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Letteratura italiana

Corso 12 CFU

Luca Beltrami

Anno accademico 2022-2023

Appunti di Ilaria Emma Chindamo

Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo Storico-Artistico

Dante Alighieri e la Divina Commedia

29/09/2022 - 30/09/2022

Letteratura italiana DANTE ALIGHIERI

Divina Commedia, testo plurisemantico (più significati e chiavi di lettura). A Firenze avranno luogo gli scontri tra famiglie più importanti ambientate nella Divina Commedia (non secondo ordine di canti, ma ordine cronologico). Il tema di Firenze “città partita”, divisa.

  • Espressione Dantesca usata da Ciacco nell’inferno, nel VI canto (primo canto politico: quelli prettamente politici sono i sesticanti “le tre cantiche”).

Nell’inferno si discute della situazione di Firenze che viene subito presentata come una città “partita“, divisa in parti. Ci sono aspre divisioni tra fazioni, vediamo il contesto storico politico: guelfi (sostenitori del Papa), ghibellini (imperatore). Secondo Dante il papato e l’Impero sono le due forze che governano la cristianità e queste due forze dovrebbero concordare. Ce lo racconta in un’operetta che spesso viene dimenticata “la monarchia o de monarchia".

È un testo scritto in latino in cui Dante teorizza che il papato e l’Impero sono due facce della stessa medaglia ai quali viene chiesto di governare i popoli noti all’epoca (sostanzialmente quelli europei). Dio ha scelto Roma come capitale di questi due poteri: la Chiesa si deve occupare del potere spirituale (dire che cosa è bene e cosa è male), l’Impero deve governare, fare le leggi, avere un ruolo amministrativo, politico e temporale. Secondo Dante devono andare d’accordo, devono fare in modo che la società non venga corrotta.

La corruzione della società nasce quando il papato e l’Impero non fanno bene il loro dovere. Ciò è capitato nel 1200, epoca di Dante.

  • L’imperatore (che secondo Dante dovrebbe essere l’erede del Sacro Romano Impero, che a sua volta erede dell’impero romano-quello che secondo Dante è voluto da Dio) ha un potere più debole in quel periodo. In Italia l’imperatore cioè ma governa solo il sud Italia, Federico II ha la scuola siciliana.

Il resto della divisione italiana è nelle mani dei piccoli poteri che si organizzano spesso come comuni (non abbiamo ancora le signorie che troveremo nel 400: famiglie che detengono il potere e lo trasmettono di padre in figlio), potremmo chiamarle micro repubbliche (Città stato che si autogovernano, come Firenze è una città comunale dove al governo sono chiamati i cittadini, una sorta di monarchia di governo). Le piccole città sono legate al contesto di politica internazionale, più ampia, tra questi due grandi poteri.

Questi due poteri non andando d’accordo iniziano a farsi guerra: l’impero è più debole e la Chiesa invece che seguire il mandato divino di occuparsi delle cose spirituali, inizia a comportarsi come uno Stato (territorio politico interessato ad ampliare i propri territori, nemici potenze che ostacolano l’espansione). Sostanzialmente il Papa e l’Impero iniziano a contendersi l’Italia.

Ciò non ha che fare con la visione che Dante aveva della “rinomatio imperi” “Rinnovamento dell’impero” una sorta di rinascita della centralità dell’Italia. In questo contesto nasce la distinzione tra ghibellini e guelfi (famiglie che si mettono dalla parte dell’imperatore o dalla parte del Papa). Queste famiglie creano alleanze e spesso, venivano chiamate “consorterie“, famiglie potenti di stampo ghibelline che si alleano tra loro.

Questo contesto nasce dei primi anni del 200, simbolicamente Dante fa nascere queste discordie da un fatto da Buondelmonte de’ Buondelmonti che era innamorato di una Donati però era stato promesso a una Amidei. Decide però di sposare la donna di cui era innamorato e non quella con cui aveva un’alleanza. Ciò scatena delle lotte tra le famiglie a Firenze. In realtà non siamo sicuri che questo fatto sia esistito.

Dante lo racconta nei canti tra il 15 e il 17 del Paradiso (in centro del Paradiso): fa parlare suo avo Cacciaguida (antenato vissuto 100 anni prima) che racconta come era bello vivere a Firenze prima del 1215, quando tutti andavano d’accordo (altra invenzione di Dante, in realtà era più complesso). Storicamente la divisione delle famiglie è dovuto all’aumento dello scontro tra papato e Impero e alla divisione delle famiglie. Anche le politiche matrimoniali hanno risentito.

La morte di Federico II di Svevia e le conseguenze

Nel 1250 muore Federico II di Svevia (gli svevi sono gli eredi della dinastia imperiale, l’imperatore aveva presenza nel sud Italia - in particolare Sicilia e Napoli). Federico era quell’imperatore illuminato anche dal punto di vista delle lettere, attorno alla sua corte sostanzialmente nasce la letteratura italiana. Si unisce un insieme di dilettanti di letteratura (non letterati di professione: notai, avvocati-persone che sapevano scrivere come Giacomo da Lentini) nella corte di Palermo di Federico.

Iniziano a scrivere poesie non in italiano, ma in volgare (non più usando il latino o il provenzale “lingua francese del sud, la lingua doc della poesia “, la lingua dei dotti). Iniziano a scrivere in questa lingua simile all’italiano, ma piena di elementi dialettali siciliani. Inizia quella scuola siciliana che dà l’avvio alla letteratura italiana. Scrivono quei temi letterari (d’amore, cortesi, basso plagio d’amore” poeti innamorati di donne di rango sociale più elevato “).

Questi temi verranno imitati poi in Toscana da quell’anello di congiunzione che poi porterà all’apice di poeti siculo toscani, coloro che recuperano il modello siciliano. In Toscana toscanizza la parlata, la novità sta nella lingua che si evolve. Questo è il retroterra letterario culturale su cui si innesca Dante. Dante inventerà una lingua ancora più pura, unificata.

Dante rinnova anche i contenuti della poesia, da quella provenzale e cortese al dolce Stil novo (tema donna D’Angelo: ha in sé elementi divini). Con la morte di Federico la scuola siciliana si disperde. Siamo 15 anni prima della nascita di Dante. Questo è un evento di portata anche politica perché fa sì che i ghibellini si indeboliscono, quindi i guelfi prendono molto più potere.

Nel 1258 le famiglie ghibelline vengono espulse e (Farinata degli Uberti 10º canto dell’inferno, capo dei ghibellini). Ogni tanto i ghibellini per brevi periodi riescono ad entrare, alternanza di potere tra loro spesso con confronto militare. Date importanti parlare spesso da Dante: 1260, 5 anni prima nascita Dante: battaglia Montaperti (cittadina toscana al sud di Firenze, tra Firenze e Siena).

Si compie battaglia veloce tra Guelfi (di solito legate a un arricchimento non solo legato alle terre, ma anche mercanti, finanzieri) e ghibellini. I ghibellini (famiglie di antica nobiltà che fondano il loro potere sul possesso delle terre) erano stati cacciati, per tornare a Firenze si alleano con ghibellini vicino a Firenze, Senesi. Nel medioevo parliamo di una società municipalistica (Dante ha una visione universale dell’impero e municipalistica: quindi si vede come cittadinanza quella in cui si nasce).

I senesi quindi che sono ghibellini, sono contenti di allearsi. In più dall’imperatore arrivano delle truppe militari che aiutano i ghibellini. In questo contesto sono forti, sconfiggono i guelfi e salgono al potere. A governare i ghibellini c’è Farinata degli Uberti, personaggio che troviamo nel 10º canto dell’inferno, testo che leggeremo per il personaggio minore cavalcante dei Cavalcanti che al fianco di Farinata e compare più sullo sfondo e che è il padre di Guido Cavalcanti (poeta dello Stil novo).

Nel 1265 Dante nasce da una famiglia non particolarmente nobile, piccola nobiltà. Il padre Alighiero Alighieri, era un prestatore di denaro, accusato a volte di usura. Forse anche per questo motivo insiste Dante nella Divina Commedia sulla figura del Cacciaguida, del suo trisnonno che non sappiamo esattamente se sia esistito. Potrebbe essere un’invenzione dantesca ovvero parente di Dante, che lo accompagna nel 15º, 16º e 17º canto del Paradiso.

Cacciaguida dell’invenzione dantesca è stato colui che ha partecipato alle crociate come cavaliere, Dante insiste su questo tema per elevare di rango la propria famiglia e mostrarsi più nobile di quello che è (racconto con funzione politica). Fino al 1266 Firenze è ghibellina, quindi Dante nasce l’impero è in una situazione di debolezza (Dante è guelfo).

In quest’anno c’è la battaglia di Benevento. Nel frattempo dopo la morte di Federico di Svevia, la dinastia degli svevi inizia ad avere dei problemi dinastici, ad un certo punto il potere viene assunto da Manfredi di Svevia che troveremo nel terzo canto del Purgatorio, muore proprio in questa battaglia. Compare a Dante biondo, bellissimo ma con uno squarcio grosso in testa perché è stato colpito.

Questa battaglia non è avvenuta a Firenze tra i guelfi e i ghibellini, ma uno scontro forte tra le truppe dell’imperatore e quelle del Papa (questo non ha le truppe ma chiede sostegno agli Angiolini, Carlo d'Angiò, francesi suoi alleati). Si combatte nei territori dell’impero intorno a Napoli (Benevento). Hanno la meglio le truppe del Papa. Nel 1266 c’è una forte sconfitta dell’impero, il papato acquista la supremazia nell’Italia (secondo Dante non dovrebbe appartenere, cristiano critico nella corruzione dei papi - uomini normali soggetti a commettere errore, 3 li troviamo nell’inferno perché interessati alla cupidigia).

Segna la fine della presenza degli svevi in Italia. Inizia il periodo di “vacanze imperiale”. La Chiesa diventa uno Stato che fa guerre, conquista territori, possiede ricchezze… per una ventina d’anni l’imperatore viene chiamato nelle sue terre d’origine verso la Germania per risolvere i problemi interni di dinastia, un passaggio complesso che porterà il passaggio tra gli svevi e gli Asburgo.

L’imperatore in Italia non si farà vedere fino all’ascesa di Enrico VII nel 1309/1310. Queste cose Dante le racconta nel sesto canto del Purgatorio (canto politico). Dante e qui rimprovera l’imperatore perché non scende per vedere una carica che dura poco tempo.

Dante e la politica a Firenze

1295 Dante entra nella vita sociale iscrivendosi all’arte dei medici e degli speziali, entra in quelle corporazioni che permettono di essere eletti al governo (momento in cui Firenze sull’orlo di una guerra civile).

1295 la partizione di potere coinvolge la parte guelfa, e si separano in due parti : bianchi e neri. L’antica nobiltà trova una nuova linfa vitale nella fazione dei neri (appartengono all’aristocrazia più antica e sono più simile alla parte ghibellina come orientamento, sono conservatori appartenenti all’antica nobiltà e vedono male l’ingresso a Firenze di nuovi poteri).

Ad un certo punto è capitato che a Firenze arrivassero pensione dal contado (non fiorentini di nascita, ma nelle terre contadini limitrofe, arricchite nel corso del tempo con il commercio-il commerciante sarà un elemento fondamentale in Boccaccio-loro cercavano la rappresentanza politica attraverso questi ordinamenti che permettevano anche a loro di avere voce in politica). Questo non piace la vecchia aristocrazia quindi si crea questa frattura tra neri (aristocrazia antica feudale, capitanati da una famiglia Donati, Corso Donati è il capo supremo-sarà acerrimo nemico di Dante, Dante sposa anche una Donati nonostante sia guelfo Bianco) e bianchi (famiglia dei cerchi, non hanno un capo veramente importante- arricchiti con commercio diventati nobili sposandosi).

1300 Dante riesce ad entrare nel priorato (sorta di consiglio dei ministri) tra 15 giugno/15 agosto. Bimestre in cui cambiano le sorti di Firenze. A maggio del 1300 via uno scontro tra guelfi bianchi e guelfi neri nel sagrato della chiesa di Santa Trinità a Firenze, un sostenitore dei Donati ha ferito al naso un sostenitore dei cerchi. Si rischiava una guerra civile, quindi i priori (tra cui Dante), qualche mese dopo decidono di fare un atto salomonico (cacciare in esilio i capi più pericolosi da entrambe le parti). In quel momento però i priori sono più affini alla parte bianca. Viene mandato in esilio il capo dei Donati. Viene esiliato anche un amico di Dante Guido Cavalcanti (chiamato nella vita nuova “prima amico”) era un poeta senza un’attività politica spiccata. Entrambi facevano parte del dolce Stil novo, ma guardavano la poesia e il concetto di Dio in modo differente. Dante non ce lo perdona perché cavalcanti va in esilio in Toscana a Sarzana, verrà richiamato a Firenze ma si ammala, non fa in tempo a tornare. Questo crea una sorta di damnatio memoria nella Divina Commedia, cavalcanti è presente come una sorta di fantasma, non come personaggio ma viene richiamato.

Essendo Firenze sull’orlo della guerra civile interviene il Papa Bonifacio VIII che si comporta da capo di Stato. Papa chi è stato un grande nemico di Dante. Nelle bolle pontificie sostiene teologicamente la legittimità della teocrazia (Dante dice che il Papa deve essere il capo della cristianità, il Papa dice che è giusto unire la spada spirituale e temporale). Il Papa dice che il suo potere gli deriva da Dio.

Bonifacio interviene in questa zuffa mandando un figura ecclesiastica, cardinale Matteo capo a Sparta come sia corrotta la situazione in Italia. Si rivolge ad Alberto tedesco, Alberto d’Austria che è diventato l’erede della dinastia Sveva che ormai si è sfaldata.

L'incontro con Beatrice

1274 Tra i primi eventi c’è l’incontro con Beatrice, Secondo Dante quest’incontro dovrebbe collocarsi all’età di nove anni. Beatrice “Bice” Portinari (1266-1290) storicamente sposa nel 1287 Simone dei Bardi (banchiere). L’amore tra Dante e Beatrice è puramente letterario. Dante nell’85 sposa Gemma Donati, rappresentante della famiglia dalla parte nera. Dopo la morte di Beatrice scrive “la vita nuova” (1295/1296) per glorificare quell’amore che nella realtà non si è concretizzato.

La battaglia di Campaldino

1289 Battaglia di Campaldino alla quale partecipa Dante. I guelfi sconfiggono i ghibellini di Arezzo, spesso avvengono scontri anche in città vicine. Così Dante entra nella vita sociale.

1293 Dante ormai il ragazzo, vengono istituiti “ordinamenti di giustizia“ di Giacomo della bella(riforma di come si governa il Comune di Firenze, nuove regole per l’accesso al potere). Firenze è un comune, quindi un libero cittadino può decidere ad un certo punto di occuparsi di politica, spesso avveniva perché si apparteneva a famiglie di antica nobiltà, per rendere più democratica la cosa si pensa a questi ordinamenti di giustizia. si creano delle corporazioni, delle arti “artes’”, che hanno che fare con dei lavori (classi sociali di artigiani, mercanti…). Iscrivendosi a queste classi si può diventare cittadini e leggibili. Le cariche di governo a Firenze spesso durano poco, il cambio il governo rapido (anche solo pochi mesi, per evitare che qualcuno agisca per interessi personali, in realtà le cose non saranno così). Anche l’organismo massimo di governo “priorato” (è composto da un gruppo di cittadini chiamati ad essere quello che oggi può essere il Consiglio dei Ministri, governare la città) è che riporti un po’ di pace -la pace non si trova.

Bonifacio non è favorevole alla parte bianca, i neri sono conservatori più vicini al Papa. Il Papa manda un altro pacificatore, personaggio militare Carlo di Valois (alleato con francesi). Anche se in realtà cerca di riportare i neri in città.

Il colpo di Stato e l'esilio di Dante

1301 Mentre Dante viene chiamato con un trabocchetto nell’ambasciata di Roma, il Papa riesce a far entrare Corso Donati in città. Questo riesce a riprendere il potere con la forza (colpo di Stato). Si vendica e condanna coloro che avevano esiliato.

Dante viene condannato all’esilio in contumacia nel 1302, si fa un processo in assenza. Si cerca di incastrare Dante con dei motivi futili (esempio baratteria accuse simili al padre “usura”). Viene invitato a presentarsi davanti al podestà, ma era fuori Firenze. Quindi questa scusa il 27 gennaio diventa una condanna all’esilio inizialmente due anni e alla confisca dei beni familiari. Visto che Dante non poteva presentarsi, la condanna diventa a morte se dovesse tornare a Firenze. In questo periodo si dedica alla Divina Commedia.

Le opere di Dante

Esperimenta tante opere letterarie, finora ascritto solo la vita Nova e alcune rime (tradizione extra vagante, non in un libro definito-raccolte postume” rime petrose “). Scrive dei trattati di vario argomento:

  • 1304/5 Vulgari eloquentia (latino: prosa) - Testo fondamentale per la questione della lingua, capisce che la scrittura in latino riguarda il passato. I dotti che scrivono in latino al tempo di Dante, sono considerati antichi, bisogna convincerli a scrivere in volgare. Scrive questo testo in latino per convincerli di quanto illustre possa essere scrivere in volgare.

Conosce la letteratura siculo toscana, e vuole utilizzare questo testo come prova che la lingua italiana matura. dice che dal latino si sono sviluppate tre nuove lingue neolatine: doc (lingua del francese del sud, della Provenza-che ha sviluppato una letteratura-origine nel 1100 / 1200-ha sviluppato la lingua (poesia) amorosa cortese), doil(lingua della Francia continentale (Parigi e dintorni), ha prodotto una letteratura soprattutto dei romanzi in prosa e chanson de Geste “etica attorno alle avventure di Carlo Magno”), si (in Italia che ha guardato come modello la lingua doc arrivato in Italia con Federico II, trapiantato in Toscana. Per esempio Guittone d’Arezzo (non piace a Dante, accusato di scrivere in modo troppo popolare), ma una funzione importante perché crea un rapporto tra il siciliano e il toscano. Bonagiunta Orbicciani, poeta di Lucca, che incontriamo nel 24º canto de

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chindamo03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Beltrami Luca.
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