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Letteratura italiana

Francesca D'Alessandro: la letteratura come bene culturale

Lezione 1: Riconoscimento del bene culturale

Il bene culturale è tale perché oggetto di riconoscimento collettivo e di condivisione, attraverso simboli e memorie, vive un’elaborazione progettuale. La cultura si dà nella distanza temporale, nella forma di ricontestualizzazione e riconsiderazione. La prerogativa di un bene culturale ha come caratteristica di fatto che la totalità della popolazione sia concorde nel riconoscere che un oggetto abbia un valore per tutti, che abbia un significato profondo nel quale un cittadino possa riconoscersi.

Per esempio: il quadro di Leonardo; gli italiani sono concordi nel riconoscere che l’intera umanità riconosca in quell’oggetto qualcosa di più grande, che si carica di valore simbolico. Oggetto che vede un insieme di tratti formali e di materia volti a caricarsi di significati simbolici; certi beni culturali si dice abbiano “un valore inestimabile”. Attraverso simboli e memorie, il bene culturale vive in un’elaborazione progettuale, non soltanto la testimonianza di un passato ormai concluso, ma continua ad essere rinnovato dal contatto con le nuove generazioni che si rapportano al messaggio, ai valori che il bene culturale veicola, bene culturale che è portatore di valori della collettività.

La distanza temporale e la ricontestualizzazione

Una delle prerogative del bene culturale è l’appartenenza al passato, la distanza culturale che comporta il fatto che occorra una ricontestualizzazione e una riconsiderazione dell’oggetto a contatto con le nuove generazioni e i nuovi tempi. Non è un bene culturale un oggetto chiuso in un museo fine a se stesso (quello è un reperto), il bene culturale deve continuare a suscitare emozioni; noi lo manteniamo vivo ricontestualizzandolo (non distorcendolo), facendolo rivivere nel nostro tempo, pur rimanendo consapevoli che appartiene a un passato.

La cultura si dà nella distanza temporale, nella forma di ricontestualizzazione e riconsiderazione, cioè una dimensione progettuale del bene culturale; la distanza temporale diventa stimolo per accrescere la vitalità del bene.

La letteratura come spazio relazionale

La letteratura è uno spazio di relazioni forti e legami tenaci tra individui di epoche e luoghi diversi; si fonda sulla condivisione di un patrimonio di simboli e memorie, sulla forza comunicativa, sulla commemorazione finalizzata all’affermazione di un’identità collettiva. La letteratura nasce e si sviluppa dalla tradizione, ovvero dal rapporto continuo con il passato, teso al futuro, in modo progettuale. Spetta ai lettori delle opere letterarie il compito di ricontestualizzare e riconsiderare i contenuti, attraverso un dialogo costante con i testi.

La letteratura è uno spazio relazionale. Es: La Commedia di Dante comincia con un incontro tra Dante e Virgilio; un incontro che fa scaturire tutto. Dante confida nei suoi versi che era disperso nella sua vita, smarrito, gli si profila davanti uno spiraglio: le opere di Virgilio; questa lettura l’ha salvato. La storia letteraria è una continua serie di incontri, con persone che ti cambiano la vita, come appunto Virgilio diventa il salvatore di Dante. Queste relazioni che si generano nella letteratura consistono in un vero e proprio dialogo, non soltanto il lettore a ricevere qualcosa dal testo che ha davanti, ma anche l’autore che, stimolato dagli interrogativi del lettore, risponde di volta in volta. Se un testo è grande, dice a ciascuno qualcosa di diverso; il testo reagisce al nostro modo di interrogarlo in maniera differente: il testo è materia viva che può essere di volta in volta riconsiderato nel presente.

La dimensione progettuale della letteratura

Dimensione relazionale della letteratura più dimensione progettuale tesa verso il futuro. L’accostamento a un testo avviene nella forma dell’incontro, cioè, cercare dietro al testo il modo di essere, il volto dell’autore che ha fatto un’immane fatica per entrare in relazione con gli altri; ciascuno di noi è chiamato in prima persona ad accostarsi a un testo che è stato scritto anche per lui. Siamo chiamati all’incontro con quell’autore attraverso le sue dirette parole, senza mediazioni. Rapporto fondato sulla condivisione di un patrimonio comune. Noi siamo chiamati alla responsabilità di reinterpretare, di ricontestualizzare i testi man mano.

Il testo è un monumento = un’entità vivente che non cessa di ammonire circa l’appartenenza a un’identità collettiva, a una civiltà comune; un punto fisso che ci salva dallo scorrere disgregante del tempo. La propria identità individuale passa attraverso la memoria. Già agli occhi di Petrarca la letteratura era quella memoria forte alla quale aggrapparsi per non essere sradicati dal flusso del tempo. La letteratura non è soltanto essa stessa un monumento, ma contribuisce a creare monumenti, bene culturale “al quadrato”. Anche un luogo comune, nel momento in cui un poeta ne parla, diventa monumento, l’autore lo consegna alla memoria di domani, come ad esempio la casa di Manzoni; tutto ciò che è toccato dalla letteratura diventa bene collettivo e quindi bene culturale.

La dimensione della gratuità

Un’altra caratteristica del bene culturale è quella della dimensione della gratuità; la gratuità accomuna la letteratura e i beni culturali. Dietro al bene culturale c’è un atto morale, cioè la volontà da parte dell’autore di dire una verità. Questa gratuità garantisce la dimensione etica di un testo e anche la sua appartenenza alla categoria di bene culturale. Occorre la gratuità per quella dimensione di resistenza al tempo.

Il bene culturale è tale in quanto risultato di un investimento affettivo, non c’è opera d’arte che sia nata per un puro calcolo razionale; la gratuità e l’investimento affettivo (vettori di forza) comportano che la storia letteraria sia un’interminabile storia di incontri e di affetti scambiati. Il desiderio di non disperdere ciò che è passato, il desiderio di costruire una tradizione suscita due sentimenti che si legano al concetto di bene culturale:

  • Nostalgia (procedere per storie e memorie)
  • Paura, cioè disorientamento che segue alla perdita (Dante)

Per esempio: Dante in un momento drammatico della sua vita quando scrive la “Commedia: la diritta via era smarrita”; Dante esplicitamente parla di paura; questi sentimenti a un certo punto si trasformano in energia creatrice.

La letteratura e l'età moderna

L’età moderna si fonda sulla concretezza, laddove nell’età medievale si tendeva all’idealizzazione, al tentativo di moralizzare qualunque cosa facendolo appartenere al bene o al male, l’età moderna impara che il fatto concreto è variegato, in un intreccio inscindibile di bene e male.

  • Alla retorica ideale subentra il fatto concreto.
  • Con l’età moderna l’evento diviene occasione di poesia; la poesia non è più un’astrazione, un mito: la scrittura e l’opera d’arte vanno ad attingere come fonte di ispirazione all’accadimento e lo fa diventare l’occasione della scrittura poetica.
  • Non c’è più una distinzione rigida e netta fra i generi letterari. Per esempio: la Commedia è una commistione di generi; la narrazione entra in poesia, la volontà di farsi specchio della realtà diventa un modo di scrivere.
  • Montale: “Sereni dice: grande perché mette nei suoi versi le parole davvero pronunciate”.
  • Intensificazione della dimensione terrena; la letteratura è il luogo dell’incarnazione, fa parte della tangibilità.

La dimensione terrena che si fa risalire a un concetto che informa di sé tutta l’età moderna (concetto indipendente dal credo religioso): concetto cristiano di incarnazione che comporta il fatto che se si può anche solo concepire che un dio irrompa nella storia, prenda carne e sangue umani ed entri nella vicenda quotidiana; si dà una dignità altissima all’uomo. La linea di continuità con il mondo classico la riscontriamo salvata in un luogo: Le Sacre Scritture; San Paolo dice che quel dio che i poeti greci hanno cantato, lui è venuto a portarvelo, non dice di essere venuto a parlare di un altro dio. Dante da questo momento in avanti ha tutte le ragioni di “prendersi” Virgilio e farlo diventare suo compagno nel viaggio verso il paradiso.

La memoria collettiva nella letteratura

La letteratura come bene culturale: Passo di Dante Isella: Viviamo in tempi in cui la memoria del passato stinge sempre di più, il sentimento di appartenenza a una società comune è sempre meno partecipato, fiacco: legati tra loro, l'uno funzione dell'altro, sono entrambi valori manifestamente in crisi. L'idea stessa di tradizione, vale a dire di trasmissione di generazione in generazione di un patrimonio ricevuto, fatto fruttare per sé e per chi ne raccoglierà la viva eredità (che è il concetto stesso di civiltà contrapposto alla barbarie) sembra debba soccombere nei giorni nostri all'incertezza del virtuale e all'avventura del futuribile.

Se "commemorare" vuol dire "ricordare insieme", nella dimensione non della vita privata, ma della memoria comune; se significa rivivere un passato che ci unisce nel presente, al di là di tutte le differenze e contrapposizioni, sarà necessario chiederci se noi oggi siamo ancora capaci di un partecipe sentimento della storia, se vige ancora per noi il vincolo (o religione, in senso etimologico) di un'attiva convivenza civile.

D. Isella ha fatto parte di quei giovani studenti che sono fuggiti in Svizzera, e che a Friburgo hanno conosciuto Contini; lì hanno visto compiersi quella svolta a livello letterario che faceva capo alla figura di Contini, il quale considerava la poesia come un organismo vivente, concreto, da indagare nella propria dimensione specifica. Questa folgorazione che Isella ebbe a contatto con Contini lo porta a capire che questa è la sua strada. Al ritorno però dovette piegarsi al volere della famiglia (contadini di un paese nel Varesotto). Finita la laurea e tornato in famiglia, fu incaricato di lavorare come trasportatore; quindi terminato il turno di lavoro, si impegnava a fare l’edizione dei testi critici. Isella, sotto consiglio di Contini, lasciò poi il lavoro e iniziò a fare ricerca; ad un certo punto, vista la sua situazione economica, giunse in suo soccorso Vittorio Sereni, il quale allora era il direttore letterario della Mondadori, infatti diventò poi docente prima a Pavia e poi a Zurigo.

Negli anni ’80 si accorge che “viviamo in tempi in cui la memoria del passato stinge sempre di più, il sentimento di appartenenza a una società comune è sempre meno partecipato…” La memoria del passato è vincolata all’appartenenza ad una società comune; è la consapevolezza della propria identità grazie alla quale si può accogliere una cultura diversa con la quale ci si può relazionare in modo consapevole, proficuo. Isella coglie che sempre di più si pensa al presente effimero.

Il concetto di tradizione

TRADIZIONE = trasmissione di generazione in generazione di un patrimonio ricevuto. La relazione che si dà in forma di eredità manifesta un passaggio di generazione in generazione di qualcosa che resta vivo. L’idea che ci sia un patrimonio da tramandare, ci difende dall’essere travolti dalla barbarie (= dimenticanza di questo patrimonio che spesso coincide con la violenza, con la mancanza di rispetto dell’alterità, dell’umanità). La letteratura ci può salvare dalla barbarie ed è proprio la gratuità che garantisce la moralità dell’atto letterario; infatti non si pone l’obiettivo di piacere, ma di rispondere a quel bisogno interiore irrefrenabile che porta l’autore a sporgersi verso gli altri.

La necessità di scrivere nasce dalla constatazione che da soli noi uomini non riusciamo a bastare a noi stessi, che la solitudine è un isolamento sterile; da questa constatazione nasce la volontà di scrivere, di lasciare il messaggio nella bottiglia affinché qualcuno lo raccolga. L’atto della scrittura è il primo atto di umiltà, l’atto di chi dice “io da solo non valgo niente”.

La letteratura come atto morale

In questo senso la letteratura è un atto morale perché trasmette una verità ed è un baluardo contro la barbarie, contro quella dissennatezza che porta alla mancanza di rispetto nei confronti dell’altro. Secondo Isella questa concezione della memoria collettiva porta alla commemorazione (= ricordare insieme), al riunirsi tutti insieme attorno a un patrimonio di valori condivisi.

Isella lancia il suo grido e dice cosa per lui è auspicabile che la letteratura sia, ovvero memoria del passato, sentimento di appartenenza a una società comune.

Sergio Solmi e la tradizione novecentesca

Altro autore molto significativo della svolta novecentesca è il primo post-crociano della storia della critica italiana: Sergio Solmi. Nel 1938, superando il crocianesimo, Solmi torna a interrogarsi sulla tradizione in tempi in cui era difficile farlo (Croce + romanticismo che aveva tagliato i ponti con il passato, sentito come vecchio e poco originale). Quando si mette a parlare di tradizione lo fa cercando di salvaguardare l’originalità della scrittura letteraria, quindi la tradizione come bacino vivo che fa sgorgare nuove opere senza togliere a queste la loro originalità e senza togliere all’autore la sua individualità; quindi una tradizione a cui il singolo attinge per creare il nuovo.

Quello che va salvaguardato in primis nella letteratura e nell’arte è la singolarità, la specificità, la differenza, perché ognuno ha la sua personale tradizione. In questo senso la tradizione si confonde con l’effettiva storia interiore dell’artista, la tradizione individuale deve essere sperimentata di persona, devono essere letture fatte personalmente. La tradizione è un fatto individuale, ci sono tante tradizioni quanti sono i lettori e ciascuno di noi è chiamato a fare un’esperienza in prima persona. Ogni artista si ricollega a modo suo alla tradizione, che diventa così la perenne storia dell’arte. Se l’arte è viva, è disordine, è fatta di singole individualità irripetibili, che possono avere dei punti di condivisione.

L’opera di Solmi è datata 13 aprile 1938, cioè momento di pieno fascismo, non c’era niente di più dirompente e inviso al tiranno che andare a dire che ogni individuo era libero di scegliere i propri percorsi, che non c’è una tradizione comune imposta dall’alto.

Passo dal Fermo e Lucia (A. Manzoni)

Si diede ardentemente allo studio dalla fanciullezza, ma i metodi stolti d’insegnamento, ma la confusione e la stoltezza delle cose insegnate, il sopracciglio comicamente grave dei maestri lo svogliarono dall’apprendere; e fu questo, o doveva essere il primo segno della eccellenza del suo ingegno […]. Stomacato dei libri e delle lezioni si diede tutto all’armi e ai cavalli, ma il fanciullo voleva sapere, e andava interrogando tutti quegli che egli credeva sapienti; e da tutti gli veniva risposto, che i libri e la scuola soltanto potevano condurlo alla scienza. Sospinto da questa uniformità di consenso, egli tornò voglioso ai libri e ai maestri; e finì a stare con quelli perseverantemente. […]

Fu quindi moderato ed umile tra il favore e gli applausi, placido e fermo tra i contrasti, non avendo di mira che la cosa da farsi, e il perché e l’effetto. Veduta la bellezza, l’utilità, e la possibilità d’un disegno, egli lo intraprendeva, ne curava attentamente il complesso e i minimi particolari con quella unità di attenzione che non sorprende chi rifletta alla unità che egli aveva del fine. Edificò dai fondamenti la biblioteca a cui volle dare il nome di Ambrosiana, la dotò di libri, di manoscritti, di macchine, di monumenti d’arte. […]

Così egli chiamò da lontano professori di lingue orientali per introdurre se avesse potuto ogni coltura, in quella rozza, ostinata, e presuntuosa barbarie nella quale si sentiva di vivere; spedì uomini dotti quanto allora si poteva per l’Italia, per la Francia, per la Germania, per la Spagna, per la Grecia, nella Soria, a fare incetta di libri, di manoscritti di ogni cosa che potesse essere strumento di studio e di coltura (A. Manzoni, Fermo e Lucia, II, XI).

Concerne la figura di Federico Borromeo, che fonda la biblioteca Ambrosiana, cioè istituzione conservativa dei beni culturali; il Virgilio Ambrosiano è un codice che contiene le opere di Virgilio commentate da Servio. La biblioteca ambrosiana è stata fondata perché tutti potessero frequentarla, senza dover pagare per diffondere la cultura; adesso non è più così, praticamente un baluardo inespugnabile. In questo passo Manzoni ci rivela qualcosa di sé, che poi nei…

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.banfi31 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof D'Alessandro Francesca.
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