Letteratura italiana G Davide Dalmas - Parte istituzionale
Istituzione
Istituzione: “creazione, introduzione, fondazione di un istituto, di uno stabile modo di organizzazione sociale”.
“Stabile modo di organizzazione della vita sociale, nell’ambito familiare civile, economico, politico, culturale, religioso ecc., il quale è regolato da apposite norme giuridiche o di altra natura, che penetrano profondamente nella vita sociale producendo atteggiamenti psicologici, sociali uniformi, procedure ecc.”
Istituzione porta verso anche delle norme giuridiche che vertono sulla società andando a colpire gli atteggiamenti psicologici e sociali, ossia di un gruppo.
Si legittima l’uso della forza per imporre queste norme.
L’istituzione è quindi formata da pratiche, saperi e interazioni diverse. Si diffondono così delle guide sulla conoscenza, delle pratiche, del comportamento (habitus = comportamento abituale, per lo studio sociologico ogni habitus è legato al percorso nell’ambito sociale in cui si cresce e vive).
Partendo dal medioevo si è andati incontro a istituzioni comunali e quelle dell’educazione.
Altri poeti come Antonio Pucci che ha avuto un rapporto diretto con le istituzioni dovendo parlare per nome del comune nelle piazze, era al soldo dell'istituzione di Firenze.
Le satire di Ariosto hanno la loro organizzazione intorno ad un discorso sulle istituzioni della vita sociale (matrimonio, potere). Ad esempio Ariosto spiega in una lettera perché aveva rifiutato di seguire un cardinale, viene quindi messa in piano una discussione su che tipo di rapporto deve avere un intellettuale con il potere.
Molte istituzioni sono poi collegate alle industrie come ad esempio la stampa.
La letteratura come istituzione è basata su un canone fondativo legato all’insegnamento, non esisterebbe la letteratura come istituzione senza un tipo di insegnamento di essa. Il desiderio di creare qualcosa di artistico con le parole è esistito prima dell'istituzione. Quando c’è una letteratura considerata come istituzione ha un valore anche nella produzione della letteratura successiva, come influenza tutto il resto.
Lausberg “elementi di retorica” all'interno di questo studio sulla retorica lui distingue un tipo di discorso di consumo e uno di ri-uso cioè riutilizzato più volte. Questo secondo tipo di discorso si usa in situazioni specifiche e solenni, come le parole di una messa, di istituzioni (come quando si conferisce la laurea) viene usata una certa formula. Produce quindi discorsi di riuso che diventano quindi strumenti sociali come le leggi per esempio.
Il quadro di riuso deve essere determinato da un segnale, si usano in momenti specifici e ne usufruiscono persone specifiche.
Franco Fortini dice che la letteratura è un’istituzione che ha delle forme fondamentali come il teatro o la lirica, i generi, la metrica. Si può parlare di istituzioni anche negli ambiti tecnici cioè un insieme di pratiche e conoscenze fisse.
Per Fortini l'esercizio di lettura-scrittura è aristocratico, antiegualitario: si dà valore a testi che vengono considerati fondanti per un certo ambito. Dall'altra parte però la letteratura come istituzione richiede indirettamente delle condizioni sociali che sono al contrario della disuguaglianza, richiede che ci sia una uguaglianza reale e non solo giuridica. Per Fortini non esiste lettura-scrittura che non contenga libertà di azione nonostante questa contraddizione.
L’aspetto negativo dell'istituzione del fatto che questa sia nata dal 600 in avanti, nel medioevo non esisteva neanche la parola letteratura con questo significato, si indicavano una serie di conoscenze senza riferirsi ad una istituzione.
Oggi viviamo in una condizione diversa dove la letteratura al tempo di internet continua ad esistere ma ci sono differenze in base ai rapporti con gli altri media, un mezzo di comunicazione cambia quando ne sorge un altro. Ad esempio la pittura non ha smesso di esistere dopo la nascita della fotografia ma ha comunque mutato il suo metodo.
La letteratura continua ad esistere ma muta, Calvino ad esempio ha una scrittura diversa da Ariosto anche perché la letteratura e i mezzi di comunicazione si sono innovati.
La letteratura italiana come istituzione
Ciò che unisce il concetto di letteratura a quello di italiano sono tre elementi: il territorio (studi di geopolitica, geografia ecc.), la lingua e l’eredità genetica (le nazioni che si formano storicamente mettendo insieme il sangue, il pensiero, la lingua).
Periodizzazione. categorie storiografiche. etichette
Dante si presenta come fiorentino nel testo Epistula per nascita e non per costumi.
Boccaccio riprende il testo della epistola e definisce Dante fiorentino senza specificare per cosa. Dante fiorentino non è un dato fisso o incrostato perché Dante stesso distingue la rivendicazione di nazione da quella dei costumi.
L’idea nazionale dell’800 la ritroviamo nella letteratura, le premesse risorgimentali durano a lungo perché si vogliono istituire cose che durino e assume così un valore questa tradizione.
Illusion = se esiste un campo letterario con norme e valori specifici si può parlare di una illusione specifica ossia una serie di illusioni che convincono e persuadono per cui vale la pena scrivere un’opera fondamentale per essere un grande poeta.
L’esistenza di questa illusion specifica dentro la lettura e il commento dei testi è uno dei nostri obiettivi.
Luigi Settembrini propone un ragionamento sulla letteratura italiana nazionale. Per lui è fondamentale insegnare la letteratura italiana così da studiare l’essenza del popolo e come questa venga espressa attraverso l’arte della parola, nel miglior modo possibile di mettere insieme le parole. Specifica che nazionale non significa statale ma ha un’idea organica di nazione, si concepisce una nazione per il sangue. L’Italia dell’800 prima dell’unificazione è comunque una nazione come i greci antichi che avevano molte istituzioni statali ma erano comunque una nazione.
All’origine dello studio della letteratura italiana c’è l’idea di popolo.
Un passo di Panofsky dice che lo storico non può evitare di imbattersi nel problema dei periodi se si affronta storicamente una qualsiasi realtà. Deve esserci unità e lo storico deve cercare di scoprire delle analogie intrinseche tra fenomeni artistici diversi. Ci sottolinea l’importanza di non dividere i periodi ma verificare la continuità della storia e dell’analogia tra fenomeni diversi. Nella letteratura italiana i fenomeni artistici non stanno sullo stesso piano ma vengono comunque considerati. Si ha una rifrazione nei rapporti tra le arti, non sono tutte allo stesso livello perché ruotano intorno a logiche differenti.
I fenomeni quindi non si rispecchiano ma si incrociano e tengono insieme il campo letterario a tutti gli altri fattori.
Il fenomeno della rifrazione lo possiamo porre tra i fenomeni culturali italiani, un esempio è Belbo che è stato scrittore e uomo politico e fu poi uomo di chiesa diventando cardinale, vediamo quindi come un intellettuale cresciuto in famiglia nobile conosciuto come poeta diventa cardinale. Nel campo letterario italiano conta di più il suo percorso di scrittore che quello di chiesa.
Umanesimo e rinascimento
A metà 500 le due etichette fondamentali sono umanesimo e rinascimento, abbiamo visto che si intersecano per la periodizzazione. Influenzano e possono ribaltare l’organizzazione del testo. Il manuale distingue umanesimo e rinascimento, invece in passato queste due categorie storiografiche sono andate a braccetto, la cultura del 400 e 500, in particolare in Italia sino al concilio di Trento, veniva fatta entrare in queste categorie con il termine rinascimento usato a livello mondiale con il francese renaissance o in inglese. Con rinascimento si indicava un intero periodo di cambiamenti culturali e con umanesimo si indicavano alcuni aspetti specifici della cultura del periodo ma senza distinzione cronologica, senza una netta separazione.
Il testo “Rinascimento” scritto da Nicola Gardini considera i due termini non fortemente separati, sostiene che il rinascimento è umanesimo e viceversa ed è bilingue perché per quanto riguarda l’Italia si parla latino e italiano. Quando si parla di rinascimento differenziato dall’umanesimo è perché nel primo si parla già di italiano mentre nel secondo i testi sono ancora incentrati sul latino. Gli esempi che Giardini riporta abbiamo Sant Azzaro, Ariosto, Pietro Bembo, sono autori che hanno scritto in entrambe le lingue e la loro visione e cultura sono vicine a quella latina. Persino i personaggi di Ariosto che sono quasi tutti ripresi da Boiardo, un autore già recente, sono messi in relazione con personaggi che vengono dalla letteratura latina. Il finale dell'Orlando furioso è molto vicino al finale dell’Eneide.
Gardini prende distanza dall’uso generico dei renaissance studies che si possono trovare sotto l’etichetta di rinascimento magari in uno studio dei testi medici o eventi storici di un lungo periodo europeo invece Gardini li identifica come cultura specifica di un determinato momento e luogo in Italia.
Un punto di riferimento è il testo di Giancarlo Mazzacurati “Il rinascimento dei moderni” fa un processo opposto a quello di Gardini, sposta il discorso all’inizio del 500 in cui fa nascere un rinascimento separato dall’umanesimo. In questo caso assume importanza la divisione per secoli, all’inizio del 500 avviene la “vocazione delle origini municipali”, si assiste ad una omogeneizzazione linguistica e culturale italiana che nasce da una presa di distanza dalle origini municipali, mentre prima la presenza di una lingua sovranazionale del latino stava alla base. Le regioni ora possono sviluppare una cultura che era collocata in un livello più basso ma più locale, dialettale. Dall’inizio del 500 in avanti in tutto l’ambito culturale italiano si impongono modelli, tipologie, generi nella lingua italiana ormai nobilitata che prende il posto del latino allontanando anche dalle origini.
Questo discorso ci porta alla questione dei manoscritti e della stampa, qualsiasi testo che leggiamo deve essere sempre sottoposto ad una attenzione, non è indifferente quale testo stiamo leggendo anche se il titolo è lo stesso potrebbero essere differenti.
Il primo punto è l’importanza letteraria della questione filologica, dei manoscritti e delle forme materiali della scrittura e quindi della stampa.
I manoscritti della poesia lirica delle origini pagina 15 manuale
Esiste una fase di una tradizione sommersa che può essere vista come la punta dell’iceberg che sono dei versi scritti con una notazione musicale su una pergamena datati tra 1180 e 1210, quindi prima del 300 che è l’inizio della letteratura italiana. È possibile che questo unico manoscritto sia una copia, quindi il vero testo è ancora più antico, ciò ci fa capire che esisteva una tradizione poetica in volgare precedente a quella che viene messa agli inizi della storia lirica italiana delle origini cioè della scuola siciliana.
Qui però non ci sono nomi, date o luoghi, la vera storia della lirica italiana è legata ad alcuni importanti manoscritti soprattutto tre:
- Il Vaticano Latino 3793 (contiene il canzoniere vaticano)
- Redi 9
- Manoscritto Chigiano
Il Vaticano Latino. Manoscritto con un ordinamento interno che contiene circa 1000 componimenti (canzoniere vaticano). Questo unico manoscritto contiene metà della poesia del 500. È importante perché ha un ordinamento cronologico sulla base del quale è possibile ricostruire la storia della poesia duecentesca che parte dalla corte di Federico II e arriva alla Toscana fino alla generazione precedente a quella di Dante.
La divisione tra le parti viene fatta ponendo prima le canzoni, le ballate, poi i sonetti, è una divisione metrica. La canzone è messa prima perché è considerata il genere metrico più importante. Questo manoscritto come altri sono organizzati anche con la divisione per generi metrici, poi c’è la divisione cronologica.
Alla fine della sezione delle canzoni c’è una seconda mano, un altro copista di un periodo successivo, che trascrive un singolo testo di Dante “Donne ch’avete intelletto d’amore”, una canzone tra le più importanti. È messa alla fine ed è isolata. Possiamo considerare il Vaticano Latino come la raccolta di testi che arriva sino a Dante che assomiglia molto a ciò che effettivamente Dante poteva conoscere della tradizione lirica precedente.
Redi 9 è stato scritto da un autore molto importante prima di Dante: Guittone D’Arezzo.
Chigiano nel lontano 305 Scritto nella prima metà del 300 a Firenze è il manoscritto più importante per la poesia di Dante e dello stil novo, questo perché l’idea di una scuola siciliana e poi quella nuova del dolce stil novo non è un’invenzione degli studiosi ma trae origine dalla trasmissione stessa dei testi a partire da questi manoscritti senza i quali avremmo perso dei testi riconosciuti dalla poesia lirica del 300.
Dalla lirica delle origini a Boiardo
Nel mezzo dei due incontriamo l’invenzione della stampa. L’opera di Boiardo ci offre il passaggio alla stampa ma questo discorso è così importante che tocca anche la questione del titolo, indecisione tra “l’innamoramento di Orlando” o “l’Orlando innamorato”. Questa oscillazione tra due titoli possibili è antica e risale alle origini del problema della trasmissione dei testi. Il titolo è già un’ipotesi di lettura, un’interpretazione del testo che rimanda a due tradizioni diverse:
“L’innamoramento di Orlando” → più volgare e fortunata come diffusione. Dà più importanza al fatto dell’innamoramento accentuando il sostantivo, entra in connessione con altri titoli come l’innamoramento di Carlo Magno, di Reinaldo ecc. Questa possibilità rimanda ad una tradizione meno nobile. È difficile capire il rapporto con l’innamoramento di Carlo Magno perché questa è una raccolta anonima di materie cavalleresche.
“L’Orlando innamorato” → più latina, elevata nella tradizione perché il titolo Orlando innamorato può richiamare a titoli come Ercole pazzo di Seneca. Il nome dell’eroe seguito da un aggettivo è una tradizione classica.
Prime tre ottave dell’Orlando innamorato di Boiardo
Signori si riferisce a chi ascolta, alle persone adunate in uno spazio che viene istituito, uno spazio specifico. Viene detto come il personaggio compare nello spazio. Perciò i cavalieri non sono solo personaggi cavallereschi ma anche gli ascoltatori. L’ascoltatore è il destinatario diretto, in questo caso è plurale, si riferisce ai signori e ai cavalieri, in secondo luogo si riferisce ai lettori.
Boiardo non racconterà tutto quello che sa. Nell’ultima parte colloca il racconto nel tempo nominando Carlo Magno, riferendosi così all’800. Non precisa esattamente il luogo ma dal riferimento del tempo possiamo immaginarlo: nel sacro romano impero.
Nella seconda ottava anticipa lo stupore del fatto che lui sia innamorato, è una cosa inattesa. Il personaggio Orlando è come se fosse già conosciuto ed esistente, innesca una serie di caratteristiche diverse da quelle di un personaggio di un romanzo.
Prende un personaggio già conosciuto dalla chanson de Roland e lo cambia, concentrandosi sui suoi sentimenti, prima era visto solo come un paladino che deve combattere e morire in nome della fede a Dio. Boiardo invece lo trasforma da un paladino fedele ad un uomo innamorato.
Viene spiegato come non deve sembrare meraviglioso che Orlando sia innamorato, questo perché l’amore vince su tutto. Amore viene personificato, diventa un personaggio della storia anche se non viene presentato o descritto. L’amore viene presentato indirettamente come qualcosa che sconfigge tutto, combatte come se fosse un cavaliere più forte di tutti gli altri. Orlando deve abbassare il suo orgoglio perché di fronte a lui ha l’amore.
Nella terza ottava si dà un'ulteriore spiegazione al fatto che Orlando sia innamorato, spiega tutto dicendo che questa è una storia nuova perciò non bisogna stupirsi. Utilizza il termine novella perché è come se dei personaggi raccontassero delle storie autonome ad altri personaggi, perciò è un proemio che fa da contenitore a delle novelle. Sceglie il termine novella anche per indicare qualcosa di nuovo, è collegata alla storia della chanson de Roland ma qui tutto cambia e in pochi sono a conoscenza di ciò.
Nelle vicende viene indicato il personaggio di un ecclesiastico a cui si fa risalire leggendariamente l’origine dei fatti raccontati, è Turpino che avrebbe partecipato alle vicende come testimone, avrebbe conosciuto Orlando e dopo ha raccontato queste storie.
Boiardo riporta ciò tramite il racconto di Turpino, testimone oculare dei fatti. Turpino ha tenuto nascoste tutte le storie su Orlando, pensando che queste storie non sarebbero piaciute a Orlando, per non indispettirlo. Lui non ha mai perso contro nessuno, sarebbe stato assurdo raccontare che lui abbia perso contro l’amore. Quello che ha comunicato Turpino riguardo l'innamoramento non è divulgato ma è tenuto abbastanza riservato per non infangare la posizione di Orlando, vengono narrate di più le vicende di onore e guerra.
C’è quindi un passaggio diretto tra Orlando e Turpino e indiretto con Boiardo che riprende i racconti.
La lingua in cui scriveva Boiardo ha una serie di caratteristiche vicino al dialetto.
Orlando furioso di Ariosto
Ariosto far&ag
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