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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

matrimonio combinato per i loro figli, alla loro insaputa come vuole la tradizione, ma le

mogli lo vengono a sapere e organizzano un incontro segreto tra i giovani prima delle

nozze; la commedia, poi, si conclude felicemente. E’ anche una commedia d’ambiente,

oltre che di caratteri, perché riproduce quella mentalità borghese del mercante veneziano

di vecchio stampo, ormai fuori moda, ma alla quale Goldoni guarda con una certa

simpatia e nostalgia dei “bei tempi andati”. Nel Sior Todero brontolon (in veneziano)

ritorna il contrasto tra giovani e vecchi: un vecchio irragionevole vorrebbe imporre un

matrimonio di suo gusto alla nipote. Infine, le Baruffe chiozzotte è da alcuni considerata

opera superiore ai Rusteghi: in dialetto, è ambientata a Chioggia, paese di pescatori.

Mentre gli uomini sono in mare, le donne fanno pettegolezzi e civettano con Toffolo;

quando i mariti ritornano, lo vengono a sapere e nascono baruffe e lazzi di ogni genere.

L’autore guarda con simpatia a questo mondo popolare, agitato da intrighi, passioni,

pettegolezzi, ma ricco di umanità. Una delle ultime sere del carnovale di Venezia è

l’ultima commedia prima del trasferimento a Parigi.

5. 1762-76: periodo parigino: si accentua la parte mimica e si riducono i dialoghi, poiché i

comici del Teatro italiano a Parigi erano ancora abituati alle modalità della vecchia

commedia dell’arte (titoli: L’éventail, il ventaglio, Le bourru bienfaisant, il burbero

benefico, che fu rappresentata a Versailles; L’avare fastueux, l’avaro fastidioso: tutte

queste commedie sono complessivamente inferiori alla precedenti, perché, per adeguarsi

al classicismo francese, perdono di originalità e freschezza.

OPERE MINORI

1. Mémoires: 1783-87, storia della vita dell’autore scritta a Parigi, divisa in tre parti (la

fanciullezza e le avventure giovanili; maturità, 1748-63, dove sono esposte le idee sulla

riforma del teatro e le enormi difficoltà incontrate per diffonderle; periodo francese,

1763-87; l’opera è stata definita “l’ultima commedia goldoniana” in cui il protagonista è

l’autore stesso, che balza vivo da ogni pagina, magistralmente descritto;

2. Intermezzi: 1729-36, scenette realistiche, centrate per lo più sulla malizia femminile

(celebre è il Gondoliere veneziano);

3. Tragedie: Belisario, Don Giovanni Tenorio, Griselda: non hanno molta importanza;

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4. Melodrammi: Gustavo I re di Svezia, Statira, Aristide, La fondazione di Venezia: opere

poco riuscite.

ARTE DI GOLDONI

Nelle sue opere l’autore mostra di aderire alle nuova letteratura improntata ai principi

razionalistici, volta ad esprimere situazioni concrete e interessata ai problemi sociali e morali.

Illuminista moderato, egli porta sulle scene quello stesso ambiente borghese dal quale

proveniva: forte è la critica alla nobiltà e il riconoscimento del ruolo nuovo svolto dalla

borghesia con il suo peso economico, sociale e politico. Il mondo inferiore e popolare, poi, è

descritto con simpatia, anche se con un certo distacco ironico e bonario. La comicità in

Goldoni non è mai volgarità esteriore e fine a se stessa, ma nasce dalla psicologia dei

personaggi; il linguaggio è semplice, attuale e diretto, non attinto alla tradizione retorica,

bensì coerente con i personaggi rappresentanti e con la dimensione sociale in cui sono

collocati. Per quanto riguarda l’uso del dialetto, Goldoni ricorre ad un veneziano medio,

quello parlato appunto dalla borghesia, ma ricorre anche a termini dell’uso popolare.

CRITICA

De Sanctis giudicò l’arte di Goldoni superficiale, ma gli riconobbe il merito di aver collocato

l’uomo al centro della sua arte. Per i naturalisti, Goldoni fu quasi un precursore del verismo,

soprattutto per l’uso del dialetto, tuttavia un precursore più spontaneo che consapevole. Croce

esaltò, coerentemente con la propria visione dell’arte, la fantasia creatrice dell’autore.

Sapegno ha dato un’interpretazione equilibrata dell’arte goldoniana, riconoscendogli

l’accostamento alle ragioni ideali ed alle preoccupazioni sociali della nuova civiltà

illuministica, a differenza dell’arte disimpegnata dell’arcade Metastasio, cui spesso Goldoni è

stato accostato. Petronio ritiene che questa adesione all’ideologia illuminista sia in parte

oscurata da un certo paternalismo aristocratico, tipico dell’alta borghesia della Venezia

settecentesca. Per Binni, l’autore guarda alla realtà e alla vita umana senza preoccupazioni

metafisiche e religiose, ma con un fondamentale ottimismo. La critica più recente ha rivolto

maggiore attenzione alla lingua del Goldoni, in particolare al dialetto che, come rileva

Folena, acquista per la prima volta autonomia di lingua parlata, senza essere utilizzato con

intenti caricaturali o polemici. - 53 -

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GIUSEPPE PARINI VITA

• Nasce a Bosisio (Brianza) nel 1729 da umile famiglia; ordinato sacerdote nel 1754, non

per vocazione ma per accontentare una zia che gli aveva lasciato una piccola eredità a

condizione che si facesse prete, divenne precettore dei figli dei duchi Serbelloni e per 8

anni fu a stretto contatto con l’aristocrazia verso la quale avvertiva un sentimento misto di

ammirazione (per lo splendore di vita) e repulsione (per il vuoto spirituale);

• primi fremiti rivoluzionari dell’Illuminismo e rottura con i Serbelloni (1762);

• 1763: pubblicazione de Il Mattino e l’anno successivo Il Mezzogiorno e successo

immediato, tanto che Carlo Giuseppe di Firmian, ministro di Maria Teresa, lo nominò

professore di eloquenza nelle Scuole Palatine;

• 1789: lo scoppio della Riv. Francese lo determinò alla propagazione degli ideali tanto

condivisi; prese parte, quindi, alla municipalità della Rep. Cisalpina (1796), ma si sdegnò

per i soprusi compiuti dai Giacobini, opponendosi così alle loro decisioni, tanto che fu

presto esonerato dall’incarico;

• ultimi anni in solitudine e malattia; morì nel 1799.

PARINI E GLI ILLUMINISTI

Adesione al dispotismo illuminato di Maria Teresa d’Austria e condivisione degli ideali

propugnati dal gruppo lombardo del Caffè (Verri, Beccaria) e alla Società dei Pugni. Critica a

Voltaire, Rousseau e tutti i philosophes illuministi per le posizioni antireligiose e

materialistiche (v. passo de Il Mezzogiorno); pur essendo ostile al fanatismo religioso, alla

Controriforma, alle guerre di religione, ai roghi di ebrei ed eretici, all’oscurantismo

ecclesiastico, tuttavia, crede profondamente nella fede religiosa, sia come indispensabile freno

allo scatenarsi delle passioni umane e come principio di un’ordinata convivenza civile, sia, in

senso metafisico, come rivelazione del significato ultimo dell’esistenza umana e come

garanzia di salvezza. Accoglimento dei principi egualitari dell’Ill. Francese (eguaglianza

naturale, pari dignità umana indipendentemente dalle classe sociale) e umanitarismo come

legame di solidarietà tra gli uomini per evitare sofferenze e patimenti. Differenza rispetto agli

illuministi lombardi: P. non accettava la loro venerazione per gli Ill. francesi, per il

cosmopolitismo a livello filosofico e culturale, per l’eccessivo scientismo, difendendo

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l’autonomia della cultura italiana e della lingua, che egli intendeva difendere

dall’introduzione dei francesismi. P. era fedele ad un’idea classica della letteratura, del culto

della dignità formale dei modelli antichi, pur apprezzando le conquiste moderne. P. riprende il

classico precetto oraziano (miscere utile dulci), laddove la categoria dell’utile non dev’essere

inteso in senso astrattamente morale, ma come diffusione dei Lumi, come strumento di una

battaglia per risolvere concreti problemi della realtà contemporanea. Tuttavia, l’utile per lui

non può mai andare disgiunto dal “lusinghevol canto”, la poesia concepita secondo il senso

altissimo della dignità dei classici. Un ultimo terreno di scontro degli Illuministi lombardi: il

gruppo del Caffè propendeva per il mercantilismo, mentre P. era vicino alle teorie dei

fisiocratici. P. si colloca, con questa sua interpretazione moderata dell’Ill., vicino alle

posizioni del gruppo dell’Accademia dei Trasformati.

Dialogo sopra la nobiltà (1757): il dialogo si svolge tra due defunti, un poeta plebeo e un

nobile; della nobiltà, pur criticata, viene riconosciuta l’antica funzione sociale e militare

(difesa della patria, amministrazione politica, stimoli al progresso economico e culturale); la

decadenza attuale muove lo sdegno dell’autore implicito P. per il fatto che la nobiltà abbia

abbandonato queste attività utili. OPERE

Alcune poesie di Ripano Eupilino (1752): prima raccolta di versi; clima dell’Arcadia

primosettecentesca; ODE = genere lirico già introdotto dall’Arcadia, riprendendo modelli

della poesia greco-latina (lirici greci e Orazio), più elevata della canzonetta come tono e temi,

ma simile metricamente (entrambe in versi brevi, in genere settenari, con varie combinazioni

strofiche);

Odi: 3 gruppi diversi per tematiche e soluzioni espressive: il più folto e vicino alla battaglia

illuministica si colloca tra 1756-1769 (La vita rustica, 1756, La salubrità dell’aria, 1759,

L’impostura, 1760-64, L’educazione, 1764, L’innesto del vaiuolo, 1765, Il bisogno, 1766, La

musica, 1769). Secondo gruppo: La laurea e Le nozze, 1777; terzo gruppo, ispirato al

classicismo: La recita dei versi, 1783, La caduta, 1785, La tempesta, 1786, In morte del

maestro Sacchini, 1786, Il pericolo, 1787, La magistratura, 1788, Il dono, 1790, La

gratitudine, 1791, Il messaggio, 1793, A Silvia o del vestire alla ghigliottina, 1795, Alla

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Musa, 1795. TEMI: nel primo periodo, esse sono quelle care all’Ill., problemi sociali, concreti

e vivi; conseguentemente, lo stile è connotato da espressioni realistiche, capaci di suscitare

immagini intensamente visive, plastiche, tattili, olfattive e foniche, anche se P. non ha il

coraggio di rivoluzionare totalmente il linguaggio della tradizione e aderisce ai canoni della

classicità.

IL GIORNO

IL MATTINO E IL MEZZOGIORNO

Poema didascalico in endecasillabi sciolti; nel progetto originario, doveva articolarsi in tre

parti, mattino mezzogiorno (edite nel 1763 e 1765) e sera, ma successivamente la terza si

sdoppiò in vespro e notte, sezioni alle quali P. lavorò fino agli ultimi anni senza completarle.

Il genere didascalico era caro agli illuministi per la sua funzione didattica; P. sfrutta tale

finalità, intendendo fornire un ritratto efficace e significativo della giornata-tipo di un giovane

aristocratico attraverso gli insegnamenti che il precettore fornisce al giovin signore. La

conseguenza di questa impostazione sta nella mancanza di un nucleo tematico e narrativo, con

la prevalenza di sequenze descrittive: viene descritto ad esempio il fenomeno del cicisbeismo.

L’impianto didascalico nasconde tuttavia un intento fortemente ironico, di demolizione

satirica del vuoto ideale e morale della classe aristocratica, perseguita fortemente con la figura

retorica dell’antifrasi, affermazione contraria rispetto a ciò che si vuole intendere. Particolare

rilievo assume il trattamento del tempo e dello spazio; innanzitutto non viene scelta una

giornata particolare, degna di rilievo per qualche fatto specifico, ma una giornata-tipo. Inoltre,

il tempo in cui si collocano gli eventi è piuttosto breve, eppure il tempo della narrazione è

lunghissimo (TN>TS); oltre ad essere lungo tale tempo è anche vuoto, perché si ripetono

monotonamente le stesse parole e azioni. Tale mezzo stilistico serve a rendere l’idea di un

mondo vacuo, privo di senso, dominato dalla noia, in cui il tempo trascorre invano. Anche la

rappresentazione dello spazio concorre a rendere quest’idea, perché si tratta quasi sempre di

luoghi chiusi: il palazzo del giovin signore prima e quello della dama poi. Si segnalano alcune

digressioni (o metalessi di carattere extradiegetico), sotto forma di favole (favola di Amore e

Imene). STILE: linguaggio aulico, prezioso, attinto alla tradizione più illustre, erudito con

intento antifrastico, ironico, demolitorio (l’ironia, come sempre avviene, mira a distanziare

criticamente le opinioni dell’autore implicito rispetto alle asserzioni della voce narrante).

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ULTIME ODI – NEOCLASSICISMO

La svolta reazionaria del dispotismo illuminato fa maturare una crisi dell’ideologia politica

del P., che dal punto di vista letterario si riflette in un vero e proprio cambiamento di stili e di

temi nelle ultime odi (a partire dal 1777). Se già nell’esordio letterario, P. aveva sempre

cercato di coniugare attualità ed impegno civile con il rispetto della tradizione classica, ora

quest’ultimo elemento prevale sul primo: le forme si fanno ancora più composte e nobili,

prive di qualsiasi riferimento alle novità scientifiche, sociali, culturali, arricchendosi al

contrario di figure retoriche quali metafore, metonimie, sineddochi, perifrasi, personificazioni.

Questa evoluzione va di pari passo con l’affermazione della teoria estetica del Neoclassicismo

Winckelmaniano. P. assorbe le teorie dei pittori e degli architetti milanesi che per primi in

Italia si fecero interpreti della teoria del bello ideale.

VESPRO E NOTTE

Queste ultime due parti del Giorno, incompiute (del Vespro rimangono 517 versi e della Notte

673) risentono del mutato clima neoclassico. Emergono nuovi temi: la malinconia, il declinare

dell’età, lo svanire della bellezza mentre si stempera sempre più la denuncia sociale. Il verso

diventa più accurato e il mondo aristocratico non è più criticato, ma evocato e vagheggiato nei

suoi aspetti più raffinati e lussuosi. - 57 -

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VITTORIO ALFIERI VITA

• Nasce ad Asti nel 1749 da famiglia dell’antica nobiltà piemontese; studi presso

l’Accademia militare di Torino;

• 1766: inizia un lungo periodo di viaggi in Italia e in tutta l’Europa: è a Milano, Bologna,

Firenze, Roma, Francia, Inghilterra, Olanda (passando per Ginevra compra opere di

Rosseau, Voltaire, ma l’opera che più lo commuove sono le Vite parallele di Plutarco);

riprende i viaggi andando a Vienna, Berlino, Mosca, Madrid, Lisbona;

• 1772: rientro a Torino e composizione della prima tragedia Cleopatra, che riscosse molto

successo;

• 1776: partenza per la Toscana per “spiemontizzarsi” e acquisire maggiore padronanza

della lingua italiana;

• 1781: inizia un periodo di residenza a Roma; vengono composte le prime 12 tragedie;

• 1784: viaggio in Alsazia dove compone la Mirra; successivo viaggio a Parigi per curare

un’edizione delle tragedie per i tipi della Didot; assiste alla presa della Bastiglia e poi si

allontana dalla capitale francese;

• 1792: rientro a Firenze e ultimi anni dedicati allo studio dei classici greci e alla

composizione della Vita; muore nel 1803, sepolto in Santa Croce nella tomba scolpita dal

Canova. OPERE E PENSIERO

Le opere politiche

1. Della tirannide: 1777, trattato in due libri; viene definito il concetto di tirannide e i suoi

fondamenti, cioè la paura dei cittadini, esercito, nobiltà e clero; uniche possibilità per un

uomo libero nella tirannide sono: suicidio, isolamento, tirannicidio; la libertà alfieriana

non è quella politica e sociale di matrice illuministica, ma un rifiuto anarchico di qualsiasi

freno giuridico e statuale.

2. Del principe e delle lettere: 1778-1786, trattato in tre libri; l’autore si scaglia contro il

mecenatismo, poiché la poesia non può essere libera se sottoposta al potere politico; viene

esaltata la figura dello scrittore libero e integerrimo, una figura eroica che si pone al di

sopra di tutto (titanismo alfieriano). - 58 -

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3. Panegirico di Plinio a Traiano: 1785, rifacimento dell’opuscolo scritto da Plinio.

4. Della virtù sconosciuta: 1786, dialogo, celebrazione dell’amico Gori Gandellini.

L’autobiografia

Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso: 1790-1803, divisa in quattro epoche

(puerizia, adolescenza, giovinezza, virilità); sull’opera influisce il gusto autobiografico e

psicologico proprio dell’epoca (Rousseau), ma in Alfieri emerge anche la volontà di

affermazione del suo individualismo e del senso eroico della sua personalità, per cui tutta la

narrazione appare volta a costruire l’immagine di se stesso come un eroe della libertà,

solitario e isolato nella società contemporanea asservita all’assolutismo illuminato.

Le rime

1776-1799, 351 componimenti fra sonetti, canzoni, odi, epigrammi etc., di ispirazione

petrarchesca; temi: autobiografico, colloqui con i grandi del passato, arte e politica (famosi il

Parigi sbastigliato e il sonetto Autoritratto).

Le tragedie

19 nell’edizione parigina del 1787-89; titoli: Filippo, Polinice, Antigone, Agamennone,

Oreste, Don Garzia, Virginia, Congiura dei Pazzi, Maria Stuarda, Rosmunda, Ottavia,

Timoleone, Merope, Saul, Agide, Sofonisba, Mirra, Bruto primo e Bruto secondo.

CARATTERI DELLA TRAGEDIA ALFIERIANA: l’Alfieri osserva cinque canoni

fondamentali: riduce i personaggi; concentra l’azione su un solo sentimento dominante e su

uno o due personaggi; ritmo rapido e incalzante; andamento spezzato e aspro al verso,

l’endecasillabo sciolto, per esprimere le passioni più concitate; vengono scelti personaggi resi

grandi dal mito o dalla storia, attinti al mondo greco o romano, alla Bibbia, alla storia

medievale e rinascimentale. Il tema più frequente è il conflitto fra tirannide e libertà (sono le

“tragedie di libertà”: il Bruto primo, il Bruto secondo, Virginia e la Congiura dei Pazzi). Nelle

tragedie migliori, invece, il tema della libertà, pur presente, è interpretato in senso più

metafisico che politico e il conflitto non si determina tanto nei confronti di un altro individuo,

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quanto nei confronti del destino o anche del protagonista contro se stesso. Fra queste tragedie

ci sono i capolavori dell’Alfieri: Filippo, Saul e Mirra.

Filippo: domina la figura del protagonista Filippo II, re di Spagna, che ha sposato Isabella,

già promessa sposa del figlio Don Carlos. Filippo nutre dei sospetti sui sentimenti dei due e fa

accusare il figlio di tradimento, ma Isabella interviene per difenderlo. Ciò non fa che

confermare i sospetti del re, il quale fa incarcerare il figlio; la tragedia si conclude con il

suicidio di Isabella e di Don Carlos.

GIUDIZIO: Filippo è la figura emblematica del tiranno prepotente, tuttavia egli è anche

dolorosamente umano perché combatte soprattutto con se stesso, con quella strenua volontà di

potenza che lo porta a distruggere chiunque tenti di sottrarsi ad essa.

Mirra: la protagonista è prossima alle nozze con Pereo, ma, a mano a mano che si avvicina il

matrimonio, appare sempre più triste e tormentata a causa dell’amore che nutre per il proprio

padre Ciniro; alla fine si uccide.

GIUDIZIO: tutta la tragedia è concentrata sulla figura di Mirra, il personaggio più complesso

e tormentato dell’Alfieri; il suicidio è l’unica soluzione possibile per questa infelice che

appare destinata alla sconfitta fin dalle prime scene del dramma.

Saul: il vecchio re si riconcilia con David, sposo della figlia Micol, ingiustamente accusato e

allontanato dallo stesso suocero. Tuttavia i sospetti risorgono e Saul fa cacciare di nuovo il

genero, mentre i Filistei attaccano il popolo israelita e il vecchio re , ormai solo, si getta nella

lotta e si uccide.

GIUDIZIO: Saul è dominato dalla dolorosa consapevolezza del suo declino, dall’odio e dal

sospetto, ma anche dall’amore per i figli e soprattutto da quella profonda coscienza di

solitudine che culmina nella follia.

Le opere minori

1. L’Etruria vendicata: 1778-84, poemetto epico in ottave; tratta dell’uccisione di

Alessandro de’ Medici ed esalta il tirannicidio.

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2. Satire: 1786-97, 17, in terzine; sono un’accusa contro la società del ‘700, senza nemmeno

risparmiare gli eccessi dell’Illuminismo.

3. Commedie: 1800-1803; L’uno, I pochi, I troppi e L’antidoto sono una tetralogia di

carattere politico; carattere moralistico hanno La finestrina e Il divorzio.

4. Misogallo: 1793-1798, poemetto misto di prosa e versi; è l’espressione dell’odio contro

la Francia e contro la rivoluzione francese.

CRITICA

Per Croce Alfieri fu il vero iniziatore della nuova letteratura, considerandolo un

protoromantico, soprattutto per il suo carattere fortemente individualista e passionale. Russo

vede nell’Alfieri il primo superuomo, tutto teso verso una libertà assoluta. Fubini rileva

specialmente l’aspetto pessimistico della poesia dell’Alfieri che nasce dal senso del limite,

contro cui tutti i suoi personaggi sono impegnati in una lotta vana. La critica più recente tende

a definire meglio i rapporti dell’autore con la cultura dell’epoca e a collocarlo, come fa il

Maier, fra Illuminismo e Romanticismo. - 61 -

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UGO FOSCOLO VITA

• Nasce a Zante nel 1778 da padre veneziano e madre greca; trasferitosi nel 1784 a Spalato,

iniziò gli studi umanistici nel seminario locale;

• nel 1788 perdette il padre e fece ritorno a Zante, continuando i suoi studi, da dove si

trasferì nel 1792 a Venezia; divenuto sospetto per le sue idee democratiche, si rifugiò sui

colli Euganei; all’arrivo dei francesi in Italia si arruolò nell’esercito napoleonico e

compose l’”Ode a Bonaparte liberatore”; caduta la Repubblica, F. ritornò a Venezia,

dove fece parte della municipalità, ma col Trattato di Campoformio (1797), andò a

Milano;

• continua a combattere nelle fila napoleoniche; va in Francia, in Inghilterra, torna in Italia

(Pavia, insegnamento);

• ritorno degli Austriaci; invito di questi a dirigere la “Biblioteca italiana”, suo plateale

rifiuto e esilio volontario in Svizzera e a Londra, dove morì nel 1827 a Turnham Green

(ultimi anni di miseria, cure della figlia Floriana, ristrettezze economiche e debiti).

• AMORI: Isabella Teotochi Albrizzi, Isabella Roncioni, Antonietta Fagnani Arese,

Quirina Mocenni Magiotti, Eleonora Nencini Pandolfini, Cornelia Rossi Martinetti,

Carolina Russel, Maddalena Bignami, Francesca o Cecchina Giovio.

OPERE

ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

• Prima redazione (Bologna, 1798, interrotta); edito con rimaneggiamenti nel 1802 (edizioni

successive: Zurigo, 1816 e Londra, 1817). Romanzo epistolare (genere settecentesco per

eccellenza): lettere scritte a Lorenzo Alderani (due livelli di narrazione: Alderani

narratore-editore di I grado (extradiegetico) si rivolge ai suoi narratari (“spiriti disposti

alla compassione”) e io narrante Jacopo (intradiegetico) che si rivolge al narratario

Alderani nelle sue lettere fittizie.

• FONTI: “I dolori del giovane Werther” di Goethe (somiglianza: trama e dissidio tra

giovane impetuoso e borghesia infiacchita nella coppia Ortis-Odoardo con, in più rispetto

al Werther, un impeto politico determinato dal nuovo clima suscitato dall’arrivo

dell’esercito napoleonico in Italia che, per quanto avesse deluso i patrioti per la questione

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di Campoformio, aveva comunque accesso gli animi a speranze di libertà e indipendenza,

incarnate nel romanzo dall’enfasi oratoria di Jacopo, estremo difensore di una libertà dagli

accenti alfieriani) e la “Nuova Eloisa” di Rousseau.

• TEMI: amore, politica, amore per i classici (visita della tomba di Petrarca ad Arquà),

suicidio, ma non esaltazione della rinuncia alla lotta, bensì volontà emergente di ancorarsi

a istituzioni civili (matrimonio, storia, poesia, tradizione culturale etc.).

• STILE: prosa aulica, sintassi complessa, studiate antitesi; spesso, la cultura libresca

prevale sulla sincerità dell’espressione.

SONETTI E ODI

• Dodici sonetti: gli otto secondari con “Luigia Pallavicini caduta da cavallo” editi nel 1802,

mentre i quattro principali + otto precedenti + “Luigia” + “All’amica risanata” editi nel

1803;

• SONETTO: inventato da Jacopo da Lentini: 2 quartine e 2 terzine di endecasillabi, rime

per lo più alternate nelle quartine e continuate nelle terzine

• 4 principali (“Alla sera: Forse perché della fatal quïete”, “A Zacinto: Né più mai toccherò

le sacre sponde”, “In morte del fratello Giovanni: Un dì s’io non andrò sempre fuggendo”,

“Alla Musa: Pur tu copia versavi alma di canto”) e 8 secondari (“All’Italia: Te nutrice di

Muse, ospite e Dea”, “Alla sua donna lontana: Meritamente però che io potei”, “Alla sua

donna: Così gli interi giorni in luogo incerto”, “Di se stesso: Poiché taccia il rumor di mia

catena”, “Di se stesso: Non so chi fui, perì di noi gran parte”, “Di se stesso: Che stai? Già

il secol l’ora ultima lascia”, “A Firenze: E tu ne’ carmi avrai perenne vita”, “Il proprio

ritratto: Solcata ho fronte, occhi incavati e intenti”). Sonetti secondari: spiriti “ortisiani”,

immagini eccessivi, enfatiche, linguaggio immaturo e approssimativo con scoperti calchi

classici, alfieriani, pariniani e petrarcheschi; sonetti maggiori: reinterpretazione della

classica forma del sonetto, originalità nella struttura sintattica e metrica, nella tessitura

delle immagini, nel gioco ritmico e melodico del verso.

• ODI: passaggio dagli accenti impetuosi a genere classico per eccellenza, sulle tracce di

Parini e Monti; differenza tra le due: “A Luigia Pallavicini” è opera più immatura,

disorganica, densa di immagini eccessive, inefficaci, male equilibrate con le tipiche

leziosità settecentesche (passo della caduta da cavallo, viene accostata ad alcuni passi

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“macabri” dei “Sepolcri”, come indice di influenze preromantiche inglesi e tedesche);

“All’amica risanata”, invece, rivela una maggiore compattezza artistica, con totale

identificazione tra arte e mito, celebrazione della bellezza e della poesia che la eterna

(“Grazie”), linguaggio più fluido ed elegante (il più alto momento neoclassico del F.

insieme alla “Grazie”); donna quale creatura angelica (identificazione con la divinità

classica) di matrice stilnovistica.

SEPOLCRI

• Poemetto (“carme” di 295 endecasillabi sciolti sotto forma di epistola poetica indirizzata

all’amico Ippolito Pindemonte; occasione: discussione in seguito al decreto napoleonico

di Saint Cloud del 1804 in merito alle nuove norme circa il seppellimento dei morti;

discussione in materia, cui aveva partecipato a Venezia nel salotto della contessa Teotochi

Albrizzi; lettura che il Pindemente gli fece nel Giugno a Verona del primo canto del suo

poemetto in ottave “I cimiteri” che stava allora scrivendo);

• Gusto della poesia sepolcrale europea fine Settecento-inizio Romansticsimo patetico e

contemplativo (Young: “Le notti, o Pensieri notturni sulla vita, la morte e l’immortalità”,

Blair: “Il sepolcro”, Hervey: “Meditazione tra le tombe”, Gray: “Sopra un cimitero

campestre”, elegia;

• TEMI: utilità della religione e del culto dei morti per gli uomini, articolata dal poeta in 4

momenti: il sepolcro come suscitatore di “corrispondenza di amorosi sensi”; sepolcro

come istituzione storica, testimonianza dei popoli passati; sepolcro come suscitatore del

sentimento patriottico (Santa Croce); sepolcro come ispiratore di poesia (Omero);

• STRUTTURA: due parti, corrispondenti a due diversi toni (vv. 1-150: poesia dei sepolcri

con prevalenza dei toni elegiaci; vv. 151-295: tono epico e finale con lamento di

Cassandra = ritorno al tono elegiaco (STRUTTURA RING-COMPOSITION);

• STILE: linguaggio elevato e aulico; endecasillabo trattato con estrema duttilità, piegato a

tutti i toni, attraverso il ritmo degli accenti, le pause interne, timbro delle vocali e

consonanti. - 64 -

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GRAZIE

• Carme dedicato ad Antonio Canova, 3 inni di endecasillabi sciolti; edito postumo due

volte (a cura di Orlandini e Chiarini); primo inno (Venere): origine divina delle Grazie e

loro influsso civilizzatore sugli uomini; secondo (Vesta): ara in cima al colle di

Bellosguardo (Nencini, Martinetti e Bignami sacrificano sull’altare); terzo (Pallade):

rifugio delle Grazie sull’isola di Atlantide e velo tessuto da Pallade per sottrarle agli

sguardi umani;

• GIUDIZIO: fine didattico, stile epico-lirico (Inni omerici, odi pindariche, Catullo,

Lucrezio); lungo lavorio di F., quindi forma estremamente levigata, allegorie sottili

coistruite per far sì che le figurazioni agiscano sui sensi e sull’immaginazione del lettore,

complessa struttura concettuale; la ricerca della bellezza neoclassica non dimentica,

tuttavia, gli accenni ai temi civili della sofferenza, della guerra (emergono qua e là

rimandi alle sanguinose guerre napoleoniche, campagne di Russia, Italia, etc..)

• STILE: le Grazie proseguono la ricerca stilistica delle Odi, nell’aspirazione al

raggiungimento della bellezza assolta, della musicalità del verso unita ad una grande forza

di suggestione visiva per far sì che le immagini evocate quasi “gareggino” con le arti

figurative.

TRAGEDIE:

TIESTE, AIACE, RICCIARDA: influsso alfieriano nei temi della aspirazione alla libertà,

della violenza della politica, etc...

PROSE

1. “Notizia intorno a Didimo Chierico” (1815, in latino biblico modellato sull’Apocalisse,

premessa alla traduzione del “Viaggio”): importante momento di passaggio dalla

passionalità di “Jacopo” alla pacatezza delle “Grazie”;

2. “Viaggio sentimentale” di Sterne, traduzione; nella “Notizia” che precede il testo del

traduzione, viene fornito un ritratto di Didimo, alter ego di Foscolo, ironico, disincantato;

3. “Dell’origine e dell’ufficio della letteratura” (prolusione a Pavia nel 1809);

4. “Su la letteratura e la lingua” (2 lezioni);

5. “Della morale letteraria” (3 lezioni); - 65 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

6. “Sull’origine e i limiti della giustizia” (1 orazione);

7. “Della servitù d’Italia”;

8. “Ypercalipsis” (finzione autore: Didimo Chierico);

9. “Gazzettino del bel mondo”;

10. “Lettera apologetica”;

11. “Discorso sul testo del poema di Dante”;

12. “Saggi sul Petrarca”;

13. “Le epoche della lingua italiana”;

14. “Discorso storico sul testo del ‘Decamerone’”;

15. “Della nuova scuola drammatica in Italia” (saggio dove polemizza contro la scuola

romantica condannando la tragedie di M. in nome della poesia contro l’arido vero storico).

16. Traduzioni: “La chioma di Berenice” di Callimaco, Iliade (incompleta, inferiore a quella

del Monti).

CRITICA

De Sanctis apprezzò soprattutto “I Sepolcri”, considerati come il punto di approdo di tutta la

sua arte precedente (l’Ortis, in particolare, viene considerata non opera poetica, ma biografia),

mentre le “Grazie” costituiscono un’opera impoetica e solo attenta alle forme perfette della

classicità. Croce invece rivaluta le Grazie quale opera unitaria nell’ispirazione e nello stile; la

monografia del Fubini è fondamentale nella delineazione di un ritratto completo dell’autore;

la critica più recente ha in particolare approfondito il valore poetico delle Grazie e dei

complessi rapporti che legano le varie opere tra di loro, in modo da sottolineare la continuità

artistica in tuta l’opera foscoliana - 66 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

GIACOMO LEOPARDI VITA

• Nasce a Recanati nel 1798, primogenito del conte Monaldo e della marchesa Adelaide

Antici; pesante atmosfera familiare, anche per la chiusura mentale del padre, reazionario

autore dei Dialoghetti della materie correnti nell’anno 1831, opera fortemente

conservatrice e antirisorgimentale;

• 1810-1816: sono gli anni dello “studio matto e disperatissimo”; impara latino, greco,

ebraico, francese, tedesco e spagnolo; scrive opere di erudizione (tra le altre, Storia

dell’astronomia, 1813, e Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, 1815);

• 1815: è l’anno della conversione dalla arida filologia all’apprezzamento del valore estetico

dei testi (dall’erudizione al bello); traduzioni di Mosco, Omero, della

Batracomiomachia, etc.;

• 1817: è l’anno della malattia, quindi di una pausa forzata nello studio; conosce Giordani;

• 1819: tentativo di fuga da Recanati e crisi familiare sempre più profonda;

• 1822-1823: primo viaggio a Roma in casa dello zio Carlo Antici; delusione e ritorno a

Recanati;

• 1825: è a Milano su invito dell’editore Fortunato Stella; va poi a Bologna;

• 1827: è a Firenze, poi a Pisa; nel 1828 fa ritorno a Recanati, ma poco dopo è di nuovo a

Firenze;

• 1833-1837: soggiorno a Napoli presso l’amico Antonio Ranieri; peggioramento della

salute e soggiorno nella Villa delle ginestre a Ercolano; muore nel 1837.

OPERE E PENSIERO

I CANTI

• prima raccolta completa edita nel 1831 con 23 canti; edizione definitiva postuma nel 1845

(23+Il tramonto della luna+La ginestra); la composizione abbraccia 20 anni (1816-1836);

entro quest’arco di tempo si determinano due momenti compositivi, delimitati da una

pausa (1823-1826), durante la quale compone le Operette morali;

• primo periodo (1816-1823): è la fase del dolore individuale: dietro la scorta di

Rousseau, la natura è “madre benigna”, mentre gli uomini sono “figli cattivi” che l’hanno

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

abbandonata per seguire la ragione; la conseguenza consiste nell’esaltazione della felicità

inconsapevole dei tempi antichi e la deplorazione della sofferenza moderna indotta dal

raziocinio; liriche: Frammento (1816; “Spento il diurno raggio in occidente”; improvvisa

tempesta da cui è investita una giovane mentre si reca dal suo amato), Primo amore

(1817-18; terza rima ispirata dal primo amore per la cugina Gertrude Cassi), All’Italia

(1818; canzone con stanze di uguale numero di versi, ma con due schermi differenti;

deplorazione delle misere condizioni politiche e civili dell’Italia), Sopra il monumento di

Dante che si preparava in Firenze (1818; canzone con stanze a schemi differenti; dalla

glorificazione di Dante si passa alla contemplazione delle sofferenze dell’Italia

contemporanea), L’infinito (1819; endecasillabi sciolti; piacere di un luogo solitario e

sbigottimento di fronte a spazio e tempo infiniti, quindi contrasto romantico tra

dimensione finita dell’uomo e anelito al superamento di tale condizione), Alla luna (1819;

endecasillabi sciolti; contemplazione della luna, ricordo di sofferenze passate e successivo

sollievo nel ricordo stesso), La sera del dì di festa (1820; endecasillabi sciolti), Ad Angelo

Mai, quand’ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica (1820; canzone petrarchesca

con unico schema strofico; rievocazione dei tempi felici di Umanesimo e Rinascimento,

rinati per merito del cardinale Mai scopritore di opere antiche), Il sogno (1820-1;

endecasillabi sciolti; sogno di una fanciulla amata che poi si dilegua), La vita solitaria

(1821; endecasillabi sciolti; il poeta benedice la benefica natura, tuttavia a lui ostile per le

sofferenze d’amore), Nelle nozze della sorella Paolina (1821; canzone petrarchesca con

unico schema strofico; esortazione alla sorella in procinto di sposarsi – nozze che per

inciso non ebbero luogo – a concepire figli infelici ma forti come gli antichi Spartani), A

un vincitore nel pallone (1821; canzone petrarchesca con unico schema strofico;

rievocazione degli antichi giochi dei Greci), Bruto minore (1821; canzone petrarchesca

con unico schema strofico; rievocazione di Bruto uccisore di Cesare dopo Filippi), Alla

primavera o delle favole antiche (1822; canzone petrarchesca con unico schema strofico;

nostalgia per l’epoca antica, colma di inconsapevole felicità), Ultimo canto di Saffo (1822;

canzone petrarchesca con unico schema strofico; lamento della poetessa prima di morire

per il crudele amato), Inno ai patriarchi, de’ principii del genere umano (1822; canzone

petrarchesca con unico schema strofico; rievocazione di Caino, Noè, Abramo, Giacobbe,

con nostalgia per l’incosciente felicità degli antichi), Alla sua donna (1823; canzone con

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

stanze di uguale numero di versi, ma con vario schema; inno alla donna amata e alla sua

bellezza immortale);

• secondo periodo (1826-1836): è la fase del dolore universale, della “natura matrigna” e

dell’influsso del pensiero vichiano (corsi e ricorsi storici) con dissolvimento del mito della

felicità degli antichi; liriche: Al conte Carlo Pepoli (1826; epistola in endecasillabi sciolti;

il poeta contrappone la felicità del conte alla propria misera condizione, giacché si sente il

cuore “inaridito”), Il risorgimento (1828; quartine di settenari sdruccioli, piani e tronchi,

legati a due a due; storia del percorso infelice del poeta, fino al nuovo desiderio di

speranza che lo pervade), A Silvia (1828; canzone a stanze libere; ricordo gentile e dolce

della giovinezza e delle illusioni infrante davanti alla cruda realtà), Il passero solitario

(1829; canzone a strofe libere; metafora poeta-passero solitario), Le ricordanze (1829;

endecasillabi sciolti; rimpianto della giovinezza e di Nerina, ormai morta), La quiete dopo

la tempesta (1829; canzone a strofe libere; il piacere scaturisce solo dallo spavento e

dall’affanno, momenti brevi e rari, mai dal dolore che è una costante della vita umana), Il

sabato del villaggio (1829; canzone a stanze libere; bozzetto idilliaco contrapposto

all’apostrofe filosofica al “garzoncello scherzoso”), Canto notturno di un pastore errante

dell’Asia (1829-1830; canzone a stanze libere; interrogativo angoscioso alla luna sul senso

della vita e del dolore), Il pensiero dominante (1831; canzone a strofe libere; esacerbarsi

del dolore d’amore e invocazione della morte), Amore e morte (1832; canzone a stanze

libere; mito di Amore e Morte, creati per coesistere, ma il poeta invoca la Morte soltanto),

Consalvo (1832; endecasillabi sciolti; Consalvo ottiene un bacio da Elvira e a tanta

dolcezza muore, ringraziando per quell’istante di gioia), A se stesso (1833; stanza; lo

stanco cuore deve orami disprezzare l’infinità vanità del tutto), Aspasia (1834;

endecasillabi sciolti; la donna amata dal poeta è ormai morta per lui, disperato ma fiero di

aver conquistato la propria libertà interiore), Sopra un bassorilievo antico sepolcrale,

dove una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi dai suoi

(1834-5; canzone a stanze libere; compianto di una morte precoce), Sopra un ritratto di

una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima (1834-5; canzone a

stanze libere; interrogativi filosofici sul rapporto tra corpo e spirito nell’uomo), Palinodia

al marchese Gino Capponi (1835; endecasillabi sciolti; satira contro i filantropi

progressisti e ottimisti, nonché contro le ostentazioni patriottiche dei falsi liberali), I nuovi

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

credenti (1835-6; terzine ad Antonio Ranieri; satira contro alcuni letterari riconvertiti al

cattolicesimo), La ginestra, o il fiore del deserto (1836; canzone a stanze libere;

magnanimo non è chi illude l’uomo con false promesse, ma chi lo esorta a contemplare la

sua vera condizione, invitando contemporaneamente l’umanità a stringersi in un fraterno

abbraccio di solidarietà, unico rimedio al dolore universale), Il tramonto della luna (1836;

canzone a stanze libere; come la luna scomparendo lascia la terra al buio, così la

giovinezza, tramontando, piomba l’uomo nella disperazione);

• nell’edizione del 1835 furono compresi anche alcuni brevi carmi: Imitazione (rifacimento

di una favola del contemporaneo poeta francese A. V. Arnault), Scherzo (1828),

Frammento (1819: “Odi, Melisso”), Frammento (1818-9: “Io qui vagando”), 2 traduzioni

Dal greco di Simonide (1823-4: “Ogni mondano evento” e “Umana cosa”).

• METRICA: prevalgono gli endecasillabi sciolti e la canzone a strofe libere (detta anche

leopardiana), una derivazione del metro delle favole pastorali del Tasso e del Guarini, in

cui non c’è, come accadeva nella canzone antica, un numero di versi uguale in ogni strofa,

disposti nello stesso ordine di rime e metri.

OPERETTE MORALI

• 24 prose composte tra 1824 e 1832; l’edizione completa è quella postuma del 1845 curata

da Antonio Ranieri (un primo gruppo compatto risale al 1824, successivamente ne

vengono composte altre cinque in questo ordine: nel 1825 il Frammento apocrifo di

Stratone di Lampsaco, nel 1827 il Copernico e il Dialogo di Plotino e Porfirio, nel 1832 il

Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere e il Dialogo di Tristano e di un

amico);

• STRUTTURA: primo gruppo (1824): concetti di illusione e felicità: Storia del genere

umano (storia della perpetua infelicità umana da Giove in poi; influenza del pensiero di

Vico), Dialogo d’Ercole e di Atlante (allegoria della fatuità umana), Dialogo della Moda

e della Morte (le due sorelle sono entrambe nate dalla Caducità e collaborano a rendere

l’uomo vano e infelice), Proposta di premi fatta dall’Accademia dei Sillografi (ironica

proposta di costruzione con le macchine di un amico vero e di una donna fedele,

impossibili a trovarsi in natura), Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo (gli uomini sono

ormai scomparsi e un folletto e uno gnomo si contendono il dominio della terra per la

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

propria specie), Dialogo di Malambruno e di Farfarello (il mago M. chiede al diavolo F.

la felicità, anche solo per un attimo); secondo gruppo (1824): concetto di natura

matrigna: Dialogo della Natura e di un’Anima (l’infelicità è maggiore negli uomini

grandi), Dialogo della Terra e della Luna (tutti i pianeti sono infelici, non solo terra e

luna), La scommessa di Prometeo (Prometeo scommette con Momo e perde, poiché gli si

dimostra che la creazione dell’uomo non è stata poi una grande invenzione), Dialogo di

un Fisico e di un Metafisico (inganno della natura che prospetta all’uomo sempre piaceri

passati e futuri, mai presenti), Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare

(anche qui si dimostra come il piacere sia sempre passato o futuro), Dialogo della Natura

e di un Islandese (la Natura personificata dimostra come essa crei l’uomo per

dell’individuo rispetto a

distruggerlo); terzo gruppo (1824): concetti dei problemi morali

se stesso e alla società: Il Parini, ovvero della gloria (la gloria letteraria è difficile da

conseguire e vana), Dialogo di Federico Ruysch e delle sue Mummie (lo scienziato

apprende dalle sue mummie, che si sono improvvisamente svegliare dalla morte, come

quest’ultima non sia affatto dolorosa), Detti memorabili di Filippo Ottonieri (pensieri sui

costumi e sui pregiudizi letterari e morali), Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro

Gutierrez (Colombo spiega al suo compagno che, anche se non troveranno le terre sperate,

avranno ben speso il loro tempo), Elogio degli uccelli (non l’uomo, ma gli uccelli sono le

creature più felici), Cantico del gallo silvestre (il gallo insegna agli uomini che bisogna

abbandonare i sogni per accostarsi al vero); quarto gruppo (1825-1832): temi vari,

comprendenti tutti quelli delle prose precedenti: Frammento apocrifo di Stratone di

Lampsaco (tentativi di un filosofo di spiegare origine e fine del cosmo), Dialogo di

Timandro e di Eleandro (solo questa, composta nel 1824; invettiva contro i filosofi

moderni), Copernico. Dialogo (parodia della dottrina eliocentrica), Dialogo di Plotino e

Porfirio (contrasto dei due filosofi intorno al suicidio; il punto di vista leopardiano è

quello di Plotino, che esorta a non rifiutare la vita in nome della solidarietà), Dialogo di

un venditore di almanacchi e di un passeggere (tema delle illusioni e speranze) e Dialogo

di Tristano e di un amico (Tristano, dopo aver tentato di dimostrare la felicità del vivere, è

costretto ad ammettere di desiderare la morte);

• FINALITA’: espressiva: l’autore si propone esplicitamente di creare una vera e propria

prosa filosofica e moderna, che mancava in Italia; filosofica: le operette costituiscono un

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

momento di chiarificazione del percorso filosofico e riflessivo del poeta, anche se è

sbagliato considerare il materiale delle prose come un autentico ed organico “sistema” o

trattato di pensiero, per il loro carattere asistematico e per il prevalere della fantasia

creativa sulla coerenza tematica.

1. PARALIPOMENI DELLA BATRACOMIOMACHIA: poemetto burlesco in otto canti di

ottave, composto negli ultimi anni di vita, continuazione della Batracomiomachia

(battaglia delle rane e dei topi) pseudo-omerica; sono satireggiate figure (ad es.: Rodipane

IV re dei Topai allude a Ferdinando I delle due Sicilie etc.) e fatti contemporanei (i moti

del 1820-21 nel Regno delle due Sicilie e l’intervento restauratore dell’Austria, i moti del

‘30-31 in Francia, etc.); satira non solo dei monarchi restauratori, ma anche dei falsi

liberali.

2. I PENSIERI: 111, pubblicati postumi dal Ranieri, legati sia alle Operette che allo

Zibaldone.

3. ZIBALDONE: pubblicata tra 1898 e 1900, è un raccolta di 3619 osservazioni,

conversazioni, appunti, ricordi relativi al periodo 1817-1832.

CRITICA

De Sanctis istituì un dualismo tra cuore e intelletto nell’opera leopardiana: dove questi due

elementi si contrappongono dinamicamente, c’è poesia, mentre i passi nei quali domina solo

l’intelletto sono impoetici (dunque, vengono bollate in blocco come artisticamente malriuscite

le Operette). Anche Croce confermerà tale giudizio negativo sul Leopardi filosofo e

pensatore, mentre proprio il recupero delle prose filosofiche costituì il tema dominante della

critica postcrociana, da Gentile a De Robertis, da Fubini a Bigi. Le ultime interpretazioni di

rilievo sono quelle di Binni e Luperini che, rivalutando e rileggendo l’ultima produzione

lirica del poeta, hanno capovolto i termini usuali del dibattito intorno al pessimismo

leopardiano, coniando le formule del “pessimismo eroico” e “titanismo” leopardiano (Binni,

che nella Ginestra rintraccia un ultimo, disperato appello del poeta alla solidarietà che può

vincere il dolore), e del “Leopardi progressivo” (Luperini, che evidenzia come il disprezzo

dell’autore per i liberali del suo tempo non significasse adesione alle posizioni conservatrici e

retrive, ma monito a diffidare delle illusorie “magnifiche sorti e progressive”).

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

ALESSANDRO MANZONI VITA

• Nasce a Milano nel 1785 dal conte Pietro e da Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria,

autore del volumetto “Dei delitti e delle pene”;

• dopo la separazione legale della madre, si trasferì a Parigi dove convisse con Carlo

Imbonati e trascorse la fanciullezza e la prima giovinezza in collegi tenuti da religiosi;

• dopo la morte di C. Imbonati raggiunse la madre a Parigi dove venne a contatto con gli

ambienti culturali francesi e strinse amicizia con Claude Fauriel;

• nel 1809 sposò Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere ginevrino, donna di elevati

sentimenti e di fede calvinista, la quale si convertì poco dopo al cattolicesimo;

• anche il M., che negli anni precedenti si era allontanato dalla fede sotto l’influenza delle

idee illuministiche, si “convertì” al cattolicesimo, divenendo un fervido credente; sulla

sua conversione, secondo la tradizione, influì un fatto particolare: durante lo scoppio dei

fuochi artificiali accessi in piazza della Concordia il 2 aprile 1810, per celebrare le nozze

di Napoleone e Maria Luisa d’Austria, all’improvviso la folla sbandò, e M. perdette la

moglie; preso dallo sgomento, entrò nella vicina chiesa di San Rocco, pregò Dio per la

salvezza della moglie e, uscito, la ritrovò di lì a poco sana e salva;

• in ogni caso, l’episodio della chiesa senza dubbio ha rafforzato uno stato d’animo già

preesistente, frutto di meditazione e di studio; la tesi avanzata da Francesco Ruffini di un

cristianesimo manzoniano inquinato di giansenismo (la dottrina secondo la quale Dio

riserva la salvezza solo agli eletti) oggi non è più sostenuta da nessuno. Sul problema della

grazia, infatti, il M. restò sempre fedele all’ortodossia cattolica e del Giansenismo

apprezzò solo il rigore morale e le idee democratiche;

• tornato in Italia nel 1810, salvo il breve soggiorno a Firenze “per risciacquare i panni in

Arno” visse tra Milano e la villa di Brusuglio un’esistenza assai riservata resa dolorosa dai

gravi lutti familiari: la morte della prima moglie Enrichetta, della seconda Teresa Borri

Stampa e di alcuni figli; morì a Milano nel 1873.

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

PENSIERO E OPERE

PRIMA DELLA CONVERSIONE: LE OPERE CLASSICISTICHE

1. Tra 1801 e 1810, M. compone opere allineate con il gusto classicistico allora dominante.

Già nel 1801 scrive una “Visione” allegorica in terzine, il “Trionfo della libertà”, che si

richiama ad un genere consacrato dal Monti, poeta in quel momento al massimo della

fama. Il poemetto è colmo di spiriti libertari, inneggia alla Riv. francese e si scaglia contro

la tirannide politica e religiosa, ma già rivela disillusione e amarezza dinanzi al fallimento

degli ideali religiosi traditi da Napoleone.

2. Seguono l’”Adda”, poemetto idillico indirizzato a Monti e quattro “Sermoni”, in cui,

prendendo a modello Parini, M. polemizza con aspro moralismo contro gli aspetti del

costume contemporaneo.

3. Del 1805 è il “Carme in morte di Carlo Imbonati”: M. immagina che l’Imbonati, che

ammirava come un padre, gli appaia in sogno dandogli nobili ammaestramenti di vita e di

poesia.

4. Nel 1809 compone un poemetto, “Urania”, che tratta un tema caro alla cultura neoclassica

(gli uomini pirmitivi iniziati alla civiltà dalle Muse), già trattato dal Monti nella

“Musogonia”.

5. “A Parteneide” è una risposta al poeta danese Baggesen, con cui M. si scusa di non poter

tradurre il suo idillio borghese “Parthenais”.

Appena pubblicate queste ultime opere, M. manifesta subito il suo scontento. Scrivendo a

Fauriel, definisce “A Parteneide” sciocchezzuole e afferma che in futuro comporrà forse versi

peggiori, ma mai più simili a quelli. E’ sintomo di un distacco dal gusto e dalla cultura

classicistici; per tre anni M. non scrive nulla; quando riprende a comporre, scrive gli “Inni

sacri”.

DOPO LA CONVERSIONE: INNI SACRI E ALTRE LIRICHE

1. La conversione fu per M. un fatto totalizzante che investì a fondo tutti gli aspetti della sua

personalità: ne sono una prova eloquente le “Osservazioni sulla morale cattolica” (1819),

scritte per controbattere le tesi esposte dallo storico ginevrino Sismondo De Sismondi

nella “Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo”, e cioè che la morale cattolica è

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

stata la radice della corruzione del costume italiano. Dalle argomentazioni di M. traspare

una fiducia assoluta nella religione come fonte di tutto ciò che è buono e vero e come

punto di riferimento per ogni tipo di scelta (rivalutazione di: STORIA, MEDIOEVO,

RELIGIONE CATTOLICA VS. CIVILTA’ ROMANA ANTICA,

ANTICLASSICISMO). M. in una lettera a Cesare D’Azeglio del 1823 fissa in una

formula sintetica i princìpi che muovono la ricerca letteraria sua e degli altri intellettuali

(“l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo”).

2. La prima opera scritta dopo la conversione, “Inni sacri”, nati tra il 1812 e il 1815, fornisce

l’esempio concreto di una poesia nuova. In quegli anni il modello poetico dominante era

quello consacrato da Monti e Foscolo, fondato sul culto del mondo antico, delle sue

forme, del suo linguaggio, dell’adozione della mitologia classica come argomento per

eccellenza. M. rifiuta tutto questo, sentendo la materia mitologica e classica come

repertorio orami morto e decide di cantare temi che siano vivi nella coscienza

contemporanea, aderenti cioè al “vero”. Ciò si traduce nella particolare configurazione

(settenari, ottonari, decasillabi), versi dal ritmo incalzanti che rendono il senso di fervore e

di tripudio delle masse dei fedeli. M. aveva progettato dodici inni che cantassero le

principali festività dell’anno liturgico., ma ne scrisse solo quattro, pubblicati nel 1815:

“La Resurrezione,” “Il Natale”, “La Passione”, “Il nome di Maria”. Un quinto inno, “La

Pentecoste” ebbe una gestazione travagliata e fu terminato solo nel 1822, passando

attraverso varie stesure, tra loro differenti. I primi quattro inni sono costruiti secondo uno

schema fisso: enunciazione del tema, rievocazione dell’episodio centrale, commento che

appronta le conseguenze dottrinali e morali dell’evento.

3. Dopo due tentativi infelici di canzoni: “Aprile 1814” e il “Proclama di Rimini”, lasciate

interrotte, nel 1821 M. compone l’ode “Marzo 1821” dedicata ai moti di quell’anno e alla

speranza che l’esercito piemontese si riunisse agli insorti lombardi e “Il 5 Maggio”

ispirato alla morte di Napoleone. In “Marzo 1821” Dio stesso soccorre la causa dei popoli

che lottano per la loro indipendenza, perché opprimere un altro popolo è contrario alle sue

leggi; ne “Il 5 Maggio” l’alternanza di glorie e sconfitte della vicenda napoleonica è

valutata dalla prospettiva dell’eterno. Da ciò si evince che i fatti contemporanei sono visti

nella prospettiva religiosa. - 75 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

4. Anche i cori inseriti nelle due tragedie rientrano nella poesia lirica: vicino alle forme di

“Marzo 1821” è il coro del “Conte di Carmagnola” che è una deprecazione delle lotte

fratricide del popolo italiano nel ‘400; la storia passata è vista da una prospettiva politica

riferita al presente. Il primo coro dell’”Adelchi” è un esempio di poesia della storia: la

ricostruzione delle vicende di quelle masse che la storia ha sempre ignorato (i Latini

dell’VIII secolo, divisi tra due dominatori, Longobardi e Franchi). A parte si colloca il II

coro, dedicato alla morte di Ermengarda; anche qui compare la poesia della storia.

TRAGEDIE

1. Polemica anticlassicistica: M. rifiuta la tragedia classicheggiante (Racine, Alfieri) basata

su personaggi ed eventi storici del repertorio classico, considerati come emblemi di

tematiche “metafisiche” in senso assoluto e sottratti ad ogni legame storico e contestuale

rispetto alla loro epoca di riferimento. I nuovi principi elaborati da M. sono esposti

sistematicamente in una ampio saggio “Lettre a M. Chauvet sur l’unité de temps et de lieu

dans la tragédie”, concepito nel 1820, in risposta al critico Chauvet, che gli aveva

rimproverato l’inosservanza delle unità, e pubblicato a Parigi nel 1822 in francese,

insieme con le sue due tragedie tradotte da Fauriel.

2. “Il Conte di Carmagnola”, scritta tra 1816 e 1820, si incentra sulla figura di Francesco

Bussone (capitano di ventura nel ‘400), che al servizio del duca di Milano ottenne molte

vittorie e giunse a sposarne la figlia; poi passò al servizio di Venezia assicurandole una

clamorosa su Milano (battaglia di Maclodio); M. era convinto dell’innocenza del conte

(tesi oggi confutata). La tragedia si regge dunque sul conflitto tra l’uomo di animo elevato

e generoso e la ragion di Stato. La tragedia affronta il tema centrale della visione

manzoniana: la storia umana come trionfo del male, a cui si contrappongono invano esseri

incontaminati, destinati alla sconfitta. La tragedia resta un tentativo poco riuscito per la

piattezza dei caratteri e la scarsa forza drammatica delle scene.

3. Lo stesso conflitto è al centro anche della seconda tragedia, “Adelchi” (1822).

4. CORI: diversamente dai cori dell’antica tragedia greca, dove essi costituivano la

personificazione dei pensieri e dei sentimenti corali che l’azione doveva suscitare,

“spettatore ideale”, i cori manzoniani costituiscono un “cantuccio” dove l’autore possa

parlare in prima persona, commentando direttamente i fatti tragici inscenati.

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

PROMESSI SPOSI

GENESI: “Fermo e Lucia” (1821-23); “Gli Sposi Promessi” (1824), “I Promessi Sposi”

(1824-27) e “quarantana” (dopo l’Arno).

SISTEMA DEI PERSONAGGI: Don Rodrigo e Gertrude rappresentano la funzione negativa

dell’aristocrazia che viene meno alle sue responsabilità ed usa il suo privilegio in modo

ossessivo; il cardinale Federigo, con la sua attività benefica e instancabile, rappresenta il

modello positivo e l’Innominato, con la sua conversione, dedicandosi a proteggere i deboli

oppressi e a beneficare gli umili, rappresenta il passaggio esemplare della nobiltà dalla

funzione negativa a quella positiva. Per quanto riguarda i ceti popolari, l’esempio negativo è

rappresentato dalla folla sediziosa e violenta di Milano, il positivo dalla rassegnazione

cristiana di Lucia; Renzo, invece, come l’Innominato nei ceti superiori, rappresenta il

passaggio dal negativo al positivo, da un atteggiamento ribelle e intemperante ad un fiducioso

abbandono alla volontà di Dio, analogo a quello di Lucia. Per i ceti medi, esempi negativi

sono: Don Abbondio e Azzeccagarbugli; esempio positivo: Fra’ Cristoforo. I percorsi di

formazione dei due protagonisti sono diversi: Renzo ha tutte le virtù che per M. sono proprie

del popolo contadino; però c’è in lui una componente ribelle, un’insofferenza per ogni forma

di sopruso. Il suo percorso di formazione consiste perciò nel giungere a d abbandonare ogni

velleità di azione e a rassegnarsi totalmente alla volontà di Dio. La formazione si attua

attraverso le due esperienze della sommossa e della Milano sconvolta dalla peste: attraverso

di esse Renzo comprende la vanità delle pretese umane di reintegrare la giustizia con l’azione.

Lucia, invece, sembra possedere sin dall’inizio per dono divino quella consapevolezza della

vanità dell’azione che Renzo conquista dopo dure prove solo al termine delle sue peripezie. In

lei c’è uno spontaneo rifiuto della violenza, un abbandono fiducioso alla volontà di Dio. In

realtà anche Lucia attraversa un suo percorso di formazione, in quanto inizialmente ha dei

limiti, che deve superare grazie all’esperienza. Lucia, all’aprirsi del racconto, appare

prigioniera di una visione ingenuamente idillica della vita, entro i confini ristretti della casa,

del villaggio, del paese. A lei manca, quindi, quella consapevolezza del male che è necessaria

per capire la vera natura della realtà umana; attraverso le sue sofferenze arriva alla fine a

comprendere che non può esistere l’Eden in terra, che le sventure si abbattono anche su chi è

senza colpa. - 77 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

ALTRE OPERE

1. Nel 1847 scrive la lettera a Giacinto Carena “Sulla lingua italiana”;

2. lavora a lungo ad un trattato “Della lingua italiana” tra 1830 e 1859 (cinque redazioni, ma

resta manoscritto);

3. “Discorso del romanzo storico e in genere dei componimenti misti di storia e

d’invenzione” (1845, composto nel 1828); viene negata la validità letteraria del romanzo

storico, a favore della “pura” storia;

4. “Storia della colonna infame” (1848); analisi delle responsabilità dei giudici che

condannano gli innocenti;

5. “Saggio comparativo della Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione italiana del

1859” (edito postumo 1889); vengono condannati gli eccessi “giacobini” della Riv.

Francese;

6. “Dell’invenzione” (1850): M. maturo sente l’influenza del pensiero del filosofo cattolico

Antonio Rosmini (GIANSENISMO).

FORTUNA:

De Sanctis vede in M. il rappresentante della nuova letteratura che concilia ideale e reale,

soprattutto nella delineazione dei concetti di “vero” e “verosimile”, cioè di storia e invenzione

letteraria (“I Promessi Sposi” assurgono a opera di massima conciliazione tra ideale e reale,

che qui coincidono perfettamente). I momenti meno riusciti del romanzo appaiono al De

Sanctis quelli di piena esaltazione religiosa, laddove la rappresentazione realistica della

natura, con tutta la sua oggettività e individualità, appare lo spunto più originale. Momigliano

prosegue su questa linea ed esalta la veridicità, la efficacia della rappresentazione storica degli

eventi del Seicento lombardo, con tutte le sue carenze, disfunzioni, “storture” politico-sociali.

Croce coerentemente con la sua impostazione critica distingue la poesia della non poesia,

ritenendo quest’ultima prevalente nell’opera, in quanto sulla vera e sincera ispirazione

artistica prevaleva nel M. l’intento oratorio e retorico di apologia della morale cattolica e della

rassegnazione degli umili quale unico strumento a loro disposizione. La critica degli anni

‘70/’80 si è incentrata sulla più precisa individuazione del contesto storico nel quale M.

operava; viceversa, gli indirizzi più recenti di critica semiologica e narratologica hanno

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

indagato (Giovannoli) il sistema dei personaggi tracciato nel romanzo dal punto di vista

attanziale (due modelli: potenti e umili, con poli positivi e negativi, perfettamente

sovrapponibili), la segmentazione dell’intreccio con una struttura ring-composition: esordio,

intervento dell’aiutante (Cristoforo), successo illusorio (Lucia a Monza), tradimento di

Gertrude, Spannung (rapimento di Lucia), pentimento dell’Innominato e di Gertrude,

impedimento transitorio (voto di Lucia), morte eroica dell’aiutante (Cristoforo), scioglimento

(morte di Don R. e matrimonio; analisi di Giovannoli cit.); focalizzazione zero prevalente con

frequenti giudizi espressi palesemente dal narratore, ma anche occasionali focalizzazioni

interne nei personaggi. - 79 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

GIOVANNI VERGA VITA

• Nasce a Catania nel 1840 da famiglia di proprietari terrieri;

• 1856-7: scrive il suo primo romanzo, Amore e patria, ma non lo pubblica; inizia

un’intensa attività giornalistica;

• 1869-71: si stabilisce a Firenze, dove conosce molti letterati;

• 1872: passa a Milano: inizia i rapporti con la casa editrice Treves ed entra in contatto con

gli “scapigliati”;

• 1882: viene rappresentata con successo la Cavalleria rusticana interpretata dalla Duse;

• 1888-1891: viaggi a Roma e a Berlino;

• 1895: incontra Zola a Roma, l’anno dopo fa rappresentare La lupa;

• 1920: è nominato senatore del Regno; muore a Catania nel 1922.

OPERE E PENSIERO

PRIMO PERIODO GIOVANILE

Romanzi storici, di ispirazione patriottica e risorgimentale: Amore e patria (inedito), I

Carbonari della montagna (1862; episodio dell’insurrezione calabrese contro Murat), Sulle

lagune (1863; storia della Venezia austriaca con un amore sullo sfondo);

SECONDO PERIODO: LA SCAPIGLIATURA

Passionalità e autobiografismo: Una peccatrice (1866; disperato amore di Pietro Bruisco per

la contessa di Prato fino al suicidio della donna), Storia di una capinera (1871; romanzo

epistolare in cui una suora narra di un suo amore giovanile che la conduce fino alla pazzia),

Eva (1879; alterne vicende d’amore tra Enrico Lanti ed Eva), Tigre reale (1879; torbida

passione tra Giorgio La Ferlita e Nata, nevrotica contessa russa), Eros (1875; passione tra

Alberto Alberti e Velleda, fino al suicidio del protagonista);

TERZO PERIODO: IL VERISMO

Conversione al naturalismo e al romanzo sperimentale d’Oltralpe, innestata sulla vena

realistica già presente nel migliore Romanticismo italiano (il “vero” del romanzo storico di

matrice manzoniana) e sulle asserzioni di adesione alla concreta realtà, anche la più infima,

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

proclamate dagli Scapigliati: Nedda (Bozzetto siciliano) (1874; è descritta la misera vita di

una povera contadina orfana che, dopo indicibili stenti, arriva a sposarsi, ma perde l’uomo

amato e la bambina), Vita nei campi (1880; dieci novelle: Cavalleria rusticana, La lupa,

Fantasticheria, Jeli il pastore, Rosso Malpelo, L’amante di Gramigna, Guerra di Santi,

Pentolaccia, Il come il quando ed il perché).

I MALAVOGLIA (1881)

• doveva essere il primo romanzo di un ciclo (I vinti), comprendente anche: Mastro Don

Gesualdo, La duchessa di Leyra, L’onorevole Scipioni e l’Uomo di lusso (questi ultimi tre

non scritti);

• RIASSUNTO: ‘Ntoni, il nipote di una famiglia di pescatori di Aci Trezza, è andato

soldato e la pesca va male; il nonno, Padron ‘Ntoni, intraprende il “negozio dei lupini”

presi a credito da zio Crocifisso, ma il mare fa naufragare la Provvidenza e nuore

Bastianazzo, padre di ‘Ntoni. Tutti si mettono a lavorare, per pagare il debito e la

riparazione della barca, anche ‘Ntoni che è tornato dal servizio militare. Altre sventure si

susseguono: Luca, fratello di ‘Ntoni, muore nella battaglia di Lissa, la Provvidenza

naufraga di nuovo e i Malavoglia sono costretti a cedere la casa del nespolo. Il nonno

vuole continuare la lotta, ma ‘Ntoni si lascia andare e finisce in carcere per contrabbando

e una coltellata al brigadiere. Padron ‘Ntoni muore all’ospedale, mentre Lia, intanto, va in

città e si perde. Rimangono solo Alessi, che ha sposato la Nunziata, e Mena, che ha

rinunziato a sposare un carrettiere, pur amandolo: Alessi e Mena riscattano al casa e

ricominciano la loro vita. ‘Ntoni, uscito dal carcere, li va a trovare, ma capisce di non

poter rimanere lì e va via in grande angoscia.

MARITO DI ELENA (1882): storia di Cesare ed Elena che vogliono metter su famiglia in un

progetto di felicità che, però, fallisce; NOVELLE RUSTICANE (1883, dodici novelle: Il

Reverendo, Cos’è il Re, Don Licciu Papa, Il Mistero, Malaria, Gli orfani, La roba, Storia

dell’asino di San Giuseppe, Pane nero, I galantuomini, Libertà, Di là dal mare), PER LE VIE

(1883: dodici novelle: Il bastione di Monforte, In piazza della Scala, Al veglione, Il canarino

del n. 15, Amore senza benda, Semplice storia, L’osteria dei “Buoni Amici”, Gelosia,

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

Camerati, Via Crucis, Conforti, L’ultima giornata) e VAGABONDAGGIO (1887): raccolte di

novelle, le ultime due di ambientazione cittadina (Milano).

MASTRO DON GESUALDO (1889)

RIASSUNTO: biografia di un muratore siciliano, Gesualdo Motta, che, con grandi sacrifici, è

riuscito a costruirsi una fortuna economica. Vive tra invidie e gelosie dei rivali e degli

aristocratici del paese, mentre la moglie, di condizione superiore alla sua, lo tratta con sempre

maggiore indifferenza. Uguale atteggiamento ha la figlia, che abbandonerà il padre, anziano e

malato, finché egli muore in solitudine nel palazzo dove figlia e genero scialacquano le

ricchezze tanto faticosamente accumulate.

DAL TUO AL MIO (1905): romanzo: Lisa, nobile decaduta, sposa Luciano, minatore

dipendente del padre, capo-popolo e rivoluzionario che, però, difende la “roba” della moglie,

non appena capisce che i suoi compagni vogliono distruggere la miniera del suocero; I

RICORDI DEL CAPITANO D’ARCE (1891) e DON CANDELORO e C.I (1894): due raccolte

di novelle.

SPUNTI PER L’ANALISI STRUTTURALE DELLE NOVELLE

FABULA

Buona parte delle novelle verghiane, sulla base delle indicazioni fornite da Bigazzi e

Luperini, può essere ricompresa nelle tre seguenti categorie:

• novelle di formazione: storie imperniate su un personaggio che è costretto dalle vicende a

“guardare in faccia la realtà”: la storia è quindi data dal succedersi di una serie di

avvenimenti che inducono il protagonista a prendere coscienza della propria situazione

(per es.: Rosso Malpelo, Jeli il pastore);

• a forti tinte (delitti

novelle drammatiche: storie imperniate su un nodo tradizionale

d’onore, amori irregolari), narrazioni rapide con sequenze prevalentemente narrative,

caratterizzate dalla presenza di pochi personaggi e da una scansione rapida (ritmo) dei

fatti, fino alla catastrofe finale (Cavalleria rusticana, La Lupa, L’amante di Gramigna);

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

• novelle corali: storie imperniate su elementi sociali, sullo sfondo di una condizione umana

collettiva; in esse sono presenti vari personaggi legati da un ambiente o da un problema

comune (Malaria, Don Licciu papa, Libertà).

PERSONAGGI

In alcune novelle c’è un solo protagonista-eroe che non ha neppure un vero e proprio

antagonista, ma che deve affrontare una situazione in cui grande peso assumono gli

avvenimenti esterni, il caso, che porta ad uno scioglimento ineluttabile della vicenda (Rosso

Malpelo). In altre novelle al protagonista si affianca un coprotagonista quasi altrettanto

importante che spesso, nello scioglimento, può rivelarsi come antagonista (Jeli il pastore). In

altri racconti ancora non c’è un vero e proprio protagonista, ma vari personaggi che, legati da

uno stesso problema, possono essere considerati tutti personaggi principali o coprotagonisti

(Malaria).

LUOGHI E TEMPI

Due sono gli ambienti che, prevalentemente, compaiono nelle novelle verghiane: quello

arcaico e contadino della Sicilia e quello popolare milanese. Sarà quindi opportuno indicare

sono rappresentati nell’uno e nell’altro (ad es.: massari,

quali tipi di personaggi e di luoghi

galantuomini, cappelli, curatoli / masserie, paesi, chiuse, cave nelle novelle siciliane e

vetturini, camerieri, modiste, stallieri, contesse / teatri, caffé, vie popolari in quelle milanesi).

Bisogna poi riflettere sul fatto se le novelle siano localizzate in un unico luogo (Cavalleria

rusticana, Gli orfani), oppure se al loro interno vi siano degli spostamenti (Jeli il pastore,

L’amante di Gramigna), se prevalgano spazi chiusi e domestici (“interni”) o aperti. Per

quanto riguarda il tempo, ogni novella abbraccia una arco temporale diverso: in alcune

l’azione si sviluppa in tempi molto limitati, come alcune ore o un giorno; in altre i fatti

occupano periodi più lunghi, mesi o qualche anno; in altre ancora occupa vari anni, addirittura

buona parte della vita del protagonista.

INTRECCIO E STRUTTURA NARRATIVA

Gli scrittori veristi tendono, almeno programmaticamente, a non “costruire” un intreccio che

si discosti molto dalla fabula, preferendo che la storia - per così dire - si narri e costruisca da

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

sé, proceda con la naturalezza degli eventi. Tuttavia, poiché in ogni caso non è possibile

rappresentare tutti gli eventi e tutti allo stesso modo ed è comunque necessario dare alla

narrazione un certo ritmo, anche un verista come Verga interviene ripetutamente sulla

linearità della fabula, sia modificando l’ordine temporale sia dando maggiore spazio narrativo

ad alcuni eventi, sia tacendone altri. Ad es.: nella prima parte di Rosso Malpelo sono presenti

sia prolessi che analessi, quando al lettore viene anticipato il modo in cui troveranno la morte

Malpelo e suo padre e viene narrato come è avvenuta la morte di Mastro Misciu. Un’altra

modalità di alterazione dell’ordine temporale è strettamente legata ad una innovazione

narrativa tipica di Verga. Come scrive Grosser: “Nel Verga è significativo il caso in cui

l’andirivieni nel tempo, che viola l’ordine logico - cronologico, è attuato allo scopo di dare al

lettore l’impressione che nel racconto il narratore abbia raccolto e trascritto scrupolosamente

le dicerie, le chiacchiere dei paesani, pronti a ricordare or questo or quell’episodio relativo

alla vita di un certo personaggio”. Possiamo verificare questa affermazione nella novella Il

Reverendo della raccolta “Le Rusticane”. E’ la storia di un personaggio che, entrando a far

parte dell’ordine ecclesiastico, passa dalla povertà alla prosperità e, di seguito, alla decadenza.

La struttura dell’intreccio però non segue la normale parabola povertà-ricchezza-decadenza,

come potrebbe essere logico, ma in apertura la novella mescola e oppone il tempo della

prosperità al tempo della povertà, descrive poi il tempo della prosperità con una serie di

iterazioni, e recupera infine con un’analessi gli avvenimenti antecedenti all’ascesa sociale del

protagonista. Insomma, l’intreccio, più che disporre gli avvenimenti in sequenza temporale,

segue l’ordine casuale dei ricordi del narratore o delle chiacchiere dei paesani e delinea, più

che la storia, il ritratto del protagonista.

Altri procedimenti di costruzione dell’intreccio si basano sulla selezione diversa dei dati: non

tutti gli eventi della fabula sono disposti dall’autore nell’intreccio (ellissi), oppure alcuni

elementi sono ripresi più volte (ripetizione). Vedi per entrambi i mezzi stilistici la novella La

Lupa.

RAPPRESENTAZIONE DEL TEMPO E DELLO SPAZIO

Non è detto che il tempo della narrazione sia proporzionato a quello della storia, cioè che

avvenimenti più estesi nel tempo siano narrati in modo più esteso e viceversa. In alcuni casi la

narrazione occupa un tempo analogo a quello della storia (si dice allora che l’autore procede

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

per scene); in altri casi lunghi periodi di tempo sono sintetizzati in una breve narrazione

in altri casi ancora l’autore introduce pause descrittive o di commento.

(sommario);

Ovviamente, le scelte dell’autore a tale proposito modificano il ritmo narrativo.

IL PUNTO DI VISTA

Il Verga narra scegliendo il punto di vista di un anonimo narratore eterodiegetico rispetto al

sistema dei personaggi e alle tematiche narrate, ma contemporaneamente adottando un punto

di vista interno al piano stesso del narrato, con la totale condivisione del livello sociale e

culturale dei protagonisti della vicenda. Tale ottica, variamente definita come artificio della

regressione (Baldi) o straniamento (Luperini), consiste nella rinuncia della visione

dall’esterno e dall’alto e nell’abbandono della scala di valori propri dell’autore implicito

Verga. Questo procedimento è funzionale al principio della poetica dell’impersonalità, che

richiede all’autore di vedere le cose con gli occhi dei suoi personaggi e di esprimerle con la

deformazione della loro sottocultura popolare e superstiziosa (in tal senso la prima novella

autenticamente verista non è Nedda, nella quale il narratore colto giudica dall’alto i

personaggi, ma Rosso Malpelo, nella quale domina l’ottica del narratore popolare straniato o

regredito: “Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi

perché era un ragazzo malizioso e cattivo”).

IL SISTEMA DEI PERSONAGGI

Il sistema dei personaggi, cioè il modo in cui i personaggi sono in relazione tra loro

all’interno di una novella può delineare vari schemi, che non sono riconducibili ad un modello

univoco. E tuttavia, abbastanza paradigmatica è la descrizione operata da Luperini a proposito

dei personaggi di Rosso Malpelo. Da una parte vi sono gli oppressori di Malpelo (la madre, la

sorella, il padrone, lo sciancato, l’ingegnere) e dall’altra gli oppressi come lui (la madre di

Ranocchio, Ranocchio, mastro Misciu, l’asino, l’evaso); tale schema evidenzia una

contrapposizione senza sbocchi, una realtà sociale statica in cui prevale la sopraffazione e i

vinti sono inesorabilmente condannati.

TEMI PREVALENTI

Possono essere così sintetizzati: - 85 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

1. la solitudine e l’esclusione;

2. l’amore visto come onore;

3. la necessità economica come elemento regolatore dei rapporti sociali e familiari;

4. l’immutabilità dell’ordine esistente;

5. l’inganno e il gioco della parti;

6. l’accumulo della roba e la scalata sociale.

STILE

Verga crea un italiano popolare orale a coloritura siciliana che alla sua epoca non esisteva. Il

è ricco di modi di dire legati alla cultura religiosa e idolatrica, di proverbi e massime

lessico

sentenziose, di paragoni con animali, di figure retoriche create a partire da oggetti legati alla

vita quotidiana. La sintassi si articola dal periodo lungo della descrizione del narratore colto

fino al periodo lungo mimetico del parlato con connettori polivalenti, fino al periodo

frammezzato, basato su riprese, ellissi e mutamenti di tema tipici del linguaggio orale.

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

GIOSUE’ CARDUCCI VITA

Nasce nel 1835 in Val di Castello (Versilia); trascorse l’adolescenza e l’infanzia a Bolgheri

nella Maremma pisana a contatto con la natura aspra e selvaggia; frequentò le scuole degli

Scolopi a Firenze e, dopo essersi laureato in Lettere alla Normale di Pisa, insegnò prima alle

scuole medie e poi passò ad insegnare Letteratura italiana a Bologna; 1906: premio Nobel

(Nobel italiani: Deledda, Pirandello, Quasimodo, Montale, Fo); morì nel 1907.

OPERE E PENSIERO

FORMAZIONE: giovanile adesione agli ideali rivoluzionari e mazziniani, con forte spirito

anticlericale e antimonarchico (Mazzini, Garibaldi, “popolo” come forza motrice

dell’umanità). Successivamente, avvicinamento al compromesso monarchico (Cavour) e

ammorbidimento delle posizioni giacobine e estremistiche assunte da giovane (incontro con la

regine Margherita). Dal punto di vista letterario, avversione verso il secondo Romanticismo

(Prati, Aleardi), ma in generale contro tutte le idealità romantiche e cristiane, in quanto

sostenitrici di una moralità debole, poco combattiva e virile; di contro, egli sosteneva la forza

e l’impetuosità del fiero esempio dei classici, delle antiche civiltà greca e romana (adesione al

gruppo fiorentino degli “Amici pedanti” con Chiarini, Gargani, Ottavio Targioni Tozzetti).

JUVENILIA, LEVIA GRAVIA, GIAMBI ED EPODI

Periodo classicismo intransigente: “Juvenilia” (1850-60), “Levia gravia” (1861-71; famoso:

“Inno a Satana” del 1863, ma pubblicato nel 1865, in strofe tetrastiche di quinari sdruccioli e

piani alternati): raccolte di versi, poco più che esercitazioni di apprendistato poetico;

riproduzione dei motivi e delle forme dei grandi della letteratura latina (Orazio, Tibullo,

“Pervirgilium Veneris”) e italiana (da Dante a Petrarca, fino a Monti e Foscolo); termini aulici

e dotti, continui riferimenti alla mitologia classica, alla storia e alla letteratura antica; temi:

patriottici (1859), amorosi, etc...; metri tradizionali che la poesia romantica aveva

abbandonato: sonetto, canzone, ode settecentesca del Savioli e del Fantoni. “Giambi ed

epodi” (1867-79), già editi; il titolo allude a forme metriche antiche (Archiloco, Ipponatte,

Orazio): spirito anticlericale e antimonarchico, satira contro i costumi dell’Italietta borghese e

rinfiacchita; linguaggio anticonvenzionale, aspro, dutro, “volgare”, parlato dal popolo, ritmo

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

spezzato e dissonante, cadenze prosaiche (poesie famose: “Agli amici della valle tiberina”,

“Le nozze del mare”, “La consulta araldica”, “Avanti! Avanti”, “Per il quinto anniversario

della battaglia di Mentana”, “La sacra di Enrico Quinto”, “Il canto dell’amore”).

“L’intermezzo” (1886): componimento in 10 capitoli in strofe tetrastiche di endecasillabi e

settenari alternati (satirico e lirico, alla maniera dello Heine, contro il secondo

Romanticismo); vengono preannunziati i temi del secondo periodo, quelli più intimi e lirici.

RIME NUOVE

1861-67; passaggio decisivo verso un nuovo periodo poetico; TEMI: rievocazione della

Maremma toscana e del mondo dell’infanzia, evocato con malinconia (“Traversando la

Maremma toscana”: sonetto; “Davanti a San Guido”; “Nostalgia”, “Idillio maremmano”,

“Rimembranze di scuola”); sentimento profondo e solenne, ma di un solennità religiosa della

natura (“Il bove”); contemplazione estatica di un paesaggio (“San Martino”, “Momento

epico”, “Visione”, “Fiesole”); il dolore desolato dei lutti domestici (“Funere mersit acerbo” e

“Pianto antico”, dedicate alle figure del padre, figlioletto Dante e del fratello Dante);

celebrazioni di artisti, poeti e santi (“Virgilio”, “Omero”, “Giustizia di poeta” (Dante),

“Commentando il Petrarca”, “A Vittore Hugo”, “San Giorgio di Donatello”, “Santa Maria

degli Angeli”); contemplazione del passato (“Faida di comune”, “Il comune rustico”, “Su i

campi di Marengo”, “La notte del Sabato Santo 1175”, “La leggenda di Teodorico”, “Ça ira”:

12 sonetti sulla Riv. Francese). La raccolta è aperta dall’ode “Alla rima” ed è chiusa da

“Congedo”. Le scelte metriche si orientano in direzione della tradizione classica italiana

(rima, strofa, etc..).

ODI BARBARE

1877-93 (2 libri); tentativo di riprodurre con i ritmi accentuativi della metrica italiana la

prosodia quantitativa classica (tenta di riprodurre: la strofe asclepiadea con tre endecasillabi

sdruccioli – oppure doppio quinario sdrucciolo – e un settenario sdrucciolo; la strofe saffica

con tre endecasillabi piani con cesura fissa dopo la quinta sillaba e un quinario piano; la strofa

alcaica con due endec. alcaici formati ognuno da un quinario piano + un quinario sdrucciolo,

un novenario e un decasillabo; distico elegiaco reso per l’esametro, con un settenario + un

novenario, un settenario + un ottonario etc. e per il pentametro con un quinario, un senario o

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

un settenario + un settenario). In questo tentativo, Carducci segue le orme di precedenti

esperimenti effettuati da Alberti, Dati (1400), Tolomei, Atanagi, Caro, Chiabrera (1500),

Campanella (1600), Astori, Fantoni (1700) di riprodurre in lingua italiana i metri della poesia

classica. Il C., nei suoi esperimenti, adottò il metodo accentuativo, quello cioè che riproduce

le cadenze ritmiche del verso classico letto secondo gli accenti grammaticali e a queste

cadenze adattò versi tradizionali italiani, da soli o in unione. POESIE FAMOSE: “Dinanzi

alle terme di Caracalla”, “Alle fonti del Clitumno”, “A Giuseppe Garibaldi”, “Scoglio di

Quarto”, “Miramar”, “Alla regina d’Italia”, “alla stazione in una mattina d’autunno”, “Sogno

d’estate”.

RIME E RITMI

1899; decadenza, fossilizzazione delle forme, intenti celebrativi e retorici che scavalcano

l’ispirazione genuina; grandi odi storiche: “Piemonte” (1890), “Bicocca di San Giacomo”

(1891), “Cadore” (1892), “Alla città di Ferrara” (1895), “la chiesa di Polenta” (1897); “Jaufré

Rudel”: romanza, con accenti poetici e lirici maggiormente sinceri.

PROSE

Oratoria: “Ai parentali di Giovanni Boccaccio” (1875), “A commemorazione di Goffredo

Mameli” (1876), “Per la morte di G. Garibaldi” (1882), “Per Virgilio in Pietole” (1884), “Per

la libertà perpetua di San Martino” (1894), “Per il tricolore” (1897); Critica: ingente mole di

saggi e volumi; adesione alla critica storica di matrice positivistica (predilizione per le

vicende biografiche, le correnti letterarie, le accademie, ambienti letterari, forme linguistiche

e metriche, fonti, ricostruzione filologica del testo); opposizione al filone desanctisiano,

22 vol. di lettere nell’ed. nazionale.

discendente dall’idealismo hegeliano; Epistolario:

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

GIOVANNI PASCOLI VITA

• Nasce a San Mauro di Romagna nel 1855; studi presso i padri Scolopi ad Urbino;

• 1867: il padre Ruggero viene assassinato; numerosi lutti successivi (sorella maggiore,

madre, due fratelli);

• durante gli anni dell’università aderisce al movimento anarchico e si iscrive

all’Internazionale socialista; anni di sbandamento e miseria materiale; arresto nel 1879 e

quattro mesi di carcere;

• 1882: si laurea e comincia la sua carriera d’insegnamento di latino e greco nei licei; premi

ai concorsi internazionali di poesia latina di Amsterdam;

• 1895: cominciano gli incarichi universitari a Bologna, Messina, Pisa, finché nel 1905

succede al Carducci nella cattedra di letteratura italiana a Bologna; muore nel 1912.

PENSIERO

La formazione culturale pascoliana si colloca, all’inizio del suo percorso, nella sfera del

Positivismo; egli assorbe in pieno tale cultura, come spesso dimostrano le sue stesse poesie

dell’età matura, nella precisione dell’uso delle nomenclature della botanica, dell’ornitologia,

nell’accuratezza dell’enunciazione dei concetti astronomici. Tuttavia, ben presto la fiducia

nelle scienze si incrina e, come tanti altri intellettuali della sua generazione, P. si avvicina alle

nuove correnti dello spiritualismo e del simbolismo. Ne nasce una nuova visione

dell’universo, ora percepito come disorganico, privo di un elemento unificante (la stessa

presenza divina è un’aspirazione per il poeta, mai una certezza acquisita). La realtà è slegata,

incoerente e così la coglie il poeta; egli non può far altro che evocare tenui simboli, segnali

che consentono di intuire il cuore della realtà, non comprendere le sue articolazioni logiche.

Tutte le cose, così, si ammantano di valenze simboliche, metaforiche, anche se vengono

descritte con precisione rappresentativa; l’aderenza alla descrizione nitida e netta si concilia,

infatti, con la concezione simbolica, dal momento che la stessa designazione delle cose le

vivifica, la parola si fa vita, perché è l’uomo-poeta che la pronuncia.

Da questa visione del mondo scaturisce la poetica cosiddetta del fanciullino: essa è legata,

appunto, ad una concezione mistica e simbolica della poesia, quale scoperta ingenua - e non

mediata dalla razionalità adulta - della poeticità potenziale di tutte le cose e della natura tutta.

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

Come un fanciullo, il poeta rinuncia a visioni totalizzanti e globali della realtà, ma ne

percepisce metaforicamente solo qualche barlume, riuscendo a rappresentare nella sua poesia

solo “queste immagini isolate e questi fugaci balenii” (G. Pascoli, Il fanciullino, saggio edito

sul “Marzocco” nel 1897). I legami con la concezione romantica della poesia aurorale, con la

conseguente esaltazione della poesia ingenua, dell’epica omerica etc., sono evidenti; tuttavia,

tale impianto è da P. decisamente piegato a conciliarsi con il Decadentismo, poiché egli

esclude ogni mediazione della razionalità e della sequenzialità logica (cioè, rifiuta l’eredità

illuministica, in fin dei conti ampiamente accettata dal Romanticismo). Conoscere è intuire i

legami sottesi e simbolici di cui la natura tutta è impregnata, per chi – come il fanciullo o il

poeta – sa coglierli (poeta-veggente). P. dà anche voce al principio dell’arte per l’arte, ovvero:

la poesia non deve proporsi fini esterni, di tipo didattico, sociale, etc... Essa, tuttavia, è

intrinsecamente educatrice, cioè è in grado - proprio perché pura e scevra di odi, conflitti,

passioni - di risollevare l’umanità e rigenerarla (sogno utopistico di palingenesi, rimproverato

come segno di “ingenuità” di un P. immaturo, mai emancipatosi dalle proprie sofferenze e da

una condizione di forte minorità psicologica). A quest’ultima concezione si ricollega la

visione politica di P., profondamente influenzata dal socialismo (da giovane aderì al

movimento anarcoide di Andrea Costa e fu addirittura imprigionato per la partecipazione ad

una manifestazione antigovernativa); un socialismo, tuttavia, lontano dalle istanze marxiste e

deterministiche e venato di sfumature utopistiche, conciliato con un generico umanitarismo

cristiano ed evangelico (alla Tolstoj, con un auspicio di concordia tra le classi). L’ideale

sociale per P. è costituito dalla piccola proprietà terriera, simbolo dei valori fondamentali

della famiglia, della solidarietà, laboriosità, attaccamento al “nido”, parsimonia, etc...; la

visione era, tuttavia, piuttosto anacronistica, perché tale ceto, soprattutto nella pianura padana,

era proprio in quegli anni schiacciato dalla grande proprietà, dal capitalismo emergente, dalle

banche. In tale visione piuttosto conservatrice, matura la svolta nazionalistica degli ultimi

anni (adesione alla politica coloniale italiana e approvazione dell’impresa in Libia, 1911): P.

distingue nazioni proletarie (come l’Italia) e altre capitalistiche. Le prime hanno il diritto di

opporsi alle seconde, per il globale miglioramento sociale dell’intera umanità: si fondono così

umanitarismo, socialismo utopistico e nazionalismo (utopia regressiva, ovvero ideale

conservatore, che si proietta in una realtà ormai declinante: i valori della cultura rurale arcaica

etc..). - 91 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

POESIE

1. Myricae: 1891 (156 componimenti nella quinta edizione del 1900); il titolo deriva dal

verso virgiliano: “...arbusta iuvant humilesque myricae” (incipit della IV Bucolica);

liriche brevi, raccolte in cicli o gruppi significativi (Dall’alba al tramonto, Ricordi,

Pensieri, Creature, In campagna, Primavera etc.); i motivi sono visioni “simboliche”

della natura, ma anche gli affetti familiari (ed il ritorno dei morti familiari, con il quale si

riannoda il dialogo interrotto dei lutti vissuti dal poeta) ed il mondo degli umili che popola

la campagna.

2. Primi poemetti: 1897; prima parte (La sementa): poemetto georgico (romanzo, come

scrive Bàrberi Squarotti) incentrato sulla storia di una famiglia contadina, con il passare

delle stagioni ed i lavori nei campi sullo sfondo; seconda parte (L’accestire): tornano i

temi della natura, della sofferenza umana, dei ricordi della fanciullezza (poesie famose di

questa seconda parte: I due fanciulli, Digitale purpurea, L’aquilone, La quercia caduta, I

due orfani, L’eremita, Il bordone, il poema in due canti: Italy, sacro all’Italia raminga).

3. Nuovi poemetti: 1909; uguale struttura rispetto al precedente volume in due parti (La

fiorita e La mietitura) e chiusura con il poema Pietole, sacro all’Italia esule in un canto

di endecasillabi sciolti; poesie famose: La pecorella smarrita, La vertigine, Il naufrago.

4. Canti di Castelvecchio: 1903; sono gli stessi temi di Mirycae, tuttavia con una impronta

di dolce malinconia, tanto che anche i temi dolorosi delle sciagure familiari si tingono di

una certa serenità (poesia famose: Il gelsomino notturno, La mia sera, Il ciocco).

5. Poemi conviviali: 1904; viene rappresentata la civiltà greca (La cetra di Achille e

Alèxandros) con una successiva visione della fine che sta per sommergere il glorioso

mondo antico (Gog e Magog) e l’arrivo della nuova era cristiana (Buona Novella); gusto

dominante: alessandrinismo ed estetismo dannunziano (parnassianesimo); domina un

rassegnato pessimismo che consiste nella comunanza di sorte tra i tragici eroi antichi

destinati alla morte ed il poeta, con tutto il suo travaglio spirituale.

6. Odi e Inni: 1906; temi patriottici e civili che esaltano la missione del poeta-vate;

dominano le esortazioni, gli stimoli, le celebrazioni di eroi o di gesta; tuttavia non c’è una

sterile e retorica esaltazione dell’eroismo in sé, ma esso è concepito come mezzo per

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

attingere ad una giustizia superiore, e soprattutto a quella bontà che il poeta intravede

come unico mezzo per riscattare l’umanità dalla violenza e dalla barbarie.

7. Canzoni di re Enzio: 1908-1909; sono tre canzoni in lasse di venti endecasillabi chiusi da

un settenario, metro con cui Pascoli tenta di ricostruire la lassa epica francese: La

Canzone del Carroccio, La Canzone del Paradiso, La Canzone dell’Olifante; le

rievocazioni storiche sono mirate a celebrare le origini della grandezza italiana,

confermando così quella svolta conservatrice e nazionalistica che il poeta attraversò,

soprattutto a partire da quando sostituì Carducci a Bologna (concezione del poeta-vate

dannunziano), rinnegando totalmente la giovanile adesione agli ideali socialisti e

anarchici; tale nazionalismo, tuttavia, non assume mai accenti eccessivi, tali da

giustificare violenze e sopraffazioni, ma si combina con un forte umanitarismo e

filantropismo che si sostanziano in un sogno utopistico di rigenerazione morale, collettiva

e individuale.

8. Poemi italici: 1911; il titolo deriva dal fatto che il poeta intendeva esaltare il genio italico;

sono tre: Paulo Ucello (prevale l’ispirazione francescana nella rievocazione del pittore),

Rossini (il musicista viene rappresentato tra tendenze materiali e purezza ideale), Tolstoi

(lo scrittore russo incontra simbolicamente Dante, san Francesco e Garibaldi).

9. Poemi del Risorgimento: edizione postuma; prima parte: poemetti celebrativi di eroi e

martiri del Risorgimento (Napoleone, Il re dei carbonari, Garibaldi fanciullo a Roma,

Garibaldi in cerca di Mazzini, Garibaldi in America, Garibaldi vecchio a Caprera,

Mazzini); seconda parte: Inno a Roma e Inno a Torino.

10. Poesie varie: 1912; alcune poesie giovanili ed un gruppo di poesie familiari, oltre ad un

nucleo di traduzioni pubblicate postume nel 1913 col titolo di Traduzioni e riduzioni.

11. Poesie latine (Carmina): 1915 (30 poemetti e 71 componimenti più brevi); sono poesie

liriche ed epigrammi, oltre a quattro cicli di poemetti: Liber de Poetis, Res romanae,

Poemata Christiana, Ruralia; ritornano i temi della campagna e degli affetti familiari,

nonché quelli della diffusione del Cristianesimo durante l’Impero romano. Latino

pascoliano: non lingua morta, ma intimamente rivissuta, profondamente affine con il

linguaggio della poesia italiana (ritmo spezzato, lontano dall’armonia del latino classico).

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

TEMI

1. Celebrazione del piccolo proprietario rurale, pago del suo nido e degli affetti familiari

(il che lo distanzia parecchio dall’atteggiamento anticonformista e libertario dei poeti

maledetti francesi);

2. predicazione sociale ed umanitaria (alla De Amicis);

3. miti del fanciullino, del nido, del ritorno dei morti;

4. temi più propriamente decadenti: simbolismo insito nella realtà, nonché percezione del

fascino sottile dell’irrazionale, della sessualità ammaliatrice (L’assiuolo, Temporale, I

puffini dell’Adriatico, Suor Virginia, Digitale purpurea, Il vischio, Il ciocco, La vertigine,

Novembre).

STILE

• In Miyricae (o Canti di Castelvecchio) le principali novità stilistiche consistono nell’uso

di: onomatopee, valore simbolico e musicalità dei suoni e dei ritmi del verso (forme

pregrammaticali o cislinguistiche, al di qua della logica linguistica, fonosimboliche, cioè

mirate non a far conoscere la realtà, ma intuirla, solo in base alla successione dei suoni),

linguaggio analogico, sintassi frammentaria e nominale, lessico dei più vari registri, da

quello aulico e tradizionale alla D’Annunzio a quello - con un forte scarto innovativo –

gergale, dialettale, tecnico, addirittura “americanizzato” nel poemetto Italy. Metrica: versi

piuttosto brevi, soprattutto il novenario, non molto frequente nella tradizione metrica

italiana.

• Nei Primi Poemetti e nei Nuovi poemetti, a causa della maggiore “estensione” di questi

veri e propri racconti in versi, P. predilige l’uso di terzine dantesche, raggruppate in

sezioni più o meno ampie (stile dei Poemetti: calchi omerici, epiteti fissi, calchi virgiliani,

con un che di artificioso e di lontano dalla ispirazione più genuina di Myricae).

• Virtuosismi stilistici e metrici nelle ultime raccolte (Canzoni di re Enzio, Odi ed inni,

Poemi italici etc.), dove domina il gusto per l’erudizione e la celebrazione retorica e

ufficiale; tali sperimentazioni sono giudicate artificiose e sono oggi quasi illeggibili.

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PROSE

1. Il fanciullino, in cui espone la sua poetica (v. supra);

2. L’eroe italico, discorso su Garibaldi;

3. La mia scuola di grammatica, prolusione tenuta a Pisa;

4. Eco di una notte mitica dedicato a Manzoni;

5. Il sabato e La ginestra, studi sulla poesia leopardiana;

6. Minerva oscura (1898), Sotto il Velame (1900), La mirabile visione (1908), In Or San

Michele, studi danteschi;

7. Sul limitare e Fior da fiore antologie italiane e Epos e Lyra, antologie latine.

8. STILE DELLE PROSE: tono colloquiale, dimesso, lontano dalla retorica dannunziana;

tuttavia, piuttosto manierato.

CRITICA

Assolutamente negativo fu il giudizio di Croce che definì Pascoli “un piccolo-grande poeta”.

Altri, invece, come Momigliano, hanno riabilitato il poeta, sottolineando la sua fisionomia

decadentista di portata europea. Alcuni studiosi hanno sottolineato l’alessandrinismo dei

poemetti conviviali, mentre l’interesse della critica più recente si è spostato sull’analisi delle

tecniche espressive del poeta, cercando di metterne in evidenza le novità rispetto al passato ed

il fatto che molte delle sue soluzioni stilistiche saranno poi riprese dagli Ermetici (assonanze,

allitterazioni, musicalità del verso; tesi di Anceschi: P. come poeta proiettato “verso” il

Novecento). - 95 -

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GABRIELE D’ANNUNZIO VITA

• Nasce a Pescara nel 1863; studi presso il collegio Cicognini di Prato ed iscrizione alla

Facoltà di Lettere a Roma (ma non conseguì mai la laurea);

• collaborazione giornalistica presso “La tribuna”, “Fanfulla della domenica”, “Capitan

Fracassa”;

• amori e vita gaudente a Roma, viaggio in Grecia, conoscenza con Eduardo Scarfoglio,

relazione con l’attrice Eleonora Duse, soggiorno a Firenze nella villa “La Capponcina”;

• “Beffa di Buccari”: attacco condotto da tre torpediniere italiane contro la flotta austriaca

nel 1918 per la vittoria mutilata e la rivendicazione delle terre ancora irredente; collegata

con la beffa fu il volo su Vienna;

• occupazione di Fiume per rivendicarla all’Italia e scontro con le truppe regolari italiane;

• morì nel “Vittoriale degli Italiani” sulle rive del lago di Garda nel 1938.

PENSIERO

ESTETISMO E SUA CRISI

Esordio letterario sulla scia di Carducci e Verga: “Primo Vere” (1879) e “Canto nuovo”

(1882) si rifanno al Carducci delle “Odi barbare”; novelle “Terra vergine”: paradigma verista

(“Vita dei campi”), senza però il pieno rispetto dei canoni e della ricerca verista e naturalista e

con un gusto accentuato per violenza e sensualismo accesi (anche “Novelle della Pescara”,

1902).

VERSI ANNI ’80 ed ESTETISMO

“L’Intermezzo di rime” (1883): influenza dei decadenti francesi;

“Isaotta Guttadauro” (poi “Isotteo”, 1886): recupero raffinato delle forme quattrocentesche;

“Chimera” (1890): femminilità fatale e distruttrice;

ESTETISMO: “Il Verso è tutto” (“Epodo IV”); la vita è sottoposta solo alla legge del bello;

coincidenza tra vita ed arte; esteta come essere isolato rispetto alla società borghese

contemporanea e riflusso di disillusione dopo il moto unitario, che aveva ormai perso le sue

radici ideali e aveva declassato la funzione dell’intellettuale.

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

TRIADI DEI ROMANZI:

“Piacere”, “Innocente”, “Trionfo della morte”

Romanzi della rosa:

Romanzo del giglio: “Le vergini delle rocce”;

Romanzo del melograno: “Fuoco”.

“IL PIACERE” E LA CRISI DELL’ESTETISMO

“Il piacere”: primo romanzo (1889); al centro vi è la figura di Andrea Sperelli, alter ego di

D’Annunzio stesso; la crisi della fase dell’estetismo viene rappresentata attraverso la figura

del protagonista, scisso e combattuto tra amore passionale di Elena Muti e amore platonico di

Maria Ferres. La conclusione amara e pessimistica del romanzo denuncia la forte crisi

dell’autore, approdato alla certezza che anche l’isolamento dell’esteta non valga a conferirgli

dignità e funzione sociale rilevante, riscatto ed elevazione spirituale.

FASE DELLA “BONTÀ”

Fascino del romanzo russo; “Giovanni Episcopo” (1891): storia di un umiliato ed offeso

(influsso di Dostoievskij);

“Innocente”: protagonista Tullio Hermil; esigenza di rigenerazione e purezza (influsso di

Tolstoj), ma anche contorta propensione per le motivazioni di un omicida (Dost.);

“Poema paradisiaco” (1893), raccolta poetica; esigenza di recupero della semplicità degli

affetti familiari, puri, etc.

ROMANZI DEL SUPERUOMO

Influenza di Nietzsche: rifiuto del conformismo borghese, esaltazione dello spirito dionisiaco,

rifiuto dell’etica della pietà, dell’altruismo, della carità cristiana, esaltazione della volontà di

potenza, dello spirito della lotta e dell’affermazione di sé; fusione tra ideale dell’esteta e del

superuomo: l’esteta non si isola più sdegnosamente dalla società in un mondo appartato, ma si

adopera per imporre il dominio di un’élite violenta e raffinata in un mondo meschino e vile,

dominato dalla borghesia.

Il quarto romanzo “Trionfo della morte” (1894); protagonista Giorgio Aurispa; il romanzo

segna il tentativo di fondere le due figure dell’esteta e del superuomo; risente della mancanza

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

di unità per le sue alterne vicende compositive; esaltazione delle tematiche cupe della morte,

del pessimismo...

“Le vergini delle rocce”: superuomo Claudio Cantelmo;

“Fuoco” (1898); eroe Stelio Effrena (trasfusione nel romanzo dell’amore di D’A. per il

teatro);

“Forse che sì, forse che no” (1910): protagonista Paolo Tarsis, che realizza la sua volontà

eroica in un volo aereo.

LE OPERE DRAMMATICHE

TEMI STORICI: “La città morta” (1896); “Francesca da Rimini”, “Parisina”, “Sogno di un

tramonto d’autunno”, “La nave”;

TEMI DEL PRESENTE: “La gloria”, “La Gioconda”, “Più che l’amore”.

“La figlia di Iorio” (1904): tragedia pastorale; la vicenda è ambientata in un Abruzzo mitico,

primitivo, fuori del tempo; il linguaggio mira a riprodurre le formule popolari di canti,

scongiuri, proverbi, etc...

LAUDI

7 libri (laudi del mare, del cielo, della terra e degli eroi);

1903: primi tre (“Maia”, “Elettra” e “Alcyone”); “Merope” esce nel 1912, raccogliendo le

precedenti “Canzoni delle gesta d’Oltremare” (impresa di Libia); postumo fu aggiunto

“Asterope” (poesia ispirate alla I guerra mondiale);

MAIA: 8000 versi; per la prima volta viene adottato il verso libero (dal novenario al quinario,

con rime ricorrenti senza schema fisso); trasfigurazione mitica di un viaggio in Grecia quale

ricerca del bello classico, in contrapposizione alle metropoli moderne, orribili, ma comunque

vitali, con tutto il loro patrimonio economico, politico e sociale, tecnologico, degli affari e

della produzione; il poema finisce, quindi, per diventare una glorificazione della modernità,

riscattata dal suo squallore attraverso la trasfigurazione mitica nel passato classico; motivo

autobiografico e identificazione del poeta come moderno Ulisse.

ELETTRA: oratoria della propaganda politica diretta; anche qui contrapposizione tra un polo

positivo (passato classico e futuro di gloria e bellezza) e negativo (presente da riscattare);

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serie dei sonetti sulle “Città del silenzio”, le antiche città italiane simbolo di un passato

glorioso da emulare nel presente (Ferrara, Pisa, Ravenna, Lucca).

ALCYONE: apparentemente lontana dalle prime due raccolte; alla celebrazione si sostituisce

il tema lirico della fusione panica con la natura; diario ideale di una vacanza estiva dai calli

fiesolani alle coste tirreniche tra Pisa e Versilia; le liriche, quindi, si ordinano in un disegno

organico che segue la parabola della stagione, dalla primavera piovosa a Settembre;

capolavoro del poeta, perché scompaiono enfasi e retorica per lasciare spazio alla pura

musicalità del verso (poesie famose: “La pioggia nel pineto”, “Lungo l’Affrico nella sera di

giugno dopo la pioggia”, “La sera fiesolana”, “La tenzone”, “Bocca d’Arno”, “Intra du’

Arni”, “Le stirpi canore”, “Innanzi l’alba”, “Meriggio”, “Albasia”, “L’oleandro”, “Versilia”,

“La morte del cervo”, “Undulna”, “Il novilunio”).

“NOTTURNO”

“Leda senza cigno” (1913), opera narrativa, quasi una novella; sperimentazione di una nuova

forma di prosa di memoria, lirica e frammentaria;

“La contemplazione della morte” (1912), “Licenza della Leda senza cigno” (1913), “Il

Notturno” (1921), “Le faville del maglio” (1928), “Il libro segreto” (1935), opere diverse

tra loro, ma accomunate dal taglio memorialistico.

“Il Notturno”: la cecità temporanea costringe il poeta all’auscultazione della porpria

interiorità: impressioni, visioni, ricordi vengono annotate su lunghe strisce di carta in uno stile

secco, nervoso, paratattico, nominale. - 99 -

Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

LUIGI PIRANDELLO VITA

• Nasce nel 1867; si laurea a Bonn nel 1891;

• 1901: pubblica il primo romanzo L’esclusa;

• dal 1910 si dedica al teatro ricavandone molto successo;

• insegna lingua e letteratura italiana a Roma sino al 1922; è travagliato da numerosi

problemi familiari, soprattutto la pazzia della moglie;

• 1928-1936: datano a questa epoca le sue ultime opere teatrali (La nuova colonia, Lazzaro,

I giganti della montagna);

• 1934: riceve il premio Nobel per la letteratura; muore nel 1936.

POETICA

Domina la poetica pirandelliana il contrasto tra realtà e illusione; i personaggi sono

consapevoli di tale contrasto, ma, poiché impotenti a risolverlo, essi sono bloccati in una

tragica inazione e in un’angosciosa solitudine. Visto che è impossibile uscire dal proprio stato

di alienazione, unico rimedio è la morte (nel senso di non-vita o di suicidio) oppure la follia.

La “follia” tuttavia in Pirandello si connota in senso particolare: essa è pazzia agli occhi della

borghese logica degli “altri”, ma per il personaggio che la esperimenta, consiste in una

acquisizione cosciente della realtà delle cose, fino a quel momento non percepita nella sua

effettiva consistenza; ovvero, follia è una forma provvisoria dietro la quale il protagonista si

trincera, pur di sfuggire al gioco delle convenzioni e delle falsità cui sarebbe costretto nel

proprio ruolo “normale” (Enrico IV). Altro concetto chiave è quello dell’umorismo, oggetto

del famoso saggio L’umorismo: esso è dapprima “avvertimento”, poi “sentimento del

contrario”, cioè smantellamento ironico della maschera dei cerimoniali e delle falsità della

società borghese novecentesca, incline a nascondere dietro un’apparenza di perbenismo e

buone maniere una realtà di malessere esistenziale o violenta aggressività (come la buffa,

anziana signora esageratamente e ridicolmente imbellettata che, scrive Pirandello nel saggio,

suscita dapprima il nostro sorriso, e poi la nostra pietà, non appena se ne consideri la

disperazione e la vana illusione di apparire più giovane).

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

POESIE E NOVELLE

• 1883-1912: estremi di composizione delle poesie, tradizionali, carducciane, lontane dalle

avanguardie e dal simbolismo (titoli delle principali raccolte: Mal giocondo, 1889, Pasqua

di Gea, 1891, Elegie renane, 1895, Zampogna, 1901, Fuori di chiave, 1912);

• novelle: furono composte in tutto l’arco della sua vita; titoli delle raccolte: Amori senza

amore, 1894, Beffe della morte e della vita (2 serie), 1902 e 1903, Quand’ero matto,

1903, e molti altri sino a Berecche e la guerra, 1919; nel 1922 furono tutte raccolte in

Novelle per un anno (24 vol. negli intenti di P., ma ne furono pubblicati in vita solo 14 +

Una giornata, postumo, 1936).

ROMANZI

1. L’esclusa: 1893; è il primo romanzo, storia di una donna accusata ingiustamente di

adulterio, cacciata di casa dal marito e riammessavi, solo dopo essersi resa effettivamente

colpevole; influenze del Positivismo e Naturalismo, tuttavia già superato perché il fatto

scaturisce non da eventi oggettivi, ma di convinzioni e ossessioni del tutto soggettive;

2. Il turno: 1895; risvolti bizzarri, grotteschi, “umoristici”;

3. Il fu Mattia Pascal: 1904; è il primo grande successo letterario; Mattia, ritenuto morto

per un equivoco, tenta di crearsi una nuova personalità e di vivere senza legami di alcun

tipo. Tuttavia ciò non è possibile ed egli tenta di riprendere la propria precedente

condizione, fingendo un suicidio della sua nuova personalità. Egli torna al proprio paese,

ma trova che la moglie si è risposata e che il suo lavoro è svolto da un altro; non gli resta

che andare ogni tanto sulla sua tomba, poiché l’unica identità che gli resta è quella del fu

Mattia Pascal. Domina nel romanzo la tematica della frantumazione dell’io, che si ripete,

con notevoli variazioni, nelle Novelle per un anno; NOVITA’: non viene usata la terza

persona tipica del romanzo naturalistico (come ancora nei primi due romanzi

pirandelliani), ma la prima persona, nello sdoppiamento dell’io narrante Pascal maturo,

che esamina i fatti retrospettivamente (narratore extradiegetico) e dell’io narrato Pascal

che vive gli avvenimenti di volta in volta (protagonista intradiegetico);

4. I vecchi e i giovani: 1906-9; romanzo storico simile ai Vicerè di De Roberto (Sicilia e

Italia post-unitaria tra 1892 e 1893); dietro la disillusione del confronto tra vecchi, la

generazione risorgimentale, e giovani, quella post-unitaria, si ripropone il tema

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

dell’assurdo meccanismo della vita sociale; quindi, nonostante le somiglianze con il

romanzo storico e naturalista, anche quest’opera ripropone le tematiche più care a P.;

5. Suo marito: 1909; prova meno significativa;

6. Quaderni di Serafino Gubbio operatore: 1925; critica della meccanizzazione della

moderna civiltà tecnologica (qui raffigurata dalla macchina da presa del narratore

autodiegetico Serafino) e della mercificazione;

7. Uno, nessuno e centomila: 1925-6; il protagonista Vitangelo Moscarda si dibatte nella

tragica consapevolezza di non esser uno, ma centomila (nelle varie ottiche degli altri) e

quindi nessuno. Nel tentativo disperato di riconquistare la sua identità perduta, commette

una serie di gesti apparentemente folli, come quelli di vendere la propria banca e costruire

un ospizio per poveri, nel quale egli stesso si rifugia, ormai creduto pazzo da tutti. Ritorna

il tema della maschera, delle forme che imprigionano il flusso vitale, della disgregazione

dell’io. Dal punto di vista formale, il romanzo porta alle estreme conseguenze le nuove

tecniche già precedentemente sperimentate: il testo è una lunga confessione sotto forma di

monologo, senza nessi cronologico-causali.

PRODUZIONE TEATRALE

1. I sei personaggi in cerca di autore: i personaggi di una commedia diventano tanto

autonomi da apparire agli attori che dovrebbero rappresentarla; è questo un esempio di

quel “teatro nel teatro” che tenta di abbattere ogni finzione scenica, visto che tutta la

vita è rappresentazione di un ruolo;

2. Pensaci Giacomino! e Berretto a sonagli (1915-6);

3. Così è (se vi pare) e Il Piacere dell’onestà (1917);

4. Ma non è una cosa seria e Il giuoco delle parti (1918);

5. Enrico IV (1922);

6. Vestire gli ignudi (1922);

7. Questa sera si recita a soggetto (1930)

8. 1928-1936: ultima produzione teatrale, quella dei miti: Nuova colonia, Lazzaro, I giganti

della montagna: scompaiono i temi borghesi della famiglia, della maschera,

dell’umorismo, per lasciar spazio a influenze più propriamente decadenti ed estetizzanti

(in coincidenza con i ritorno all’ordine degli anni del fascismo); in particolare ne I giganti

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

P. indaga le possibilità di sopravvivenza dell’arte nella odierna società industriale,

dominata dalle ragioni dell’economia e del potere politico (vi si è visto un accenno velato

alla politica di ingerenza culturale del regime mussoliniano), con conclusioni

assolutamente pessimistiche sui margini residuali di coesistenza di poesia e potere.

CARATTERI E TEMI: viene ripreso il dramma borghese di ascendenza naturalistica, ma

con tutt’altro spirito (la famiglia viene analizzata in tutta l’ipocrisia, la convenzionalità dei

ruoli imposti, sino a giungere al paradosso, all’assurdo, al grottesco, in uno stile che è,

ovviamente, concitato, ellittico, nervoso, spezzato, come la realtà che vuole rappresentare).

Per I sei personaggi, Questa sera si recita si recita a soggetto, Ciascuno a suo modo (1924) e

anche, per certi aspetti, Enrico IV, poi, è stata coniata la formula del “teatro nel teatro”: viene

messa in scena la impossibilità stessa della rappresentazione, cioè della fissazione in forme e

maschere della realtà e della vita, di per sé sfuggenti e inafferrabili.

SPUNTI PER L’ANALISI STRUTTURALE DELLE NOVELLE

FABULA

La notevole produzione novellistica pirandelliana (più di 300 racconti in cinquant’anni) rende

estremamente problematico qualsiasi tentativo di classificazione: tuttavia, è possibile

individuare, grosso modo, tre categorie di novelle:

• novelle veriste: Pirandello, di origine siciliana, si forma proprio negli ambienti del

Verismo di Capuana e Verga e indubbiamente le sue prime opere (tra cui le novelle del

primo periodo) ne risentono in parte l’influenza; per esempio, possono essere considerate

novelle veriste per l’ambientazione, il tipo di personaggi, il linguaggio usato: La giara,

Ciàula scopre la luna, Servitù, L’altro figlio, Il figlio cambiato;

• novelle umoristiche: naturalmente bisogna chiarire bene cosa intendeva Pirandello per

umorismo (v. supra): non è il “comico”, la situazione che scatena il riso, ma il sentimento

del contrario, l’avvertire cioè la contraddizione che esiste in un personaggio o in una

situazione, magari l’assurdità della situazione stessa; l’umorismo così, porta il lettore a

considerare gli aspetti più pietosi e dolorosi degli eventi; sono novelle umoristiche, ad es.,

La patente, Acqua e lì, Certi obblighi, L’eresia catara;

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

• novelle surreali e filosofiche: sono novelle legate al tema della dissoluzione della

personalità e alla disgregazione del mondo oggettivo come Canta l’Epistola, La carriola,

Mondo di carta o vicende surreali come Effetti d’un sogno interrotto, Soffio, Una

giornata, Il vaso di gerani. Sono queste le novelle dell’ultimo periodo, in cui la tendenza

di P. a costruire la storia - più che sui fatti - sull’interiorità dei personaggi conduce a una

sorta di dissoluzione della trama stessa; mancano la concatenazione lineare degli

avvenimenti, la contrapposizione dei personaggi, talvolta gli eventi stessi sono limitati e

scarsamente significativi; la fabula si allontana così definitivamente dalla regole

tradizionali.

I PERSONAGGI

Agiscono personaggi di tutte le classi sociali: cittadini, contadini, borghesi agiati, miseri

salariati. E’ possibile comunque delineare tre tipologie di personaggi:

• personaggi problematici che hanno la percezione del contrasto tra apparenza e realtà e la

vivono come conflitto interiore e scontro con l’esterno; ad essi si contrappongono

personaggi integrati nelle convenzioni sociali, nell’ottica normale del vivere;

• personaggi che in apparenza obbediscono alle convenzioni sociali, ma in realtà le

ribaltano, come Chiàrchiaro (La patente), Quaquèo (Certi obblighi), Perazzetti (Non è una

cosa seria);

• personaggi che si fingono un mondo fittizio come unica modalità possibilità di vivere (Il

mondo di carta).

Tutti i personaggi pirandelliani, comunque, sono fortemente caratterizzati dal punto di vista

fisiognomico, dei loro comportamenti, del loro modo di agire e parlare.

LUOGHI E TEMPI

Le ambientazioni sono le più varie: il contesto contadino della Sicilia, quello borghese

cittadino, quello paesano (spesso sono rappresentati e contrapposti sia l’ambiente paesano che

quello urbano). Sarà, dunque, opportuno osservare se i fatti si svolgono prevalentemente in un

unico luogo o se si verificano spostamenti e quali (molto spesso nelle novelle compare la

dialettica interno/esterno, buio/luce, sole/ombra, alto/basso che autorizzano a rinvenire una

funzione simbolica; ad es.: in Ciàula, la scoperta della luce lunare segna una “nuova nascita”

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del personaggio, un ribaltamento della sua precedente visione nichilistica). Alcune novelle, a

cui corrispondono degli atti unici teatrali, presentano unità di luogo, di tempo e azione, cioè le

tre unità aristoteliche (es.: La patente, Lumìe di Sicilia).

INTRECCIO, STRUTTURA E RITMO

Pirandello utilizzò molti procedimenti per la costruzione dell’intreccio, spesso allontanandolo

notevolmente dalla fabula e alterando l’ordine cronologico-causale degli avvenimenti; si

possono distinguere tre procedure principali in tal senso:

• procedimenti che alterano l’ordine temporale degli eventi: P. definisce epiloghi quelle

novelle che rappresentano solo gli ultimi passi di una vicenda; ciò comporta una notevole

attenzione sull’incipit del racconto stesso: spesso la novella inizia in medias res,

ripercorrendo solo successivamente l’antefatto con lunghe analessi o soliloqui dei

protagonisti (Lumìe di Sicilia), oppure si inizia con la descrizione del personaggio, cui

seguono l’antefatto e di seguito la narrazione in diretta degli avvenimenti (La patente),

oppure ancora con l’anticipazione viene annunziato in apertura qualcosa che verrà rivelato

solo alla fine (La carriola);

• procedimenti che alterano la durata temporale degli eventi: si fa qui riferimento alla

rappresentazione per scene, sommari o pause (v. Verga);

• procedimenti che costruiscono la narrazione intorno a un motivo o ad una immagine

centrale: è questa la tecnica dell’agnizione o di successive agnizioni; può essere il

riconoscimento, la percezione improvvisa e fulminea di un aspetto nuovo della realtà

esterna (Ciàula scopre la luna) o di uno stato interiore (La carriola), o il riconoscimento

di intenzioni imprevedibili nell’agire di un personaggio (La patente) o di condizioni

insospettate (La morte addosso).

NARRATORE E PUNTO DI VISTA

Possiamo distinguere novelle in cui il narratore è eterodiegetico: parla in terza persona, spesso

- ma non sempre - con un’ottica onnisciente e con continui interventi diretti, metalessi

(L’eresia catara, Acqua e lì), altre in cui il narratore è interno e testimone dei fatti narrati (Il

figlio cambiato). - 105 -

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IL SISTEMA DEI PERSONAGGI

Quasi sempre la descrizione dell’aspetto fisico, del modo di muoversi, di gestire,

dell’abbigliamento dei personaggi pirandelliani è precisa, minuziosa, quasi una “didascalia

teatrale” per la messa in scena del racconto, ma non si tratta di descrizioni realistiche in senso

stretto, perché non mancano interventi diretti del narratore, che connota tutto attraverso l’uso

di lessemi alterati, di termini fortemente caratterizzanti, sia, talvolta, esplicitando chiaramente

il suo atteggiamento e giudizio verso i protagonisti. Alcuni personaggi poi sono presentati

attraverso gli occhi di un altro personaggio (foc. interna).

Nella maggior parte i personaggi di P. hanno un’individualità ben definita: tragici, folli,

dubbiosi e in cerca del senso della vita, o semplicemente bizzarri e troppo ricchi di

immaginazione, essi sono comunque caratterizzati come individui e non come tipi generici,

colti in una storia che è la loro storia individuale e non quella di intere categorie umane. Di

altri personaggi, più convenzionali e tipizzati, P. dà spesso una rappresentazione caricaturale,

dando molto rilievo ad alcuni tratti, ad es. il perbenismo e l’ipocrisia, etc...

Il nome proprio dei personaggi di P. è molto importante: lo scrittore istituisce spesso un

legame tra nome o soprannome o appellativo e caratteristiche del personaggio (nomi

semantici), che può essere di rispecchiamento diretto o anche di totale antinomia; quando, poi,

P. non designa i suoi personaggi con alcun nome, vuol dire che essi sono troppo complessi per

poter esser etichettati in maniera univoca e definitiva (tesi di Altieri Biagi).

TEMI

Possono essere così schematizzati:

1. imprevedibilità del caso che governa la vita: il caso può avere funzione catartica, cioè

sciogliere all'improvviso una situazione problematica (La giara) o essere fatalmente

distruttivo;

2. problematicità della conoscenza, molteplicità del reale (L’altro figlio);

3. conflitto tra apparenza e realtà, tra forma e vita, nella scoperta dell’inconsistenza delle

forme e delle convenzioni sociali (la forma soffoca la vita);

4. dispersione dell’identità e dell’io: perdita dell’unitarietà dell’individualità dell’uomo

(Uno, nessuno e centomila);

5. maschera delle convenzioni e del ruolo sociale;

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Sintesi di autori della letteratura italiana Tiziana Rossi

6. pena di vivere, impossibilità di realizzare la propria identità e di stabilire rapporti con gli

altri.

STILE più che di parole. In antitesi con la prosa di

Lo stile di P. è stato definito stile di cose

D’Annunzio, l’autore che influenza più di tutti la cultura letteraria del primo novecento, P.

tende ad una prosa media che recuperi il parlato, l’aggettivazione multipla, le parole comuni, i

termini tratti dal linguaggio popolare, le parole gergali spesso provenienti dal dialetto

siciliano, allontanandosi così dai preziosismi linguistici e dalla prosa d’arte . La sintassi è

agile, paratattica, molto vicina al parlato e tende a riprodurre anche le ripetizioni, le allusioni,

le esclamazioni, le ellissi tipiche del parlato e la gestualità dei parlanti. Tra i tempi verbali

prevale il presente, il tempo dell’immediatezza; prevalgono il discorso diretto, il dialogo e il

monologo interiore.

IL GENERE: LA NOVELLA PIRANDELLIANA

La novella classica si basa sull’intreccio, sul meccanismo degli eventi, delle sorprese, dei

colpi di scena, sulle avventure e i sentimenti degli uomini, suo fine è sorprendere,

commuovere, divertire (Boccaccio stesso prometteva di raccontare “piacevoli ed aspri casi

d’amore ed altri fortunosi avvenimenti”). A P. più che gli eventi interessano le reazioni degli

uomini; non a caso la struttura della sua novella si svolge in linea orizzontale, si gioca tutta al

presente. Abbiamo cioè dei personaggi avviluppati in un caso: e in esso, cioè nella situazione

conflittuale del presente, essi si dibattono. La trama della novella è data da ragionamenti,

riflessioni, pensieri sui fatti; l’esito a volte è la chiusura del cerchio o il rovesciamento totale

della situazione. Nello sviluppo della vicenda non sono i fatti che cambiano le cose, ma il

modo di vedere e vivere la realtà. - 107 -

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ITALO SVEVO VITA

• Pseudonimo di Ettore Schmitz, nasce a Trieste nel 1861;

• formazione di respiro mitteleuropeo (cfr. Trieste austro-ungarica, vivo centro culturale);

studi commerciali e impiego in banca;

• 1892: è l’anno del primo romanzo Una vita, che non riscosse grande successo, come

anche il secondo Senilità (1898);

• 1905: conosce James Joyce;

• 1923: è l’anno de La coscienza di Zeno; apprezzano per primi l’opera lo stesso Joyce e, in

Italia, Montale;

• muore in un incidente stradale a Treviso nel 1928.

PENSIERO

• influenza di Freud: Svevo per primo in Italia lesse le opere del padre della psicoanalisi e

da queste trasse sostegno scientifico per l’analisi della coscienza umana attuata nel suo

lavoro letterario. Alle teorie freudiane aggiunse però l’idea che non solo la psiche umana,

ma tutta la realtà sia ammalata. In questa concezione, pertanto, i disagi del singolo uomo

appaiono come segni di ribellione verso il mondo borghese in disfacimento;

• cultura filosofica: Svevo conobbe il pensiero di Schopenhauer, Nietzsche, Darwin. Può

stupire questa commistione di influenze dell’irrazionalismo e del positivismo scientista,

ma Svevo trasse da ciascuno di questi pensatori degli spunti critici, che rielaborò

personalmente. Da Schopenhauer trasse lo smascheramento implacabile degli autoinganni

borghesi, da Darwin l’autore fu indotto a presentare il comportamento dei suoi personaggi

come prodotto di leggi naturali immodificabili, anche se dipendenti dalla volontà

(Nietzsche). Dal pensiero marxista egli trasse la concezione dei conflitti di classe e della

motivazione strutturale-economica alla base di tutti i fenomeni sociali. Del marxismo

tuttavia non accettò la visione deterministica, prediligendo visioni utopistiche per la

risoluzione dei conflitti sociali, come testimonia il racconto La tribù (1897). Di Freud,

poi, apprezzò la visione teorica generale e le nuove possibilità che tale teoria offriva alla

narrazione letteraria, più che la prassi terapeutica;

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Riassunto di Letteratura italiana sui principali autori italiani con analisi dei seguenti argomenti: la vita, il pensiero e le opere di Dante Alighieri, la vita, le opere e il pensiero di Francesco Petrarca, la vita, le opere e il pensiero di Giovanni Boccaccio, la vita, le opere e il pensiero di di Niccolò Machiavelli.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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