L'umanesimo: periodizzazione e caratteri
Che cos'è l'umanesimo?
Sotto il profilo artistico-culturale, il 400 è il secolo dell'umanesimo, fenomeno che nasce in Italia ma investirà la cultura di tutta Europa e le cui radici affondano nel secolo precedente: con il suo richiamo alla lezione morale e civile degli antichi e l'impegno nello studio e la ricerca dei testi classici di cui si era persa traccia, Petrarca va considerato il principale ispiratore dell'umanesimo.
La parola "umanesimo" è recente; sembra che sia stata coniata da un pedagogista tedesco nel 19 secolo all'interno di un progetto scolastico che mirava a salvaguardare l'insegnamento delle discipline classiche nella scuola secondaria. La parola "umanista" nasce invece negli anni 30 del 500 per indicare gli insegnamenti di materie letterarie. All'origine sia di umanesimo che di umanista sta l'espressione ciceroniana "studia humanitatis" che indica: studi intesi al perfezionamento integrale dello spirito umano.
Secondo gli umanisti infatti, la cultura ha come scopo la formazione dell'uomo nella sua interezza. Gli autori antichi sono sentiti come modello di virtù civili e morali, oltre che di stile. Il culto per l'antico si accompagna in alcuni autori a una nuova consapevolezza di una distanza storica: questo fece sì che il richiamo all'antico non consistesse in una ripetizione vuota di modelli e forme, ma come un dialogo attivo con il passato.
I volti dell'umanesimo
Nello spazio dell'umanesimo si riscontrano tendenze plurime e diversificate di cui si fanno portavoce centinaia di umanisti:
- Umanesimo come studio delle lingue classiche
- Umanesimo come riscoperta delle opere della classicità
- Umanesimo come filologia
- Umanesimo civile
- Umanesimo come moda
Studio delle lingue classiche
Alla base del culto umanistico sta l'esaltazione delle lingue classiche, in primis il latino; la lezione di Valla unitamente a quella di Petrarca fece scuola ben presto e il latino fu considerato la lingua della cultura e per molti l'unica impiegabile. Ben presto gli umanisti cominciarono a studiare anche il greco scoprendo autori come: Omero, Luciano, Teocrito, Apollonio Rodio, Platone.
Riscoperta delle opere della classicità
Il grande campione delle scoperte fu Poggio Bracciolini: 8 nuove orazioni di Cicerone, il testo completo dell'Istitutio Oratoria di Quintiliano, il De rerum natura di Lucrezio.
Filologia
La riscoperta delle opere della classicità costituì solo il primo passo: il secondo fu interrogarsi se il testo delle opere appena uscite dall'oblio dei secoli fosse quello originale o fosse stato alterato: nasceva così la filologia. Grande competenza fu dimostrata in questo senso da Poliziano nei Miscellanea.
Umanesimo civile
Ben presto le autorità politiche ebbero la prova che, con il loro bagaglio culturale, gli umanisti possedevano le armi per consolidare il potere politico. Tre casi sono celeberrimi:
- Coluccio Salutati e Leonardo Bruni a Firenze: il primo elabora il mito della "libertà fiorentina" di contro alla tirannide della signoria viscontea di Milano, presentando la propria repubblica come erede diretta dell'antica Roma repubblicana, il secondo, nel momento in cui tornò a farsi pressante la minaccia viscontea, elaborò in greco una costituzione repubblicana di Firenze, celebrando la città come novella Roma e novella Atene.
- A Napoli il re Alfonso tentò di legittimare il suo regno con il contributo dello stesso Bruni e di Lorenzo Valla.
Umanesimo come moda
Il culto dell'antico divenne anche una moda ed entrò nella vita quotidiana. Esempio calzante è la figura di Niccolò Niccoli collezionista di oggetti antichi e ricercatore di libri (a lui si deve la biblioteca nel convento di S. Marco).
Bisogna riconoscere che gli umanisti, pur non arrivando mai a negare Dio e il significato della religione, elaborarono e sancirono il diritto dell'uomo a esprimersi e realizzarsi nel mondo attraverso l'esercizio della politica, dell'etica laica e della cultura.
Contesti e confronti
Già attorno al 1440, la penisola si configura come un conglomerato di stati indipendenti gestiti e governati da grandi e potenti famiglie emergenti dal patriziato locale (antica borghesia mercantile arricchitasi con i commerci, e saldatesi con i ceti nobiliari e aristocratici, nonché creatrice di un sistema politico di conservazione sociale che trova in Italia, espressione compiuta nello Stato signorile).
I nuovi signori puntarono ad avere stabilmente attorno a loro, intellettuali che svolgessero funzioni politico-diplomatiche, ma anche artisti e letterati che realizzassero opere encomiastiche.
Il sistema delle corti divenne, a partire dalla metà del 400, indispensabile tanto per lo sviluppo della cultura in senso lato, quanto per la realizzazione di opere di grande portata: per questo motivo si parla di una cultura delle corti (Il libro del cortigiano di Baldassarre Castiglione).
Riguardo poi lo specifico ruolo degli umanisti in quanto intellettuali e artisti, nel 400 si scardina la tradizionale separazione tra arti liberali (attinenti alla sfera dell'elaborazione teorica) e arti meccaniche (attinenti alla sfera pratica).
Un quadro d'insieme
In quanto secolo di bilinguismo il 400 è anche secolo di bilinguismo. Abbiamo autori che però scrissero solo in latino, e vengono per questo chiamati umanisti esclusivi, come:
- Bracciolini
- Valla
- Strozzi
- Pontano
- Pico della Mirandola
Altri che scrissero indifferenziatamente in latino e volgare:
- Bruni: traduce in latino Platone e Aristotele, ma scrive in volgare le vite di Dante e Petrarca
- Poliziano: in volgare Le Stanze, in latino i Miscellanea
- Sannazaro: L'Arcadia in volgare, De partu Virginis in latino
Due sono gli eventi fondamentali che segnano questo passaggio:
- 1441, Alberti organizza a Firenze il Certame Coronario, una gara di poesia in lingua volgare
- 1447, Lorenzo fa allestire la Raccolta Aragonese antologia di 449 rime volgari antiche e contemporanee
Fuori dall'ambito della letteratura, latino e volgare continuano ad occupare sfere rigidamente separate:
- Latino per la scienza, la filosofia, gli atti della Chiesa
- Volgare per l'uso comune e per la cancelleria
Lirica in volgare
Tra i prodotti più alti del secolo detto "senza poesia" bisogna annoverare una raccolta di rime che costituisce un vero e proprio canzoniere, costruito secondo le coordinate petrachesche e impostato come racconto. Parliamoci cioè di Giusto de' Conti con "la bella mano": narra la storia d'amore del poeta con una certa Isabetta (Elisabetta Bentivoglio), ultimato nel 1440 e stampato nel 1472 a Bologna. La storia ha però un esito diverso da quello di Petrarca: non muore ma semplicemente sceglie un altro e, mentre Petrarca sigilla la raccolta con una canzone dedicata alla vergine ove chiede perdono per l'amore che lo ha legato a Laura, Giusto sigilla la bella mano con un capitolo in 3 linee dove non si parla di pentimento. Dunque l'autore si ispira a Petrarca ma nello stesso tempo se ne distacca.
La poesia pastorale, nata con Teocrito e trovante la sua espressione poi nell'egloga virgiliana dopo varie sperimentazioni di Dante, Petrarca e Boccaccio, vede cimentarvisi Francesco Arzocchi che diede all'egloga una fisionomia particolare: quella di testo polimetrico e di difficile interpretazione. Molti scrivevano versi pastorali a Firenze: i fratelli Pulci e lo stesso Lorenzo. Anche a Ferrara si formò un cenacolo bucolico che ebbe come esponente di spicco il Boiardo. A Napoli nacquero l'Arcadia di Sannazaro e la Pastorale di Jennaro.
Un esempio di lirica lontanissimo da quello del Petrarca è quello del Burchiello: scrive una serie di sonetti che non furono mai raccolti in un canzoniere ma circolarono sparsi in tutta Italia. Burchiello fa poesia in modo tutto particolare: i suoi testi sono accostamenti di parole nei quali la sintassi è formalmente impeccabile ma il nesso logico è del tutto violato. Questo tipo di poesia si definisce alla burchia perché sembra ammassar versi come nel carico di una barca.
Lirica in latino
Particolare menzione in questo campo meritano:
- L'Hermaphroditus del Panormita: spregiudicata e dissoluta raccolta di epigrammi con dedica a Cosimo e uscita nel 1428
- I Carmina di Pontano: insieme di raffinate poesie che celebrano le bellezze di Napoli e l'amore coniugale e familiare
Prosa in volgare
Molto praticato è il genere della novella che trova i suoi modelli nel 300, soprattutto nel Boccaccio e nel Sacchetti. Vari sono gli autori 400eschi di singole novelle o di più o meno esigue raccolte.
- La novella del grasso legnaiolo di Manetti
- Raccolta il Novellino di Salernitano
- Il romanzo in prosa La battaglia d'amore in sogno di Polifilo di Colonna
Prosa in latino
Una parte estremamente importante della produzione letteraria in latino, imprescindibile per la ricostruzione della temperie culturale è rappresentata dagli:
- Epistolari; celebri quelli di Salutati, Bracciolini, Poliziano
Praticato anche il genere del discorso che poteva avere più forme:
- Dell'orazione
- Della prolusione universitaria
- Della disputa
Abbiamo poi il genere del trattato:
- I cambiamenti della sorte di Bracciolini
- Le Disputationes Camaldulenses in forma dialogica del Landino
Prosa storiografica:
- Storie fiorentine del Bruni
- Storia di Firenze di Bracciolini
Novellistica:
- Tancredi, Guiscardo e Ghismonda (ultima novella del Decameron) tradotta in latino dal Petrarca e inserita dal Bruni all'interno di una sua epistola
- Storia di due amanti di Piccolomini
Il teatro
I due grandi centri di rinnovamento sono Ferrara e Firenze.
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