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Letteratura italiana: l'umanesimo

L'umanesimo è un movimento culturale letterario che va dalla fine del 300 fino al secolo successivo e si fonda sul recupero dei modelli della cultura classica greca-latina. Nel 500, grazie a Erasmo da Rotterdam, si diffonde su tutto il continente europeo. Gli umanisti vedevano negli autori latini e greci i loro modelli e leggevano le loro opere in una prospettiva storico-filologica, ovvero senza sovrapporre una chiave interpretativa pre-determinata. Tuttavia la tradizione manoscritta ha deteriorato quei testi quindi compito degli umanisti era quello di restaurare i testi classici, riportarli alla loro forma autentica/originale. Infatti la filologia svolge un ruolo importante nell'umanesimo, poiché è lo strumento attraverso cui si restituiscono i testi classici alla loro forma originale.

L'umanesimo non è un movimento monolitico, poiché si compone da più filoni:

  • Umanesimo filologico;
  • Umanesimo civile;
  • Umanesimo pedagogico;
  • Umanesimo filosofico.

Francesco Petrarca

(Arezzo 1304 - Arquà 1374) Petrarca fu un grande bibliografo, un grande collezionista di libri. Gli umanisti pensavano che non era possibile studiare i grandi testi latini senza conoscere le loro fonti greche, e per questo nell'umanesimo vi è il recupero della lingua e letteratura greca. Petrarca è l'autore del Canzoniere ("De rerum vulgarium fragmenta"). Per Petrarca il latino è una lingua di uso più diretto e spontaneo rispetto al volgare e fu infatti autore di molte opere latine. Petrarca è di origini fiorentine e il padre Ser Petracco, notaio, era stato bandito da Firenze per motivi politici legati alla lotta tra guelfi bianchi e neri, e quindi si trasferisce ad Avignone nel 1312 che presentava grandi occasioni di lavoro per un notaio nella curia papale (Cattività Avignonese).

Uno dei tratti caratteristici dell'umanesimo è la ricerca di codici, ciò che fece Petrarca che nei suoi viaggi si procurava libri per arricchire la sua biblioteca. Il Virgilio Ambrosiano di Petrarca è un manoscritto che contiene le 3 opere maggiori di Virgilio, le bucoliche, le georgiche e l'eneide più il commento di Servio (commentatiore antico). Alla morte del padre (1326) il manoscritto va perduto, e quando Petrarca lo ritrova 10 anni dopo lo fa decorare con una miniatura eseguita da Simone Martini, pittore Senese. In questo manoscritto vi sono più di 2500 note di Petrarca.

Miniatura di Simone Martini

Nell'estremità bassa vi è un pastore con delle pecore è un contadino che pota una vite. Nella parte alta ci sono 2 personaggi vicini: uno con l'aspetto di un guerriero, Enea il protagonista dell'Eneide, l'altro, Servio il commentatore di Virgilio, indica un personaggio seduto sotto un albero con una penna tra le mani, Virgilio, che viene rappresentato come Virgilio rappresenta Titiro nelle bucoliche. Il pastore rappresenta, la poesia pastorale quindi le bucoliche, mentre il contadino la vita dei campi delle Georgiche.

Nella seconda pagina nella colonna di destra vi è la fine della prima bucolica e l'inizio della seconda, preceduta da una rubrica. Nella colonna di sinistra vi è il commento di Servio e ai margini esterni delle 2 colonne e tra le 2 colonne ci sono delle annotazioni di Petrarca.

Nel Virgilio Ambrosiano, nei fogli di guardia che proteggevano il manoscritto, vi sono una serie di annotazioni di carattere privato che riguardano la morte dei personaggi legati a Petrarca. In questo foglio vi è la postilla obituaria della morte di Laura, la donna per cui fu scritto il Canzoniere. La postilla è in latino, infatti Petrarca scriveva le sue cose più intime sempre in latino. Il nome Laura si collega al laureo, il riconoscimento letterario che si dava ai poeti che venivano consacrati con corone di alloro. Laura rappresenta quindi la Poesia ed è collegata al mito di Dafne la dea amata da Apollo. Dafne respinge il suo amore e inseguita da Apollo, ella si trasforma in un albero di Alloro. Laura quindi rappresenta Dafne.

Petrarca vede per la prima volta Laura il 6 aprile 1327, Venerdì santo, e Laura muore lo stesso giorno e lo stesso mese e la stessa ora del loro primo incontro nel 1348. Queste date hanno un carattere simbolico, infatti il 6 è un numero simbolico, come in Dante era il 9, multiplo del 3 che rappresenta la trinità. Quando Laura muore Petrarca si trova a Verona.

In Petrarca vi è uno dei tratti fondamentali della cultura umanistica, ovvero la necessità di far circolare le notizie relative alle principali acquisizioni letterarie. In questa postilla dopo aver parlato del corpo di Laura, Petrarca parla della sua anima; inoltre vi è il paragone tra Laura e Scipione e vi è una citazione alle epistole a Lucilio di Seneca. La morte di Laura si trasforma in una riflessione sulla fugacità della vita, sull'inutilità delle cose di questo mondo. La morte di Laura porta a una revisione del Canzoniere, un libro che dichiara lo svanire di un'illusione, dell'amore per Laura. Il canzoniere si conclude con una canzone dedicata alla Vergine Maria, quindi con la conversione dalle cose di questo mondo alle cose di Dio. (Babilionia: le cose del mondo, da cui bisogna distaccarsi). Da questa postilla nasce il Secretum, un dialogo, un esame di coscienza di Petrarca. L'epistolario e il canzoniere prendono forma definitiva dopo il 1348.

È il sonetto d'apertura del Canzoniere (1336), in cui vi è la sconfessione della storia amorosa concepita come un giovanile errore. Il poeta vuole trovare comprensione tra i lettori che conoscono cosa sia l'amore. Vi sono espressioni che rimandano alla postilla della morte di Laura come "fuggire dalle vanità del mondo, da Babilonia". La sua giovinezza è stata un errore e un vaneggiare in cui Petrarca ha ricavato solo che vergogna. Nel verso conclusivo vi è la vicinanza alla postilla: gli uomini si lasciano ingannare da oggetti che non hanno nessuna consistenza, che sono solo vane apparenze di bene (la maggior catena è l'amore per Laura). Quando muore Laura e quindi quando si spezza la catena, per lui non c'è più nulla che gli piace nella vita. È una trasposizione di quella riflessione fatta sulla postilla, e in questo sonetto la riflessione viene posta su un piano universale, si estende all'intera umanità.

Catalogo delle opere latine di Petrarca

  • Gli epistolari: l'epistolario è un genere tipico della cultura umanistica. Petrarca rinnova la scrittura epistolare rifacendosi agli scrittori classici come Seneca e Cicerone. La cultura umanistica è una cultura di dialogo, di discussione, di confronto di idee. Sono piccoli saggi di carattere filosofico e morale. Petrarca tende a fornire un ritratto idealizzato di sé, fornendo degli esempi di carattere morale. Queste raccolte prendono forma dopo il 1348. Noi possediamo anche le prime stesure delle epistole e possiamo confrontarle con le ultime e vedere così le correzioni di Petrarca.
  • Le familiares: 350 epistole suddivise in 24 libri, composte dalla sua giovinezza fino al 1361; anno di morte di Ludwig Van Kempen, colui che gli diede la notizia della morte di Laura a cui la raccolta è dedicata;
  • Le seniles: ("epistole della vecchiaia") 125 epistole suddivise in 17 libri più un libro costituito da un'epistola "Posteritati" che rimase incompiuta;
  • Le sine nomine: raccolta di epistole in cui è stato cancellato il nome del destinatario. I temi sono di polemica politica e religiosa, per questo evita di scrivere il nome del destinatario, per evitare fastidi. Vi è la polemica anti avignonese in cui critica la corruzione papale di Avignone. Avignone era sotto il controllo della monarchia francese e quindi il papa aveva perso autorità. Lui si schiera per il ritorno della Curia papale a Roma che accadde poi con papa Gregorio XI. Un altro tema riguarda Cola di Rienzo, tribuno romano che voleva restaurare a Roma l'antica repubblica romana e Petrarca condivide con lui gli stessi ideali. Dante ragiona in una prospettiva più universale poiché coltiva il mito dell'impero;
  • Le metriche: raccolta di epistole in versi, 3 libri dedicati a Barbato con 66 testi.

Altre opere

L'Africa: poema epico in esametri (1338-9) non concluso. Opera incompleta. Formato da 9 libri in cui vi è la congiunzione tra poesia e storia romana. Tratta della seconda guerra punica in cui Scipione rappresenta le virtù civili. I personaggi sono Annibale (avversario di Scipione), Levio (amico di Scipione), Ennio (il poeta) più alleati e avversari dei Romani e dei Cartaginesi. Grazie a questo poema Petrarca viene incoronato poeta in Campidoglio a Roma nel 1341. Bucolicum Carmen: formato da 12 bucoliche. Petrarca pensava che le bucoliche di Virgilio avessero un significato allegorico, quindi vi è allegoria nelle bucoliche petrarchesche. La ripresa del genere bucolico era già iniziato con Dante con la risposta inviata a Giovanni del Virgilio riguardo alla lingua utilizzata nella Commedia.

Gli scritti retorici

1. La collatio laureationis: discorso per il conferimento della laurea avvenuto in Aprile del 1341. Discorso in occasione della cerimonia in cui vi è una lode alla poesia e in cui Petrarca sviluppa il mito Dafneo come simbolo della poesia;

2. Invective contra medicum quendam: 1352-3 rappresenta un momento di rimeditazione della sua vita e della sua attività intellettuale. È l'ultima opera scritta ad Avignone. Si articolano in 4 libri. Bisogna sapere che il papa Clemente VII non godeva di buona salute, e Petrarca gli scrive dicendogli che non deve fidarsi dei Medici a cui interessa il guadagno più che la salute del paziente. Un medico si offende e provoca Petrarca che gli risponde con queste invettive. Sono la prima forma di polemica in Petrarca verso l'aristotelismo medievale: Petrarca e gli umanisti attaccano la scolastica in nome della retorica classica; essi non guardano i filosofi scolastici ma quelli più antichi della patristica che scrivevano in modo più elegante degli scolastici. Vi è quindi uno scontro tra cultura umanistica e scientifica aristotelica medievale. La stessa polemica è presa nell'opuscolo:

3. Sull'ignoranza propria e di molti altri: 1367 Petrarca è a Venezia. Dei giovani veneziani aristotelici dicono che Petrarca è ignorante nella cultura scientifica dell'aristotelismo medievale e in quest'opera Petrarca difende la cultura umanistica contro la cultura scientifica aristotelica.

Trattatistica: saggi filosofici morali

1. De viris illustribus (vite degli uomini illustri): opera legata all'Africa del 1338-1341. Raccolta di 23 biografie dei grandi personaggi della Storia Romana in cui spicca la figura di Scipione. Nel 1351 vi è una prima ripresa, un ampliamento della prima redazione in cui si aggiungono 12 biografie di personaggi biblici e mitologici, dando così un'impostazione di storia universale e non più solo di storia romana. Il Petrarca giovane è più radicale sulle scelte rispetto a quello maturo. Dopo il 1351 aggiunge la biografia di Cesare così grande da formarne un libro "Le gesta di Cesare". Nel 1370 il signore di Padova vuole decorare il palazzo signorile con uomini illustri e così Petrarca progetta un altro ampliamento di biografie di imperatori romani. Quest'opera ci illustra un Petrarca storiografo.

Petrarca moralista:

  • De remediis utriusque fortunae ("i rimedi contro la buona e la cattiva sorte"): redatta all'incirca tra il 1360 e il 1366. In questo scritto Petrarca vuole comunicarci che quando le cose vanno troppo bene rischiamo di dimenticare quanto siamo esposti alle sciagure. È formato da 2 libri in cui vi sono dialoghi fra personificazioni di carattere morale. Uno di questi contiene 122 testi e tratta dei rimedi quando la fortuna ci è propizia; gioia e speranza rappresentano le passioni che ci fanno perdere l'equilibrio e la ragione li deve tenere a freno. L'altro contiene 131 testi in cui Petrarca afferma che quando siamo colpiti dalla disgrazia siamo anche colpiti dal dolore. Opera filosofica morale che tratta della fortuna propizia e avversa. Nel primo libro, la "Ragione" dialoga con la "Gioia" e la "Speranza" (122 dialoghi), nel secondo con il "Dolore" e il "Timore", quest'opera insegna la via migliore di comportarsi di fronte alla buona e alla cattiva sorte.

Altre opere

  • De vita solitaria: è un trattato formato da 2 libri, la prima redazione risale al 1346, opera composta a Valchiusa, nella sua casa di Campagna. La vita in campagna era preferita dagli umanisti, non per niente nel Secretum vi sono pagine che descrivono la città di Avignone come un luogo caotico e infernale. Petrarca afferma che l'ideale della vita solitaria è nello studio e nella meditazione, nel libero contatto con la natura. Si deve distinguere tra Vita attiva (vi è un filone dell'umanesimo che la predilige), ovvero quella che si svolge in città è quella contemplativa, cioè quella solitaria. Per Petrarca la famiglia è solo fonte di una quantità di occupazioni pratiche che tolgono la tranquillità all'umanista. Petrarca ebbe 2 figli fuori dal matrimonio ed ebbe un rapporto difficile con suo figlio Giovanni morto di Peste 1337-1361 tantoché nel Virgilio Ambrosiano nelle pagine di guardia, nella nota obituaria al figlio, scrive che il figlio era stato solo una fonte di fastidio e preoccupazione. Petrarca ebbe anche una figlia di nome Francesca e il ritratto di sua nipote Eletta la dà Boccaccio. È fondamentale l'amicizia tra Petrarca e Boccaccio che scriverà una biografia su Petrarca. Nel 1350 Petrarca stava andando a Roma per l'anno del Giubileo e nel viaggio a Firenze incontra Boccaccio che da questo incontro prenderà lo studio umanista. Nel 1367 Boccaccio si reca a Firenze e quando giunge a casa di Petrarca, Petrarca non c'era, era a Pavia. Boccaccio viene ricevuto dalla figlia Francesca e quando vede Eletta, la nipote di Petrarca si commuove perché gli ricorda sua figlia morta a 5 anni e mezzo. Boccaccio quindi ci fornisce una descrizione di Eletta, che sembra simile alla sua figlia perduta.
  • De otio religioso: è parallelo alla vita solitaria perché affronta una tematica analoga alla vita degli uomini di Chiesa che si chiudono in un monastero nella devozione e nella preghiera. Si ispira a suo fratello che si era fatto frate e aveva preso la strada della contemplazione. Quest'opera rappresenta in ambito ecclesiastico l'equivalente della vita solitaria dell'umanista [1. e 2. sono chiamate opere gemelle per questo].

Il de secreto conflictu curarum mearum

Il Secretum ("la segreta battaglia delle mie angosce" 1349-1351) è composto da 3 libri e da 3 giornate. Vi è un dialogo tra 2 interlocutori:

  • Franciscus: alter ego di Petrarca;
  • Augustinus: S. Agostino;
  • Una donna che rappresenta la Verità che rimane muta per tutto il dialogo.

Rappresenta un movimento di crisi interiore, un esame di coscienza, un ripensamento sulle sue opere e sulla sua vita. Scelse S. Agostino per 2 motivi: Agostino fu autore delle "Confessioni" che funge da modello del segreto e racconta la sua conversione al cattolicesimo; Inoltre Petrarca non amava la filosofia della scolastica, quella aristotelica scientifica e per questo non può scegliere tra gli interlocutori della sua epoca e per ciò volge il suo sguardo alla filosofia della patristica che presentano uno stile e una forma vicini agli interessi di Petrarca che guarda soprattutto a Cicerone.

Temi dei 3 libri:

  • Francesco confessa a S. Agostino il suo stato di malessere e disperazione e così Agostino lo invita a scorgere le cause delle discordie che dimorano nella sua anima. Francesco è attratto inizialmente da un oggetto del desiderio ma poi è subito pronto a inseguirne un altro, trovandosi così un uno stato di perenne malessere. Affiora così il tema della Meditatio Mortis, ovvero la riflessione sulla morte, sulla fugacità delle cose del mondo, con lo scopo di liberare l'anima da tutte le cose vane (collegamento alla postilla della morte di Laura);
  • Nel secondo libro S. Agostino invita Petrarca a osservare i vizi capitali e a scovarne il colpevole: Francesco è colpevole del peccato di Superbia per l'orgoglio che egli prova per il suo ingegno letterario; del peccato di Avarizia che lo tocca per quanto riguarda il desiderio di gloria e di ammirazione; del peccato di Lussuria che ha sublimato nell'esercizio della poesia amorosa. Riguardo a questo peccato Petrarca si difende affermando che ha amato Laura in modo onesto e la passione per Laura ha avuto l'effetto di elevarlo dall'impulso carnale. Tuttavia S. Agostino gli risponde che tutta la passione per Laura l'ha spinto a volgere l'attenzione verso la creatura piuttosto che verso il creatore. Infine risulta colpevole anche del peccato di Accidia, quella condizione di debolezza dello spirito che ci porta a non fare il bene anche se siamo in grado di riconoscere che cosa sia, è debolezza della volontà, che rende colui incapace di proseguire la propria salvezza in un oziosa inattività. Risulta invece immune ai peccati di Invidia, Gola e Ira;
  • Ci sono 2 catene che lo tengono lontano dalla salvezza che sono l'amore per Laura e il desiderio della Gloria. In questo libro c'è una riflessione sulla sua attività intellettuale: Francesco ammette che S. Agostino ha ragione ma Francesco non è ancora pronto alla conversione poiché è ancora legato ai suoi legami. Quindi S. Agostino invoca l'aiuto di Dio su Francesco.

Possiamo constatare che con quest'opera non si risolve il dibattito interiore, tuttavia è un'opera chiave poiché ci rappresenta la posizione storico-culturale di Petrarca.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana secoli XVII-XIX e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Bettinzoli Attilio.
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