Quinta lezione
L'età del positivismo e del decadentismo
Il risorgimento e oltre: le scuole di Azzini e Gioberti
Abbiamo visto come durante il Risorgimento la maggior parte delle energie siano impegnate in campo politico e ideologico, sia per contestare il potere esistente, sia nel tentativo di educare il futuro popolo italiano. In generale predomina una produzione letteraria di tipo medio, che utilizza forme e generi tradizionali con un intento dichiaratamente pedagogico. Già Francesco De Sanctis individuò due scuole di pensiero che si fronteggiano nel contesto risorgimentale: una scuola democratica (soprattutto concentrata nelle zone che vanno da Genova a Livorno) ed una scuola cattolico-liberale (predominante in Piemonte).
Per quanto riguarda la prima scuola, c’è da dire che il fallimento dei moti del 1831 mostrò i gravi limiti della Carboneria e delle società segrete, basata sulla cospirazione e sui tentativi di inserimento nelle strutture sociali esistenti. Si avvertì da più parti che era necessario intraprendere una battaglia più ampia di propaganda e coinvolgimento delle masse. A partire dagli anni Trenta, grazie all’impegno del giovane genovese Giuseppe Mazzini e alla fondazione della Giovine Italia, l’iniziativa dei democratico-liberali si concentrò attorno all’idea di imprimere uno sviluppo moderno al nostro paese, coinvolgendo soprattutto la piccola e media borghesia e liberandolo dal dominio aristocratico e feudale. Sebbene gli influssi vadano dal repubblicanesimo moderato al giacobinismo e addirittura al socialismo, i democratici italiani si concentrano soprattutto nella lotta politica e in quel romanticismo dell’azione che troverà massima espressione in Giuseppe Garibaldi, insofferente ad ogni compromesso e dalla disponibilità a sacrificare se stessi nella causa comune. Proprio la figura di Giuseppe Mazzini coniuga per la prima volta nella storia italiana una piena identificazione tra l’intellettuale e il rivoluzionario, concentrando tutto il suo pensiero in un intervento diretto sulla storia.
È questo il contesto in cui lavorano Carlo Cattaneo – con la sua rivista «Il Politecnico» tendente a ottenere riforme concrete all’interno del Regno Lombardo-Veneto – nonché Carlo Pisacane con la sua idea della costruzione di una nazione possibile solo coinvolgendo la plebe.
Se nei primi anni della Restaurazione la cultura cattolica si era impegnata a ripristinare i valori posti in discussione dall’illuminismo, intorno agli anni Trenta i cattolici italiani sentono il bisogno di confrontarsi con le prospettive di rinnovamento della società italiana. Da un lato si sviluppò una corrente neoguelfa che mirava alla formazione di un organismo statale indipendente ad opera dello stesso Papato, sostenuto dal clero e dall’aristocrazia; dall’altro lato si sviluppò invece una corrente riformista cattolica, che puntò a un maggior impegno per l’educazione e la difesa delle classi più deboli, in contrapposizione agli egoismi della civiltà industriale. Da punto di vista della chiusura totale alla modernità ci fu Antonio Rosmini e soprattutto Vincenzo Gioberti, che nella Storia vede la realizzazione dei più assoluti principi divini. L’opera di Gioberti, di cui va ricordato almeno Del primato morale e civile degli italiani, tende a proporre per lo più con perentorietà alcune formule mitiche che colpiscano l’opinione pubblica, e dunque lo stesso autore utilizza in chiave strumentale le proprie teorie. Siamo all’opposto dell’idealismo mazziniano, in uno spregiudicato impiego compromissorio della cultura.
Tra i letterati principali vanno annoverati sicuramente, in area veneta, Giovanni Prati e Aleardo Aleardi, con una produzione convenzionale oscillante tra atteggiamenti sublimi ed effusioni del cuore, destinata alla media sensibilità pubblica. Più interessante è la figura di Ippolito Nievo (nato a Padova nel 1831), con il capolavoro delle Confessioni di un italiano, che narrano le vicende di Carlino Altoviti che si intrecciano agli eventi politici tra cui la caduta della Repubblica di Venezia, la dominazione francese, l’epoca della Restaurazione e il Risorgimento.
Figura a sé stante è quella di Niccolò Tommaseo (nato nel 1802 in Dalmazia), animato da saldo spirito romantico non privo di contraddizioni. Dotato di grande cultura classica erudita fino all’eccesso, Tommaseo esibisce sempre se stesso e la propria interiorità religiosa senza ironia illuministica, in un soggettivismo agli antipodi rispetto alle posizioni manzoniane. La sua opera in prosa di maggiore impegno Fede e bellezza, incentrata sul vissuto autobiografico e che intreccia la voce del narratore esterno con i diversi punti di vista dei personaggi, in periodi molto brevi e sospesi.
Se si escludono gli anni dal 1846 al 1849 culminati nell’esperienza della Repubblica romana, la capitale del Papato è estranea e marginale rispetto alla cultura politica dell’epoca. Le strutture pontifice apparivano sempre più decrepite e fatiscenti, bloccate da privilegi e parassitarietà. Da questo mondo quasi abbandonato a se stesso nasce la grande poesia di Giuseppe Gioacchino Belli (nato nel 1791), che faceva proprio il linguaggio di quella plebe romana lasciata costantemente ai margini, sotto il peso di un potere anacronistico.
L'espansione industriale
La seconda metà dell’Ottocento vede la massima espansione della società borghese, con una diffusione planetaria dei modi di produzione capitalistica e delle nuove tecnologie: gli Stati europei creano dei sistemi imperiali che esercitano direttamente o meno il loro dominio sulle colonie sparse per il globo. Il borghese europeo, con il suo spirito di iniziativa e la sua ragione dominatrice, si sente padrone del mondo e la produzione e il lavoro diventano il centro dell’esistenza. Non è possibile fissare limiti cronologici precisi per questa epoca, sebbene possiamo individuare nei moti del 1848 uno spartiacque, dopo i quali si assiste a un assestamento degli equilibri sociali accompagnato da una lunga fase di espansione produttiva e di sviluppo generale dell’industria. Ai vari turbamenti politici culminati nella guerra tra la Francia e la Prussia unificata da Bismarck del 1870 – che determinò la caduta della Francia di Napoleone III e la proclamazione di uno stato liberale e repubblicano – segue un lungo periodo di pace e prosperità almeno fino alla prima guerra mondiale. Per l’arretratezza della situazione italiana bisognerà aspettare la data dell’unità d’Italia prima che il nostro paese cominci a mettersi al passo con le altre potenze europee.
In realtà l’economia non viaggia spedita verso la crescita costante: tra il 1873 e il 1895 si assiste a una grande de...
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Letteratura italiana
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