Romanticismo
Il termine Romantic nasce in Inghilterra nel XVII secolo. Si diffonde presto in Germania con il movimento Sturm und Drang (Impeto e tempesta), che influenzò Goethe e Schiller, il quale vedeva l'arte come espressione del sentimento e della passione. Nel 1799 i fratelli Schlegel e Novalis fondarono la rivista Atheneum, che rifiuta i principi dell'estetica classica e dell'Età Illuministica, nega l'uso della mitologia e sostiene che la poesia debba ispirarsi al Medioevo e al Cristianesimo. Fu la scrittrice De Stael a farsi banditrice delle nuove dottrine nell'opera De l'Allemagne.
Romanticismo in Italia e la polemica classico-romantica
Nel 1816 Madame de Stael pubblicò un articolo sul periodico La Biblioteca Italiana, in cui invitava gli italiani a liberarsi della loro cultura troppo classicista per aprirsi alle nuove idee europee (≠ Pietro Giordani). Madame de Stael, infatti, sostiene che gli scrittori italiani debbano tradurre gli scrittori stranieri (Shakespeare e Schiller) per rinnovare l'obsoleta cultura italiana; mentre Pietro Giordani afferma che ciò che viene d'Oltralpe potrebbe anche non piacerci (nuovo non coincide con bello), che imitare gli altri ci fa somigliare a scimmie e che non ci si deve allontanare dai classici per non perdere la nostra tradizione. Abbracciarono le idee romantiche coloro che ereditavano la tradizione del “Caffè” e dell'Accademia dei “Pugni”, e coloro che compresero l'importanza di queste idee per il Risorgimento, come Borsieri e Berchet (uniti nella rivista Conciliatore).
I romantici italiani accolsero l'importanza data al sentimento e all'opera d'arte, che doveva essere rivolta al popolo per la sua funzione pedagogica e non rimanere negli ambienti accademici; l'idea di nazione moderna; l'ispirazione al vero. Il Romanticismo svecchiò la nostra lingua, ancora bembesca e accademica, sostituendone una sciolta e parlata.
Gabriele D'Annunzio (Pescara 1863-1938)
D'Annunzio puntava a creare l'immagine di una vita eccezionale nella villa della Capponcina sui colli di Fiesole, dove egli conduceva una vita da principe rinascimentale tra oggetti d'arte con la compagna Eleonora Duse. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, D'Annunzio iniziò un'intensa campagna interventista, galvanizzando l'opinione pubblica. Arruolatosi volontario, a bordo di tre sommergibili MAS (che D'Annunzio interpretò come Memento Audere Semper) lanciò sei siluri nella baia di Buccari, vicino a Fiume (“beffa di Buccari”).
Nel dopoguerra D'Annunzio si fece interprete dei rancori per la vittoria mutilata, capeggiando una marcia di volontari su Fiume, dove instaurò un dominio personale sfidando lo Stato italiano. Morì a Villa Gardone, che D'Annunzio trasformò in un mausoleo eretto a se stesso ancora vivente, “Vittoriale degli Italiani”.
Esordio
Le prime due raccolte liriche (Primo Vere e Canto Novo) e Terra Vergine (corrispettivo in prosa del Canto Novo) vengono influenzate da Carducci e Verga. Verga viene preso come modello per le figure e i paesaggi della sua terra, l'Abruzzo, ma non c'è alcuna analisi sui meccanismi della lotta per la vita nelle basse sfere né l'impersonalità verghiana.
Il piacere (1889)
Il primo romanzo di D'Annunzio vede al centro la figura di un esteta, Andrea Sperelli, il quale è un “doppio” di D'Annunzio, che vive secondo il principio “fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte”. L'eroe entra in crisi quando si trova diviso tra due immagini femminili, Elena Muti, la donna fatale, che incarna l'erotismo lussurioso, e Maria Ferres, la...
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Letteratura Italiana - Romanticismo-Novecento
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