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FILOLOGIA DELLA LETTERATURA ITALIANA

Orario

Lunedì 17-19

Martedì 17-19

Giovedì 17-19

+ seminari

20/10, 27/10, 3/11, 10/11, 17/11, 24/11

( martedì )

h.12.00-13.00

dott.ssa Valentina Zimarino

Appunti delle Lezioni

Filologia della letteratura italiana Lunedì 21

settembre 2020

Seminario dal 20/10 al 24/11 (?) con Valentina Zimarino da Dante fino al ‘900

Manuale di filologia del 2000 edizione vecchia: edizione nuova solo da gennaio

2 libri: 1 manuale di introduzione del metodo filologico a scelta + ed. critica dei canti di Leopardi

(quella curata da Emilio Peruzzi 2 volumi: E-BOOK! + formazione di questa edizione leopardiana

attraverso prima parte in Il metodo di Leopardi (pp. 31-84) di Paola Italia

-Il giovane favoloso da analizzare filologicamente insieme

-esercizi misti persona in presenza con virtuale

-esame orale unico -> Florimbii e Zimarino interrogano parti diverse

Il testo letterario non nasce come un prodotto finito, ma ha un iter redazionale molto lungo che si

crea nel tempo e che si sedimenta nel tempo. Quello che noi leggiamo è il frutto di una

ricostruzione o di una scelta del filologo. Di Dante non abbiamo delle carte d’autore: tutto ciò che

noi conosciamo di dante è stato copiato da altri. È chiaro che il testo che si è sedimentato nel

tempo non è uguale a quello scritto dalla penna di Dante. Edizione commentata che leggiamo oggi

è un’edizione che abbraccia tutti gli studi dei filologi e che hanno rappresentato la tradizione di

quel testo. Le copie che conservano la commedia sono una molto diversa dall’altra, trascritti da più

di 800 manoscritti. A questo fa sì che un filologo debba scegliere quale sia il testo da promuovere

come riferimento, che andrà a far parte della tradizione commentata di quel testo. Più andiamo

indietro nel tempo e meno è probabile avere carte d’autore, come è invece per Leopardi che è

relativamente vicino a noi. La filologia quindi nel Grande dizionario della lingua italiana di Stefano

Battaglia “disciplina che tramite la critica testuale si propone di ricostruire e di interpretare

correttamente testi e documenti letterari; dottrina che studia le origini e la struttura di una lingua.

Critica testuale è prettamente dottrina filologica, e non di critica letteraria. Metodo che ci consente

di procedere in una direzione tale per cui diventa possibile recuperare un originale d’autore andato

perduto. Es. Dante Alighieri

La filologia in questo processo di ricostruzione diventa un’indagine all’interno di carte e di archivi

per cercare di reperire le copie di un’opera, metterle confronto, schematizzarle, e cercare di

capire quale sia il più prossimo a quello originale. Noi possiamo suppore che si tratti di una delle

forme più vicine all’originale. La filologia “mira all’ipotesi più economica” cit. G. Contini, cioè al

minor dispendio di riflessioni e che tenda ad arrivare più facilmente e in maniera meno

arzigogolata all’obbiettivo. Non è una scienza esatta ma è una materia scientifica, tecnica. È

soggetta al iudicium del filologo perché non possiamo escludere la sua personalità. I lavori di due

filologi, per quanto facciano bene il loro lavoro, non arriveranno per forza alla stessa conclusione. I

iudicium,

filologi cercano di limitare il loro in modo da fornire un quadro il più oggettivo possibile.

A questo discorso si affianca anche la parte della dottrina studia le origini e la struttura di una

lingua questione della lingua: se parliamo di un romanzo contemporaneo la lingua è la nostra,

per quanto un qualsiasi linguaggio applicato a un determinato momento della nostra vita o in un

det. contesto esso cambierà e assumerà una diversa forma. L’italiano di Dante, di Petrarca, ma

anche di leopardi, non è quello di oggi. Il filologo deve fare i conti con una struttura lingua con le

proprie istituzioni di riferimento. Un filologo deve quindi anche fare i conti con varie patine

linguistiche rapportarsi con la biografia di un autore per sapere quale sia la versione più

probabile.

II. complesso di studi e di ricerche che fondandosi su ? precisa interpretazione esame dei testi, dei

documenti e dei testimoni tenda a fornire un’esatta e precisa interpretazione di un problema

critico e storico.” Fino al 1450 non possiamo parlare di edizioni stampate ma dobbiamo affidarci

alle carte, quindi ai testimoni/testimonianze e testimoniale (insieme delle copie di quel testo).

Critica testuale = disciplina che ricostruisce criticamente un testo. Non si può fare critica

letteraria senza fare rima critica testuale e viceversa. L’ermeneutica mi può consentire di

interpretare un passo e chiarirmi un dubbio riguardo a varie attestazioni di quel passo.

Critica testuale + critica letteraria + ? = filologia della letteratura italiana

Parliamo anche di tradizione di quell’opera: insieme di tutte le testimonianze che hanno trasmesso

quell’pera, cioè il testimoniale che ha (tràdito) trasmesso quell’opera. Può essere un insieme di

testimoni contemporanei di Dante, o invece copisti che hanno ricopiato il testo post mortem,

oppure anche secoli dopo la morte che hanno stampato quelle copie. Tutto questo è la tradizione

della Commedia. I canti di leopardi invece sono conosciuti da carte d’autore, quindi di pugno

dell’autore.

La restituzione di un testo detta “restitutio textus” => ricreazione del testo, che è stato perduto

nella su originalità, trasmesso da un testimoniale e che quindi deve essere riportato, passando per

la via più economica, a una forma verosimile, la più vicina a quella che si pensa sia stato

l’originale.

Filologia della letteratura italiana Martedì 22

settembre 2020

Questione della necessità di restituire il testo restitutio textus che andrà a dover essere distinta

quando ci troveremo a riflettere su una tradizione di copia o su una copia d’autore. Più un testo è

antico, più è probabile che non si conservino carte d’autore. Sarebbe però sbagliato ritenere la

letteratura antica, trasmessa da una filologia di copia e invece quella contemporanea trasmessa

dalla filologia d’autore: se pensiamo a Petrarca e Boccaccio infatti, sebbene siano tanto antichi,

conserviamo delle carte d’autore del Canzoniere ne del Decameron! Non possiamo distinguere gli

ambiti di studio della filologia d’autore e di copia in base al dato cronologico. Nell’uno e nell’altro

caso andremo a riflettere diacronicamente in un senso (d’autore: prima, seconda ecc. redazione) e

sincronicamente (di copia) in modo da ricostruire una versione, un’ipotesi di lavoro quanto più

economica possibile. Questa è ovviamente fondata su un metodo lachmanniano [Karl Lachmann

che nei primissimi dell’ 1800 fu il primo a dare un ordinamento, una struttura al metodo punto di

svolta di uno studio filologico molto più antico: i primi tentativi di filologia risultano a partire dal VI

secolo a.C., con Pisistrato – attenzione al testo che era già presente in Grecia, volta allo studio dei

poemi omerici] , o neo-lachmanniano su cui si fonda la filologia italiana. La circolazione dei poemi

omerici, partita nelle sue vesti di oralità in strada, fa si che la restituzione del testo sia molto

complessa, perché parliamo di uno stadio redazionale diverso da quello della letteratura italiana,

eccezion fatta per i cantari. La primissima circolazione in ambito classico è orale: quando approda

al testo scritto da vita a una tradizione molto variegata. Gli scribi prendevano appunti dall’oralità,

e quindi i testo prendeva forma molto diverse = sfrangimento testuale. Non esisteva ancora una

rigidità filologica iniziamo a parlare di vera filologia tra il IV e il III secolo a.C. attraverso i filologi

alessandrini, cioè coloro che gravitavano attorno alla grande biblioteca d’Alessandria d’Egitto, con

un’attenzione alla restituzione testuale verso un testo con un proprio corpo e una propria

attendibilità. Gli alessandrini tentavano di risalire al testo che aveva fatto da tramite tra l’originale

e quelli successivi, quindi l’archetipo ricostruire la copia che è diventata la vulgata del testo,

quindi copiata in modo tale che risalendo all’indietro si può arrivare a una versione molto vocina

all’originale. Con l’archetipo vengono ricavate tante altre copie che costituiscono poi la tradizione.

Originale può essere autografo o idiografo (stretto controllo dell’autore). Quando l’originale

d’autore è perduto o perché la carta è perduta o per il caso dei poemi omerici si tratta di un

originale in forma ORALE decantata al popolo, io vado a ricostruire un originale. Per fissare una

versione univoca io devo andare a guardare la fase di passaggio tra la trasmissione dell’originale

(orale) e le copie scritte successivamente, cioè l’archetipo. È un imbuto attraverso cui passano i

testi.

Gli alessandrini sono molto importanti perché fissano l’archetipo: lo fanno fornendo una certa

attenzione al testo che è fondamentale perché si preoccupano di reperire le testimonianze di quel

testo x; a questo reperimento segue un’opera di confronto tra queste, per capire quali sono i punti

di collegamento e quali quelli distanza per poter capire quale doveva essere il testo di partenza (il

tràdito); poi c’è un’opera di interpretazione da un punto di vista della lettura e quindi

dell’interpunzione (la punteggiatura dei testi antichi è molto diversa, quindi c’è bisogno di

un’interpretazione, di determinare alcuni segni grafici, scioglimento di abbreviazioni ecc.) che

consentivano di circolare al testo in maniera più corretta ma soprattutto più comprensibile ma in

maniera rispettosa del testo, interpolando delle parti spurie, andando a segnalare delle parti di

testo in prosa non d’autore, oppure parti che non hanno nulla a che vedere con i passaggi vicini e

che quini sarebbero da ricollocare oppure andando a segnare passaggi testuali di una certa

diacritici”.

rilevanza, oppure utilizzare dei simboli detti “segni Non avremo mai la certezza che

quel testo che abbiamo ricostruito sia davvero equivalente al testo originale: la domanda è “è

approssimativamente il più vicino all’originale?”, “quanto si discosta dall’originale?”

L’operazione del filologo è un’operazione di ricostruzione, ecco perché il nostro mestiere è un

mestiere da investigatore perchè si seguono tracce per risalire a un’idea.

Gli alessandrini cosa fanno sui testi su cui vanno a riflettere:

Segni diacritici (parentesi quadre/graffe, crux desperationis [se non si comprende], puntini

 di sospensione ecc.) che servono per evidenziare dei punti notevoli: magari interpolati

(=non d’autore), oppure incompleti, oppure parte rilevante con segno di attenzione

Oralità archetipo tradizione (univoca o no) lavoro degli alessandrini nel ricostruire il testo

  

originale

L’opera degli a. non è arrivata fino a noi: c’è un’opera di ricostruzione di quella degli alessandrini

perché essi forniscono un testo non più casuale ma basato su testimonianze che viene messo in

circolazione e così inizia un maggior rigore nella trascrizione e nel far circolare testi che fino a

quel momento erano più casuali. L’opera degli alessandrini non arriva a noi direttamente nella sua

firma originale, perché abbiamo notizia delle loro riflessioni grazie a copisti che nelle opere loro

hanno riportato riflessioni degli alessandrini perché la biblioteca di Alessandria è stata rasa al

suolo, quindi non possediamo più istituzioni alessandrine nella loro integrità. I loro commenti però

vennero riportati in forme di citazione in altre opere di copisti o di autori. Si dice che sono giunte a

marginalia.

SCOLI

noi attraverso gli = chiose marginali che accompagnano il manoscritto, cioè i

La filologia tende alla versione più economica perché avendo u passaggio di copie, quel testo è

stato modificato in molti modi e io non posso capire in quali non possedendo l’originale.

Es. Lorenzo Valla si rende conto che la Donazione di Costantino è un falso nel 1440! Il testo può

essere manipolato volontariamente o non volontariamente, ecco perché si tende ad avvicinarsi alla

versione più economica ma non è detto che il testo a cui approdiamo sia quello autentico.

Con i filologi alessandrini – in particolare con Aristarco- si inizia a riflettere anche in età successiva

sull’autenticità di un testo e quindi sul valore di documento di un testo perché si arrivi a una

filologia classica che abbia una struttura simile a quella del nostro metodo bisogna aspettare

tres gradus

Marco Valerio Probo, a cui si deve una struttura di un metodo che sia suddiviso nei

che riprendono i 3 gradi che saranno stabiliti da Lachmann. 3 momenti di indagine.

Tre fasi per Probo:

1. emendare (emendatio) = intervenire sul testo in maniera quanto più oggettivamente

apprezzabile possibile, frutto di un confronto tra le testimonianze (reperimento, confronto e

scelta delle parti del testo = tra le lezioni de testo, cioè tra luoghi testuali che vengono

trasmessi in maniera diversa.

2. distinguere = fare un’interpretazione del testo grazie alla separazione delle parole cioè

segmentazione, scioglimento di abbreviazioni e di parti appuntate o poco chiare e

introduzione della punteggiatura)

3. annotazione (adnotatio) = commentare il testo per creare una prima forma di esegesi di

esso

Nasce così un metodo che sarà portato avanti nel medioevo. Ma prima di arrivare all’VIII-IX secolo

bisogna parlare dell’esperimento del filologo Origene Adamanzio che segna un grande momento

nella storia della filologia perché propone una cosa simile alla nostra attuale tavola di collazione 

tavola di confronto

Cioè una tavola sinottica (tabella con colonne) dove vengono riportate le lezioni diverse da riferirsi

a testimonianze diverse e vedendole tutte vicine, posso vedere sinotticamente tutte le lezioni che la

tradizione ha trasmesso. Adamanzio crea la prima tavola per 6 versioni della Bibbia che

circolavano in quel momento: ebraica, trascrizione in caratteri greci ma in ebraico e le 4 traduzioni

Tà exapla

in greco => bibbia exaplare, cioè sei versioni.

Non abbiamo però dei testimoni che conservino l’opera di Origene in maniera completa perché

l’originale non è pervenuto, ma parti del suo lavoro sono conservati nel Codice Ambrosiano che è

codice palinsesto,

un cioè un codice pergamenaceo (membranaceo), cioè pelle di animale che era

supporto molto costoso ma l’elemento fondamentale era la resistenza, cioè il fatto che un codice

potesse essere raschiato e riscritto (quindi cancellato e riutilizzato) era possibile solo in uno

strumento molto resistente. Noi siamo oggi in grado attraverso varie tecniche (es lampade che

producono raggi UV o reagenti, ma meglio la prima ) che ci consentono di vedere questa scrittura

inferiore scolorita la bibbia exaplare di Origene ci è stata trasmessa così.

VIII-IX secolo doppia filologia:

- occidentale (Carlo MAGNO e scuola palatina con Alcuino): circolazione e riscrittura dei

testi attraverso la minuscola carolina, impulso a far circolare tante copie dei testi perché la

scuola possa avere un impulso formativo

- orientale (Costantinopoli e de suo patriarca Fozio): filologia meno potente dal punto di vista

divulgativo ma forte dal p. di vista storico e critico; per la prima volta abbiamo con Fozio la

recensione a tutti i codici manoscritti che riportavano opere greche che egli possedeva

nella sua libreria.

(rassegna è una schedina che rappresenta il tema di quella cosa; la recensione è una espressione

personale esegetica del recensore)

Periodo fondamentale per la filo perché ci avviciniamo all’epoca dell’Umanesimo con personaggi

come Poliziano e Valla ma anche Petrarca. Le copie di opere promosse da boccaccio vengono

spesso preso con le pinze dai filologi perché sono ricche di errori: anche nel suo autografo del

Decameron (Hamilton 90), riconosciuto negli anni ’50 del 1900 da Vittore Branca. H90 pieno di

“lapsus calami

errori “ se non fosse stato riconosciuto come carta d’autore, avremmo continuato

a pensare che fosse opera di un copista disattento.

[La biblioteca di Alessandria – libro]

Filologia della letteratura italiana Giovedì 24

settembre 2020

Boccaccio non è molto attento alla trascrizione di testi, tant’è che in epoche a lui successive le

copie da lui realizzate di proprie ma anche di altri autori, non sono state prese in considerazione

più di tanto. Diverso il caso di Petrarca, che è colui che dà vita all’Umanesimo filologico: dal suo

rigore e, seppur di proto umanista, dà impulso all’attività filologica dell’Umanesimo. Nel caso di

Petrarca abbiamo autografi el canzoniere: del Rerum Vulgarium Fragmenta si conserva la copia

definitiva sulla quale è possibile esemplare un testo definitivo dell’opera.

carta 1 recto 1

Prima carta: [cioè su due carte, fronte-retro, dove recto è la fronte della carta 1;

verso invece sarà ancora carta 1 ma il retro] del Vat Lat 3195, che è il codice di riferimento per

l’ultima redazione del canzoniere. Biblioteca apostolica vaticana [Vat Lat.] che lo conserva.

Cartolazione, cioè enumerazione per carte di un manoscritto.

Una parte è autografa, un’altra idiografa, perché è scritta da un altro (si p

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cateprati26 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia della letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Florimbii Francesca.
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