Ugo Foscolo
La figura più importante del 1800 è Ugo Foscolo, ma il suo vero nome era Ugo Niccolò, che però cambiò con Ugo in onore di un eroe francese, Ugo di Basseville, un personaggio interessante e singolare. Ugo Foscolo nasce sull’isola ionica di Zante il 6 febbraio 1778. A 7 anni lascia Zante per seguire suo padre, un medico di origine veneziane, che si trasferisce per motivi di lavoro a Spalato; la madre era greca e si chiamava Diamantina Spatis.
Il poeta a soli 10 anni viene sconvolto dall’improvvisa morte del padre e per difficoltà economiche si trasferisce con i fratelli e la madre a Venezia. Il rimpianto per la sua patria sarà molto forte per tutta la sua vita: gli piaceva il paesaggio, la vegetazione e il clima. Una volta a Venezia, appena quattordicenne, entra in contatto con l’ambiente colto e raffinato della città, mostrando una grinta sorprendente.
Studia con impegno autori greci e latini maturando un gusto neoclassico; studia anche autori moderni e italiani antichi e grandi autori della letteratura straniera. Frequenta l’ambiente intellettuale e stringe amicizia con Ippolito Pindemonte e con Melchiorre Cesarotti. Egli si apre fin dall’adolescenza all’amore e alla passione; matura l’idea di un eroe bello che si abbandona alle grandi passioni e relazioni sentimentali. Lui stesso fu vittima del fascino femminile ma non si sposò mai.
Egli è colpito dagli ideali della rivoluzione francese e diventa un grande ammiratore di Napoleone Bonaparte. Quando Napoleone conquista Venezia e istituisce un governo democratico, Foscolo viene eletto segretario della municipalità, infatti egli mostra un forte desiderio di partecipare alla vita politica. Quando però con il Trattato di Campoformio del 1797 Napoleone cedette Venezia all’Austria, Foscolo è molto amareggiato ed è costretto a lasciare Venezia rientrando quindi nell’elenco di costrizione degli austriaci, ed è proprio l’esperienza dell’esilio che gli offre uno spunto per la realizzazione del suo primo romanzo “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”.
Negli anni successivi milita come ufficiale della Guardia Nazionale e si sposta continuamente, inoltre a Milano ha l’opportunità di conoscere Giuseppe Parini e Vincenzo Monti; soggiorna a Bologna, Genova, Firenze e in Francia. Egli non ha alcuna alternativa se non la carriera militare, non avendo tante possibilità economiche per poter mantenere il suo costante bisogno di denaro, anche perché conduce una sfrenata vita mondana. Egli però cerca di ottenere un impiego pubblico senza assumere un atteggiamento servile né per Napoleone né per gli austriaci.
Nel 1808 riesce ad ottenere questo impiego e gli viene assegnata la cattedra di eloquenza presso l’università di Pavia; nel discorso inaugurale Vincenzo Monti lo supplica di celebrare e tessere le lodi dell’imperatore e del principe, ma Foscolo non accetta il consiglio e si rifiuta e dopo mesi la cattedra gli viene soppressa. Durante la carriera militare, nonostante gli spostamenti e le relazioni sentimentali, scrive e compone delle opere.
Opere principali
- Nel 1802 pubblica l’edizione completa del suo romanzo “Ortis”
- L’anno seguente realizza 12 sonetti e 2 odi
- Nel 1807 compone i “Sepolcri”
- Tra il 1812 e il 1813 inizia la stesura delle “Grazie” e negli stessi anni pubblica la traduzione del viaggio sentimentale di Sterne
- Sempre in quegli anni fa rappresentare le tragedie “Ajace” e “Ricciarda”
Il periodo di restaurazione
Nel 1815 in Italia si assiste alla restaurazione del dominio austriaco; dopo la seconda sconfitta di Napoleone infatti l’Italia è direttamente e indirettamente sotto il dominio austriaco. Il ritrovarsi in una terra dominata dagli austriaci accentua in Foscolo un atteggiamento di sgomento e ciò lo spinge ad abbandonare definitivamente l’impegno politico. Il nuovo governo austriaco gli offre la direzione di una rivista letteraria, ma egli rifiuta perché non si sente di giurare all’Austria fedeltà accettando questo incarico.
Così lascia l’Italia e si trasferisce in Svizzera dove però vive un profondo disagio perché si rende conto di essere ancora perseguitato dalla polizia austriaca che raccoglie informazioni su di lui. Si trasferisce in Inghilterra dove viene accolto benevolmente sia dagli intellettuali sia nell’ambito dei circoli liberali, però egli continua a vivere al di là delle sue possibilità economiche: infatti vive nel lusso e si circonda di oggetti raffinati ed eleganti. Comincia così a trasferirsi continuamente per evitare i creditori.
Gli ultimi anni
Gli ultimi anni della sua vita sono per lui molto difficili in quanto si ritrova povero, isolato e malato e può contare solo sull’assistenza di Floriana, la figlia avuta da un incontro occasionale con una signora inglese a Parigi. Muore a Londra nel villaggio di Turnham Green il 10 settembre 1827. Dal cimitero di Chiswick dove fu sepolto lontano dalla patria, i suoi resti vennero trasferiti nella Chiesa di S. Croce a Firenze nel 1861.
Il pensiero
Ugo Foscolo è il primo carattere romantico della letteratura italiana. Si presenta con una personalità impetuosa e appassionata in cui spicca una tendenza ad abbandonarsi agli impulsi dei sentimenti e delle passioni. Egli è comunque una figura contraddittoria perché da una parte si abbandona alle passioni e dall’altra è attanagliato da un’esigenza di equilibrio e armonia interiore. Osservando questi due elementi contraddittori si nota che egli è il primo carattere romantico ma anche fortemente influenzato dalla cultura classica, dalla ricerca dell’ordine, dal rigore, dell’equilibrio e dell’armonia.
Per quanto riguarda il suo pensiero egli matura la concezione del mondo rifacendosi alle teorie meccanicistiche e materialistiche che si sviluppano nel primo 700. Si temeva che il mondo e i moti della materia fossero sottoposti a un processo incessante di trasformazioni e a leggi che scaturiscono da leggi meccanicistiche. Anche l’uomo è soggetto alla stessa legge per cui dopo aver compiuto il suo ciclo biologico muore. La materia si disgenera e l’individuo si annulla.
Nel ‘700 questa concezione del mondo e della vita era stato motivo di serenità perché questa concezione liberava l’uomo dalle angosce che derivavano dalle superstizioni, dalla paura della morte e dell’aldilà; in virtù di questa concezione l’uomo del ‘700 vive più serenamente secondo natura. Questa concezione però porta Foscolo a maturare una profonda malinconia: infatti egli razionalmente riconosce la validità di questa dottrina, ma non riesce a ricavarne alcuna serenità ed ottimismo, anzi è pervaso da una profonda angoscia.
L’uomo è prigioniero della materia per cui egli come tutti gli animali è destinato inevitabilmente alla morte, per cui tutte le sue sofferenze ed angosce sono senza fine e l’unico traguardo che lo attende è la morte. La ragione non è uno strumento di liberalizzazione bensì è un dono malefico della natura perché da una parte possediamo un forte istinto di conservazione per cui ubbidiamo alle leggi della natura ed all’altra la natura ci ha dotato di ragione in modo da farci capire tutte le nostre disgrazie.
Foscolo si perde in queste sue meditazioni e giunge ad una fase di pessimismo assoluto arrivando alla conclusione che è meglio non nascere e una volta nati togliersi la vita. Nella sua opera giovanile “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” il protagonista, che rappresenta lo stesso Foscolo, decide di suicidarsi liberandosi del dolore. Questo suicidio è quasi un gesto di...
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Letteratura italiana
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Foscolo, Letteratura italiana
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Letteratura italiana - Ugo Foscolo
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