Dal positivismo al decadentismo
Il retroterra filosofico e culturale del naturalismo
Il retroterra filosofico e culturale del Naturalismo è il Positivismo. Questo movimento si afferma a partire dalla prima metà dell'Ottocento ed ha le proprie radici negli ambienti borghesi ed industriali, i quali vedono la propria società evolversi grazie a scoperte e applicazioni scientifiche.
Il Positivismo nasce con il filosofo Auguste Comte che elaborò una filosofia della storia secondo cui il divenire umano passa attraverso tre stadi:
- Teologico, in cui dominava l’immaginazione
- Metafisico, in cui dominava la ragione astratta
- Positivo, corrispondente allo sviluppo dell’industria e della scienza moderna
Comte pose a fondamento del positivismo la convinzione che in ogni campo della conoscenza si dovesse ricorrere al metodo delle scienze matematiche e delle scienze naturali. Partendo da questo presupposto, egli attribuì alla filosofia il compito di riflettere ed organizzare secondo un sistema le conoscenze parziali conquistate dalle scienze, in maniera da evitare il rischio di un'eccessiva specializzazione.
Il rifiuto della visione religiosa e metafisica della realtà
Col positivismo di Comte si ebbe quindi il rifiuto di ogni visione religiosa e metafisica della realtà, mentre si diede completa fiducia al progresso scientifico grazie al quale l’uomo, rinunciando a conoscere le cause dei fenomeni e dedicandosi alla esclusiva osservazione e verifica degli stessi, avrebbe potuto stabilire delle leggi in grado di fargli prevedere il futuro e di fargli controllare secondo i propri fini le forze naturali.
L’ideologia del progresso assumerà alcuni anni dopo una connotazione di tipo evoluzionistico assente in Comte. Charles Darwin introdurrà infatti i concetti di selezione naturale e di evoluzione mentre Herbert Spencer riprenderà le teorie darwiniane per sostenere la sua dottrina del “darwinismo sociale” (Il progresso si realizza da solo attraverso la lotta e la selezione naturale).
Realismo e naturalismo in letteratura
Al positivismo corrisponde in arte il Realismo, che si propone di aderire all’aspetto esteriore delle cose e della vita, di descriverle nei particolari, di fissarle in una tela o in una pagina di romanzo, così come sono nella realtà. In letteratura emergono scrittori quali Hugo, Balzac, Dickens, Flaubert, Tolstoi, Zola, ed in Italia Verga, che diedero vita ad importantissimi movimenti letterari chiamati, in Francia, Naturalismo ed in Italia, Verismo.
In questi autori, lo studio del reale puntò soprattutto alla raffigurazione dell’ambiente e della società del tempo, scoprendo spesso in essa, come oggetto dell’opera d’arte, le grandi masse popolari, dei derelitti, degli sfruttati, degli umili che l’arte, per la prima volta, riconosceva tra i protagonisti della storia.
Il naturalismo nella seconda metà del XIX secolo
Il Naturalismo nacque nella seconda metà del XIX secolo e fece capo a quegli scrittori, tra cui Emile Zola, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant, che si proponevano di raggiungere l’efficacia artistica attraverso l’imitazione quasi fotografica della vita e della realtà del proprio tempo, colte soprattutto sullo sfondo delle grandi città, del mondo del lavoro e della fatica quotidiana.
Fu detto naturalismo perché da questi scrittori i grandi fenomeni della passione, l’odio, l’amore, il delitto, il rimorso e così via, vennero considerati come fenomeni “naturali”, da studiare come malattie, come “disordini organici” con la rigorosità scientifica allora esaltata dal positivismo, la filosofia che sembrava aver liberato l’uomo, e quindi anche l’artista, da ogni antico pregiudizio di ordine spirituale o religioso.
I naturalisti francesi erano dunque convinti di essere veri e propri scienziati che studiano ed individuano i mali della società al fine di risolverli attraverso i loro scritti, con prevalente attenzione alle classi derelitte.
I punti cardine del naturalismo
Il naturalismo si basa dunque su tre punti cardine che sono:
- Oggettività: lo scrittore deve partire da fatti realmente accaduti e ricostruirli secondo la relazione causa-effetto
- Impersonalità: lo scrittore non deve imporre le sue idee, i suoi sentimenti, i suoi giudizi, non deve parteggiare per i suoi personaggi. Deve invece esporre i fatti in modo freddo e distaccato come un fotografo
- Scientificità: lo scrittore deve tener conto delle leggi scientifiche che regolano la società. Tutte le azioni umane devono essere lette alla luce dell'ambiente e dell'ereditarietà
In Francia, il naturalismo, come sostenuto in precedenza, ebbe vari rappresentanti. Primo tra questi fu Flaubert. Egli sostenne che l’artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente; si deve sentire dovunque ma non si deve vedere.
Bisogna sottolineare però che in Flaubert la ricerca dell’impersonalità risponde soprattutto a un criterio di rigore stilistico, di freddezza e di chiarezza rappresentativa: per lui ideale supremo è l’arte, non la scienza; e ciò lo distingue dai Naturalisti. Nell’impersonalità flaubertiana c’è anche un’esigenza spiccatamente antiromantica. Egli deve castigare dentro di sé questa formazione. Lo fa sia sul piano dei contenuti che su quello della forma. Il contenuto non deve essere mai soggettivo né porre in primo piano l’elemento emotivo e passionale; la forma deve essere oggettiva e distaccata.
Il contributo di Zola al naturalismo
Vi fu poi Zola che, nelle sue opere, si rifà ai principi teorici elaborati da Taine e a quelli filosofici di Darwin e del positivismo, cercando di applicare al romanzo gli stessi criteri scientifici e “sperimentali” che il fisiologo Claude Bernard aveva applicato alla medicina; di qui il titolo del manifesto teorico di Zola: Le roman expérimental [Il romanzo sperimentale], 1880.
Per quanto Zola tende a una scrittura oggettiva e impersonale, e a far parlare direttamente il popolo, non nasconde a volte un atteggiamento di simpatia politica per la lotta delle masse popolari. Egli è un esempio di intellettuale democratico, che non esita a esporsi in prima persona, come accade con l'affare...