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Per il Leop. il cuore è la sede delle passioni e da lui si capisce quali sono le sue aspirazioni nella

vita e potrebbe non portare necessariamente alla malinconia e alla disperazione come il Leop..

Leopardi aveva una via per giungere ad una soluzione di tipo religioso ma la rifiutò perché la

ritenne Mitica, favolosa, abbracciò l’arido vero: guardò la sua condizione con mente filosofica e

con cuore tenero che ha comprensione di sé stesso e quindi s’inmalinconisce.

Intorno alla primavera del’23 finalmente il padre gli concede di andare a Roma non da solo

come lui aveva desiderato come si esplica dalla lettera al Brighenti (che era una spia perché gli

fa sfuggire il 1° tentativo di fuggire di nascosto a Roma perché gli fa vedere la lettera al padre

però Leop. continuò a tenere la sua amicizia con lui) dove gli dice di avere bisogno di un

alloggio perché io mangio poco e quanto ammonterebbe la spesa?

Il padre lo mandò dagli zii Carlo e Adelaide Antici a Roma, lui si aspettava,andando a Roma, di

vedere tante belle cose che a Recanati non esistevano, di vivere in un ambiente culturale aperto

con scambi di fonti con i dotti, di fare una vita di società che sarebbe stata difficile ma il

desiderio di provare c’era, doveva avere desiderio di vedere donne per avere un’esperienza

amorosa ma non ci riuscì, ma di tutto questo ha una delusione profonda per questa città enorme

dove per andare da un posto all’altro si dovevano percorrere tanti km o andare in carrozza che

lui non possedeva, le opere d’arti non lo entusiasmarono affatto, ciò che poteva sperare di

trovare in una grande città cioè una cultura fervida lo delude del tutto perché Roma è una città

da una cultura stantia l’unica cosa ritenuta cultura è l’antiquaria cioè lo studio di medaglie,

monete e coloro che studiano sono letterati e non coloro che si occupano di filosofia.

Lettera 219 al fratello Carlo sulle donne di Roma

Il fratello che era più grande voleva andare anche lui a Roma ma il padre non volle quindi

alcune di queste lettere sono un po’ viziate dal fatto che Giacomo tenta di far vedere a Carlo le

cose più brutte di quanto loro siano.

“Senti Carlo uno se potessi essere con te riprenderei un po’ di lena e di coraggio, spererei in

qualche cosa e avrei qualche ora di consolazione ..

Scrivimi del tuo amico triste, amami per Dio, ho bisogno di amare, fuoco,entusiasmo,vita

(radice fortissima del vitalismo e della felicità) il mondo non sembra fatto per me ho trovato io

diavolo, le donne fanno stomaco (sono brutte) e gli uomini fanno compassione (fra questi

uomini c’è anche incluso suo cugino)”.

A leop. di Roma piaceva il teatro o quando incontrava il Nibbur (grande filosofo tedesco), tutto

sommato siccome il Leop. studiava le cose e gli uomini l’aver fatto esperienza di questa realtà

diversa fu per lui un allargamento di orizzonti anche se le città che preferisce sono altre:

Firenze, Bologna, Napoli ect..

Lettera 225 sulle donne

A Roma l’approccio con le donne non è facile come lo era a Recanati qui c’è un eccessiva

frivolezza di queste “Bestie” femminili che oltre di ciò non ispirano nessun interesse al mondo

amano solo divertirsi non si sa come, non la danno credetemi… 23/10/2002

Nei pensieri dello Zibaldone il Leop. parla di sé stesso.

Associa al carattere del Timido la genialità quindi essere geniale significa essere un uomo con

doti fuori dall’ordinario più che essere uomo di talento. Lui è un timido di genio quindi ha

consapevolezza della propria genialità letteraria e in parte anche filosofica. Egli connette questa

genialità con 2 qualità:

1. una squisita sensibilità cioè l’uomo geniale non può che essere sensibile

2. una grandissima intelligenza

Questi due aspetti sono correlati cioè la sensibilità acuisce l’intelligenza e viceversa.

Sin dalle prime lettere del ’17 – ’18 sia da alcune lettere del periodo romano cioè dal ’23 viene

fuori il netto carattere del giovane Leop.; un Leop. assetato di gloria che sarà un desiderio

intenso per tutta la vita ad essa dedicherà un intensa operetta morale “Il Parini” ovvero “La

Gloria”, un giovane assetato di vita, di amore (s’innamorò di Gertrude Cassi sua cugina che era

più matura di lui), è innamorato dei gesti magnanimi è questo è connaturato con il suo modo di

sentire e valutare le cose e agiscono anche dei filtri letterari come l’Alfieri che dal punto di vista

del magistero culturale giudicherà sempre un maestro, ma agisce anche il Foscolo un eroe come

per esempio Ortis che è tenuto molto presente dal Leop.

Dunque sia per temperamento che per cultura il giovane Leop. è un pensatore radicale,

liberatorio che mal sopportava tutto quello che quartava l’individuo fosse il bigottismo della

madre religiosamente ed era tanto avara sia di denaro che di amore infatti scrive pochissime

lettere alla madre e quando le scrive non si trapela nessun sentimento di amore e di affetto a

differenza di quelle che scrive al padre. Questo giovane letterato ha consapevolezza delle sue

grandi doti però vive a Recanati “una caverna” e dentro una gabbia che è la sua famiglia. Nel

’19 tentò una fuga ma fu sventata dal padre per colpa del suo amico e nel ’23 va a Roma perché

voleva conoscere una città grande ma soprattutto per trovare una sistemazione economica per

rendersi indipendente dal padre presso la corte dei preti di cui dirà brutte cose.

Leopardi riuscì, nonostante i suoi guai fisici, a tenere dritta la barra della rotta che si era

prefissato a tendere al suo scopo che era quello di essere piuttosto infelice che piccolo come dice

in una lettera a Saverio Broglio del ’23 a Roma (dal Dialogo di una natura ad un’anima:

L’anima chiede alla natura una cosa sola cioè la felicità e la natura non gliela può dare e le dice

Sii grande e infelice in questa operetta morale connette grandezza e felicità); la felicità è

insieme all’amore il più grande mito leopardiano. E’ disposto a vendere la sua felicità pur di

essere grande.

Come si pongono in rapporto tra di loro la felicità e la gloria? Se c’è da scegliere tra felicità e la

gloria lui sceglie quest’ultima è una contraddizione perché come si spiega che in tante sue

poesie lui guarda con affetto tutti quei giovani vestiti a festa che vanno per le strade e sono

mirati per es. nel Passero Solitario parla dei giovani che si divertono e sono presi dalle illusioni

e sono gai e tutti gli affetti illusori per quanto siano rendono più spensierata la vita. Il sollazzo e

il riso e l’amore sono parte della giovinezza dei fanciulli sono i grandi sogni che per loro sono la

realtà. Il Leop. darebbe molto del suo sapere per godere dell’amore (Ciclo di Aspasia), e vuole

emergere → gloria, non essere mediocre.

CONTRADDIZIONE TRA GLORIA E FELICITA’

Visto che si era rovinato la vita a studiare per sé felicità non ce ne potrà mai essere → Ultimo

Canto di Saffo.

Quando parla di felicità lo fa in senso relativo e no filosofico e rispetto a questo dice che

preporrebbe la gloria a quest’ultima.Vi è una dualità nel Leopardi: da un lato c’è l’edonismo

cioè il desiderio di piacere; dall’altro c’è la magnanimità, la grandezza, la gloria che hanno una

radice diversa indicibile all’edonismo perché lui dice che preferisce essere infelice che non

glorioso, la ricerca della fama può portare anche all’infelicità perché è una ricerca continua che

lo impegnerà per tutta la vita.

I° Frammento sulla timidità: ciò che attiene all’atmosfera dell’animo e la corporeità. Leop. non

disprezza il corpo anzi dice in un operetta morale Tristano ad un Amico: l’uomo è il suo corpo

però una cosa è la pura forza fisica un’altra è quella che lui chiama vitalità per es. il leone è più

forte dell’uomo ma quest’ultimo ha più vitalità del leone perché è connessa con la sua capacità

di pensare, di immaginare, con la complessità del suo sistema nervoso; a lui è capitao di avere

un sistema nervoso eccellente in un corpo deforme tuttavia egli ha più vitalità di un “boscaiolo

grezzo”. 29/10/02

Nel 1823 ci sono 4 pensieri sulla timidezza contenuti nello Zibaldone. Il 1823 è un periodo

importante della formazione Leopardiana si chiama periodo di crisi, di crescenza cioè di una

crisi che lo porterà ad una visione del mondo più coerente più universale e che và sotto il nome

di PESSIMISMO COSMICO o ONTOLOGISMO ESISTENZIALE cioè si rende conto che

l’essere tutto è ordinato al male è fatto perché soffra chiunque sia questa “possanza” che

determina questo fine dell’essere che è la sofferenza, il dolore e talora lo chiama fato, natura o

Arimane (il Dio del male di un antichissima religione araniana).

Tutto questo era già stato detto nel cantico del “Gallo Silvestre” che cronologicamente si pone

subito dopo il “Dialogo della natura e di un Islandese”..ribadisce il pensiero del pessimismo

cosmico; il gallo è un essere strano e favoloso o mitico che parlano gli antichi in quanto sta al di

sopra dell’uomo perché è enorme e con la testa tocca le nuvole ed è capace di esprimersi in

termini umani anche se la sua lingua è un miscuglio di lingue.

Il testo originale era in versi:

…Su mortali destatevi torna la verità sulla terra (di notte quando dormiamo spesso sogniamo

quando apriamo gli occhi la verità viene fuori) e partonsene le immagini vane sorgete (cioè

alzatevi dal letto) riprendete addosso il peso (la soma) della vita riconducetevi dal mondo falso

dei sogni al mondo vero della realtà.

Il Gallo Leopardi sa tante cose e tante cose le intuisce per lui il sonno è meglio della realtà

perché la morte è meglio della vita (e il sonno somiglia alla morte, anche per il Foscolo è così),

l’uomo può andare avanti nella sua esistenza perché dormiamo perché intercaliamo nel flusso

vitale particelle di morte, la veglia porta sofferenza, dolore, fastidi.

Il Gallo si rivolge al Sole e dice: delle opere innumerevoli dei mortali da te vedute finora (il sole

è un grande occhio che vede tutto) pensi tu che una sola ottenesse l’intento suo che fu la

soddisfazione durevole o transitoria che quella durevole produsse?

Credi tu che hai visto tante cose nella tua lunghissima vita perché giri sempre la terra (allora si

pensava che il sole girasse intorno alla terra) che qualcuno sia stato pienamente soddisfatto di

ciò che ha creato?”

Questa risposta è no perché uno fa tante cose e non ci trova quella soddisfazione con cui ci ha

messo l’anima e il corpo.

“Tu hai visto qualcosa che abbia soddisfatto qualcuno in qualche pianeta ammesso che in altri

pianeti ci sia qualcuno?”. Ai tempi del Leopardi non si sapeva nulla sul sistema solare e si

credeva molto che il pianeta Marte fosse abitato perché si vedevano delle strisce.

Questa mancanza di soddisfazione dell’esistenza non è soltanto una prerogativa umana ma di

ogni esistente che non ha soddisfazione del suo essere (pure le pietre, gli animali. le piante) e

tu medesimo (sole) tu (ripetizione del tu=anafora) instancabile velocemente di notte e senza

dormire e senza fermarti mai (poesia del pastore errante dell’Asia si rivolge alla Luna) ognuno

di noi ha in eterno assegnato un ruolo e non può riuscire (nel Copernico lui finge che il sole si

stanca e si vuole fermare → operetta ironica).

“Sei tu Sole beato o infelice?” il problema della felicità non riguarda più soltanto l’uomo ma

tutto quello che esiste; quindi non c’interroghiamo sull’esistenza dell’essere, possiamo sentire

mai dimostrare non ci sono certezze: tutto quello che ci circonda a arcano tranne il dolore

perché lo sentiamo (stessa risposta del Pastore Errante dell’Asia e nell’ultima strofa del Canto

Notturno verso 135-140):tutti gli esseri sono destinati alla sofferenza).

Nell’ultimo passo del cantico del Gallo Silvestre dice che: pare che l’essere delle cose abbia per

suo e unico scopo il morire, non potendo morire (se non ci fosse stato nulla al mondo o se la

posto del mondo ci fosse stato il nulla) quel che non era perciò (obliquità) del nulla scaturiscono

le cose che sono cioè colui che creò questo mondo, la possanza che fu preposta alla creazione di

questo mondo dal nulla fece scaturire la sofferenza, le cose che sono. Lo scopo è quello di

morire quindi se nulla ci fosse stato niente poteva morire così Colui che creò il mondo lo fece

per farla poi morire.

L’ultima causa dell’essere non è la felicità quindi nessuna cosa è felice vero è che le creature

animate si pongono questo fine in ciascuno delle loro opere. Tutti gli esseri senzienti hanno lo

scopo di voler vivere in modo felice ed è un desiderio radicato in ogni essere e non può essere

soddisfatto quindi tutti finiamo con il vivere una vita infelice e nessuna delle creature animate la

ottiene e in tutta la loro vita ingegnandosi e operando sempre si affaticano per raggiungere poi la

morte, si vive per la morte → succo della filosofia Leopardiana (II° strofa del Pastore Errante

dell’Asia) 30/10/2002

Nel ’23 scrisse tanto, in questo periodo non è un caso che le operette morali le I° 20 vengono a

ridosso nel ’24..senza i pensieri scritti nello Zibaldone non ci sarebbero state le I° 20 op. morali.

Tra la fine del ’23 e il principio del ’24 comincia a maturare il II° sistema Leopardiano della

natura di cui la formazione più organica è data nel ’24 nel Cantico del Gallo Silvestre e nel

Dialogo della Natura ed un Islandese.

La natura era vista come aiuto per le creature facendo in modo di velare le sofferenze agli

uomini; nel II° Leopardi le cose cambiano perché la natura non è più vista come madre

benevola, come un elemento armonizzatore che ci aiuta a superare con tanti aiuti spontanei i

dolori che nella vita nascono e invece è vista come colei che opprime, che fa soffrire, che non si

cura di quella felicità che ha messo nei petti degli uomini però non li soddisfa..La natura è colei

che condanna l’uomo ad una decadenza inesorabile che comincia dal 5° lustro cioè dopo i 25

anni da qui è un continuo decadere che finisce con la vecchiaia che è un cumulo di sofferenze e

di mali. La vecchiaia è un male di per se stessa e la morte è vista come la crudeltà più grande

che la natura infligge all’uomo anche se nel Leop. ci sono due modi di vedere la morte che varia

a secondo del punto di vista: Quando per esempio un uomo è malato gravemente la morte è

liberatrice quindi è positiva perché ci libera dal dolore che è quanto di peggio ci possa essere

nella vita (nel Canto Amore e Morte si trova questo concetto).

Il 2° punto di vista: la morte è l’estremo dei mali perché ci strappa alle persone care perchè noi

siamo precipitati in una fossa che lui chiama abisso orrido,immenso ovei precipitando tutto

oblia; la morte è mancanza di luce (motivo Foscoliano).

Si obliano tutte le cose che nella vita sono state fonte di interesse, di lavoro proficuo, di

creatività, questi sono aspetti positivi della vita: la bellezza , la cultura, la poesia, la moralità e

lui si rende conto di questo e la morte può essere un male in questo senso (Dualità della morte).

Non si deve avere paura della morte perché ci toglie dai mali del vivere (spiega nell’operetta

morale “Federico Ruish e le sue mummie); la more arriva insensibilmente e le forze vitali ci

abbandonano gradualmente finchè si passa dall’essere al non essere senza dolore.

Leopardi varie volte pensò di suicidarsi per es. tra il ’18 e il ’19 quando progettò la fuga da casa

e non ci riuscì fu tanta la delusione che all’amico Giordani scrisse: “Sappia mio padre che io

sono pronto a seguire l’esempio di Catone Uticense”, ma sono solo pose letterarie perché si

vuole esaltare ad eroe.

Nel ’28, nelle Ricordanze, ricorda un episodio della sua vita passata quando una sera nel

giardino della casa paterna si sedette su un bordo di una fontana e rifletté sui suoi dolori e pensò

di immergersi per morire. IL tema del suicidio ha una radice autobiografica perché lui stesso fu

tentato da metter fine alla sua vita ma non lo mise mai in atto questo proposito questo (perché

Plotino alla fine del dialogo non da torto a Porfidio gli dice perché non si debba uccidere)

perché la vita non è una cosa da nulla ed è breve. Nella vita non si possono realizzare i sogni

che restano incompiuti, non si ha mai il senso pieno della vita ed uccidersi o no è la stessa cosa;

i dolori si possono sopportare sia che derivano dal corpo o dall’animo perché ci si abitua e così

scema la forza del dolore; sono motivi umani quelli che devono impedire questo atto estremo

perché è contro natura di uomini qualsiasi cosa che da dentro ci dice che non va fatta per cui chi

lo fa mostra d’amare in maniera esagerata se stesso e non si cura al contrario di coloro che a lui

vogliono bene ed è il pensiero di queste persone che ci bloccano da fare questo gesto estremo

(leggere il dialogo di Plotino e Porfirio)

Filosoficamente il problema del suicidio si pone nel dialogo di Plotino e Porfirio dove i due

personaggi dibattono le loro posizioni con forza e Plotino non nega che ci possano essere

ragioni per poter porre fine alla vita ma a queste bisogna contrapporre altre che hanno un peso

maggiore da quelle del suicidio. Porfirio allievo do Plotino voleva togliersi la vita e il maestro

intuì qualche cosa e riuscì a fargli dire il suo proposito e a distoglierlo. Leopardi crea questi due

personaggi che sono il suo alterego è lui stesso che dibatte a fondo filosoficamente questo

problema del suicidio (il prof ha letto da quando dice ..sia ragionevol l’uccidersi…verso 30).

E’ meglio essere un uomo secondo natura che un mostro secondo ragione, le persone care sono

collocate secondo una graduatoria, Leop. mette in rilievo l’affetto che si crea nella vita per le

persone che ci stanno accanto.

Verso 55 → “In ultimo Porfirio mio….(c’è lo stesso stato d’animo della malinconia) tutti i

dolori forti si possono sopportare (saggio e forte → dittologia) si può sopportare il dolore fisico

se uno è saggio (Leop. stoico)

La vita non ha una grande importanza vista con lo sguardo del filosofo e l’uomo non si deve

creare il problema perché lasciarla o mantenerla è la stessa cosa perciò senza voler soppesare

la cosa in modo molto pignolo meglio è mantenere la vita che lasciarla e te lo chiede un amico

(entra in gioco l’affettività profonda, un desiderio acuto di essere voluto bene, di amicalità del

Leop.) perché tu mi devi negare questo mio piacere (o piacere che ti chiedo) per le memorie

delle vicende della vita passata che sono state care negli anni abbandona questo pensiero, non

dare dolore a quegli amici pochi ma buoni che ti amano con tutta l’anima. Tu per me sei la

persona più cara perché sei il mio discepolo, sei la mia dolce compagnia. Pensa ad aiutare noi

amici a sopportare tutti insieme la vita. Viviamo Porfirio mio e confortiamoci insieme così ci

allieveremo insieme questi dolori che toccano tutti gli uomini e non soltanto a te che sei

malinconico (stanno parlando due antichi del fato – operetta morale del ’28 scritta dopo il

Dialogo della Natura ed un Islandese quindi non poteva usare la parola natura;Questo aiuto

vicendevole lo troviamo anche nella Ginestra). I veri nemici nostri non è l’uomo ma la natura

quindi ci dobbiamo difendere da essa e stringere in “social catena” così quando la morte verrà

gli amici e i compagni ci conforteranno”.

I due Pensieri dello Zibaldone dedicati alla Timidezza

Questi pensieri solo molto importanti perché in essi il leopardi cerca una definizione di sé

sul piano caratteriale. C’è stata già l’esperienza del viaggio a Roma che gli ha fatto conoscere la

società, il giudizio che gli dà è negativo ma Leop. è contrario alla vita di società (Discorso sullo

stato presente dei costumi Italiani → saggio sul carattere del popolo Italiano in cui Leop. fa la

differenza tra la società francese e inglese dove la vita di società è importante perché si

discutono temi importanti e l’Italia dove questa vita di società è inesistente).

Quando fu a Firenze e frequentò l’ambiente dell’Antologia → rivista letterale, politica → nei

locali di questa rivista ci si riuniva per parlare di temi importanti; ci fu l’incontro con il Manzoni

che non fu felice.

La società romana era frivola e le donne e gli uomini erano ignoranti si passava il tempo

giocando. Con la sua finezza intellettuale capì che nella vita di società ci vuole una certa

disinvoltura perché ci sono sempre schermaglie, compromessi in tutti e due i livelli e questa

disinvoltura gli mancava e persone di gran lunga inferiori a lui intellettualmente avevano una

pratica del mondo straordinaria; si sentiva un pesce fuor d’acqua allora alla fine dell’esperienza

romana si collocano questi pensieri che sono una riflessione su quello che aveva sperimentato di

sé in questo contatto con la società e cioè che era un timido e viene fuori un ritratto caratteriale

e intellettuale che possiamo considerare fondamentale in Leop., cioè danno una fisionomia

morale, caratteriale, intellettuale che si può considerare quella del Leop. maturo e non si muterà

fino alla morte. Per caratteriale, morale e intellettuale s’intende che nell’analisi di se stesso non

c’è solo il fattore natura ma anche cultura cioè nel senso ampio relazioni familiari, sociali ect.

04/11/02

TIMIDEZZA

La timidezza si può considerare uno stato d’animo dove convergono alcune componenti:

S C

ricerca della solitudine coraggio fisico e morale

T

V D

vergogna di sembrare difficoltà di rapportarsi in società

ridicolo con ambo i sessi

La difficoltà a vivere normale nei rapporti di relazione, nella società nel mondo deriva da un

sentimento di vergogna. Vergogna eccessiva di timore. Il timore nasce perché non ha nulla della

vita. La vita non presenta nessuna attrattiva. Il suo sentimento più abituale è quello della noia di

vivere che nella Storia del Genere Umano spinti dalla noia gli uomini tendono ad uccidersi. Se

la vita non ha un senso Leop. si chiede cosa ha da perdere. E’ un sentimento invincibile perché

provava tanta vergogna quando era in società. Questo essere deforme fisicamente era qualcosa

che lo inceppava. Egli era una persona che non sopportava che egli diventasse oggetto di riso.

C’è in lui una componente aristocratica (il sentimento dell’onore) aveva un alto senso di sé,

della sua cultura, del suo ingegno, del suo casato. L’esito fondamentale di questo orgoglio di

sentimenti che si annoda intorno alla timidezza è la tendenza alla solitudine. Attraverso una

lettera del ’26 a Giampiero Viessè (degli anni ’20 agli anni ’30 dell’800 ha vissuto in Italia e fu

il fondatore di una buona rivista dove il Leop. pubblicò alcune Operette Morali sull’antologia)

in questa lettera Leop. pregava che non se ne pubblicassero altre con la speranza che Viessè non

avesse fatto delle copie. Quando avvenne una collaborazione fine fra i due, Leop si tirò indietro

perché si dichiara ignorante nella filosofia sociale (studi giuridici, di statistica) perché lui non

aveva esperienza della società, non ha vissuto nel mondo ma ha vissuto da solitario.

Il timido spesso è coraggioso, ma non lo è nei rapporti sociali. Lì il timido non si comporta da

uomo ma da adolescente capisce, comunque che è diverso dagli altri, per questo è disperato. E’

un comportamento che gli rende la vita incompleta soprattutto nel rapporto con le donne.

L’impossibilità di amare e di non essere amato è un punto cardine della sua vita. I più grandi

ingegni dell’umanità hanno escogitato qualcosa per formare delle società perfette, ciò non lo

interessa più e tende a scrivere temi diversi da quelli adottati da altri. Le cose che gli stanno a

cuore sono altre. Egli osserva molto l’esterno. Il punto privilegiato per l’osservazione del

Leopardi è il guardarsi interiormente; nel guardare se stesso trae delle conseguenze utili per se e

per tutti.

La vita solitaria: idillio. Gli idilli vennero scritti tra il ’19-’21. Leop. non usa il termine idillio

nel senso della tradizione classica, ma definisce l’idillio “avventure storiche dell’animo mio”. Il

tema fondamentale è la Solitudine: egli se ne sta da solo e cerca di stordire a contatto con la

natura il suo dolore. (Idillio vita solitaria → da leggere) 05/11/02

Ordine di profondità crescente del suo carattere timido e i temi connessi con la Timidezza

In questa poesia (Idillio Vita Solitaria) ci sono vari temi: quello del desiderio di stare solo, esso

diventa una sorta di II° natura e diventa una cosa indelebile; desiderio di fuggire da Recanati e

stare solo in campagna. Si parla di una fine di un amore (→ poesia giovanile) e nello stesso

tempo la disperazione a poter avere un’altra esperienza d’amore; quello adolescenziale è stato

un amore sognato che vissuto per Leop., comunque, anche se le cose sognate hanno importanza,

tanto egli è sensibile tanto s’innamora della sua stessa sensibilità, per cui è tanto disperato che

accenna persino a una idea di suicidio, non lo dice in modo chiaro ma in generale: “agli infelici

non resta altro rimedio che il ferro”, cioè io che sono infelice farei bene ad uccidermi. La natura

in questa poesia è ancora benefica ma lui si accorge che la natura è più benefica con alcuni che

con altri cioè non espande i suoi benefici su tutti ma ai fortunati e questo è un inizio di

cambiamento di pensiero sulla natura. Egli ama la campagna (come Parini) perché la città è

corrotta. La campagna è sede di tranquillità, è là dove l’uomo si raccoglie con i suoi pensieri, si

può parlare con la “Luna”. Dice Mario Fubbini che mentre l’astro del Foscolo era il Sole, l’astro

del Leop. è la Luna.

Lui parla molto con la Luna → Canto Notturno dove nel parlare usa 4 o 5 aggettivi collocati in

ordine crescente in cui sembra che parli con un’amante. Lui parla con la Luna come se lei lo

capisse. In campagna il dolore si disacerba e ci possono essere delle occasioni che possono

rimettere in moto la sua sensibilità rattrappita come sentire il rumore di una fanciulla che lavora

al telaio.

La Vita Solitaria: …sui vetri della finestra della campagna piove e mi alzo…Le mura cittadine

sono apportatrici di infelicità (infauste mura), nella città c’è odio per il compagno, cioè i

cittadini lo schernivano, la natura mi dimostra una scarsa pietà (l’infanzia è il periodo più bello

della sua vita seppure è stato il più breve periodo della sua vita).La natura è dispensatrice di

pietà, di diletti ma soltanto ai fortunati molto meno ai sfortunati, ha l’impressione che la natura

non si curi degli sfortunati:”..e tu sdegnando le sciagure e gli affanni alla reina felicità servi o

natura..”, cioè tu sei prodiga verso coloro che sono felici e poco ti curi degli sfortunati; pian

piano si modifica l’atteggiamento dapprima positivo e poi negativo del pensiero del Leop. verso

la natura.

In cielo e in terra non c’è alcuno che sia amico agli infelici e per loro l’unico rifugio è il pugnale

(cioè il ferro).

C’è anche la disillusione amorosa si nota nella 3° strofa: “amore amore…” è un amore sognato

non pieno e concreto.

“Con la sua fredda mano la sciagura strinse questo mio petto”..contrasto tra calore che è la

manifestazione fisiologica dell’amore e questa sciagura intervenuta (sciagura del ’19 perché c’è

la malattia del Leop. agli occhi che lo ridusse quasi a non poter leggere più e questo lo depresse

perché leggere era il suo svago e da letterato diventa filosofo, si rende cosciente della sua

inclinazione alla filosofia, questa viene chiamata la crisi del’19).

La memoria o la ricordanza del periodo in cui giovinetto la vita gli appare vuota però ride in

vista di Paradiso con le lacrime agli occhi. Siamo tutti miserabili mortali quando siamo giovani

vediamo il mondo con occhi vergini e quindi non ce ne accorgiamo che siamo miseri. Nel Leop.

s’intreccia il piano del passato quando non aveva consapevolezza della condizione reale della

vita e quella della riflessione filosofica dove la vita si manifesta dolorosa per tutti.

Gli capita di sentire di notte il canto di una fanciulla che lavorava al telaio nonostante le sue

disavventure amorose “…a palpitar si muove questo mio cuore di sasso…” però dura poco. Il

Leop. è un osservatore acuto, la vita è vana non ci sono speranze però nonostante tutto questo,

mentre l’uomo disperato tocca il fondo della disperazione per un motivo minimo dell’animo

torna la speranza contro la ragione (lo dice Plotino a Porfidio).

“Oh cara Luna (torna il motivo del contrasto tra città e campagna, la Luna è infesta al ladro che

cerca il buio, all’adultero che per non farsi vedere dagli altri cerca di scivolare tra le tenebre a

lui, invece, la Luna è molto cara)..a me sempre benigno il tuo cospetto sarà.. per es. spiagge

(cioè declivi) ove ogni altro…[…] desiderio del Leop. di spaziare con la vista questo è il

contrario della caverna perché la Luna illumina grandi spazi e il cuore gli si apre..

Il Leop. dice: quando mi trovavo a Recanati pure io ti avevo a noia, ma non qua in campagna..

capita di passeggiare la sera in paese e la luna illumina le strade.. (allora non c’era la

illuminazione notturna); i compaesani lo sfottevano appena lo vedevano e lo chiamavano

“Gobbo Fottuto”; è chiaro che il suo orgoglio ne risentiva è una fattore tipico del timido

orgoglioso però da nobile li ignorava. Ritorna il motivo pessimistico del fatto che non solo

l’uomo è sfortunato ma la terra è sede del pianto (flebile)

….oh me stesso rivedrai solingo e minuto… mi vedrai solitario e muto andando sopra l’erba se

avrò la forza fisica di respirare ancora.

CONSALVO

E’ strettamente connesso con il tema della timidezza vs la donna. Questa è la 1° poesia del ciclo

di Aspasia e secondo alcuni critici è stata scritta nel 1833 (non si sa se prima o dopo il pensiero

dominante) per la donna Fanny Terzetti ed è collocata fra gli idilli. Il Fubini pensa che i motivi

sono 2:

1. il fatto che una fantasia del genere di quella ricreata nel canto l’aveva pensata intorno al

1828 quindi 5 anni prima alla sua composizione e che è consegnata ad alcuni appunti che

furono in parte trasformati in poesia. Consalvo sta morendo e per la prima volta parla

d’amore alla donna di cui era innamorato

2. a differenza di tutti gli altri canti di Aspasia, dove parla in 1° persona, qua si nasconde sotto

un’altra persona a cui da il nome di Consalvo (ma è lui stesso in realtà) ad esso attribuisce

25 anni e no 35 quanti ne aveva quando scrisse la canzone, quindi egli pose questa canzone

tra i canti più giovanili. 06/11/02

CONSALVO

Una poesia dettata al poeta dall’amore per Fanny unico vero amore della sua vita e che mi

sembra, dal nostro punto di vista, importante perché in alcuni versi parla della sua grande

timidezza nel gestire questo rapporto con questa donna. Questa poesia fa sapere che il poeta non

disse mai a questa donna che l’amava nonostante glielo facesse capire con gli atti, ..mai una

parola osò venir fuori dalle mie labbra. Siamo dentro il tema della timidezza nei confronti

dell’altro sesso. Quando andò a Roma nel ’23, ci andò con la speranza di incontrare anche

l’amore per poter dimenticare quell’innamoramento giovanile di cui il poeta parla nell’elegia I°

che poi chiama “Il primo amore per Gertrude Cassi”, sua cugina, quando aveva 18 anni. Anche

enne

qui dice che era timido , ma questa era una timidezza giovanile normale per un 18 senza

esperienza nella società, di fronte pure alla ragazza che era più grande di lui. Ma meno

giustificata è, invece, la timidezza che ebbe quando conobbe a Firenze intorno al ’32 (35 anni)

Fanny.

Perché i critici non sono pervenuti ad una datazione precisa dei primi 3 canti per Aspasia che

sono il pensiero dominante, Amore e Morte e Consalvo? Secondo il prof. Forse Consalvo è il I°

dei canti di Aspasia; (la maggior parte dei critici dicono che furono scritti nella primavera del

’33 ma non ne stabiliscono la graduatoria), perché l’argomento di questo canto già era venuto in

mente al Leop. nel ’28 anche se i personaggi che dovevano incarnare questa situazione patetica

erano diversi ma la situazione era la stessa cioè un uomo morente che chiede un bacio alla

donna che amava. Quindi possibilmente gli venne l’idea di riprendere questo pensiero

attribuendo nomi diversi da quelli che avrebbe ipotizzato nel ’28.

Forse Leop. ebbe un certo ritegno dapprima a manifestare un amore così cocente, vero e vissuto

e avrà pensato di pararsi attraverso una sorta di schermo letterario cioè dicendo che i

protagonisti erano inventati. La storia è patetica e la pietà che vuole suscitare il poeta è così

grande, la mancanza di ritegno è fuori dal comune che mi rendo conto che gli sia tornato utile

utilizzare altri nomi per nascondersi (Consalvo→Leopardi / Elvira→ Fanny). Tutto questo mi fa

pensare che questa fantasia è patetica che ha molto di romantico perché è la cosa più romantica

che ha scritto anche se lo stile è sempre controllato no sciatto il linguaggio del Leop. è sempre

limpido come la sua mente. Una cosa sola lui mette in dubbio cioè il fatto che nei versi 99-100

dice “due cose sole ha belle il mondo amore e morte” ciò ci riporta al titolo del II°

componimento di questi primi tre intitolato appunto Amore e Morte: ora le cose sono due o

l’espressione viene ripresa da questa poesia allora Consalvo viene dopo, oppure, ha sviluppato

questo tema nel Consalvo e poi lo riprende in Amore e Morte.

Ci sono due personaggi:

- Consalvo: è la maschera del Leop. che dice di avere 25 anni, invece ne aveva 35

- Elvira: è Fanny , l’etimo di questa parola è di origine visigota diffusa in Europa dalla Spagna,

molto probabilmente significa persona allegra e amichevole, tale infatti lei si dimostra; Lei più

che allegra è amichevole e pietosa.

Dal punto di vista strutturale ci sono delle strofe lirico-narrative in cui la storia viene raccontata

dal poeta e strofe in cui parla Consalvo (→questo nome viene dallo spagnolo).

Lui sta morendo è sul letto di morte, sa che la morte lo coglierà entro quel giorno; è solo,

abbandonato dagli amici e l’unica ad aver avuto pietà di lui è Elvira che è venuta a visitarlo e si

siede accanto al suo letto di morte. Il moribondo sa che sta morendo e fa delle amare

considerazioni sulla solitudine perché gli amici lo abbandonano specie quando si è solitari nel

mondo, non si è condotta una vita sociale intensa e si allieta solo del fatto che questa donna per

pietà e non per amore sia venuta a visitarlo. Una donna che lo ha fatto sognare che egli ha amato

intensamente ma che non glielo ha mai manifestato , questo coraggio gli viene nel momento

della morte chiedendole un bacio. Per prima cosa è lui ad afferrare la mano della donna dandole

un bacio, ma poi la prega di avere pietà di lui e di volerle dare un bacio sulle labbra perché

questo è quello che ha sempre sognato e anche di più; e con un arte quasi da grande oratore le

dice: “Com’è possibile negare un ultimo desiderio ad un morente? Infatti la donna acconsente

di dargli un bacio e Consalvo toccò il Paradiso con un dito perché il suo sogno si avverò e non

gli importa più della morte ma gli duole sono perché non potrà più vederla.

Considerazioni di Consalvo: “O se queste cose mi fossero capitate prima, come sarebbe stata la

vita? Se mi fosse capitata prima sono sicuro che avrei rinnegato la mia filosofia pessimistica

perché avrei detto che in terra si starebbe beati”. Questo lo ha detto nel Genere Umano: quindi

gli uomini sono scontenti e Giove interviene facendo scendere sulla terra l’Amore per pochi

eletti. Questo è l’amore che lui sogna.

Dopo questi deliri della fantasia, dopo aver pensato come fosse stata la sua vita se avesse

ricambiato il suo amore, ci sono degli addii per una morente e poi negli ultimi 3 versi c’è la

notizia della sua morte; la donna non parla mai lo fa solo Consalvo. Questo perché l’innamorato

è lui e no lei quindi è giusto che lo faccia lui.

(il prof legge Consalvo)

..Consalvo giace nel letto, prima aveva disdegno del suo destino perché non aveva alcuna

speranza della vita, e quest’ultimo (cioè il disdegno) non aveva ragion d’essere perché stava

morendo a 25 anni (perché era il periodo in cui si transitava dalla giovinezza alla virilità).

Ora egli pendeva il sospirato oblio→la morte è una delle cose buone della vita e lui la sospira,

l’aspetta.

Funerale→(aggettivo) il giorno in cui aspettava di morire

Anche gli amici più cari l’hanno abbandonato era solo, a lungo andare lui diventa schivo del

mondo, resta senza amici, tuttavia c’era al fianco suo da pietà condotta Elvira a consolarlo nel

suo stato di abbandono totale., lei che era la sola che io ho amato.

Per Leop. l’amore dura poco non è eterno quindi se si considera la vita nel suo insieme meglio è

morire da giovani che vivere; in uno dei canti dice: “Muore giovane colui che è caro agli dei”

Però lui fa eccezione per l’amore sentimentale che prende animo e corpo, è un sentimento

pervadente→pensiero dominante che quando prende un uomo scaccia via tutti gli altri pensieri e

quindi non vuole più morire.

Quando ha dato il bacio ha provato un momento di beatitudine profondo, quindi in quel

momento gli dispiace di doverla lasciare. Leop non è un arido-razionalista, non ragiona come i

filosofi che creano sistemi ma è un filosofo-asistematico e profondo per lui è importante tutto

quello che nella vita accresce vitalità: l’amore ha queste caratteristiche, tutto quello che giova

alla vitalità è apprezzato dal Leop.: apprezza il rischio perché la vita si mette in gioco: operette

morali di Colombo e di Goutierez→Colombo si mette in gioco e nonostante le sue peripezie la

vita gli è sommamente cara, ama l’educazione fisica,ama gli antichi latini e greci perché

rafforza il corpo da salute; insomma tutto quello che giova al sentirsi vivi è sommamente

apprezzato dal Leop. Egli non si è ucciso non solo per non deludere gli amici, ma perché la vita

per quei momenti rari riuscì a gustarla e quindi gli era cara. Questo momento del bacio gli fa

dimenticare di essere moribondo e torna a vivere.

In tutte le altre opere in cui parla di donne che ama loro non parlano mai: né a Silvia, né a

Nerina (che sono morte), né nel Primo Amore, né in Aspasia dove c’è il distacco da questa

donna perché capisce che l’amore è finito ed è deluso da lei. Questa è una convenzione della

tradizione lirica perché mai nessuno fa parlare la donna.

…continuazione della lettura di Consalvo:

Ella solo era nella mente di lui e sempre lo era per la sua bellezza divina consapevole del suo

potere verso Consalvo, capace di soggiogarlo del tutto, un occhiata lieta, una parola dolce che

poi lui si ripeteva innumerevoli volte nel suo pensiero. Lui si definisce un amante infelice già da

prima benché la donna non avesse mai udito una parola d’amore dalle sue labbra. C’era in lui un

grande desiderio di esternare alla donna il suo sentimento, ma più forte era il suo timore di

esternarlo perché era brutto e perché egli temeva di averne un rifiuto che sarebbe stato per lui

come uno schiaffo perché si riteneva superiore alla donna; vergogna per un rifiuto che nasce dal

fatto di riceverlo da una donna persona rispetto a cui lui si sente superiore. In Aspasia quando

l’amore è finito disprezzerà la donna e avrà parole dure per lei (→anche in A Se Stesso dove

dice che “non c’è nessuna cosa la mondo che vale più di un palpito del mio cuore”).

Così l’avea fatto schiavo e fanciullo il troppo amore è un bambino in confronto a questa donna

perché faceva tutto quello che ella voleva. Tuttavia la situazione di questo amore a senso unico

è ben delineata però architettata questa poesia, pensando che la donna sia pietosa e gli da

l’ultimo bacio. L’infatuazione permane anche se l’amore è a senso unico perché lui non vuole

fare morire l’illusione di quest’amore; lui si vuole illudere nella possibilità che lei s’innamori di

lui.

II° strofa

La morte ruppe il nodo.. cioè finalmente si dichiara e le chiede un bacio. Lei stava andando via

e presa per mano che era bianchissima disse: è arrivata l’ora in cui tu sei costretta ad andare via,

Elvira, addio (rappresenta l’ultimo comminato) questa è l’ultima volta che ci vedremo, ti

ringrazio quanto più posso delle cure che tu mi hai prestato, tu avrai ricompensa di ciò da colui

che te la può dare, se dal cielo ci sarà ricompensa per i suoi figli, impallidì e s’impietosì

nell’udire queste parole strazianti, addio per sempre e il cuore nel sentire queste parole si stringe

perché è questo fatto di non poter vedere più una persona che non abbiamo mai conosciuto

anche di vista, non vederlo più per sempre intristisce profondamente l’animo umano: questa è

una prova della mortalità dell’animo: se fosse al contrario perché la gente, la più umile, la più

semplice si mette a piangere? Perché questa persona non la vedranno più per sempre neppure in

un altro mondo. 10/11/02

Pensiero datato 18/08/1823

Il tema fondamentale è il rapporto tra una certa tipologia di uomo che ha i requisiti sommi

d’intelletto, sensibilità, genialità, che da il meglio in tutti i campi in Letteratura, in Scienza, nella

Politica e la civile conversazione che è l’espressione attraverso cui delimita la società. Fra

questo tipo di uomo, di cui lui fa esempi di Virgilio e Rosseau, e la civile conversazione cioè i

rapporti mondani sono rapporti sommamente difficili da parte di questo tipo umano e da parte di

coloro che vivono agevolmente questo tipo di relazione, c’è da parte di questo tipo umano

disinteresse. Però Leop. nell’articolare questo pensiero lungo parte da lontano e procede con una

certa sistematicità e comincia con suddividere i tipi umani in 2 grandi categorie che sono i 2

generi che si suddividono in 2 specie:

1° Genere: quello in cui la natura è rozza e per quanti sforzi si facevano la cultura non riesce ad

incidere, sono uomini refrattari alla civilizzazione, non è adatto alla vita di società perché è pura

natura. Le doti acquisite sono apprezzate nella società quindi lui non ne fa parte perché è

refrattario a ciò.

Un altro tipo di uomo: per i casi della vita non ha avuto opportunità di civilizzarsi (contadini

ecc), non sono refrattari per natura ma sono rimasti rozzi per i casi della vita.

2° Genere: Genere delle persone di talento e di Genio; c’è una bipartizione:

1. quelli di uomini di talento originalissimi in cui la natura è così forte da sovrastare l’arte o la

cultura, loro l’arte la praticano. Il tipo moderno è l’Alfieri il quale nonostante tutta la sua

cultura è originale nei giudizi nei rapporti con gli uomini disprezza la società del suo tempo

e non gli importa se la società lo odia o lo disprezza. Sono dei tipi forti che non hanno paura

del disprezzo della società come Dante.

2. Ci sono degli uomini che hanno pari forza di natura rispetto al tipo-Alfieri, però c’è

mescolata un po’ di debolezza per es. come Rosseau. Questo 2° tipo è definito con aggettivi

superlativi che fanno sentire come dietro questo tipo ci sia il Leop, tante sono le parole

elogiative di questo tipo di uomo; ora questo tipo di uomo non ha disdegno della società e


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luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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