie stoica ed epicurea a confronto. È importante stare lontano da quella attiva, tranne quando è necessario per lo stato.
- De tranquillitate animi: il sapiente deve stare lontano dalla politica perché non può essere contaminato invece è qui che mette a punto la sua forza, ma è importante l’intenzione così come l’alternarsi di vita contemplativa e attiva, non riesce a rinunciare al mondo e riflette su come si raggiunge la virtù. Lo scopo è l’euforia, cioè il benessere interiore. I mores più importanti sono fugacità e parsimonia.
- De vita beata: esprime il concetto di vivere secondo ragione, virtù e piacere. Nella seconda parte riceve critiche dall’esterno riferite al saggio che non applica i concetti di cui parla. Seneca viene accusato di vivere nel lusso, in contrasto con lo stoicismo, accoglie la critica dicendo che la ricchezza non va demonizzata, ma usata per raggiungere la virtù, l’uomo ricco può avere più strumenti aiutando chi ha bisogno. La ricchezza può servire per lare leva su sé stessi, proteggersi e beneficare.
- De brevitate vitae: è sulla brevità del tempo, rivolto a Paolino, il tempo non è breve, gli uomini sprecano tempo. Matrice filosofica di Aristippo che aveva valorizzato il presente. Tra presente, passato e futuro, Seneca ritiene che il più importante sia il presente. Non considera il futuro, il passato invece è visto come fonte di gioie ed errori utilizzabili per migliorare il presente.
- De constantia sapientis: l’opera parte da un paradosso secondo cui il saggio non può subire né danni né offese e lo fa raccontando la storia di Stilpone di Megara che dopo aver perso tutto, anche la famiglia, nell’assedio della città, dichiarò di avere con sé tutto ciò di cui aveva bisogno. Il paradosso si basa sull’idea che il vero bene è dentro di noi.
Trattati politici
- De beneficiis: da beneficium, atto di benevolenza, è un valore etico. Secondo i Paternalisti, l’esercizio della generosità serve a costruire una società coesa e umana.
- De clementia: elogio a Nerone (clemenza è una virtù politica) criterio di governo (che fino a questo momento era la giustizia). L’ideale politico di Seneca è la monarchia (che incarna il logos).
- Naturales questiones: scienze naturali e il mondo scientifico fisica, etica, logica. Liberare l’uomo da ciò che non conosce. La ricerca scientifica è ciò che fa superare all’uomo i suoi limiti. Il progresso deve essere ai fini dell’uomo e deve rispettare la natura.
Satira
L’Apokolokyntosis è una satira menippea il cui caposcuola fu Menippo di Gadara; anche Varrone aveva scritto satire menippee. Si tratta di una mescolanza tra versi e prosa. Quella di Varrone era diacritica e moraleggiante mentre quella di Seneca è polemica e forte. L’opera era un testo satirico contro Claudio, pur avendo scritto un elogio funebre per conto di Nerone. Non si tratta di una contraddizione perché l’elogio era doveroso per la morte di Claudio. Il titolo ha tre diverse interpretazioni: la prima secondo cui significherebbe trasformazione in zucca, la seconda deificazione in Zucca e la terza deificazione di quello zuccone di Claudio. Alla sua morte Claudio sale in cielo, Giove non lo riconosce e lo affida ad Ercole per scoprire chi sia. Si ha un concilio degli dei per decidere cosa fare di lui. Augusto lo accusa di aver ucciso i suoi familiari e viene quindi mandato negli Inferi. Da qui vede i suoi funerali e capisce di essere morto. Negli inferi viene condannato a giocare con i dadi. Caligola lo attacca e sarà condannato a stare agli ordini di un liberto.
Tragedie
Seneca scrive dieci tragedie su modello dei classici greci Eschilo, Sofocle ed Euripide. Cinque sono fedeli al modello e sono Agamennone, Medea, Hercules Furens, Edipo ed Ercole sull’Eta. L’Agamennone si basa sull’omonima tragedia di Eschilo, la Medea sull’omonima di Euripide, l’Hercules Furens si basa sull’Eracle di Euripide, l’Edipo sull’Edipo re di Sofocle, mentre l’Ercole sull’Eta riprende il mito delle Trachinie di Sofocle. Poi abbiamo invece cinque tragedie che presentano delle variazioni: Troiane, Fedra, Tieste, Fenicie ed Octavia. Infatti Troiane racchiude l’intreccio dei miti del ciclo delle vinte, Fedra richiama l’Ippolito, ma è Fedra a rivelare al figliastro di amarlo, Ippolito la rifiuta e per la maledizione di Teseo viene travolto dal mostro marino, mentre Fedra si uccide. Nell’Ippolito, Fedra era caratterizzata dal pudor, in Seneca dalla passione. Le divinità presenti sono Artemide e Afrodite. Tieste riprende il mito dei Pelopidi, Atreo fa mangiare a Tieste la carne dei suoi figli (da una Cothurnata di Ennio). Fenicie riprende il mito di Edipo e in questa versione lascia Tebe con Antigone, mentre Giocasta riesce ad evitare una guerra civile, ma non a riportare Eteocle e Polinice alla pace. L’Octavia invece è una Praetexta di dubbia attribuzione a Seneca. La Praetexta era una tragedia di ambientazione romana. Nell’opera Seneca consiglia a Nerone di essere clemente e l’evento sarebbe ambientato nel 62, ma troviamo il fantasma di Agrippina e inoltre Nerone morì nel 68, mentre Seneca morì tre anni prima. Le tragedie di Seneca hanno struttura, stile e trama tipici, ma sono finalizzate ad essere lette e non rappresentate, mette a fuoco la parola, ma non l’azione, trascura la finalità etica incentrata sulla complessità psicologica dei personaggi, tralasciando lo sviluppo della trama. Si ha il conflitto tra furor (passione) e ratio (ragione) come nel caso di Fedra. Visione pessimistica, lo stile ne risente, è orrido e cruento. Secondo Triana sono accomunate da un aspetto antidispotico nel senso generale e si può instaurare anche tra persone, mette in risalto il potere politico (Tieste). Strano perché non ha manifestato polemiche di potere. Ritiratosi ha dichiarato di non voler avere a che fare con il potere politico e che abuso e ammonizione sono dati a chi governa.
Epistolae ad Lucilium
Furono scritte durante gli ultimi anni della vita di Seneca. Si tratta di 124 epistole divise in 20 libri, indirizzate a Lucilio, che si trovava in Sicilia, con il compito di procurator. Nelle lettere Seneca parla di problemi filosofici, molti dei quali erano stati affrontati nei trattati. Per affrontarli Seneca parte da episodi di vita quotidiana. Si pone come un maestro, mentre Lucilio è il suo allievo e affronta problemi filosofici, etici e morali.
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