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miserabile, non partecipe della cultura e dei problemi della vita nazionale, chiusa, soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia e

nelle isole, in una civiltà arcaica, in una secolare solitudine, mentre gli scrittori europei si sentono portavoce di

un'esigenza consapevole dell'intera popolazione. Viene quindi meno, ai nostri scrittori, la fiducia razionale nel

progresso e l'illusione di un miglioramento della condizione umana dovuta a nuove conquiste tecnologiche e

scientifiche. Il regionalismo del Verismo riflette invece la crisi dello Stato italiano, conseguente alla sua formazione,

avvenuta con una troppo scarsa partecipazione popolare.Il Verismo esprime la protesta davanti all'avanzare d'una civiltà

borghese che s'impone in un tessuto economico-sociale e culturale diverso, senza tenere nel debito conto che molte

differenze fra le varie regioni sono il risultato d'una storia secolare.Nel Verismo, la possibile congruenza fra scienza,

letteratura e società, storia, conoscenza e vita, resta limitata a una poetica del vero che si arresta, per lo più, all'analisi e

a una denuncia ideale o a una compassione che non sa, né vuole diventare progetto politico.Gli scrittori del periodo

verista, come Luigi Capuana, Giovanni Verga, Federico De Roberto, Grazia Deledda, Matilde Serao, Mario Pratesi,

Renato Fucini, ed Emilio De Marchi, guardano con grande diffidenza ai movimenti popolari e socialisti e, come tutta la

società borghese italiana, temono il proletariato e la rivoluzione socialista. Ne consegue pertanto che dal Verismo la

condizione miserabile del proletariato è considerata con compassione e denunciata, ma tende a trasformarsi in

un'immagine, patetica e desolata, della condizione umana di sempre.

GIOVANNI VERGA

Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di Vizzini e muore a Catania nel 1922. Visse a Catania l'infanzia e la

giovinezza, conoscendo bene l'ambiente siciliano che poi doveva descrivere in molte sue opere. Quando si trasferì a

Milano, si accorse dei contrasti fra il nord e la sua terra; egli s'accorse della gravità della questione sociale dopo l'unità

d'Italia soprattutto nel meridione, dove vi era l'ignoranza, la miseria e il brigantaggio. Tali fatti storici influirono nelle

sue opere.Nell'opera del Verga possiamo vedere tre periodi: primo, ha un carattere romantico patriottico (I carbonari

della montagna), in cui parla del Risorgimento con entusiasmo; secondo, romantico passionale, ossia quando si

trasferisce a Firenze e parla dell'eccessiva passionalità e sentimentalismo che vede nel mondo borghese: questi scritti

sentono l'influenza della Scapigliatura milanese. Sono romanzi d'amore pieni di sensualità (Una peccatrice, Storia di

una Capinera, Eva, Tigre reale, Eros); terzo, verista, in questo periodo ritorna negli scritti alla Sicilia, parla non più del

falso mondo borghese ma di quello degli umili in cui c'è più poesia. Con quest’opera la produzione di Verga sembra

compiere una svolta decisiva. L'ambiente infatti non è più urbano ma rurale, la vicenda è ambientata in Sicilia, i

protagonisti sono contadini. La protagonista è una donna, ma la sua situazione è tragica e concreta, non più astratta e

sentimentale come quella di molte figure femminili delle opere precedenti. Nedda rimane sola, per la morte del suo

uomo e perde il bambino appena nato.

Ma ad una attenta analisi dell'opera si può notare che, anche se gli ambienti erano mutati, rimanevano sempre, nel

racconto, i toni melodrammatici dei primi romanzi "mondani" che erano l'opposto rispetto all'impersonalità verista.

La crisi letteraria e lo sfociare nel verismo

In verità, dopo l'uscita di "Eros" e "Tigre reale", Verga sta maturando una crisi e, dopo un silenzio durato tre anni,

interrotto solamente dalla raccolta in volume di alcune novelle già pubblicate e di poca risonanza, nel 1878 esce un

racconto che, per linguaggio e contenuto si allontana fortemente dalla sua opera precedente. Vita dei Campi e Novelle

rusticane

L'approdo al verismo non come conversione ma come chiarificazione di propositi radicati

Il cambio di temi e di linguaggio non è da intendersi come una vera e propria "conversione", infatti Verga, già ai tempi

di "Eva" e di "Eros", si proponeva di ritrarre il "vero" e al Cameroni nel 1875 scriveva:" Ho cercato sempre di essere

vero, senza essere né realista né idealista, né romantico, né altro(...) ne ho avuto sempre l'intenzione, nell' Eva, nell

'Eros, in Tigre reale".Il fatto è che il Verga possedeva ancora strumenti approssimativi e poco personali e solo quando

riuscirà a conquistare quegli strumenti concettuali e stilistici più maturi, come la concezione materialistica e

l'impersonalità, egli riuscirà a scrivere i suoi capolavori.Con l'acquisto del metodo verista Verga non abbandona in

modo definitivo gli ambienti dell'alta società per quelli popolari ma si propone proprio di ritornare a studiarli con i

nuovi mezzi acquisiti.Sull'adozione dei nuovi moduli narrativi senz'altro il Verga venne influenzato dalla lettura dei

romanzi di Zola che negli ambienti milanesi si erano già diffusi tra il '71 e il '75 e senza dubbio un'influenza

determinante sulla chiarificazione dei nuovi principi la ebbe il Capuana che con le sue recensioni diffondeva la

conoscenza di Zola.

Il ciclo dei vinti

Parallelamente alle novelle Verga inizia a delineare il progetto di un Ciclo dei Vinti di romanzi che riprende il modello

già affermato dai "Rougon-Macquart" di Zola ( un ciclo di venti romanzi, pubblicati tra il 1871 e il 1893, nei quali lo

scrittore traccia un quadro della società francese del secondo Impero attraverso le vicende dei membri di una famiglia).

Il primo romanzo del ciclo è I Malavoglia del 1881, la storia di una famiglia di pescatori siciliani che a causa delle

difficoltà economiche dell'Italia post-unitaria portano a compiere una speculazione commerciale che segnerà l'inizio di

una serie interminabile di sventure. Passeranno tra il primo e il secondo romanzo del ciclo un lungo intervallo di ben

otto anni.Durante questo periodo viene pubblicato: un romanzo, "Il marito di Elena" nel 1882 (che non rientra nel

progetto preannunciato) che analizza le inquietudini di una moglie piccolo borghese, che con le sue ambizioni conduce

il marito alla rovina, le "Novelle rusticane" nel 1883, che ripropongono personaggi e ambienti della campagna siciliana,

le novelle raccolte in "Per le vie" sempre nel 1883 , l'esperienza del teatro nel 1884 con il dramma "La cavalleria

rusticana", e solo nel 1889 esce il secondo romanzo del ciclo dei vinti, Mastro Don Gesualdo, storia dell'ascesa sociale

di un muratore che accumula grandi ricchezze, ma va incontro ad un tragico fallimento nella sfera degli affetti familiari.

Il ritorno a Catania e la fase di involuzione

Nel 1893 Verga ritorna a vivere definitivamente a Catania, pubblica ancora raccolte di novelle, ma si tratta di opere che

non aggiungono niente di nuovo alla sua produzione e che denotano stanchezza e inaridimento.Dopo il 1903 lo scrittore

si chiude in un silenzio totale e la sua vita è dedicata solamente alla cura delle sue proprietà ed è ossessionato dalle

preoccupazioni economiche.Anche le sue posizioni politiche diventano sempre più conservatrici e allo scoppio della

prima guerra mondiale si dichiara interventista convinto e nel dopoguerra si schiera con le posizioni dei nazionalisti, ma

senza alcun interesse militante.Muore nell'anno della marcia su Roma e della salita al potere del fascismo: 1922

Opere e Poetica

L'attività letteraria del Verga, dopo le prime opere giovanili e senza rilievo, può essere divisa in due fasi: una prima

dove egli studiò l'alta società e gli ambienti artistici, unendo residui romantici e modi scapigliati con la tendenza

generica a una letteratura "vera" e "sociale" e una seconda che può propriamente essere definita quella verista.

DARWINISMO

La concezione della società che si ricava dalle affermazioni teoriche del Verga e dalla sua rappresentazione della realtà

si può far rientrare nell'ambito culturale di un darwinismo sociale.

La lotta per l'esistenza

Il concetto di "lotta per l'esistenza" che Verga utilizza nella prefazione ai Vinti e che era già presente nel primo progetto

del ciclo dei romanzi come si può leggere dalla lettera inviata al Paola del 1878 dove si fa cenno ad una "fantasmagoria

lotta per la vita", deriva dall'opera di Charles Darwin (1809-1882) che con la sua teoria espressa nel 1859 nel suo libro

"L'origine della specie", rivoluzionò la tradizionale concezione dell'origine della specie degli esseri viventi.

Charles Darwin

Darwin sosteneva che tra i vari individui esiste una lotta continua per la sopravvivenza perché il numero degli

organismi viventi è superiore a quello che può vivere con le risorse di cui si dispone.

A sopravvivere a questa lotta sono i più adatti alle condizioni di vita in cui si trovano che possono così trasmettere i loro

caratteri ai discendenti con una naturale selezione.La dottrina di Darwin ebbe una grandissima influenza su tutto lo

sviluppo scientifico del secondo Ottocento, ed ebbe un notevole peso anche nelle scienze sociali, originando quel

pensiero sociologico che si definisce appunto "darwinismo sociale".

La visione della vita nel Verga

Nella visione della vita del Verga la società a tutti i suoi livelli è dominata da un antagonismo spietato tra gli individui, i

gruppi e le classi e le leggi che la regolano sono quelle della sopraffazione del più forte sul più debole e l'interesse

individuale. Questa condizione non potrà mai mutare perché è insita nella natura stessa in ogni tempo e in ogni luogo.

Verga non riesce a trovare una giustificazione allo sfruttamento e alla sopraffazione e anche se non sa trovare

alternative alla situazione sociale vuole porsi nei suoi confronti con un atteggiamento fortemente critico e, con disperata

amarezza e forte lucidità, ne rappresenta tutti gli aspetti negativi.

La visione del mondo

Verga scrisse opere di grande valore umano e poetico e il suo Verismo non fu una fredda e distaccata riproduzione del

reale ma la sua opera rispecchia, nonostante il rispetto del canone dell’impersonalità, una personale visione del mondo,

ed il suo forte sentimento di dolore e di tristezza di fronte alla vita.Il mondo del Verga è un mondo senza Dio, un mondo

governato dalle leggi della società moderna, in continuo cammino per la conquista del progresso, che non è grandioso

per i vinti che alzano le braccia disperate e piegano il capo sotto il piede brutale dei vincitori.

I personaggi verghiani

I personaggi verghiani, infatti, non si ribellano: la loro vita è dominata dal fato, un fato che non concede all’uomo

alcuna libertà di realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni.

Essi sono preda di un cieco fatalismo e quando cercano di uscire dal solco, purtroppo inesorabilmente segnato, la loro

condizione si aggrava.Il Verga ama profondamente i suoi personaggi perché li comprende profondamente, perché sa che

essi non hanno fede nella Provvidenza che sola può far aspirare in un mondo di pace e di giustizia.

Il progresso non reca felicità

Il Verga, in netto contrasto con l’entusiasmo positivistico, nega che il processo significhi serenità e felicità ed è

convinto che in questo mondo, teso verso la ricerca di beni materiali e di ambizioni sempre più elevate, l’uomo è chiuso

in sé affidato alle sue forze che si logorano giorno dopo giorno.

Impossibilità ad uscire dal proprio stato sociale

Uscire dallo stato sociale in cui il destino pone l’uomo non è possibile.

È questo ciò che avviene al giovane ‘Ntoni ed a Lia, che vedono fallire, il tentativo di trovare fuori dal proprio ambiente

una vita migliore;è questo ciò che avviene anche a Mastro Don Gesualdo, il mastro, che invano cerca di diventare

"Don" e che in questo vano tentativo verrà respinto sia dai suoi simili, sia da coloro che appartengono alla classe sociale

a cui egli voleva accedere.Quella di Verga è una società immobile dove la comunicazione o il passaggio da uno strato

sociale a un altro è impossibile.

In questo mondo si muovono i personaggi del Verga, uomini condannati al dolore e alla sconfitta ma, nonostante tutto,

pieni di dignità, una dignità umile ed eroica che nasce soprattutto dalla loro forza interiore, dal modo con cui sopportano

le avversità quotidiane, senza vane ribellioni e senza viltà.

La concezione tragica della vita

La concezione che il Verga ebbe della vita fu dolorosa e tragica perché egli vedeva tutti gli uomini sottoposti a un

destino impietoso e crudele, che li condanna, non solo alla infelicità ed al dolore, ma anche all’immobilismo

nell’ambiente familiare, sociale ed economico in cui sono venuti a trovarsi nascendo.Chi cerca di uscire dalla

condizione in cui il destino lo ha posto non trova la felicità sognata, anzi và immancabilmente incontro a sofferenze

maggiori, come succede a 'Ntoni Malavoglia ed a Mastro don Gesualdo.

Per il Verga, all’uomo non rimane che la rassegnazione eroica al suo destino.

La concezione fatalistica della vita

È questa la concezione fatalistica ed immobile dell'uomo che sembra contraddire la fede nel progresso, propria del

Positivismo e al quale non rimane che la rassegnazione eroica al suo destino.

Infatti per Verga il progresso è solo esteriore ed è il progresso che gronda lacrime e sangue e costa pene infinite.

L'umanità progredisce per le conquiste scientifiche e tecnologiche ma l’uomo singolo è sempre dolorosamente infelice e

costantemente posto nelle mani del fato.

Giovanni Verga (opere e poetica)

Il Verga, che è da considerarsi il maggiore dei veristi italiani, applica in modo coerente i principi della sua poetica nelle

opere veriste composte dal '78 in poi dando origine ad una tecnica narrativa profondamente originale ed innovatrice.

Opere

L' attività letteraria del Verga, dopo le prime opere giovanili e senza rilievo, può essere divisa in due fasi: una prima

dove egli studiò l'alta società e gli ambienti artistici, unendo residui romantici e modi scapigliati con la tendenza

generica a una letteratura "vera" e "sociale" e una seconda che può propriamente essere definita quella verista.

La fase romantica

Nei primi romanzi ("Una peccatrice", 1866; "Storia di una Capinera" 1869; "Eva" 1873; "Tigre reale" 1873; "Eros"

1875) Verga descriveva stati d'animo e sentimenti che erano anche suoi, inventando passioni tragiche, ma anche

tentando un'analisi della società, che ne svelasse i difetti e la falsità.

Nella prefazione a Eva, il Verga accusa i lettori di essere insensibili e di chiudere gli occhi sullo spettacolo della miseria.

In questi romanzi il Verga racconta già storie di vinti: la donna che si avvelena per amore, la giovane obbligata a farsi

monaca, che muore di disperazione, il pittore sconfitto nelle sue aspirazioni e nella sua passione per una ballerina, le

passioni devastanti di una contessa russa uccisa dalla tisi.

La fase verista

Da Nedda ai Malavoglia

La serie di romanzi fu interrotta, nel 1874, da una novella, diversa per argomento e, in parte, per stile: Nedda. Verga

racconta la storia di una povera raccoglitrice di olive, vittima della miseria.

Nedda

In Nedda la polemica contro la società borghese è basata sullo studio di una precisa situazione sociale e il contesto non

è più quello brillante dei salotti, ma quello chiuso e travagliato di un borgo siciliano.

Vita dei campi e Novelle rusticane

Nedda fu un episodio isolato, infatti, il Verga continuò a scrivere romanzi mondani, ma, dopo qualche anno, egli

sviluppò le aspirazioni umane e stilistiche accennate in quella novella e compose due raccolte di novelle "Vita dei

campi" 1880 e "Novelle rusticane" 1883.

Il ciclo dei Vinti

Inoltre progettò un ciclo di cinque romanzi, "I vinti", dei quali, però, scrisse solo i primi due: "i Malavoglia" 1881 e

"Mastro don Gesualdo" 1888, ai quali interpose "Il marito di Elena" 1882, romanzo indeciso fra la vecchia maniera e la

nuova.Tali opere sono ambientate in Sicilia, nei dintorni di Catania, che il Verga ben conosceva e amava.I personaggi

sono contadini, pastori, pescatori, piccoli artigiani a volte arricchiti e a volte no, nobilucci di paese.

Gli influssi del Naturalismo

Verga, come voleva la poetica del naturalismo e del verismo, voleva esaminare la società italiana nei suoi strati più

bassi, colta nel suo tipico aspetto regionale, nella sua Sicilia.Per far questo concepì un ciclo avente come titolo

complessivo "I vinti" e articolato in cinque romanzi, i quali avrebbero dovuto studiare i vinti nella lotta per il progresso

in cinque fasi diverse.

I Malavoglia

I Malavoglia sono la storia di una famiglia, alcuni membri della quale sono sconfitti nel loro sforzo per uscire dalla

miseria: è la lotta per il progresso allo stato elementare, in un ambiente i cui problemi sono quelli del pane quotidiano.

Mastro Don Gesualdo

Mastro Don Gesualdo è la sconfitta di chi, vinta la battaglia per una migliore condizione economica, aspira alla

promozione sociale e spera di conquistarla attraverso un matrimonio.I tre romanzi non scritti, dei quali rimane

solamente qualche capitolo del primo di essi, dovevano narrare la sconfitta di quella vanità che può sussistere solo ad un

alto livello sociale (La duchessa di Leyra), la sconfitta nelle ambizioni politiche tese alla conquista del potere

(L'onorevole Scipioni) e la sconfitta nell'ambizione dell'artista che aspira alla gloria (L'uomo di lusso).

Poetica

La posizione ideologica del Verga è evidente nella novella "Fantasticheria", nella quale immagina di recarsi ad Aci

Trezza, il paese dei Malavoglia, in compagnia di una signora del gran mondo, che si mostra fatuamente entusiasta di


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura italiana su Verga e il verismo.
Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: influenze francesi, contesto storico, autori italiani, relazione con la realtà sociale e politica del tempo, la crisi letteraria e lo sfociare nel verismo, l'approdo al verismo non come conversione ma come chiarificazione di propositi radicati, il ciclo dei vinti, opere e poetica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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