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88 v: E' presente una violenta invettiva contro i simoniaci in cui è presente il riferimento alla

donazione di Costantino.

108 v: Dante fonde in una sola 2 figure dell'Apocalisse: una meretrice a cavallo di una bestia con 7

teste che rappresentano i 7 sacramenti e quindi la Chiesa corotta e le 10 corna che rappresentano i

10 testamenti.

115 v: riferimento alla donazione di Costantino. La donazione è stata la fonte della corruzione della

Chiesa. Dante accusa costantino di aveer dato il potere al papa.

Il "De monarchia" è un trattato politico suddiviso in 3 libri. Nel primo libro Dante afferma la

necessità dell'impero per tenere i luoghi uniti sotto un paese giusto. Nel secondo libro vi il principio

di provvidenzialità dell'impero romano: l'impero romano non è stato un evento avvenuto

casualmente, ma è stato voluto da Dio. Nel terzo libro Dante sostiene che l'autorità dell'imperatore

deriva da Dio e non dal papa.

Dante alla dottrina dei due luminari secondo cui la luna, ovvero l'imperatore, riceve la sua luce dal

sole, cioè il papa, definendo così la subordinazione dell'imperatore al papa, contrappone la dottrina

dei 2 soli (papa e imperatore). Ciascuno di essi riceve il suo potere da Dio e il papa esercita il potere

spirituale mentre l'imperatore quello temporale.

Nel 10 capitolo del terzo libro del "De Monarchia" Dante affronta la questione della donazione di

Costantino e dimostra che la donazione è illegittima, non ha valore legale (per il Valla non è una

questione di legittimità ma di autenticità).

In questo capitolo argomenta le tesi che sono alla base del suo rifiuto riguardo la donazione di

Costantino. Si apre con il riassunto delle opinioni degli avversari di Dante, sostenitori del potere

temporale della Chiesa e poi segue l'esposizione della sua tesi secondo il metodo del sillogismo che

è alla base della tradizione aristotelica Medievale.

Il questo testo riassume le opinione della subordinazione dell'imperatore al papa e Dante intende

confutare queste argomentazioni.

8 r: Razioncinio: donazione di Costantino.

12 r: sillogismo che si compone di 3 proposizioni, 1 premessa maggiore, 1 premessa minore e la

conclusione. Se le due premesse sono vere anche la conclusione è vera. In questo sillogismo Dante

sostiene che la seconda proposizione è falsa e quindi il sillogismo non è valido.

16 r: Dante anticipa le 2 linee narrative: l'imperatore non doveva donare i territori al papa e il papa

non poteva accetarli, perchè la donazione è illegittima.

Nel "De Monarchia" Dante sostiene che il compito del monarca è quello di mantenere sotto una sola

autorità i popoli del governo. Dante inoltre sostiene l'impero perchè evita le guerre tra nazioni e fa

in modo che i popoli possano vivere in pace e in modo prospero dedicando così la loro energia alla

salvezza individuale. Il compirto dell'imperatore è quello di tenere unito il suo potere non dividerlo.

35 r: Dante cita la prima epistola ai Corinzi di S. Paolo.

Seconda colonna: L'imperatore deve servire l'impero non servirsi dell'impero, deve porre la sua

autorità al servizio dell'impero. Dante dimostra che l'atto della donazione è illegittimo da parte

dell'impero e nel seguito dimostrerà che è privo di valore anche da parte della Chiesa.

"Filosofo": Aristotele, cita "l'Etica" di Aristotele. Dimostra che l'imperatore (agente) non poteva

compiere l'atto di donazione alla Chiesa (il paziente: poszione passiva, colui che riceve dall'agente:

posizione attiva, colui che dona).

Cita poi il passo del Vangelo di S. Matteo: Dio ha imposto alla Chiesa la regola della povertà; non

può quindi ricevere doni materiali di conseguenza non può ricevere la donazione di Costantino.

"....sciossione": L'imperatore avrebbe potuto concedere alla Chiesa i territori conservando tuttavia

la sua autorità e la Chiesa in questo modo avrebbe utilizzato qualcosa che apparteneva all'impero.

Lorenzo Valla sostiene che la Donazione di Costantino è un falso storico, la data al periodo

Carolingio (VIII-IX secolo d.C.). La divide in una serie di frammenti analizzandoli uno per uno.

E' presente il passo della donazione di Costantino + il commento di Valla (Corsivo).

E' costruito secondo lo stile argomentativo dell'Invettiva, discorso epidittico che si manifesta in

forma di violenta polemica nei confronti dell'interlocutore.

XIV 43: Superiorità della Sede di Roma su tutte le altre sedi patriarcali come quelle orientali.

"Non parlo": Valla si riferisce alla barbia del linguaggio con cui è stata scritta la donazione:

Ricordiamo che barbaria è il contrario di Latinitas. I barbarismi sono errori di grammatica e termini

che non corrispondono al lessico latino e sono presenti all'interno della donazione.

44: Quando venne redatta la Donazione, Costantinopoli non era stata ancora fondata. Come si fa a

nominare la sede patriarcale a Costantinopoli se questa non esisteva ancora? E' UN FALSO!

SVILUPPI DELL'UMANESIMO FILOLOGICO DOPO LA MORTE DI VALLA

Dopo la morte di Valla, Roma diventa il centro fondamentale per lo studio filologico.

La generazione che segue è quella dei Commentatori: un gruppo di umanisti che svolgevano che

commenti ampi ai grandi testi classici e di autori minori che presentano problemi dal punto di vista

filologico. Tra questi ricordiamo:

1.Giulio Pomponio Leto (1428-1497): Fu allievo di Valla a Roma e insegnò nella Cattedra di

Retorica di Valla. Produsse commenti ai classici come Virgilio e esponente dell'Accademia

Romana. Nel 1468 Gli umanisti di quest'accademia vengono accusati di Eresia e vengono rinchiusi

a Catel Sant'Angelo, torturati e alla fine liberati nel 69 e alla morte di papa Paolo II poterono

riprendere la loro attività accasemica. Erano stati accusati di aver cacciato il papa e così rovesciato

il governo papale ma probabilmente non è vero.

Da questo possiamo vedere le relaioni dell'umanesimo con la Chiesa che non è un organismo

monolitico ma è costituito da opinioni diverse. Vi furono infatti settori della Chiesa che aderirono

alle proposte del movimento umanista e altri che invece lo videro con sospetto.

(Ricordiamo Enea Silvio che fu un papa umanista). Quindi i rapporti dell'umanesimo con la Chiesa

era soggetti a oscillazioni dell'una o dell'altra tendenza;

2. Niccolò Perotti (1430-1480): Fu un umanista che entra a far parte della Chiesa; divenne

arcivescovo e di lui si ricordano varie traduzioni dal greco al latino (tratto fondamentale

dell'umanesimo è infatti la traduzione di testi greci), come "le storie di Polibio" o l'opera filosofica

"il manuale di Epiteto".

Sua importante opera è "La Cornucopia" (Il corno dell'abbondanza,1489): E' un commento agli

epigrammi di Marziale. Perotti sceglie questo testo perchè descrive la vita quotidiana del suo tempo

e così gli permetto di compiere digressioni della vita quotidiana della Roma antica, un occasione per

esprimere ampie divagazioni erudite;

3. Domizio Calderini (1446-1478): Nasce a Lago di Garda e muore a Roma.

Famoso per i suoi commenti su autori e testi minori che offrono l'occasione di sviluppare la propria

ricerca erudita. Ricordiamo:

Il commento a Marziale nel 1478 con dedica a Lorenzo de Medici;

– Commenti a Ovidio e sulle "epistole di Saffo a Faone";

– Commento a Giovenale, riferimento alla Roma Imperiale;

– Commenti alle "Silvae" di Stazio (scoperta di Bracciolini).

A Firenze vi fu l'incontro tra Calderini e Angelo Poliziano. Poliziano (maggior esponente

dell'umanesimo filologico di fine 400) commenta di fronte a Calderini i testi di Catullo.

Poliziano porterà Firenze a diventare un centro di riferimento per lo studio della filologia.

4.Giorgio Merula (Alessandria 1431-1494 Milano). Svolse la sua carriera nell'Italia Settentrionale.

Insegnò a Mantova e a Venezia e fu chiamato a Milano da Ludovico II il Moro:

Commenti a Marziale, Giovenale, Cicerone e Plauto.

– GENERAZIONE SUCCESSIVA AI COMMENTATORI

1. Angelo Poliziano (Siena 1454-1494 Firenze);

2. Ermolao Barbaro, Patriarca di Venezia; Aveva iniziato a Venezia un ciclo di corsi sulle

opere originali di Aristotele e sostenne che non solo bisogna risalire al testo originale ma si

deve recuperare la tradizione esegetica antica, saltando il periodo Medievale che ha

solamente inquinato i testi di errori.

3. Filippo Beroaldo il vecchio (1453-1505).

ANGELO POLIZIANO

Fu un grande filologo e grande poeta.

Suo padre muore durante la sua infanzia, assassinato in una faida cittadina da una famiglia rivale e

così si trasferisce a Firenze.

1469: Traduce dal greco in latino il secondo libro dell'Illiade, traduzione in esametri. In questo

modo l'interesse filologico si intreccia con la poesia. Grazie a uesta traduzione entrerà a far parte dei

collaboratori di Lorenzo De' Medici. Con la sia traduzione di ferma al 5 libro nel 1475.

1480: Diventa professore di eloquenza e poetica a Firenze; da questo periodo il suo lavoro

filologico si sviluppa con i suoi corsi che tiene nello studio fiorentino.

Temi dei corsi:

1480-1: Primo corso. Lo dedica alle Silvae di Stazio, all'istitutiones oratoria di Quintiliano e alla

epistola ovidiana di Saffo a Faone. Sceglie 2 autori minori e ne dà una lettura e interpretazione di

carattere filologico;

1481-2: Secondo corso sui Fasti di Ovidio. Durante i suoi corsi accosta allo studio dei grandi

classici latini le loro fonti greche: convinzione che per comprendere a fondo i capolavori della

letteratura latina bisogna conoscere a fondo quella greca.

1482-3: Corso riguardo alle bucoliche di Virgilio e gli idilli di Teocrito (accostamento del testo

latino a quello greco);

1484-5: corso che dedica all satira e alla commedia di Orazio e Terenzio. Svolse un ruolo

importante nell rinascita del Teatro profano di Terenzio, e al "de rosis nascentibus" testo del periodo

del carnevale;

1485-6: Corso sulla satira di Giovenale e inizia un nuovo ciclo di lezioni che dura fino al 1489 in

cui vi è una lettura sistematica dei poemi di Omero accostati con l'Eneide di Virgilio (ricondurre i

testi latini alle loro fonti greche).

1. "Miscellaneorum centuria prima" (Firenze, 1489) capolavoro filologico, opera rivoluzionaria.

Presenta una varietà di argomenti e una forma comunicativa diversa da quella precedente dei

commentari: non ci sono più lunghi commenti ma brevi saggi che affrontano singoli problemi di

carattere filologico, risolvendoli in un breve giro di pagine.

Principi dell'estetica del Poliziano: "Docta varietas": il lettore deve essere tenuto desto/sveglio,

bisogna mantenere l'attenzione del lettore con una varietà di argomenti. Presenta così una gradevole

lettura rispetto ai lunghi commenti della generazione dei commentatori.

Centuria: 100 capitoli e unità costitutiva di base dell'esercito romano: Metafora militare:

compagnia militare contro la barbiaria per la restaurazione della buona cultura.

Cardini del suo metodo filologico:

determinazione dell'usus scribendi;

– documentazione linguistica;

– tradizione della trascrizione manoscritta:

– ricorso alle fonti greche.

Il 1 capitolo è dedicato al "De officiis" di Cicerone che presenta un elenco di celebri condottieri

della storia romana. Poliziano si imbatte in un nome che gli sembra fuori posto: "Stratocles" e si

accorge di essere di fronte a un errore. E' un nome che non ha niente a che fare con gli altri

condottieri romani e inoltre è un nome greco non latino di un personaggio sconosciuto.

Poliziano riccore alla tradizione manoscritta per vedere se gli altri testimoni portano una versione

diversa con lo scopo di correggere l'errore.

Scritto A: forma "Stercocles";

Scritto B: " "Stercodes";

Stampa C: " "Stratocles".

Da queste 3 forme capisce che il manoscritto B e la stamoa C derivano da A (cl = d).

Quindi il manoscritto A contiene la lezione originale.

Gli ultimi corsi accademici li dedica a opere filosofiche di Aristotele come "L'etica" e alla "vita dei

cesari" di Svetonio. Primo accostamento a un testo filosofico.

"Panepistemon": lezione introduttiva che contiene il panorama del corso.

Vi fu una svolta filosofica con i corsi in cui affronta un commento dell' "Organon" di Aristotele:

trattati che contengono la dottrina logica di Aristotele. Questa svolta gli suscitò polemiche perchè

invase altri campi ma lui rispose che gli altri non insegnavano il vero Aristotele, poichè per farlo era

necessario leggere gli originari greci. Infatti ciò che i filosofi leggevano era ricco di errori.

"Miscellaneorum centuria secunda" (1490-94). L'opera scomparse dalla circolazione per secoli e

raffiora negli anni 60 del 900 in una bottega fiorentina. L'editio princeps uscirà a firenze nel 1972

edizione curata da Branca. E' un'opera non completata, infatti presenta 58 capitoli su 100 e il

manoscritto ha inoltre perso 5 fascicoli.

E' scritta con una grafia complessa, probabilmente perchè Poliziano temeva che altri gli rubassero le

idee.

Nella generazione successiva a Poliziano, la filologia in Italia cominciò un periodo di decandenza.

L'umanesimo italiano impone i propri modelli in Francia, Germania e Inghilterra ma in Italia

comincia a declinare. Tuttavia un grande sviluppo della filologia tra fine 400 e inizio 500 è dato da

Aldo Manuzio che stampa 130 volumi di classici greci e per gli autori latini si inventa un nuovo

carattere tipografico, il corsivo, che gli consentiva di risparmiare spazio. Con lui continua a

rimanere viva la fama della filologia manistica 400esca.

Nella letteratura 400esca vi è un rapporto di superiorità gerarchica del latino rispetto al volgare che

era invece riservato a una letteratura di intrattenimento. Questo rapporto gerarchico si capovolge tra

fine 400 e inizio 500 in cui vi è l'affermazione del volgare. (Il principe, L'orlando Furioso: scritti in

volgare). L'UMANESIMO CIVILE

1. Coluccio Salutati (1331-1406);

2. Leonardo Bruni (1370-1444).

1. Coluccio Salutati (1331-1406): Si trasferisce a Firenze nel 74 e nel 75 diviene cancelliere della

repubblica fiorentina. Nell'umanesimo civile gli intellettuali sono impegnati nella vita politica.

Nella sua visione ideologica sosteneva la Fiorentina Libertas ("Libertà Fiorentina" – legata alle

vicende politiche di Firenze con Galeazzo Visconti). In questo periodo scrisse delle epistole, delle

orazioni e degli opuscoli. Importate fu:

"Invectiva in antonium luschum vicentinum": (1397) in cui elogia la città di Firenze. Il versante

della politica si fonda sul primato della retorica e quindi sul modello Ciceroniano. Vede in Cicerone

un modello dal punto di vista delle sue scelte politica dato che praticò politica.

Scopre inoltre un'opera di Cicerone: nel 1345 Petrarca aveva scoperto nella biblioteca di Verona le

epistole ad Attico e a Bruto di Cicerone.

Così Salutati vuole possederne una copia e si fa copiare un testo dell'epistolario di Cicerone dal

manoscritto della biblioteca di Vercelli e quando nel 1392 lo riceve scopre che si tratta di un nuovo

epistolario di Cicerone, le "epistulae ad familiares" di Cicerone.

La sua opera più importante è:

"De laboribus Herculis" (Le fatiche di Ercole), opera incompiuta.

E' un commento allegorico-morale a una tragedia di Seneca e si sviluppa come un encicopledia

della poesia e mitologia classica. Si apre con un discorso di elogio della poesia classica. Ercole

l'allegoria della razionalità umana, l'impegno civilizzatore dell'uomo. E' il simbolo dell'uomo

razionale che combatte contro le forze oscure del vizio e dell'istinto per il dominio razionale.

L'uomo è arbitrio del proprio destino, governa le forze oscure degli istinti (mostri di Ercole) e

sconfiggendoli l'uomo costituisce la civiltà razionale.

2.Leonardo Bruni (1370-1444): A Firenze fu allievo del Salutati di cui fu il continuatore. Si

trasferisce a Roma nella cancelleria papale fino al 1415 e divenne storiografo ufficiale della

repubblica fiorentina carica che mantenne fino al 1427.

Fu autore di orazioni e discorsi retorici: in lui vi è grande importanza della retorica e Cicerone era il

modello di vita attiva.

"Laudatio Fiorentinae urbis" (1403-4): Elogia la struttura urbanistica di Firenze, il suo sistema

istituzionale e presenta vari esempi delle sue vicende storiche. Fu il primo a tradurre Platone.

Tradusse i dialoghi che si legano al processo di Socrate che presenta il modello dell'uomo virtuoso.

Traduzioni dal greco dei dialoghi di Platone:

1. Fedone;

2. Fedro;

3. Apologia di Socrate;

4. Gorgia.

Tradusse anche Aristotele:

1. "Etica Nicomachea"(1416-17);

2. "Politica" (1438)

Metodo di Lavoro: interessato all'interpretazione filosofica + fluidità della scrittura: cura rivolta alle

pecularità stilistiche degli autori.

Opere della maturità:

1."Historia florentini populi": Storia di Firenze, dalla sua fondazione fino al 1402, anno della

morte di G. Galeazzo Visconti e vittoria di Firenze contro le mire espansionistiche del ducato

milanese; E' un racconto storiografico e presenta un punto di vista specifico e accurato nella quelità

della prosa e nell'organizzazione del materiale.

2."Rerum suo tempore gestarum commentarius": Narra gli avvenimenti che si racchiudono dal

1378 al 1440, quindi dal Tumulto dei Ciompi, rivolta dei lavoratori della lana.

Queste due opere appartengono a 2 generi storiografici diversi: 1: genere dell'Historia; 2: genere del

Commentarius.

La seconda opera è condotta in forme più approssimative della prima, non ha la pretesa di costituire

una sistemazione compiuta di quelle vicende, ma si presenta per lo più come una racconta di

materiale prelevato dal vivo, nel momento stesso in cui le vicende si sono svolte: Cronaca.

(es. Di questo genere è il De bello Gallico di Cesare: racconto in uno stile semplice, basato sulla

conoscenza diretta di fatti cui era protagonista).

"Dialogi ad Petrum Paulum Histrum" (1401-05): dialogo (forma tipica della cultura umanistica

rinascimentale su modello di autori come Cicerone e Platone), costituito da 2 libri. Il dialogo

prevede più verità a confronto; forma aperta in cui il problema non si risolve definitivamente ma

spetta al lettore risolverlo. La verità si produce attraverso il confronto delle opinioni. Il titolo

incorpora il destinatario che sono dedicati al capo d'Istria ed è colui che curò l'edizione postuma

dell'Africa di Petrarca. È formato da 2 giornate, 2 libri e quindi 2 dialoghi.

Durante la prima giornata ci sono Bruni, Niccolò Nicoli e Roberto de Rossi che si recano dal loro

vecchio maestro, Coluccio Salutati che li elogia per la costanza degli studi umanistici ma li

rimprovera perchè non praticano a sufficienza l'arte della discussione per dare solidità alle

conoscenze. Niccolò risponde che non ci sono le condizioni per praticare in modo rigoroso l'arte

della dicussione perchè sono tempi di decandenza per le conoscenze letterarie (non ci sono modelli

a cui ispirarsi paragonati agli autori dell'antichità).

Segue poi un invettiva da parte N. Nicoli contro Dante, Boccaccio e Petrarca in cui accusa Dante di

essere ignorante, Petrarca non ha mantenuto le promesse che aveva fatto e si rifiuta di Parlare di

Boccaccio giacchè aveva demolito già i primi due.

Salutati risponde che l'elogio di questi 3 autori richiede troppo tempo e la giornata è ormai finita.

Il Secondo giorno Salutati si è reso conto che Nicoli in realtà gli ha teso una trappola per incitarlo a

fare un elogio di questi 3 autori, ma dato che lui non vuole essere costretto sarà lo stesso Nicoli a

elogiarli. Quest'opera ci pone di fronte alla situazione di disagio in cui gli umanisti si trovano di

fronte a Dante, Boccaccio e Petrarca che sono autori troppo importanti e non appartengono più al

gusto delle nuove generazioni umanistiche che facevano sempre più fatica a riconoscersi con questi

autori. L'opera non risolve questo problema poichè non li possono sconfessare ma non riescono

nemmeno a provare entusiasmo.

Invettiva di Niccolò Nicoli in cui presenta 3 accuse a Dante che corrispondono a 3 passi della divina

Commedia. I primi 2 errori sono erori di fatto il terzo è un errore di Giudizio da parte di Dante.

Il primo errore è presente nell'interpretazione del verso dell''Eneide in cui Virgilio racconta la storia

di Polidoro: Priamo invia suo figlio Polidoro con i tesori di Troia presso il re della Dacia che uccide

Polidoro e si impadronisce dei tesori. Troia venne poi espugnata dai Greci e Enea giunto alle coste

della Dacia sente la voce di Polidoro che lo mette in guardia sui pericoli di quel luogo e invita Enea

a fuggire. Dante cita questo episodio nel 22 canto del Purgatorio ambientato nel punto di passaggio

tra la 5 cornice dell'avarizia e la 6 della Gola. In questo canto vi è una discussione tra Virgilio e il

poeta latino Stazio in cui Virgilio gli domanda come mai si trova in quel luogo.

Stazio risponde che la sua colpa fu l'opposto dell'avarizia, la prodigalità e sostiene di essersi pentito

grazie al verso dell'Eneide di Polidoro che Dante traduce in Volgare. Tuttavia Virgilio parla di

avarizia, mentre Dante lo interpreta come prodigalità. Oggi si pensa che Dante possa interpretare

liberamente i testi che cita; Dante piega il senso del passo di Virgilio perchè gli serviva in quella

situazione. E' un atteggiamento anti-filologico quindi contrario a ciò che pensavano gli umanisti.

Il 2 errore consiste della descrizione di Catone, che è rappresentato come un vecchio ma egli era

ancora giovane alla sua morte. Dante lo rappresenta in quel modo poichè egli deve intimorire le

anime.

Il 3 è un errori di giudizio e si trova nel 34 canto dell'Inferno in cui Dante si trova di fronte a

Lucifero.

Lucifera è rappresentato come una creatura gigantesca, con 2 ali di pipistrello con cui ha prodotte il

congelamento del lago cocito. I peccatori giaciono sotto la lastra di ghiaccio, prodotta dal vento

delle ali di Lucifero. Egli ha 3 teste e 3 bocche in cui 3 peccatori sono maciullati e uno di questi è

anche scorticato dai suoi artigli, cioè Giuda.

L'errore consiste nell'aver condannato Marco Bruto, capo dei cesaricidi, capo della congiura che

uccise Cesare. Il Nicoli ha un giudizio politico diverso rispetto a Dante che riteneva Cesare lo

strumento della provvidenza divina e credeva che l'impero romano era stato voluto da Dio e Bruto

essendo l'artefice della congiura che uccise Cesare, è andato contro alla volontà Divina.

Per Bruni e Nicoli il loro mito non è l'impero romano ma la repubblica romana che ha montato le

basi della repubblica fiorentina.

"Ma lasciamo pure in disparte ciò che riguarda.......arte sua": i quodlibeli frateschi sono i libri

della filosofia scolastica aristotelica. Latinitas è una parola chiave dell'umanesimo: il latino è una

lingua pura ed elegante e Dante non possiede la latinitas poichè scrive in latino barbaro ricco di

forme medievali.

"Ma per Ercole.....malamente": Dante rinnova il genere epistolario, aspro al gusto degli umanisti.

"Perciò, Coluccio,....simili": Accusa di ignoranza a Dante e a Boccaccio e a Petrarca quella di

apparire ormai superati. Petrarca non ha mantenuto le sue promesse poichè ha dato grande prova

della sua capacità ma ormai è stato superato.

"Son dunque denni di sommo disprezzo.... topo?": Bruni cita las poetica di Orazio "partorinanno

le montagne, nascerà un ridicolo topo": Queste grandi promesse vengono deluse dall'Africa di

Petrarca che tenta di richiamare il poema epico ma alla fine resta incompiuto.

"Scrisse anche un carme bucolico..... retorica": Petrarca appare superato da una generazione che

ha fatto passi avanti nella ricerca dei classici.

"Allora Coluccio, sorridendo.... Lanuvio": Riferimento all'opera dei Saturnalia di Macrobio

(Evangelo), un dialogo durante le feste dei Saturnalia in cui un gruppo di letterati discutono di

argomenti di varia erudizione. Evangelo è un personaggio anti-virgiliano.

"Dirò.... concittadini": le 3 corone sono definite concittadini e nella difesa entra quindi in gioco un

carattere patriotico poichè le 3 corone sono state un grande pilastro della fama di Firenze.

"Tu....alzammo": Il dibattito è impostato secondo i principi dell'arte retorica in cui vi è prima

l'invettiva del Nicoli e poi l'encomio e quindi la difesa di Salutati.

Esercizio: importanza di praticare l'arte della discussione, confrontare le proprie idee e questo

esercizio è possibile anche nei loro tempi dato che che hanno appena fatto loro un esempio con

questa discussione.

Sarà Nicoli a pronuciare l'Encomio delle 3 corone. Questo testo lascia nel lettore un senso di

ambiguità sulla reale conclusione. Inoltre emergono gli elementi di disagio riguardo ai 3 autori:

molti umanisti non si riconoscevano più nelle loro opere e quindi riflette la situazione di dibattito

letterario presente a Firenze nei primi due decenni del 400.

UMANESIMO PEDAGOGICO

In questo filone vi è il tema dell'educazione dei giovani.

Si ricordano 2 figure importanti di questo filone:

1. Vittorino da Feltre (Feltre 1373/8-1446 Mantova): Insegnò retorica a Venezia e a Padova.

Nel 1423 il duca di Mantova Francesco I Gonzaga lo invita a occuparsi dell'educazione dei

suoi figli e della scuola di corte e la direzione del convitto che fondò a Mantova.

Il suo programma pedagogico: l'apprendimento non deve essere qualcosa di triste e

autoritario ma di felice e gioioso e l'educazione ha il compito di portare i giovani a uno

sviluppo dell'indole naturale e deve sviluppare sia corpo che anima. Sono importanti quindi

le discipline del Trivio e del Quadrivio che le integra con lo studio del greco e con la storia

antica della filosofia, pensatori cristiani ma non della scolastica, più attività fisica. Si ottiene

così uno sviluppo equilibrato tra corpo e anima;

2. Guarino Veronese (Verona 1374-1460 Ferrara): a Costantinopoli ottiene una piena

padronanza del greco. Fu un traduttore di opere dal geco al latino delle opere di Esopo,

Erodoto e orazioni di Isocrate. A Bologna incontra bruni che lo invita a insegnare greco a

Firenze. Fu invitato dal Marchese Niccolò d'Este a occuparsi dell'educazione di suo figlio a

Ferrara in cui fondò una scuola. Il suo programma non prevedeva le arti del trivio e del

quadrivio ma un corso di studi umanistici di 3 livelli:

1. Corso elementare: regole per scrivere e parlare latino;

2. Corso grammaticale divisio in 2 sezioni: la prima sezione era metodica e si imparava la

sintassi, la metrica e lo stile della composizione latina, la seconda sezione era storica e

consisteva nella lettura e commento dei grandi classici greci e latini;

3. Corso di retorica: opere di Cicerone, Quintiliano e dei filosofi antichi come Platone e

Aristotele.

E' stato autore di traduzioni, grammatica latina, orazioni e poesia. Il suo epistolario ci mostra

contatti con gli umanisti del suo tempo e una trattazione filosofica morale.

LEON BATTISTA ALBERTI

(Genova 1404-1472 Roma)

Oltre che un letterato fu un architetto.

Gli alberti furono una casata fiorentina, ma Leon Battista nacque a Genova, perchè gli Alberti

coinvolti nella lotta di fazione, furono banditi da Firenze.

Furono una casata mercantile e Leon Battista Alberti, figlio illegittimo, tentò nel corso della sua vira

a farsi riconoscere come parte della famiglia. Seguì gli spostamenti del padre a Venezia e a Padova

dove si svolse la sua formazione umanistica. Il padre muore nel 1421 e fu una perdita grave per la

sua posizione incerta nella casata. Dovette combattere contro i suoi familiari a cui non piaceva la

sua evocazione intellettuale, dato che era per lo più una casata mercantile.

Nel 1428 fu revocato il bando per la famiglia degli Alberti e Leon Battista decide di trasferirsi a

Roma nella curia pontificia, dove svolse la funzione di abbreviatore.

Nel 1434 Andò a Firenze al seguito del papa Eugenio IV e dove entrò in rapporto con Bbruni.

Nicoli e Bracciolini.

Nel 1443 torna a Roma, deluso dalle sue ambizioni letterarie e si concentra nell'architettura e nella

matematica.

Fu autore di opuscoli satirici che sembra smentiscano i suoi ideali affermati nelle altre sue opere.

La sua opera letteraria si caratterizza per una duplice visione delle cose: le sue idee oscillano tra una

rappresentazione della realtà cosi com'è e un'idealizzazione della realtà secondo gli ideali

dell'umanesimo.

Opere significative:

1. "Philodoxeos fabula": (1424) primo esempio del genere della commedia latina di imitazione

Plautina. Tuttavia nessuno sa con precisione cosa sia effettivamente il teatro infatti nel Medioevo

non ci sono veri e propri attori e quindi che cosa fosse realmente una commedia non lo sapeva

nessuno. A quel tempo i testi della commedia latina non venivano rappresentanti ma erano destinati

alla sola lettura. A fine 400 vi è il passaggio dal latino al volgare, quindi si ha la Commedia in

volgare e la rappresentazione delle opere di Plauto e Terenzio: rinasce il teatro moderno (grazie

all'opera degli umanisti).

Narra di Filodosso innamorato di Doxa (Gloria) ma ostacolato da Fortunius. Questa commedia ha

un carattere allegorico-morale: rappresenta le difficoltà che si devono affrontare per perseguire la

Gloria e alla fine i protagonista riesce a realizzare il suo sogno. Prospettiva ottimistica.

2. "De commodis litterarum atque incommodis": E' un trattato morale (vantaggi e svantaggi della

professione letteraria). Svantaggioso è che il letterato non può aspirare alle ricchezze, al potere e al

successo mondano e quindi deve percorrere una vita di solitudine, una vita contemplativa alla

ricerca della verità. Deve affrontare ostacoli, incomprensioni e disprezzo dalle persone che non

comprendono la sua vocazione: esperienza della vita di Alberti. E' l'opposto della prima opera

sopracitata (doppia visione di Alberti).

3. "I libri della famiglia": trattato in forma dialogica costituito da 4 libri (Alberti ne fece dono alla

signoria di Firenze). Dialogo sul modello Ciceroniano, opera che presenta un'anomalia: è

umanistica nelle tematiche ma non la scrive in latino bensì in volgare con l'intento di rivendicare la

pari dignità del modello volgare con la lingua latina. Proprio per questo l'opera ebbe scarso

successo e circolazione non fu apprezzata dai contemporanei. Leon battista Alberti è in anticipo

con i tempi poichè solo a fine 400 e verso il primo 500 il volgare prenderà il sopravvento sul latino.

Il dialogo è ambientato a Padova. I protagonisti sono i figli del padre dell'autore e i membri della

casata Alberti che si ritrovano per rendere l'ultimo omaggio a Lorenzo che sta morendo. E' una

celebrazione della familia Alberti che ha il tentativo di farsi riconoscere come membro della sua

stessa famiglia ma invano. Ogni personaggio è portatore di un particolare punto di vista.

Il Leon Battista Alberti del dialogo non è portavoce del punto di vista dell'autore poichè il

personaggio ha solo 17 anni e rappresenta per lo più un Battista adolescente, speranzoso e

desideroso di imparare e di mostrare le proprie capacità. Tra l'autore e la figura di Lionardo Alberti

si possono trovare degli elementi di affinità. Lionardo è infatti l'uomo che rappresenta il tipo di

intellettuale, esponente della cultura umanistica senza esperienza pratica e che si discosta dalla

casata che è un clan mecantile. Nei suoi interventi vi sono citazioni e rimandi a grandi autori

classici. La figura opposta è quella di Giannozzo Alberti in cui vi è la nostalgia del tempo rpima del

bando da Firenze. E' l'opposto perchè lui è il tipico Mercante, ha una cultura pratica, nata

dall'esperienza della sua attività mercantile in cui nei suoi interventi vi sono termini di cultura

popolare. La figura intermedia tra i due è quella di Adovardo Alberti per quanto riguarda sia l'età sia

per il fatto che è un padre di famiglia che ha un'esperienza concreta della vita quotidiana ma ama

anche la cultura (ha scelto la vita attiva rispetto a quella contemplativa) e quindi congiunge in sè sia

il sapere letterario di Lionardo che quello mercantile di Giannozzo. Rappresenta la finalità di

trovare un punto di incontro tra il mondo mercantile e la nuova cultura umanistica e sostiene che è

possibile conciliare quelle 2 dimensioni. Da qui la finalità dei libri della famiglia: congiungere la

vita attiva e quella contemplativa.

Il 1 libro tratta dell'educazione dei figli (filone dell'umanesimo pedagogico). Inizialmente l'episodio

è ambientato attorno al letto di Morte del padre che raccomanda ai figli di dedicare la vita a

perseguire la virtù, di essre rispettosi nei confronti degli anziani e ai membri della casata chiede di

prendersi cura dei suoi figli, di guidarli con fermezza e dolcezza.

Nella stanza adiacente si accende la discussione tra Lionardo e Adovardo e si chiedono se i figli

sono più fonte di preoccupazioni o di soddisfazioni. Lionardo che non ha figli, poichè si è rifiutato

di avere una famiglia dato che per lui rappresenta un ostacolo alla dedizione agli studi e quindi alla

vita contemplativa, sostiene che i figli sono fonte di gioia mentre Adovardo sostiene che sono fonte

di preoccupazioni, legate alla necessità dei giovani di trovare la loro strada nella vita. Quindi il ema

centrale è l'educazione dei figli. Questo gioco dialettico è una trappola tesa a Lionardo per incitarlo

a entrare nella concretezza della vita quotidiana mettendo su una famiglia.

Nella prima parte del 2 libro c'è un confronto dialettico tra Leon Battista e Lionardo. Battista pone a

Lionardo la questione su quale sia la forma più intesa dell'amore. Battista sostiene che l'amore più

forte è quello passionale mentre Lionardo l'amicizia poichè non è sottoposta da passioni ma è

sottoposta alla ragione e quindi è una forma disinteressata dell'amore.

Successivamente i due proseguono la discussione apertasi nel libro 1, affrontando i temi

dell'organizzazione e della sistemazione di una famiglia.

Per Lionardo una famiglia deve essere numerosa, deve avere una forte solidità economica e buona

fama. Con il primo punto si apre l'argomento del 2 libro ovvero il matrimonio, i precetti di come si

debba scegliere la moglie che presentano tutti un carattere materiale.

Nel 3 libro il tema centrale è la Masserizia, ovvero la buona amministrazione del patrimonio

familiare. Nelle tesi di Giannozzo vi sono rimandi a scritti economici grecie latini. Egli sostiene che

bisogna investire il patrimonio nella terra che mette a disposizione tutto ciò di cui si ha bisogno per

vivere e quindi rende la famiglia autosufficiente. Adovardo ritiene che investire in attività finanziare

consente un guadagno maggiore. Qui si nota la dialettica tra una generazione anziana e quella più

giovane. Gianozzo inoltre sostiene che ci debba essere una distinzione di compiti tra marito, al

quale spettano i rapporti con il mondo esterno, e la moglie a cui sono affidate le faccende

domestiche.

Il 4 libro prende in esame i rapporti della famiglia con il mondo esterno. Compare il Tema

dell'amicizia (modello Ciceroniano) intesa come la relazione che deve stabilire rapporti con altre

famiglie di paro grado o potenti che consentirà alla famiglia di prosperare.

Ricordiamo che è un opera scritta in volgare, scelta non adatta per la cultura umanistica.

TEORIA DELLE ARTI FIGURATIVE

1. "De statua" (1434);

2. "De pictura" (1435);

3. "De re aedificatoria"

Sono opere che Alberti scrive in latino, Scegliere il latino significava nobilitare queste discipline

che erano considerate arti meccaniche.

Nel De pictura espone la teoria della prospettiva, ovvero la rappresentazione delle figure su una

superficie piana, Per stabilire i rapporti tra le varie figura Alberti propone una soluzione matematica

intelettuale/astratta.

"De re edificatoria": 1-4 libro (1443-45) 5-10 libro (1447-52): in questo scritto Alberti sostiene che

un edificio ben costruito deve suscitare una sensazione di armonia, è una sorta di microcosmo in cui

si riflettono le leggi dell'universo. In questa operione è importante le misure, la proprorzione stra le

parti dell'edificio e la disposizione simmetrica e razionale delle varie parti. Il prodotto di questi 3

fattori è la Concinnitas, cioè l'armonia.

La sua visione della realtà come effettivamente è la troviamo nelle opere:

1."Intercenales": (1420-43): raccolta di 40 opuscoli, in prosa latina. Inizialmente circolvano in

forma sbriciolata ma tra il 1439-43 ne allestisce una raccolta. Edizione completata 1974.

Opera costituita da 11 libri:

1. Conflitto tra virtù e fortuna;

2. Avarizia e povertà;

3. Tema della vendetta;

4. Dialoghi sulla follia e vanità degli uomini;

5. Manca;

6. Manca;

7. Argomento matrimoniale;

8. " astrologico/esotelico;

9. Novella allegorica in doppia relazione latina e volgare;

10. opuscoli politici;

11. Misoginia e consigli su come tenersi lontani dall'amore o come superare una delusione

d'amore.

Il significato del titolo: sono opuscoli che devono venir letti durate i banchetti tra una portata e un'

altra.

"Naufragus" è una novella delle intercenali e narra di un viaggio che si conclude con un naufragio,

in cui sopravvivono 3 personaggi di cui Alberti ci descrive l'odissea. C'è il protagonista che è un

giovane mercante, una fanciulla in procinto di sposarsi e il Barbaro scita. Inizialmente cercano un

disposizione razionale degli oggetti della nave per non essere feriti gravemente.

Il Barbaro Scita affamato propone al mercante di cibarsi della fanciulla ma il mercante

scandalizzato insieme alla fanciula rende innofensivo il barbaro. Alla fine del racconto i protagonisti

vengono salvati da dei pescatori.

Il naugrafus presenta un filone allegorico filosofico-morale e satirico.

E' l'allegoria della dottrina platonica delle 3 potenze dell'anima:

1. Barbaro scita: parte irrazionale;

2. L'io narrante: parte razionale che ha il compito di governare e frenare le potenze irrazionali

dell'anima;

3. fanciulla: allegoria dell'anima stessa che sta viaggando per raggiungere il suo sposo come

l'anima che deve ricongiungersi con Dio.

Tra il 1439-43 Alberti decide di organizzare gli intercenales in un libro che presenta 44 scritti.

Ha avuto una circolazione limitata, infatti a noi sono giunti solamente 2 manoscritti:

1. "O" (conservato nella libreria di Oxford) che contiene e primi 2 libri e altre 2 intercenales;

2. "P" (conservato nella biblioteca del convento dei domenicani di Pistoia) contiene 11 libri ad

eccezione del 5 e del 6 e presenta la siglatura Inc. F. 19, rilegato assieme all'incunambolo

del "De civitate Dei" di S. Agostino

"Momus sive de principe": opera satirica (1443-51) di argomento politico. E' la parodia del filone

medievale "speculum principis" che sono dei trattati che contengono norme di comportamento e

principi generali di scienza politica per l'educazione dei principi.

Narra di Giove (rappresenta il principe) che ha deciso di rinnovare l'universo e chiede la

collaborazione dei sapienti (filosofi): rapporto tra cultura e politica, cioè la cultura deve essere a

sostegno della politica. Momus è il Dio dell'invidia e del disordine universale che cerca di

ostacolare il tentitivo di trovare la collaborazione, quindi Giove lo scaccia dall'olimpo e vi è una

parabola discendente parallela a quella ascendente di Ercole che invece sostiene la politica di Giove

e fa un discorso di lode ai filosofi.

Pper Momus invece la forma di vita esemplare è quella dei vagabondi che non hanno legge e casa e

quindi possono assumere tutte le forme possibili, non sono imprigionati in nessuno schema astratto

ma sono in continua evoluzione, sempre pronti a cambiare attività. E' una libertà senza legge e

anarchica. Momus alla fine si ritroverà legato a una roccia in mezzo all'oceano e castrato.

Alla fine di Momus resta solo un libro in cui vi rano i suoi insegnamenti per l'educazione del

principe. Non si saprà mai se il libro di Momus verrà mai letto e quindi rappresenta un allegoria

delle opere di Alberti.

Prologo dei libri della famiglia. Qui Alberti propone il volgare fiorentino come strumento

espressivo. Ricordiamo che in questo periodo tuttavia vi è la supremazia del latino sul volgare a cui

spetta solamente la letteratura di intrattenimento e non può affrontare temi filosofici morali, quindi

Alberti anticipa quei tempi di inizio 500 in cui il rapporto tra le 2 lingue si capovolgerà.

Inoltre nel prologo ci fornisce un equivalente in volgare di un orazione di Cicerone. Il volgare che

adotta è un volgare ricostruito e ricalcato sui modelli sintattici, morfologici e lessicali del latino.

Il prologo tratta del rapporto tra la virtù e la fortuna. La sua riflessione prende spunto dal destino

delle grandi famiglie che hanno visto le loro fortune crollare rapidamente. Si pone quindi la

domanda se allora il destino della famiglia (uomini) è soggetto al dominio incontrollabile della

fortuna. L'autore sostiene che è possibile opporsi alla fortuna e che ciascuno è arbitro del proprio

destino. La forza più potente contro la fortuna è la virtù, infatti se facciamo appello alle nostre virtù

la fortuna non prevale. L'autore prosegue con esempi ricavati dalla storia antica greca, facendo

riferimento al destino dell'impero di Alessandro Magno e dalla storia romana con esempi del

periodo della repubblica romana. Finchè in questi organi politici prevalse la virtù, gli stati hanno

potuto avere espansione e ricchezze.

Alla fine del testo viene ribadito il concetto che la fortuna domina solo chi le si sottomette, chi

invece oppone la sua virtù prevale sulla fortuna. E' un concetto tipico del'ideologia umanistica.

Alberti ha un'anima divisa e lacerata, infatti in altri scritti satirici ci mostra una visione più cruda

della realtà.

In questo intercenale Alberti giunge a delle conclusioni opposte rispetto a quelle del prologo. Di

quest'itercenale ci sono giunti molti manoscritti perchè circolò sotto il nome di Luciano di

Samosata, scrittore greco (che è il modello d'imitazione delle intercenales).

E' un dialogo tra 2 personaggi della mitologia classica, Mercurio (messaggero degli Dei) e la Virtù

personificata, presentata come una divinità minore.

"Ecco vedi come sono..... causa":La virtù racconta a Mercurio un episodio che le è accaduto di

recente: Giove non la può ricevere perchè ha sempre qualcosa più importante da fare, quindi chiede

a Mercurio di fare come portavoce della sua protesta, ovvero l'aggressione che ha subito da parte

della fortuna. In questo testa Alberti sostiene che la virtù non può prevalere sulla fortuna (doppio

volto di Alberti, da una parte ha una visione utopica, umanistica per la realtà come dovrebbe seere, e

dall'altra parte una visione cruda della realtà così com'è).

Il pittore Dosso Dossi rappresenta Giove, Mercurio e la Virtù. Giove è intento a dipingere le ali

delle farfalle, invece la figura femminile a cui Mercurio impone silenzio è la raffigurazione della

Virtù.

"Centame coronario": gara di poesia in lingua volgare ideata da Alberti con il tentativo di

rilanciare le sorti del volgare. Il premio era una riproduzione in argento della corono d'alloro poetica

con la quale si incoronavano i poeti. Fu una gara in volgare sul tema dell'amicizia avvenuta presso il

duomo di S. Maria del Fiore, la domenica del 22 ottobre 1441. Tuttavia il Centame coronario si

risolve in un insuccesso, poichè la giuria si rifiutò di consegnare la corona d'argento ritenendo che

nessuno dei poeti era meritevole di riceverla.

"Rime": 19 testi, caratterizzati per il loro sperimentalismo, includono sonetti, madrigali, satire e

compostizioni di gusto popolareggiante, ballate ecc... Con questa serie di componimenti inaugura

nuovi generi della poesia volgare.

Spiccano 2 testi:

1. il ternario "Mirtia": inaugura il genere dell'elegia in volgare;

2. L'ecloga "Tyrsis": genere della bucolica in volgare. Il genere della bucolica era già stato

rilanciato da Dante, Boccaccio e Petrarca ma erano in latino non in volgare.

Proemio del terzo dei libri della famiglia.

Affronta il tema della dignità del volgare chiedendosi se sia stato una sciagura più grande il crollo

dell'impero romano o l'imbarbarimento del latino nei secoli del medioevo.

La discussione avviene nel giardino della Villa degli alberti con il padre e altri intellettuali e alla

fine si ritiene che la perdita più grave sia stata quella del latino.

Nel 1435 a Firenze ci fu un altro dibattito umanista, formalizzato nella forma di uno scambio di

epistole, che coinvolse Leonardo Bruni e Biondo Flavio. Essi discutono in quale lingua gli oratori

latini pronunciavano i loro discorsi.

Bruni nella prima lettera sostenne che il latino delle opere latino non era quello della lingua parlata

nella Roma Antica. E quindi vi era un sorta di bilinguismo tra la locutio vulgaris, la lingua della

conversazione quotidiana appresa da tutti e il latino, lingua che si apprendeva nelle scuole, la lingua

grammaticale per antonomasia, lingua immutabile e perfetta.

Biondo replica sostenendo che non c'è nessun documento che provi l'esistenza della locutio vulgaris

della Roma Antica. Egli sotiene che a Roma vi era una sola lingua parlata e scritta, il latino, che

tuttavia presentava diversi registri stilistici corrispondenti ai vari ceti sociali.

Per Biondo i moderni volgari solo il prodotto dell'imbarbarimento del latino dovuto alle invasioni

barbariche. Il latino ha attraversato diverse fasi di evoluzione e anche il volgare ha una sua

grammatica e potrebbe essere condotto a livello del latino.

Alberti si appoggia a questa teoria per sostenere che i dotti moderni devono perfezionare il volgare

in modo che possa competere con il latino.

1436-1441: Alberti scrive la prima grammatica della lingua volgare. Egli anticipa tendenze che si

affermeranno nei primi anni del 500 con le "Prose della vulgar lingua" di Bembo.

LORENZO DE' MEDICI

(1469-1492)

Con i Medici Firenze continua a essere una repubblica, infatti il loro potere si esercitava attraverso

il controllo delle istituzioni repubblicane. Lorenzo de' Medici fu il signore di Firenze.

Fasi della sua produzione letteraria:

1. 1464-1473: composizioni liriche che si ispirano al modello petrarchesco. A questo periodo

risalgono poemetti, componimenti di carattere comico-ludico, parodia, una letteratura giocosa.

"Simposio": (1469-1472), 8 capitoli ternari. Il Simposio è è un celebre dialogo di Platone in cui si

espone la sua filosofia dell'amore. Lorenzo ne fa una parodia, esponendo una galleria degli

ubriaconi della Firenze contemporanea.

Nel 69 si era divulgato il commento del Simposio di Platone da parte di Marsilio Ficino.

"Uccellagione di Starne": descrive una battuta di caccia a cui partecipano i membri della brigata

laurenziana, 45 ottave. Le caccie erano solite essere di carattere allegorico qui invece vi è una

dimensione comico-realistica.

"La Nencia da Barberino": Quest'opera ebbe un larga diffusione; infatti possediamo varie

redazioni:

1. Redazione V (La vulgata): 1907, edizione ampia costituita da 49-51 ottave;

2. " A: scoperto da G. Volpi nel 1908, redazione breve in 20 ottave;

3. " P: 1934, 39 ottave.

Notiamo una forma instabile nella sua trasmissione manoscritta. Si presenta quindi il problema della

paternità della Nencia. Ci furono varie ipotesi: si considera la relazione A come superiore di qualità

letteraria, attribuibile a Lorenzo, le altre edizioni sono un interpolazione del testo originario. I

copisti possono infatti aver aggiunto altre ottave. Al tre ipotesi pongono all'origine il testo B o un

testo perduto simile a B. Si è quindi avanzata l'idea di un origine poligenetica della Nencia, un

opera non solo di Lorenzo, ma prodotto anche dall'attività della brigata laurenziana. Lorenzo è

quindi uno dei possibili scrittori di un prodotto collettivo.

Narra del canto d'amore del pastore Vallera in cui loda la sua amata Nencia, è una parodia del

genere bucolico e un esempio di poesia rusticale. Il pastore nel cantare si sforza di essere elegante,

ma la rozzezza del contadino si manifesta nella sua lingua. Mentre lui cerca di essere raffinato cade

in una serie di espressioni rozze. E' una parodia del genere bucolico, parodia che esisteva già nella

letteratura antica con "Il ciclo di Polifemo". Il ciclo narra del ciclope Polifemo e del suo amore con

la ninfa Galatea che non accetta le offerte amorose del ciclope. E' una serie di testi che

rappresentano in chiave comica un Polifemo innamorato.

Nel primo paragrafo vi è una citazione del 1 verso della seconda bucolica di Virgilio, incipit. In

questo termini sono presenti termini dialettali come "otta".

Nel secondo paragrafo il pastore ci dice che in nessun luogo che ha visitato ha visto una donna più

bella della sua Nencia, tuttavia si tratta di luoghi del contado fiorentino, quindi non lontani da

Firenze, che ci mostra la conoscenza limitata del pastore sul mondo. Segue iul topos della "secritio

mulieris" con note di carattere stilnovistico ma proseguendo lo stile si fa sempre più basso,

permeato da espressioni rozze. Successivamente vi è un paragone con la dentatura del cavallo, la

Nnecia presenta una dentatura che va dai 20 ai 40 denti. Per quanto riguarda la dimensione stilista e

fonetica sono presenti suoni aspri che si mostra la sfumatura di rozzezza anche dove potrebbe

sembrare un discorso elegante. Ad esempio abbiamo la G palatale che diventa una G velare o l'uso

della doppia z ("Nenciazza"). Segue un elenco di doni che il pastore primette alla Nencia, doni

come una collana di coralli con un ciondolo in mezzo, (riprese del motivo del ciclo di Polifemo).

LUIGI PULCI

(1432-1484)

Pulci appartenne a una famiglia di nobili origini ma economicamente dissestata. Fu alle dipendenze

come scrivano di Francesco Castellani, mercante mediceo.

Nel 1461 fu alle dipendenze di Lucrezia, madre di Lorenzo de Medici. Di lui si ricordano sonetti di

materia burlesca. Con i suoi sonetti polemici di materia burchellesca attacca il personaggio di

Bartolomeo della scala che fu cancelliere della repubblica fiorentina.

La materia burchellesca ha origine con Domenico di Giovanni con il suo "Burchiello" 1404-1449,

un poeta del popolo, barbiere, che fu esiliato da Firenze per le sue posizioni antimedicee.

Fu un autore di sonetti costituiti attraverso un accumulo di vocaboli eterogenei, da oggetti che

danno luogo a un ammasso caotico, a un accumulo incoerente e disordinato. Possono essere degli

esercizi vituosistici senza significato, caratterizzati da una poetica no sense. Altri ritengono che

siano scritti in un linguaggio cifrato e che appartengano a un filone politico o costituito da doppi

sensi osceni continuati. Vi è una tatole sconfessione del rapporto tra significato e significante, è un

esercizio che mette in discussione l'ordine stabilito del mondo.


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del testo letterario e della comunicazione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana secoli XVII-XIX e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Bettinzoli Attilio.

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