07/09/02
LEOPARDI
Parte monografica su Leopardi
Il programma si svolge in 3 moduli:
- La 1° parte Leopardi e la timidezza o timidità (forma usuale ‘800)
Ci s’imbatte in questo tema leggendo lo Zibaldone. Leop. Traccia l’identikit del timido geniale e
ne rivela alcune caratteristiche sul carattere del timido di Genio, la timidezza diventa la
condizione per esaltare questa genialità come per es. quella di Virgilio e di Rosseau.
Leop. non dice in questi pensieri d’essere timido ma ne parla con tanto calore e si capisce che
sta delineando la sua personalità… Questi pensieri risalgono al ‘22 – ‘23 periodo più importante
perché lui scrive di più nello Zibaldone specie nel ‘23 e poi si va disseccando la sua vena
poetica. L’ultima sua canzone è quella della Sua Donna. Dopo il ‘23 questa vena poetica si
secca e diventa filosofo e scrive le OPERETTE MORALI (le prime 20 sono del ‘24)
Nel ‘22 Leop. va a Roma ed è la prima uscita da Recanati ed ebbe modo di conoscere un po’ di
società e fu un’esperienza negativa e tutto ciò dai pensieri della timidezza
Uno dei concetti fondamentali è ci sono persone di poco ingegno che nella società riescono bene
perché hanno una gran facilità d’approccio però ci sono alcuni timidi d’ingegno il quale non
riesce a rapportarsi con gli altri perché temono di riuscire inferiori a quelli che sono e ciò
significa che costoro sono costretti dalla loro indole a stare in disparte o a cercare la compagnia
di persone che abbiano un’elevatura intellettuale che li metta a loro agio…così conobbe il gran
filologo tedesco Nibbur.
La Donna era uno dei problemi fondamentali per il Leop. e ciò si evince da alcune lettere che
scriveva al fratello Carlo.
PERCORSI PER INDIVIDUARE LA TIMIDEZZA DEL LEOPARDI:
1. Studiare bene lo Zibaldone; la timidezza-genialità
2. Studiare il nesso tra timidezza e la solitudine (grande tema Leopardiano pensare al
“Passero Solitario”)
3. Cercare di capire se questi pensieri sono un preludio al momento che lascia la poesia e si
dedica alle operette (è un momento di scavo dentro se stesso e comprensione del mondo)
4. Indagare sul rapporto tra timidezza e amore. Per es. in Consalvo quando la sua figura
morente chiede un bacio ad Elvira da cui si evince che quest’amore appassionato gli fa
raggiungere l’apice delle sue emozioni (amore timido in Aspasia→poesia)
5. Vedere se la timidezza si può considerare come uno dei modi di sentire fondamentali di
Leop. che colorano il suo modo di sentire e di essere
6. Dare un supporto analitico su queste tracce. 09/09/02
Nato negli ultimi anni del ‘700 (1798); quando lui era giovane tra i 18 e i 20 anni si trovò a
vivere nel periodo storico della Restaurazione in cui i vincitori di Napoleone volevano rimettere
sui troni i principi spodestati dalla Rivoluzione; fu un periodo retrivo anche se non tutta la
cultura fu retriva in ogni modo è un periodo non effervescente e lo stesso Leop. parlando di Ugo
Foscolo afferma che ai suoi tempi per lo meno in Italia alcuni uomini d’ingegno avevano dei
riconoscimenti cosa che non avveniva più nel periodo della Restaurazione.
Nel ‘20 – ‘21 e nel ‘31 ci furono dei moti rivoluzionari. Lui viveva nello Stato Pontificio perché
Recanati ne faceva parte ed era il paese più retrivo e per pubblicare la sua 1° canzone filosofica
mise come titolo “AD ANGELO MAI”.
RAPPORTO CON IL ROMANTICISMO
Leop. si formò a Recanati e leggeva i giornali romantici per es. l’articolo di Madame de Staill
dove rispose ai redattori contrabbattendo alcune tesi. Nel ‘18 egli intervenne con un lungo
scritto che non fu accolto dal giornale: “Discorso di un Italiano intorno alla poesia Romantica”;
lui è antiromantico è più classicistico (il classicismo affonda le sue radici sugli antichi e sulla
letteratura neoclassica; lui s’interessa di autori moderni come Parini, Alfieri e Foscolo).
In questa fase della sua poesia russonianamente nel Leop. c’è un’esaltazione della natura cioè
nell’essere spontaneo, quindi, rigetto in tutto quello che è ragione o razionalità. La natura è
figlia di Dio la ragione no perché è frutto di sviluppo casuale della civiltà che si è evoluta a
discapito della natura per un percorso accidentale, infatti, crescono popoli in cui questa
civilizzazione non c’era stata.
I romantici privilegiano un tipo di letteratura e di poesia più cittadinesca (→ ragione) che
campagnola ( → natura) cioè più artificiale che naturale e quando i romantici invitano ad una
poesia che sia al passo con i tempi cittadineschi (la civiltà significava urbanismo) secondo il
Leop. tutto questo significava imporre delle regole e il carattere spiritualisteggiante del
romanticismo era proprio intollerato dal Leop. : “Mi accorgo che negli scritti dei romantici
parla più all’intelletto che al senso mentre gli scritti antichi al contrario” e qui lui sente da
poeta il carattere meno congeniale alla sua poesia a quella dei romantici. Però qualcosa di buono
la vede nei romantici e cioè che loro hanno visto bene che la poesia dei moderni è una poesia
patetica e che lui ritiene giusto distinguere dal malinconico. Patetico e Malinconico sono
concetti similari ma distinti però per quanto il patetico sia sempre malinconico quindi riconosce
ai romantici il patetico o sentimentale nella poesia moderna o malinconica..ciò deriva dallo
sviluppo della ragione che va erodendo sempre di più i margini della natura dentro e fuori di noi
e questo crea dentro di noi una specie di nostalgia per la natura perduta e da qui che nasce
questo PATOS ovvero questa malinconia.
Il processo intravisto dai romantici: noi siamo filosofici per natura di II° grado cioè quella
acquisita, quell’abitudine creata dalla società cioè siamo degli uomini dove la razionalità
prevale sugli antichi che era viva anche fino al ‘500 (Ariosto → capacità di sognare).
Nel ‘18 scrisse un saggio critico.
Ad un certo punto della sua vita Leop. perde la fede e i segni di ciò si evincono nello
Zibaldone….è il classicismo che gli fa perdere la fede perché era pieno di illuminismo dove tutti
erano liberi pensatori e quindi nei confronti della religione non ragionavano per dogmi ma per
lumi della ragione; da questa cultura assorbì il Sensismo.
Fino al ‘22 cerca d’inserire il Cristianesimo nel mondo naturale: tanto più ci si allontana dalla
natura tanto più ci si allontana dalla felicità. 14/10/02
LA PERDITA DELLA FEDE DI LEOPARDI – INCONTRO CON IL GIORDANO
Nascita di nuove illusioni, disprezzo
Scrisse un Inno Cristiano: “INNO AI PATRIARCHI” inserito nei Canti nel ‘22; non è
propriamente un Inno cristiano perché i patriarchi sono pre-cristiani, la fonte d’ispirazione è la
vita semplice, naturale che essi conducevano, un po’ come i pastori e alla fine lui paragona alla
vita dei pellerossa della California che non sanno cosa è la morte e nella loro vita semplice
vivono felici e questo lo affascina in particolare la primitività della loro vita non propriamente
qualcosa di religioso.
La crisi religiosa del Leop. non fù lacerante, aveva una personalità complessa: da un lato era
pieno di sogni, di fantasticherie e da un lato era un ragionatore perfetto e si rese conto che se
doveva accettare alcune premesse doveva accettare le conseguenze quindi abbandonò il
cristianesimo.
RAPPORTO TRA POESIA E FILIOSOFIA
Il Leop. nello Zibaldone parla del suo sistema filosofico; lui lesse molti filosofi antichi e del
‘700 infatti compose un Operetta Morale: “FRAMMENTO APOCRIFO DI STRATONE DA
LAMPSACO”. Era un allievo di Aristotele che non era un materialista antico e Leop. fa finta di
aver tradotto un frammento attribuito falsamente a questo Stratone da Lampsaco (apocrifo →
falso) .
In un primo momento, che coincide con il “Discorso di un Italiano….”, Leop. stabilisce una
netta divisione: chi è filosofo non può essere poeta e viceversa perché è il momento in cui la
natura e la ragione sono opposte; spesso la natura è grande e la ragione piccola….è il momento
più russoniano. Il filosofo Cesare Duperini interprete del Leop., dice che quella ragione che egli
ama e odia era la ragione degli illuministi. La ama perché la ha assorbita come cultura e la odia
perché ha visto il fallimento pratico della raison perché nella rivoluzione francese tutti quegli
ideali di Libertà, Uguaglianza, Fraternità non erano stati raggiunti e ne susseguirono una serie di
guerre che finirono con la sconfitta di Napoleone a Waterloo.
La ragione la connota sempre in maniera negativa più in là la vedrà sotto altri profili. La ragione
è aritmetica, computisteria, fare calcoli utilitaristici. La natura infonde grandi passioni e la
ragione è misera calcolatrice e i versi che racchiudono questa Dicotomia sono quelli quasi alla
fine di “AD ANGELO MAI” dove appare la grandezza del Tasso i cui si rispecchia perché è
infelice e perseguitato dal padre e dalla madre. Per Leop. più di va avanti dal punto di vista
materialistico più si perde la morale.
DA “AD ANGELO MAI”
Noi viviamo in un mondo peggiore di quello in cui hai vissuto tu…
In questa nostra età dove i grandi ideali sono ritenuti follie in cui più della poesia che la
esprime si ascolta il calcolo utilitaristico…
Se tu venissi in questo mondo nessuno ti compiangerebbe…
Le poesie che compone sono filosofiche come quella “Ad Angelo Mai”, quindi c’è una
contraddizione in termini anche nell’Infinito scritta nel ‘19.
C’è una base di pensiero secondo il quale la ragione s’infitta nella nostra mente e in quali
condizioni particolari nella nostra mente si possa fermare un immagine fittizia dell’infinito per
es. quando sale nel colle e davanti a lui c’è una siepe che gli impedisce di vedere tutto
l’orizzonte se lui lo vedesse l’immagine dell’infinito non ci sarebbe. Questa parte non vista
innesca un meccanismo per cui ciò che non si vede si allarga → funzione dell’infinito che
immerge l’autore in una dimensione d’animo particolare che gli porta alla memoria tante cose;
tutto ciò ha alla base una visione sensistica.
In un pensiero del 1822 dello Zibaldone egli afferma: “Nonostante quello che si dica
dell’impossibilità di sociare (cioè di unire) poesia e filosofia, il Genio, che si fa gioco dei
precetti e quasi dell’impossibile può riuscire in quest’impresa”.
Questo perché lui aveva già scritto poesia – filosofica e si era accorto che quello che dicevano i
romantici, che la poesia era patetica e sentimentale, era il punto forte della poesia romantica.
Dobbiamo partire dall’effetto che la ragione provoca in coloro che sono dotati di una sensibilità
particolare cioè lo sviluppo della ragione e quindi tante cose in cui prima si credeva ora non
sono più credute per es.: il sistema Tolemaico sostituito da quello Copernicano e Galeliano.
Tra la scoperta della ragione e il modo di essere dell’uomo c’è un costante rapporto di
lacerazione. Nel Leop. gli archetipi sono quelle immagini che noi ci facciamo del mondo
quando siamo bambini e che non cancelliamo mai.
Egli dice che quando era piccolo (4-5-6 anni) nella volta della stanza dove dormiva c’era un
affresco di vita pastorale e con la sua sensibilità guardava questa volta e la sua fantasia lo
trasportava in questo mondo e se nella realtà potesse vivere una vita pastorale sarebbe una vita
di uomo beato (archetipo di una vita pastorale e non cittadina). Infatti nella sua poesia gli sfondi
più belli sono quelli campestri e non cittadini. 15/10/02
RAPPORTO FRA POESIA E FILOSOFIA continuazione..
In un 1° momento le vede separate.
La poesia dei moderni è sentimentale perché nasce da un sentimento profondo, tutto di
malinconia “per la natura perduta” (SHILLER). A mano a mano che la ragione conquista
territori che prima appartenevano all’immaginazione viene meno quest’ultimo e va avanti
l’arido vero e da ciò nasce la vera poesia moderna. Quindi non è più solo quella antica la poesia
Vera ma c’è pure quella moderna che ha come tratto psicologico la sentimentalità , che è molto
acuto, sentimentale è poetico cioè PATOS: patire, soffrire per un certo stato di cose oppure
essere malinconico, triste non per niente scrive nel ‘32 un operetta morale dove si farà chiamare
Tristano.
In questi anni mentre elabora questi pensieri sulla possibilità della poesia moderna, anche se
prima la ritiene difficile, emette un giudizio limitativo su un grande poeta Vincenzo Monti
perché gli pare un poeta antico, perché la sua poesia è tutta un imitazione esteriore degli antichi
e non interiore dell’antico come fa il Leop. nell’ultima ode di Saffo.
Ma il Monti è un traduttore, è un poeta antico perché manca totalmente di filosofia che è il
fondamento della cultura moderna e si riferisce alla filosofia dei Lumi.
La filosofia si fonde con la parola scienza per il Leopardi.
Nel pensierino del ‘22 si può conciliare poesia e filosofia ma ciò lo può fare un poeta di Genio e
lui ci riesce nell’Infinito e ad Angelo Mai.
Nel ‘24 in un operetta morale “Il Parini ovvero nella Gloria” in cui il Parini era una figura a lui
cara e arriva ad una compenetrazione tra filosofia e la poesia.
I sommi poeti hanno per natura una doppia facoltà quella filosofica e quella poetica anche se
quelli che sono filosofi la facoltà prevalente sarà quella filosofica e anche poetica e viceversa
(per es.: sono sommi filosofi Omero, Dante, Shaekspire).
I romantici ereditano questa cultura da quella neoclassica pre-romantica; non c’è più diaframma
tra filosofia e poesia.
LA POETICA DEL LEOPARDI
Lui è poeta-filosofo però il discorso del ‘24 non supera quello del ‘22 dove l’uomo di Genio può
creare poesia moderna anche se è difficile e questo è dimostrato dal fatto che dalla fine del ‘23 e
fino ad arrivare al ‘28 Leop. non scrive più poesie tranne una grande canzone Alla Sua Donna,
ma solo in prosa: Zibaldone, Operette Morali, Lettere.
Nel ‘28 a Pisa, in una primavera in cui si sente meglio, scrive alcune lettere alla sorella
descrivendo il suo benessere e compone una poesia che è “IL RISORGIMENTO” dopo tanti
anni che non scriveva una poesia e di questo si meraviglia.
Questo rapporto tra filosofia soprattutto prosa e poesia non è semplice ci vuole qualcosa per cui
la filosofia possa diventare poesia. Le risposte che spesso il Leop. dava ad alcuni amici, cui
dava alcuni consigli per scrivere alcune poesie per feste, Leop. era sempre negativo perché non
era abituato a scrivere per commissione perché ci voleva l’ispirazione che nasce da uno stato
d’animo complesso quasi duplice da un lato la sua malinconia dall’altro un certo relativo
benessere anche momentaneo come gli capitò nel RISORGIMENTO.
Ci deve essere in senso di apertura , il non vedere tutto scuro, ci deve essere un certo entusiasmo
poetico. 16/10/02
RAPPORTO TRA FILOSOFIA E POESIA continuazione
Ci sono due sistemi di Leopardi antitetiche l’una all’altra:
1. uno del pessimismo storico
2. l’altro del pessimismo cosmico
Pessimismo cosmico è quello che il giovane Leop. attribuisce ai moderni e no alle epoche
precedenti dove l’uomo è stato felice e quest’epoca lui la colloca nella civiltà classica del
mondo greco e latino. Importante è notare che questo sistema sembra reggere però si va
sgretolando per es.: il BLASUCCI LUIGI ha notato come nell’INNO AI PATRIARCHI questa
età felice non è più quella delle police greche e romane ma è proiettato in un passato primitivo
cioè quella dei Patriarchi (Abramo, Isacco) e gli accomuna i Pellerossa cioè un popolo primitivo
perché vivevano in modo naturale,quindi questa felicità è proiettata in un tempo passato.
Una poesia in cui si nota che qualcosa non va quadrando in questo sistema ma fermenta
all’interno del Leop. è l’ultimo canto di “SAFFO”: la Saffo- leopardiana è una fanciulla brutta,
deforme ma con l’animo bello; dietro Saffo c’è la situazione fisica personale del Leopardi.
Questa ragazza che ha un animo bello e genio poetico è innamorata di un giovane che si chiama
Ė
Faone che la respinge e la sua disperazione la induce ad uccidersi. una poesia importante
perché autobiografica e perché ad un certo punto Saffo si chiede: <Cosa ho fatto io per
meritarmi un corpo così deforme?>. C’è un entità che ancora, in questo momento, può
determinare senza una ragione plausibile l’infelicità di una persona, più avanti questa entità (dei
– fato – natura) determinerà l’infelicità di tutti e no di una persona sola.
Ma intanto chiedersi: perché mio fratello Carlo è nato sano, perché l’altro mio fratello è nato
sano…ed io sono nato così? Che colpa ne ho io?. Tutto questo può creare una crepa dentro il
primo sistema della natura.
Anno ‘23 – ‘24 è stato notano che Leop. scrive molto nello Zibaldone e molte di queste note e
pensieri costituiranno lo scheletro intellettuale se no sti
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