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Dispensa di letteratura italiana (primo modulo)

La letteratura come bene culturale (introduzione)

Il bene culturale è tale perché è oggetto di riconoscimento collettivo e di condivisione, attraverso simboli e memorie, vive in una elaborazione progettuale. La cultura si dà nella distanza temporale, nella forma di ricontestualizzazione e riconsiderazione. La letteratura è spazio di relazioni forti e legami tenaci tra individui di epoche e luoghi diversi; si fonda sulla condivisione di un patrimonio di simboli e memorie, sulla forza comunicativa, sulla commemorazione, finalizzata all'affermazione di una identità collettiva.

La letteratura nasce e si sviluppa dalla tradizione, ovvero dal rapporto continuo con il passato, teso al futuro, in modo progettuale. Spetta ai lettori delle opere letterarie il compito di ricontestualizzare e riconsiderare i contenuti, attraverso un dialogo costante con i testi.

Il monumento (monumentum, da monēre) è un ammonimento, un monito, che attraverso il coinvolgimento emozionale favorisce il mantenimento dell'identità collettiva; è un segno di difesa, un punto fisso rispetto a quanto muta nello scorrere del tempo, grazie al rapporto continuo con l’esperienza passata della comunità; resiste nel tempo, tenendo vivi alcuni valori collettivi.

La letteratura è il luogo degli incontri che contano (Dante, Petrarca); è il paradigma dei valori della civiltà; è quanto sopravvive al tempo. Il bene culturale è il risultato di un investimento affettivo, emozionale del soggetto, che instaura con esso una relazione disinteressata. La storia letteraria è un insieme di storie d’amore tra autori e lettori; è lo spazio della gratuità, della ricerca autentica di verità da condividere.

Il desiderio di non disperdere quanto appartiene alla tradizione passa per la nostalgia (procedere per storie e memorie); e per la paura della perdita (Dante). Non soltanto possiamo dire che la letteratura è un bene culturale, perché tramanda di generazione in generazione quella eredità culturale, quel patrimonio che è testimonianza di civiltà, che concorre a formare l’identità di un popolo.

Essa contribuisce a creare i beni culturali, in quanto consegna al futuro i luoghi, gli edifici, le vicende sulle quali si sofferma lo sguardo di ciascun autore, caricandoli di significati simbolici e designandoli come entità da conservare, da salvare dallo scorrere inesorabile del tempo.

Caratteristiche della letteratura nell'età moderna

  • Il fatto concreto prende il posto della retorica ideale;
  • L'evento diviene occasione di poesia;
  • Scompare l’antica distinzione dei generi e la lingua letteraria intrattiene un costante rapporto con la lingua quotidiana e parlata;
  • Intensificazione della dimensione terrena, rivalutazione della storicità dell’uomo, del suo destino individuale (incarnazione).

La frattura tra l’antico e il moderno – consistente, per quanto riguarda l’arte, nella scomparsa dell’oggetto, o, che fa il medesimo, nella individualizzazione e nell’interiorizzazione dell’oggetto – è più che mai sensibile nella pittura. L’opera – come spiega Sereni – si ribalta sulla realtà e (già nell’esperienza di Petrarca) pretende di modificarla e persino di fare esistere il proprio mondo nella storia, assume significati ulteriori rispetto al vissuto, promuove l’esistenza, prolungandosi in essa: la lirica narra e si apre al dialogo; si avvicina al poema.

La letteratura è un bene culturale per via dell’idea della condivisione e del contesto. Non si può parlare di letteratura senza collocarla dentro alla tessitura che riguarda tutte le forme di arte e di pensiero, addirittura alla dimensione scientifica: non è un caso che Leonardo da Vinci fosse uno straordinario pittore ma anche scienziato.

Perché possiamo dire che la letteratura è un bene culturale?

Un bene culturale è tale in quanto oggetto di riconoscimento collettivo e di condivisione: ogni cittadino lo ha cioè riconosciuto come qualcosa che rappresenta un certo tempo e che contiene risposte forti per la storia dell’umanità. Di conseguenza, ciascuno può riconoscersi in un bene culturale: non possiamo fondare la contemporaneità se non su una serie di memorie, sul paradigma dei lavori che contano, i quali ci sono consegnati proprio dalla tradizione artistica. La tradizione è carne e sangue di ciascuno di noi.

Se ciascuno di noi riconosce come proprio questo patrimonio, contribuisce a tale patrimonio e si rende consapevole della distanza temporale, garantendo così che tali opere possano continuare a vivere. Ciò che consente ad un’opera di resistere nel tempo è proprio la capacità dell’uomo di ricontestualizzare l’opera stessa, ossia capire che tale opera appartiene al passato ma che allo stesso tempo è necessario viverla nella contemporaneità. Ricontestualizzare significa inserire l’opera in un contesto temporale eterno; in tal senso emblematico il lavoro di Thomas Trans Eliot il quale, negli anni Venti del Novecento, rilesse Dante per restituirlo agli italiani con una veste nuova che accresce, aggiunge qualcosa alla Commedia.

La letteratura riguarda la totalità della persona, per cui passa attraverso tutti i sensi: la poesia fa appello alla concretezza materica, all’esperienza vitale. La letteratura è il luogo del diverso in quanto diverso, della specificità; la comunicazione può avvenire proprio grazie alla capacità che noi abbiamo di mettere in relazione le differenze. Dal dislivello esistente tra gli individui nasce un dialogo fecondo che permette di arricchirsi. Eliot arrivò ad affermare che Dante rappresenta i concetti che pensa; pensiamo all’inizio della Commedia: c’è un uomo smarrito, in una selva oscura, che non sa da che parte andare. Dante era in un momento in cui non aveva più certezze, era confuso, gli sembrava di essere sull’orlo dell’annientamento. La selva è quindi una condizione interiore, uno stato d’animo di paura, l’orrore del nulla, di ciò che va tutto costruito da capo.

E in questa situazione si aggrappa ad un barlume di speranza, rappresentata dall’apparizione dell’ombra di Virgilio: Dante ci sta dicendo che la lettera di Virgilio ha per lui costituito un modello imprescindibile che gli ha permesso di riscattarsi dallo smarrimento all’interno della selva. Egli rappresa questo concetto attraverso una raffigurazione plastica che è l’incontro con Virgilio. Questo Virgilio che Dante incontra è un poeta che parla ad un altro poeta e che diverrà la sua guida per raggiungere un Dio cristiano: in questo modo l’autore crea una linea ininterrotta tra periodo classico e medievale, pur essendo consapevole della distanza storica.

Egli non vuole dimenticare la distanza, la quale è infatti l’elemento che consente all’opera di essere bene culturale ma desidera ricontestualizzare l’opera di Virgilio, consentendole di essere durevole nel tempo. Ogni testo della letteratura non solo è ricontestualizzabile, ma si accresce nel tempo: ciascun lettore è chiamato ad accostarsi al testo senza filtri in modo tale da consentire all’opera di essere stimolata da tutti gli interrogativi che ognuno porta con sé: tipico dell’uomo è infatti essere in costante cammino accompagnato dai suoi dubbi, alla ricerca di risposte. Tanto più questi interrogativi saranno autentici e personali tanto più quel testo ci garantirà risposte profonde, mettendo in luce qualche aspetto fino ad allora rimasto nascosto. Ciascuno di noi, in quanto essere unico e irripetibile, farà emergere dal testo aspetti mai messi in luce: in questo senso il testo si accresce e si ricontestualizza nel tempo.

Ecco che allora si realizza il dialogo tra lettore e opera: il lettore interloquisce con il testo per avere risposte. In effetti è proprio questo che fa Virgilio quando Dante lo interroga: fornire risposte. Per tale motivo possiamo dire che la parte della commedia dove Dante trascrive le risposte di Virgilio è definibile come una forma di esegesi dell’opera di Virgilio. Dante nella Commedia effettua un viaggio verso tre Regni: percorrere tre regni significa percorrere la gamma di tutti i sentimenti dell’uomo, di tutte le sue esperienze. Dante, spaventato da questo suo incarico, cerca di tirarsi indietro dicendo che lui non è né Enea né San Paolo; ma Virgilio risponde che la paura lo sta rendendo vile, meschino, mentre lui deve andare.

Quando un autore scrive fa un atto di umiltà perché riconosce che un uomo da solo non conta nulla: egli, senza poter comunicare ciò che il suo percorso esistenziale lo ha portato a comprendere, non conta nulla, senza la possibilità di aprire il dialogo comunicativo con gli altri la loro vita non avrebbe avuto senso. Gli scrittori lanciano un grido d’aiuto, quello di essere ascoltati. In questo grido d’aiuto vi è il senso dell’umiltà fondato sulla necessità di comunicare, all’interno della cui necessità c’è una forte dimensione etica: l’autore garantisce al lettore di dirgli la verità, la quale consiste nel non mettere filtri, nel raccontarci tutto sé stesso. Come afferma Raimondi, questo rapporto di fiducia profonda con il lettore vale un atto d’amore.

Questo gesto non può prescindersi dalla libertà: l’artista non è condizionato da nulla e crea l’opera gratuitamente, senza secondi fini, solo per trasmettere qualcosa che ha assorbito nel proprio percorso di vita, spesso dolorosamente vissuto in piena autenticità. Cosa ci ammoniscono i monumenti? Cosa ci invitano a ricordare? Ci invitano a ricordare l’essenza della nostra umanità, del nostro essere uomini e a difenderci dalla barbarie, cioè dalla violenza, dall’assenza di comunicazione, dall’inganno, dalla volontà di prevaricazione, da quello che Montale definisce il “sozzo trescone d’ali schiantate”: ogni opera d’arte ammonisce l’uomo a salvaguardare la sua civiltà, a farsi specchio dell’altro affinché questi si possa riflettere in noi.

Riassumendo...

Obiettivo: collocare la letteratura fra i beni culturali (la letteratura infatti contribuisce a creare monumenti, possiamo definirla addirittura il bene culturale per eccellenza). Ciò lo possiamo capire guardando la definizione di bene culturale: il bene culturale è oggetto di riconoscimento collettivo e di condivisione, infatti la letteratura è lo spazio di relazioni e legami tra individui anche di epoche e luoghi diversi. Attraverso la scrittura letteraria chi scrive oltrepassa i limiti spaziali e lo spazio del limite naturale della vita umana, si può dialogare con quelli che vengono dopo di noi.

Petrarca per esempio quando si trovava davanti alle sue opere predilette diceva che le opere che leggeva erano come delle rocce dentro a fiume, a un corso d’acqua che pur trascorrendo rimane come un punto fermo. Il riconoscimento collettivo deriva dal fatto che queste opere determinano e formano la tradizione, quel patrimonio di simboli e memorie basato sulla forza comunicativa che ci si tramando di generazioni in generazione che ci permette di comunicare sia con le generazioni passate che future. Il bene culturale quindi non è qualcosa di ancorato al passato, ma proiettato al futuro.

Franco Fortini infatti diceva che se è vero che il poeta e lo scrittore parlano alle generazioni future il critico ha come compito farsi da intermediario con le generazioni presenti, perché solo quella presente può raccogliere il messaggio che altrimenti sarebbe lanciato al futuro. L’opera d’arte vive quindi in un’elaborazione progettuale. Si parla poi di condivisione, in quanto ogni atto di lettura è un protendersi verso l’altro, è un modo di incontrare di volta in volta una presenza significativa forte di un altro uomo che ha voluto rivelare se stesso attraverso l’opera nel modo più profondo e coinvolgente possibile. Questo protendersi innesca un dialogo, non un monologo, un dialogo con colui che ha scritto che ogni volta ci darà delle precise risposte. Questo comporta che ogni opera letteraria venga ricontestualizzata ad ogni lettura. Noi siamo in grado di far crescere l’opera attraverso lo sguardo nuovo e irripetibile che ogni soggetto può rivolgere all’opera.

Esempio che racchiude sia il dialogo che la ricontestualizzazione è Dante ci fa capire quanto per lui l’esperienza della lettura sia stato un vero e proprio incontro. Dante viene posto difronte alla non esistenza del suo poema, un vuoto che deriva dal fatto che prima di lui non esisteva nessun esempio come il suo poema, lui aveva l’esempio dell’Eneide, ma doveva fondare una nuova cultura. Dante come primo sentimento prova paura e smarrimento. Entra in questa selva che rappresenta tutta l’oscurità, l’orrore che ha dentro e ci spiega che non c’è spazio per la speranza se non perché qualcuno gli si fa incontro e lo soccorre. Questo qualcuno è Virgilio, poeta che Dante ha incontrato e si accinge a incontrare una volta per sempre davanti ai suoi lettori, grazie a Virgilio Dante ha trovato la sua strada avendo la forza di comporre il suo poema.

Che cosa salva dalla paura? Il monumento, che significa ammonimento, ossia quella opera che attraverso il coinvolgimento emozionale favorisce il mantenimento dell’identità. Dante si aggrappa alle opere che conosce per edificare un’altra opera che sia rassicurante, che sia lo spazio attraverso il quale ritrovare la propria identità individuale ma anche collettiva. In questo gesto si fondono 2 beni culturali, ossia l’Eneide e la sua stessa opera che andava nascendo. Dante è il primo che inscena la lettura come incontro. Dante ricontestualizza sia l’Eneide che le opere di Virgilio. La letteratura possiamo dire quindi che è un monumento che crea altri monumenti.

Il percorso della letteratura e lettura come rete di incontro:

Un'etica per il lettore

In questo spazio, gelosamente solitario individuale, la lettura non è mai un monologo, ma l’incontro con un altro uomo, che nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda e al quale ci rivolgiamo in uno slancio intimo della coscienza affettiva, che può valere anche un atto d’amore. Tra il lettore e lo scrittore, si producono lo sguardo, la coscienza, il faccia a faccia di una vera e propria relazione etica. Le elaborazioni teoriche e critiche trovano un equivalente tanto più vigoroso e decisivo nel laboratorio degli scrittori, che più e più volte, con accenti singolarmente concordi, hanno riconosciuto nella lettura la prova cruciale del testo e nel lettore un protagonista, di fronte a una letteratura che pone anzitutto delle domande. Leggendo, nella mia soggettività, rappresento anche un altro soggetto, quasi ‘due in uno’, sperimento la mia stessa identità come movimento e tensione verso l’alterità e la differenza. Se il lettore è responsabile del divenire e del rinnovarsi di un’opera, egli deve insieme conservare quel senso, nella sua integrità di soggetto, nella sua differenza che non può essere violata, proprio perché vi si incarna una persona. Secondo Novalis «il vero lettore deve essere autore ampliato». Se lo scrittore è l’origine, il passatore ricostruito dell’opera, il lettore si impone quale progetto e postulato per comprendere e riflettere l’appello con cui l’opera si indirizza al collettivo della socialità non meno che al futuro.

Sul confine di un’alterità il lettore ne realizza il disegno di senso traducendolo nella originalità inalienabile del proprio presente. E a contatto con i motivi e problemi di una nuova storia, quella del lettore e della sua risposta creativa, il testo svela dimensioni e profondità sconosciute e imprevedibili del proprio significato. Non si dà vero dialogo con il testo senza avvertire la responsabilità dell’altro in sé. E questo implica il riconoscimento che il testo presenta alla mobile intelligenza associativa dell’interprete dei vincoli oggettivi. Anche l’esperienza letteraria ha infatti una sua interna scientificità. Non per nulla, un buon lettore è una combinazione tra il temperamento artistico e quello scientifico: egli deve saper unire in sé la passione di un artista e la pazienza di uno scienziato [filologia, stilistica, logica..]. L’esattezza dell’osservatore non abolisce certo il giudizio, anzi lo sollecita a un massimo di forza e di illuminazione critica in rapporto alle istanze e ai problemi del presente.

Più si aderisce ai toni, alle figure, agli intrecci semantici che recano il segno non confondibile di un’alterità nel tempo, e più scatta intensa la sensazione di prossimità che trasforma l’esperienza di uno scrittore in memoria vivente, sostanza di una nuova avventura che si fa dialogo e incontro. Forse l’etica della lettura trova qui il suo carattere più peculiare: in una esperienza di libertà compresente nel pieno riconoscimento dell’altro, allorché interviene la tensione che conduce all’‘impulso filologico’.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina1600 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof D'Alessandro Francesca.
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