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Letteratura italiana - Ugo Foscolo

Appunti di Letteratura italiana per l'esame del professor Colaiacomo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la vita di Ugo Foscolo, alcune opere di Ugo Foscolo: Le Grazie, la Ricciarda e la Notizia intorno a Didimo Chierico; il neoclassicismo e il preromanticismo.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. C. Colaiacomo

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L’Ode alla Pallavicini

L’Ode a Luigia Pallavicini è stata sempre considerata inferiore alla successiva

All’amica risanata ma non ne è mai stato contestualizzato il motivo. Il tirocinio poe-

tico foscoliano inizia con la Raccolta Naranzi di liriche che si confrontano con la tra-

dizione settecentesca idillica, edonistica e melodica. I primi componimenti infatti

tendono all’eleganza di un animo sensibile: solo in un secondo momento erompono

necessità d’impegno, echi di traumi infantili (come la perdita del padre) e più in gene-

rale un mondo autobiografico e drammatico d’ispirazione sentimentale e preromanti-

ca. A questa raccolta seguirà un periodo di attività oratoria e giornalistica tra Milano

e Bologna, fino alla ripresa dell’attività letteraria con il progetto dell’Ortis. Nel 1798

infatti Foscolo riprese l’interesse autobiografico e iniziò a Bologna a costruire un ro-

manzo partendo dalle inedite Laura, lettere: la parte principale consisteva in un rifu-

gio di stampo rousseauiano nel seno della natura, in seguito alla sconfitta di Campo-

formio. L’Ortis bolognese si conclude con la fuga del protagonista dai Colli Euganei,

e si chiude tutto nell’espressione di un’anima bella in situazioni anche umoristiche di

ambientazione realistica piccolo-borghese. Nel 1802 Foscolo riprenderà il romanzo

dopo un lungo apprendistato di esperienza politiche, ideologiche e culturali e lettera-

rie: il suo io si sfogherà appunto nel Sesto tomo dell’io e nel 1799 scriverà una nuova

dedica a Napoleone Bonaparte liberatore, esortandolo a scendere in Italia per per-

mettere la rifondazione di un nuovo stato repubblicano. La delusione della mancata

risposta del generale lo porta proprio alla fase di interruzione dell’attività letteraria e

l’Ode alla Pallavicini va collocata in questo contesto: come risposta non semplice-

mente a una situazione galante, ma alla sua personale condizione di esule e commili-

tone alpino, in una disposizione alle forme eleganti dettate da un’esigenza di vita.

L’esperienza dell’insicurezza, la propria condizione di esule cisalpino e veneto porta-

rono Foscolo a scrivere l’Ode a Luigia Pallavicini. Nella società elegante della Geno-

va assediata prendevano posto nei salotti molti tra i militari che ivi trovavano un cli-

ma di svago: proprio lì nacque la raccolta collettiva in pieno gusto neoclassico di Fo-

scolo (con altri commilitoni quali Ceroni, Fantuzzi e Gasparinetti) dedicata in Omag-

gio a Luigia Pallavicini, composta nel 1800. Foscolo tratta nella prima versione della

sua Ode contenuta in questa raccolta il tema della bellezza destinata a rifiorire con un

compiacimento per l’eleganza artistica, priva della disposizione alla ricerca realistico-

psicologica. Foscolo scelse un linguaggio melodico e visivo, dal ritmo breve ma cele-

re: il bagaglio mitologico che si porta appresso non appesantisce ma costruisce il rit-

mo vitale della poesia nelle sue proporzioni eleganti e gustose. Cioè l’Ode non si ri-

duce a uno scherzo bensì traduce la riscoperta della vitalità e del mitologismo lieto e

ironico (di stampo neoclassico settecentesco ed edonistico), scartando ogni diretto

impegno politico. Il mito dunque è utilizzato come slancio nella tensione foscoliana

vitalistica e si ricollega non tanto alle forme greche e latine quanto al suo utilizzo set-

tecentesco in accezione ieratica: proprio Parini e la sua ironia vengono qui ripresi.

Dunque Foscolo utilizzava le componenti di amabile bellezze e piacevolezza formale

del suo primo apprendistato poetico della Raccolta Naranzi: era come rimmergersi

nelle fantasie graziose e lievi con un sentimentalismo preromantico e senza più la de-

bolezza rococò. Ma nella forma ricorretta e modificata del 1803 si avvertirà ancor più

la necessità di Foscolo di rispondere al clima di tensione drammatica storico-

personale, acuita dal rischio della morte, con la dimensione della vitalità esaltata dalla

bellezza e dalla femminilità. Dunque forme sicure e trionfo della luminosità per com-

battere l’intima sensazione di incertezza e precarietà. Ben altra posizione avrà l’Ode

all’amica risanata, sottratta alla dimensione elegante e riportata al valore

dell’illusione (base parziale di ciò che sarà il valore preminente dei Sepolcri).

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Quest’opera foscoliana è estremamente variegata e composta a strati, piena di sbalzi

di toni e di revisioni continue. La genesi va ricercata nell’abbozzo Laura, lettere del

1796 da cui uscì una prima redazione dell’Ortis nel 1798 a Bologna (dominata dal

tema della passione amorosa) e una seconda compiuta a Milano nel 1802 (incentrata

invece sul contrasto tra passione e ragione). Nell’ultima versione il ritmo si fa più

drammatico e autobiografico, anche se il libro resta sempre in un certo senso aperto a

nuove istanze e revisioni successive: non per questo si può dire che Jacopo sia l’alter-

ego foscoliano disperato e passivo. In effetti Foscolo è passato attraverso la disfatta di

Campoformio, ha perso le sicurezze giacobine di un tempo e vede la politica napole-

onica sempre più tendente a considerare l’Italia come mero oggetto di scambio e di-

plomazia nella politica internazionale. Se si aggiunge che la critica contro la borghe-

sia paternalistica – pur nei meriti di frenare il potere aristocratico – è continua, si ca-

pirà che il tormento interiore di Jacopo concretizzatosi in suicidio avrà matrice pret-

tamente politica. Se il Werther goethiano vede nel suicidio una condizione esistenzia-

le, l’Ortis foscoliano fa della propria morte una questione di scelta nel divario enorme

tra i sogni dell’io e l’amara realtà: se il tema sentimentalistico risente di certa legge-

rezza rococò, esso comunque si integra bene con il tema politico predominante. Tutto

si consuma nel romanzo: storicismo vichiano e meccanicismo materialistico, fiducia

rousseauiana nella natura e speranze illuministiche. Il no di Jacopo Ortis è un no con-

vinto a una certa forma di vita basata sulla rinuncia.

Foscolo si trova privo di una esperienza romanzesca italiana e deve costruire su mo-

delli stranieri la propria struttura: i personaggi sono nettamente distinti in virtuosi

(Jacopo e Teresa) e meschini e calcolatori (Odoardo per primo, oltre ai tiranni e ai ci-

nici nobili). Tra le letture giovanili molta parte dové avere il Socrate delirante di

Wieland, in cui è forte l’attacco a una società frivola e l’esaltazione di una vita giu-

snaturalistica di stampo rousseauiano. L’ideali di Wieland è quello dell’anima bella e

altruista che indica il rischio e il vantaggio della passione per la bellezza celeste: que-

sta visione risente anche di molti echi illuministici e cosmopoliti, ben presenti

nell’opera di Foscolo. Il ritmo narrativo dell’Ortis cresce continuamente e fa vivere

Jacopo in un’alternanza tra momenti foschi e momenti radiosi: quando il protagonista

decide definitivamente di lasciare i Colli Euganei e viaggiare per il nord Italia fino ai

confini francesi, il tema politico si palesa nella coscienza della sconfitta del paese.

Ma proprio le descrizioni paesaggistiche di questo viaggio costituiscono una novità

unica nel panorama letterario italiano: e infatti frequenti sono gli accenni lirici forti e

intensi, al punto da sconvolgere molti tra critici risorgimentali e contemporanei.

L’Ajace

Le tragedie foscoliane nacquero ogni qualvolta il poeta volesse esprimere, in forma

non lirica o di prosa narrativa, alcune esperienze che necessitassero di azione e mo-

vimento: il Tieste dunque risulta la prova esasperata e immatura per l’Ortis, mentre la

Ricciarda costituisce lo scarico di tensione drammatica elusa nelle Grazie. Ma al fal-

limento di queste due tragedie corrisponde la riuscita dell’Ajace, opera del 1811,

scritta con riferimenti continui alla vicenda politica in cui Napoleone si preparava a

voler dominare il mondo. E’ proprio il dramma politico del rapporto tra libertà e pote-

re a costituire il nucleo della tragedia: in Foscolo era cresciuto in questi anni un forte

senso di realismo disilluso frammisto al pessimismo fatalistico. Questo si trasforma

nella tragedia in un sentimento doloroso della naturale infelicità degli uomini, che

viene perfettamente espresso nella nuova parola drammatica del poeta. Eppure

quest’opera non va letta come insieme di squarci lirici, anche se un occhio maggior-

mente allenato al teatro avrebbe inquadrato i personaggi più individualmente. Proprio

Ajace porta in sé i tratti più accentuati di Foscolo-personaggio nonché di Ortis, con

tinte enfatiche e irrequiete: la disperazione delle azioni fratricide a cui è costretto e

l’ineluttabile lotta per la libertà fanno elaborano visibilmente la sua tensione espressi-

va. Che si concretizza nel gesto della decisione suicida. Tecmessa invece incarna la

difesa della casa e della tradizione familiare, l’istinto reattivo alla guerra e alla tiran-

nia, la preoccupazione per l’eredità d’odio e dolore che gli eroi lasceranno ai figli.

Calcante infine è figura sofferente dell’odio nel campo greco, che interpreta la dolen-

te meditazione foscoliana sulla sorte degli uomini.

Il periodo fiorentino (1812-13)

La vita a Milano era divenuta insopportabile per la proibizione dell’Ajace e i continui

attacchi personali: Foscolo decide di spostarsi a Firenze, meta ideale che subito gli fa

avvertire una rinnovata fiducia nella forza creativa. La città offrì stimoli soprattutto

paesaggistici e di eleganza classica piuttosto che culturali, anche se Foscolo visitò

molti monumenti e musei, e partecipò ai salotti della duchessa d’Albany. I tormenti

ossessivi per la morte e l’ansia di risoluzione si concretizzano nella Ricciarda, ricca

di tinte cupe e fosche, notturne e convulse. Prima di portare a compimento la stesura

definitiva delle Grazie, Foscolo lavorò contemporaneamente al Viaggio sentimentale

di Sterne e alla Notizia intorno a Didimo Chierico: la ricerca della parola rinnovata

nel confronto con Firenze, si mescola in queste due opere alla stesura di un autoritrat-

to sottile e complesso. Ma è anche vero che nel 1813 Foscolo riprende la composi-

zione delle Grazie raggiungendo un alto punto di sintesi nel suo animo, in cui l’orrore

per la situazione politica e storica (del crollo napoleonico e della restaurazione) viene

superato non più col suicidio ma con la scelta di una vita pura, sentimentale, amore-

vole e fatta di poesia e arte. Questo equilibrio però non si mantenne a lungo, perché

subito dopo la composizione dell’opera Foscolo ricadrà in preda alle sue passioni.

Storia della critica foscoliana

Tra i contemporanei di Foscolo, letterati come Cesarotti e Bettinelli ebbero un giudi-

zio sempre diviso tra ammirazione e incertezza: il primo infatti si dirà fiero lettore


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (letterature - linguaggi - comunicazione culturale)
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher canerabbioso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Colaiacomo Claudio.

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