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Da Postkarten

la poesia è ancora praticabile, probabilmente: io me

la pratico, lo vedi,

in ogni caso, praticamente così:

con questa poesia molto quotidiana (e molto

da quotidiano, proprio): e questa poesia molto

giornaliera (e molto giornalistica,

anche, se vuoi) è più chiara, poi, di quell'articolo di

Fortini che chiacchiera

della chiarezza degli articoli dei giornali, se hai

visto il "Corriere" dell'11,

lunedì, e che ha per titolo, appunto, "perché è

difficile scrivere chiaro" (e che

dice persino, ahimè, che la chiarezza è come la

verginità e la gioventù): (e che

bisogna perderle, pare, per trovarle): (e che io dico,

guarda, che è molto meglio

perderle che trovarle, in fondo): perché io sogno di sprofondarmi a testa prima,

ormai, dentro un assoluto anonimato (oggi che ho

perduto tutto, o quasi): (e

questo significa, credo, nel profondo, che io sogno

assolutamente di morire,

questa volta lo sai):

oggi il mio stile è non avere stile.

Da Postkarten n.49

per preparare una poesia, si prende "un piccolo fatto vero" (possibilmente

fresco di giornata): c'è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine

ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un'ora almeno, adesso,

qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia):

conviene curare

spazio e tempo: una data precisa, un luogo scrupolosamente definito, sono gli

ingredienti

più desiderabili, nel caso: (item per i personaggi, da designarsi rispettando

l'anagrafe:

da identificarsi mediante tratti obiettivamente riconoscibili):

ho fatto il nome

di Stendhal: ma, per lo stile, niente codice civile, oggi (e niente Napoleone,

dunque,

naturalmente): (si può pensare, piuttosto, al Gramsci dei Quaderni, delle

Lettere, ma

condito in una salsa un po' piccante: di quelle che si trovano, volendo, là in

cucina,

presso il giovane Marx): e avremo una pietanza gustosamente commestibile,

una specialità

verificabile: (verificabile, dico, nel senso che la parola può avere in Brecht, mi

pare,

in certi appunti dell'Arbeitsjournal): (e quanto all'effetto V, che ci vuole, lo si

ottiene

con mezzi modestissimi): (come qui, appunto, con un pizzico di Artusi e

Carnacina):

e

concludo che la poesia consiste, insomma, in questa specie di lavoro: mettere

parole come

in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili, come tante battute

argute

e brevi: (che si stampano in testa, cosi, con un qualche contorno di adeguati

segnali

socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e, poniamo, le solite

metafore):

(che vengono a significare, poi, nell'insieme:

attento, o tu che leggi, e manda a mente):

Pier Paolo Pasolini

Le ceneri di Gramsci 1957 Riscatto delle classi umili, sorprese dallo sguardo del poeta nella

loro grazia inconsapevole nel medesimo contesto/paesaggio romano che fa da sfondo ai romanzi

pubblicati in quegl’anni (Ragazzi di vita 1955 – Una vita violenta 1959)

In un contesto storico segnato dal senso della fine di una stagione, di un’occasione perduta e di una

perdita di centralità della scrittura in versi a favore della critica sociologica svolta direttamente sul

campo si avverte nella poesia di Pasolini l’esigenza di rifondazione della società, società da egli

osservata, dallo scomodo punto di vista del “diverso” e dell’immoralista, nell’ascesa trionfale della

borghesia italiana con il suo linguaggio di slogan pubblicitari e la presenza ingombrante del mezzo

della televisione. Un Io poetico, deluso dalla storia, che tende ad interiorizzare l’epoca storica in cui

agisce, non conciliato con la realtà, che si manifesta nel narrare e comunicare l’involuzione della

storia, che tenta di portare significato in un mondo che egli stesso guarda precipitare e che riproduce

nel proprio stile, improvvisato e trascurato.

La sua poesia e la sua esperienza di marxismo nella rivista Officina fondata da lui a Bologna nel

1955 nascono di fatto in questo clima di lotta perenne al conformismo e di scontro con una società

vuota.

Nella poesia che da il nome alla raccolta il poeta si trova a colloquio con la tomba di Gramsci,

constatando la lontananza di quel periodo storico in cui il giovane delineava “l’ideale che illumina”.

Un io-collettivo in lutto per un maggio ed una storia perduta.

Una delle poesie parla ad esempio di un Comizio di neofascisti il cui mondo viene descritto come

debole e vile al confronto con un popolo che invece rivela un’oscura allegria, e tra i continui

mutamenti di tono e l’alternarsi di speranza e disperazione il poeta vuole rappresentare nell’intento

di comprenderla la nuova realtà storica del sottoproletariato romano così com’è e dedicando le

ultime terzine al fratello Guido, partigiano morto in gioventù, nella speranza di una resistenza della

memoria storica.

Un’altra (Recit) prende spunto dalle accuse di oscenità mosse al suo romanzo (Ragazzi di vita

1955) nate da un clima ideologicamente ostile al poeta che fa leva sulla sua omosessualità per

ostacolarne la militanza politica, mettendo in scena in forma narrativa le minacce e le persecuzioni

di un mondo ostile e in conflitto con l’individualità del poeta attraverso versi dal cromatismo

violento che potrebbero essere considerati premonitori della morte del poeta (ed ancora di più lo è

l’immagine violenta e spasimante, di una fisicità estrema e intensa del gatto agonizzante che non

crepa di “Una disperata vitalità” da “Poesia in forma di rosa”) tra immagini di realtà bassa e

riprodotta con crudezza, immagini di quartiere ed edifici popolari di una Roma sporca e in macerie,

quasi sconvolta da un eterno dopoguerra, della desolazione di una periferia invasa dall’industria

urbana e dalle fabbriche che egli voleva rappresentare nella sua verità attraverso un neorealismo

molto raro da trovare in poesia, o attraverso l’immagine evocativa de Il pianto della scavatrice, un

lamento simbolo delle borgate che scompaiono, di un mondo che piangente e straziato muta e si

rinnova, il senso di una minaccia che incombe nel dopoguerra delle speranze tradite.

Linguaggio che fatica a trovare una direzione, scandito da uno sperimentalismo inquieto, una

metrica instabile e movimenti ritmici legati da assonanze e dissonanze, versi che superano spesso la

misura dell’endecasillabo sconfinando verso la prosa o che si riducono e si raddoppiano esprimendo

esso stesso la contraddizione tematica, in cui accumuli di parole, sciatteria di termini replicati

tentano di fissare la realtà nuda, senza travestimenti cercano di denunciarne il senso di vuoto

Un opera contrassegnata dal dissidio intimismo e denuncia, centralità del soggetto e impegno civile,

angoscia del presente e speranza in cui il vero oggetto della poesia resta di fatto l’impossibile

rapporto con il reale.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura italiana su Pasolini e Sanguineti con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: breve biografia di Edoardo Sanguineti, le sue opere principali: "Laborintus 1956", "Reisebilder 1972", principali opere di Pasolini: "Le ceneri di Gramsci 1957", "Una disperata vitalità".


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Lorenzini Niva.

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