Letteratura italiana (D'Alessandro)
La letteratura è una testimonianza che documenta la storia di un paese e quando si sofferma su un soggetto lo eleva a memoria collettiva caricandolo di significati e facendolo diventare un bene culturale. Per esempio, eventi storici come la peste del Manzoni: se non l'avesse utilizzata come sfondo, a noi non sarebbe così nota. La letteratura consacra un evento ai posteri, la tramanda, e questa diventa memoria comune dotata di affettività di un popolo.
Nei libri di storia gli avvenimenti sono documentati, ma non vi sono sentimenti e pensieri che hanno abitato le persone e che la letteratura non ha diffuso. Essa parla del piccolo particolare che non avrebbe mai avuto voce senza di essa. La letteratura congiunge epoche passate e presenti collegando l'animo umano; determina così un patrimonio pubblico che deriva dal più piccolo particolare privato.
L'autenticità dell'autore è collegata a ciò che lui ha dentro e vuole dire, e la cosa più difficile è esprimersi al fine di condividere con gli altri la storia. L'intenzione di chi scrive è sempre comunicativa e di condivisione morale, in quanto fedele a quello che prova, alla sua verità, non scrive cose che fanno tendenza, preferisce essere impopolare.
Il valore e la condivisione della letteratura
La letteratura è viva, e resta sempre vivo il messaggio che trasmette, il quale ha lo scopo di unire tutti. Il dialogo tra lettore e scrittore avviene quando ciascuno di noi avverte un'emozione nel leggere un testo ed è importante capire come mai questi sono rimasti indelebili. Ogni testo risulta diverso per ognuno di noi in quanto abbiamo esperienze e pensieri diversi; nel testo troviamo ciò che stiamo cercando quindi con il passare del tempo si rivelano cose prima mai notate.
La storia della letteratura italiana è di fatto una storia di incontri. L'inizio della Divina Commedia, culla della nostra lingua e cultura, racconta dell'incontro tra Dante e Virgilio, cioè tra due letterati e non tra un vivo e un morto; i testi di Virgilio hanno così appassionato Dante che se lo immagina come guida nel momento di smarrimento (ha capito il suo messaggio).
Tradizione e memoria collettiva
Il bene culturale quindi viene dal passato e continua a vivere nel presente, si crea una circolazione di affetti tra autori e lettori. Dante Isella riflette sul significato della memoria del passato. Non siamo più abituati al passato, guardiamo sempre al futuro, perciò non vi è più il sentimento di appartenenza a una società comune e quindi viene meno l'idea di tradizione (dal latino tradere: tramandare, trasportare).
La società è la somma di singole identità ben individuata che forma un'identità collettiva legata a valori forti condivisi, non è una massa indistinta. La tradizione è il patrimonio affettivo accumulato nel corso del tempo e condiviso dalla società. L'eredità letteraria è qualcosa di vivo che rivive in ciascuno di noi e leggere ci aiuta a comprendere meglio il nostro tempo e noi stessi.
Commemorazione e identità culturale
Commemorare significa ricordare insieme (comunicazione significa dono da condividere) quindi il passato ci unisce nel presente superando tutte le differenze. Ogni società ha la sua religione, ossia dei vincoli di memoria comune, e grazie a questa identità ognuno di noi può essere un libero cittadino e vivere in modo civile.
"Fermo e Lucia" di Manzoni (1821): utilizza la forma del romanzo per raggiungere più persone. La forma del romanzo prima non esisteva, c'erano solo racconti o novelle; con esso diffonde una lingua letteraria. In Francia era presente una lingua francese comune, mentre in Italia si parlavano i dialetti ed era difficile capirsi, così Manzoni decide di scrivere il romanzo nella lingua italiana. Manzoni vuole rendere il suo romanzo verosimile (i dialoghi dovevano essere realistici).
Il patrimonio comune italiano
Il patrimonio comune dell'Italia deriva perciò anche dalla letteratura. Nel 1821 inizia a scrivere questo romanzo su dei fogli divisi a metà dove a destra faceva le correzioni (i faldoni dei manoscritti sono conservati a Brera). Nel 1827 vi è la prima edizione (la definitiva nel 1840) dei Promessi Sposi e contemporaneamente uscirono anche le Operette Morali di Giacomo Leopardi. Quando Manzoni scrive il Fermo e Lucia, ha a disposizione come strumenti letterari la lingua letteraria italiana, il francese e il dialetto milanese, per cui cerca di tradurre in un linguaggio capibile dalle persone.
Il personaggio di Federico Borromeo (Biblioteca Ambrosiana fondata nel 1613, per cui tutto è ambientato nel 1830) ha come formazione quella del Manzoni (sua proiezione), egli si era infatti stancato di studiare cose inutili insegnate con metodi sbagliati. Manzoni era un ribelle: un giorno al collegio si taglia il codino, retaggio delle parrucche, in quanto in Francia con il clima della Rivoluzione Francese i giovani se lo tagliarono.
Manzoni sosteneva che chi usa il senso critico è intelligente, per cui Federico smettendo di studiare dimostra di essere intelligente. Da una parte studia conformandosi a tutti, però avendo la voglia di conoscere, capisce che i maestri non gli stanno insegnando tutto per cui si sente insoddisfatto (i cavalli e le armi non lo appagano). Bisogna saper chiedere a chi merita. Nei luoghi esteri vede che la cultura è meglio conservata e questa lezione di civiltà va imparata al fine di arginare la barbarie (violenza, distruzione, prepotenza).
Memoria e identità condivise
Biblioteca Ambrosina: contemplabile come bene culturale già quando Manzoni scrive. Memoria di bene e identità condivisa, Manzoni trova ispirazione per esplicare il valore di quel monumento riprendendo le fila della sua nascita, della sua fondazione ecc. Federico Borromeo vuole mettere fine alle barbarie per permettere di usufruire degli scritti. Manzoni mostra come a distanza di due secoli quello sia un bene culturale, un bene che non va dimenticato; attraverso la scrittura letteraria ne amplifica il valore simbolico, lo riconsacra.
Manzoni vuole scrivere un romanzo, fedele alla realtà, specchio della società in cui vive, cerca di adottare una "lingua dell’uso", lingua con cui una persona del tempo potesse pensare, parlare e pregare, lingua con cui si esprimono i modi più intimi dell’anima, rispecchiando al meglio la naturalità.
La letteratura come bene culturale
Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo: scritto in un'epoca in cui l'unità nazionale è a un passo. L'autore, 80enne, vive l'ultimo quasi secolo della storia italiana. La volontà dell'autore è quella di raccogliere una cultura collettiva, una nazione che si sta creando una nuova storia. Nel romanzo i protagonisti, soprattutto nella narrazione, rievocano dei ricordi di infanzia, riflessioni sull'Orlando Furioso di Ariosto; si nota come in un contesto extra-letterario, ovvero giochi dei bambini, si facciano riferimenti al testo, di come ogni bambino si rivedesse in uno dei personaggi. (Orlando Furioso, 1532 la definitiva e 1858 Nievo) passano i secoli ma la memoria rimane.
Nell'858 l'Orlando Furioso è già oggetto di memoria collettiva. Testimonianza dello scorrere della forma conoscitiva inconscia, che circola liberamente.
- Torre campanaria, Recanati, ricollegabile a Leopardi (pag 7) Le Ricordanze Leopardi dice che mentre stava nella sua camera buia (ricordo dell’infanzia) aveva paure continue e restava sveglio, aspettando con ansia il mattino.
- La confidenza che Leopardi ha con i suoi lettori è concatenata alla commemorazione. Quando scrive le Ricordanze Leopardi è appena tornato dopo essere stato lontano, queste scandiscono il ritorno di Leopardi a Recanati. Tornando a Recanati Leopardi si riappropria dell’immaginario suo e delle persone che vivono nel suo paese, si riappropria di immagini famigliari che fanno parte della sua memoria.
- L’ora di Barga, Pascoli, 1903, sentendo le campane ha un sussulto simile a quello di Leopardi nelle rimembranze. Scaturisce un nuovo orizzonte letterario, la letteratura è già un bene letterario/culturale. Viene evidenziato con diversi espedienti, allitterazioni sonore, onomatopee ecc. il suono scandito della campana. Emerge la sonorità, ampliando il contenuto, permettendo il coinvolgimento dello spettatore, che può immedesimarsi con la narrazione. Su tutto questo il suono della campana che batte e ribatte.
Rapporto di tema con variazioni tra il testo di Leopardi e Pascoli: frammento melodico enunciato che l’autore raccoglie e varia con una sua tessitura melodica, si riconosce il tessimento melodico reinventato. Il godimento di chi legge è riconoscere il tema noto e osservare le variazioni, scoprendo come era ricco il tema originario. Si riconoscono degli aspetti che si sentono propri. Pascoli chiede di non essere toccato dal tempo che passa, chiede che il battere dell’ora non lo riguardi, chiede di non essere inserito nel flusso inesorabile del tempo che passa e che porta via, di poter ascoltare il verso della cincia. Ciascuno di noi fa un'esperienza e fa su nel modo più proprio quello che lo circonda.
Sintagma = sostantivo + genitivo (suona ancora l’ora). Il testo può essere letto sia in verticale che orizzontale, verticalmente osserviamo suoni e immagini.
Luoghi e letteratura
Le immagini servono per capire come un luogo, per vicende diverse, la letteratura consacra a monumento. Bisagno = corso genovese di acqua scarsa che sfocia nel mare, quartiere che ha fatto da sfondo alla Montaletrasformazione poetica di (Ossi di seppia). In questo caso si capisce come un luogo squallido e tetro ha assunto valore, senso e profondità per il poeta, per la popolazione e per i lettori. Tanto più ci rendiamo conto del riconoscimento di luoghi come questo, tanto più ci rendiamo conto che i luoghi da salvaguardare sono sempre maggiori.
Ossi di seppia è la prima raccolta scritta da Montale. Testo ambientato mentre egli percorre al tramonto una strada costiera nella città di Genova. La lontananza della donna amata fa precipitare l’autore in una stanchezza interiore. Questo inferno di cui Montale parla, è la condizione di privazione, privazione da una pienezza vitale, vuotezza interiore, noia, qualcosa che ci priva dell’unicità irripetibile della nostra identità. Perdita dei legami, degli affetti, privazione di interlocutori fidati, privazione di tutto ciò che fa di un uomo un uomo; degradando la vita umana a forme di vita inferiori, si sembra ridotto a un vegetale accanto a altri vegetali.
Il poeta sente poi di riscattarsi da questa condizione di vegetale, di uscire da un anonimato che lo condanna. Questo miracolo per lui gli dà la forza di camminare incontro agli altri per comprenderne limiti, difficoltà comuni, fratellanza ecc. riuscendo a tornare in una condizione di civiltà, che trionfa e domina sulle barbarie e sulla dispersione; gli uomini tornano alla loro condizione umana.
Incontro - Montale - Ossi di seppia
La letteratura parla di luoghi e tempi precisi, fortemente ancorata alla realtà. Il testo non sarebbe tale se non determinato e sorto in un determinato luogo. Il testo ha presente dei mutamenti di registro, parte con uno stile malinconico per poi acquisire le tinte dantesche, tragico, concludendosi con temi stoici della preghiera. 1°: atmosfera di malinconia, raggiunto dal vento forano, vento che proviene dall’argo. Il vento riesce ancora a essere tiepido e il giorno dà i suoi ultimi suoni (sinestesia: le voci sono anche gli ultimi brandelli di giorno che si spegne nel tramonto). Si vede come ultimo bagliore un’ala di cormorano colpita dal sole che si inabissa.
L’occhio poi si sposta sulla foce più in basso; torrente sterile di acque, quasi in secca. Acqua quasi stagnante, nel quale la vita è assente ormai; il vivo di pietre e di calcine è ossimoro, collega sassi, calce minerali ecc. Legge nella percezione del reale un valore simbolico, la foce diventa immagine e raffigurazione delle loro vite, della sua e di coloro che abitano in quella città. In quella foce vede il riflesso del modo di vivere, della condizione umana che sperimenta, l’essere quasi al termine di un percorso umano insensato (povertà interiore, aridità, privazione di pienezza, anche con il suo vivere è arido, faticoso). Ci si immerge in una dimensione tetra e angosciosa.
Difficoltà di uscire dal binario tracciato di un’esistenza che non dà scampo, dramma dell’uomo che non riesce a essere sé stesso, è omologato, costretto da una vita delle macchine, degli orari, di un lavoro di massa, dove tutti devono rispettare determinate cadenze. Montale era stato costretto ad appartenere a un condividere un valore di patria che non sentiva sua, partecipò alla guerra non condividendone i suoi principi e i suoi valori. L’uomo è collocato in un ingranaggio di necessità che lo vincola, che gli impedisce di aprirsi un varco, di andare oltre e di vivere in pienezza. Montale tratta il dramma dell’uomo, il quale non riesce a manifestare la sua interiorità.
La sorella fu sua guida intellettuale, la quale consigliava al poeta letture differenti, quali Schopenhauer ecc. Possiamo individuare delle tappe fondamentali che identificano il percorso di Montale.
- La lettura di Schopenhauer lo porta a una visione pessimistica della vita dell’uomo, uomo che può però riscattarsi sacrificando sé stesso per condividere il dolore dell’altro e dell’intero creato; una sorta di affratellamento del dolore. In uno dei primi testi, Casa sul mare, Montale ipotizza di sacrificarsi per vedere la salvezza dei suoi cari, "ti dono l’amara mia speranza", passo di un Montale ancorato alla sua dimensione nichilista e annientatrice di ogni barlume di speranza.
- Si ispira anche grazie all’esempio fornito da Dante, che analizza in una gamma vastissima dell’uomo di sentimenti, emozioni, vicende accadute ecc. Dante riesce a rendere i concetti con immagini tangibili, concrete. Per Dante l’amore è una via verso la salvezza, che gli consegna la sua dimensione vitale. Montale comincia a pensare che forse anche per lui la donna può diventare quella realtà nella quale confidarsi per salvarsi.
La speranza di riavere un aspetto nasce nel momento in cui si accosta a un essere vivente, ovvero la pianta. Montale paragona spesso la vita degli uomini alla condizione di vita vegetativa, condizione di vita inferiore. Montale si immagina regredito a pianta, ma una pianta che pur malviva rappresenta comunque un’esistenza di vita. Montale si trova davanti una creatura che è fino in fondo sé stessa.
Montale parla come di un’energia vitale che si travasa in lui, energia di un essere vivente che sembra essere più forte di quella dei suoi simili. "Ingombro di una forma che mi fu tolta": parla dell’anima, come se l’anima che originariamente tolta gli riconsente di avere un aspetto, un’identità. Sentiva però che l’esistenza, il vivere stesso gli sfuggisse dalle mani (le foglie diventano capelli, la pianta assume le sembianze della donna amata, lontana che più vide alla quale il poeta dava una figura di speranza e di senso).
L’altro elemento è quello Dantesco, l’essere umano non diventa pianta come nella condizione infernale ma viceversa, nella condizione di salvezza avviene l’inverso. Riacquistare sé stessi vuol dire essere di nuovo in grado di andare incontro agli altri, quando si recupera la propria umanità si è in grado di andare verso gli altri; vedendo i loro drammi e le loro difficoltà si è in grado di camminare verso di loro.
Viltà: paura che sottrae all’uomo il coraggio di essere sé stesso, il poeta davanti alla molteplicità dei vivi deve essere in grado senza viltà di andare incontro agli altri. Finché la paura ti impedisce di compiere ciò per cui sei stato realizzato non riuscirai mai ad andare verso gli altri e a essere fiero di te. Il primo atto da compiere è quello del coraggio, di non cedere, di non farsi sconfiggere dalle difficoltà, non affermandosi in modo prepotente ma andando incontro agli altri.
La primavera hitleriana
La primavera Hitleriana (La bufera e altro, 1956). Collocazione cronologica: 1938-1946, sono date poste alla fine della bella copia della versione definitiva dell’autore (in calce, a fine pagina). Il 1938 è la data della promulgazione delle leggi raziali in Italia, scelta fatta dai tedeschi e condivisa dagli italiani che si omologano. Il 1938 era l’anno che stava portando l’Italia sull’abisso della guerra mondiale.
Quando scrive Incontro, Montale orbita tra Genova, Torino, Milano. Nel 1927 lascia Genova e a Torino trova lavoro come revisore di testi scolastici, fino a che una donna dell’alta società fiorentina lo invita a risiedere a casa sua (camera presso i Marangoi), trovando anche un lavoro più adeguato presso un circolo culturale fiorentino, dove ricopriva la funzione di segretario e poi direttore. Negli anni '30 arriva a Firenze una giovane studiosa americana, Irma Brandeis, per approfondire gli studi di Dante e curiosa degli scritti "Gli ossi di seppia" capitatele tra le mani. Tra i due scoppia un amore travolgente che incontra ostacoli altrettanto insormontabili:
- Drusilla Tanzi, la quale aveva dato gratuitamente la camera e la quale aveva sviluppato un interesse possessivo verso Montale. Egli non si decide a fare il passo definitivo avendo Drusilla che minaccia il suicidio in caso egli si fosse sposato.
- La promulgazione delle leggi raziali impediva agli ebrei di risiedere sul territorio, la Brandeis essendo di origine ebrea non può più rimanere sul territorio italiano.
- Nel '42 viene licenziato non avendo aderito al partito fascista e non essendo tesserato.
- La speranza di vedersi si affievolisce.
- La storia nella realtà non troverà compimento.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.