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Riassunto esame Letteratura Italiana, libro consigliato "L'Attività Letteraria in Italia", Petronio Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Letteratura Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo L’Attività Letteraria in Italia: Storia della Letteratura Italiana di Petronio consigliato dal docente Andrea Del Ben. Tra gli argomenti trattati: il secondo romanticismo e la scapigliatura, naturalismo, verismo,Capuana, Verga, Carducci, De Sanctis, premessa al XX secolo, Croce, D'Annunzio,... Vedi di più

Esame di Letteratura italiana docente Prof. P. Scienze letterarie

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Pirandello si iscrisse al partito fascista subito dopo il delitto Matteotti. Egli vede nel fascismo un movimento

rivoluzionario che rappresenta la forza della vita capace di rompere le cristallizzazioni sociali; ne dà quindi un'

interpretazione anarchica.

Nel 1925 esce su una rivista Uno, nessuno e centomila. Di qui in avanti compare in Pirandello una tematica di

tipo surrealista, rivolta a valutare positivamente l' inconscio, ingenuo, naturale, e a privilegiare non solo la

»vita«, ma anche il mondo dei miti e dei simboli contro la realtà delle convenzioni razionali e sociali. Altre

opere: La nuova colonia, Lazzaro, I giganti della montagna, Questa sera si recita a soggetto . Chiusa l'

esperienza del Teatro d' Arte e deluso dal fascismo, vive prevalentemente all' estero, viaggiando di continuo e

seguendo di persona la messa in scena delle sue opere o la loro trasformazione cinematografica. La sua fama

è al colmo. Nel 1929 entra a far parte dell' Accademia d' Italia. Nel 1934 riceve il premio Nobel per la

letteratura.

Morì a Roma nel 1936 e le sue ceneri furono traslate ad Agrigento.

◊ L' esclusa è la storia di una donna respinta dal marito che le attribuisce un amante e ripresa da lui

quando, andata a Palermo a costruirsi una sua vita, si è data realmente al presunto amante di una volta.

◊ Il fu Mattia Pascal in esso Pirandello non solo definisce il suo relativismo ma cala questa sua concezione

della vita nella struttura del racconto: la storia di un uomo che, ritenuto morto, si lascia credere tale, cambia

nome, ma nemmeno così piò tornare in famiglia di un tempo (la moglie intanto si è sposata con un altro) e si

rassegna a restare ai margini della vita, passando i suoi giorni in una vecchia biblioteca, portando fiori sulla

tomba costruitagli quando lo si era creduto morto, rispondendo »umoristicamente« a chi gli chiede chi sia, che

egli è »il fu Mattia Pascal«. 25

LA GUERRA E L' IMMEDIATO DOPOGUERRA

Lo scoppio della prima guerra mondiale, nell' agosto del 1914, e l' intervento italiano, nel maggio dell' anno

seguente, posero fine a un periodo che, pure inquieto come fu, sarebbe parso più tardi un' era felice di pace e

di vivere agiato: »la belle époque«.

Durante il conflitto erano caduti presto gli entusiasmi romantici e la concezione ancora risorgimentale della

guerra.

Nel 1917 era scoppiata a Russia la rivoluzione sovietica, e per la prima volta si era costruito uno Stato

comunista, un enorme Stato che non poteva non avere una forza calamitante sui proletariati di ogni paese;

sicché a guerra finita la borghesia si trovò di fronte al socialismo.

La vittoria del 1918 sconvolse l' ordine politico europeo. Si dissolse l' Impero austriaco, che per secoli era stato

fattore determinante della nostra storia, e l' Italia si garantì la sicurezza sui suoi confini nord­orientali, mentre la

scomparsa dell' Austria come grande potenza e la sconfitta della Germania aumentavano il nostro peso nel

nuovo equilibrio europeo.

Con la fine della guerra si aprivano nuovi problemi: 26

¤ politico i confini nord­orientali e i rapporti con il nuovo Stato costitutosi là del disfacimento dell' Impero

austro­ungarico (la Jugoslavia), nonché dei compensi all' Italia in zone (Istria, la Dalmazia) che erano state

lungamente »veneziane« e quindi di lingua e cultura italiana

¤ economici riconversione dell' industria e dell' economia

¤ sociali mantenimento delle promesse fatte alle masse contadine per persuaderle alla guerra;

riassorbimento nella vita sociale e in attività di lavoro delle masse; della giustizia fiscale di fronte al fenomeno

dei »pescicani« ­ gli arricchiti della guerra.

Questi problemi eran o comuni a tutti i paesi che avevano partecipato al conflitto.

La guerra aveva anche rafforzato quel sovversivismo di destra.

IL FASCISMO

Il fascismo si instaurò nell' ottobre del 1922 con la »marcia su Roma« e al governo rimase per oltre vent' anni.

L' Italia si trasformò in uno Stato dittatoriale – totalitario, una »dittatura reazionaria di massa«. Lo scopo

primario di questa dittatura era sociale: soffocare la lotta di classe a vantaggio delle forze capitalistiche. Gli

strumenti per arrivare a ciò, furono:

◊ l' esautoramento della monarchia e del Parlamento a beneficio del »Partito« e del »Duce«;

◊ il »partito unico«;

◊ la sostituzione dell' ordinamento corporativo a quello fondato sulla libera associazione nei sindacati;

◊ l' abolizione della libertà di stampa;

◊ l' istituzione di un Tribunale speciale per i reati politici;

◊ l' annientamento degli avversari;

◊ il Concordato con la Chiesa cattolica e il privilegiamento della religione cattolica e della sua organizzazione

(matrimonio concordato, istruzione religiosa obbligatoria ecc.);

◊ la »teoria e la politica della razza«.

Ebbe inizio una serie di conflitti che portò l' Italia alla guerra d' Etiopia (1935­36), che ci diede un effimero

impero coloniale, all' intervento nella guerra civile di Spagna (1936) dove, distrutta con la forza della

repubblica, fu instaurato un regime autoriatrio di tipo fascista; nel 1940 ebbe inizio la seconda guera mondiale;

dopo essa ci fu la rinascita di un regime parlamentare e democratico. 27

LA SOCIETÀ ITALIANA SOTTO IL FASCISMO

Gli intellettuali

Chi non aderiva al fascismo aveva una vita difficile: contro gli avversari politici, infatti, il fascismo fu spietato, e

socialisti, comunisti, militanti di »Giustizia e Libertà«, operai o intellettuali che fossero, conobbero a migliaia le

carceri fasciste, e i più pericolosi, o quelli ritenuti più pericolosi, pagarono con la vita la loro opposizione: DA

Giovanni Amendola ad Antonio Gramsci, da Piero Gobetti ai fratelli Carlo e Nello Rosselli.

Vi furono dei letterati che accolsero e condivisero in pieno le tesi nazionalistiche, imperialistiche, autoritarie,

del fascismo; spesso furono giornalisti e letterati di mezza tacca, ma non sempre, e fra essi vi furono: Ugo

Ojetti, Giovanni Ansaldo, Goffredo Bellonci, Curzio Malaparte, Massimo Bontempelli, Paolo Monelli, Alfredo

Panzini, Vincenzo Cardarelli, Giuseppe Ungaretti ecc.

Negli anni Trenta vi fu l' antifascismo militante di Piero Gobetti, dei comunisti (Antonio Gramsci), dei giovani di

»Giustizia e Libertà«, che, cresciuti sotto il fascismo ed allevati ai suoi miti, se ne liberarono faticosamente, e

che nella cospirazione e nel carcere riscoprirono un senso nuovo della socialità, della cultura, del proprio

compito di uomini di cultura.

Gli intellettuali e la società di massa

Il fascismo così fu il primo regime in grado di programmare e attuare una sua politica totalitaria dell'

informazione, attraverso l' uso spregiudicato di tutti gli strumenti possibili: stampa (tutta sottomessa

severamente alle direttive del regime), radio (fondazione del' EIAR: Ente Italiano Audizioni Radiofoniche),

cinema (Cinecittà, Scuola Nazionale di Cinematografia), teatro (controllo del teatro, Carro di Tespi).

Con lo stesso spirito, il fascismo intervenne anche sulla lingua, combattendo l' uso dei dialetti, tassando le

insegne in lingue straniere, vietando gli esotismi sulla stampa, facendo inventare dall' Accademia d' Italia

neologismi che dovevano sostituirli: per esempio autista per il francesizzante chauffeur.

Un capitolo a sé fu la »riforma della scuola«, attuata dal filosofo Giovanni Gentile, ministro della pubblica

istruzione, e detta da lui Riforma Gentile (1923). Essa era improntata a tesi che allora parvero omologhe ai

principi di fondo del fascismo, tanto che Mussolini la disse »la più fascista delle riforme«.

Le condizioni dello scrittore 28

La posizione del letterato ella società del tempo era determinata soprattutto da due fattori: la situazione che si

è descritta, la presenza del fascismo. Secondo questo, l' elaborazione delle idee spettava solo al »duce«,

unico produttore di tesi e di parole d' ordine. Agli intellettuali il compito di glossare la dottrina, amplificare

retoricamente le parole d' ordine, mediare alle masse le realizzazioni del regime, creare un' arte e una cultura

degne del »secolo di Mussolini«.

La posizione dell' intellettuale scrittore era condizionata inoltre dalla »società di massa«, cioè delle sue

esigenze, delle sue leggim dalle possibilità che essa offriva. Si è già detto dell' intreccio, stabilitosi sempre più

dall' Unità nazionale in poi, tra attività strettamente letterarie e attività pubblicistiche, il giornalismo soprattutto.

Lo scrittore non »scrive« solo libri, ma scrive per i giornali, lavora per la radio, collabora al cinema, comincia a

diventare funzionario delle grandi Case editrici che intanto nascono: la Einaudi, ad esempio, ha presto come

suoi consulenti o funzionari uomini quali Cesare Pavese e Leone Ginzberg.

Scrittori e lettori

La base sociale della letteratura si allarga: ci sono più lettori di prima, lettori che al libro chiedono una

emozione che è anche »estetica«, ma diversa da quella che chiedeva il lettore specialista: il »letterato«. E

questi nuovi lettori sono stratificati su tanti gradini diversi: di cultura, di gusto, di esigenze di fronte al libro. La

produzione quindi deve essere articolata: ci sono le riviste letterarie che potremmo dire »esclusive« (»La

Ronda«, »Solaria«, scritte solo per letterati) ma ci sono anche riviste (magazines) illustrate, che alternano

nelle loro pagine notizie e articoli di attualità, politica, pettegolezzo, letteratura, per gente di buona cultura o

per lo meno di abitudini elevate di vita: l' »Illustrazione italiana«, »La lettura« ne possono essere un esempio.

Ma alla fine degli anni Venti comincia a pubblicarsi la »Domenica del Corriere«: magazine un gradino più giù:

rivolto a lettori di minore cultura e di minori pretese. E nel 1929 Mondadori lancia una collana di romanzi

polizieschi che dal colore della copertina danno il nome al genere: i libri »gialli«. La maggior parte dei testi

pubblicati da Mondadori è di stranieri, ma ve ne sono anche di autori italiani, alcuni nuovi (i primi »giallisti«

italiani) altro già noti come »romanzieri« di un certo livello: Alessandro Varaldo, per esempio. La terza pagina

dei giornali, invece, è quella ormai riservata alla letteratura e alla cultura. Vi è la moda degli »inviati speciali«,

che viaggiano per conto del giornale e riferiscono: un costume nato già alla fine dell' Ottocento e che già

aveva avuto qualche cultore famoso: Luigi Barzini. Ora il »genere« si diffonde e si articola: dal resoconto

giornalistico a quello con ambizioni letterarie, a quello »letterario« ecc. È anche nel ventennio che lo sport

(soprattutto il calcio, il ciclismo, l' automobilismo, ma anche il tennis e l' atletica) diventa un fatto di massa: nel

senso almeno della partecipazione passiva. Nasce allora il giornalismo sportivo.

LA CULTURA

La »koiné« culturale

Soprattutto negli anni Venti è esistita una specie di koiné culturale, caratterizzata da alcuni elementi che si

combinavano variamente da uomo a uomo ma che pure davano al quadro un carattere fino a un certo punto

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uniratio. Componenti di questa koiné (=unitarietà sostanziale) erano l' idealismo, il relativismo e il

nazionalismo.

La cultura della crisi

Una riprova clamorosa di ciò si ha nel comportamento degli intellettuali italiani di fronte al quella che fu

chiamata »la cultura« o »la letteratura« della crisi: un vasto dibattito che coinvolse l' Europa e l' America di

fronte all' avanzare – sentito minaccioso – della democrazia, dell' industrialismo, della scienza e della tecnica. I

letterati, i filosofi, gli economisti e i politologi elaboravano una visione pessimistica e apocalittica della storia.

Da noi questa cultura si espresse in letteratura, fu un fatto di narratori e poeti; e nemmeno di tutti. Invece, nella

Russia sovietizzata e negli USA questi fatti si trasformarono in vere e proprie polemiche contro la scienza, la

tecnologia e la democrazia.

Le riviste

Centri di organizzazione e aggregazione culturale furono la scuola, l' università, il teatro, le case editrici

(Mondadori – di tipo modernamente industriale !) e le riviste. Quest' ultime, infatti, permettevano, entro certi

limiti, di giocare con la censura. In base alla rivista in cui si lavorava, si capiva la visione politica di un

giornalista o letterato o scrittore.

◊ La Ronda (aprile 1919 – dicembre 1923) non fu una rivista politica nel senso ristretto della parola, ma

rifletté una certa tendenza all' »ordine« ­ caratteristica propria della maggior parte della borghesia italiana.

Essa alimentò un disprezzo per il parlamentarismo e la politica, avversò il socialismo, vide nel fascismo un

fatto positivo, polemizzò contro il futurismo (denominato »il distruttore d' arte«), il vocianesimo e Pascoli.

Vengono, invece, presi a modello Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi delle Operette morali e dello

Zibaldone. I rondisti furono fra i teorici e i rappresentanti più perspicui della »prosa d' arte« e dell'

»ermetismo«.

Critici e scrittori che vi aderirono: Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Antonio Baldini, Lorenzo Montano, Bruno

Barilli, Riccardo Bacchelli e Alfredo Gargiuolo.

Tutto diverso lo spirito che fondò e diresse Piero Gobetti bella sua breve e intensa vita.

◊ Energie nuove (1918 – 1920) rivista nella quale sui residui di una sua iniziale formazione vociana si

inserivano motivi desunti dall' »Unità« di Gaetano Salvemini: soprattutto disdegno dell' accademismo e della

retorica, attenzione ai problemi concreti e precisi. Sospese la pubblicazione di questa rivista per il bisogno di

approfondire i temi che aveva trattato.

◊ Il Baretti (1924 ­ 1928) periodico di cultura letteraria, organo dell' antifascismo piemontese, »illuminata«

analisi della situazione culturale italiana, delle cause della sua decadenza, delle sue possibilità di riscatto. 30

◊ Rivoluzione liberale qui tornarono, approfonditi, i temi della prima rivista.

◊ Solaria (1926 ­ 1936) fondata da Alberto Carocci. Alla rivista si affiancatono le »Edizioni della Solaria« e

pubblicava alcune tra le opere letterarie più interessanti di quegli anni. Partì da spiriti di restaurazione

classicista di tipo rondista e da un moralismo vicino a quello del »Baretti«; ma poi evolvé per suo conto,

aprendosi alla lezione del maggior novecentismo europeo (Proust; Joyce), collegandogli alcuni scrittori italiani

contemporanei, per la prima volta intesi nel loro significato e nel loro valore (Svevo, Saba, Montale),

costituendo il luogo d' incontro di scrittori o critici quali Carlo Emilio Gadda, Elio Vittorini, Ungaretti.

La rivista fu l' espressione di una cultura che tendeva aprendere atto di quanto era accaduto nella cultura e

nelle lettere in Italia e fuori. Da ciò l' apertura verso scrittori che avevano dato un volto nuovo alla nostra

letteratura.

◊ Letteratura La riforma letteraria

(Firenze 1937) & prima che Solaria sfosse soppressa dalla censura i

redattori entrarono in contrasto tra loro e alla morte della rivista ne fondarono due riviste. La prima era diretta

da Alessandro Bonsanti e fu organo esclusivamente letterario; la seconda, invece, approfondiva problemi di

storia e di filosofia

Campo di Marte

◊ (Firenze 1938 ­ 1939) all' inizio espresse il disagio di molti giovani intellettuali per una

cultura tutta letteraria e chiuse presto.

Frontespizio

◊ (Firenze 1929 ­ 1940) fu la rivista dei cattolici militanti e chiarisce la varietà di atteggiamenti

di una cultura »cattolica«.

Primato

◊ (Roma 1940 ­ 1943) diretto da Vecchietti e Bottai – il quale fu certo fascista.

 31

LA LIRICA

Il ritorno all' ordine

Il termine »ritorno all' ordine« riassume il carattere dominante nella letteratura e nell' attività artistica e

culturale. È una formula che può avere le interpretazioni più varie. Sotto essa si possono comprendere fascisti,

parafascisti e antifascisti. Vengono riscoperti Verga, Svevo e Manzoni.

Alla base di questo »ritorno« c' era il ripudio dell' avanguardismo e la ricerca di una forma »classica« o di

»modena classicità«, dove l' aggettivo indicava uno sforzo attivo di conoscenza della realtà contemporanea, e

il sostantivo il rifiuto della ricerca fine a se stessa per la conquista e il possesso sicuro dei propri mezzi

espressivi.

Il lirico è, nella società moderna, lo scrittore che più avverte la sua emarginazione, la perdita delle funzioni

civiche che poteva avere una volta; e vi reagisce spesso rifugiandosi nell' avanguardismo: nel disprezzo del

pubblico profano, nella concezione tutta formale dell' arte, nell' ermetismo, nello sperimentalismo fine a se

stesso, allargando così il divario che lo separa dal gran pubblico.

La lirica del Novecento mirò sempre più a un componimento di essenzialità rarefatta, che, ripudiando gli

strumenti espressivi consueti (»generi«, metri, rima ecc.), cogliesse il moto interiore nel suo nocciolo lirico e lo

dicesse in modi di casta anche se elaborata purezza.

Il Frammentismo

Nella sua prima fase (prima e durante la guerra) questa lirica si definì come »tendenza al frammento«, vale a

dire componimenti di breve misura.

A questa tendenza possono essere ricondotti scrittori, diversia dei quali hanno continuato a lavorare anche nei

decenni successivi, ma la cui opera si precisò in quella stagione e in quella poetica, tanto che qualcuno li ha

definiti »vociani«, a sottolineare non solo la collaborazione alla »Voce« ma la loro appartenenza a quel clima

sentimentale e morale e a quella concezione dell' arte; individualismo esasperato, moralismo acerbo,

impressionismo e eclettismo.

Rappresentanti: l' Ungaretti nella sua prima produzione, Svevo, Scipio Slataper (Il mio Carso), la »linea ligure«

(Montale), Giovanni Boine, Piero Jahier, Camillo Sbarbaro (Trucioli), Arturo Onofri, Clemente Rebora, Dino

Campana. 32

GIUSEPPE UNGARETTI (Alessandra d' Egitto, 1888­Milano, 1970)

Nasce ad Alessandria d' Egitto nel 1888 da genitori toscani (da Lucca). Ad Alessandria frequenta le scuole e

legge le riviste letterarie europee d' avanguardia e compone le prime poesie.

Nel 1912 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l' università e gli ambienti dell' avanguardia letteraria e

artistica. Nel 1915 è chiamato in guerra come soldato semplice: combatte sul Carso, sull' Isonzo e

successivamente sul fronte francese. Il suo primo libro è Il porto sepolto e la sua riedizione porta la prefazione

di Mussolini, testimonianza dell' adesione di Ungaretti al fascismo, inteso come movimento rivoluzionario;

questo libro è seguito da Allegria di naufragi ( Allegria), che raccoglie anche le poesie del Porto sepolto.

Alla base di queste liriche era una poetica che Ungaretti definì »della parola«, ma questa »parola« era tutt'

altra da quella che pochi anni prima D' Annunzio aveva detto »divina«. Per Ungaretti la parola era non suono o

colore, non presa sensuale del mondo, ma ricerca pensosa di una essenzialità che concentrasse e

aggrumasse un mondo ricco d' affetti. Il »Porto sepolto« e »Allegria di naufragi« nacquero nel clima del

frammentismo vociano.

Torna a Parigi, dove si sposa con Jeanne Dupoix e ha due figli: Ninon e Antonietto, che con la sua morte

ispirerà le poesie di Il dolore.

Successivamente vive a Roma, lavorando per lo più come giornalista e pubblica Sentimento del tempo.

Queste liriche partecipano in pieno, ma in modi originali, al nuovo clima di restaurazione classicista. Seguono

cinque anni durante i quali vive a San Paolo del Brasile, dove insegna Lingua e letteratura italiana all'

Università. Tornato in Italia è eletto Accademico d' Italia e nominato professore di Letteratura italiana

contemporanea all' Università di Roma. Riceve numerosi riconoscimenti e lauree honoris causa. Escono altre

opere: La terra promessa, Il taccuino del vecchio, Vita d' un uomo, Un grido e paesaggi, Il deserto e dopo,

Morte delle stagioni. Aveva anche tradotto poeti stranieri, antichi e moderni (Gongora, Shakespeare, Blake,

Saint­John Perse, Racine) con traduzioni elaboratissime. 33

EUGENIO MONTALE (Genova, 1896­Milano, 1981)

Nasce a Genova nel 1896 da un’agiata famiglia della media borghesia (il padre è titolare di una ditta importatrice di

prodotti chimici). Trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza fra Genova e Monterosso, nelle Cinque Terre,

dove i Montale possiedono una villa. Nel 1917 porta a termine gli studi di ragioneria, più brevi e meno impegnativi

dei lunghi studi classici, che i suoi genitori hanno preferito a causa della salute malferma del piccolo Eugenio.

Montale comincia anche a prendere lezioni di canto dal maestro Ernesto Sivori (vuole diventare baritono) e a

frequentare assiduamente la Biblioteca comunale, ponendo le basi di una cultura vastissima, perseguita per lo più

da autodidatta, con la sola "guida" della sorella maggiore Marianna (iscrittasi, nel 1916, alla Facoltà di Lettere),

appassionata studiosa di filosofia. Nello stesso anno viene chiamato alle armi: frequenta il corso di allievi ufficiali a

Parma, dove tra altri letterati e scrittori conosce Sergio Solmi, il quale lo introdurrà poi nell’ambiente degli

intellettuali torinesi raccolti intorno a Pietro Gobetti. Viene inviato al fronte in Trentino, prima a Valmorbia e poi a

Rovereto. Al finire della guerra comanderà il campo di prigionia di Lanzo Torinese. Congedato nel 1918, fa ritorno a

Genova, e qui entra in amicizia con il poeta Camillo Sbarbaro, con Angelo Barile, con Adriano Grande e con altri

esponenti della vita letteraria e culturale della città. Nel 1922 collabora a "Primo Tempo", rivista torinese di

Giacomo Debenedetti e Sergio Solmi. Nel 1925 collabora anche alla rivista di Piero Gobetti, "Il Baretti". Nello

stesso anno firma il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti di Giovanni Amendola e Benedetto Croce. Conosce

Roberto Bazlen, singolare figura di letterato triestino culturalmente aggiornatissimo, il quale fa conoscere a Montale

le opere di Svevo: sono proprio gli articoli montaliani sulla narrativa sveviana pubblicati fra il 1925 e il 1926 a dare

inizio alla fortuna critica italiana ed europea di Svevo. Dopo la morte tragica, nel 1926, di Piero Gobetti, esule a

Parigi per le persecuzioni fasciste, stringe amicizia con Italo Svevo, con il quale intratterrà un importante carteggio.

A Trieste, ospite di Svevo, conosce Umberto Saba. In quell'anno collabora ad importanti riviste come "Il Convegno"

e "La Fiera letteraria". Assunto nel '27 come redattore della casa editrice fiorentina Bemporad, deve quindi

trasferirsi a Firenze, in quegli anni vera capitale culturale della nazione. Nel '29 diventa direttore della Biblioteca del

Gabinetto Vieusseux fino a quando è allontanato dall’incarico perché si è rifiutato di prendere la tessera del Partito

fascista. Questi anni sono caratterizzati da una straordinaria intensità di rapporti umani e culturali: assiduo

frequentatore delle "Giubbe Rosse", il caffè punto d’incontro degli intellettuali fiorentini, Montale conosce, fra gli

altri, Elio Vittorini, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo, Arturo Loria, Guido Piovene, Gianna Manzini e i

critici Giuseppe de Robertis e Gianfranco Contini. In quegli anni collabora a "Solaria", la rivista di Carocci, Ferrara e

Bonsanti e a "Pegaso", di Ojetti, Pancrazi e De Robertis. Conosce numerosi scrittori come Vittorini, Gadda, Loria e

Drusilla Tanzi, la "Mosca", che diventerà poi sua moglie (allora era moglie del critico d’arte Matteo Marangoni). Nel

'37 è allontanato dal Gabinetto Viesseux. Collabora a "Campo di Marte" di Gatto e Pratolini e a "Letteratura" di

Bonsanti. Dopo l'8 settembre del '43, si iscrive al Partito d'Azione e lavora per il Comitato Nazionale di Liberazione

toscano; nel '45 fonda, con Bonsanti, Loria e Scavarelli, il quindicinale "Il Mondo", che diresse per due anni. Nel '48,

dopo un periodo di collaborazione alla "Nazione", si trasferisce a Milano, dove lavora come redattore al "Corriere

della Sera" (cui ha cominciato a collaborare nel 1946) e critico musicale del "Corriere dell’informazione". Nel 1967 è

nominato a senatore a vita. Nel 1975 ottiene il premio Nobel. Aveva già ricevuto la laurea honoris causa dalle

Università di Milano e di Roma. Fino agli ultimi anni continua a vivere, solo (la moglie era morta già nel 1963), a

Milano, città che prediligeva perché anonima e discreta. Muore il 12 settembre 1981.

Opere: Ossi di seppia (1925), Le occasioni (1939), La bufera e altro (1956). 34

¤ La poesia di Montale si affolla di oggetti di quotidiana modestia (limoni in un orto, un topo d' avorio in una

borsetta, una trottola) che devono essere ciò che un lirico inglese contemporaneo, Thomas Stearns Eliot, ha detto

»un correlativo oggettivo«, cioè »un insieme di oggetti, una situazione, una catena di avvenimenti che sarà la

formula di quella particolare emozione«.

UMBERTO SABA (Trieste, 1883­Gorizia, 1957)

Il suo vero nome era Umberto Poli, »Saba« è uno pseudonimo. L' unione dei genitori dura pochissimo: quando il

poeta viene alla luce il padre ha già abbandonato la famiglia. Il padre è ariano, mentre la madre è ebrea e hanno

due caratteri opposti. Tale situazione familiare segna profondamente la vita e la psiche di Saba, che è affidato

ancora piccolissimo alla balia slovena Peppa Sabaz (Gioseppa Gabrovich Schobar). Successivamente Saba

ricorderà il periodo di tempo trascorso con la balia e con suo marito come un tempo felice e sereno. Ma la madre lo

rivuole con sé e gli impone una educazione rigida e repressiva. La mancanza del padre e la severità della madre

creano le basi di una profonda scissione interiore e favoriscono un incontro omosessuale, che il poeta racconter à

nel romanzo incompiuto Ernesto (ambientato a Trieste dell' ultimo Ottocento, storia della formazione di un ragazzo

e della sua iniziazione all' amore, con un' avventura omosessuale prima, l' incontro di una prostituta poi).

Saba compie studi irregolari benché legga molto e con passione. Cominciò a comporre assai giovane, intorno al

1900 e già a vent' anni si manifesta la nevrosi che lo accompagnerà tutta la vita e che neppure la terapia

psicanalitica riuscirà a guarire in modo duraturo. Sentì l' influsso della »Voce.

Chiamato sotto le armi, compone i Versi militari. Sposa Carolina Woelfler e insieme hanno la figlia Linuccia.

Pubblicò una raccolta di poesie – Coi miei occhi ( Trieste e una donna). Nel 1919 acquista a Trieste una libreria

anticquaria che costituirà la sua principale occupazione a fonte di guadagno per molti anni.

Nel 1921 pubblica Il Canzoniere, che comprende tutta la produzione poetica di Saba e che verrà via via

accresciuto. Esso contiene un mondo tutto sabiano di lughi, di cose, di donne: Trieste, amata e goduta in ogni suo

angolo; Lina, la moglie; e tante altre donne. Altre raccolte poetiche: Autobiogirafia, Preludio e fughe, Il piccolo

Berto, Parole. Saba si fece vanto di essere »il poeta più chiaro del mondo«. Si servì di analogie e di metafore in

modi non allusici; non amò l' ermetismo, anche se ne subì l' influsso e accolse da Ungaretti la tendenza a eliminare

il »superfluo«.

Le persecuzioni razziali del fascismo e del nazismo lo costringono a peregrinazioni e fughe continue. A Firenze,

Saba attende, nascosto, la Liberazione. Dopo la guerra si alternano frequenti crisi depressive, così che è costretto

a continuui ricoveri in clinica. Intanto escono altre raccolte di versi ( Mediterranee, La serena disperazione) e

alcune opere di prosa (Scorciatoie e raccontini).

Saba, come pochi poeti del nostro tempo, ha amato gli uomini, la natura, le cose, e la sua lirica è tutta folta di

immagini luminose e gioiose.

Nel 1956 muore la moglie e pochi mesi più tardi, nel 1957, muore Saba, in una clinica di Gorizia.

La situazione di Trieste 35

Trieste cominciò a far parte dello Stato italiano appena nel 1918. Dal punto di vista culturale, Trieste restò

sostanzialmente estranea alle tendenze di avanguardia italiana dell' epoca, come quella legata all' ambiente della

rivista fiorentina »La Voce«. Saba stesso disse che nella sua giovinezza, mentre nel resto del mondo maturavano

avventure ed esperienze nuove, Trieste »era ancora ai tempi del Risorgimento«: nascere a Trieste nel 1883 era

come nascere altrove nel 1853.

Saba e la psicanalisi

Nascere a Trieste comportava comunque, accanto a questa arretratezza, anche alcuni considerevoli vantaggi. Il

legame con la cultura austriaca e tedesca offriva infatti l' opportunita di conoscere con notevole anticipo rispetto agli

altri intellettuali italiani le opere di autori di decisiva importanza, come Nietzsche e Freud. Questo vantaggio fu

sfruttato da Saba e da Svevo. Saba se ne servì per affrontare in modo risoluto e originale la problematica dell'

uomo contemporaneo, avvalendosi di stumenti conoscitivi aggiornati. In particolare la conoscenza della psicanalisi

offrì a Saba una chiave di decifrazione della realtà che egli ritenne poi sempre superiore alle altre, e alla quale

rimase sempre fedele. Fra l' altro, Saba si sottopose a una terapia psicanalitica con un allievo di Freud – Weiss.

L' Ermetismo

Le sorti della poesia italiana degli anni Trenta sono condizionate dalla situazione storico­politica. I letterati erano

costretti a scegliere tra due possibili strade: o fare arte – propaganda per conto del regime e così venire in contatto

con il grande pubblico, oppure ritirarsi in un atteggiamento di distacco limitandosi a scrivere per pochissimi lettori.

Per i poeti che scelgono questa seconda strada »ritorno alla tradizione« significa ritorno alla purezza della lirica.

L' Ermetismo deve il suo nome al giudizio polemico di un critico letterario, Francesco Flora, che in un saggio del

1936 metteva a fuoco il carattere arduo, aristocratico, chiuso (appunto, »ermetico«) delle nuove tendenze poetiche.

In fondo l' Ermetismo è un episodio di estremismo postsimbolista, che copre il periodo fra il 1932 e il 1942.

Caratteristiche: si tende a rendere le parole indeterminate e astratte, si eliminano gli articoli che potrebbero

conferire loro una determinazione, si omettono i nessi grammaticali e sintattici per meglio isolarle e per eliminare

dalla poesia l' elemento razionale. Il centro dell' Ermetismo du Firenze. A partire dal 1943, però, l' Ermetismo entra

in crisi, mentre cominciò ad affermarsi una nuova poetica, il Neorealismo.

Poeti ermetici: ALFONSO GATTO, MARIO LUZI, SALVATORE QUASIMODO (1901­1968, siciliano, collaboratore

delle maggiori riviste letterarie del ventennio, insegnante di italiano nel Conservatorio di musica di Milano, premio

Nobel nel 1959), LIBERO DE LIBERO, LEONARDO SINISGALLI, CARLO BETOCCHI, SERGIO SOLMI.

Ungaretti e Montale sono spesso erroneamente definiti come ermetici, ma non furono mai interni al movimento

ermetico, anche se Ungaretti ne anticipò temi e forme con Sentimento del tempo. Montale, da parte sua, prese

pubblicamente le distanze sia dalla poesia pura che dall' Ermetismo. 36

LA NARRATIVA

La narrativa fu sempre più il genere più ricco. Tracciare profili dei tanti narratori di quegli anni non ha senso: ne

verrebbe un catalogo inerte. Il criterio cronologico si presenta più valido rispetto a quello geografico; e così

possiamo tracciare una sistematizzazione migliore.

FEDERIGO TOZZI (1883­1920) proveniente da famiglia senese modesta, aveva una vita difficile, in lotta con

difficoltà economiche, autodidata, più tardi in contatto con circoli letterari. Dopo prove di lirismo autobiografico

scrisse tre romanzi: Tre croci, Con gli occhi chiusi e Il podere.

In essi approfondiva e drammatizzava la figura dell' »inetto«: dell' uomo incapace, esistenzialmente, di accettare le

leggi di conflittualità economica e psicologica che reggono il mondo, e perciò destinato alla sconfitta. I suoi

personaggi sono dunque imparentati con gli inetti e i vinti di tutta la letteratura novecentesca.

ALBERTO MORAVIA, Alberto Pincherle

pseudonimo di (1907­1990) Gli indifferenti

ELIO VITTORINI il suo romanzo Garofano rosso veniva pubblicato a puntate su Solaria, ma poi la censura

fascista ne interrompe la pubblicazione.

Le scuole

»Rondisti« rifiutarono il ritorno al romanzo, ciò che Moravia difendeva con il termine di »intreccio«: il gusto

● 

per un raccontare dove contano i fatti, dove vi è un intreccio di casi, alla cui base vi è quindi una »storia«. Molti

invece continuarono a prediligere uno scrivere di fantasia e di memoria, di divagazioni e di sogni, di descrizioni e

invenzioni, dove l' interesse sia dislocato dal volume all' episodio, dall' episodio alla pagina. Uno scrivere per cui si

parlò di »prosa d' arte«: si scrisse, disse felicemente un critico, come se di ogni parola si dovesse rendere conto il

giorno di giudizio.

VINCENZO CARDARELLI (NAZARENO CARDARELLI), ANTONIO BALDINI, BRUNO BARILLI

 »Solariani« essi non erano tanto »narratori« quanto »scrittori«, e in modi controllatamente letterati, più lirici

● 

che narrativi, tendevano a dire se stessi anche quando componevano nella forma della novella o del romanzo. Un'

»aura poetica« nelle quali il personaggio ha una consistenza scarna, e dalle quali il lettore, a lettura finita, si porta

nella memoria non tanto uomini e trame quanto ambienti, atmosfere, stati d' animo, movenze di stile. 37

GIOVANNI COMISSO, GIANNA MANZINI, ANNA BANTI (LUCIA LOPRESTI), ARTURO LORIA,

ALESSANDRO BONSANTI, NICOLA LISI, ROMANO BILENCHI.

Strapaese

»Strapaese« trovò voce soprattutto nel »Selvaggio« (periodico diretto da Mino Maccari dal 1924 al 1943). Esso

raccolse gruppi di fascisti, più o meno giovani, che, sentendosi traditi dal regime sclerotizzatosi in autoritarismo e

burocrazia, risognavano un' Italia rurale e paesana, attacata amorosamente alle sue tradizioni e diffidente »del

pensiero straniero e delle civiltà moderniste«.

Stracittà

Al polo opposto operò »Stracittà«, che si espresse nella rivista »Novecento« (diretta da Massimo Bontempelli dal

1926). »Stracittà« o »Novecentismo« fu un tentativo di egemonizzare il fascismo visto come un movimento capace

di interpretare gli spiriti profondi della civiltà del Novecento attraverso correnti culturali che, passate per l'

avanguardia e ormai superatala, ne riprendessero la volontà di comprensione e di celebrazione della società

moderna nelle sue strutture sociali e mentali e nei suoi modi di costume e di pensiero.

MASSIMO BONTEMPELLI (1878­1960) fra gli scrittori più insofferenti della tradizione; vicino per qualche

tempo al futurismo, ne aveva tratto una intelligente simpatia per la vita moderna. Negli anni Trenta elaborò la sua

poetica del »realismo magico«. Esaltava come il genere più moderno il romanzo di puro intreccio di Alexandro

Dumas; celebrava lo sport e si faceva lui stesso scrittore di cronache sportive; aspirava a una »letteratura­

mestiere«, praticata addirittura da scrittori anonimi.

DINO BUZZATI (1906­1972) giornalista, novelliere, romanziere, pittore, poco conosciuto e apprezzato in vita,

estraneo com' era e tanta mitologia letteraria del suo tempo, visto oggi come un tipico scrittore »della crisi«. Come

Pirandello era vicino a certo qualunquismo autoritario, estraneo alla politica; diffidente della psicanalisi; tormentato

da un senso vivissimo dell' angoscia e dell' orrore della »città inferno«; sensibile al mistero che è nelle cose e nel

mondo, nella coscienza del tempo che passa e del dominare della sofferenza. Opere: Barnabò delle montagne, Il

deserto dei Tartari.

ALBERTO SAVINIO

TOMMASO LANDOLFI 38

Romanzo rosa (la presse du coeur)

Avventure di amore a lieto fine, ambientato in ambienti altolocati e raffinati, infatti il lettore popolare vuole evadere

dalla sua vita squallida: ubriacarsi di sogni), ha per protagonisti personaggi che la società in quel suo momento

storico ritiene prestigiosi (negli anni fascisti fu l' aviatore, più tardi il tecnocrate). L' autore più significativo fu Liana

Negretti, conosciuta come Liala.

Romanzo giallo

Il »giallo« si diffuse in Italia come un genere o un sottogenere letterario, costruito secondo regole particolari e

rivolto a un pubblico composito, di condizione sociale e culturale mista: come un prodotto di consumo borghese e

di buona fattura.

La narrativa romanzesca, comunque, non nacque fra gli anni Venti e Trenta, ma solo allora ebbe una prima

legittimazione letteraria, almeno in Italia. Essa era nata in America con Edgar Allan Poe, mentre sul suolo inglese

maestro ne era Sir Arthur Conan Doyle (Sherlock Holmes).

I grandi romanzisti gialli italiani erano Alessandro Varaldo e Augusto De Angelis.

Giornalismo

Il giornalismo conobbe una grande fioritura: c' era quello quotidiano con i suoi inviati speciali, quello sportivo, quello

a rotocalco e quello umoristico.

La narrativa d' autore

Raccontava di passioni amorose, contrasti coniugali, ascese e capitomboli sociali. Era, dunque, una letteratura di

consumo. Si possono citare Virgilio Brocchi, Bruno Cicognani, Salvator Gotta e Riccardo Bacchelli.

La letteratura di guerra e di armistizio

La guerra aveva dato luogo a una produzione letteraria di cui erano temi il conflitto, i suoi orrori, le sue sofferenze, i

moti affettivi ed emotivi ai quali induceva.

Opere: Il porto sepolto, Allegria di naufragi (Ungaretti), Con me e con gli alpini (Pietro Jahier), Trincee (Carlo Salsa)

ecc. 39

IL TEATRO

Negli anni Venti ci fu l' esplosione del teatro pirandelliano, cioè il passaggio di Pirandello dalla forma narrativa a

quella teatrale come strumento privilegiato di espressione della propria concezione della vita. Un fatto grosso, il

quale raccolse tante esperienze: il futurismo, il grottesco, l' espressionismo tedesco, i tentativi di Rosso di San

Secondo.

L' altro gigante in questo settore in quel periodo era Ugo Betti.

IL SECONDO DOPOGUERRA

L' Italia entrava in guerra nel giugno 1940. Firmato nel 1943 l' armistizio con gli Alleati, l' Italia era invasa e

occupata dai tedeschi, e la guerra veniva combattuta sul suo territorio. Nell' aprile 1945 la resa imminente dei

nazisti, l' avanzare degli alleati e delle bande partigiane, le insurrezioni di popolo nelle grandi città del Nord

concludevano la guerra.

Cominciava così una nuova fase di storia che è quella nella quale ancora viviamo.

Negli anni successivi alla guerra:

¤ esplosioni rapide di movimenti »qualunquistici« e il loro rapido declinare;

¤ giri di vite a sopprimere o a contenere le conquiste liberali ottenute con la caduta del fascismo;

¤ allargamenti della base politica;

¤ tentativi autoritari e »trame nere«;

¤ torbide inquiete vicende;

¤ la crisi economica che travolge il Paese come tutto il mondo

¤ i movimenti giovanili del 1968 40

¤ il terrorismo.

Fuori dall' Italia intanto c' era la »guerra fredda« tra gli alleati di una volta, e poi la »guerra calda« in Corea; il trionfo

in Cina della rivoluzione comunista, le vittorie anticolonistiche in Africa e l' organizzarsi del »Terzo mondo«, le

ribellioni dei negri d' America, le lotte studentesche e il »maggio radioso« in Francia; la guerra in Vietnam; il Cile; le

crisi del »socialismo reale« nell' Unione sovietica, in Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia; l' Afghanistan; i sussulti

della coscienza offesa del mondo.

Altri avvenimenti:

¤ le campagne si sono spopolate;

¤ migrazioni interne di proporzioni mai conosciute hanno alterato l' aspetto e il costume di campagne e città;

¤ scandali delinquenza, teppismo;

¤ le riforme radicali hanno messo in crisi un sistema millenario di costumi e di valori (nuovo codice familare,

divorzio, legalizzazione dell' aborto, movimento femminista, riforme della scuola.

Un' attenzione particolare va data, da questo punto di vista, all' evoluzione degli strumenti di comunicazione di

massa (mass media): radio, televisione, cinema, giornalismo, pubblicità, mezzi per la riproduzione del suono e dell'

immagine. In più, l' editoria è diventata un' industria.

Lo scrittore e la società

Questi fatti hanno messo in crisi tutti i comportamenti e le tecniche tradizionali dello scrivere. Questo rapporto

diretto fra produttore e consumatore si rompe con il nascere della società capitalistica: già nel Settecento Diderot

sostiene la necessità di »diritti di autore«. Spesso oggi non c' è più nemmeno l' editore, persona singola e

individuata, con cui trattare da uomo a uomo, c' è la Casa: una vera e propria azienda industriale, spesso

multinazionale o interessata a produzioni diverse; e non c' è più un pubblico circoscritto di cui si conoscono i gusti e

si possano prevedere le reazioni: si scrive, se si cerca un successo anche commerciale, cercando di soddisfare le

attese di un pubblico indefinito e composito, oppure, secondo i gusti e le attese di un gruppo ristretto. 41

'800 e '900 scomparsa dello »scrittore« autore solo di libri, poiché lo scrittore era spesso anche un giornalista;

'20 lo scrittore comincia a lavorare anche per altri »media« (radio, cinema);

Oggi lavora quasi sempre per molti di essi.

La letteratura della guerra e della Resistenza

I canti e i giornali della Resistenza e le lettere dei condannati a morte della Resistenza sono documenti di vita

morale, di sensibilità, di costume; e nascendo, i canti, nel vivo della lotta, da un' urgenza di comunicazione

immediata con le masse, o, gli scritti sui giornaletti di campo, dalla necessità di parlare a un pubblico vasto e vario,

erano composti spesso in modi del tutto diversi da quelli propri della letteratura professionale, documentando non

tanto un modo diverso di fare letteratura, quanto un' altra concezione della sua natura e della sua funzione:

documenti e cronache più che racconti, vita vissuta più che invenzione, lingua parlata più che letteraria, ricerca di

effetti emozionali più che formali. O era una lirica di guerra, destinata a diventare »popolare« nel senso pieno del

termine: Bella ciao, Fischia il vento...

Le opere sulla Resistenza furono scritte negli anni immediatamente posteriori a celebrare o solo a ricordare quegli

eventi: una letteratura, quindi, simile, per motivazioni psicologiche e intenti, a quella garibaldina che aveva

accompagnato e seguito l' epos di Garibaldi. Una letteratura non di letterati di mestiere, ma di uomini che, avendo

preso parte diretta a quegli avvenimenti, volevano fermarli sulla carta, ora sotto forma di ricordi ora in modi

inventivi, ora con pudore scontroso, ora con immediatezza di scrittura ora con uno scrivere sorvegliato.

GIAIME PINTOR Il sangue d' Europa

DANTE LIVIO BIANCO Guerra partigiana

PIETRO CALEFFI Si fa presto a dire fame!

MARIO RIGONI STERN Il sergente nella nave

PRIMO LEVI Se questo è un uomo, La tregua

RENATA VIGANÒ L' Agnese va a morire

VITTORINI Uomini e no

Lirica Saba, Montale, Govoni, Ungaretti, Sereni, Quasimodo, Gatto, Fortini

IL NEOREALISMO 42

Il Neorealismo nasce dal »nuovo realismo« degli anni Trenta. Ma ha caratteri propri, essendo caratterizzato da un

più deciso impegno ideologico e morale e da una maggiore fedeltà alla tradizione nell' impianto narrativo.

Prima fase 1943­1948

Seconda fase dal 1949 in poi.

Caratteristiche: il romanzo deve avere protagonisti popolari positivi, fare intravedere la prospettiva socialista, e

descrivere i rapporti fra le classi. In genere si limita al recupero di alcuni aspetti strutturali del romanzo tradizionale

ottocentesco, realista o verista, come la trama, l' oggettività dei personaggi: protagonisti ne erano operai, contadini,

partigiani, sciuscià con la loro vita e le loro lotte: scioperi, occupazioni di terre incolte, miseria.

Il neorealismo diede presto le sue prove più alte anche nel cinema, con registi quali Roberto Rossellini, Cesare

Zavattini, Vittorio De Sica, Giuseppe De Sanctis, con film quali: Roma città aperta, Paisà, La terra trema, Ladri di

biciclette, Riso amaro, Non c' è pace tra gli ulivi, Napoli milionaria.

Questa poetica si fondava poi su un principio o una convinzione, sulla quale allora si discusse moltissimo, e che fu

battezzata con il termine di »impegno« o con quello francese »engagement«. Questo concetto fu enunciato dal

filosofo e scrittore francese Jean­Paul Sartre, il quale aveva teorizzato la partecipazione attiva dello scrittore, nel

suo lavoro stesso di scrittore, alla vita sociale.

Il Neorealismo non fu tanto una »scuola« quanto un movimento o una tendenza. Il movimento, com' è naturale date

queste promesse, operò soprattutto nella narrativa: il genere, ancora una volta, accessibile a un pubblico largo,

disponibile a una scrittura distesa, e vi si incontrarono, intrecciarono, accavallarono uomini ed esperienze diverse.

Alcuni erano passati per il fascismo, anche se per quello di »sinistra«: Pratolini, Vittorini, Bilenchi; altri lo avevano

avversato scopertamente, e avevano pagato con il carcere e il confino: Pavese, Carlo Levi; altri ancora gli erano

rimasti estranei: di una estraneità che in quegli anni era rifiuto: Jovine, Moravia.

Tutti loro costituivano un gruppo non omogeneo ma compatto di scrittori e di libri che il gran pubblico lesse; e alcuni

di loro si conquistarono allora una fama che li seguì poi lungamente, nella loro storia di dopo.

Cesare Pavese (1908­1950)

Piemontese, trovò impiego presso la Casa Editrice Einaudi, che ebe allora, anche opera sua, una parte di primo

piano nella elaborazione di una moderna cultura progressista. Pavese perfezionò la propria conoscenza della

letteratura angloamericana, e contribuì – con articoli sulla rivista »La cultura« e con traduzioni – a farla conoscere.

Pur non appartenendo a movimenti antifascisti organizzati, nel '35 fu condannato a tre anni di confino in un

paesetto in Calabria. Amnistiato nel 1936, riprese il suo posto alla Einaudi. Nel dopoguerra, il suo lavoro di

43

organizzatore di cultura e la sua attività di narratore ne fecero una figura preminente del mondo intellettuale

italiano. Ne l1950 ebbe il premio Strega, allora fra i più prestigiosi; nell' agosto dello stesso anno si suicidò.

Opere: Ciau Masino (racconti), Lavorare stanca (volume in versi), I mari del Sud (volume), Verrà la morte e avrà i

tuoi occhi (libro di versi), La terra e la morte (versi).

La sua opera nasce da due spinte contrastanti: la solitudine esistenziale da una parte, la ricerca della solidità dall'

altra, e n ei romanzi dominano le storie di uomini che si trovano coinvolti in vicende collettive – l' attività

clandestina, il confino, la guerra partigiana – ma che non riescono a stringere con gli altri un rapporto che riempia il

vuoto che è in loro, e che è, al di là di ogni contingenza di storia, un vuoto esistenziale, una solitudine che è parte

della natura dell' uomo: il suo tragico esaltante destino.

Vasco Pratolini (1913­1991)

Il fiorentino Vasco Pratolini ebbe un' infanzia e un' adolescenza tormentate, rivissute liricamente in tante sue

pagine, soprattutto in Via de' magazzini e Cronaca familiare. Visse alcuni anni da scapigliatura, cui ne seguirono

altri di sanatorio. Accostatosi intanto alla letteratura fu ermetizzante anche lui e coltivò la »poetica della memoria«.

Il suo modello si è indicato uno scrittore francese – Charles Louis Philippe, di cui Pratolini tradusse un romanzo,

Bubu de Montparnasse.

Nei primi anni Trenta si accostò al fascismo, e collaborò soprattutto al »Bargello«, nell' illusione di un fascismo »di

sinistra«. Presto però, si staccò da questo movimento e si accostò alla sinistra antifascista e più tardi aderì al

comunismo.

A Roma cominciò un' intensa attività di narratore con opere quali Il tappeto verde, Via de' magazzini, Le amiche.

Altre opere: Quartiere, Cronache di poveri amanti, Metello, Lo sialo, Allegoria e derisione, La costanza della

ragione.

Elio Vittorini (Siracusa,1908­Milano,1966)

Il siciliano Elio Vittorini vive dapprima a Firenze, nell' ambiente di »Solaria« e del »fascismo di sinistra«, poi a

Milano, facendo il traduttore dall' inglese, lavorando poi nell' industria editoriale e dirigendo infine la rivista »Il

Menabò«. Ai suoi esordi, unisce un' indiscussa fiducia nella letteratura a un impegno politico e ideologico. L'

influenza della formazione giovanile lo induce a una permanente oscillazione fra letteratura e politica, fra elemento

simbolico ed elemento ideologico, fra lirismo e realismo. Il punto più alto di fusione delle due tendenze si dà nel

capolavoro Conversazione in Sicilia. 44

Vittorini aveva esordito con i racconti di Piccola borghesia, in cui si mescolano motivi ifrologici tipici del »fascismo di

sinistra«: l' esaltazione dell' istintività, la critica alla borghesia. Altre opere: Il garofano rosso, Erica ed i suoi fratelli,

Uomini e no, Le donne di Messina, La garibaldina.

ALBERTO MORAVIA Alberto Pincherle Moravia (Roma, 1907­1990)

Moravia è l' iniziatore del romanzo borghese; in ciò è erede di Svevo. Egli riconduce alle forme del realismo e della

lucidità razionale la crisi esistenziale e sociale della borghesia degli anni del fascismo e del dopoguerra.

Egli nacque da una agata famigilia borghese dedita a professioni intellettuali. Ammalato di tubercolosi ossea, visse

da ragazzo l' esclusione determinata da tale condizione. La sua formazione, infatti, era da autodidatta: non

frequentò le scuole ma lesse libri ancora estranei o quasi alla formazione della maggior parte dei coetanei. Aveva

letto infatti Rimbaud, Proust e Dostoevskij. Allora era indifferente alla politica, anche se non condivideva i miti che il

fascismo si sforzava di diffondere.

Il suo primo romanzo, Gli indifferenti, uscì nel 1929, quando Moravia ebbe appena 22 anni, ed ebbe un notevole

successo di pubblico. Alternò poi il lavoro di romanziere a quello di giornalista, facendo l' inviato all' estero e

scrivendo numerosi reportage. Nel 1941 sposò Elsa Morante. Poi, separatosi dalla moglie, convisse con Dacia

Maraini. Negli anni Cinquanta fondò la rivista »Nuovi Argomenti«, alla cui redazione lavorò poi con Pasolini ed

Enzo Siciliano. Fu anche deputato al Parlamento europeo, eletto nelle liste del PCI. Non fu mai però un intellettuale

laico e illuminista, razionalista e analitico, che può servirsi anche del marxismo, ma come strumento di conoscenza

e non come ricetta sociale e politica. Egli fu definito un »moralista«, nel senso francese del termine, di analizzatore

di costumi: uno scrittore disincantato, che si pone di fronte alla realtà umana e la scruta con fredda attenzione,

cercandosi di volta in volta, nel movimento letterario e culturale che ha intorno, gli strumenti più idonei al suo

lavoro. È morto nel 1990.

Si può dividere la produzione di Moravia in tre diversi periodi:

¤ 1929­1945: fase del realismo borghese e della fusione di elementi realistici, esistenzialistici e surreali Gli

indifferenti, L' inglese ufficiale, La mascherata, Le ambizioni sbagliate, I sogni del pigro, Agostino;

¤ 1947­1957: fase del Neorealismo La romana, La disubbidienza, L' amore coniugale e altri racconti, Il

disprezzo, La ciociara.

¤ 1960­1990: fase segnata da un accentuato pessimismo La noia, L' attenzione, Una cosa è una cosa, Io e lui,

La vita interiore.

La produzione migliore di Moravia consiste nei tre romanzi Gli indifferenti, Agostino, La noia. Essi presentano

alcune caratteristiche costanti:

◊ nella realtà borghese contano soltanto il sesso e il denaro, concepiti come mezzi per possedere le persone;

◊ l' intellettuale o l' adolescente sono personaggi estraniati, impotenti e in crisi, incapaci di uscire dalla classe in

disfacimento a cui appartengono; 45

◊ il metodo di scrittura si ispira a un realismo critico, che rivela un lucido razionalismo e si risolve, nei casi migliori,

in impetoso sarcasmo antiborghese;

◊ tale realismo critico è analitico ed empirico: nasce da un moralismo che non costruisce mai una visione del

mondo alternativa a quella dei personaggi borghesi;

◊ la struttura del genere »romanzo« è fondata sull' intrigo, sull' intreccio, sulla trama e sull' inganno.

CORRADO ALVARO (1895­1956) giornalista; opere: Gente in Aspromonte, L' età breve, Quasi una vita,

Giornale di uno scrittore.

CARLO LEVI (1902­1975) scrittore, saggista, giornalista, pittore; opere: Cristo si è fermato a Eboli, saggio

Paura della libertà.

CARLO BERNARI Carlo Bernard (1909­1992) Tre operai, Tre casi sospetti, Prologo alle tenebre,

 

Speranzella, Vesuvio e pane.

VITALIANO BRANCATI (1907­1954) Gli anni perduti, Don Giovanni in Sicilia, Il bell' Antonio, Paolo il caldo.

IGNAZIO SILONE Secondo Tranquilli (1908­1978) Fontamara, Pane e vino, Il seme sotto la neve, Una

 

manciata di more, Il segreto di Luca.

FRANCESCO JOVINE (1902­1950) Signora Ava, Le terre del Sacramento.

Il teatro

Assai meno importante e significativa la produzione teatrale. Continuava a scrivere Ugo Betti, ma sarebbe morto

presto (1953). Dominatore delle scene in quegli anni fu il napoletano Eduardo De Filippo. 46


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Riassunto per l'esame di Letteratura Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo L’Attività Letteraria in Italia: Storia della Letteratura Italiana di Petronio consigliato dal docente Andrea Del Ben. Tra gli argomenti trattati: il secondo romanticismo e la scapigliatura, naturalismo, verismo,Capuana, Verga, Carducci, De Sanctis, premessa al XX secolo, Croce, D'Annunzio, Pascoli, Svevo, Pirandello, riviste, Ungaretti, Montale, Saba, Moravia, neorealisti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher agregori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Scienze letterarie Prof.

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