Decadentismo
Il decadentismo si inquadra nel periodo storico che va dal 1848 fino agli inizi del 1905. Nasce in Francia e si sviluppa in tutta Europa. In Italia, invece, a causa dell'unità politica ed economica raggiunta successivamente, questo movimento va dal 1861 al 1905.
Origini e significato
Il termine decadentismo originariamente indicava un preciso movimento letterario nato a Parigi durante la seconda metà del 1800. Questi avevano un preciso programma culturale espresso in pubblicazioni. La storiografia letteraria italiana, nel corso del 1900, ha utilizzato tale termine per esprimere un'intera corrente culturale di dimensioni europee che si estende tra gli ultimi due decenni dell'800 e l'inizio del 900.
Il termine decadentismo quindi può avere un significato specifico, rappresentando un movimento precisamente collocato nel tempo e nello spazio, ma può avere anche un significato più ampio, ovvero indicare un'intera corrente culturale o un intero periodo. L'uso del termine "decadentismo" è diffuso prevalentemente nella storiografia letteraria italiana, mentre in altri paesi questo movimento si identifica con altre denominazioni come con il termine simbolismo.
Contesto filosofico e sociale
Inizialmente, fino agli anni '90 del 1800, il retroterra del decadentismo è riconducibile alla corrente positivista. Dopo questo periodo, vediamo un nuovo contesto filosofico-sociale che mette in discussione il positivismo. Infatti, gli esponenti del decadentismo rifiutano radicalmente la visione positivistica, cioè la convinzione che la realtà sia un complesso di fenomeni materiali regolati da leggi ferree e deterministiche; ritengono invece che la ragione e la scienza non possano dare la vera conoscenza del reale, perciò l'anima dei decadenti è protesa verso il mistero e l'inconoscibile.
I precursori nel nuovo contesto filosofico e sociale sono Freud, Nietzsche e Bergson. Freud afferma che molti problemi dell'uomo sono legati ai traumi infantili e si rifà al trauma edipico. Freud teorizza che ci sono tre entità all'interno dell'uomo: l'Es, che si vede attraverso l'interpretazione dei sogni e fa capire la nostra vera essenza, il Super-Io, che sono l'insieme delle regole date dalla società e che ci impediscono di fare ciò che vogliamo, e questo porta così a creare l'Io. Secondo Bergson, il tempo è mistico, cioè non c'è un alternarsi tra passato, presente e futuro.
Letteratura e influenze
Dal punto di vista letterario, abbiamo due grandi precursori: Baudelaire e Flaubert, i quali seguono rispettivamente due filoni letterari: quello naturalista e quello simbolista. Flaubert, con l'opera Madame Bovary scritta nel 1856, inaugura il filone del naturalismo, mentre Baudelaire, con l'opera I fiori del male del 1856, inaugura il filone del simbolismo. Il naturalismo sfocia in Italia nel verismo, e vede come massimo esponente Verga.
Per un certo arco di tempo, soprattutto in Francia, queste due correnti, anche se estremamente diverse, si sovrappongono. Nel 1889 escono due opere: Mastro Don Gesualdo di Verga, che segue il filone del verismo, e Il piacere di D'Annunzio, che segue il filone del decadentismo, e nel quale si affronta un tema nuovo: l'estetismo. Il simbolismo poi confluirà nel decadentismo, mentre il naturalismo cesserà di esistere.
I simbolisti in Francia erano principalmente Verlaine, Rimbaud e Mallarmé. Questi poeti simbolisti e decadenti venivano definiti poeti maledetti e la loro poetica era influenzata dall'angoscia per la fine del secolo. I poeti del simbolismo comparivano in una rivista uscita in questo periodo dal titolo: Les Decadentes, ed è la prima volta in cui viene utilizzato tale termine in un'ottica negativa. Per i simbolisti tutto si può intuire, quindi il poeta è in sostanza un veggente e tutta la realtà è apparenza. Il simbolismo è la poetica del decadentismo, che è una civiltà artistico-letteraria a cavallo tra l'800 e il 900. Poi, nel 1905, abbiamo l'inizio dell'espressionismo.
La poetica del decadentismo
La poesia, secondo i decadenti, è la rivelazione del mistero. La poetica, quindi, non può più essere uno strumento di comunicazione razionale ma assume un valore suggestivo ed evocativo. Abbiamo una vera e propria rivoluzione del linguaggio poetico: in precedenza si dava un determinato significato alla parola, adesso tale significato si fa labile o scompare del tutto e si sostituisce alle immagini nitide e distinte che caratterizzavano la poetica in passato le immagini imprecise, vaghe ed indefinite che danno un senso di mistero.
La poesia è pura suggestione irrazionale, essa diviene quindi inevitabilmente oscura e il poeta comunica con forme cifrate e allusive. In alcune situazioni estreme, si vede che il poeta non parla più a un pubblico ma a se stesso: qui si vede tutto il carattere aristocratico che si rifiuta di rivolgersi a un pubblico mediocre e volgare. Un'altra caratteristica dei decadenti è quella di volersi distaccare dalla cultura di massa che si affermava in quel periodo, con opere fatte "in serie". Per questo, il poeta sente il dovere di differenziarsi e usa un linguaggio cifrato per preservare la propria aura. Abbiamo in questo periodo una profonda frattura fra pubblico e artista.
Ci sono diversi metodi mediante i quali il poeta decadente ottiene gli effetti sopracitati. Innanzitutto si usa la musicalità: molte volte le parole vengono scelte per la loro fonicità perché, nella visione decadente, la musica è la suprema fra le arti. La sintassi si fa vaga e precisa e altamente ambigua, la figura retorica più usata è la metafora: tale figura retorica in questa poesia non ha più niente di tradizionale. Viene utilizzata come ornamento dell'espressione. La metafora non è utilizzata come in passato alludendo al rapporto di somiglianza fra due oggetti ma è usata per avere legami fra realtà tra di loro remote e molto spesso il secondo termine di paragone resta oscuro e misterioso. Il linguaggio simbolico è un linguaggio oscuro e misterioso, molto diverso rispetto al linguaggio allegorico usato nel medioevo dove si ha un rapporto netto tra le parole associate come lupo all'avarizia di Dante.
Simile alla metafora si ha la sinestesia, cioè la fusione di sensazioni che, interessando un senso, vanno a dare impressioni a sensi diversi. L'intellettuale è un vero e proprio veggente, capace di spingere lo sguardo laddove l'uomo comune non riesce a vedere. Per questo, l'arte viene vista con un valore più alto, come un culto religioso il quale ha dato vita al fenomeno dell'estetismo. L'esteta è colui che assume come principale valore della sua vita il culto del bello e in base ad esso agisce e giudica la realtà. Gli atti quotidiani della sua vita sono trasformati e descritti come una vera e propria opera d'arte.
L'esteta va sempre alla ricerca di nuove sensazioni rare e squisite e si circonda di opere d'arte, di oggetti preziosi e ricercati e prova orrore e disprezzo per la gente mediocre. Queste ideologie vedono come massimi esponenti Oscar Wilde e Gabriele D'Annunzio, i quali esprimono l'estetismo non solo nelle opere scritte ma anche nel loro modo di vivere. D'Annunzio teorizzò inoltre una figura tipica della sua poetica, il superuomo, che ha il compito di riportare l'Italia alla sua grandezza passata e che è un uomo superiore alla sua massa mediocre.
Una figura del tutto antitetica ma in realtà complementare al superuomo è quella del fanciullino esaltato da Pascoli, il quale esprime l'esigenza di una regressione a forme di coscienza infantile. Il fanciullino è l'espressione dell'irrazionale, che è inoltre un tema tipico del decadentismo.
Temi della letteratura decadente
- Temi di malattia e della morte: cioè l'attrazione per il disfacimento. Accanto alla malattia nervosa, la malattia in genere è un altro tema decadente. La letteratura decadente è considerata malata, quasi a descrivere la malattia delle civiltà. Dall'altro lato, la malattia è una condizione privilegiata, segno di distinzione, e alla malattia umana si associa anche la malattia delle cose: i decadenti amano tutto quello che è impuro e corrotto, per questo Venezia è la città decadente per eccellenza ed è descritta nell'opera Il fuoco di D'Annunzio e Morte a Venezia di Thomas Mann. La malattia e la corruzione affascinano i decadenti poiché sono collegati alla morte, tema dominante.
- Il vitalismo dionisiaco: cioè l'esaltazione della pienezza vitale è un modo per esorcizzare la morte e per cercare di sconfiggere un senso di stanchezza ed esaurimento. Alcuni autori che esaltano il vitalismo sono Nietzsche e D'Annunzio, che puntano ad usare la figura del superuomo: un individuo superiore alla massa mediocre, forte e che si muove alla conquista delle mete eroiche e che ha il compito di riportare l'Italia alla grandezza passata e ai suoi destini imperiali. Anche questo è un rifiuto aristocratico della novità, in questo vediamo una contraddizione fra l'esaltazione della vita e della morte dentro il decadentismo. Infatti, alcuni scrittori esaltano la malattia e il vitalismo.
- Gli eroi decadenti: nascono in questo periodo due figure della letteratura decadente: l'artista considerato maledetto, che profana e rifiuta tutti i valori della società e conduce una vita all'estremo attraverso i vizi della carne e l'uso dell'alcol e delle droghe, come gli scapigliati. Altra figura tipica è quella dell'esteta, consacrata da Huysmans e dall'Andrea Sperelli di D'Annunzio fino a Dorian Gray di Oscar Wilde, un uomo che vuol trasformare la sua vita in opera d'arte ricercando sempre piaceri raffinati. L'esteta ha orrore della vita comune, della volgarità borghese, della società materiale e dell'egualitarismo democratico, e si isola quindi dalla società circondata dalla bellezza e dall'arte. I due tipi di figure hanno in comune il rifiuto della normalità borghese. Una terza figura fondamentale che si trova nel decadentismo è l'inetto a vivere, che può solo rifugiarsi nelle sue fantasie e che compensa una realtà difficile ed è proprio la sua qualità di intellettuale che lo isola dalla vita e che scorre fuori. Contro questa figura di uomo debole c’è l’immagine della donna fatale dominatrice del maschio fragile. Questa figura di donna fatale si spiega tramite due fattori storici come la trasformazione della società che vede venir meno l’uomo virile e l’emancipazione femminile.
- Tema del fanciullino: l'inetto conosce una variante riconducibile al fanciullino pascoliano: tale mito esprime l'esigenza di una regressione alla fase infantile anteriori alla vita logica e questa è un'espressione di irrazionalismo che è espressione delle concezioni decadenti. In questo tema si vede anche l'esaltazione della protezione con il suddetto nido familiare. Tale tema è ritrovabile anche in Leopardi, dove si paragona l'infanzia all'uomo primitivo. Questi temi sembrano completamente distanti ma sono temi complementari che si trovano all'interno dello stesso autore o in diversi autori che fanno parte dello stesso filone culturale.
Decadentismo e romanticismo
Occorre adesso vedere la corrente del decadentismo rapportata con le altre due grandi correnti dell'800: il romanticismo e il naturalismo. Sul piano culturale, tra decadentismo e romanticismo non vi è continuità, mentre a livello di tematica, invece, molti critici hanno ritrovato tematiche contenute in opere romantiche, soprattutto tedesche e inglesi, analoghe a quelle contenute nel decadentismo. Per questo, il decadentismo può essere considerato la seconda fase del romanticismo.
Le differenze
Le caratteristiche del decadentismo sono schematizzate così: entrambe hanno in comune l'irrazionalismo e il rifiuto della realtà. L'età romantica si identificava grazie al suo slancio entusiastico, per l'espansione dell'io, per le forme di ribellione eroica e titanica. Il decadentismo, invece, è contrassegnato da un senso di stanchezza, estenuazione, smarrimento, da un sentimento di fine, il quale impedisce ogni slancio energico e induce gli intellettuali ad analizzare le proprie debolezze. La letteratura del romanticismo aveva ambizioni costruttive; il sentimento decadente impedisce che tali ambizioni siano smisurate: non si punta più alla totalità, il singolo particolare assume un valore assoluto e vale quanto l'insieme. Per questo la letteratura decadente tende a produrre opere brevi e piene di significato dove concentra tutta l'energia poetica.
Da qui deriva che gli artisti romantici andavano a trattare grandi problemi e avevano anche la fiducia di poter incidere in qualche modo sulla realtà (funzione sociale). Gli artisti decadenti rifiutano invece ogni forma di impegno sociale e la poesia non deve avere nessun tipo di carattere pratico, morale e politico e deve essere pura. I romantici invece esaltavano la forza del genio e ponevano come valore supremo e assoluto la natura. Le coordinate economiche e sociali: La continuità tra decadentismo e romanticismo è complessa e non immediatamente evidente.
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Letteratura italiana - Pascoli
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