LETTERATURA ITALIANA
LORENZO DE’ MEDICI
Poesia lirica:
1. Il Canzoniere: 166 liriche che riprendono il genere della tradizione petrarchesca. Nel 1474
comincia a raccogliere in forma sistematica le sue poesie. Lorenzo si rende conto che il
Canzoniere di Petrarca non sono solo una raccolta di poesie ma un vero e proprio libro,
poiché vi è una struttura, un’organizzazione dei testi, una disposizione pensata dall’autore.
Petrarca imposta l’opera nella forma di una rilettura dell’amore per Laura come percorso
all’avvicinamento alla conversione, alla verità religiosa. L’ultima poesia del canzoniere è
infatti dedicata alla lode alla Vergine Maria. All’interno del canzoniere vi sono le rime in
vita e quelle in morte di Laura, inoltre vi sono elementi strutturali che fanno del Canzoniere
un libro e non una semplice raccolta di poesie. Vi sono corrispondenze con le date del
canzoniere e quelle della liturgia cristiana come ad esempio il testo che apre l'opera che è
datato il 25 dicembre, data della nascita di Cristo.
1476-77: “Raccolta aragonese”: antologia della poesia toscana dal 200 fino allo stesso
Lorenzo de' Medici. Ne fa dono a Federico d'Aragona (figlio di Ferdinando I) e la compone
con la collaborazione di Poliziano. Comprende i testi lirici di Dante, la Vita Nova, canzoni,
sonetti e ballate, è una sezione introdotta dalla biografia di Dante scritta da Boccaccio. Vi
sono poi testi degli stilnovisti come Guinizelli, Cino da Pistoia e Guido Cavalcanti e
Guittone d'Arezzo. Lorenzo si presenta quindi come un continuatore della tradizione poetica
toscana. Con questa raccolta vi è il rilancio dell'esperienza stilnovistica che sarà anche una
conseguenza sulla produzione lirica di Lorenzo.
2. Il comento de’ miei sonetti (prosecuzione del Canzoniere): prosimetro, formato da un
proemio in cui si ispira al modello della Vita Nova di Dante ed è formato da 41 capitoli e
quindi 41 sonetti più le prose esplicative di ciascuno. Nel proemio giustifica la scelta di
proporre ai lettori un auto-commento dei suoi testi perchè nessuno meglio di lui poteva farlo
e inoltre afferma che l'Amore non è un tema futile dato che oltre a essere un politico egli
stesso a scritto poesie d'amore su modello del Ficino. Infine nel proemio vi è la
rivendicazione del volgare ritenuto uno strumento capace ci esprimere qualsiasi concetto.
Dopo il proemio seguono 4 sonetti dedicati alla morte di Simonetta Vespucci avvenuta nel
1476. La sua morte è stata per lui la rivelazione di una nuov fase della sua vita in cui si
innamora di un'altra donna a cui sono dedicati gli altri capitoli. Vi sono 2 redazioni una del
1481-6 e l'altra 1487-91 in cui accentua la componente di carattere filosofico. Lorenzo
muore nel 1492. FOTOCOPIA COMENTO DEI MIEI SONETTI
Nel primo capitolo vi è un'ampia introduzione di carattere filosofico e poi vi è una parte di carattere
narrativo in cui si spiegano le occasioni alla base della composizione del sonetto. Poi segue il
sonetto più il suo commento/parafrasi.
Comincia con il tema della morte (Simonetta Vespucci) e spiega che la morte è la fine di un nuovo
inizio, segna la nascita di una nuova creatura (la morte di Simonetta rappresenta l'inizio di una
nuova fase della sua vita). Come sosteneva Platone chi vuole sperimentare il vero amore deve prima
morire a tutto ciò che appartiene la vita non vera. Bisogna cancellare tutto ciò che è effimero,
transitorio come la storia di Orfeo e Euridice: Orfeo scende all'inferno per recuperare la sua sposa e
poi non resiste, si gira e la perde definitivamente. Lorenzo afferma che Orfeo non era stato capace
di morire alle suggestioni del mondo esterno. (Questo è spiegato nella prima colonna della
fotocopia).
Seconda colonna: “morì come di sopra....”: riprende il linguaggio stilnovistico di Dante. L'umiltà di
Beatrice la rendevano amabile da tutti. Le donne generalmente sono invidiose tra di loro ma
Simonetta è capace di far lodare la sua bellezza anche dalle sue coetanee. Nel funerale di Simonetta
la sua bara è scoperta perchè così tutti la possono osservare, ora è anche più bella di quando era
viva. Il lessico richiama quello di Dante e degli antichi stilnovisti (“cosa”: indica la creatura, la
persona).
Il sonetto: Lorenzo è un suo amico vedono in cielo una stella che splende di più rispetto a tutte le
altre tanto da far ombra ai corpi. Simonetta si è trasformata in quella stella ed è per questo che
splende più delle altre. Lorenzo chiede inoltre a Simonetta perchè vuole contendere con il Sole dato
che può chiedere ad Apollo di guidare il carro del Sole?
La presunzione non è stata quello della stella che si è congiunta con l'anima di Simonetta ma quella
della morte che ha voluto aggredire Simonetta.
FOTOCOPIA: RAPPRESENTAZIONE DI SAN GIOVANNI E PAOLO
Ultima opera:
“Rappresentazione di San Giovanni e Paolo”: L'imperatore Costantino prossimo alla morte,
convoca i figli per lasciare loro in eredità l'impero romano. Si afferma che l'imperatore deve essere
servo dei suoi servi e chi vuole governare deve dare il buon esempio e deve amministrare la
giustizia con imparzialità. L'impero è un servizio verso un bene comune e non un esercitazione di
un potere. E' quindi una sorta di testamento politico.
FOTOCOPIA: DIPINTO DI DOMENICO GHIRLANDAIO: LA CONFERMA DELLA REGOLA
E' un dipinto che si trova nella Cappella Sassetti nella chiesa di santa trinita a Firenze.
Ghirlandaio rappresenta la conferma della regola e quindi l'approvazione dell'ordine francescano.
Viene ritratto francesco che porge al papa il testo della sua regola. L'episodio di San. Francesco è
proiettato nel mondo contemporaneo e lo possiamo capire dai personaggi che sono dipinti: a destra
vi sono 4 persone tra cui Lorenzo de' Medici e Francesco Sassetti (committente del dipinto e
banchiere dei medici), il figlio e un parente di Sassetti.
A sinistra vi sono 3 giovani ovvero i 3 figli di Sassetti e i personaggi che salgono le scale nella parte
inferiore del dipinto sono Poliziano e i 3 figli di Lorenzo de' Medici.
GIOVANNI PICO DELLA MIRANDOLA
(1463-1494)
Studia diritto a Bologna e dopo la morte della madre si trasferisce a Ferrara dove intraprende gli
studi umanistici. Pico stringe amicizia con Poliziano. Nel 1480 a Padova intraprende studi filosofici.
A Firenze entra in contatto con il Platone di Ficino mentre a Padova con la cultura aristotelica. Nel
1484 si trasferisce a Firenze in cui frequenta l'accademia platonica del Ficino. Nello stesso anno il
suo esordio letterario emerge in una lettera di presentazione a Lorenzo de' Medici. Pico gli scrive
per elogiarlo come scrittore e intellettuale e loda il comento dei miei sonetti. Pico afferma che
Lorenzo supera perfino Dante e Petrarca perchè afferma che essi presentano dei limiti: Petrarca è
un poeta elegante ed è troppo raffinato quindi presenta eccessiva espressione dove non corrisponde
altrettanta ricchezza di contenuti. Dante invece presenta uno stile aspro e non elegante per i suoi
contenuti. Lorenzo rappresenta la congiunzione tra Dante e Petrarca.
Scrisse inoltre un'epistola al filologo Ermolao Barbaro del 3 giugno del 1485 in cui risponde a una
lettera di Barbaro del 5 aprile.
Il problema su cui discutono è il rapporto tra retorica e filosofia. Ringrazia Barbaro delle lodi che
gli aveva rivolto e condivide il suo pensieri e i suoi rimproveri.
La parte centrale dell'epistola è dedicata alla difesa della filosofia medievale che un Barbaro, un
filosofo immaginario conduce rispondendo alle critiche di Ermolao.
Alla verità non serve la retorica, poiché ama mostrarsi nuda e fa l'esempio delle sacre scritture
scritte non in modo elegante ma in modo rozzo. Dove parla la voce della verità non vi devono
essere ornamenti che possono far velo al suo messaggio. Il filosofo Barbro sostiene che la cultura
umanistica si perde in questioni oziose. Pico afferma che non condivide il pensiero del filosofo . Vi
è il meccanismo presente già nei dialogi ad Petrum Paulum Histrum in cui si affermano dei pensieri
che per incitare la risposta dell'interlocutore.
Pico invita a interpretare l'epistola del 3 giugno come un esercizio retorico/gioco delle parti per
avere l'elogio dell'eloquenza da parte di Ermolao. E' un discorso svolto secondo i criteri della
retorica umanistica: difesa della filosofia della scolastica esposta con gli strumenti della retorica
umanistica/eleganza e vi è quindi un paradosso tra lo stile espositivo e i concetti che condannano
l'eccessiva raffinatezza stilistica con questioni che hanno a che fare con la verità. Ermolao sta al
gioco e risponde al Pico sviluppando la confutazione e l'elogio all'eloquenza. Ermolao tuttavia non
la prende bene e i loro rapporti si interrompono. Pico scrisse inoltre delle lettere a Poliziano in cui si
vede il loro rapporto di amicizia. Scrive a Poliziano che si sente lacerato e diviso tra l'attrazione agli
studi filosofici e quella per il mondo della poesia. Il Pico si è formato con 2 ambiti disciplinari
considerati distinti, filosofo e umanista. Ha una crisi di identità poiché non si riesce a decidere.
Pico lascia Firenze e va a Parigi e studia alla Sorbona, città della filosofia scolastico-medievale.
Tra le idee del Pico vi è quella di organizzare un convegno filosofico a Roma e invitare i dotti
dell'Italia del tempo per discutere, per dare corpo alla sua visione filosofica concretista: tutte le
religioni e scuole filosofiche erano rami di un unico albero, erano un'espressione di una verità
unitaria. Il compito dei dotti per Pico è quello di mostrare la radice unitaria del sapere. Vi è così
un'unificazione delle diverse tradizioni religiose.
Un ruolo fondamentale ha la tradizione ebraica del Cabalà (rivelazione segreta dell'ebraismo).
Pico rimette in circolazione in occidente la tradizione mistica dell'ebraismo.
Nel maggio del 1486 va a Roma con 20 uomini e nella via per Roma il 9 maggio giunge ad Arezzo.
Il 10 maggio incontra Margherita con cui aveva avuto una relazione a Firenze, la rapisce e fugge a
cavallo. Suonano le campane e il capitano con 100 uomini insegue Pico che viene raggiunto nel
confine tra Siena e Arezzo. Pico viene catturato e imprigionato. Grazie all'aiuto di Lorenzo de'
Medici Pico poté ritornare a Firenze.
L'ambasciatore estense Guidoni racconta che Margherita si era sposata con Giuliano di ….. de'
Medici.
Verso la fine del 1486 Pico compone 3 opere:
1. “Commento sopra una canzone d'amore composta da Girolamo Benivieni”: opera in
volgare di argomento filosofico: filosofia platonica dell'amore. E' un lavoro preparatorio in
vista dell'opera del commento al Simposio di Platone. L'opera ha un atteggiamento polemico
contro il Ficino. Pico giudica il De Amore di Ficino come inadeguato e impreciso, Attacca
diversi passi del De Amore. Rispetto al Ficino Pico aggiunge un erudizione umanistica con
riferimenti alla Cabalà ebraica. Il modello del Pico è quello del comento dei miei sonetti di
Lorenzo de' Medici;
2. “Conclusiones sive Theses”: 900 tesi/proposizioni su argomenti che voleva discutere nel
convegno che stava organizzando. La prima parte è dedicata alle tesi sulle scuole filosofiche
antiche-medievali e moderne con l'intenzione di sostenere che tutti i filosofi concordano in
una verità unitaria. La seconda parte sono le tesi secondo il suo punto di vista;
3. “Oratio de ominis dignitate”: discorso di introduzione del convegno romano che tuttavia
non ebbe mai luogo. E' presenta l'auto-difesa alle critiche alle conclusiones. Opera inedita
pubblicata postuma dal Nipote a Bologna nel 1496.
La prima reazione alle tesi di Pico: papa Innocenzo VIII il 20 febbraio del 1487 dichiara
che contengono proposizioni oscure, eretiche e quindi blocca il convegno del Pico e
sottopone il testo delle conclusiones alla commisione papale. La commissione sanziona 13
delle 900 tesi come 7 eretiche e 6 dubbie e scandalose. Nel frattempo Pico scrive un auto
difesa e riprende le 13 proposizioni e le argomenta nell' “Apologia” in cui difende le sue
idee e attacca i critici accusandoli di ignoranza. Il 6 giugno il papa emana una bolla che
trasforma la commissione magistrale che aveva preso in esame le tesi in una sezione del
tribunale dell'inquisizione. Nel 1487 Pico firma l'atto di sottomissione al papa ma viene
comunque condannato per eresia il 15 dicembre del 1487. Pico va in Francia e viene
arrestato da Filippo di Savoia. Carlo VIII, i professori della Sorbona e i principi italiani
chiedono la liberazione del Pico. Le negoziazioni di Lorenzo de' Medici salvano il Pico che
viene liberato e espulso dalla Francia ma non consegnato al papa. Rientra in Italia e a
Torino Pico riceve una lettera da Ficino che per conto di Lorenzo de' Medici lo invita a
tornare a Firenze. Pico si trasferisce così nella villa a Fiesole datagli da Lorenzo de' Medici
in cui si concentra negli studi di carattere biblico e teologico e il commento ai salmi.
1489: “Heptaplus de septiformi sex dierum Geneseos enarratione” (settuplice commento ai 6
giorni della genesi): commento ai primi capitoli del libro della genesi. Fu un'opera criticata perchè
non mostra la sconfessione delle sue idee che li avevano condannato per eresia. Visione sincretistica
del pensiero teologico. E' un commento allegorico condotto secondo 7 livelli di significato e quindi
7 spiegazioni diverse per ogni capitolo, mescola diverse tendenze filosofiche alimentando i sospetti
della curia romana. La sua eresia fu cancellata il 18 giugno del 1493 dal papa successivo.
Sono trattati dedicati al libro della genesi in cui è presente sia la tradizione ebraica che quella
cristiana.
Negli anni 90 le posizioni di Pico sono di una religiosità più ortodossa e ciò è documentato nelle 3
epistole del 92 indirizzate al Nipote Giovanni Francesco e in un opuscolo di antologia filosofica
dedicato a Poliziano affronta del rapporto tra l'essere, la molteplicità dell'essere e l'uno. E' un
anticipazione dell'opera sulla concordanza tra Aristotele e Platone in cui riconduce il pensiero di
Aristotele a quello di Platone: l'essere e l'uno sono interscambiabili. Ficino sosteneva che l'uno è
anteriore all'essere. Pico sostiene che non si può arrivare con la conoscenza a raggiungere Dio
tuttavia possiamo amarlo.
Ultima opera: trattato pubblicato postumo dal Nipote in “tutte le opere del Pico”: “Disputationes
adversus astrologia divinatricem”: discorsi contro l'astrologia previsionale. 12 libri in cui critica
le dottrine astrologiche. Pico corregge se stesso perchè le due opere giovanili sono ricche di
riferimenti all'astrologia ,alla magia, all'alchimia ma negli ultimi anni capisce che Dio non è
raggiungibile sul piano della conoscenza.
Silvia:
FOTOCOPIA ORAZIONE PICO DELLA MIRANDOLA
padri venerandi: umanisti/intellettuali che voleva convocare a Roma nel suo convegno.
Cita inoltre gli scritti degli arabi e l'asclepius di Ermete. David nella tradizione biblica è l'autore dei
salmi e quindi Pico esalta la dignità dell'uomo citando il salmo 8 versetto 6 (“Dio creò l'uomo poco
inferiore agli angeli”).
Secondo Pico Dio creò l'uomo poiché di fronte alla perfezione del creato doveva esserci una
creatura in grado di comprendere quella meraviglia: deve rendere testimonianza della grandezza
divina. Cita inoltre Mosè (autore di 5 libri della bibbia) e Timeo (dialogo in cui Platone tratta della
creazione del mondo) e Mosè viene posto sullo stesso piano di Platone e quindi vi è secondo Pico
una continuità delle diverse tradizioni sapienziali.
Dio creò l'uomo come ultima creatura e quindi per lui non c'è più un posto specifico poiché tutto è
già stato stabilito. Quindi Dio rivolge ad Adamo un discorso in cui afferma che l'uomo può decidere
di degenerare a livello bestiale o di elevarsi ad altezze supreme e quindi è libero di fare di sé quello
che vuole. Cita poi Proteo per affermare che l'uomo è capace di assumere tutte le forme.
Nel capitolo 5 e versetto 24 del libro della genesi si racconta che Enoch dopo 365 anni camminò
con Dio e alla fine lo portò via e secondo la tradizione ebraica Enoch non morì poiché Dio lo portò
in cielo vivo e lo trasformò nell'angelo Metatron. Tra gli apocrifi del vecchio testamento vi è il libro
di Enoch in cui vi sono una serie di profezie attribuitegli.
Secondo la dottrina Pitagorica coloro che hanno condotto una vita malvagia tornano dopo la morte
sulla terra trasformati in piante o in bestie. Pico inoltre cita Empedocle che nel suo poema “sulla
natura” sostiene di aver passato diverse fasi nella sua vita precedente essendo stato un uccello e
anche un pesce del mare. Secondo Pico i corpi celesti a differenza degli animali e delle piante hanno
la ragione che negli astri si manifesta nella sua forma più pura e perfetta. Infatti una perfetta
razionalità governa il movimento degli astri che quindi si presentano come corpi viventi con anima
razionale. Dopo la ragione vi è l'intelletto o il puro spirito. L'uomo che ha la facoltà di fare di sé
quello che vuole può attraversare tutti questi gradi dell'essere e decidere dove collocarsi fino ad
arrivare di fare di se stesso un tutt'uno con Dio. Viene inoltre citata Calipso la ninfa presso la quale
Ulisse trascorse 7 anni prima di tornare a Itaca ed è allegoria dell'allettamento dei sensi, ovvero
l'uomo che è prigioniero dei suoi istinti sessuali. Per Pico i miti dei greci contenevano delle verità.
Calipso è infatti i
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