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L’EDITORIA ITALIANA NEL SETTECENTO

Letteratura italiana per l’editoria – Primo

semestre A.A. 2019/2020

BREVE STORIA DELLA STAMPA

Nonostante l’avvento della digitalizzazione in campo editoriale, l’editoria

è costituita per il 98% dalla stampa. Se prima la distribuzione dei giornali

e dei libri era dispendiosa per l’editore, che doveva pagare un certo

numero di addetti, oggi le spese si ripercuotono anche sul lettore, che

non deve solo badare all’acquisto di libri o giornali ma è portato ad

aggiornarsi con l’acquisto di nuovi e-book. L’entrata maggiore per gli

editori è tutelata e garantita dai diritti d’autore, motivo per cui il

copyright è fondamentale nel mondo dell’editoria, fortemente colpito

dalla crisi economica.

La stampa fu inventata da Gutenberg nel 1455. Le fonti di questa

invenzione sono rintracciabili in un testo scritto da papa Pio II. In questo

testo, Pio II parla di tipis impressis, termine latino associabile ai

caratteri stampati direttamente su carta. Sebbene la stampa fosse

accessibile a pochi, l’invenzione di Gutenberg rese più semplice, anche

per cittadini di estrazione sociale non elevata, l’accesso alla Bibbia e ai

testi sacri. I primi testi a stampa, chiamati incunaboli o quattrocentine,

erano scritti con una tecnica a caratteri mobili. Gli incunaboli non

presentavano un frontespizio poiché seguivano il modello dei

manoscritti e le indicazioni tipografiche erano riportate sul colophon,

identificabile come l’ultima pagina del volume. I primi frontespizi

compaiono solo nel XVI secolo con i post-incunaboli o cinquecentine

che recano anche i primi esempi di corsivo e numerose illustrazioni

calcografiche. A cambiare non è solo la tecnica di scrittura, bensì il

registro linguistico impiegato dagli scrittori che ripiegano nel giro di pochi

decenni su un linguaggio molto più popolano e volgare.

I primi libri erano molto diversi da quelli che conosciamo oggi. Quelli più

economici non avevano una vera legatura, ma erano semplici fogli

incollati l’uno all’altro. Anche i libri più costosi tendevano a deteriorarsi,

motivo per cui nelle biblioteche venivano trascritti e ristampati su una

carta più resistente. Anche grazie a queste trascrizioni sono giunti a noi i

testi più antichi, risalenti al XIII secolo; pensiamo alle opere della scuola

siciliana di Federico II o alle scritture di San Francesco d’Assisi.

LA STRUTTURA DEL LIBRO

Il primo elemento che salta all’occhio in un libro è il frontespizio. Qui

sono presenti le informazioni principali, quali il nome dell’autore, il titolo

del libro, la casa editrice e il luogo e l’anno di edizione. Nell’editoria

moderna le case editrici inseriscono anche un logo o un marchio di

riconoscimento in prima pagina. Il frontespizio è ciò su cui gli editori si

focalizzano per attirare l‘attenzione dei clienti. Sin dalla seconda metà

del Quattrocento, dunque nei primi anni di sperimentazione della

stampa, i libri sono posti di piatto. Il frontespizio è ciò che il cliente vede

subito. È ora chiaro quanto nei primi frontespizi fosse importante attirare

il cliente con fregi, simboli, caratteri particolari o uso del doppio

colore (rosso e nero). Bisogna comunque ricordare che quando

nascono le stamperie i libri stampati hanno un costo elevato e poco

accessibile. Per questo le prime stamperie si concentrano nelle città

commerciali come Venezia, Basilea e Francoforte, dove il denaro circola

maggiormente. Venezia diventa già nel Cinquecento la capitale della

stampa in volgare, ragion per cui nel Settecento, con un pubblico

affermato e un gran numero di acquirenti, si impone come capitale

europea dell’editoria. A partire dal Seicento, con il crollo culturale

dell’Italia e l’ascesa francese e spagnola, si espande il movimento

Barocco che porta alla creazione di frontespizi molto decorati, con scene

della mitologia o simboli araldici. I frontespizi conservano le incisioni

decorative fino all’Ottocento quando, con la rivoluzione di Gianbattista

Bodoni, le incisioni vengono sostituite da frontespizi di carattere

tipografico. Grazie alla stampa è stato possibile trascrivere i manoscritti

e renderli, nel corso dei secoli, più accessibili. D’altro canto, i manoscritti

erano pergamene, quindi tirature di pelle di capra, e il loro costo era

molto elevato per via della estrema qualità e resistenza che il processo

di tiratura garantiva. Per quanto riguarda la carta più economica, che è

stata utilizzata fino ai primi anni del Novecento, gli elementi necessari

erano la calce e gli stracci. Anche per questo motivo gli editori del tempo

avevano abbastanza libertà nell’architettare il business plan delle opere.

La produzione della carta era davvero costosa; difatti, la scarsa qualità

che caratterizzava la carta di calce e stracci induce i produttori a

produrre una carta più resistente e, di conseguenza, più costosa. Il

pubblico acquirente era quindi disposto a spendere cifre elevate,

considerato anche il prestigio e il valore che un manoscritto poteva

avere. Per quanto riguarda lo stile impiegato per la stampa esso non era

univoco. Tuttavia c’era una prevalenza dei caratteri gotici, molto presenti

nella stampa tedesca e nord europea.

L’IMPORTANZA DI AVERE UNA “CULTURA

UMANISTICA”

La conoscenza in ottica umanistica si può ottenere solo tramite un

arricchimento culturale proiettato al passato. Si tratta di una conoscenza

ben diversa da quella scientifica, considerata piatta a tutti gli effetti.

Nello studio letterario è fondamentale la ricerca di buone fonti. Questa

ricerca può avvenire in modo diretto, con un’indagine delle opere di un

autore, o indirettamente, con un’indagine delle opere scritte a proposito

di un autore. L’indagine passa quindi dalla bibliografia, contenente le

opere scritte a proposito di un autore o dall’autore stesso. La bibliografia

si trova nelle enciclopedie, nei dizionari biografici di autori o direttamente

nelle bibliografie degli autori stessi. La ricerca di questo materiale può

essere effettuata nelle cosiddette biblioteche di conservazione, dove si

trovano sale di consultazione e schedari. Molte informazioni sono

caricate in formato digitale su banche dati o su cataloghi consultabili su

internet, ma la loro consultazione non è sempre di facile accesso. Le

biblioteche diventano quindi dei veri e propri centri di aggregazione,

dove si può accedere alle bibliografie in modo gratuito. In esse è infatti

presente almeno una copia cartacea per ogni libro pubblicato,

rintracciabile in archivio.

Le biblioteche storiche, come L’Ambrosiana di Milano o La Capitolare di

Verona, contengono manoscritti antichissimi, ormai ritenuti oggetti

estremamente preziosi, e tantissimi volumi scritti da personaggi storici

come Leonardo Da Vinci, Agostino, Tito Livio e Cicerone. I cataloghi

elettronici sono divisi per contenuti. Un grande esempio di catalogo

elettronico internazionale è il KVK, gestito dal Karlsruhe Institut, in

Germania, e contenente dati delle principali biblioteche nazionali. Vi

sono anche cataloghi di biblioteche locali e universitarie come il MAI.

L’EDITORIA DEL SETTECENTO E “I SEGRETARI”

Nel Settecento l’interesse del pubblico era formativo. Il pubblico era

formato da pochi ricchi intenzionati ad aumentare la loro formazione

culturale e scolastica. Questo fenomeno era in costante aumento e

contribuì all’alfabetizzazione nazionale. L’accesso alla lingua scritta

aumentò l’interesse delle persone per i mezzi di comunicazione, che a

quel tempo si basava sulle lettere. Per questa ragione, in molte città vi fu

un forte sviluppo del genere epistolare e si diffusero manuali di scrittura

di lettere.

Fra essi, il più noto è Il segretario principiante ed istruito, scritto da

don Isidoro Nardi. Il titolo dell’opera è scritto in grandi caratteri nel

frontespizio, per far capire la tematica del libro. Nardi si autodefinisce

accademico arcade, con un riferimento alla sua appartenenza

all’Accademia dell’Arcadia e alla sua vasta cultura e istruzione.

Il testo viene scritto a Roma, ma pubblicato a Venezia. Tutti i libri

pubblicati a Venezia presentano una pagina “di permesso” inserita dalla

censura veneta che consente la stampa. La censura era di tipo laico,

per evitare termini opposti al buon costume, ma anche religiosa, per non

trasmettere un messaggio che andasse contro quello papale e cristiano.

IL SEGRETARIO DI NARDI

Il segretario principiante ed istruito è una delle opere più importanti

del Settecento. Si tratta di un manuale accessibile a tutti gli alfabetizzati

che rappresenta un genere molto diffuso all’epoca. Il manuale si apre

con una prefazione dell’autore che usa un linguaggio chiaro e semplice,

per far capire al lettore di cosa si tratta. Questo abbassamento è tipico

dell’Ancien Regime dove era importante scrivere ad ogni classe sociale.

Nardi si scusa anche per eventuali errori, a dimostrazione del suo

interesse per il pubblico a cui si rivolge. Il frontespizio è ben decorato

per attirare il compratore. Analizzando il testo si nota subito un uso della

punteggiatura diverso da quello attuale. Se oggi si usa una

punteggiatura sintattica, ai tempi era preferita una punteggiatura

pausativa. Alcune lettere sono abbastanza atipiche per i caratteri italiani.

Si noti ad esempio l’uso della S alta, molto simile a una f. Una scelta

che deriva dai manoscritti. La prefazione si chiude con le parole di

richiamo, termini che suggeriscono al legatore l’ordine da seguire nel

posizionamento dei fascicoli. La legatura è anche agevolata da una

sequenza lettera numero posta in alcune pagine.

Fra l’edizione del 1710 pubblicata a Roma e quella del 1739 pubblicata

a Venezia si possono notare numerose differenze.

Edizione di Roma (1710)

• Nel frontespizio non viene precisata la modernità dell’opera

• Dedica e lodi a colui che ha pagato, un marchese; dimostra

l’arretratezza del mercato editoriale

• Presenza di sonetti dedicati al Nardi dopo la prefazione

• Carta pulita e curata

Edizione di Venezia (1739)

• Il contenuto è definito moderno per fare effetto

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Amede0.0nnis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana per l'editoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Forner Fabio.
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