Il romanzo antico: Satyricon e Asino d’oro
In questo corso si parlerà della storia del romanzo italiano come genere letterario diffusosi a partire dal XVIII secolo fino ad oggi, essendo una delle forme letterarie più lette. Il romanzo italiano si è nutrito del romanzo inglese, francese e russo, sviluppatisi precedentemente, ed è così che si spiegano le molte connessioni con i romanzi europei.
Il romanzo esprime una società, un paese, una nazione, un’opinione pubblica: es. “I Demoni” di Dostoevskij narra la storia delle prime organizzazioni terroristiche in cui si legge il disagio della Russia, dove poco dopo sarebbe scoppiata la rivoluzione.
La nascita del romanzo italiano
Il primo romanziere italiano è stato Manzoni: prima i generi più diffusi erano i classici della poesia, le tragedie, a cui poi si è sostituito il romanzo, e prima ancora il poema epico greco e latino, poi entrato in crisi. Quest’ultimo genere vedeva l’esaltazione, la celebrazione di un’epoca, di un personaggio: es. “Eneide” di Virgilio, “Iliade” “Odissea” di Omero.
Negli ultimi anni il romanzo antico, grazie alla scoperta di papiri in Egitto, è risorto in qualche modo, poiché si è scoperto che le popolazioni dell’ellenismo, dell’epoca alessandrina (I-II secolo d.C.), non leggevano solo letteratura solenne, ma si dilettavano con generi letterari divertenti, romanzi, detti appunto romanzi alessandrini. Alessandria è una città cosmopolita, si parla greco e latino, qui si fonda la prima grande biblioteca, qui vivono e operano i primi filologi greci.
Ancora oggi i classici continuano ad essere letti, sono senza tempo, è su di essi che la cultura europea e italiana si è formata; gli antichi amavano i generi di evasione, divertenti, a cui è difficile dare un nome.
Due romanzi antichi: Satyricon e Asino d’oro
In particolare due sono i romanzi antichi che sono serviti da ispirazione per il genere del romanzo:
- "Satyricon" di Petronio
- "Asino d’oro, Metamorfosi" di Apuleio
Il Satyricon è letteratura che ha attraversato l’impero di Nerone, attribuito da Tacito a Petronio, anche se non si ha la certezza che sia lui l’autore, e ne sono rimasti pochi libri tra cui l’episodio della cena di Trimalcione. In esso si parla della vita in Italia che si conducevano non tanto a Roma, ma nelle strade consolari che portavano a Napoli, ai campi flegrei dove si parlava greco-latino. I personaggi Gitone, Encolpio, Eumolpo, Ascilto non hanno né arte né parte, sbandati, pieni di vitalità, senza mezzi, dediti ad azioni di dubbia moralità, non sono “esempi” da seguire ma dei “tipi”, per cui diversi dagli eroi della letteratura classica dove si parla di nobili, di re. Qui si parla di personaggi bassi dal punto di vista sociale, ignobili, è presente molto erotismo eterosessuale e omosessuale privo di censure e costrizioni. Probabilmente il suo contenuto scabroso, molto spinto in cui si parla degli dei e non di un unico Dio, ha contribuito alla sua graduale scomparsa nel tempo. Tali caratteristiche sono però tipiche del romanzo.
Secondo Tacito l’autore sarebbe “Petronius arbiter”, che all’epoca frequentava la corte di Nerone; l’appellativo “arbiter” gli era stato attribuito per il suo modo di vivere a corte, per la sua eleganza, stile e gusto. Caratteristica del romanzo in generale, e quindi anche di quello antico, è di attingere alla sfera privata della vita dei personaggi, costumi, tradizioni, stile di vita, pensieri, mentre il poema epico attingeva alla sfera pubblica. Di fatto un critico del romanzo, Michail Bachtin, ha scritto nel libro “Estetica e romanzo” che i romanzi antichi si caratterizzano per narrare di avventure con particolare interesse per il rischio connesso all’avventura (non si sa come finirà la storia); i personaggi non sono protetti, sono fuori controllo, fuori registro, sono allo sbaraglio. L’avventura resterà sempre un cardine del genere del romanzo (es. Robinson Crusoe), così come il naufragio, rischio della navigazione nella vita. Il romanzo di avventura avrà grande fortuna, soprattutto nell’ottocento (es. Il Conte di Montecristo), perché l’interesse del lettore ricade sulla trasgressione dell’ordine esistenziale, vuole leggere qualcosa che lo sorprenda e che quindi sia distante dall’ordinaria quotidianità.
Bachtin sostiene che il romanzo antico venga letto per puro piacere ma anche perché è un documento storico che avvicina il lettore alla vita e ai costumi del territorio dell’impero del I secolo d.C.
Marguerite Yourcenar è stata una scrittrice del novecento che ha dedicato la sua vita alla scrittura delle “Memorie di Adriano”, leggendo sistematicamente tutti i documenti antichi provenienti da romanzi o dagli storici antichi o da cronache, che fornissero informazioni sul III secolo d.C., in modo da poter scrivere della vita di un imperatore nella maniera più fedele possibile, proprio come se le avesse scritte lui, cercando di entrare nel cuore dell’imperatore, narrando dei suoi sentimenti, del suo modo di governare, della sua vita privata (a differenza del libro “Quo vadis?” di Sienkiewicz, dove Nerone viene descritto come un despota, un tiranno che incendia Roma e sottomette la popolazione). La storia si allea al romanzo per una “guerra continua contro il tempo” come dice Manzoni, per portare ai posteri memoria del passato.
L’altro romanzo antico è “Asino d’oro, Metamorfosi” di Apuleio. Importante il sottotitolo metamorfosi: Ovidio ha scritto un grande poema antico “Le Metamorfosi” dove si parla di trasformazioni, e secondo la critica Dante aveva grande considerazione di Ovidio, tanto quanto Virgilio, infatti nella Commedia si parla di trasformazioni. L’Asino d’oro è scritto da un letterato colto che racconta di fatti bizzarri: il protagonista Lucio viene trasformato in asino per aver violato il volere della dea Iside. S. Agostino paragona nel “De civitate dei” la metamorfosi di Lucio a quella di un cristiano. Lucio è un giovane brillante, la cui avventura lo porta ad essere toccato da un “opus magicum”, una magia e diviene un asino.
Nel corso del tempo il romanzo subisce degli sviluppi, delle variazioni: nei romanzi antichi del II-III secolo d.C. (tradotti e diffusi nel cinquecento) sono raccontate peripezie verso l’ignoto, che si concludono con una “agnizione”, cioè una conoscenza con cui si risolve l’intreccio narrativo.
Il genere epico è un genere celebrativo, mentre il romanzo si concentra più sugli aspetti più bassi e nascosti della vita, è legato all’esperienza umana. Il termine “romans” descriveva fatti avventurosi al limite del fantastico senza necessità di vincolo con la realtà (quindi non necessita di un’analisi della società, delle classi, dei mestieri, dei comportamenti, dei livelli sociali ed economici); la letteratura inglese invece ha introdotto il termine “novel” con cui si indica un romanzo realistico in cui si narrano fatti e storie della realtà.
Nell’ottocento Dickens scrisse ad esempio David Copperfield, e lo fece pubblicandolo a puntate sull’appendice dei giornali per tenere alta l’attenzione del lettore: ci viene narrata la vita del protagonista. Uno dei temi del romanzo ottocentesco sarà la crescita: il romanzo di formazione, in cui si racconta l’evoluzione dell’uomo nel corso della vita, dovendo superare prove, ostacoli che formano l’essere umano.
Hegel nell’Estetica scrive che “il romanzo è il genere epico della borghesia”: l’epica sarebbe il romanzo di avventura degli eroi, per Hegel i borghesi sono i nuovi lettori che sono appassionati di romanzi e li leggono per divertimento, come un tempo i lettori di livello più alto preferivano leggere poemi epici. Franco Moretti ha scritto una sorta di enciclopedia, formata da 5 volumi, del genere del romanzo. Il romanzo è vario e per questo riesce ad adeguarsi alla continua metamorfosi, resistendo così nel tempo.
Attualmente il romanzo italiano più diffuso è il giallo, il noir: questo perché i lettori sono interessati al mistero, ai dilemmi, che vengono risolti o meno nel corso della lettura.
Il Cinquecento e il romanzo
Il romanzo nasce come naturale sviluppo del genere epico cavalleresco. La fine del Rinascimento nel 1492, con la scoperta dell’America, segna il passaggio all’età moderna dal punto di vista politico, commerciale, non tanto da quello letterario. Nel cinquecento molti letterati sono legati alle corti, tranne ad esempio Macchiavelli che però è legato ad una signoria, e la letteratura verte o sul genere cavalleresco o sul tema politico. Macchiavelli nel “Principe” esalta la signoria, è un letterato ma ha anche un ruolo politico presso la cancelleria.
Ma la letteratura di tipo politico significa anche epistolografia, poiché i letterati hanno contatto con le corti, le signorie presso cui vengono chiamati da persone illustri per scrivere delle belle lettere, che hanno anche contenuto politico. Il cinquecento è il secolo del Classicismo, iniziano le dispute tra classicisti per il corretto uso della lingua, ed è allora che nasce la definizione delle “tre corone”, cioè la triade Dante, Petrarca e Boccaccio. Lo scopo è trovare una lingua più attuale per il paese ricorrendo a quella dei secoli precedenti.
Il Seicento e l'evoluzione del romanzo
Il seicento vuole staccarsi dalla letteratura di tipo epico cavalleresco e anche dalle dispute tra classicisti: finisce il genere dell’Arcadia pastorale, che era costituita da un gruppo di poeti che si riunivano per esporre i loro scritti contenenti temi e argomenti di tipo classico cercando di evadere dal mondo reale dove si pensava che la letteratura stesse andando verso la decadenza. L’Arcadia non era una vera e propria accademia, ma aveva un proprio codice etico e comportamentale e i suoi membri si riunivano presso dei boschetti, degli orti ma non aveva una sede specifica (caratteristica propria delle accademie).
Termina anche il tema epico cavalleresco dell’armi e degli amori. Questo per far sì che la lettura del romanzo sia di facile accesso, fruibile per un pubblico più vasto, quindi privo di figure retoriche, di intrattenimento, gradevole, apprezzabile anche da parte di un pubblico femminile. Da un lato questo può essere un aspetto positivo, ma per i critici ciò comportava un abbassamento del registro. I letterati fino a Manzoni che scrivevano in prosa venivano visti come se si abbassassero al genere del romanzo, lo scrivere in prosa veniva visto come qualcosa di minor valore, poiché veniva a mancare quella ricerca, quella pratica di scrittura necessaria per scrivere ad esempio in ottave, veniva visto come un abbassamento di registro.
Per questo i letterati che continuano a lavorare nelle corti non li considerano come un ostacolo, e di fatto l’affermazione del genere del romanzo procederà a rilento finché non andrà a superare e poi a sostituire il tipo di letteratura precedente caratterizzata dall’ottava. Il classicista romano Tommaso Stigliani oltre ad essere contrario al romanzo è avversario anche delle novità introdotte da Giovan Battista Marino: considera i romanzi sciagurati, cibo adeguato per dei lettori stanchi di prelibatezze, che preferiscono leggere degli spropositi. I romanzieri dell’epoca non sono classicisti, non si comprende bene a quale categoria appartengano.
Il gesuita Girolamo Tiraboschi scrive una storia della letteratura italiana pubblicata postuma tra 1772-1782, e tratta con disdegno il romanzo. Oggi il diritto d’autore è presente, prima fino a Manzoni no: infatti Manzoni dovette pubblicare i Promessi Sposi con delle illustrazioni per impedire che il testo venisse copiato, manipolato. Il romanzo nel seicento-settecento subisce manipolazioni da parte di tipografi, editori, stampatori e questo avviene senza stretta sorveglianza da parte dell’autore che ha necessità di vivere del proprio lavoro, non essendo più alle dipendenza della corte, e che quindi accetta il fatto che il proprio romanzo venga modificato in base al gusto dell’editore e del pubblico.
Questo andrà avanti all’incirca fino a Foscolo, che invece non accetterà che nelle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” vengano fatte delle modifiche. Il pubblico è più ampio, cambia la società: i lettori non sono più solo persone colte, per cui si passa dallo studio dei classici a quello dei casi della vita. In particolare suscita molto interesse il gusto dell’esotico. Dopo la scoperta dell’America ci sono stati molti progressi, arrivano presso i porti spezie, stoffe da terre lontane, e questo fa nascere un interesse verso l’esotico, stimolato anche dalla lettura di resoconti di viaggi.
Automaticamente gli autori decidono di sfruttare tale gusto per poter dar sfogo alla loro fantasia: l’unico modo per i lettori di approfondire la loro conoscenza dell’esotico era attraverso le notizie dei giornali e i romanzi esotici. La ricerca stilistica, lo stile non ha più importanza, ciò che ha rilevanza è l’intreccio avvincente per attirare l’attenzione del lettore utilizzando la tecnica del racconto. La lingua si semplifica con l’uso di parole comuni.
Tesauro scrive nel manuale di retorica “Il cannocchiale aristotelico”, pubblicato nel 1654, che “i romanzi hanno tutti per fondamento l’equivoco o di una persona per un’altra o di una circostanza per un’altra, da cui hanno origine altri equivoci, peripezie che si intrecciano finché non avviene un’agnizione con cui si risolve il tutto”. Il tema dell’agnizione è l’unica cosa che resta della letteratura antica in quella moderna: un riconoscimento attraverso un oggetto, un avvenimento, un tratto somatico.
Il romanzo del seicento non ha avuto molta fortuna poiché le strutture narrative tendono a ripetersi, manca il rinnovamento. Quando arriverà il romanzo “Ultime lettere di Jacopo Ortis” riscuoterà grande successo, proprio per la novità del romanzo epistolare, ed è la novità che appassiona il pubblico.
Una delle tematiche introdotta dai romanzi in questo periodo è il tema della fortuna, presente in titoli di opere dell’epoca; la fortuna non è intesa alla maniera di Dante, cioè la provvidenza, o alla maniera di Boccaccio, cioè la sorte, ma viene intesa come operatività e dinamismo nell’intelligenza pratica: ogni uomo è artefice della propria fortuna.
Macchiavelli nel capitolo 25 del “Principe” scrive appunto delle fortuna e di come l’uomo sia responsabile del suo avvenire, suscitando molta angoscia. Nel cinquecento con la Controriforma (XVI-XVII secolo) la chiesa cattolica cerca di restaurare una più intensa, sincera e disciplinata vita religiosa resa urgente dal diffondersi della Riforma Protestante, e ciò avrà delle ripercussioni nel periodo seguente.
Molti spunti vengono ripresi dai romanzi del periodo ellenistico, dalla novellistica del trecento-quattrocento-cinquecento, dalla trattatistica della letteratura cortigiana e della letteratura pastorale del quattrocento-cinquecento. Non c’è innovazione dal punto di vista tematico, qualcosa viene ripreso per soddisfare il gusto dell’epoca, formatosi sulla base della tradizione precedente. Già nel seicento con alcuni ritrovamenti archeologici, di codici comincia la riscoperta del classico che culminerà durante il Classicismo nell’ottocento.
Nel seicento il romanzo si sviluppa principalmente nel nord Italia: nella prima metà del secolo a Venezia, dove risiede l’Accademia degli Incogniti. È molto innovativa, per essere ammessi si devono conoscere delle regole letterarie, ed inoltre è indipendente dagli Asburgo d’Austria, dagli Asburgo di Spagna e dalla censura praticata dalla Santa Sede. Nella seconda metà del secolo, attorno al 1640-1655, l’epicentro del romanzo si sposta in area ligure. In Toscana ci sono tre autori principali: Gianbattista Rinuccini, Poliziano Mancini, Giuseppe Artale. In tutti questi casi lo sviluppo del romanzo avviene principalmente nelle zone vicine ai porti, poiché i porti erano luoghi indipendenti.
Tipologie di romanzo nel Seicento
- Romanzo d’azione: via di mezzo tra epos e avventura dove vicende epiche passate vengono riprese in chiave moderna (il pubblico poco colto non percepiva la somiglianza con l’epica del passato), il “Colloandro” di Giovanni Ambrogio Marini è quello di maggior rilevanza.
- Romanzo storico-politico: dove eccelle Ferrante Pallavicini, decapitato nel 1644 per il suo essere rivoluzionario, per la sperimentazione di molti registri stilistici. Nei suoi romanzi scrive della realtà dell’epoca parlando di fatti inerenti alla storia e alla politica, denunciando scandali all’interno del romanzo.
- Romanzo di costume: caratterizzato dai misteri, dove si ricorda la “Fuggitiva” di Girolamo Brusoni: parla della storia di Pellegrina Bonaventuri, figlia di primo letto di Bianca Cappello, la seconda moglie di Francesco I De’ Medici. Racconta che il granduca si innamora di Bianca, la moglie muore in circostanze misteriose, e più tardi anche il granduca e la nuova consorte moriranno in circostanze misteriose. Pellegrina Bonaventuri è costretta alla fuga di cui parla Brusoni, che stuzzica la fantasia dei lettori narrando di fatti di cronaca.
Il Settecento e il romanzo
In questo secolo il romanzo è un genere ancora incerto, poco diffuso, ma è una lettura di svago per le classi meno raffinate e colte, i borghesi (come Boccaccio a suo tempo abbassando lo stile trovò diffusione nel pubblico di mercanti). Il gusto dell’e
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