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Poeti italiani del Novecento

Il poeta si serve della lingua in maniera speciale: provoca volontariamente ambiguità. Il linguaggio poetico è un linguaggio condensato, procede per scorciatoie; è un linguaggio denso e contrassegnato da ritmo.

Poetica e influenza storica

Poetica: il modo in cui il poeta si è servito delle parole. I rapporti tra poeti di nazionalità diversa furono una novità cospicua nel ‘900. Per cinque secoli il Canzoniere di Petrarca è stato il modello per la poesia europea. Anche se ci sono elementi innovativi, le opere di Pascoli e D’Annunzio non possono essere considerate novecentesche.

Il ‘900 è un secolo segnato dalle avanguardie: gruppi di sperimentatori letterari che si allontanano dalla tradizione e propongono novità. Il rapporto col passato muta fortemente.

Avanguardie storiche

Gli anni antecedenti alla prima Guerra Mondiale sono gli ultimi anni delle avanguardie. Gli anni del primo dopoguerra sono gli anni del ritorno all’ordine. Le avanguardie sono movimenti internazionali; la comunità linguistica di riferimento non è più solo italiana e la poesia successiva risente di elementi internazionali.

La condensazione del linguaggio poetico si ha attraverso gli strumenti retorici di similitudine e metafora. Retorica: scienza che studia i meccanismi di persuasione del discorso. Contiguità: descrivere una caratteristica di qualcosa per parlare della cosa stessa (es: sineddoche). Le figure di contiguità sono anch’esse figure di condensazione.

Il discorso poetico e il futurismo

Il discorso poetico del Novecento è altamente instabile. Alcuni poeti novecenteschi decidono di produrre poesie ametaforiche, poeti antinovecenteschi. Il futurismo comporta:

  • Rottura con la tradizione
  • Interruzione energetica

Dalla poesia dell’Ottocento alla poesia del Novecento: abbandono delle forme chiuse in favore delle forme aperte. Forme chiuse: quelle che fanno parte della poesia già dal Duecento, cioè il sonetto e la canzone. I loro versi sono vincolati da un sistema di rime.

Innovazione e tradizione

La poesia del Novecento rompe la continuità con la tradizione poetica. Non c’è possibilità di innovazione se non c’è rapporto con la tradizione, perché anche quando viene accantonata viene comunque presa in considerazione. La codificazione del sonetto è data dal Canzoniere di Petrarca.

La tradizione del sonetto viene interrotta dall’introduzione del verso libero. Verso libero significa che una composizione può adottare contemporaneamente versi di diversa lunghezza. Ciò che resta immutato in questa interruzione è il ritmo. Il rapporto tra tradizione e innovazione si basa soprattutto sulle forme. Ma c’è anche un’innovazione di tipo tematico. La novità che si tratta comunque è una poesia lirica, non comica, nonostante tratti di argomenti bassi. Sono presenti tutte le varietà dei registri linguistici.

Interruzione con la tradizione poetica: cambiamenti di tipo formale (ad esempio cambia il vocabolario), perché per molti secoli la lingua della poesia era stata fortemente selettiva. Petrarca aveva individuato alcune parole-oggetto = parole che funzionano a prescindere dalla loro storia, dal loro contesto e dall’esperienza biografica di colui che le utilizza, e che poi state usate tali e quali per secoli. Quindi con Petrarca c’è una sorta di immobilità, di fissità, come se quelle poesie fossero sospese nel tempo.

Il vocabolario di Petrarca è sostanzialmente ristretto. La selezione che opera sul lessico tende a rendere le parole che usa astratte, poco fisiche, tende a farne delle parole generali, sottratte alla fisicità della storia. Questo modo di far poesia si propaga nei secoli successivi. La più radicale interruzione della persistenza di questo lessico si ha a inizio Novecento, con l’avvento di scelte stilistiche più inclusive, con l’inserimento di termini non lirici, e quindi un lessico più vario (= lessico comico). Da questo momento linguaggio lirico e linguaggio comico si fondono.

Filippo Tommaso Marinetti

Abolizione della sintassi, verbi all’infinito, no aggettivi. Teorizza questa poesia in chiave polemica.

Aldo Palazzeschi

  • Lasciatemi divertire: Insensatezza, verso insensato.
  • La passeggiata: Capacità di elevare a verso poetico qualunque osservazione.
  • Visita alla contessa Eva Pizzardini Ba: Parola noia utilizzata in un contesto fluido, che però non riduce la portata di questa parola ma la accentua: la noia è sempre la stessa.
  • I fiori: Il poeta rende un tema tipico del repertorio poetico (i fiori) e tutti gli elementi di quella tradizione stilnovista, e li rovescia. Idea di una natura che non è così buona come viene tramandato dalla tradizione poetica: ogni fiore ha i suoi vizi.

Non so perché: presa in giro della tipica indecisione del poeta; interrogativa estenuata quasi fino alla parodia. Banchetto: abitudine. Primavera: causa naturale. Pesantezza: il dubbio, tipico della tradizione poetica (angoscia, spleen, ecc.); l’unico riparo a questa pesantezza è la solitudine. Avea: forma poetica colta, arcaizzante.

Poesia di impianto fortemente narrativo, che adotta delle soluzioni stilistiche di tipo profano: c’è una condensazione minore rispetto a quella tipica della poesia, usa tante parole, ma non proprio come nel romanzo. Tutto gli pare sconcio: il suo animo è già predisposto a vedere la sconcezza della natura. Il tratto ludico si coglie dalla scelta lessicale (minestra) e dal tipo di rime usate. Fin dalla minestra: è la solita minestra, un’usanza vecchia quanto il mondo.

Per prendere aria: elemento funzionale al racconto; lui esce per prendere aria, poi quello che gli succede in giardino è involontario. Climax: innalzamento (milioni di stelle). Però più in alto si va e da più in alto si cade. Rosa voluminosa: figura della meretrice, della matrona. Veduta: arcaico. Veduta/prostituta: effetto di stupore dato dalle rime.

Rimozione della sessualità come tema letterario (Il Canzoniere, I Promessi Sposi): la sessualità non viene mai trattata nella letteratura italiana; qui sì. La sconcezza era in me: il poeta è preoccupato della propria condizione morale. Vuole che il suo testo venga percepito come giocoso e ludico, ma si presta al rilevamento di conseguenze morali. La rosa è uno dei massimi esempi di purezza nella tradizione letteraria (candida rosa del paradiso dantesco, rosa come segno di sessualità femminile in Ariosto): ha sempre indicato la sessualità integra, mentre qui la rosa è una matrona → rovesciamento. Disinvoltura con cui la rosa prostituta presenta se stessa: abbandono di ogni moralismo, ma perduranza delle questioni morali.

Che cara famigliola: si presenta come una filastrocca, ma sta mettendo in crisi l’istituto della famiglia. L’incesto è un tema rarissimo in letteratura. Oca dell’ortensia: animalizzazione. Avvicinamento di due figure altamente domestiche (oca e ortensia). Paradosso: tutto ciò che c’è di gentile ha un lato nascosto. Strani-ruffiani → rime tra parole che non hanno niente in comune semanticamente (invece, secondo la teoria poetica, le parole che rimano devono avere qualcosa in comune). Effetto di stupore. Ribaltamento dei valori, corrosione delle istituzioni.

Poesia fondata sull’effetto di stupore che può arrivare al lettore dall’accostamento di un lessico ordinario (i nomi dei fiori) con concetti del tutto inattesi (gli attributi dati ai fiori). Effetto di stupore dato dalle rime. Ci sono abbandoni lirici improvvisi (candidi, azzurri...) per cui poi, quando torna a parlare la rosa, l’effetto sorpresa è ancora più grande. Natura così deforme rispetto a come è stata sempre percepita, lontana dalla conoscenza abituale che si ha di essa.

Ho paura: paura data dal trovarsi in una realtà che è diversa dalla realtà presunta fino a quel momento. È come se la natura si ribellasse alla condizione idilliaca che le conferiamo. Nascondiglio fuori della natura: invocazione alla morte. Non c’è ambiguità di interpretazione in questa poesia.

Sole

Rassegna di colori tenui. Tradizione del Grand Tour: riassunto e congedo di questa tradizione ottocentesca. Elemento di frattura con la tradizione lirica è la desublimazione = sottrarre alla poesia tutto ciò che la eleva verso l’elemento lirico, con la volontà di asciugarla e darle una funzionalità nuova. Questo si raggiunge con le avanguardie. Una caratteristica tipica di questo procedimento è l’introduzione di similitudini che abbassano il senso di ciò che viene detto.

Corrado Govoni

  • I tetti: Come dei guanciali: termine comune, quotidiano. Torchio: termine comune. → desublimazione. Serali decapitazioni del sole: il tramonto. Una verde speranza d’edera: un’edera che sta ancora nascendo. I gatti che miagolano sembrano vili epilettici.
  • Il Palombaro: È una poesia elementare dal punto di vista visivo. Provocazione: elemento fondamentale della poesia sperimentale. Il punto è provocare scandalo. Instabilità linguistica. Effetto conoscitivo: se la poesia è riuscita, in pochi versi ci permette di conoscere la visione del mondo del poeta. Se è instabile il discorso è instabile ciò che conosco: instabilità formale instabilità conoscitiva.

Guido Gozzano

Crepuscolare, ma ha spirito ironico. Con Gozzano si ha un momento di rottura. La poesia di Gozzano è popolata di figure femminili. Un esempio è il componimento Io sono innamorato di tutte le signore, in cui si assiste al trionfo della femminilità. Si nota la varietà delle figure femminili di Gozzano, viste nella loro fisicità.

Fisicità femminile. Alla fine viene riportato in nome di una confetteria di Torino, luogo in cui è stata presumibilmente scritta la poesia.

La signorina Felicita ovvero La Felicità

Poemetto di tipo narrativo, di impianto lirico-sentimentale. Storia di un io narrante. Situazioni sentimentali fortemente stereotipate. Ricorda le buone di cose di pessimo gusto (= gli impiccetti) di Villa Amarena. Fiabe defunte delle sovrapporte: ricorda i dipinti sulle porte. Quel tuo buon padre: il padre è un poco di buono, ma lei non se ne accorge. Strofa II: nei versi dispari sono riportati i pensieri del poeta, nei versi pari le parole del suo interlocutore.

Beltà fiamminga: fa riferimento anche al clima culturale della pittura fiamminga, in cui viene accentuato il dettaglio della rappresentazione, con i dipinti pieni di particolari. Gozzano fa quindi una descrizione fiamminga di Felicita. Descrive la tipica ragazza di campagna. Per ogni tratto di bellezza, subito dopo viene inserito un tratto meno bello (la bocca vermiglia, ma larga; le iride azzurre, ma azzurre come i piatti).

Tu mi hai amato, civettavi con me, volevi piacermi: il suo voler piacergli lo lusinga; però lui non fa mai nulla, lui guarda le cose accadere. Caratteristica tipica del decadentismo: il non vivere ma il guardarsi vivere, l’osservarsi continuamente, che è una patologia dell’anima. È questo ciò che il poeta sta facendo: non racconta quello che ha fatto lui, perché lui non fa mai niente. Atteggiamento che consiste in una rinuncia alla vita.

Il notaio, il sindaco, il dottore: descrizione del paese data dalle figure che ci vivono. Trasognato giocatore: non riesce a fare niente, è un uomo distratto; non entra nella vita per disattenzione. Non è sintonizzato col mondo, le cose gli passano accanto, mentre lui si guarda vivere. Smarrito nei sogni: intorno a lui sta accadendo la vita, ma lui pensa alle sue poesie. Capacità di Gozzano di far cozzare aulico e profano (dice Montale): mette in rapporto immediato un registro linguistico alto con uno basso.

Accordavo le sillabe... acciottolio: abbassamento poetico, il ritmo della poesia è quello della vita, delle circostanze banali. Il nostro passo diffondeva l’eco…: ecfrasi = descrizione verbale delle opere d’arte. Canta di materassi sfondati, del vasellame, dei lumi che non servono più, del ciarpame reietto: canta le buone cose di pessimo gusto. Allora, quasi a voce che richiama… antico smalto innaturale: lo sguardo che si posa sulla natura non è diretto e naturale, ma è mediato; vede la natura attraverso l’abbaino secentista, il cui vetro deforma il paesaggio. Sguardo sulla natura attraverso una lente che ne deforma i tratti.

Non vero (e bello): non è vero, ma è bello. Può significare anche non è vero né bello. Passaggio ambiguo. Formiche rosse/nere: idea di riportare l’azione degli uomini a una dimensione naturale. Vedere lo stato antropologico degli uomini attraverso lo stato naturale. I comportamenti dell’uomo sono dettati dalla natura. Similitudine di tipo entemologico: gli uomini visti come fossero insetti. (C’è un poemetto incompiuto di Gozzano che si chiama Epistole Entemologiche, dedicate alle farfalle).

Piccola voce: la voce del poeta non esiste più, non arriva da nessuna parte. → L’alloro è dato a chi strilla più forte. Una stella, tre stelle, quattro stelle…: non sappiamo chi dice cosa in questa parte di dialogo. Contare le stelle è un topos dell’innamoramento, che significa esclusione dal mondo. Scendiamo è tardi: pudore e riservatezza. Cose poco belle: lei assume un punto di vista estetico, non morale; ma il bello e il buono a volte si sovrappongono. Tu m’hai amato: ripresa di versi già incontrati, quindi è una specie di ritornello, che rende il componimento quasi cantabile.

Rime al mezzo: rime che hanno il loro corrispondente a metà del verso successivo, e non alla fine. Vita-amore, vita-morte: temi tipici della tradizione lirica. Camicie-Nietzsche: due mondi che entrano in contatto tra loro, quello dell’abitudine quotidiana e quello intellettuale. È una rima solo per orecchio: ci si accorge della rima solo pronunciandola. È mettere in contatto conflittuale due mondi lontanissime: scossa al linguaggio poetico, erosione dei procedimenti tipici della poesia. Rinnovamento che passa per fatti microscopici; ammessa una rima così, tutte le rime sono ammesse.

→ Capacità di Gozzano di far cozzare aulico e basso. Se guarissi: già sa che non può guarire. Forse è un gesto di cinismo. È una dichiarazione d’amore che non ha effetto, perché lui sa che non guarirà. Facendo al viso coppa delle mani: è una rustica veletta, riprende la veletta della poesia Un rimorso. Cantico del Prati: prati poeta della tradizione tardoromantica, la cui poesia era un tipico dono tra fidanzati.

Per le isole perdute dell’Atlantico: tratto di sogno tipico di Gozzano; smarrirsi nel sogno, in un luogo lontano non conosciuto. Quello che fingo di essere: finge di essere buono e sentimentale, ma in realtà c’è un cinismo di fondo. Cinismo che deriva dalla consapevolezza dello stato di precarietà e fugacità delle cose. Elementi colloquiali usati in modo apertamente ironico.

Fedeltà di Gozzano a un dettato metrico piuttosto tradizionale, ma alleggerito attraverso le scelte linguistiche. Mantiene i versi tradizionali (settenari, endecasillabi), la rima è onnipresente ed è uno degli elementi che fanno procedere la narrazione. Gusto per il retrò, ad esempio la veletta di Un rimorso, e le buone cose di pessimo gusto: sono oggetti già consegnati al passato, che resistono solo perché lui li racconta → scelta nostalgica. Questa nostalgia si configura come una poetica del rimpianto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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