Letteratura italiana
Bettinzoli, IV periodo
Giulia Cester Comento de’ miei sonetti di Lorenzo de’ Medici 42 capitoli a commento di altrettanti sonetti Opera che lo occuperà per il resto della sua vita Stampo filosofico, in connubio con la poesia Riprende le lezioni del Ficino Dialogo con Pico della Mirandola
Giovanni Pico della Mirandola
Nasce a Mirandola in provincia di Modena il 24 febbraio del 1463 Da Giovan Francesco Pico della Mirandola e Giulia Boirado (Cfr. Matteo Maria Boiardo autore dell’Orlando innamorato) Formazione a Ferrara (1477-79) alla scuola del figlio di Guarino Veronese, Battista Guarini 1479 va a Firenze e conosce i principali protagonisti della vita fiorentina (Lorenzo de’ Medici, Poliziano, Ficino) 1480-82 va a Padova Studia con Nicoletto Vernia, studioso aristotelico Precoce interesse per la cultura e la Sapienza Orientale Stringe rapporti con comunità ebraiche.
Nel periodo padovano molto importante il rapporto con l’ebraico cretese Elia del Medigo Jochaman Alemanno Guglielmo Raimondo Moncada (o Flavio Mitridate) Fu per diversi anni alle dipendenze di Pico Gli insegna l’ebraico, il caldeo (aramaico), l’arabo Gli insegna la letteratura mistica ebraica (mistica cabalistica) Grazie a lui traduce in latino il Corano È uno dei primi che si accosta ai testi originali orientali.
1484 lungo soggiorno a Firenze Accademia platonica ficiniana 1484-85 primi scritti importanti 2 epistole:
- Una del 14 luglio 1484 a Lorenzo de’ Medici Elogio per la prima redazione del Comento de’ miei sonetti Pico comprende la volontà di coniugare poesia e filosofia di Lorenzo, mettendolo a confronto con Dante e Petrarca e facendo una sincera lode del signore di Firenze Dice che la poesia di Petrarca è elegantissima, con uno stile ricercato, ma ha il difetto che a uno stile particolare non corrisponde spesso profondità di contenuti Dante, al contrario, ha disseminato le sue opere di contenuti profondi e importanti, ma esplicandoli in uno stile aspro e scadente Lorenzo è riuscito a mediare fra queste due caratteristiche: offre una poesia di elevata grazia ed eleganza stilistica con profondità di contenuti (secondo Pico riesce a congiungere gli scherzi degli innamorati e le profonde sentenze filosofiche) Poesia filosofica.
- Una del 3 giugno 1485 a Ermolao Barbaro Esponente dell’umanesimo filologico (cfr. Poliziano) Fronte filosofico (Platone e Aristotele) Infatti, l’opera maggiore di Barbaro fu la traduzione in latino della Fisica di Aristotele 1493 Castigationes Plinianae (analisi e revisione filologica dell’Historia Naturalis di Plinio il Vecchio, di cui propone più di 5000 correzioni).
Epistola responsiva al Barbaro, che gli aveva scritto lodandolo per i suoi progressi negli studi umanistici (greco, stile raffinato e brillante) e lo segnalava come una delle menti più brillanti dell’epoca Ma lo ammoniva anche dal non perdere tempo a studiare i filosofi scolastici medievali (erano dotti ma mancavano di stile).
Pico gli risponde con un vero e proprio trattatello, il De Genere Dicendi Philosophorum (= sullo stile dei filosofi) Rapporto fra studi umanistici e filosofici Elogia Barbaro e si rammarica per il tempo perduto Però si autodifende tramite la figura di un filosofo medievale inventato, il quale sostiene che se si parla di verità non c’è bisogno di uno stile ricercato e raffinato (la verità non va velata da un eccesso di ornamenti e abbellimenti stilistici, va offerta al lettore com’è) Accusa gli umanisti di sprecare energia nella ricerca di cose sciocche e inutili, quando invece dovrebbero concentrarsi su cose più di spessore.
Alla fine riprende la parola in prima persona per sconfessarsi, dicendo che l’unico motivo per cui ha fatto parlare un personaggio inventato è per scatenare nel Barbaro una voglia di difendere l’eloquenza Quindi cosa pensa effettivamente il Pico? Forse bisogna prenderlo in parola, considerare il suo scritto come una farsa come vuole presentarcelo Ma questa posizione non ci convince pienamente, perché la sua creazione manifesta un reale disagio velato, che rispecchia una grande formazione umanistica e filosofica, che però lo rendono indeciso Infatti, il Barbaro non prese bene l’epistola del Pico, tanto che i loro rapporti si raffreddarono per alcuni anni Non aveva gradito la sfida lanciatagli.
Oscilla fra filosofia e filologia/letteratura, due polarità culturali opposte 1485 va alla Sorbona di Parigi per studiare filosofia (dialettica medievale) 1486 nuovamente a Firenze Tumultuosa creatività Vuole creare una disputa pubblica (convegno di dotti che avrebbe dovuto riunirsi a Roma a discutere una serie di tesi che Pico voleva loro sottoporre) Tema: il tentativo di voler dimostrare la medesima radice della realtà Tutto il sapere (filosofia, religione…) rispecchia un’unica verità, la quale ha solo molteplici facce Sarebbe dovuta essere la prima manifestazione del suo sapere.
Parte da Firenze per Roma Giunge ad Arezzo il 9 maggio 1486 Il giorno dopo Pico rapisce una donna, Margherita Il gesto non passa inosservato, tanto che 200 uomini lo inseguono Scontro nel quale il Pico viene imprigionato Pare che da anni avesse relazioni con Margherita, vedova risposata Situazione delicata, presa come un’offesa al popolo aretino Grazie all’aiuto di Lorenzo, ne uscì.
Prova a tornare a Roma nell’ottobre dello stesso anno Viaggio ostacolato dalla peste che lo costringe a fare varie fermate Scrive molte epistole indirizzate agli amici, per tenerli aggiornati sui suoi spostamenti.
Opere
Commento Sopra una Canzone de Amore di Girolamo Benivieni Benivieni si era ispirato al De Amore di Ficino Parte da qui per esporre la sua interpretazione del Simposio platonico Latente polemica nei confronti del Ficino (anche per ragioni di concorrenza, perché voleva prendere il suo posto alla corte medicea) Cattivi rapporti fra Pico e Ficino Modello mediceo del Comento de’ miei sonetti Resta inedita, pubblicata post mortem (1519 dal Buonaccorsi, suo parente, il quale toglie molte parti per il periodo di forte opposizione religiosa in cui vive).
Conclusiones Sive Theses Nongentae (Conclusioni, ovvero 900 tesi) Indirizzata al Benivieni 900 = rimando al furore poetico (“raccoglimento dell’anima in se stessa al richiamo delle Muse”) Raccoglie le tesi che il Pico voleva sottoporre ai letterati a Roma Suscitò un putiferio alla sua pubblicazione (7 dicembre 1486) Molto complessa Sono enunciazioni sintetiche, che avrebbero dovuto svilupparsi a voce, per poi essere commentate dagli uditori.
Oratio, nota anche come De Hominis Dignitate Discorso introduttivo al grande convegno romano Sarà pubblicata postuma (1496) Il convegno romano naufragò perché, dopo la pubblicazione delle Conclusiones, a Roma girò la voce che proponeva tesi eretiche Papa Innocenzo VIII intervenne nel 1487 e bloccò l’iniziativa del Pico per analizzare le sue tesi Il 2 marzo 1487 si discusse in tribunale e venne invitato anche il Pico, per dargli la possibilità di difendersi La commissione concluse l’analisi il 12 marzo, dichiarando eretiche 7 tesi e dubbie altre 6, per un totale di 13.
Nel frattempo Pico scrisse un opuscolo per spiegare meglio le 13 tesi censurate dalla commissione, che pubblicò il 31 maggio 1487 con il titolo Apologia La sua situazione peggiorò, tanto che il Papa trasformò la Commissione Teologica in una fazione del Tribunale dell’Inquisizione Sotto processo per eresia, Pico accettò di firmare, il 31 luglio 1487, una ritrattazione che non lo salvò comunque dalla condanna per eresia (15 dicembre) Fuggì e venne arrestato a Lione da Filippo di Savoia Venne appoggiato dai suoi amici (Lorenzo de’ Medici, Carlo VIII…) Poi venne espulso dalla Francia ma con un salvacondotto del re francese Poi Ficino, che fece da tramite fra Pico e Lorenzo, lo invitò a stare a Firenze La condanna per eresia fu tolta solo dal nuovo Papa, Alessandro VI nel 1493 Il resto della sua vita la passò a commentare testi sacri, a Fiesole.
1489 pubblica un commento ai primi versetti della Genesi Heptaplus – De Septiformi Sex Dierum Geneseos Enarratione Settiforme commento ai 6 giorni della Genesi 7 numero mistico, 7 piani allegorici Deposito di verità nascoste sotto il piano letterario della narrazione biblica Scritto accolto male a Roma (ovviamente!) Cfr. Hexaemeron di San Basilio; Decameron, come creazione di un nuovo mondo dopo la peste.
Svolta nel 1490 Rientro nei ranghi dell’ortodossia religiosa 3 epistole al nipote Giovan Francesco Argomento religioso De Ente et Uno 1491 Opuscolo filosofico dedicato al Poliziano Rapporto fra l’uno e l’essere Basato sul commento del Parmenide di Platone, dal quale Pico prende le distanze dall’interpretazione neoplatonica (Plotino, Roplo, Ficino).
Superiorità dell’uno sull’essere Lui sostiene la tesi aristotelica, secondo la quale Ens et Unum Convertutum = l’Essere e l’Uno sono sovrapponibili Il Pico degli anni ’90 sembra ricondurre Platone ad Aristotele invece del contrario come prima Sembra lasciare la visione gnostica, basata sulla conoscenza per approdare a una visione religiosa tradizionale, basata sulla fede (non è la conoscenza che ci porta a Dio, ma l’amore, come sosteneva Dante).
Disputationes Adversus Astrologiam Divinatricem 1493-94 Contro l’astrologia previsionale (non ha nessun fondamento) Contesta il fatto che non si fonda su niente di verificabile e reale Sono rilevamenti puramente analogici senza senso Testi pieni di errori e non analizzati filologicamente.
17 novembre 1494 muore improvvisamente a Firenze Numerosi sospetti: le circostanze, la morte precoce (31 anni) Marins Anudo, che tiene in diari tutte le info su ciò che accadde, riporta la notizia su un fatto di 3 anni dopo la morte del Pico (a Firenze vi è la Repubblica del Savonarola e Cristoforo di Casalmaggiore, il segretario personale del Pico, viene arrestato perché trama contro la repubblica e testimonia di aver avvelenato il Pico) Suo nipote raccontò la sua vita in allegato alla pubblicazione di sue opere Attese la morte serenamente Carlo VIII venne a conoscenza della malattia e gli mandò due medici, ma troppo tardi Dopo Savonarola pronunciò un discorso biasimandolo per non aver preso la veste domenicana.
Dall’Oratio FOTOCOPIA 1
Abdalla Saraceno, non sappiamo chi sia, anche perché è un nome molto comune La fonte è l’Asclepio, un opuscolo compreso nel Corpus Ermeticum (1463) di Ermete Trismegisto Quindi cita un arabo e un egiziano Parla del miracolo che è l’UOMO, a metà fra il mondo animale e le più alte intelligenze angeliche Cita il re David, autore dei Salmi (in particolare salmo 8, vv 6) L’uomo è “di poco inferiore agli angeli” Pico comunque dice di non capire perché l’uomo debba essere considerata la creatura più splendida fra tutte.
Così racconta la Genesi, scrivendo che Dio alla fine della Creazione sente che manca una creatura in grado di comprendere la bellezza del mondo, appunto l’uomo Dio = Architetto del Mondo (concetto misterico, antico) Nella descrizione, Pico, rispetta la scala ficiniana e neoplatonica dell’essere Cita Mosè come autore della Genesi, Timeo è il pronunciatore di un dialogo platonico di carattere cosmologico (il Timeo è un Mosè greco, ha lo stesso suo valore).
Cfr. Filosofia perenne Tutto il discorso è scandito secondo un ritmo triadico Il numero 3 è simbolo della divinità L’uomo è una creatura speciale perché può decidere da sé, può forgiare se stesso, ha una totale e assoluta libertà, perché non ha una natura definita Ciò dà enormi possibilità ed enormi rischi L’uomo è la sintesi di tutte le creature di Dio, sta a lui scegliere quali caratteristiche adottare L’uomo ha grandi possibilità, può diventare simile a Dio o degradarsi fino a essere una bestia, è come un camaleonte.
L’uomo è stato messo sulla terra, perché secondo la concezione tolemaica, la terra è al centro dell’universo L’uomo è simboleggiato da Proteo (Odissea libro IV, Georgiche libro IV), uomo mutevole, che poteva divenire qualunque cosa Enoch, fu trasportato vivente in cielo da Dio e fu trasformato in un angelo della divinità, Metatron Nei Vangeli apocrifi c’è il libro di Enoch.
Cita anche la teoria della metempsicosi di Empedocle, sulla reincarnazione Empedocle ricorda le sue vite precedenti Metamorficità della natura umana Cita il Corano, in cui Maometto dice che l’uomo che si allontana da Dio diventa bestia.
Girolamo Savonarola
(Ferrara 1452 – Firenze 1498) 1490, anno che segna un mutamento nella produzione letteraria dei dotti fiorentini Savonarola giunge a Firenze su richiesta di Lorenzo de’ Medici Uomo di fede con un talento spiccato per l’orazione Lorenzo lo chiama per le sue difficoltà col mondo religioso (congiura dei Pazzi) Delicatissimo equilibrio, destabilizzato dalla Chiesa Rivolta dei Baroni (1485-86), del regno aragonese Lorenzo interviene a favore degli Aragonesi Attacchi da parte della Chiesa a Lorenzo e ai suoi letterati (ecco i sospetti per le morti di Poliziano e Pico).
1489 accusa di eresia anche per Ficino, che riesce a uscirne Ma Lorenzo si sente comunque sotto attacco Interviene in ambito diplomatico Matrimonio del 1488 fra Maddalena (sua figlia) e Franceschetto Cibo (nipote del Papa) Giovanni de’ Medici (secondogenito) viene nominato cardinale Ma è in difficoltà anche a Firenze Predicazioni dai francescani Nel 1488 aveva dovuto scacciare un frate, Bernardino da Feltre Era contro l’usura.
Vi univa una predicazione aspra contro Lorenzo e la sua corte, ammonendo una conversione di Firenze se voleva evitare il castigo divino Ecco perché chiama Savonarola, inattaccabile moralmente e più controllabile Gli avrebbe offerto una giustificazione davanti alla Chiesa e davanti a Firenze Ma ciò implicava una revisione politica culturale Religione ad impronta più tradizionale Lorenzo diede esempio.
La Rappresentazione di San Giovanni e Paolo (1491) Vi prese parte l’ultimo figlio di Lorenzo, Giuliano Costantino lascia le eredità ai suoi 3 figli FOTOCOPIA 2 Sembra quasi un testamento di Lorenzo Contrasto fra vita cittadina e contadina L’uomo di potere deve essere d’esempio al suo popolo, perché imiterà il suo comportamento Deve essere imparziale Il Pico seguirà le volontà di Lorenzo.
Lettera di Poliziano ad Antiquario, in cui descrive la fine della vita di FOTOCOPIA 3 Lorenzo + lamento funebre per Lorenzo.
Opere
Apologeticus sive de Ratione Poeticae Artis (1491) 4 libri Ruolo della poesia Nasce come risposta a un’epistola di Ugolino Verino Gli aveva sottoposto alcuni dubbi: la lettura dei poeti classici è davvero raccomandabile per i religiosi o è un danno alla fede? Verino aveva deciso di non dedicare le preghiere alle Muse e ad Apollo nel suo poema epico Carliade (su Carlo Magno) Aveva deciso di mantenere la rigorosità morale e religiosa tipica del tempo, infatti invoca il Crocifisso Così Verino allega anche un carme latino, De Christianae Religionis ac Vita Monasticae Felicitate.
Savonarola gli rispose dandogli ragione, dicendo che le sue considerazioni erano giuste per un cristiano Ne approfittò per criticare il gusto classicheggiante degli umanisti In particolare attacca chi sosteneva che i classici erano accostabili alle sacre scritture, interpretabili allegoricamente Quindi attacca la fazione ficiniana.
C’è una differenza sostanziale fra i due scritti: le sacre scritture si fondano sulla verità storica (disegno provvidenziale, contenuto profetico), al contrario dei miti classici, che non contengono alcuna verità Differenza fra allegoria dei teologi e allegoria dei poeti.
Allegoria dei Teologi, definita da Dante nella Lettera a Cangrande della Scala Citazione del Salmo “In exitu Israel de Egipto” Interpretato in 4 piani dei sensi:
- Significato letterale: valenza storica del fatto (uscita del popolo ebraico dall’Egitto).
- Significato allegorico:
- Figurale o tipologico: prefigurazione della redenzione del genere umano da parte del Cristo (quindi l’avvenimento storico contiene la prefigurazione della conseguente venuta di Cristo).
- Morale: liberazione dell’anima dalle tenebre del peccato e il suo transito nello stato di grazia.
- Anagogico: redenzione dell’anima santificata dalla cattività terrena e il suo accesso nella Gerusalemme celeste.
Conclusione: l’unica poesia è quella sacra Ma si accorge che l’eleganza dello stile non serve ad aumentare la fede o a trasmettere la verità.
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