Seconda lezione: il romanticismo
Definizione e caratteri del romanticismo
Il romanticismo è una vera e propria rivoluzione che investe ogni campo dell’arte, della letteratura, del pensiero e del costume quotidiano della prima metà dell’Ottocento. Proprio per questo si definisce quasi sempre l’intero Ottocento come il secolo romantico, che si distacca definitivamente da una tradizione classico-umanistica legata all’Umanesimo e al Rinascimento. In realtà, come concetto storiografico, il romanticismo ha un uso ristretto, riferito alla nuova sensibilità artistica tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento.
La parola romanticismo va ascritta innanzitutto all’Inghilterra, dove l’aggettivo romantic era in uso per definire il mondo dei vecchi romanzi cavallereschi e delle cose incredibili e inverosimili in essi contenute. Nel corso del Settecento il termine iniziò ad assumere una valenza positiva per indicare il fascino della natura selvaggia, del mistero e del sentimento. Il termine fu tradotto dapprima in Francia con l’aggettivo pittoresque («pittoresco») e romanesque («romanzesco»), poi fu coniato l’aggettivo romantique per sottolineare la partecipazione commossa agli spettacoli della natura, tra sentimenti di tenerezza e malinconia. L’uso italiano dell’aggettivo romantico è datato solo al 1814, sebbene in Germania già da alcuni anni gli scrittori avessero iniziato ad usare il termine romantik per definire l’inquieta sensibilità moderna contrapposta a quella classica (Friedrich Schlegel nel 1798). Nell’uso di questo termine era implicito il richiamo al mondo medievale e all’immaginazione romanza, cioè dei poemi cavallereschi in lingua d’oïl.
In genere si vuole vedere nel romanticismo una netta reazione all’Illuminismo, una riscoperta del sentimento in contrapposizione alla razionalità. Ma in realtà il romanticismo è già intrecciato ad alcuni aspetti illuministici, soprattutto a proposito della nuova attenzione al negativo e all’esperienza dell’individualità in opposizione al sociale. Sul finire del Settecento, accanto al neoclassicismo, sorgono alcune esperienze denominate pre-romantiche in cui vige una curiosità per la poesia primitiva, per le leggende celtiche e germaniche, per il Medioevo visto come trionfo dell’irrazionalità: dall’Elegia scritta in un cimitero campestre di Edward Young (1750) al Castello di Otranto di Horace Walpole (1764), ancora ai Canti di Ossian scritti dallo scozzese James MacPherson, che finse un ritrovamento di testi (1760, tradotti in Italia da Melchiorre Cesarotti tre anni dopo).
Tutti i segni di questa nuova sensibilità – l’attrazione del negativo, del nero, della notte, la curiosità verso il passato e i secoli “bui” – uniti alla critica radicale dei fondamenti sociali condotta ad esempio dall’illuminista Rousseau, troveranno massima espressione in Germania nel movimento dello Sturm und Drang che vide riunirsi nel 1770 una serie di pensatori e scrittori tedeschi, uniti dalla ribellione verso la società e dalla rivendicazione degli istinti primitivi e naturali. L’esponente di punta è indubbiamente Johann Gottfried Herder, ma il più celebre è sicuramente il giovane Goethe che nel 1774 pubblicò I dolori del giovane Werther: l’aspirazione a un’esperienza assoluta e totale dell’Io, la ricerca del genio si scontravano nel libro con una realtà limitata e ostile.
Di fronte allo shock causato dalla Rivoluzione francese, questa sensibilità si amplifica e si espande in più complesse visioni del mondo e sistemi ideologici o politici. Sotto l’etichetta di romanticismo cadono anche ideologie e posizioni tra loro contrastanti, dall’esaltazione dell’ordine costituito al liberalismo. In ogni caso i caratteri del romanticismo possono...
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